Oggi, Santa Lucia

Lucia, la santa della luce, ci regala una giornata luminosa. Finalmente il sereno, dopo tanti giorni di pioggia! A duecento metri da casa mia, in mezzo ai campi c’è la bellissima chiesetta dedicata alla santa siracusana, nei confronti della quale nutro viva simpatia, anche per essere protettrice della vista. Mi piace pure il suo nome, breve ed onomatopeico, che ha la radice latina lux, luce appunto. Arrivata da Possagno a Castelcucco vent’anni fa, vedevo la chiesetta da casa mia, prima che lo spettacolo fosse compromesso da edifici successivamente edificati. Però so che c’è, silenziosa e accogliente, come una discreta vicina di casa. Per caso, o forse no, ho la fortuna di avere una vicina di casa che porta lo stesso nome, Lucia, di cui sono diventata amica. Oggi pertanto è il suo onomastico che nel pomeriggio festeggeremo insieme. Lucia è una persona sensibile e buona che mi rasserena. È anche uno stimolo per i miei progetti letterari e condivide i miei post sul blog, senza perderne uno. A mio dire, possiede l’occhio interno per vedere oltre le apparenze, che di questi tempi contrari è un’ottima bussola per non cadere nel fosso, metaforicamente parlando. Le sono grata per l’amicizia e per l’equilibrio che sa trasmettere. Mi piace pensarli come doni offertimi dalla santa che, secondo la leggenda, con l’asinello e il carretto appresso, lascia a domicilio i regali per chi è stato buono, nella notte più lunga dell’anno (per la cronaca, pare che quest’anno cadrà il 21 dicembre, con il solstizio d’inverno). Buon Onomastico, Lucia!

Giornata Mondiale dei Diritti Umani

Di prima mattina, mentre sorseggio il cappuccino fatto in casa ascolto il notiziario. Cane gatte e canarini sono stati rifocillati, perciò mi trattengo a carpire qualche altra notizia, zampettando da un canale all’altro. Trovo su Rai 3 ciò che mi stimola a scrivere il post odierno: oggi è la Giornata Mondiale dei Diritti Umani, tra i quali c’è la Salute! Questa informazione si collega col discorso accorato che Angela Merkel ha rivolto ieri alla nazione, invitando a fare le rinunce indotte dalla pandemia. Premetto che non sono iscritta a nessun partito e non saprei dove collocarmi politicamente. Dai tempi del liceo ho una propensione per il diverso, ma in tempi ribaltati come gli attuali potrebbe corrispondere a una linea dritta. Di sicuro apprezzo le donne che si sono battute per un obiettivo, rinunciando magari a scelte più comode. Nei confronti della cancelliera tedesca, in carica dal 2005 c’è qualcosa di più, perché siamo quasi coetanee ed anche fisicamente somiglianti: non donne immagine, ma immagino (mi scuso per il bisticcio) in grado di usare testa e cuore. I tedeschi si sono meravigliati che si sia accalorata per raccomandare le rinunce durante le imminenti festività, perché lo chiedono 590 vittime di covid al giorno. Hanno preso atto che la cancelliera ha un cuore, peraltro dimostrato in altre occasioni. È una primadonna capace e sensibile, un modello che in politica è piuttosto raro. Inoltre è una donna che come milioni di altre donne fa la spesa al supermercato, rispettando la fila. Che il suo abbigliamento sia monotono e non ricercato mi fa pensare al tenente Colombo, in apparenza sciatto, ma con un cervello fino, in grado di meritarsi la stima altrui. E quella non si compra, ma si guadagna sul campo!

Fiocco rosa

Anche oggi giornata grigia, ma con una piacevole nota di colore: mentre sto uscendo e rallento davanti al cancello automatico che si prende il suo tempo per aprirsi, butto l’occhio al di là della strada e noto che il poggiolo di una casa difronte esibisce nove fiocchi rosa. La nascita di una bambina è confermata da un grande decoro augurale sulla porta d’ingresso. La notizia mi mette di buonumore e mentalmente auguro alla piccina ogni bene. Procedo con la mia tabella di marcia. Faccio la fila alla posta, per pagare delle bollette. Pioviggina e sollevo il cappuccio della vecchia giacca grigia che mi fa ancora un buon servizio, anche se non si può dire che sia di moda. Di questi tempi, non ci bado proprio e comunque per me la comodità prevale sull’impatto visivo. Scambio due chiacchiere con il fratello di un amico che mi ha riconosciuto nonostante la mascherina. Quando arriva il mio turno, in posta il computer si spegne e per riattivarlo ci vuole pazienza. Intanto la fila fuori dell’ufficio si allunga e l’ingresso è consentito solo a due clienti per volta. Spero che i clienti in attesa non se la prendano perché mi attardo, dato che non è colpa mia. L’impiegato non sta con le mani in mano, ma deve attendere che ritorni la rete. In altre circostanze sbufferei, ma i fiocchi rosa visti poc’anzi mi hanno messo di buonumore. In tempi nel complesso accettabili, il problema si risolve e conduco a termine le mie pratiche. In cielo stazionano minacciosi nuvoloni grigi, è più prudente restare nei paraggi per la spesa, che di solito faccio in un paese vicino. Rinuncio al bar e ritorno a casa prima del previsto, sono al riparo. Scarico e sistemo la spesa. Prima di mezzogiorno esce pure il sole. I fiocchi rosa sul poggiolo della casa difronte si colorano di luce.

Domenica di festa

Oggi piove ma per me è comunque una bella giornata, per i seguenti motivi: in tempi rapidi si è concluso lo screening in paese per scovare il covid, con esito a mio dire buono, dato che su 1600 persone sottoposte a tampone, ne sono risultate positive 29, pari al 1,81 per cento; dopo circa un mese ho ripreso i contatti con Manuel, il mio geniale aiutante informatico, con cui ho elaborato il regalo di Natale per i miei amici; sono andata a pranzo con lui in paese, al ristorante Montegrappa, rinnovando una piacevole abitudine, per forza maggiore interrotta. La meringata all’amaretto e mascarpone era la fine del mondo! Mi andava di festeggiare il risultato dell’indagine sanitaria, uscendo in buona compagnia e degustando la specialità della casa: gnocchi all’angelico del Grappa (angelico = formaggio) su letto di funghi. Non accendere i fornelli di domenica, per me che sono una cuoca negata è già una soddisfazione (a mia parziale discolpa, me la cavo a fare muffin in tutte le salse). Durante il pranzo lui mi ha aggiornato sui suoi progetti futuri, tra cui sostenere un difficile esame universitario a gennaio, mentre io gli ho raccontato dei miei esordi nel mondo della scuola. In quarant’anni è cambiata la cornice, ma le ansie sono rimaste le stesse. Forse è giusto così, perché le difficoltà temprano il carattere. Al ritorno, Manuel mi dà uno strappo fino a casa con la sua originale auto bicolore bianco azzurra, che in frenata fa un rumore del demonio… ma lui ci ride sopra ed io pure. Bisogna essere dei maghi per trasformare in divertimento gli acciacchi di due vecchie signore… non ancora disposte a passare il testimone.

SALUTE, bene individuale e collettivo

La mia dottoressa è una gentile e sorridente signora che frequento il meno possibile in studio, ma che vedo assai volentieri alle mie mostre fotografiche e alla presentazione dei miei libri. Infatti ama i fiori come me ed è una forte lettrice; il che si sente dagli interventi accurati che fa e da come si esprime, coniugando professionalità e rigore scientifico. Mi invia un messaggio nel quale, da medico di base esprime pena per la situazione sanitaria creatasi con le testuali parole: “In questi giorni è un delirio: la nostra bella Pedemontana, risparmiata dal virus in Primavera, è ora flagellata. E dicembre, con le sue feste, deve ancora arrivare… speriamo bene!”. Ecco, mi ero illusa di vivere in un’isola felice, circondata dai campi e da tanti capitelli. Speravo di scivolare indenne, insieme con i miei concittadini, fuori dal tunnel opprimente della pandemia che invece pare stazioni qui e nel vicino paese. A breve saremo sottoposti tutti a screening di massa per stanare il covid: ben venga, così sapremo come difenderci. Se ricordo bene, l’imperatore Traiano diceva che la migliore difesa è l’attacco! Però riprendo la parte finale del messaggio della dottoressa, che sottintende la preoccupazione per le incombenti feste natalizie e rivolgo un appello a tutti i cittadini di cuore e di testa: per quest’anno famigerato, sostituiamo la parola festa con sobrietà, oppure serenità… che ci consentiranno di riappropriarci della salute e di mantenerla. Consapevoli che la SALUTE è un bene individuale e collettivo, come da Art. 32 della Costituzione italiana.

Spes ultima dea

“Io parto sempre dal presupposto che sia un bel giorno… poi si vedrà”, è il testo incoraggiante di un messaggio ricevuto poco fa corredato dalla vignetta di una ragazza stilizzata, seduta ad un tavolino, mentre sta per bere qualcosa di caldo: situazione rituale che si ripete dentro casa ogni mattina, anche nella mia, in compagnia dei miei pets, dal rango di semplici “bestie” elevati a quello di “conviventi”, secondo quanto affermato in un articolo letto di recente sul Corriere. Ho sempre ammirato la pubblicità realistica, finalizzata al benessere delle persone, come nel caso del messaggio inoltrato, piuttosto che a vendere un prodotto. Detto per inciso, se fosse possibile acquistare in negozio o in farmacia confezioni di buonumore e di speranza, credo ci sarebbe da fare la fila, di questi tempi più che mai. Visto che oggi è sabato, azzardo una considerazione di fine settimana, leggermente soffusa di rosa: la tele ha annunciato il passaggio a zona arancione delle zone prima rosse e un calo dell’indice di diffusione del virus: mi sembra una notizia incoraggiante, che autorizza a sperare in ulteriori “miracoli” con l’arrivo a breve del vaccino, anzi dei quattro vaccini allo studio, in attesa di approvazione. È il caso di tenersi stretta la “Spes ultima dea”, divinità cui si appellavano i Latini nei momenti bui, oppure di trovarla come dono sotto l’albero di Natale. Per archiviare al più presto questo anno terrificante.

Lettera aperta alle donne

Care Donne, amiche, colleghe, lettrici… chiunque siate e dovunque stiate, Vi auguro di trovare oggi tanta dolcezza, non fatta di fiori e cioccolatini ma di sostanza. Nella Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne non voglio parlare delle vittime, che non vanno dimenticate e che sono i nostri angeli custodi. Preferisco invocare la gentilezza che in teoria ci distingue dai maschi, ai quali forse ci siamo scordate di insegnarla, oppure l’abbiamo trascurata, ritenendola a torto distintivo nostro. Parlo per me che ho un figlio maschio, ma credo di essere in buona compagnia. I tempi complessi e le tortuosità della vita ci hanno modificate, togliendoci qualche nota femminile e rendendoci più virili, così non è sempre chiaro da che parte stare, in quale metà della mela. Però se la diversità è un valore, è bello condividerla ed anche mischiarla con i padri, i mariti, i fratelli, i compagni che oggi ci guarderanno con un occhio di riguardo. Nella malaugurata ipotesi che ciò non avvenga, pensiamo alle donne vittime di violenza e facciamo squadra, perché la vita, che a noi è concesso di donare, vale tutta. Che sia colorata di rosa o di azzurra fa lo stesso. Ciao donne, una di Voi

21 Novembre 2020

L’anno scorso come oggi era sagra in Caniezza, a Cavaso del Tomba dove abitai da bambina, paese che frequento tuttora volentieri, per motivi nostalgici ma anche perché la comunità è vivace. Quest’anno niente festeggiamenti in onore della Madonna della Salute, cui è dedicata la chiesa locale. Causa ristrutturazione, la statua della Madonna è stata trasferita nella chiesa parrocchiale dove stasera sarà officiata la messa. Non mancheranno le preci alla Vergine, che anzi immagino sarà subissata da richieste di guarigione, considerato il tempo avverso. Data la mia età, non ho nostalgia delle giostre e dell’allegra confusione, mi manca piuttosto lo scambio delle strette di mano e quattro chiacchiere alla buona sotto il tendone dove si potevano gustare specialità locali e frutti di stagione. Tutto azzerato, come da disposizioni ministeriali. Qui come altrove, vedi Venezia dove la Madonna della Salute viene onorata dal lontano tempo della peste, anzi delle pestilenze che pare siano state addirittura una settantina. Ora come allora siamo di passaggio su questa terra, di cui ci sentiamo padroni anziché ospiti. Non ho argomenti da sostenere, se non un senso di precarietà che rattrista le mie giornate. Invidio chi possiede una grande fede religiosa cui può aggrapparsi. Nel distanziamento sociale, imposto per motivi sanitari costruirò il mio altare laico dove depositare la supplica perché la Salute prevalga sulla malattia, e l’augurio che riusciamo a tenercela cara.

Congedo solitario

Un’amica mi informa che è mancato improvvisamente Piergiorgio, un vicino di casa dove abitavo da ragazza: persona discreta e simpatica, postino di professione come lo era il padre, e per solidarietà e di riflesso la madre Maria, dalla comunità appellata “postina”, di cui ho un grato ricordo. Minuta e magra come mia nonna, offriva a mio figlio bambino i “biscotti col buco”- i Bucaneve – che sembravano una rarità! Piergiorgio, unico figlio, classe 1947 aveva ereditato dal padre Settimo l’apparente scontrosità e dalla madre il cuore generoso e buono. Gli sono grata di aver condiviso con mia mamma, sua vicina di casa diverse fritture di pesce, acquistate al mercato di Cavaso. Mi è capitato di vederlo con piacere al bar di Castelcucco dove abito: era cordiale e disponibile allo scambio di ricordi. Non mi risulta fosse ammalato. So che viveva da solo in una delle sei case gialle ex INA, in via Croce a Possagno. L’evento luttuoso e improvviso mi fa riflettere sull’uscita di scena, che ovviamente non possiamo scegliere, di questi tempi tanto frequente e ospedalizzata. Pare che Piergiorgio avesse la febbre e temesse di essere ricoverato. Così ha affrontato l’ultimo viaggio da solo, a casa sua, tra gli oggetti cari e le foto dei suoi amati genitori: mi auguro che la traversata gli sia stata lieve! Ciao Piergiorgio…

Balli fuori stagione

Nel quotidiano locale un titolo cattura il mio interesse, perché contiene la parola “garden”, a me cara sia per il significato “giardino”, sia perché in un lontano passato, non del tutto archiviato sono stata una frequentatrice dell’omonima sala da ballo, al Ponte della Priula a Susegana. Nell’articolo si parla del ballo di gruppo di un centinaio di persone, in barba al divieto di assembramento. Qualcuno ha filmato l’evento, che è approdato alla stampa ed è finito in cronaca, mi verrebbe da definire rosa, se non fossimo in piena pandemia. Indaga il prefetto. Al di là dell’episodio, che non sarà l’ultimo di tal genere, mi pongo due domande:1) Quanto costa obbedire alle regole? 2) Quanto vale la vita degli altri? Alla prima rispondo molto, in rapporto anche alla vita sociale di ogni persona, più o meno intensa. Per la seconda mi soccorre l’art. 32 della Costituzione Italiana, tante volte citato a scuola, che definisce la Salute un bene individuale e collettivo. Come dire che nessun uomo è un’isola. Ora come allora, percepisco che la dimensione civica è carente e bisognerebbe dare molto più spazio, tra le materie scolastiche, alla Educazione Civica, aggettivo che riguarda appunto il cittadino, civis in latino. Negli ultimi decenni i programmi si sono ampliati a dismisura, accogliendo novità didattiche sacrosante, ma trascurandone altre, a torto ritenute “superate”. Con le conseguenze deludenti che conosciamo riguardo al bel parlare, ma anche a livello relazionale. Inoltre sono stati aboliti tutti i riti di passaggio che introducevano all’età adulta. Lungi da me fare una lezioncina facile sul rispetto delle regole, che costano parecchio anche alla sottoscritta, ex ballerina provetta. Adesso che sono “in quiescenza”, ascolto la musica a gambe ferme, lasciando i pensieri volteggiare a briglia sciolta.