La paura…che fa paura

Il covid ha messo sotto silenzio le nostre relazioni sociali: parole di Papa Bergoglio. Esattamente un anno fa arrivavano le prime vaccinazioni anticovid. La situazione è dieci volte meno pesante di un anno fa, ma non ne siamo ancora fuori. C’è ancora chi ha più paura del vaccino che del covid. Un medico intervistato ha detto: “Queste persone hanno scelto la loro causa di morte e noi non possiamo farci niente”. La paura è una brutta bestia. Sono desolata di non poter fare nulla per convincere gli irriducibili a ricredersi. Forse posso fare qualcosa per gli indecisi, ricordando un episodio della mia infanzia. Avevo 6/7 anni quando mia mamma, ostetrica mi portava in ambulatorio del medico condotto che lei aiutava durante la somministrazione dei vaccini antipolio, antidifterite, anti altro che non ricordo in un clima cordiale, quasi festoso. C’era una cesta di giocattoli per ammorbidire i bimbi intimoriti dal camice bianco del medico e di mia mamma che si adopravano ad allentare la tensione. L’operazione si svolgeva in circa un paio d’ore o più – allora c’erano molti più bambini di adesso – e alla fine tornavo a casa con la sensazione di aver partecipato ad un evento importante. Spero anche i piccoli pazienti, di età compresa tra i due e sette/otto anni (vado a memoria). Per dire che anche chi si ostina a non vaccinarsi contro il covid, a suo tempo è stato trattato contro le malattie infantili, senza riportarne danni. Ci saranno le eccezioni, per aver subìto danni collaterali oppure per omessa vaccinazione. Nel complesso sono stati salvati molti bambini da esiti letali o altamente invalidanti di malattie ora sconfitte. Parlo ovviamente da profana, ma va riconosciuto il progresso della scienza in questo ambito. Non vedo perché non dovremmo fidarci degli scienziati contemporanei, coinvolti nella spasmodica ricerca di debellare la pandemia. Conosco le obiezioni e intuisco la paura, che è comprensibile finché non diventa patologica. In tal caso fa altrettanti danni del covid e forse anche di più.

Potere della lettura

All’ultima pagina del quotidiano, riservata alle Lettere dei lettori riservo un’attenzione particolare. Nel Gazzettino è intitolata Lettere e Opinioni, titolo che mi pare appropriato perché almeno ad una missiva risponde il direttore. Mi dà l’idea di essere in un gruppo che interagisce, quasi come in una piccola classe. Stamattina mi attrae un titolo, che da solo è tutto un programma: Il potere taumaturgico dei libri da leggere, firmato da Fabio Morandin, Venezia. Intuisco il significato dell’aggettivo taumaturgico, che comunque vado a controllare: chi è ritenuto in grado di operare miracoli, potere tradizionalmente riservato ai santi, come Sant’Antonio. Nel contesto della lettera è l’amore per i libri da parte dell’autore, che raccomanda di leggerli e di regalarli, perché fanno bene. Convinzione condivisa da diversi scrittori e da molti lettori, pare aumentati durante la pandemia, il che è una bella cosa. Il libro è un dono ancora accessibile, perché non costa molto (se non contiene foto a colori), è maneggevole, di vario contenuto, non ha scadenza, fa compagnia senza disturbare. Certo bisogna incontrare il gusto del destinatario, scegliendo accuratamente tra i generi letterari e le proposte commerciali. Io leggo e produco narrativa realistica, non sono in grado di cimentarmi in opere storiche, dove eccelle un mio amico. C’è spazio per tutti, anche per chi non ha scopi editoriali, ma si accontenta di liberarsi, come la sottoscritta. Disposta a soddisfare la curiosità di chi volesse saperne di più, tramite il mio sito verbameaada.com. Ringrazio il signor Fabio Morandin per la bella lettera e auguro buone letture a tutti.

Pianeta Terra, culla o tomba

18 dicembre, Giornata Internazionale dei Migranti, istituita dall’ONU nel 2000, “per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie”. Da una rapida ricerca sul web, leggo che “Si contano oggi 120 milioni di immigrati in tutto il mondo”. La parola migrante mi tocca anche per un breve romanzo che scrissi qualche anno fa, intitolato Migrante Nuda, dedicato a Zulay, amica ecuadoregna approdata in Veneto come terra promessa e vittima della strada. Conosciuta al corso serale per conseguire la licenza media (perché i titoli conseguiti nella sua terra non erano riconosciuti da noi), era brillante, comunicativa, creativa. Per mantenersi faceva la babysitter e l’ambizione l’avrebbe portata lontano. Purtroppo la sua corsa fu interrotta da un’auto che la centrò, scaraventandola su un platano a considerevole distanza. Era nata lo stesso giorno di mio figlio, aveva enormi occhi neri, una voce melodiosa. La nostra amicizia era appena salpata, come una nave che si perde in alto mare. Mi sento defraudata, privata di un bene appena assaggiato. Ieri in tarda serata, ho visto alcuni servizi del programma tivù 7, tra cui uno dedicato a una giovane coppia pakistana, con figlioletta al collo del padre, in marcia verso i Balcani. La donna, dai tratti orientali ha detto di aver camminato per giorni interi sotto la pioggia e che sdesso deve prendere antinfiammatori per i danni fisici riportati. Quelli morali sono omessi, ma facilmente intuibili. Mi auguro che ora questi sfortunati e coraggiosi genitori siano stati accolti da qualche parte, senza respingimenti. Posso solo intuire la situazione che spinge le persone a lasciare la loro terra e a intraprendere un viaggio pericoloso e spesso mortale, via mare e/o via terra. Siamo tutti abitanti dello stesso pianeta, che può essere una culla o una tomba. Ma non dipende solo dalla sorte.

Premio Sakharov

Istituito nel 1988, il premio Sakharov (Andrej Sakharov, scienziato e dissidente sovietico) per la libertà di pensiero è assegnato ogni anno dal Parlamento Europeo. Quest’anno ad Alexei Navalny, leader dell’opposizione russa, ora in carcere. Trascrivo la motivazione del Presidente dell’ Eurocamera David Sassoli: “Ha combattuto instancabilmente contro la corruzione del regime di Vladimir Putin. Questo gli è costato la libertà e quasi la vita. Il premio di oggi riconosce il suo immenso coraggio e ribadiamo il nostro appello per il suo rilascio immediato”. Il premio è stato ritirato dalla figlia Daria Navalnaya, che studia e vive negli Stati Uniti. Ho ancora nelle orecchie la sequenza di verbi negativi usati da Sassoli per sintetizzarne la vicenda: “È stato minacciato, torturato, avvelenato, arrestato, imprigionato, ma non sono riusciti a farlo tacere”. Da brivido: in un continente che è il nostro, praticamente un vicino di casa è messo in condizione di non disturbare, zittito se si azzarda a dire la sua riguardo un leader, soprannominato – chissà come mai – satrapo (uno che ostenta il suo potere nell’esercizio delle sue funzioni). Non so molto del 45enne premiato, ma quello che ha subìto fa paura: sopravvissuto a un avvelenamento, ha trascorso mesi in Germania per riprendersi. Al suo ritorno a Mosca è arrestato e poi imprigionato. Deve avere una tempra eccezionale. Se sposto l’attenzione su chi lo vuole morto, beh il brivido aumenta, sommato allo sdegno che succedano ancora queste cose, nel terzo millennio, nella civile Europa. Antonio Gramsci diceva: “La storia è maestra, ma non ha alunni”, salvo quei pochi che si battono con le unghie e con i denti. Lunga vita a Alexei Navalny!

Due vicine importanti

Oggi 13 dicembre, santa Lucia, 21enne siciliana morta (il 13 dicembre 304 a Siracusa) per essersi rifiutata di lasciare la fede in Cristo, durante le persecuzioni di Diocleziano. Dante l’ha inserita più volte nella Divina Commedia, Garcia Lorca le ha dedicato un poemetto e Caravaggio l’ha dipinta. È tra le sante più venerate. Dal nome latino Lux (luce), è la Patrona della vista, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini. Quando insegnavo, dedicavo un’ora alla settimana alla poesia; in prossimità del 13 dicembre ne dettavo una dedicata alla Santa, intitolata “Santa Luzia”, in dialetto bellunese, dove la santa è descritta mentre si sposta con l’asinello carico di doni da consegnare ai bimbi buoni. Autore Giacomo Floriani, poeta dialettale di Riva e Santa Lucia; ma ci sono testi e canzoni di vari autori dedicati alla Santa. Io ho due vicine importanti con questo bel nome: la mia amica Lucia, fedele lettrice e commentatrice dei miei post quotidiani, di cui oggi ricorre l’onomastico e…la chiesetta millenaria di Santa Lucia, che intravedo da casa, a pochi minuti di strada, in mezzo ai campi. Altre volte ho parlato di questo gioiello architettonico, inserito in un contesto agreste di assoluta tranquillità, che dispone tra l’altro di un’ottima acustica, apprezzata durante performance musicali, ora purtroppo contenute causa pandemia. Ma la chiesetta rimane là, con tutta la sua carica attrattiva, degna di un abile pittore. Io mi sono limitata a fotografarla, con un risultato rasserenante. Quando mi sposto con la macchina verso Crespano, all’andata e al ritorno le rivolgo una preghiera laica, di gratitudine e di protezione. Dall’altra Lucia vado volentieri a bere il caffè e a fare due chiacchiere. Non potrei avere vicine migliori!

The Voice Senior

Non sono una teledipendente: mi servo del video per quello che può giovarmi. Appena alzata sento la radio, che mi fa compagnia anche quando stiro o pulisco i vetri. Di pomeriggio mi concedo un riposino, mentre ascolto le cause di Forum, talvolta addormentandomi sulla sentenza (non mi sarebbe dispiaciuto fare l’avvocato). La sera dopo cena, anzi in prima serata – cioè dopo le 21.30 – mi godo la poltrona relax accanto alla stufa accesa, in compagnia del cane, acciambellato sul cuscino sotto il tavolino del salotto e della gatta, allungata sulle mie gambe coperte da una copertina di lana: roba da vecchi? Forse, comunque il termine vecchio – pare dai 70 anni – è stato ingentilito dal corrispettivo latino senior, il che mi consente di introdurre il programma The Voice Senior, condotto da Antonella Clerici il venerdì sera, che non è niente male: persone di età avanzata si esibiscono sul palco in svariate performance, dimostrando come sia vero che il talento non ha età. Quattro giudici scelgono di adottare o meno il candidato, che conoscono solo alla fine dell’esibizione, motivando la scelta. A mio dire è molto incoraggiante vedere quanto talento vi sia nelle persone, rimasto privato per contingenze della vita, ma coltivato a lungo fino a emergere come un’onda travolgente e benefica. Al di là della performance, ci sono storie commoventi che arricchiscono il contenuto artistico. Lo spettatore si identifica in un ospite e idealmente condivide con la giuria gli apprezzamenti, abbondanti e le critiche, poche. Ad esempio ieri sera, una signora ha cantato con trasporto un brano di Mia Martini, che ha inchiodato sulla sedia la sorella Loredana Bertè, influenzando gli altri giurati che non si sono girati in segno di consenso, ma l’interpretazione lo meritava. La conduttrice è intervenuta con garbo a giustificare, riconoscendo la bontà della prova e ricordando l’eccellenza dell’artista calabrese mancata. Onore e gloria a Mia Martini, complimenti alla signora che l’ha riproposta.

Diritti Umani

Oggi 10 dicembre Giornata Internazionale dei Diritti Umani. Promossa dalle Nazioni Unite, la data è stata scelta per ricordare la proclamazione della Dichiarazione universale dei diritti umani il 10 dicembre 1948. Così la intendeva Gandhi: “Non è la letteratura né il vasto sapere che fa l’uomo, ma la sua educazione alla vita reale. Che importanza avrebbe se noi fossimo arche di scienza, se poi non sapessimo vivere in fraternità con il nostro prossimo?”. Parole sante, pronunciate da un quasi Nobel per la Pace (nonostante 5 candidature, non lo vinse). Mi interrogo sui diritti umani, quali sono, se vengono garantiti. Ad esempio, per restare in tema di attualità, è un diritto scioperare…ma anche non farlo. La salute è un diritto garantito dall’articolo 32 della nostra Costituzione Repubblicana…ma dobbiamo vigilare per tutelarla. La libertà è tra i diritti primari, scavalcato solo da quello alla vita. Non voglio diventare noiosa o pedante, ma i diritti da soli mi sembrano monchi, come la metà di una mela. Inoltre, buttando lo sguardo appena un po’ lontano – ma anche a casa nostra in certe zone del Sud – permangono situazioni dove i diritti umani sono tuttora negati o ridotti al lumicino: stranieri sfruttati per la raccolta dei pomodori, laureati e donne sottopagati, bambini su cumuli di immondizia intenti a recuperare qualcosa da scambiare o vendere. Il lungo periodo della pandemia, ancora in corso, ha aggravato situazioni di solitudine e impoverito molte famiglie, limando molto il diritto alla felicità. Mi taccio per non appesantire la pillola. Dico che i diritti sono una conquista che va… conquistata ogni giorno, in una comunità dove “Nessun uomo è un’isola” (libro di Thomas Merton). Oggi chiudo qui, sperando di essere supportata dai miei contatti, che ringrazio.

Il talento non ha età

Mentre sorseggio il mio cappuccino, prestando un orecchio alle notizie del telegiornale, mi cattura il nome di Yusaki Fusako, una animatrice con la plastilina, su cui mi documento. Designer, artista e scultrice giapponese, classe 1937, vive in Italia dal 1964. Sì è affermata in questo campo anche in Svizzera e Giappone. Definita la regina della plastilina, sue le sigle della trasmissione L’albero azzurro e personaggi tridimensionali come Peo, Talpy, Baccio, Pom e Oto. Chi ha vissuto Carosello, ricorderà le coreografie per pubblicizzare il Fernet Branca. L’artista chiarisce la filosofia alla base del suo processo creativo, che entusiasma i più piccoli ma affascina anche i grandi, con le seguenti parole: “Con la plastilina posso creare qualsiasi cosa e poi trasformarla seguendo il flusso della mia fantasia. L’importante è farlo con gioia”. Ad averla una sorella, zia, nonna così creativa, amante del movimento e della trasformazione! Ho rivisto alcuni suoi filmatini – deliziosi – che mi hanno riportato a quando modellavo (si fa per dire) anch’io scodelle e piccoli oggetti insieme con mio figlio bambino. Ricordo che seguivo con interesse le puntate della trasmissione con l’uccello azzurro, simpatiche ed istruttive. Credo che la signora Fusako abbia ricevuto di recente un premio, da aggiungere ai molti già inanellati nella sua lunga carriera. Dare anima a un materiale umile come la plastilina, presuppone un grande cuore e una fantasia giocosa anche a ottant’anni, ivi compresa la voglia di manipolare e creare personaggi che si formano e si disfano in un attimo. Non so nulla della vita privata di questa donna, una giapponese che ha scelto il Belpaese per vivere (anche questo non è casuale); quando parla non smette di sorridere, arrotando le o e gesticolando con le mani. Me la immagino mascotte di tanti bambini e una cordiale spalla dei loro genitori. Una testimonianza che il talento non ha età, un suggerimento di come invecchiare bene.

Lesbo: Saffo e i Migranti

Chissà cosa direbbe Saffo sulla visita del Papa a Lesbo, in Grecia, dove lei nacque pare nel 630/40 a.C. (morte attestata attorno al 570 a.C.). Doveroso un richiamo di questa poetessa, di provenienza nobile, che aveva tre fratelli e si occupava delle giovani aristocratiche nella sua scuola, dedicata al culto di Afrodite (dea della bellezza) dove insegnava il canto, la danza e a condurre la vita matrimoniale. Molte lezioni erano dedicate alla pratica poetico-musicale. Autrice di otto o nove libri, di cui rimangono circa duecento frammenti è considerata tra i più celebri autori di poesie d’amore. Giacomo Leopardi le dedica una poesia intitolata “Ultimo canto di Saffo” scritta nel 1822. Durante una guerra civile sull’isola, Saffo fu costretta all’esilio in Sicilia, a Siracusa o Akragas, perciò conobbe la triste condizione di migrante, simile a quella degli oltre 4000 profughi bloccati nel campo a Lesbo, definita da Papa Bergoglio “l’isola della vergogna dell’Unione Europea”. Non mi addentro sui motivi che hanno bloccato l’accordo Europa-Turchia, di cui non so quasi nulla e torno da Saffo, che mi aveva suggestionata in periodo liceale. Non mi stupisce che la poetessa, elevata al ruolo di sacerdotessa abbia ispirato successivamente Catullo. Una delle più note liriche di Saffo, in greco antico, è intitolata “Tramontata è la luna”, metafora del declino della giovinezza, che riporto: Tramontata è la luna e le Pleiadi:/a mezzo è la notte:/il tempo trascorre;/e io dormo sola.// A mio parere, riflessione notturna senza tempo…sullo scorrere del tempo…che non va sprecato.

Addio alla cancelliera

“La situazione è grave, vorrei fosse come in Italia”: parole della Merkel durante la cerimonia di congedo, dopo ben sedici anni di cancellierato. Dette da lei, è quasi rassicurante. Ho parlato ancora di questa donna eccezionale, dall’aspetto sobrio, di cui ammiro la determinazione e il coraggio di andare oltre, anche alle critiche. In una occasione mi sono pure indispettita, perché era oggetto di critiche riguardo la sua fisicità, trascurando le doti di fine politica e quelle umane, emerse durante il discorso di fine mandato: “Provo gratitudine e umiltà di fronte all’incarico che così a lungo ho tenuto”. Sottolineo le parole gratitudine e umiltà, decisamente rare a certi livelli. Non sono esperta, ma temo che sarà rimpianta, in Germania e resto d’Europa. Nell’articolo di Massimo Gramellini postato ieri sul Corriere, l’autore si stupisce della battuta incoraggiante regalarci dalla Merkel, al netto di tante cose che da noi non funzionano. Beh, che un vicino – e che vicino – anziché mettere il dito nella piaga esalti qualche nostra qualità, quantomeno risolleva il morale. Tornando alla quasi ex cancelliera, simpatizzante nostrana, temo che che il passaggio di consegne non sarà indolore. Personalmente le auguro di assaporare il piacere della normalità, per quanto le sarà possibile, dato che 16 anni in prima linea alla guida del governo tedesco sono quasi impensabili. Ritengo sacrosanto che possa dedicarsi serenamente a ciò che le piace, senza sentirsi sempre sotto i riflettori. Immagino che, oltre agli estimatori, goda di amici fidati su cui fare conto. Se fossimo “vicine di casa”, sarebbe un onore prendere un caffè insieme. Ma anche da remoto intendo esprimerle la mia ammirazione per essere stata così a lungo impegnata per la sua nazione, i suoi connazionali e…i suoi vicini di casa. Buona pensione, Angela!