Dalla stanza al settimo piano dell’ospedale San Bassiano dove sono ricoverata da stamattina si gode una bella vista che spazia dai monti all’Ossario, sotto un cielo di nuvole grigio-azzurre; si vedrà nel pomeriggio che piega prenderanno. Appezzamenti arati di fresco confermano la bontà dell’abbinamento cromatico azzurro e marrone. Dopo la giornataccia di ieri, la giornata è iniziata col piede giusto. Per il mio, sono fiduciosa. Marcella mi ha suggerito di immaginare un soggiorno in una spa: non è proprio la stessa cosa, ma nel mio pigiama a righe viola bianche e lilla, con qualche bottoncino a forma di fiore mi sento a mio agio. Indosso un braccialetto identificativo di carta che mi ricorda quello indossato al momento del parto. Ora come allora sono nelle mani dei sanitari, non si tratta di lieto evento ma di evento di fisiologica usura, come precisa Marcella. Non ho alternative e faccio quello che c’è da fare. Non voglio rinunciare al mio appuntamento col blog, che affido domani ad una poesia, confidando di ricevere qualche commento di conforto. Visto che ieri ricorreva la festività di Ognissanti e oggi si commemorano i Defunti, spero che il mio santo protettore vegli su di me e mi sostenga in questo periodo di prova che affronto per alleggerirmi la vita, non certo per complicarmela. Infine mi appello alla zia Ada, sorella di mamma, volata in cielo a 19 anni, per tifo, nel lontano 1937, preceduta dalla sorella 17enne Lina, per lo stesso motivo. Chi ci ha preceduto ci apre la strada e ci illumina durante il percorso, mai lineare ma sempre interessante.
Categoria: Attualità
Giornata del risparmio
Il 30 ottobre 1924 fu istituita la giornata mondiale del risparmio, che pertanto ricorre oggi, almeno nel calendario degli eventi da riproporre, “appuntamento storico ma poco conosciuto”. Questa notizia mi porta a quando avevo circa nove anni e ricevetti in dono un salvadanaio tramite la scuola elementare frequentata, dove recitai una poesia e mi fu scattata una foto ricordo. Il salvadanaio era molto pesante, grigio, con lucchetto annesso. Io avevo la coda di cavallo e le gonne corte. Ho ben presente la foto in bianco e nero di me scolaretta, ma non so che fine abbia fatto il salvadanaio, usato assai poco. Piacevole ricordare l’episodio, imbarazzante argomentare sul risparmio. Pare che noi Italiani siamo dei bravi risparmiatori, ma di questi tempi sembra più opportuno parlare di capacità di “tirare la cinghia” nella migliore delle ipotesi. Leggo anzi che sono aumentati i furti e molte famiglie sono in sofferenza. Non mi considero una sprecona, sono piuttosto attratta dal vintage, perciò riciclo soprattutto indumenti, anche perché ho mantenuto all’incirca lo stesso peso di vent’anni fa, ed anzi ho perso qualche chilo. La pandemia ha azzerato e poi ridotto le occasioni d’incontro, per cui ho delle calzature nuove di zecca da inaugurare, sperando in una risoluzione del problema sanitario. Mi sono ritrovata poche volte al ristorante con un’amica, ma più di frequente consumo la pizza da asporto. Più che necessità, si tratta di nuovo comportamento, favorito dalle circostanze. Se è vero che siamo adattabili, oltre che risparmiatori, forse ne uscirà qualcosa di buono. Lo spero vivamente.
Famiglia maxi
Mattinata densa di commissioni, lunedì non potrò fare la consueta spesa perché dovrò fare il tampone a Bassano, alla vigilia del ricovero. Vorrei lasciare una casa decente, per non aggravare mio figlio. A proposito di parentele, leggo un articolo sul quotidiano che mi sorprende: primo perché il fatto di cui si parla è successo a Gaiarine, mio paese natale dove mamma faceva l’ostetrica interinale, secondo perché l’argomento riguarda una plurifamiglia, dove è nata Anita, la decima figlia di Stela e Cornelius: non avranno problemi di assistenza da anziani…ma sospetto ne abbiano parecchi ora a gestire una nidiata che abbraccia età spalmate tra i 14 e 2 anni. Sono sorpresa, penso al peso fisico e psicologico che deve gravare sulla madre e alla confusione che regnerà in casa. Può darsi che mi sbagli, tanto che l’eccezionale famiglia è oggetto di attenzione sociale ed è destinataria di generosi aiuti esterni. Mi auguro che i figli non siano stati messi al mondo con queste intenzioni. Nel secolo scorso e ora in alcune parti del mondo i figli sono considerati il bastone della vecchiaia…cosa inconcepibile da noi oggi, quando molti trentenni sono ancora disoccupati, vivono con i genitori e non possono mettere su famiglia. Mio figlio ha 33 anni ed è appena uscito di casa, traguardo d’indipendenza che io realizzai sei anni prima di lui. Nessuna polemica, solo constatazione di come cambiano le cose nel giro di qualche decennio e quanto in evoluzione sia la famiglia, eccezion fatta per chi sceglie di realizzarla in formato maxi. In ogni caso, buona vita sia ai genitori che ai figli.
Amore e nobiltà
In una giornata partita maluccio, una notizia mi tira su di morale: la principessa Mako si sposa a Tokio e diventa una borghese. Lei è figlia del principio ereditario Akishino e nipote dell’imperatore Naruhito; lui, Komuro, ex compagno di università. Mako perderà il titolo nobiliare ed eventuali suoi figli maschi saranno esclusi dalla linea di successione al trono. Ha pure rifiutato un cospicuo indennizzo. Esile, occhi a mandorla, carnagione di porcellana, vestita di azzurro perla, la ragazza mi sta proprio simpatica, perché immagino abbia un carattere tosto. D’altronde, con tante brutture e limitazioni che ci sono nel mondo, perché impedire la realizzazione di un sogno d’amore? Fidanzata dal 2017, la 29enne principessa ha dovuto rinviare il matrimonio per difficoltà finanziarie della famiglia di lui, non nobile, con cui si trasferirà negli Stati Uniti. A parte la mia simpatia per il Paese del Sol Levante, la scelta di Mako ha tutti gli ingredienti per imbastire un bel romanzo, il cui finale però lascerei aperto, perché il cambiamento di status e d’ambiente è solo all’inizio, sebbene auguri lunga vita agli sposi. Non è la prima volta che i figli rinunciano al patrimonio dei genitori, lo aveva fatto pure San Francesco, anche se per un amore di servizio verso i poveri e le creature. Diciamo che apprezzo il coraggio di chi sa uscire dal coro e mi fa tenerezza chi lo fa per amore. Siamo nel terzo millennio e la tecnologia ci ha invaso, la pandemia ci ha ridotto…una sferzata di energia può rimetterci in carreggiata per recuperare ciò che veramente vale.
Post per un anno
Il lunedì è proprio un giorno energetico, che dedico alla spesa e al disbrigo delle utenze, dopo essermi fermata al bar per leggere il quotidiano, possibilmente il Corriere oppure il Gazzettino, la tribuna o Libero. Essendo a Fonte giorno di mercato, c’è sempre un via vai per strada e pure al bar, che una volta si chiamava Armonia, una parola a me molto cara. Diego, il cameriere mi conosce e sa già cosa ordino, perciò mi rifugio in un angolo libero dove mi porta la consumazione. Come vicino ho un bimbo di 16 mesi (lo confida la mamma a una persona) che mi guarda interessato, forse attratto dagli occhiali. La mamma parla molto al cellulare, lui si spazientisce e si mette a piangere: ovvio! Pensare che io non portavo il mio in pubblico, per timore si beccasse qualcosa, anche riguardo a troppe smancerie che gli adulti distribuiscono lautamente. Tornando alla mia tabella di marcia, oggi ci aggiungo una tappa: la tipografia kappadue a Loria dove vado a prelevare la mia ultima creatura, una sorta di almanacco intitolato POST PER UN ANNO, dove sono raccolti i miei primi 365 post, con in copertina la foto del sole che sorge, che percepisco beneaugurante. Anche se non è la prima volta (credo l’undicesima), ammetto che è sempre emozionante vedere realizzato un proprio lavoro, che si presenta piuttosto bene. È l’opera più corposa finora scritta, che spero mi darà soddisfazione perché è il prolungamento del blog e l’ho realizzata grazie al supporto di Manuel, spaziando tra vari argomenti, attualità compresa. Approfitto per dire che potrebbe essere un dono interessante da fare per la fine dell’anno, rivisitando i dodici tosti mesi a cavallo della pandemia. Senza angosciarsi, perché ormai ne siamo quasi fuori.
Selvatici e salvifici. Gli animali di Mario Rigoni Stern
Inaugurata ieri 22 ottobre a Palazzo delle Albere in Trento la mostra “Selvatici e salvifici. Gli animali di Mario Rigoni Stern” fino al 27 febbraio prossimo. Lo scopro curiosando tra le ultime notizie del nordest e vorrei visitarla, in omaggio al grande scrittore e per l’amore verso gli animali. Quando insegnavo, alcuni passi de “Il sergente nella neve” sulla Campagna di Russia, erano lettura obbligata per gli studenti di terza media, per l’argomento collegato alla storia, e per la scrittura fluida dell’autore. Bello che quindici artisti si siano espressi tramite dipinti, fotografie, sculture, incisioni, installazioni per rendere omaggio allo scrittore dell’Altopiano, nel centenario della nascita (Asiago, 1/11/1921 – 16.06.2008). Nel video si osservano una civetta in legno, uno stambecco, un urogallo…e chissà quante altre interessanti creature del bosco, oggetto di attenzione dello scrittore. Trovo molto azzeccato anche il titolo della mostra, che nell’abbinamento dei due aggettivi “selvatici” e “salvifici” sostiene un progetto di inclusione che condivido, rafforzato dal pensiero che “Dietro ogni parola ogni animale ci sta il mondo”. Aggiungo di mio che non saprei stare senza la compagnia di cane gatto uccellini. A suo tempo ebbi criceti e piccole tartarughe. Invidio chi può allevare un cavallo o un asino. Il parco-zoo di Lignano Sabbiadoro è stato più volte visitato con mio figlio bambino. Credo nella pet terapy da prima di conoscerne i benefici effetti. Non so cosa gli animali pensino di me ma io di loro posso dire un gran bene. Perciò ben venga tutto ciò che si muove attorno a loro.
La vita non si ripete
Mi chiedo come la realtà superi la fantasia nell’ambito della finzione cinematografica. Non mi riferisco alla trama di un film violento, ma a quanto successo sul set del film western Rust, in New Mexico dove l’attore e produttore del film Alec Baldwin – cui presumo competa come produttore controllare ogni singolo passaggio dell’azione – durante una ripresa, con una pistola di scena che doveva essera a salve, ha ucciso la direttrice della fotografia, Halyna Hutchins, 42enne e ferito gravemente il regista, Joel Souza, 48 anni. Quindi si tratta di vittime sul lavoro, in un settore dove si costruisce un prodotto per distrarre, divertire, talvolta istruire, tanto che il cinema è considerato la settimana arte. Massima pena per la vittima, giovane, bella e con tutta la vita davanti e costernazione per quanto accaduto. Ovvio che la società di produzione si dichiari “devastata”. Senza lanciare strali, vorrei soffermarmi sulla parola “attenzione” che non va mai allentata, in ogni ambito, di più dove si è accumulata esperienza. Da tempo mi sono accorta che in auto non posso distrarmi neanche un secondo per girare la manopola del volume della radio… perché una volta ho sfiorato il ciglio della strada. Vale anche in cucina, dove dimenticare una pentolino sul gas può costare caro, oppure in bagno maneggiando incautamente utensili a corrente vicino all’acqua. Il pericolo è sempre dietro l’angolo. So di un padre che dava lezioni di guida al figlio ed è incappato in una pesante sanzione per aver contravvenuto al rispetto di una norma stradale. Credo succeda spesso di essere “miracolati” nonostante le nostre defaiance, ma le mancanze/disattenzioni/ignoranze colpevoli che costano la vita agli altri sono fuori discussione, ancora di più se si verificano in ambito professionale. E qua mi fermo, altrimenti il discorso potrebbe diventare pesante. Nessuna invettiva contro lo sfortunato autore del gesto, ma severo richiamo sulla responsabilità che compete ad ognuno, qualunque ruolo ricopra . Perché la vita non si ripete.
Protagonista il Libro
Torino, il Salone del libro è un successo anche in autunno. L’ edizione attuale, dal 14 al 18 ottobre, la XXXIII, si è appena chiusa con grandi risultati: code di 45′, incontro con autori in presenza, soddisfazione degli editori, tanti giovani…fiera dei record, “ritorno ai rapporti umani” dice un intervistato. Bello che le persone, dopo tanti mesi di pandemia scelgano la lettura per tornare ad emozionarsi. “Il libro ci fa sentire meglio, è un ritorno alla normalità”, afferma una ragazza. Quello di Torino, dal 1988 è il cuore pulsante della cultura libraria italiana ed è il salone più internazionale, con presenze di autori stranieri. Da lettrice (ancora modesta) e da autrice (più feconda) ne sono orgogliosa e contenta. Tra le frasi scritte sui libri, mi pare salutare la seguente di Umberto Eco: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni… perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. Non voglio convincere nessuno, ognuno ha le sue preferenze in fatto di hobbies, ci tengo a dire la mia: non vivrei bene senza leggere e scrivere. Il mio amico Giancarlo, pure lui scrittore dice che i figli se ne vanno ma i libri rimangono. Com’è vero! Non essendo più giovane (ma non me ne dolgo), approfitto di spaziare nel mondo della prosa e della poesia, producendo qualcosa anch’io. Da quando sono in pensione, la parte più bella della giornata è quando posso scrivere sul mio blog, leggere i commenti dei pochi ma affezionati lettori, buttare giù una cartella per il prossimo romanzo. Ma anche curare la promozione dell’ultimo Il Faro e La Luce, che presenterò mercoledì prossimo in sala consiliare a Cavaso del Tomba, ore 20.15 Spero che non si scatenino le Erinni ( o Furie, tre divinità infernali:Aletto, Tisifone e Megera), come è successo in paese lo scorso 8 luglio, limitando le presenze. Dato il supporto dei miei preziosi collaboratori, prevedo che sarà una serata interessante, pervasa dalla luce umana e professionale del mio stimato professore di liceo Armando Contro, cui dedico l’opera. Se possibile, vi attendo numerosi!
Dante e Cocciante
Inizia oggi la XXI Settimana della lingua italiana nel Mondo, che ha come tema Dante, L’Italiano (DANTE, The Italian) in occasione dei 700 anni della morte del padre della nostra lingua. Organizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, in collaborazione con l’Accademia della Crusca, dal 2001 celebra ogni anno la lingua e la creatività italiane nel mondo. Interessante il programma della settimana, ma io preferisco “viaggiare basso” e recupero il testo di una bella canzone, interpretata da Riccardo Cocciante, intitolata LA NOSTRA LINGUA ITALIANA (Dall’album Eventi e Mutamenti, 1993), “Lingua ordinata da un uomo di Firenze/che parla del cielo agli architetti”, il più bel testo che io conosca sulla nostra lingua che sintetizza alla perfezione i pregi e le eccellenze italiani. Quando ero in servizio a scuola, l’ho proposta diverse volte ai miei studenti, con sorprendente ricaduta di attenzione. In un sottofondo di armonia, scorrono versi che inorgogliscono. Ne riporto alcuni, lasciando al lettore il gusto di ascoltare il brano integralmente: “Lingua serena, dolce, ospitale…lingua nuova, divina, universale…lingua di pace, lingua di cultura…lingua mia, la tua la nostra lingua italiana”. Dentro al testo c’è l’esplosione artistica e imprenditoriale del Belpaese. Ora, non mi risulta che l’italiano sia tra le lingue più parlate al mondo (le prime cinque sono: mandarino, spagnolo, inglese, hindi, arabo), ma pare che sia la quarta lingua più studiata nel mondo (in 115 paesi da 2.145. 093 studenti, tramite gli Istituti Italiani di Cultura) per la sua rilevanza culturale come lingua dell’Arte, dei Musicisti di professione e dei cantanti d’opera, della Cucina internazionale. Con buona pace delle statistiche, da insegnante d’italiano in pensione, sono orgogliosa di essermene occupata e di continuare ad usare la nostra lingua, omaggiando Dante e pure Cocciante.
Boris Johnson e Pericle
Durante la rassegna stampa mattutina su RAI 3 mi fa un certo effetto sentire abbinare Boris Johnson e Pericle: mi allerto e indago. Risulta che il premier inglese sia affascinato dall’era classica della Grecia e che nel suo studio, accanto a un busto di Winston Churchill tenga il busto di Pericle, un altro dei suoi eroi. Il celebre politico, militare e oratore del V secolo a.C. contribuì a fare di Atene la culla della civiltà, facendo tra l’altro costruire il Partenone. Mi era sfuggita la disputa tra la Gran Bretagna e la Grecia, per la restituzione dei fregi del tempio principale dell’acropoli di Atene, i cosiddetti marmi del Partenone, lunghi 80 metri, secondo la Grecia requisiti illecitamente, secondo il premier britannico legalmente comprati. La disputa dura da tempo e mi fa venire in mente furti dell’arte disseminati nel tempo, riproposti anche da recenti film. Personalmente concordo con quanto afferma il ministro greco della Cultura: “Il Partenone, come simbolo dell’UNESCO e della civiltà occidentale, riflette valori universali. Tutti hanno l’obbligo di lavorare per una risoluzione della disputa”. Avendo abitato a Possagno, mi corre l’obbligo di ricordare che anche Antonio Canova dovette affrontare il recupero delle opere “bottino” di Napoleone. Ma preferisco tornare a Pericle, che mi rammenta trascorsi scolastici duri e attraenti. Dalle versioni dal greco del liceo mi ero già fatta l’idea che si trattasse di una brava persona, il Principe della Democrazia che ha favorito l’affermazione dell’Arte Classica Greca. La sua influenza intellettuale e culturale sulla società ateniese fu tale che lo storico Tucidide, suo contemporaneo, lo definì come: “Il primo cittadino di Atene”. Per completezza, Pericle dovette affrontare la fase iniziale della lunga guerra del Peloponneso (431 – 404), tra Atene e Sparta, il conflitto più sanguinoso mai verificatosi fra popoli greci. Io apprezzo la sua lungimiranza che lo portò ad incrementare l’assistenza sociale, ad accollare allo Stato l’educazione degli orfani, a pagare sussidi a mutilati e invalidi, ad assegnare una paga a soldati e marinai in servizio e a introdurre un compenso in danaro per chi ricopriva cariche pubbliche, permettendone l’accesso anche ai più poveri. Nobili intenzioni purtroppo scordate da parecchi politici dei giorni nostri.
