Non chiamiamole ragazzate!

Chissà cosa pensavano i ragazzi sfaccendati che sabato sera hanno imbrattato con pennarello e bomboletta spray, nonché inciso con le chiavi il legno del Ponte Vecchio di Bassano del Grappa, monumento storico nazionale, restaurato dopo sette anni di interventi e sette milioni di euro. Da Montebelluna sono arrivati col treno in città, dove si sono trattenuti oltre il coprifuoco… per fare una “bravata” che ha indignato l’intero Paese. Due hanno fatto l’affare sporco e gli altri sono stati a guardare, comprese le due ragazze, sotto l’occhio attento delle telecamere (per fortuna). Non si tratta proprio di ragazzini: 19 e 21 anni, operai e studenti universitari… e si parla di abbassare la maggiore età ai sedicenni! Mi sa che costoro non erano bravi studenti, quantomeno totalmente ignari di Educazione Civica e anche di senso civico, magari con un bisnonno che ha combattuto durante la Grande Guerra! L’esclamazione di Cicerone “O tempora o mores (che tempi che costumi)” è di sconcertante attualità. La cosa che mi indigna di più è l’uso della parola “ragazzata”, dietro la quale si cela il tentativo di giustificare qualsiasi danno arrecato alla comunità, in nome dell’età, quando l’uso della ragione si acquisisce assai presto. I danni sono danni, anche se a produrli è un anziano, o addirittura vegliardo. Che la noia sia una compagna pericolosa capisco, ma mettere in atto comportamenti teppistici, oltretutto di notte senza essere osservati, mi fa supporre che dietro ci sia una voragine di valori da colmare. Meglio se mi sbaglio.

Quadratura del cerchio

Primo giorno di esami per la licenza media, prova quest’anno solo orale, che non significa semplificata: diversa, come diverso è stato l’anno scolastico, parte in presenza e parte da casa. I candidati presenteranno un elaborato multidisciplinare, che hanno preventivamente sottoposto alla commissione esaminatrice. Insomma, un’unica prova, senza gli scritti di Italiano, Matematica e Lingua straniera. Non ho nipoti in età scolare e sono fuori dal giro, ma di una cosa sono sicura: gli esaminandi proveranno la stessa emozione di quando io sostenni gli esami di terza media, che provo a ricordare. Se non ricordo male, tra gli scritti c’era anche una prova artistica: io feci un disegno che rappresentava il fondo del mare (non mi stupisco, data la mia simpatia per l’ambiente…) e sostenni anche la prova di latino. All’orale dovetti recitare l’ultima poesia dettata e imparata a memoria (allora si faceva) la Preghiera di san Bernardo alla Vergine, canto XXXIII del Paradiso dantesco, con incursione poi nelle tre guerre d’indipendenza. Fui licenziata con il nove (c’erano i voti) e un leggero ammonimento che avrei potuto fare di più! Mah, sono delle frasi superflue perché, se tornassi indietro, mi impegnerei un po’ meno e distribuirei le mie energie in vari settori, non solo in ambito scolastico. Essere impegnata a scuola mi è servito per la prosecuzione degli studi al Liceo classico, percorso strutturante, e poi per frequentare la facoltà di Lettere, da autodidatta all’università patavina, dove mi sono laureata a 23 anni, con 107/110: effettivamente avrei potuto fare un ultimo sforzo per rimediare il massimo… ma va bene così. Anche perché l’esperienza mi fa ritornare da pensionata a scuola, in quella più dura: lunedì prossimo, alle 17, presenterò il mio ultimo impegno letterario, il romanzo Il Faro e La Luce, nella biblioteca dell’istituto G.B.Brocchi di Bassano del Grappa (VI), in memoria del professore di Italiano Armando Contro che insegnò per un decennio a schiere di studenti volenterosi, me compresa. L’edificio non è più lo stesso, ma è rimasto intatto il prestigio che si è meritato nel tempo, grazie al servizio profuso da docenti e studenti.

In armonia con la natura

Oggi 5 Giugno ricorre la Giornata Mondiale dell’Ambiente, giunta alla 47esima edizione. Quindi non una novità, che quest’anno propone come tema il ripristino degli ecosistemi. Molti volontari di varie associazioni ambientaliste, ma anche comuni cittadini sono impegnati a ripulire viottoli, valli, spiagge, ambienti inquinati da plastiche e micro plastiche. Iniziative lodevoli, finalizzate a sensibilizzare chi ancora recalcitra per mettersi nell’ottica della salvaguardia dell’ambiente, la culla che ci ospita. Non ho il polso della situazione, ma mi pare che nel complesso qualche punto di rispetto sia stato guadagnato. Vivo in Pedemontana del Grappa, in un paese tranquillo e pulito. Cerco di mantenere potata la siepe che delimita il perimetro di casa mia, perché non ostacoli il passeggio sul viale, curo le mie piante e annaffio col contagocce, consapevole che l’acqua è un bene primario. Faccio la raccolta differenziata da molto tempo e accedo di frequente all’oasi ecologica comunale, in occasione di sgomberi e pulizie varie. Mi godo ciò che mi regala il giardino, dove zampetta Astro, il vecchio cane e Grey, la giovane gatta, si rotola sulla terra sotto il glicine che trasmette una visione boschiva. A conti fatti, ci ho messo un bel po’ di tempo per stare bene a casa mia. Con un po’ di fortuna, tanta pazienza, sacrificio e adattamento devo ammettere che mi sono ritagliata un angolo fatto su misura per me, in armonia con la natura.

Esami di terza media

Mi sono trovata in piazza all’ora della ricreazione. Ho dato una sbirciatina al cortile della scuola, per incrociare lo sguardo di qualche collega addetta alla vigilanza… ma poi ho tirato dritto perché avevo i minuti contati. Oggi è il penultimo giorno di scuola e da domani gli studenti delle classi intermedie saranno in vacanza. Tour de force solo per chi dovrà sostenere l’esame di terza media, che quest’anno sarà solo orale ma verterà su tutte le materie, una novità che preoccupa gli studenti – a quanto sento – e pure gli insegnanti, che saranno costretti ad allungare il colloquio. Come docente in pensione, posso permettermi delle considerazioni “di breve durata”, nel senso che sono consapevole che “Tra dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Correggere gli elaborati degli esaminandi (ca una ventina) in un solo pomeriggio era impegnativo ma anche gratificante: corrispondeva a raccogliere quanto seminato. D’altro canto il parlato, per forza di cose, era subordinato all’esito degli scritti nelle materie che lo prevedevano, e pertanto era un po’ sminuito d’importanza. Adesso diventa prioritario, per esporre competenze acquisite e dimostrare padronanza nella gestione della emotività. Il che non è proprio male, dato che comunicare è essenziale, specie dopo tanti mesi di confinamento sociale tra quattro mura e/o dietro il monitor. Mi auguro che gli studenti la prendano per il verso giusto e che i colleghi, come sempre, sappiano fare di necessità virtù. Con l’augurio di archiviare definitivamente la pandemia e di affrontare insieme una nuova rinascita.

Cronaca nera: una costante!

In gioventù ho fatto per un anno la corrispondente per il Gazzettino, esperienza che ha migliorato la mia scrittura. Conservo gelosamente il tesserino, tessera n. 1417 del 1.04.1980 con la migliore foto che mi sia stata fatta. Avrei voluto farlo diventare un lavoro a tempo pieno, ma era forte, e più facilmente attuabile il richiamo dell’insegnamento. Inoltre la cronaca nera mi metteva in difficoltà, specie se le vittime erano di mia conoscenza, come nel caso di un vicino di casa e addirittura di mio padre, Arcangelo Cusin, “globe trotter” morto per infarto. Non so come avrei retto a notizie riguardanti tragiche storie familiari, tipo quella di stamattina: suocero spara in faccia alla nuora e poi si suicida. Pare, infastidito dal cane che abbaia troppo e che si chiama Leone, sebbene di piccola taglia. Assiste allo scempio la nipotina dodicenne, dettaglio che rende ancora più angosciante la drammatica vicenda successa a Spresiano. Scorrendo l’articolo, suocero e nuora abitavano sotto lo stesso tetto, non però in armonia. Il che mi fa rivalutare lo stato di solitudine anche fisica, talvolta lamentato dalla sottoscritta, che invidia le unioni familiari riuscite. Non per nulla mi è cara la frase latina: “Beata solitudo sola beatitudo” (= Beata solitudine, sola beatitudine). Tornando alla tragedia succitata, la vittima più danneggiata è sicuramente la ragazzina, che ha assistito impotente all’assassinio della madre Bruna, 51enne, per mano del nonno, fors’anche amato. Non so cosa succeda nella testa delle persone… che perdono la testa, magari per un nonnulla come l’abbaio di un cane. Certo sarebbe stato meglio che il nonno si fosse suicidato prima di diventare un assassino, così la nipote avrebbe ancora sua madre.

Buon compleanno, Repubblica!

Ho assistito alla parte finale del tradizionale Concerto per i 75 anni della Repubblica, dal Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica. Mi sono estasiata, osservando danzare Alberto Bolle e Virna Toppi, impegnati in una “pas de deux”, su musica di Vivaldi: veramente ammirevole. Il capo dello stato Sergio Mattarella si è complimentato con i danzatori, augurandosi che inizi una nuova fase anche per l’arte e i teatri. Bolle stesso, nella breve intervista concessa, ha precisato che si esibiva per la prima volta nel corso dell’anno. Non ha mancato di ricordare Carla Fracci, recentemente scomparsa, sua maestra e compagna di danza. Per una decina di minuti, mi sono elevata da terra e ho immaginato di volteggiare anch’io, in un certo senso è avvenuto, anche se non fisicamente. Potere dell’arte in tutte le sue declinazioni, un cibo per l’anima di cui non siamo mai sazi. Trovo appropriato accompagnare feste e ricorrenze nazionali, con la bellezza della poesia, o della danza, o di qualsivoglia manifestazione artistica. Anche cinema e televisione possono offrire uno spettacolo all’altezza delle aspettative, incontrando i giovani su un terreno più abbordabile. Numerose sono le iniziative per celebrare questo significativo anniversario. Da valorizzare le testimonianze delle donne che per la prima volta votarono quel lontano 2 giugno 1946, come Dosolina che era fiera di raccontarlo alla nipote Ines. La Repubblica è nata anche grazie al loro contributo. Io mi affido alle parole di un presidente molto amato, Sandro Pertini che così si esprimeva, nel Messaggio di fine anno agli Italiani 1979: “Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi”.

Integrazione, facile a dirsi…

Sto seguendo con apprensione il caso di Saman, la diciottenne pakistana scomparsa. Spero non sia successo ciò che si teme, che sia stata eliminata perché si rifiutava di sposare un cugino imposto dal padre. Ai primi di maggio i genitori sono partiti in fretta e furia per il Pakistan e un cugino è stato rintracciato in Francia. Gira anche un video inquietante di uomini attrezzati di pale e sacchetti di plastica che fa pensare a una soluzione tremenda. Ho difficoltà a credere che siamo nel terzo millennio, in Europa, dove i matrimoni combinati erano prassi tra le classi abbienti durante il Medio Evo. Con la globalizzazione il mondo si è fatto più piccolo, ma l’integrazione rimane un problema. Saman, quasi certamente nata in Italia, era integrata: aveva rifiutato le nozze imposte, aveva denunciato i genitori per abuso di potere, era stata affidata ad una comunità da cui era uscita al compimento del diciottesimo anno, forse attratta da una proposta ingannevole. Aveva reagito alla violenza psicologica, indignandosi come naturale che sia per ogni persona di buon senso nel nostro mondo occidentale, pure confuso e squinternato. Ho pensato più volte come sia fatale nascere in una parte o in un’altra del globo, sotto lo stesso cielo ma in contesti diametralmente opposti, dove la famiglia non è un nido accogliente ma un carcere duro. Da insegnante di alunni adolescenti, portati per natura a contestare gli adulti, ho avuto anche ragazze straniere molto protette dalle rispettive famiglie d’origine, un paio forse pilotate a proposte matrimoniali studiate a tavolino. Non so se si siano adattate oppure abbiano imposto una volontà diversa. Di tante cose che si perdono per strada “cammin facendo”, ci vengano lasciati almeno i sentimenti.

Il muro d’ombra

Sono stata in ospedale a Feltre il mese scorso, per le infiltrazioni di acido ialuronico cui mi sottopongo per conservare la cartilagine residua dell’anca. È un appuntamento che si ripete da qualche anno, per evitare l’intervento cui temo alla fine dovrò ricorrere. In ospedale a Feltre è ricoverata da sei mesi Samantha, una trentenne feltrina in coma vegetativo, dopo l’intervento per la frattura del femore a seguito di una caduta. Quando si dice la jella, povera giovane, infortunatasi banalmente e irrimediabilmente ridotta allo stadio cerebrale di un bambino di pochi mesi. Cosi riporta il quotidiano che leggo stamattina. Infinita pena per lei e scoramento per il genitore che vorrebbe – e non può – staccare la spina delle macchine che la tengono in vita. Anzi, invita i giovani a prendere in considerazione il testamento biologico, per evitare, in caso di disgrazia, il tremendo peso ai familiari di esprimersi sul mantenimento in vita di un consanguineo allo stato vegetativo. Si sta ripetendo il caso di Luana Englaro. Riconosco che la materia è ostica, ma ritengo che sarebbe bene parlarne serenamente, quando il problema non sussiste, magari sui banchi di scuola, ricorrendo all’aiuto di qualche autore classico. Che piaccia o no, la vita è legata a doppio filo alla morte, tutti ci arriviamo, senza sapere come e quando, giovani inclusi, sebbene il ciclo naturale si spalmi su un arco di tempo oggi assai lungo, per chi ha la fortuna di invecchiare. Quando ero in servizio, qualche anno fa, dopo le vacanze di Natale non rientrò un alunno, deceduto per cause naturali. Un altro fu vittima di un incidente automobilistico. Sono perdite che sconvolgono e richiedono l’intervento dello psicologo. Perciò non vedrei male una educazione sentimentale per affrontare l’argomento del fine vita con leggerezza, molto prima che avvenga. Magari ricordando che la morte non ci deve spaventare, perché come asseriva Epicuro nella Lettera sulla felicità: “Quando ci siamo noi non c’è lei, e quando c’è lei noi non ci siamo più”.

La Signora della Danza

La parola ETICA usata nel post di ieri, ritorna oggi in un contesto di bellezza riguardante la danza e Carla Fracci che l’ha splendidamente interpretata. La famosa ballerina è volata via a 84 anni, lasciando un’eredità di impegno, rigore, leggerezza, armonia riconosciuti in tutti i teatri del mondo. Ma non si comportava da star. Considerando la danza democratica, la proponeva anche in contesti diversi dal palcoscenico, duettando con artisti di altre discipline come Mina e le gemelle Kessler, accettando di essere oggetto di colorite caricature, come quella straordinaria fatta da Virginia Raffaele qualche anno fa. Interessante e significativa anche la gavetta fatta dalla Fracci, figlia di un conducente di tram e di un’operaia, che non si è montata la testa, neanche quando è diventata una danzatrice eccelsa. Sempre sorridente, mi ha colpito leggere in un’intervista al figlio che frequentava persone gentili ed evitava la scostumatezza: si era costruita da sola e difendeva giustamente il suo potenziale umano, fatto di poesia ed espressività. Non so se lei abbia influenzato i miei sogni di bambina… ma verso i sei anni mi ero fissata di fare la ballerina; può essere che la vista della Fracci in tutù e scarpette rosa abbia alimentato le mie fantasie infantili. Negli Anni Cinquanta le scuole di danza erano distanti e piuttosto irraggiungibili, così il sogno è presto rientrato. Ma mi è rimasto il gusto per il bello e la poesia, perciò anch’io devo qualcosa alla Signora della Danza, che rimarrà come un faro ad illuminare il mio percorso di vita.

Etica smarrita

ETICA SMARRITA titola l’articolo in prima pagina di un quotidiano. A mio modesto avviso sintetizza benissimo il dietro le quinte di quanto successo nella tragedia della funivia a Stresa. Il bollettino che sento in televisione di prima mattina notifica che il freno della struttura è stato disattivato volontariamente in “assoluto spregio delle più elementari regole di sicurezza”, per non perdere i soldi delle corse in un impianto che aveva segnalato problematicità e richiedeva interventi adeguati. Non ho parole, siamo tutti indignati e senza parole. Quattordici vittime e un bimbo sopravvissuto per miracolo sono un prezzo immane, per soddisfare la cupidigia di qualche irresponsabile. D’accordo che non saranno state pianificate a tavolino le morti accadute, ma remare contro la trasparenza e la sicurezza non porta mai bene. Che venga fatto di nascosto, rende il commercio ancora più obbrobrioso. Immagino come sarà il clima nelle famiglie delle vittime, e anche quello nelle famiglie dei tre indagati per l’accaduto… il dio denaro ottenebra le menti e semina zizzania ovunque. La magistratura farà il suo corso. Tra qualche settimana altre notizie riempiranno la cronaca nera. Chi dovrà convivere tutta la vita con le conseguenze della tragedia sarà il piccolo Eitan: che il futuro gli sia benigno!