2 giugno in Italia e fuori

Giubileo di platino della Regina Elisabetta II. Per rendere omaggio ai settant’anni del suo regno, il Regno Unito si ferma per quattro giorni di festa nazionale, dal 2 al 5 giugno quando i “sudditi” non andranno a lavorare. L’incoronazione della 25enne Elisabetta avvenne il 2 giugno 1953, a un anno dalla morte del padre Giorgio VI e pertanto lei è la più longeva e amata regina nella storia del Regno Unito. Seguirò parte degli avvenimenti, soprattutto domenica con la sfilata degli artisti di strada. Dietro le quinte, mi piacerebbe intervistate la sovrana e chiederle il segreto di tanta resistenza, spalmata in un così lungo arco temporale. Se potesse, suppongo che rinuncerebbe volentieri ai festeggiamenti, per dedicarsi più volentieri agli amati cani. Oggi 2 Giugno ricorre la Festa della Repubblica, nata all’indomani del Referendum 2 giugno 1946 con cui gli Italiani – le donne votavano per la prima volta – chiusero con la monarchia e girarono pagina. Non abbiamo ancora avuto un Presidente della Repubblica donna e chissà se la nostra storia recente, nel caso sarebbe stata diversa. Mattarella, Presidente in carica al suo secondo mandato, si sarebbe meritato un giusto pensionamento e invece replica. Temo che le donne debbano sgobbare molto di più degli uomini per rivestire ruoli di prestigio, specie in Italia dove fa ancora comodo mantenere separata la carriera dalla famiglia. Non escludo che essere un paese mediterraneo, sottoposto a sbalzi di temperatura possa avere influenze poco concilianti. Comunque sarebbe bello che ci fosse a breve un cambio di scena, con un più sostanzioso contributo in politica del gentil sesso che potrebbe dimostrare di avere molte altre carte da giocare, oltre alla gentilezza, come succede altrove.

Bacco, tabacco e Venere…

31 Maggio 2022, Giornata Mondiale senza tabacco. Quest’anno lo slogan della campagna globale contro il fumo indetta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è: “Il tabacco: una minaccia per il nostro ambiente”. Lo scopo è far riflettere non solo sulla salute dell’individuo, ma anche sulle conseguenze estremamente gravi dal punto di vista ambientale, in seguito alla coltivazione del tabacco. Quanto agli effetti sulla salute, è risaputo – e sottovalutato – che il fumo di sigaretta rappresenta la seconda causa di morte nel mondo e la prima causa di morte evitabile. Dati sulle fasce d’età più coinvolte si trovano facilmente sul web. La premessa mi serve per introdurre un dato personale: mio padre Arcangelo era un accanito fumatore, stroncato da infarto a 58 anni, mentre io non fumo. Non credo che le due cose siano collegate, ma se lo fossero non mi stupirei. Quando in gioventù ho provato a fumare, non ci sono riuscita; mi dava fastidio…forse per una ipertrofia dei turbinati che mi rende molto sensibile alle sostanze inalate. Le persone che frequento, nella stragrande maggioranza non fumano. D’altronde da un bel po’ nei locali al chiuso non si fuma, oppure ci sono stanze adibite. Qualche piccolo passo è stato fatto, almeno per circoscrivere il problema. Purtroppo so di persone che sono morte, vittime del fumo passivo della consorte, oppure per averlo inalato nell’ambiente di lavoro. A suo tempo, non era accogliente entrare in uno studio medico avvolto da un’acre nube di fumo. Questo fino agli Anni Settanta (risale all’11.11.1975 la prima legge N. 584 sul fumo). Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, ma il pericolo della dipendenza riguarda soprattutto i giovanissimi che fumano la prima sigaretta già alle scuole medie. Meglio se mi sbaglio. Chiudo con una massima che dice tutto: “Il fumo è un’unità di misura alternativa al Tempo” (Michele Renzullo Author)

Educare e Istruire

Test Invalsi in Veneto: “Un ragazzo su tre non capisce ciò che legge”, è il titolo di un articolo che leggo in internet. Interessante il punto di vista dell’Ufficio scolastico, rappresentato dalla dott.ssa Carmela Palumbo, che mi trova d’accordo: “Povertà lessicale dovuta anche alla tecnologia”. Mi chiedo da insegnante in pensione cos’altro possa nascondersi dietro alla congiunzione ‘anche’, sapendo che l’argomento è ostico. Non voglio infierire sulla categoria di cui ho fatto parte, né prendermela con gli studenti, penalizzati dal lungo periodo di emergenza sanitaria, in una fase della crescita quando le relazioni sono come le ciliegie, una tira l’altra. Tra l’altro oggi è giornata di sciopero della scuola, proclamato da CGIL, CISL, UIL a pochi giorni dalla fine dell’anno scolastico. Sul tavolo, anche il rinnovo del contratto scaduto da tre anni. Telefono a una collega in servizio, sperando che il risultato del test rispecchi una situazione problematica per eccesso, ma vengo smentita perché l’impoverimento culturale è anche più vasto, una sorta di mare magnum dove solo pochi volenterosi studenti se la cavano. La stragrande maggioranza conta di essere ammesso alla classe successiva, sulla base di scelte che poco hanno da spartire con il merito e molto con la stanchezza dei docenti, subissati dalle critiche dei genitori, sovente astiosi. Il quadro è desolante: non invidio i professori; mi fanno pena gli studenti demotivati che sfuggono al sacrificio; comprendo le ansie delle famiglie cui ricordo una cosa ovvia: la prima comunità educante è la famiglia, piaccia o non piaccia. Un paio di settimane fa ho letto un articolo sul disimpegno dei giovani, che i vari intervistati attribuivano a questo o quello. Mi è parsa convincente la psicologa Maria Rita Parsi, che lamentava la mancanza di esempi positivi tra gli adulti i quali, impedendo ai giovani di mettersi in gioco e di sbagliare, tolgono loro la speranza di conquistarsi degli obiettivi. Emetto un sospiro misto di scoramento e di speranza.

Non sempre “L’erba del vicino è sempre più verde”

È il momento di trasformare il dolore in azione: parole di Joe Biden per commentare l’immane tragedia successa in Texas, dove Salvador Ramos, un 18enne pluriarmato ha fatto fuoco in una scuola elementare, uccidendo a sangue freddo 19 bambini, tutti tra i 6 e i 10 anni, più due maestre. Prima aveva ferito la nonna che aveva tentato di disarmarlo. Il giovane assassino, poi abbattuto dalle forze dell’ordine si era regalato il fucile mitragliatore per il compleanno. Notizie che non si dovrebbero sentire, anzi questi misfatti non dovrebbero succedere. Un massacro che allunga l’elenco delle oltre 200 sparatorie di massa dall’inizio dell’anno in America, dove la lobby delle armi va forte. Però il grilletto facile favorisce la violenza. Chissà cosa passava per la testa del giovane pistolero, per scaricare il fucile sulle vittime inermi… facile pensare che fosse di instabile equilibrio, con un passato disturbato… sento dalla tivù che era balbuziente e viveva con la nonna, essendo la madre tossicodipendente. A un amico che gli chiedeva cosa avrebbe fatto delle armi, aveva risposto: “Lo vedrai!”. Probabile che avesse pianificato l’assalto. Di certo non aveva l’equilibrio per impossessarsi di un fucile. Sposto la riflessione sui genitori delle vittime innocenti, molte bambine sorridenti, come da foto postate. Pietà anche per le maestre, entrambe madri, Irma Garcia addirittura di quattro figli. L’angoscia è tanta e davvero non ho parole. Mi è capitato più volte di sentire che siamo ‘succubi’ dell’America, da quando ci ha aiutato a uscire dai grovigli dell’ultima guerra…che seguiamo troppo le mode d’oltreoceano, che preferiamo guardar fuori piuttosto che dentro casa…e via discorrendo. Credo che l’America abbia i suoi guai e uno è senz’altro il rapporto che i cittadini hanno con le armi: troppo disinvolto, superficiale, pericoloso. Certo di persone disturbate ce ne sono parecchie dovunque e di tutte le età. Ma almeno dalle armi prendiamo le distanze, che il pericolo serpeggia lo stesso tra le pieghe del quotidiano. E teniamoci ben cara la normalità, senza considerare “L’erba del vicino è sempre più verde”.

La luce sul male

La mafia è acquattata: parole di Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone, assassinato trent’anni fa con la moglie e la scorta, mentre tornava a casa, guidando di persona l’auto poi esplosa. Vedo e sento la professoressa Maria Falcone, ospite del programma di Mara Venier. C’è anche Pif (pseudonimo di Pier Francesco Diliberto) su cui sposto l’attenzione, perché condivido il suo punto di vista, quando dice che è ora di festeggiare Falcone, nel senso che va ricordato l’operato del magistrato, intenso, complesso e produttivo, mettendo in secondo piano la tragica morte, compresa quella delle altre vittime di mafia, che sono un numero inimmaginabile: settecento, se ho udito bene! Tanti sono i murales coi volti dei due amici-magistrati diffusi per Palermo e pure sulle pareti delle scuole, perché le loro idee fruttificano tra chi non li ha conosciuti ed è necessario tenere viva la fonte del loro pensiero, diffondendo la conoscenza del loro operato. Mi pare che Pif abbia elaborato una app per rammentare il percorso del magistrato e cercherò di scaricarla. Maria Falcone, che con Lara Sirignano ha scritto: ‘L’eredità di un giudice: Trent’anni in nome di mio fratello’ dice di essere ferma al momento dell’attentato. A me pare che non siano passati trent’anni da quando la ferale notizia mi giunse dalla tivù (tra l’altro, anche lei la ricevette dallo schermo). Nel mentre non tutto è cambiato, ma alcune cose sì, soprattutto la mentalità culturale che consente di parlarne e di non archiviare, permettendo ai giovani di accostarsi alla cultura della legalità. Non mi considero ottimista di natura, la mia amica Pia mi attribuisce un realismo felice che stempera il male e si risolve con un sorriso, quantomeno negli scritti. Questa considerazione mi rasserena e stende una pennellata di luce anche sul male.

Trent’anni dopo

Inaugurata ieri all’aereoporto di Palermo la Mostra permanente per ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a trent’anni dalle stragi di Capaci e Via D’Amelio del ’92. La vita dei due magistrati anti-mafia viene ricostruita attraverso le fotografie messe a disposizione dai familiari e dall’archivio fotografico dell’ANSA. Presenti le autorità e i rappresentati delle forze dell’ordine e degli enti negli aeroporti, mi piace soffermarmi sulla parola ‘permanente’ perché l’omaggio alla memoria e al sacrificio dei due magistrati deve essere imperituro. Quando successero gli attentati, abitavo a Possagno in un appartamento al secondo piano del Condominio all’inizio del Viale Canova: mio figlio non aveva ancora quattro anni e la notizia mi colpì molto. Nei giorni successivi mi procurai quotidiani e riviste che lessi freneticamente. Decisi che dovevo in qualche modo mettermi dentro casa la presenza dei due amici, tanto impegnati da essere soppressi. Così commissionai a mio cognato a Milano (là era più facile) di procurarmi un poster dei magistrati che tuttora sta in camera mia e mi aiuta a procedere sulla via della correttezza. Feci anche stampare la loro immagine su due magliette estive, una per me e una per il mio bambino. Mi interrogo su come loro avrebbero risposto a quesiti di ordinaria amministrazione, oppure a tematiche riguardanti la guerra Russia-Ucraina in corso… tipo ‘Inviare o no armi in Ucraina?’ – che risolvo per forza da sola. Ma con la percezione che una luce soffusa esca dal poster e venga ad alleggerirmi il cuore. Dopodomani estraggo dal cassetto la maglina con stampati i volti dei due amici-magistrati e la indosso. Sono sicura che mi sta ancora bene.

Oggi Latino (e Greco)

Oggi martedi faccio quello che solitamente sbrigo al lunedì, spesa compresa, preceduta da sosta al bar, meno affollato perché non è giorno di mercato. Ho il Corriere tutto per me e spulcio con cura ciò che mi serve per il post, che trovo a pag. 27, nello spazio intitolato ‘Il personaggio’. Trattasi di Matteo, studente 18enne del Liceo Classico di Sarzana, che ha vinto il Concorso Certamen Ciceronianum Arpinas (trattasi di traduzione dal Latino, organizzata dal Centro Studi di Arpino – Frosinone), contro 230 studenti, alcuni stranieri e uno dalla Corea del Sud. La prestigiosa competizione si tiene dall’Ottanta, quindi deduco che la lingua latina, madre dell’Italiano goda di buona salute. Questo è già un conforto, come sapere che ci siano studenti interessati a mantenerla viva. Leggo nell’articolo che Matteo si scambia battute in latino con i compagni di studio, evitando di farlo, fuori dell’ambiente culturale, e si capisce. Il pezzo tradotto era da un’Orazione di Cicerone, famoso avvocato troppo osannato per i miei gusti. Io preferivo Giulio Cesare: semplice, lineare, chiaro come un buon giornalista dei giorni nostri. In ogni caso, essendomi esercitata per cinque anni anche in greco, mi sono affezionata di più a quella cultura e a quella lingua, che non a caso fecero scuola ai romani. Mi è rimasta impressa la frase: Graecia capta ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio = la Grecia conquistata (dai Romani) prese il selvaggio vincitore ed introdusse le arti nel Lazio contadino. Insomma, da qualunque parte si consideri, la nostra cultura deriva da lì, dove nacque pure la democrazia. Non sarebbe male ricordarlo, o meglio ricordarlo a qualcuno che tiene le fila del destino dell’Europa…Da ultimo, mi sovviene che parecchi anni fa comprai un corso di greco moderno, con la speranza di mettere piede in Grecia, dove sono stata di sfuggita. Magari ci torno da pensionata, con le mie amiche Adriana e Lucia. Per oggi, calimera (buongiorno in greco)!

Annessi e connessi bellici

Monastero di San Giorgio nell’est dell’Ucraina distrutto da un missile russo. Aggravante, se possibile, apprendere che l’eremo appartiene al patriarcato di Mosca, guidato dal patriarca Kirill. Risalente al 1526, vi avevano trovato rifugio diversi civili fino allo scorso marzo. Per la seconda volta in due mesi è finito sotto le bombe russe. La struttura ospitava anche una scuola pubblica e una scuola parrocchiale. Un ennesimo affronto all’Ucraina, al suo patrimonio e alle sue radici culturali. Dall’inizio della guerra, un centinaio di edifici religiosi sono stati distrutti o danneggiati. Vedo in internet una foto di com’era il Monastero prima della guerra: mi colpisce il turchese delle cupole, un colore rilassante…sbriciolato con il resto del complesso monumentale. Il proverbio ‘Al peggio non c’è fine’ pare proprio appropriato. La parola monastero/eremo evoca di per sé pace e tranquillità, un luogo dove i pellegrini di un tempo trovavano asilo, e i civili di oggi riparo dagli attacchi nemici…fino a prova contraria. Ho fatto esperienza dell’ambiente ‘protetto’ del monastero un paio di volte nella vita: a Praglia con gli studenti delle medie, quando insegnavo e al Monastero dei frati cappuccini di Savona per la premiazione del Concorso letterario ‘Insieme nel mondo’ cui avevo partecipato. In quest’ultimo avevo anche pernottato, oltre che condiviso pranzo e cena con i frati, cordiali e alla mano. Fu là che ebbi ispirazione per realizzare un orto dei semplici (piante aromatiche) e mettere a dimora piante grasse in contenitori stravaganti, come faceva il frate che se ne occupava. Sono convinta che chiunque sia passato per un monastero, si sia portato dietro un carico di buonumore e di leggerezza, doti purtroppo ignorate da chi fa la guerra.

In ricordo di Alice

Il nome Alice mi evoca contenuti leggeri, credo dipenda dal romanzo di Lewis Carroll “Alice ne Paese delle Meraviglie”. Ho anche avuto qualche alunna con questo nome grazioso, e poi in ambito musicale c’è la cantante, cantautrice, compositrice italiana ALICE (pseudonimo di Carla Bissi (nata a Forlì il 26 settembre 1954), quasi mia coetanea. Chiamarsi Alice ed essere colpita a morte dal fratello, con 17 coltellate, in strada mi sembra ancora più pesante di quanto non lo sia, senza il carico del nome diventato un’aggravante. Lo sento per la trasmissione La Vita in Diretta, condotta da Alberto Matano. Vedo le foto della giovane vittima, una dove indossa scarpe da danza, per cui suppongo praticasse quest’arte. Madre di un bimbo piccolo, era scesa a portare fuori il cane, dove il fratello l’ha aggredita e colpita a morte. Il marito dalla finestra assiste impotente all’omicidio e si barrica in casa per paura che la furia del cognato colpisca anche lui e il figlioletto. Ma si può, dico io, sopprimere una vita così? Lascio alle notizie dare altre informazioni sull’esecutore – immagino squilibrato – del nefando episodio. Pensare che ho sempre sentito la mancanza di un fratello, invidio chi ce l’ha e mi trovo spesso a chiedermi come potrebbe aiutarmi e confortarmi nelle situazioni di emergenza. Sono desolata di dover prendere atto che il male è diffuso ovunque, anche dove per affinità parentale non dovrebbe. Certo è un’eccezione in ambito familiare dove spesso le donne sono vittime dei mariti o dei compagni. Sempre di femminicidio si tratta e la lista delle vittime si allunga vergognosamente. Meglio non averlo, un fratello assassino. Un pensiero pietoso alla vittima di turno e di conforto a chi la dovrà piangere.

La Cultura unisce il Mondo

Durante un’intervista sento Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo parlare dei caschi blu della cultura, operanti in Italia e all’estero. Mi informo: il 31 marzo scorso l’Italia ha infatti istituito con decreto ministeriale i caschi blu della cultura, una unità specializzata da esperti civili e militari, a difesa del patrimonio culturale e per contrastare il traffico illecito di opere d’arte. In realtà l’idea era stata lanciata sette anni fa dallo stesso ministro, quando in Iraq e Siria siti storici erano minacciati dal vandalismo dell’ISIS. Mi pare un’ottima idea, considerata anche l’eccellenza dell’Italia in questo ambito. La Task Force potrà intervenire all’estero, per la difesa del patrimonio culturale dai danni derivanti da svariati motivi, guerra compresa. Potrà operare su invito dell’UNESCO come concordato nel corso dell’ultimo G20 Cultura. Al di là del protocollo ufficiale, mi piace pensare al fermento che si genera attorno alle opere d’arte in zone di crisi: carabinieri, storici dell’arte, studiosi e restauratori…coinvolti nella stessa opera di salvataggio culturale, laddove la cultura è il cuore pulsante di un Paese. Mi attrae tanto questo argomento che vorrei imbastirci attorno una storia, breve o lunga ancora non so, ma con l’obiettivo di affermare la convinzione personale che attraverso le varie espressioni artistiche si trasmette la sensibilità di una nazione. Senza contare che visitare musei, mostre e luoghi d’arte è come andare a nozze con gli artisti, esperienza sospesa durante il lungo lockdown. Da oggi, primo maggio, le mascherine vengono accantonate – non tolte di mezzo – e si riprende la strada maestra verso una normalità consapevole, ricca di bellezza da riscoprire e da conoscere.