Ombre sulla nascita

Mia madre faceva l’ostetrica, anzi la levatrice come preferivano chiamarla le donne che partorivano a casa, prima dell’ospedalizzazione del parto. Le ho dedicato un libro intitolato C’era una volta l’ostetrica condotta, piccole storie di donne grandi, presentato nel 2008, l’anno dopo la sua dipartita. In copertina una bella foto di lei sulla lambretta, il suo cavallo di battaglia, con me sul sellino posteriore: foto simbolica del viaggio della vita. Per un certo periodo, mia madre lavorò anche in ospedale, reparto Ginecologia dove le mamme sostavano con i neonati fino alle dimissioni. Una volta la seguii, per assistere a un parto in diretta: super emozionante, provare per credere. La nascita è un evento straordinario, che ti riempie di energia, se tutto va bene. A casa il parto era più naturale, ma rischioso in caso di problemi. Oggi molti considerano la nascita in ospedale alla stregua di una malattia. Comunque sia, quando una creatura viene alla luce, chi assiste al prodigio dovrebbe sentirsi in festa. Clima festoso non doveva esserci nel reparto di Ginecologia dell’ospedale santa Chiara di Trento, se in cinque anni ci sono state 62 dimissioni. La Procura ha aperto un fascicolo sulla scomparsa della ginecologa Sara Pedri, scomparsa dal 4 marzo scorso. Leggo di liti in sala parto e addirittura di lancio di strumenti… spero siano esagerazioni. Sta di fatto che la 31enne di Forlì non era più la stessa e non si sa che fine abbia fatto, anche se il ritrovamento della sua auto nei pressi di un ponte non fa ben sperare. Intanto il direttore generale è stato trasferito e pure il primario del reparto. In attesa di conoscere il seguito della tristissima vicenda, mi chiedo come un evento così luminoso come la nascita può essere oscurato dalla fragilità umana, magari lasciata allo sbaraglio.

Stasera incontro con l’autore

Giovedì, giorno di mercato in paese, oggi quasi trascurato perché stasera c’è l’incontro con l’autore – che sarei io – e devo fare le prove audio in Centro Sociale. Per fortuna c’è quel mago che risponde al nome di Manuel che sopperisce a tutti i difetti strumentali dell’attrezzatura obsoleta: lui porta da casa proiettore e microfoni, pc portatile, cuffie, chiavette… e soprattutto il suo entusiasmo giovanile che unito alla competenza sono una doppia risorsa. Io ci metto una pianta di curcuma, la più simile ai fiori viola di Iris che compaiono magicamente sulla parete, per accogliere il pubblico in entrata. In uscita ci penserà Lucia, che interpreterà il dolce brano di Biagio Antonacci intitolato Iris. Quello che succederà tra l’inizio e la fine dell’incontro rimane per ora top secret e dovrete venire a vederlo coi vostri occhi. Spero che il tempo sia clemente e non comprometta ciò che abbiamo preparato con cura, perché trattasi di lavoro sinergico, dove confluiscono diverse arti: poesia, pittura, scrittura, lettura espressiva, musica, pedagogia… e umanità generosa, illuminata dalla conoscenza. Ringrazio pubblicamente i miei collaboratori e chi mi ha sostenuto nell’impresa di offrire un momento di leggerezza, dopo tanti mesi di distanziamento sociale. La mia gratitudine si estende all’amministrazione comunale, sempre sensibile alle proposte culturali. La presenza del pubblico costituisce il prezioso corollario dell’evento. Non è obbligatorio acquistare il libro, ma sarebbe un conforto se potessi avere un riscontro della lettura. Perché temo che continuerò a scrivere.

Ciao, Raffaella!

Non so se posso definirmi una fan di Raffaella Carrà, nel senso che non ero abbonata ai suoi programmi televisivi. Però ne ammiravo l’esuberanza e la disinvoltura nell’intrattenere il pubblico, sia grazie alle sue performance fisiche, sia alla gentilezza della conversazione soprattutto telefonica. Che fosse bionda (ossigenata) poteva essere un deterrente, perché preferisco i capelli al naturale, ma nel suo caso ho sorvolato. Da ragazza le ammiravo il ventre piatto, mentre mi lasciava del tutto indifferente l’ombelico esibito, che pare abbia dato uno scossone all’Italia bacchettona. Mi sarebbe piaciuto averla come zia, o sorella maggiore, perché la percepivo affidabile e rassicurante. Dietro la smagliante figura di soubrette, credo fosse una persona di spessore, amata dal pubblico che l’aveva a cuore. Anche impegnata con discrezione nel sociale, il che le fa onore. Leggo che ha vissuto con riservatezza la malattia, per non turbare i moltissimi fan, come fece il grande Fabrizio Frizzi. Concordo con chi ritiene sia stato un atto di delicatezza nei confronti del suo pubblico, preservarlo da interesse talora morboso verso un personaggio che aveva rifiutato la parte di diva. Insomma, una lezione di eleganza nel mare magnum dello star system. Brava Raffaella, vera Signora della tivù.

Un velo di pietà

Leggo dei fatti che sembrano usciti dai libri di storia, oppure dalla trama di un film. Mi riferisco a quanto successo nell’ovest del Canada: il ritrovamento di 761resti umani, moltissimi di bambini, rinvenuti nelle adiacenze di un collegio gestito dai preti per nativi, ossia di indigeni sottratti alle famiglie di origine, per introdurli alla cultura bianca. Per associazione, mi è tornato alla mente il bellissimo film Philomena, del 2013, che scopre una storia vera: nel 1952, in Irlanda, l’adolescente Philomena, rimasta incinta, viene scacciata dalla famiglia e confinata in un convento dove partorisce il figlio che le viene sottratto e poi dato in adozione a una coppia americana. Con l’aiuto di un giornalista, da adulta lo cerca, scoperchiando abusi commessi e fosse comuni di vittime innocenti. Quando la realtà supera la fantasia. Stamattina ho sentito che in Canada si sono verificati incendi dolosi appiccati alle chiese dai nativi, per ritorsione contro la drammatica scoperta che lascia stordito anche Papa Francesco. Voglio sperare che i decessi di tanti minori siano da attribuire a morti naturali… ma non annulla la pietà per la perdita della vita tanto lontana da casa. Il che aprirebbe un dibattito sull’invadenza dell’Occidente nel colonizzare parti del mondo sottomesse con la forza. A scuola parlavo malvolentieri delle crociate e delle guerre di religione, argomenti piuttosto scomodi da alleggerire, per rimanere obiettivi. Assodato che il male esiste, e che sa anche camuffarsi bene, per il momento mi limito a prendere atto della notizia, stendendo un velo di pietà sulle centinaia di vittime tornate allo scoperto.

Sardegna in lutto

Muore dopo aver salvato la figlia e due amiche in mare. È successo in Sardegna, la vittima un 60enne di nome Fernando Porcu. Sono angosciata di scrivere di decessi in posti che hanno sapore di vacanza. In Sardegna non ci sono ancora stata, ma è come se ci fossi nata, grazie alla lettura di vari romanzi di Grazia Deledda, sarda di Nuoro, ripetente la quinta elementare perché “intelligentina”, secondo il giudizio della sua maestra, unica donna italiana insignita del Nobel per la Letteratura nel 1926. A sostenere la mia simpatia per l’isola, come ho scritto in un precedente post, ci pensa Massimiliano, un caro collega sardo, peraltro legato al Veneto dove insegnò Scienze Motorie anni fa, che da lì mi invia foto stupende. Ma ci deve essere un’attrazione inconscia per ciò che rappresenta l’isola in generale, luogo di silenzio e di pace, posto dell’anima per una persona creativa, o che si ritiene tale, come me. Non so quanto incida nella sventura la voglia di riprendersi dopo un anno e mezzo di isolamento sociale, però ho l’impressione che la bellezza della rinascita (qualcuno preferisce il termine ripartenza o addirittura ripresa) sia offuscata da un eccesso di disgrazie, proprio nei luoghi deputati al benessere psico-fisico. Tornando al caso segnalato, lo sforzo compiuto dal signor Fernando gli è stato fatale e non c’entrano disattenzioni altrui. Forse un’imprudenza immergersi in acque col mare mosso? La figlia se ne farà una colpa e le bambine non scorderanno cos’è successo. E proveranno per sempre gratitudine per chi ha sacrificato la sua vita, per tutelare la loro.

Sangue sul Piave

Da ragazza andavo anch’io a prendere il sole sul greto del Piave, una sorta di spiaggia alternativa che qualcuno definiva dei poveri, e si intuisce il perché: accesso libero, niente divieti, adattamento obbligatorio. Il bagno no, l’acqua del fiume è fredda, al massimo il pediluvio. Tra le pietre calde e l’acciottolato che delimita le sponde circolavano molti insetti, uno dei quali mi ha lasciato un ricordo sulla pelle che sembra una scottatura. L’abbronzatura di fiume costa in termini psicologici, perché è scomoda e faticosa. A un tiro di schioppo se uno abita nei pressi del fiume sacro alla Patria, come la sfortunata barista di Pieve di Soligo, accoltellata ieri da uno squilibrato 35enne che si sentiva preso da una grande rabbia! Sono desolata e pietosa verso la vittima, pare scelta a caso, e mi disorienta la malattia mentale che esplode improvvisa ed irreparabile. Non dovrebbero mai succedere questi misfatti, in luoghi di alto valore simbolico e di bellezze naturali gratuite, offerteci dal Padreterno per sollevarci il corpo e l’anima. È dell’altro giorno l’incidente nautico sul Garda. Temo che anche dai monti arriverà qualche triste notizia… eppure non possiamo rinchiuderci in casa dopo tanti mesi di penitenza, proprio ora che l’Italia è quasi del tutto in zona bianca. Certo che l’ansia di scontrarmi col matto di turno mi turba più di venire a contatto con un soggetto no vax, non credo che sarò presa dalla smania della villeggiatura, mi accontento di essere in salute e mi impegno a mantenerla. Se ci scappa una giornata al mare o in montagna in compagnia, ben venga! Mentre scrivo sono sotto il glicine, che dopo la drastica potatura di febbraio si è già ricoperto di fogliame ombreggiante. Un delizioso venticello si insinua tra i capelli… se chiudo gli occhi immagino di essere sotto un gazebo al mare, senza odore di crema solare, schizzi e schiamazzi!

Bimbo scomparso ritrovato

Una bella notizia: è stato ritrovato Nicola, il bimbo di 21 mesi sparito dalla sua abitazione, in una zona isolata in provincia di Firenze tre giorni fa. Sembra si fosse allontanato da solo, è stato ritrovato in buone condizioni e tanto basta: una storia a lieto fine, che poteva avere risvolti tragici. Mi ha girato la notizia Paola, che abita a Nazareth e ciò dà l’idea di come la vicenda abbia tenuto col fiato sospeso dentro e fuori “casa”. Immagino l’angoscia della madre, che ha un altro figlio di quattro anni e la trepidazione delle centinaia di persone che si sono messe alla ricerca del bimbo scomparso. Nel privato vissi anch’io un paio d’ore tremende, quando mio figlio di sette anni si era perso… dietro una gran coppa di gelato, col terrore di non poterlo rivedere. Lo avevo lasciato seduto a un tavolo della gelateria, per comprare delle cartoline nella tabaccheria di fronte… una leggerezza che mi ha sconvolto la vita per due ore infinite, risoltasi in un pianto liberatorio alla sua ricomparsa, per mano di un ragazzetto che si era messo generosamente sulle mie tracce. Quando ricordo l’episodio, provo ancora un brivido di sgomento. Chissà se il piccolo Nicola potrà chiarire, forse è meglio per lui di no… Comunque la vicenda mi suggerisce altre considerazioni che riguardano il rapporto genitori-figli: succede che una madre perda di vista il figlio quando questi è cresciuto, è maggiorenne e vuole rompere il legame con la famiglia, per indipendenza, per dissapori, per svariate ragioni, e nessuno può restituirglielo. Queste sono le perdite più dolorose, non infrequenti, che nessuna ricerca può sanare. Salvo un aggiustamento dei ruoli e degli equilibri, con reciproca salutare comprensione.

Incidente nautico sul Garda

Chi può godersi il mare da una barca è un privilegiato. Salvo morirci, come è capitato alla giovane coppia a Salò: lei 25enne studentessa universitaria, bellissima, lui il suo bel compagno 37enne, una coppia affiatata che rientrava dalla cena con il natante, investito in pieno da un motoscafo condotto da due tedeschi che non si sono accorti dell’incidente (!) e pertanto non li hanno nemmeno soccorsi. Lui morto sul colpo, col ventre squarciato dall’elica, lei ripescata in acqua con gli arti inferiori parzialmente recisi. Bruttissima storia, che ne evoca altre successe in mare, a danno di ignari bagnanti o natanti. Quando si dice la jella (mi verrebbe da usare una parolaccia accreditata tra i giovani e non solo): i due sfortunati erano giovani, belli, innamorati, presumibilmente in vacanza, sportivo amatoriale lui proprietario della piccola imbarcazione in legno… e vedi che fine hanno fatto! I due turisti sul motoscafo a nolo che si erano allontanati senza prestare soccorso, sono ora indagati per omicidio colposo e omissione di soccorso, praticamente altre due vite messe a soqquadro, anche se non private dell’esistenza. Di solito gli incidenti si verificano sulla strada, cielo e terra non ne sono esenti… ma in un posto bello come il lago non dovrebbe succedere. L’acqua è un elemento vitale: penso alla Venere del Botticelli che sorge dalle acque, alle poesie dedicate al mare, alla simbologia di riferimento… ai versi “Chiare, fresche et dolci acque” del Petrarca che vengono offuscati dai gravi incidenti causati dall’imperizia e dalla superficialità umana. Quando va bene.

La prima Rettrice dell’università di Padova

Accolgo con grande piacere la notizia che è stata eletta la prima Rettrice dell’Università di Padova: Daniela Mapelli, 55 anni, docente di Neuropsicologia e riabilitazione psicologica, madre di due figli. Dopo 800 anni dalla fondazione del prestigioso ateneo, ben venga, anche se la neo eletta ha tenuto a precisare: “Mi piacerebbe che un giorno si parlasse di competenza non più di genere”. Del resto Padova annovera la prima donna laureatasi al mondo: in Filosofia, nel 1678, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, simbolo di emancipazione femminile. Nata nel 1222, l’università di Padova è una delle più antiche, dove insegnò anche Galileo Galilei come dottore di Matematica e Fisica, durante “i 18 anni migliori di tutta la mia vita” (parole sue), dal 1592 al 1610. In Prato della Valle, tra le 78 statue dei padovani illustri che cingono l’isola Memmia c’è anche lui, che pure era nato a Pisa, nel 1564. Sono stata diverse volte in visita di istruzione al Bo, sede storica dell’Università, con i miei studenti e la cattedra lignea da cui teneva le lezioni il grande pisano era uno degli obiettivi più interessanti. Era oggetto di riflessione anche il motto: Universa Universis Patavina Libertas = la libertà di Padova è universale e per tutti, a sottolineare la libertà di pensiero che la contraddistingueva. La mia Laurea in Lettere risale al 1976 ed ha rappresentato una tappa importante della mia vita. Oggi credo che molte cose siano cambiate, dopo il covid e le lezioni da remoto. Percepisco nuove difficoltà di relazione tra docenti e discenti e l’approccio allo studio si è in parte disumanizzato. Tuttavia rimane la grande opportunità di .migliorare il proprio bagaglio culturale, accedendo a uno dei tanti corsi universitari, per soddisfare il bisogno di specializzarsi in un qualche ramo del sapere. Condividendo il motto di Socrate: “La vera saggezza sta in colui che sa di non sapere”… quindi non si finisce mai di imparare!

Una bella storia

Tra tante notizie di cronaca più nera che bianca, stamattina ne leggo una confortante, di quelle che fanno bene al cuore, direi di un colore dorato: in provincia di Padova Greta, una bimba di otto anni, rinuncia alle sue trecce bionde perché possano essere trasformate in parrucche da destinare alle donne che hanno perso i capelli, a causa delle cure per combattere il cancro. Una bella storia, encomiabile la ragazzina, sensibilizzata al problema dal padre che lavora allo IOV (Istituto Oncologico Veneto); quando si dice che la mela non cade mai distante dall’albero! Anche il Presidente della Regione Veneto si è complimentato con Greta, che farà scuola a tante amichette, e non solo. Immagino l’attenzione mediatica che si sposterà su di lei, per un gesto di altruismo che suona straordinario in un periodo di confinamento sociale, per questo ancora più apprezzabile. In ambito femminile, i capelli sono una cornice del volto; lo afferma una che non può contare su dati estetici strepitosi, ma le chiome mi sono care e le curo con particolari attenzioni. Ho sempre avuto i capelli lunghi, con la scriminatura sulla fronte: raccolti a trecce da ragazzina, sciolti e ondulati sulle spalle da giovane, raccolti a coda sulla nuca da studentessa, a chignon da adulta. Sono una parte di me cui non rinuncio, forse legata alle scelte della mia vita: concentrano volontà e determinazione… in forma leggera, come ogni singolo capello nel contesto della chioma (siete autorizzati a ridere!). Tornando al gesto altruistico di Greta, i suoi capelli biondi ricresceranno in fretta e tornerà a goderseli, forse inanellandoli tra le dita, come fanno molte ragazze. Spero che il suo gesto di piccola grande donna produca altrettanta generosità.