Da giorni tenevo d’occhio il mio Ciliegio giapponese (da fiore) in attesa di cogliere l’apertura dei primi boccioli: è successo stamattina! Aprendo gli scuri dello studio, lo sguardo si è posato su un ricamo di fiorellini rosa, raggruppati a mazzetti, uno spettacolo! Non so paragonare l’emozione provata, frutto della bellezza distesa tra i rami e adornata dalla mia gratitudine. Non so cosa mi succederà oggi, ma prima di dormire metterò questo regalo della natura come la cosa più bella che ho avuto il piacere di apprezzare. La Natura è sempre un conforto, silenzioso e costante, offre spunti di riflessione anche il giorno di venerdì santo: dopo un inverno avaro di piogge e flagellato da sbalzi termici, rinascono i tulipani, messaggeri di buona sorte, le giunchiglie strizzano l’occhio all’ottimismo e i giacinti diffondono nell’aria un profumo di buono. Mi stupiscono soprattutto i fiori e le piante che nascono da soli nello spazio in cui vivo, tipo le viole sparse qua e là, per non parlare del fico in mezzo alle ortensie, del ciliegio selvatico tra le roselline tappezzanti e del susino selvatico insinuatosi tra la siepe di fottinie. Sono persuasa che il megIio della mia casa stia più fuori che dentro, cresciuto nel tempo per gli interventi straordinari della natura, più che per le mie attenzioni. La parabola del chicco di grano che muore per generare frutto si sposa benissimo con il significato religioso della giornata odierna, in cui si ricorda il sacrificio di Cristo sulla croce, successivamente risorto per redimerci. Quindi giornata di riflessione e di silenzio, favorito dal risveglio silenzioso e multicolore della natura.
Autore: Ada Cusin
Il sole ha il sopravvento sulle pulizie pasquali
Pulizie di Pasqua…. o d’estate? Mezzogiorno di giovedì santo, sto scrivendo fuori, con il sole che picchia tenacemente sul collo e sulle braccia nude. La temperatura è di fine maggio. Qualche bimbo in età scolare, da oggi in vacanza corre sul monopattino davanti casa, contando sul traffico limitato. Dal campo vicino arrivano “i discorsi” degli uccellini appostati sui rami più alti dei Noci e una farfalla bianca mi svolazza davanti. Lei libera di passare di fiore in fiore, forse vuole ricordarmi che dovrei occuparmi delle famigerate pulizie pasquali. Ma dove sta scritto? replico io, che dovrei sacrificare la piacevolezza della prima abbronzatura, per occuparmi di vetri e tende, pavimenti e cambio di armadi? Già ieri ho fatto il bagno al cane! (in zona rossa non posso portarlo dalla toelettatrice). Dovrei fare il primo taglio dell’erba, ma mi piange il cuore eliminate tutti i bottoni gialli del Tarassaco, le Pratoline e i fiorellini celesti di Veronica… succederà per forza, ma adesso voglio godermi questo rustico tripudio della natura. Tanto non sono permesse rimpatriate e così nessuno noterà se mi sono spesa in faccende domestiche. La farfallina bianca continua a volteggiarmi vezzosa davanti al naso.Tra un po’ mi alzo dalla sedia, posta dinanzi ai tulipani prossimi a sbocciare e mi trasferisco in cucina, bisognosa di intervento sanificatore. Ah, ho il pranzo pronto, comperato due ore fa al mercato locale: pasticcio di pesce, ottimo. È un mezzogiorno di sospensione. Buon pranzo a tutti!
Protagonista, il gatto!
Di prima mattina, mentre sorseggio il cappuccino con un occhio al piccolo schermo, vedo passare in sovrimpressione la scritta “I GATTI, SIMBOLO D’INDIPENDENZA” e subito mi concentro. Sabina Guzzanti, ospite della trasmissione, ne parla con trasporto, elogiando le caratteristiche del flessuoso animale, che tanto mi è caro. Non so se il libro di cui è autrice, La disfatta dei Sapiens (titolo accattivante) c’entri con il felino, ma suppongo di sì. Associo la notizia con la foto che ieri mi ha girato Erica… e ne ricavo l’argomento del post di oggi. Sissi, la splendida gatta della compianta maestra Silvia Ferracin, guarda il cielo con un atteggiamento di stupìta ammirazione, quello che spesso manca a noi umani. Lasciando perdere altre considerazioni sulla bellezza della foto – e del soggetto – ciò che mi colpisce è proprio la meraviglia dell’incanto che emerge dall’atteggiamento. Quando è successo a noi, di meravigliarci altrettanto? Forse mi è capitato nell’infanzia… devo sforzarmi parecchio per risalire tanto indietro. Di gatti ne ho avuti parecchi, ognuno col proprio nome e di temperamento diverso. Da adulta, mi sono affezionata in particolare a due maschi, Briciola e Sky, entrambi tigrati, entrambi dolcissimi. Con le femmine ho stabilito rapporti di complicità e “sorellanza”, per così dire. Tutti i miei mici hanno condiviso il tetto con dei cani e svariati uccellini, che nell’insieme sono i componenti creativi della mia esigua famiglia. È nota la mia simpatia per gli animali e la mia predilezione per i felini, che mi garantisce libri sull’argomento a ogni compleanno. L’ultimo è un simpatico manuale intitolato LA FELICITÀ È UN GATTO, con tanto di test in fondo per “calcolare il vostro Quoziente Gatto (QG)”. Il risultato del test non mi ha stupito: Sono un gatto! Pardon, una gatta…
Sono in attesa del mio prossimo romanzo
Stamattina sono stata in tipografia a prendere la bozza definitiva del mio ultimo impegno letterario, intitolato IL FARO E LA LUCE, deviando tra i campi perché sono in corso lavori importanti, lungo il tragitto verso Loria. Per rendere l’idea, provavo una sottile agitazione, come alla vigilia di un esame (ne ho sostenuti diversi in vita mia). E non sono neanche nuova alla prova, che si è rinnovata diverse volte negli ultimi dieci anni. Ricordo la forte emozione provata, quando sono tornata dalla tipografia la prima volta, con lo scatolone dei libri sul posto del passeggero: avevano in copertina la foto di mia madre e me pargoletta quattrenne sul sedile posteriore della Lambretta! Percepivo quella compagnia di carta profumata, come se avessi trasbordato una creatura! Adesso mi sono un po’ fatta le ossa, ma l’emozione di maneggiare una propria opera è sempre intensa. In questo caso, moltiplicata dal fatto che ci hanno collaborato più persone, offertesi generosamente per rendere omaggio alla memoria del mio stimato e amato professore di Liceo Classico, Armando Contro. Intendo ringraziare pubblicamente e a gran voce: Massimo (il volontario), Alberto (il giornalista), Lidia (la professoressa), Francesco e Gigliola (compagni di liceo), Angelo (il fotografo), Noè (nella doppia veste di pittore e poeta)… oltre le care persone che mi hanno sostenuto durante la elaborazione del progetto, che all’inizio ritenevo al di sopra delle mie capacità. Nei momenti difficili ho pensato a Liana, moglie del professore a cui lo dedico, e le barriere sono crollate. Lei si meriterebbe un romanzo a parte, per tenacia e resilienza. Sul titolo, per ora dico solo che allude alla luce della mente e a chi la diffonde. Il resto al prossimo blog. Buona visione della copertina!
Sardegna, luogo dell’anima
Sono stata, come di consueto a fare la spesa il lunedì nel paese vicino dove c’è un reparto pescheria, con prodotto fresco, di cui mi nutro spesso. Se no, avrei dovuto servirmi in loco e optare per quello surgelato, che non è proprio la stessa cosa. Meglio ancora se potessi acquistarlo sul posto, magari in Sardegna, come potrà fare il mio collega e amico Massimiliano, che mi manda delle foto talmente belle da togliermi il fiato, per il colore del mare, della sabbia, del silenzio che immagino, dell’ossigeno che mi apre i polmoni anche solo idealmente. So che l’Italia è tutta bella e interessante, non per nulla è identificata come il Belpaese. Anche il Veneto offre paesaggi stupendi e Massimiliano ci si è affezionato durante il suo soggiorno qui, mentre insegnava Scienze motorie nella locale scuola media. Ma il suo cuore era nella sua terra natia, dove è successivamente ritornato, lasciando la sua impronta di stima e di amicizia. Ricordo la sua dichiarazione d’amore per la Sardegna quando, in sede di colloquio d’esame, mi chiese di passargli la cartina geografica che avevo sottoposto ad un candidato – o era una candidata? – per consentirgli di esporre un argomento che c’entrava con l’isola. Fu un bell’esempio di fedeltà alle radici. Perciò sono contenta per lui che si goda un pezzo di paradiso terrestre, magari in sella alla sua “fide scudiera”, una motocicletta Honda rosso fuoco. Esistono i luoghi dell’anima, reali o immaginari dove gli scrittori ambientano le loro opere, come la citata e apprezzata Grazia Deledda. Non so se riuscirò, prima o dopo ad approdare in Sardegna, che è il mio luogo dell’anima da molto tempo. Massimiliano, aspettami!
Silenzio e Speranza
Domenica delle Palme, ore otto (ieri mattina erano le sette; dalle due è ritornata l’ora legale): silenzio anomalo, quasi inquietante! Siamo in zona rossa, di domenica, con le lancette spostate in avanti… ero abituata ad altri risvegli, quasi chiassosi, con motorini roboanti, cani gaudenti in passeggiata col padrone, runner salutisti in esercizio a ridosso dei campi. Sembra che le persone siano uscite di scena… ma so che ci sono. Stanno aspettando, come me che la tempesta si allenti perché chissà quanto ancora ci vuole perché possiamo uscire tranquillamente allo scoperto. Gli uccellini in libertà azzardano timidi pigolii, solo dopo un’ora abbondante riprendono a cantare, è già qualcosa. Dietro un cielo immusonito si intravede qualche spiraglio di luce, forse pioverà, non si sa. Mi chiedo come nobilitare la domenica precedente la Pasqua, quanto a penitenza sono a posto. Uno spot televisivo suggerisce, tra cinque consigli forniti, di sorridere, che equiparo al detto “Fare buon viso a cattiva sorte”, diciamo la verità! Magari chiamiamola resilienza, ma la sostanza è la medesima. Accendo la radio per sentirmi in compagnia, riconosco alcune voci, scrivo. A poco a poco la luce prende piede, il panorama si rasserena. La zona dove abito è prediletta dai merli, ma oggi, data la ricorrenza, sono protagoniste le tortore, che da qualche parte tubano ossessive, Pia ne sa qualcosa… Campane, sento suonare le campane! È un messaggio rincuorante: nonostante l’esordio sotto tono, sarà una buona domenica.
Spettacoli e spettacoli
Non mi sarebbe dispiaciuto recitare in una compagnia teatrale. Ne conosco un paio, di validi artisti non professionisti, che si sono esibite gli anni scorsi nei paesi vicini, con ampio consenso di pubblico. Spettacoli spesso in dialetto, cuciti addosso a persone comuni, dotate di grande comunicativa ed espressività. Purtroppo costrette al silenzio, come tanta gente del mondo dello spettacolo, compreso quello itinerante. Speravo tanto si potesse, come ipotizzato tornare al cinema da oggi e invece niente: sono costretta ad accontentarmi del cinguettio degli uccelli, in un sabato pomeriggio di costrizione. Si parlano da un noce all’altro, in via dei tigli dove abito, in prossimità del cimitero e danno spettacolo, a loro insaputa… io calcai il palco del teatro parrocchiale una sola volta, a cinque anni, danzando per aprire la rappresentazione. Ricordo il buio della sala quando spensero le luci e lo sguardo incoraggiante del maestro di musica dietro le tende. Ecco, è come se quel buio improvviso fosse tornato e si fosse riversato sul mondo intero, in attesa di uno sguardo benevolo, esterno da noi che ci salverà dalla desolazione. Non sono una fanatica delle grigliate e nemmeno una frequentatrice di sagre: apprezzo il silenzio e so stare da sola. Mi manca lo scambio culturale, la condivisione di un buon film, di un concerto, di una mostra, di una qualsivoglia opera d’arte, anche del teatro dialettale, tanto ridanciano e sagace. Dai media viene qualche apprezzabile proposta, ma non c’è paragone con uno spettacolo dal vivo. Il cane del vicino abbaia, cantano i canarini ma si tacciono gli abitanti degli alberi, forse per un moto di empatia. Alzo lo sguardo al cielo e continuo a sperare.
Luce materiale e Luce intellettuale
La giornata odierna, dedicata al risparmio energetico con la frase suggestiva “M’illumino di meno”, mi riporta ad un fatto privato che tra poco diventerà pubblico e che riguarda il mio prossimo libro IL FARO E LA LUCE. Nel mio caso si tratta di luce intellettuale, suggerita da quella materiale del faro, magistralmente interpretata dal dipinto in copertina. Sto curando gli ultimi dettagli, prima di dare l’ok alla stampa. Con questo romanzo biografico, dedicato alla memoria del mio professore di liceo Armando Contro, ho assunto l’impegno morale di rendergli omaggio, pur temendo di inciampare in varie difficoltà. A prova quasi finita, mi rasserena constatare che ne è uscito un prodotto corale, cui hanno aggiunto sostanza diverse persone, direttamente o indirettamente coinvolte: una piccola squadra di artisti di vario genere, di grande umanità. Come il professore, che sapeva coniugare benissimo sapere e nobiltà. Gli “stili di vita sostenibili” menzionati nel titolo della giornata odierna, alludono anche ai percorsi preferenziali per valorizzare le energie ed evitare gli sprechi di materie prime. Anche l’energia intellettuale va sostenuta e valorizzata, tanto quanto quella che proviene dalle fonti energetiche. Questo almeno è quello che penso io e conto di essere in buona compagnia. Se possibile, vorrei sapere come la pensano i miei lettori. Intanto… buona illuminazione!
Dantedì
Quando sostenni il colloquio, all’esame di terza media fui invitata a recitare “La Preghiera di S. Bernardo alla Vergine” (Paradiso, canto XXXIII), non proprio una passeggiata di 39 versi. Fui licenziata con il nove, ma da allora la mia simpatia per il padre della nostra letteratura virò al ribasso, preferendogli quel simpaticone di Giovanni Boccaccio del Decameron, oppure Francesco Petrarca, il languido cantore di Laura. Dante non me ne vorrà, se dico che mi è rimasta sullo stomaco l’impegnativa recitazione della sua alta poesia, richiesta in sede d’esame. Alle superiori c’è stato un analitico studio delle tre cantiche, con simpatia per l’Inferno, non fosse altro per una sorta di compartecipazione con le anime dei dannati, Paolo e Francesca in testa. All’università, liberata dagli oppressivi studi liceali, ho apprezzato altre opere del fiorentino illustre, tipo il raffinato Convivio e l’interessante De Vulgari Eloquentia. Tuttavia il magone mi è rimasto. Quando mi sono interessata alla vita raminga del nostro, costretto a “scendere e ‘l salir per l’altrui scale”, è scattata la molla giusta per riagganciarlo, e farmelo piacere. Così, maneggiando con un certo riguardo le monete da due euro, mi è parso di essermelo fatto, se non proprio amico, almeno familiare. La sua vita avventurosa è di per sé un romanzo. Un uomo colto e illuminato che ha costellato il suo percorso di versi e di opere, pagando di tasca sua per le scelte politiche. Così almeno la vedo io. Un modello esemplare, anche di coerenza politica, come ha affermato il nostro Presidente Sergio Mattarella. Da ultimo, trovo interessante e lungimirante la considerazione che il “Sommo Poeta” aveva delle donne. Giusto dedicargli il Dantedì, il 25 Marzo, giorno in cui iniziò il viaggio allegorico attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso descritto nella Commedia. Nel 700esimo anniversario della sua morte, buona Giornata Nazionale all’illustre fiorentino, più vitale che mai!
La “mia” Sardegna
Ho conosciuto (dovrei dire conobbi… ma sono veneta) la Sardegna attraverso i romanzi di Grazia Deledda, ai tempi del liceo. Non ho ancora avuto la possibilità di visitare l’isola di persona, però rientra tra i progetti futuri. Quella letteraria della scrittrice continua ad affascinarmi e su quella reale mi manda delle bellissime foto Massimiliano, un collega di Scienze motorie che ho avuto il piacere di conoscere quand’ero in servizio a Castelcucco. Lui è rientrato nella sua favolosa terra e legge i miei post a fine giornata: una soddisfazione, sapere che i miei pensieri giungano in Sardegna, da dove ricevo aggiornamenti e lodi! È un po’ come esserci, restando a casa! Saranno le storie passionali della Deledda, unica donna italiana ad aver ricevuto il Nobel per la Letteratura nel 1926, saranno i documentari, oppure le foto di Massimiliano, che ringrazio, sento uno struggimento per un luogo dove immagino starei bene, tra i profumi della macchia mediterranea, il vento e la solitudine, elementi presenti in tutti i romanzi della scrittrice. Circa cinquanta, se non ricordo male, usciti dalla penna di una donna che la maestra considerava “intelligentina” e che aveva ripetuto la quarta elementare, per rafforzare le conoscenze apprese. Infatti le bambine non erano destinate a continuare gli studi, quanto a rivestire presto il ruolo di spose e madri. Credo che la Deledda mi abbia attratto anche per le sua scelta coraggiosa di lasciare Nuoro, dov’era nata e vissuta fino al matrimonio, per venire “in continente”, al seguito del marito. Tra i romanzi letti, rimane LA MADRE quello che mi ha segnato di più, una sorta di thriller psicologico che mi sembra sia diventato un film. CANNE AL VENTO, ELIAS PORTOLU, CENERE, EDERA, COSIMA… e diversi altri sono oggetto di riletture estive. Da ragazza le sue storie mi intrigavano, adesso apprezzo la sua grande capacità descrittiva, cui talvolta tento di ispirarmi. Beh, la buona Grazia… mi farà la grazia di perdonarmi!
