Tra le prime azioni che compio di mattina, c’è quella di accendere la radio, un apparecchio datato che usava spesso mia mamma ad alto volume, non perché avesse problemi di udito, ma per godersi la musica in tutte le stanze della sua modesta casa popolare. Succedeva che non sentisse il campanello quando andavo a trovarla, con conseguente mia arrabbiatura. Ho preso la sua abitudine, ma tengo il volume basso. Non sono un’esperta in materia, mi manca la cultura musicale (e tante altre) ma seleziono ciò che mi piace, condividendo l’opinione che un Anonimo ha espresso al riguardo: “La musica è il più potente antidepressivo in commercio”. In questi giorni festivi caratterizzati dall’isolamento sociale, la musica fa buona compagnia, sia per radio che per televisione, risollevando il morale. Il programma radiofonico che ascolto in bagno verso le sette di mattina su radio VENETO UNO si chiama “Leggermente in musica”, proposta sia da orchestre sinfoniche, sia tramite brani orecchiabili. Apprezzabile, a mio dire, anche l’avverbio, che allude a proposte in punta di piedi. Un programma televisivo mattutino che tratta anche di musica è IL CAFFÈ DI RAI UNO, che intrattiene ospiti creativi in vari ambiti espressivi. Giusto durante la prima colazione, profumata dall’aroma del caffè. Così la mia giornata inizia sotto buone stelle e mi accompagna ad affrontare le incombenze domestiche con mezzo sorriso. L’altro mezzo mi viene dalla scrittura, se riesco a produrre dei versi o una cartella per un ipotetico romanzo. Il post per il blog – non a caso nominato VERBA MEA – mi esce spontaneamente, entro il primo pomeriggio, perché lo immagino all’interno di un colloquio coi miei lettori, diventati miei corrispondenti: “amici di penna” che ringrazio di esserci e di farmi buona compagnia.
Autore: Ada Cusin
Natale 2020
Ieri sera ho portato fuori il cane, ora di cena: nessuno per strada, lampioni avvolti da una coltre di nebbia che sembrava pioggerellina, qualche timida luminaria dai terrazzi, nessun rumore salvo il latrato di qualche cane. Siamo in zona rossa e obbediamo. Forse. Di sicuro ci conviene, sia per tutelare la salute, bene individuale e collettivo garantito dall’articolo 32 della nostra Costituzione, sia per non alleggerire il portafoglio. Mi sono meravigliata di non aver incrociato anima viva nel raggio di trecento metri, laddove incontravo gruppetti di giovani con radio appresso, runner, conduttori di cani… Può essere un buon segno di collaborazione con le istituzioni, si chiarirà nei prossimi giorni. Oggi, mattina di Natale anomala, umida e silenziosa. Non fa freddo e quindi non nevicherà, peccato! I canarini del vicino cantano, non a squarciagola, ma quanto basta per dare il buongiorno in musica. Devo prestare orecchio alle campane, perché le funzioni religiose hanno subito dei cambi orario. Devo accordarmi con l’atmosfera strana che avvolge persone e cose. È una mattina speciale, ma qualcosa condiziona il mio umore: penso a quanti posti a tavola resteranno vuoti, a quanti pacchi non saranno consegnati, alla dilagante sofferenza negli ospedali. Desidero che tutto il male piombatoci addosso come un uragano si esaurisca e possiamo tornare a sorridere. Perché non può durare all’infinito navigare a vista. Mi distoglie dai tristi pensieri il trillo del tablet quando arriva un messaggio, anzi i messaggi dei miei contatti che mi augurano Buon Natale in tutti i modi e in tutte le forme. A questo punto sono caricata per accogliere l’oggi e abbracciare ciò che verrà.
Vigilia
Stamattina sento prevalere l’attitudine alla poesia rispetto alla prosa, perciò assecondo l’estro e metto giù qualche verso da deporre idealmente davanti alla capanna. Sperando che il divino bambino accolga la mia preghiera e conceda al mondo avvelenato di uscire dalla pandemia finalmente risanato. Nel mentre auguro a tutti, lettori e non, un sereno raccoglimento.
PREGHIERA LAICA Voglio uscire/allo scoperto/come il bucaneve/che buca il terreno/ricoperto dalla neve./Dinanzi alla capanna/niente ninna nanna/ma il lamento/d’un animo turbato/dalla pandemia/che stenta/ad andare via,/avendo trovato/nella nostra fragilità/terreno per la stabilità./Molti in silenzio/sono trasvolati,/altri restano/e ricalcano turbati/le orme/di quelli andati./Voglio uscire/allo scoperto/come il bucaneve/che non teme più/il gelo e la neve,/perché l’inverno/oltre al candore/offre attimi/d’inatteso /tepore.//
Antivigilia di Natale
Secondo il meteo, pare che stia per arrivare COPIOSA e DIFFUSA anche in pianura la neve. Bene, tutto in regola dunque. Così restare a casa in totale zona rossa da domani peserà meno. Del resto siamo in inverno e nel nostro emisfero è normale che sia freddo. Pertanto le precipitazioni nevose sono di stagione. Quando da ragazzina scrivevo allo zio Sergio in Argentina (adesso non c’è più), mi faceva uno strano effetto leggere che lì a Natale fossero in costume da bagno… poi crescendo ho compreso. La natura segue le sue leggi e non è male assecondarla, prendendo le dovute cautele. Se nevicherà, quest’anno non mi limiterò ad osservare il paesaggio imbiancato: proverò a tornare bambina, metterò i guanti e costruirò un pupazzo in giardino, con i bottoni per gli occhi e la carota al posto del naso. Il cane lo guarderà stupito e gli impedirò di marcarlo. Le gatte non fanno testo, perché è risaputo che evitano il bagnato. Insomma, prevedo di gustare qualche momento d’infanzia, rimasto sotterrato da tante incombenze natalizie, per convenienza adottate ma non digerite. Sarà una liberazione dalle paillettes e dai lustrini, per assaporare ciò che mi circonda. Con un occhio di tenerezza per la capanna, dove si rinnova il mistero della vita.
Meno tre
Confesso che ho una gran voglia che le imminente festività passino alla svelta, senza colpo ferire. Sarò impopolare, ma non me la sento di fare festa, pensando a tutti i guasti e alle innumerevoli vittime che questo 2020 ha seminato, sebbene concordi che bisogna guardare avanti. Ecco, ieri è iniziato l’inverno e so che tra tre mesi sarà Primavera; io compirò gli anni, se tutto andrà bene, non in isolamento. Il vaccino mi sembra il regalo più bello che la scienza ci metterà sotto l’albero. Il neo presidente americano Joe Biden si è fatto vaccinare in pubblico e il 27 dicembre p.v. in Europa sarà il “Vaccino day”. In Italia, il ministro della Salute Roberto Speranza (cognome stupendo) ha annunciato che i primi vaccinati saranno degli operatori sanitari. Mi pare giusto. Considerato che la pandemia è un problema planetario, è logico che ci siano delle iniziative comuni per sostenere le nazioni nella lotta al virus. Poi rimane primaria la responsabilità individuale, a tutela della propria e altrui salute, senza la quale tutti gli altri beni si mettono in coda. Ho trascorso le ultime ore in ansia, per il timore di essere stata contagiata, cosa che si è poi rivelata inconsistente. Racconto com’è andata. Di sera mi telefona un’amica, vista di sfuggita domenica per lo scambio dei saluti; un collega di lavoro la informa di essere risultato positivo al tampone… lascio immaginare il seguito. La mia amica si sottopone a sua volta al tampone e informa tutti i suoi contatti, me compresa. Le ore seguenti sono al cardiopalma. Per fortuna l’esito è negativo, ritorno tranquilla. Con la testimonianza di un corretto agire e un’ulteriore dose di resistenza da parte mia, in attesa di un futuro più sereno.
Solidarietà e Volontariato
Tra tante notizie sconfortanti, stamattina ne sento una incoraggiante: l’Italia è il Paese d’Europa con il maggior numero di volontari! Sono lusingata di essere italiana e ringrazio le tante persone che si adoperano, spesso nell’anonimato, per portare un sorriso ed un sollievo a chi è nel bisogno. Ho il piacere di conoscerne qualcuna di persona. Appena pensionata, anch’io mi ero impegnata per un volontariato culturale presso delle case di riposo, dove andavo a leggere poesie o brevi racconti, esperienza umanamente molto coinvolgente. Poi la coxartrosi ha limitato le mie presenze, che l’emergenza sanitaria ha azzerato. Per ora i miei contatti sono telefonici. Mi auguro in futuro di poter riprendere gli incontri che mi davano, a livello emozionale molto più di quanto io offrissi. Ieri era la Giornata Internazionale della Solidarietà, parola bellissima sempre, ma di questi tempi travagliati direi salvifica. Gli Italiani rispondono generosamente a vari enti e/associazioni che sollecitano il sostegno economico, ma mi permetto di dire che esiste anche una povertà esistenziale più difficile da cogliere e sanare. Non per nulla i Latini dicevano che il benessere si realizza nel binomio “Mens sana, in corpore sano”. Il distanziamento sociale ha imposto tante misure restrittive, comprese le palestre, luoghi deputati per l’esercizio fisico, mentre i teatri, i musei e altri luoghi di scambio culturale sono tristemente chiusi. Sono desolata, ma non ho ricette da offrire per rimediare. Se qualcuno ha da suggerirmi qualcosa, ne terrò conto. Intanto incrocio le dita e mi auguro che il prossimo anno sarà tutta un’altra musica.
Dobbiamo essere ottimisti
Ieri pomeriggio, mentre in poltrona facevo la seduta di magnetoterapia per l’anca, in compagnia della gatta e della televisione, sono incappata nel programma Frontiere, condotto da Franco Di Mare, noto volto della Rai. L’argomento era l’attuale situazione pandemica, perfino troppo proposta, a mio dire, ma con un approccio letterario che mi ha incuriosito. Il giornalista ha citato la frase di Victor Hugo: “Finirà anche la notte più buia e sorgerà di nuovo il sole” e dalle Operette Morali di Giacomo Leopardi “Il dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere”. Mi piace quando dallo schermo giungono stimoli per rinfrescare le conoscenze apprese a scuola. Sono andata a ripescare l’Operetta dalla ANTOLOGIA DELLA LETTERATURA ITALIANA, III Volume, Parte Prima, pag. 694. Ammetto che Leopardi mi ha sempre affascinato, per la poetica ma anche per il vissuto di figlio ribelle incompreso. Il film IL GIOVANE FAVOLOSO, del 2014, diretto da Mario Martone e interpretato alla grande da Elio Germano ne ha restituito il carattere combattivo, compresso dalla vena pessimistica. Lo spirito ironico del dialogo creato dal grande recanatese è attualissimo, come pure il messaggio: nessuno vorrebbe tornare indietro, specie quest’anno! Tutti speriamo che il 2020 termini presto e di scordare gli immensi guai che ha provocato, riservando un abbraccio corale alle migliaia di vittime. Ma sarà dura! Comunque condivido il messaggio finale del garbato conduttore della trasmissione, che si congeda dicendo: “Dobbiamo essere ottimisti. Altrimenti come facciamo a uscire dal tunnel?”.
In attesa di Tempi Nuovi
“Adesso l’arma ce l’abbiamo, è il vaccino”. Lo dice il medico palermitano che in Gran Bretagna ha ricevuto la prima dose del vaccino Pfizer contro il coronavirus, senza registrare effetti collaterali: incoraggiante! Si tratta del dottor Maurizio Renna, anestesista, che vive nel Regno Unito da quasi trent’anni. Il 18 dicembre è la Giornata Internazionale dei Migranti (nata nel 18.12.1990). Ritengo esemplare che sia un Italiano trapiantato all’estero a sottoporsi al vaccino e a testimoniare di averlo fatto senza effetti collaterali, per incoraggiare Italiani e non a fare altrettanto. D’altronde la pandemia si è diffusa su scala planetaria e non guarda in faccia nessuno. Il dottor Renna ha una faccia normale, da buon vicino di casa. Io mi fido e lo ringrazio per aver testimoniato a favore della scienza, presa piuttosto sottogamba nel recente passato. Voglio sperare che la pandemia, tra tante morti e restrizioni, ci lasci un filo di speranza per ricostruire relazioni su base genuina e stabilire rapporti di collaborazione tra le nazioni. Parafrasando il modo di dire “Mal comune, mezzo gaudio” ed estrapolando la parola “gaudio”, peraltro caduta in disuso, dopo il tremendo 2020 spero che in Italia, in Europa, nel mondo intero potremo finalmente assistere alla nascita di Tempi Nuovi.
Tempo di bilanci
Oggi sono in ritardo con il post, perché sono stata dal dentista per l’estrazione di un dente, operazione per fortuna divenuta quasi indolore negli ultimi tempi. Non me ne voglia la categoria, tra cui annovero un’amica del Liceo, ma non frequento volentieri lo studio di questi professionisti. Rincuorata dall’esito dell’operazione, ho fatto una puntatina al supermercato per prendere due cosucce e non ho visto ressa. All’ingresso uno zelante controllore si è accertato che non fossi in compagnia di altri familiari. Nel mentre è scesa la sera e ho visto uno spicchio di luna acquistare colore nel cielo che imbruniva. Durante il rientro, qualche alberello luccicava con moderazione. Spero che anche nei prossimi giorni prevalga la misura, sia negli spostamenti che negli acquisti. Sento per televisione la reclame di vari prodotti e una merita il mio apprezzamento: un bambino in età scolare scrive la letterina a Babbo Natale, esprimendo il desiderio di non vedere più le persone con la mascherina e di poter abbracciare i nonni senza timore: come non condividere? A volte calarsi nei panni dei più piccoli accorcia le distanze espressive e restituisce il piacere della comunicazione che ho l’opportunità di esercitare nel blog. Approfitto anzi per fare gli auguri a chi mi segue e a chi commenta, da estendere anche a chi non lo fa ma forse lo farà in seguito. Dopo sei mesi dall’apertura, mi permetto di fare un bilancio: le statistiche dicono che il “traffico” aumenta e la cosa mi conforta. Grazie lettori, siete la mia famiglia adottiva!
Un compleanno speciale
Sorpresa: oggi 17 dicembre ho fotografato un bocciolo di rosa gialla, con la rugiada che lo ricopre: chissà se sboccerà… la stagione è troppo avanzata e il sole, quando c’è, non si può dire che scaldi. Comunque è stata una consolazione vedere che la natura ci prova a rinnovarsi, anche in condizioni difficili, per non dire proibitive. In altri contesti avrei reciso il fiore, ma in questo caso preferisco non separarlo dalla pianta madre. Idealmente lo dedico a papa Francesco, che compie oggi 84 anni. Sicuramente un esempio di resistenza anche lui, in un mondo ecclesiastico dove c’è chi gli rema contro, procurando lacerazioni e ferite come le spine di una rosa colta incautamente. Il santo padre mi ricorda spesso il poverello di Assisi, di cui non a caso ha adottato il nome. Nel suo fare e dire mi sembra molto umano, attento alla sostanza più che alla apparenza, come si addice a un uomo di chiesa, pur non essendo io una esperta in materia. Mi è giunta notizia che da giovane argentino, anziché demonizzarlo apprezzasse il tango, danza che anch’io ho volentieri praticato da ragazza: un altro indizio che me lo rende simpatico e, oserei dire familiare. Il riferimento alla musica argentina mi ricorda lo strumento di eccellenza per suonarla, la fisarmonica, che in questo periodo prenatalizio ho ripreso in mano. Per Natale vorrei suonare decentemente “Tu scendi dalle stelle”, anche senza pubblico, nel rispetto del distanziamento. Per omaggiare qualunque nascita.
