In gioventù ho fatto per un anno la corrispondente per il Gazzettino, esperienza che ha migliorato la mia scrittura. Conservo gelosamente il tesserino, tessera n. 1417 del 1.04.1980 con la migliore foto che mi sia stata fatta. Avrei voluto farlo diventare un lavoro a tempo pieno, ma era forte, e più facilmente attuabile il richiamo dell’insegnamento. Inoltre la cronaca nera mi metteva in difficoltà, specie se le vittime erano di mia conoscenza, come nel caso di un vicino di casa e addirittura di mio padre, Arcangelo Cusin, “globe trotter” morto per infarto. Non so come avrei retto a notizie riguardanti tragiche storie familiari, tipo quella di stamattina: suocero spara in faccia alla nuora e poi si suicida. Pare, infastidito dal cane che abbaia troppo e che si chiama Leone, sebbene di piccola taglia. Assiste allo scempio la nipotina dodicenne, dettaglio che rende ancora più angosciante la drammatica vicenda successa a Spresiano. Scorrendo l’articolo, suocero e nuora abitavano sotto lo stesso tetto, non però in armonia. Il che mi fa rivalutare lo stato di solitudine anche fisica, talvolta lamentato dalla sottoscritta, che invidia le unioni familiari riuscite. Non per nulla mi è cara la frase latina: “Beata solitudo sola beatitudo” (= Beata solitudine, sola beatitudine). Tornando alla tragedia succitata, la vittima più danneggiata è sicuramente la ragazzina, che ha assistito impotente all’assassinio della madre Bruna, 51enne, per mano del nonno, fors’anche amato. Non so cosa succeda nella testa delle persone… che perdono la testa, magari per un nonnulla come l’abbaio di un cane. Certo sarebbe stato meglio che il nonno si fosse suicidato prima di diventare un assassino, così la nipote avrebbe ancora sua madre.
Autore: Ada Cusin
Buon compleanno, Repubblica!
Ho assistito alla parte finale del tradizionale Concerto per i 75 anni della Repubblica, dal Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica. Mi sono estasiata, osservando danzare Alberto Bolle e Virna Toppi, impegnati in una “pas de deux”, su musica di Vivaldi: veramente ammirevole. Il capo dello stato Sergio Mattarella si è complimentato con i danzatori, augurandosi che inizi una nuova fase anche per l’arte e i teatri. Bolle stesso, nella breve intervista concessa, ha precisato che si esibiva per la prima volta nel corso dell’anno. Non ha mancato di ricordare Carla Fracci, recentemente scomparsa, sua maestra e compagna di danza. Per una decina di minuti, mi sono elevata da terra e ho immaginato di volteggiare anch’io, in un certo senso è avvenuto, anche se non fisicamente. Potere dell’arte in tutte le sue declinazioni, un cibo per l’anima di cui non siamo mai sazi. Trovo appropriato accompagnare feste e ricorrenze nazionali, con la bellezza della poesia, o della danza, o di qualsivoglia manifestazione artistica. Anche cinema e televisione possono offrire uno spettacolo all’altezza delle aspettative, incontrando i giovani su un terreno più abbordabile. Numerose sono le iniziative per celebrare questo significativo anniversario. Da valorizzare le testimonianze delle donne che per la prima volta votarono quel lontano 2 giugno 1946, come Dosolina che era fiera di raccontarlo alla nipote Ines. La Repubblica è nata anche grazie al loro contributo. Io mi affido alle parole di un presidente molto amato, Sandro Pertini che così si esprimeva, nel Messaggio di fine anno agli Italiani 1979: “Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi”.
Integrazione, facile a dirsi…
Sto seguendo con apprensione il caso di Saman, la diciottenne pakistana scomparsa. Spero non sia successo ciò che si teme, che sia stata eliminata perché si rifiutava di sposare un cugino imposto dal padre. Ai primi di maggio i genitori sono partiti in fretta e furia per il Pakistan e un cugino è stato rintracciato in Francia. Gira anche un video inquietante di uomini attrezzati di pale e sacchetti di plastica che fa pensare a una soluzione tremenda. Ho difficoltà a credere che siamo nel terzo millennio, in Europa, dove i matrimoni combinati erano prassi tra le classi abbienti durante il Medio Evo. Con la globalizzazione il mondo si è fatto più piccolo, ma l’integrazione rimane un problema. Saman, quasi certamente nata in Italia, era integrata: aveva rifiutato le nozze imposte, aveva denunciato i genitori per abuso di potere, era stata affidata ad una comunità da cui era uscita al compimento del diciottesimo anno, forse attratta da una proposta ingannevole. Aveva reagito alla violenza psicologica, indignandosi come naturale che sia per ogni persona di buon senso nel nostro mondo occidentale, pure confuso e squinternato. Ho pensato più volte come sia fatale nascere in una parte o in un’altra del globo, sotto lo stesso cielo ma in contesti diametralmente opposti, dove la famiglia non è un nido accogliente ma un carcere duro. Da insegnante di alunni adolescenti, portati per natura a contestare gli adulti, ho avuto anche ragazze straniere molto protette dalle rispettive famiglie d’origine, un paio forse pilotate a proposte matrimoniali studiate a tavolino. Non so se si siano adattate oppure abbiano imposto una volontà diversa. Di tante cose che si perdono per strada “cammin facendo”, ci vengano lasciati almeno i sentimenti.
Il muro d’ombra
Sono stata in ospedale a Feltre il mese scorso, per le infiltrazioni di acido ialuronico cui mi sottopongo per conservare la cartilagine residua dell’anca. È un appuntamento che si ripete da qualche anno, per evitare l’intervento cui temo alla fine dovrò ricorrere. In ospedale a Feltre è ricoverata da sei mesi Samantha, una trentenne feltrina in coma vegetativo, dopo l’intervento per la frattura del femore a seguito di una caduta. Quando si dice la jella, povera giovane, infortunatasi banalmente e irrimediabilmente ridotta allo stadio cerebrale di un bambino di pochi mesi. Cosi riporta il quotidiano che leggo stamattina. Infinita pena per lei e scoramento per il genitore che vorrebbe – e non può – staccare la spina delle macchine che la tengono in vita. Anzi, invita i giovani a prendere in considerazione il testamento biologico, per evitare, in caso di disgrazia, il tremendo peso ai familiari di esprimersi sul mantenimento in vita di un consanguineo allo stato vegetativo. Si sta ripetendo il caso di Luana Englaro. Riconosco che la materia è ostica, ma ritengo che sarebbe bene parlarne serenamente, quando il problema non sussiste, magari sui banchi di scuola, ricorrendo all’aiuto di qualche autore classico. Che piaccia o no, la vita è legata a doppio filo alla morte, tutti ci arriviamo, senza sapere come e quando, giovani inclusi, sebbene il ciclo naturale si spalmi su un arco di tempo oggi assai lungo, per chi ha la fortuna di invecchiare. Quando ero in servizio, qualche anno fa, dopo le vacanze di Natale non rientrò un alunno, deceduto per cause naturali. Un altro fu vittima di un incidente automobilistico. Sono perdite che sconvolgono e richiedono l’intervento dello psicologo. Perciò non vedrei male una educazione sentimentale per affrontare l’argomento del fine vita con leggerezza, molto prima che avvenga. Magari ricordando che la morte non ci deve spaventare, perché come asseriva Epicuro nella Lettera sulla felicità: “Quando ci siamo noi non c’è lei, e quando c’è lei noi non ci siamo più”.
I giorni non sono tutti uguali
Mezzogiorno dell’ultima domenica di maggio: suonano le campane, cinguettano gli uccelli sui tigli a bordo strada, cantano i miei canarini. La gatta controlla dalla siepe il passeggio, ancora piuttosto ridotto, forse per l’imminente ora di pranzo. C’è il sole ma non fa ancora caldo, che arriverà oramai il mese prossimo. È piovuto tanto le scorse settimane e l’erba dei fossi è alta. La natura estrinseca le contraddizioni che agitano le persone in questa fase che vorremmo ci portasse finalmente fuori della pandemia. Non è stato un bel periodo e voglio sperare che a breve ci sarà il riscatto. Può essere che tra pochi giorni il Veneto passi in zona bianca, un colore che mi inquieta… ma è una percezione mia, forse legata a un trauma infantile. In giardino i garofani bianchi di mia madre sono un bel vedere e un gradevole odorare! Un resoconto mensile mi spiattella più eventi negativi accaduti, che positivi. Mi concentro su questi ultimi che prendono in considerazione la salute, la libertà, i miei amici, gli animali, i fiori, scrivere… mi sento già meglio. Del resto poco fa ho tagliato delle rose corallo che sprigionano buonumore. I panni colorati della vicina sventolano al sole. Il mese prossimo tornerò alle terme con Adriana e Lucia: un massaggio shatsu mi toglierà di dosso la momentanea apatia e torneremo ad abbracciarci!
Amici miei
Dedico poco tempo alla radio, che accendo di prima mattina mentre mi sciacquo il viso e trascorro nel mio bagno/serra i primi minuti della giornata. Come nel resto della casa, anche in questo vano ci sono diverse piante verdi, che beneficiano del sole mattutino e dell’umidità: mi confortano con la tonalità delle foglie e la resistenza… gli manca solo la voce, che cerco in qualche stazione radio. Stamattina sento proporre agli ascoltatori questa domanda: Quanti amici avete? Mi incuriosisco e la giro a me stessa, mentre il primo intervento mi disorienta, perché risponde: molti… Buon per lui, mi dico, io non sono così ottimista, ma può darsi che dipenda da me e non me ne meriti tanti. Cerco di essere obiettiva e faccio la conta: parto da Piero, che proprio oggi compie gli anni. Intanto gli rinnovo gli auguri e spero che lui mi rinnovi l’amicizia. Giancarlo è una costante, cui mi appoggio per motivi professionali e letterari da almeno quarant’anni. Noè traduce sulla tavola i concetti che esprimo nei romanzi con una sensibilità condivisa, Francesco mi è più vicino adesso di quando eravamo compagni di liceo… come anche Michele, Anna, Paola, Gigliola, Nadia, Paolo, Luciano…Però, è una bella conta, cui vanno aggiunte le care persone che frequento più intensamente: Marcella, Lucia, Lara, Lisa e Roberta, Antonietta, Adriana 1 e Adriana 2, Serapia, Martina… non avevo realizzato che la mia rete affettiva fosse così ampia. Ne sono orgogliosa e onorata. Cari Amici, maschi e femmine, se ho esagerato fatevi avanti per aggiustare. Buona amicizia a tutti!
La Signora della Danza
La parola ETICA usata nel post di ieri, ritorna oggi in un contesto di bellezza riguardante la danza e Carla Fracci che l’ha splendidamente interpretata. La famosa ballerina è volata via a 84 anni, lasciando un’eredità di impegno, rigore, leggerezza, armonia riconosciuti in tutti i teatri del mondo. Ma non si comportava da star. Considerando la danza democratica, la proponeva anche in contesti diversi dal palcoscenico, duettando con artisti di altre discipline come Mina e le gemelle Kessler, accettando di essere oggetto di colorite caricature, come quella straordinaria fatta da Virginia Raffaele qualche anno fa. Interessante e significativa anche la gavetta fatta dalla Fracci, figlia di un conducente di tram e di un’operaia, che non si è montata la testa, neanche quando è diventata una danzatrice eccelsa. Sempre sorridente, mi ha colpito leggere in un’intervista al figlio che frequentava persone gentili ed evitava la scostumatezza: si era costruita da sola e difendeva giustamente il suo potenziale umano, fatto di poesia ed espressività. Non so se lei abbia influenzato i miei sogni di bambina… ma verso i sei anni mi ero fissata di fare la ballerina; può essere che la vista della Fracci in tutù e scarpette rosa abbia alimentato le mie fantasie infantili. Negli Anni Cinquanta le scuole di danza erano distanti e piuttosto irraggiungibili, così il sogno è presto rientrato. Ma mi è rimasto il gusto per il bello e la poesia, perciò anch’io devo qualcosa alla Signora della Danza, che rimarrà come un faro ad illuminare il mio percorso di vita.
Etica smarrita
ETICA SMARRITA titola l’articolo in prima pagina di un quotidiano. A mio modesto avviso sintetizza benissimo il dietro le quinte di quanto successo nella tragedia della funivia a Stresa. Il bollettino che sento in televisione di prima mattina notifica che il freno della struttura è stato disattivato volontariamente in “assoluto spregio delle più elementari regole di sicurezza”, per non perdere i soldi delle corse in un impianto che aveva segnalato problematicità e richiedeva interventi adeguati. Non ho parole, siamo tutti indignati e senza parole. Quattordici vittime e un bimbo sopravvissuto per miracolo sono un prezzo immane, per soddisfare la cupidigia di qualche irresponsabile. D’accordo che non saranno state pianificate a tavolino le morti accadute, ma remare contro la trasparenza e la sicurezza non porta mai bene. Che venga fatto di nascosto, rende il commercio ancora più obbrobrioso. Immagino come sarà il clima nelle famiglie delle vittime, e anche quello nelle famiglie dei tre indagati per l’accaduto… il dio denaro ottenebra le menti e semina zizzania ovunque. La magistratura farà il suo corso. Tra qualche settimana altre notizie riempiranno la cronaca nera. Chi dovrà convivere tutta la vita con le conseguenze della tragedia sarà il piccolo Eitan: che il futuro gli sia benigno!
Urge pedalare…
Dopo otto mesi di inattività, finalmente mio figlio ha ripreso a lavorare in palestra. Dopo altrettanto tempo, la mia amica Marcella riprende oggi il suo corso di ginnastica antalgica in altra palestra. Per sottolineare la circostanza, ho fatto qualcosa di dolce, i muffin con pere e cioccolato, che hanno un retrogusto amaro per via del cacao miscelato con la farina. Anche nel caso dell’attività motoria in palestra, potrebbero esserci delle sorprese negative, dovute alla cinghia ristretta della borsa e al fatto che durante la bella stagione le persone preferiscono allenarsi all’aperto. Insomma, una specie di long covid applicato al mondo del lavoro. Incrocio le dita per mio figlio e per tutti gli addetti alle strutture del settore riguardanti il benessere psico-fisico. I Latini dicevano “Mens sana in corpore sano” e uno spot salutare invita ad allenare mente e fisico, che è la stessa ricetta dei nostri predecessori. Dovrò adeguarmi anch’io, che in queste ultime settimane ho abbandonato il tapis roulant: perché pioveva sempre e mi intristiva scendere in cantina, perché mi sentivo demotivata, perché mi mancava la spinta energizzante del sole, latitante in questo maggio lacrimoso. Sospetto di essere meteoropatica, come confidato in altro post e provata da tanti mesi di confinamento sociale. Ma il mese in corso volge al termine e tra una settimana non avrò più scuse: dal garage faccio uscire la bicicletta, monto in sella e pedalo!
Coraggio, piccolo Eitan!
Di quindici persone nella cabina impazzita, unico superstite della tragedia successa in Piemonte, un bimbo di cinque anni, Eitan, salvato dall’abbraccio del padre. Il resto della sua famiglia spazzato via: il fratellino di due anni, genitori, nonni. Non doveva succedere, pare che i controlli per la manutenzione dell’impianto della funivia Stresa-Mottarone fossero regolari… ma è successo, trasformando in un gigantesco dramma il sogno di una vacanza nel cuore del Piemonte, sul pendio che sovrasta la rinomata località turistica sul lago Maggiore. Mi concentro sul piccolo Eitan, immaginando come potrà essere il suo futuro, privato degli affetti più cari. E mi soccorre l’immagine del padre, nel tentativo di proteggere il figlio. Forse un gesto istintivo, ma pieno di significati positivi in un periodo altrimenti costellato anche da fragilità genitoriali che la pandemia ha scoperto. Non basta mettere al mondo un figlio per essere un bravo genitore. E non mi risulta ci sia una scuola che rilascia attestati che lo garantiscano. Ok le tavole rotonde, gli specialisti, qualche trasmissione dedicata, ma poi ognuno agisce in base all’educazione appresa e al figlio che si ritrova, spesso diverso dalle aspettative. Quando si parla di nascite, si usa l’espressione “messo al mondo” e non “in famiglia”, come ha argutamente rilevato un acuto sacerdote che non conosco, per sostenere l’importanza della comunità nell’accogliere i nuovi nati. Perciò il piccolo Eitan, pur privato dei consanguinei, non rimarrà solo, ne sono certa. Mi unisco anch’io alle centinaia di persone che gli inviano una preghiera e una carezza.
