– Ho fatto un giretto al mercato, non in paese dove capita di giovedì, ma in un paese vicino. Erano circa le undici e nel cortile della scuola media prospiciente il piazzale con le bancarelle gli studenti stavano facendo la ricreazione, diffondendo una nota di gaia spensieratezza. Ho cercato con lo sguardo qualche collega, pensando di avvicinarmi per un saluto. Poi ho desistito, per non mischiare disciplina con nostalgia. Ho puntato la bancarella del pesce e quella dei fiori, così mi sono provveduta del nutrimento per il corpo e per lo spirito: gamberoni e ciclamini, che prenderanno il posto dei tre gerani sotto al portico, ormai prossimi al riposo vegetativo. Prima però ne farò delle talee, dal momento che sono diventata quasi esperta al riguardo. I ciclamini sono di due toni di viola, uno più chiaro e uno più scuro mentre il terzo spicca per il colore rosa intenso. Nel porta fiori di vimini, insieme all’incenso faranno un bel vedere per diverse settimane, finché non farà proprio freddo. Ecco, iniziare la settimana sotto l’auspicio dei fiori, di un po’ di colore, di qualche sorriso… e qualche risata che giunge dai ragazzi in ricreazione mi ben dispone per affrontare il seguito. Incrociando le dita e contando sulla benevolenza del santo protettore… –
Categoria: Tempo
Mondo connesso e isolato
Superata la metà di Ottobre, spero che questo anno terribile si chiuda senza troppi dolori. Percepisco una legittima paura generale che degenera talora in panico, altrettanto pericoloso di una malattia. Anche mio figlio, che abita nell’appartamento contiguo al mio, mi richiama se non mantengo le distanze quando ci troviamo fuori in giardino. Va bene la prudenza, ma imbrigliare i sentimenti rattrista e snatura le emozioni. Non vorrei, con tutte le cautele del caso, trovarmi isolata anche affettivamente. Ho bisogno di sorridere e di concentrarmi sulle cose belle che ci sono ancora: fiori, colori, poesia, scrittura, buone relazioni… A darmi una mano, la notizia che la settimana prossima, se tutto va bene godremo di una “ottobrata”, cioè di buone giornate miti, che potrebbero addirittura prolungarsi fino all’estate di san Martino! Io sono meteoropatica e mi abbatto facilmente col brutto tempo, specie se cade di domenica, giorno in cui sento di più la privazione dei cari che non ci sono più. Col tempo la rete di sostegno affettiva si è assottigliata, un po’ come la pelle che si accontenta di una crema nutriente… ma non è altrettante semplice costruire buone relazioni a distanza. Non voglio scivolare nel lacrimoso, perciò chiudo in fretta, con l’impegno di valorizzare ciò che di bello scoprirò nei paraggi. Magari indossando gli occhiali più forti, quelli che uso per le lunghe distanze…
Autunno bifronte
Grazie a Dio, oggi è una bella giornata di sole. Esco per andare a ordinare un bancale di legna, faggio nello specifico, per la stufa che accendo da qualche sera. Non urge ancora avviare i termosifoni, ma dopo il tramonto intiepidire le stanze risulta gradevole. Lo apprezzano anche le gatte che scelgono di stare in casa, anziché uscire. Il cane non si pone il problema, perché sta dove sono io. Il momento clou del beneficio termico è dopo cena, quando accendo la stufa e mi distendo sulla mia poltrona relax, sentendo i ciocchi scoppiettare e percependo attorno un profumo di legna secca. Ammetto che questo rituale del fuoco mi affascina e mi ben dispone, forse mi ricorda qualcosa dell’infanzia, quando la mamma accendeva la stufa, non di maiolica come la mia, ma di ghisa, dove scaldava le vivande, precedentemente cotte sul gas accanto. Sembra un’altra epoca, da dove mi giungono ricordi misti, talvolta positivi. Non appartengo alla schiera di persone che, interpellate sul passato vorrebbero tornare indietro. Vivo il presente con l’atteggiamento del pescatore che attende con pazienza che abbocchi all’amo il pesce giusto. Sono per il recupero di ciò che era buono decenni fa, anche riguardo all’abbigliamento. Ho diversi capi, riadattati che svolgono ancora un buon servizio, mi pare che questa modalità si chiami vintage, tradotto da me in recupero. Sembra che la parola abbia una sfilza di significati non proprio esaltanti, tipo démodé, out, fuori moda, sorpassato, antiquato, superato… Beh, non mi tocca più di tanto: con il distanziamento sociale le occasioni mondane sono azzerate, di sera non esco quasi mai e mi godo la stufa. Se indosso un capo retrò, tanto meglio. Che ci stia dentro dopo vent’anni mi procura un’intima soddisfazione. Con buona pace di chi avesse da ridire.
Potere del tempo e dei fiori
Credo proprio di essere meteoropatica: è bastato intravedere un pezzetto di azzurro nel gran concerto di nuvole per cambiare umore, oggi piuttosto al ribasso. Stamattina pioggia battente, gatte nervose dentro e cane appisolato. I canarini taciti in ripostiglio, incerti se nutrirsi oppure no della foglia di radicchio. Per vedere una passerella cromatica sono andata dalla fiorista, che ha confezionato un cesto regalo per il compleanno domani della mia amica Maria Pia. Ho comperato per me quattro vasi di pansè o viola del pensiero, che ho messo nell’aiuola metallica in giardino, per avere qualcosa di bello sotto gli occhi: i colori dominanti sono viola e giallo, a mio dire assortiti molto bene da Madre Natura. Nel linguaggio dei fiori, pare che dentro i petali della viola del pensiero sia possibile scorgere il volto della persona amata: meglio di un selfie! Data la stagione, sarà sempre più arduo immortalare fiori, salvo concentrarsi sulle piante grasse o d’appartamento, che danno comunque soddisfazione, ad osservarle. Ad esempio, la mia talea di Ficus, dotata di 4/5 foglie, ha srotolato una lucidissima piccola foglia in punta, che è una meraviglia! Credo che non mi mancherà la compagnia del verde, sebbene dovrò rinunciare ai bouquet dei fiori recisi da mettere in vaso. Mi restano comunque le foto, che saranno una consolazione durante il rigore invernale. Ma per quello c’è ancora tempo!
Bentornato Sole!
Che meraviglia sentirsi ancora il sole sulla pelle! Anche se la temperatura è bassina, confortano la luce e il tepore delle ore centrali. Le mie talee di gerani, messe a dimora lo scorso marzo, esibiscono fiori dai colori sgargianti e foglie verde intenso. Col distanziamento sociale mi sono data al giardinaggio e posso ben dire che sono in compagnia delle piantine che ho creato da me! I canarini perdono le penne ma iniziano a cantare, il cane sonnecchia a tutte le ore. Quando sono fuori in giardino si rotola sull’erba e immagino che gioisca delle sue capriole. Le gatte sono nomadi di giorno mentre di sera si ritirano sul letto, tra cuscini e peluche. Tra non molto accenderò la stufa e allora so che mi faranno compagnia, a ragionevole distanza fra loro, ma prossime al tepore sprigionato dalla legna di faggio o di carpino, rimasta dall’inverno, non eccessivamente freddo. Mi sembra incredibile che tra tre mesi sarà quasi la fine dell’anno, un anno bestiale per molti versi. Non mi resta che incrociare le dita e impegnarmi per mantenere lo statu quo. Magari valorizzando la pillola di saggezza udita stamattina da Juppiter su Rai1 mentre sorseggiavo il mio cappuccino fatto in casa: “Prendi il meglio che esiste e miglioralo; se non esiste, crealo!”. È una parola!… ma si può provare.
Addio caldo!
Stamattina, dieci gradi! Alle otto e trenta avevo appuntamento con l’oculista, slittato a primavera causa pandemia, località Pederobba dove tira spesso un’aria niente affatto gradevole. Oltretutto pioveva. All’ingresso vengo bloccata per prelievo della temperatura, sacrosanto, ma viene effettuato all’esterno, in una zona destinata al passaggio dei mezzi, tutt’altro che confortevole. Mi sono vestita in maniera adeguata, però non ho ancora adottato le calze e i piedi sono freddi. Dopo il controllo di rito, raggiungo lo studio dello specialista, che mi conosce da decenni. Per fortuna va tutto bene, nel senso che sono stazionaria e mi conferma le lenti (a onor del vero, dovrei dirlo al plurale, perché di occhiali ne ho ben tre paia, con gradazioni diverse), con la prescrizione delle vitamine che assumo controvoglia. Sollevata e infreddolita raggiungo l’auto al parcheggio. Metto in moto e attivo il riscaldamento, per vitalizzare i piedi quasi congelati. In fase di ritorno, mi fermo al supermercato per provvedermi di calze e di gambaletti. Addio abbronzatura! Temo che dovrò riporre il costume nell’armadio, fino alla prossima estate. Devo farmene una ragione. D’altronde c’è del buono in tutte le stagioni e l’estate appena trascorsa ci ha dato parecchio filo da torcere. Adesso si volta pagina, con la speranza che il cielo ce la mandi buona!
Vacanze dell’anima
Ultimo giorno d’estate, dato che domani inizia l’autunno astronomico. Pare che siano in arrivo piogge e abbassamento della temperatura, tuttavia credo che potremo godere ancora di belle giornate, da vivere all’aperto. Di certo è stata un’estate sacrificata, il perché lo sappiamo. Mi sono concessa due rapide uscite al mare e due in montagna, con rientro serale a casa quasi contenta di poter riappropriarmi dei miei spazi, cui la pandemia mi aveva relegato. Durante il lockdown ho intensificato il giardinaggio e sono riuscita a riprodurre una decina di gerani, con una certa soddisfazione. Ho messo mano ad armadi e cassetti, che mai sarebbero stati riordinati, se non in circostanze speciali. Ho stretto amicizia col cane, ridimensionando il mio amore per i gatti, ho seguito le covate dei canarini… purtroppo infruttuose. Ho letto e soprattutto ho scritto, facendomi cullare dalle parole. Le poesie rimangono private mentre destino la prosa alle stampe. In settimana presenterò la mia ultima opera letteraria, TEMPO CHE TORNA, una lunga confidenza che parte dal presente per spaziare nel passato. Comunque vada, mi sono liberata. Grazie fin da ora a chi vorrà connettersi con il mio dire e il mio sentire. Diciamo che quest’estate ho fatto le vacanze dell’anima.
Domenica dolce
Stamattina ho provato a fare delle tortine ripiene di mele, esperimento parzialmente riuscito perché non ho le mani… in pasta con la pasta frolla! Però ho le mele, croccanti e succose. Rimedierò nel pomeriggio con i muffin, che ormai faccio a occhi chiusi. Non so se sia un caso che mi applichi in cucina di domenica, forse il mio desiderio di dolcezza raggiunge punte esorbitanti il giorno di festa! Comunque escludo si tratti di gola, perché a me piace la procedura, più che il prodotto finale, che spesso regalo o offro a chi viene in casa per qualche necessità. Ho rinunciato da tempo alla colazione fatta al bar con cappuccino e croissant, per ridimensionare il mio colesterolo, che infatti è sceso e mi confeziono i dolcetti da me, senza burro e con poco zucchero. Il mio palato si è assuefatto e le mie amiche gradiscono, soprattutto Adriana che da domani, con l’avvio dell’anno scolastico avrà un gran bisogno di energie extra! L’alimentazione non è un optional, ma un progetto per il proprio benessere strettamente legato alla salute, di cui dobbiamo scientemente farci carico. A questo proposito, mi sovvengono le parole di Sant’Agostino, secondo il quale mangiare bene avvicina a Dio. Beh, noi Italiani ne sappiamo qualcosa. Non è male se valorizziamo questa nostra attitudine culinaria, per farci e fare del bene in un periodo funestato da tante altre preoccupazioni.
Dolce Settembre
Terzo giorno di settembre, giornata splendida: al mattino faccio spese e di primo pomeriggio prendo il sole. Niente disbrigo in cucina, perché compero spiedini di pesce pronti al mercato locale, insalata di contorno con pomodorini miei. Per la frutta mi servo direttamente dall’albero in giardino che quotidianamente deposita prugne succose ai miei piedi. Credo che i prossimi giorni potrò andare a salutare il mare, prima che il clima cambi. Per quanto di bizze ne abbia già fatte parecchie, alternando giornate focose ad altre proibitive. Ho sentito che parecchia gente ha scelto le vacanze settembrine, centrando finora il bersaglio. Certo non gli studenti e i professori che si apprestano all’inizio dell’anno scolastico tra ansia e speranze, a cui va il mio pensiero affettuoso. Sono in pensione e intendo vivere questa fase della vita, senza fasciarmi la testa, la mia età non più evergreen merita altre attenzioni. Mentre scrivo, di primo pomeriggio, mi calo come in una specie di nuvola ovattata dove giungono attutiti i rumori di qualche auto di passaggio, della gru piazzata nel vicino lotto, di un aspirapolvere, della tosaerba del vicino. Anche qualche tenero pigolio dei canarini che stanno mutando le piume e riprendono con cautela a gorgheggiare. Ecco, la parola d’ordine per vivere bene il prossimo autunno mi pare che sia proprio cautela, mai raccomandata abbastanza. Perciò anch’io la adotto e cercherò di farne una ragione di vita.
Turbolenza in dissolvenza (forse)
Temevo proprio che il sole oggi non si sarebbe fatto vedere, anche lui costretto a una sorta di distanziamento sociale penoso e mortificante. Invece eccolo riapparire sul far del pomeriggio, per rialzare la temperatura e risollevare l’umore. Suppongo di essere meteoropatica e di adattarmi con difficoltà ai bruschi cambiamenti stagionali, cui peraltro dovremo far fronte, stando così le cose. Cerco conforto: la vita di suo provoca scombussolamenti e imprevisti. Pertanto, che ci si metta anche il tempo a fare… il bello e il brutto tempo mi pare esagerato. Mea culpa, dirà qualcuno, dovevamo ascoltare di più la natura, raccoglierne i malumori. Sono interdetta, mi sento l’anello di una lunghissima catena che sbatte e si abbatte, ma non riesce a contenere il disagio che tracima da tutte le parti. Alzo il capo e noto che il cielo si sta di nuovo annuvolando. Vuoi vedere che avanti sera torna a piovere? Per il momento mi godo il tepore del sole su braccia e gambe, in compagnia di qualche insetto che svolazza tra i ciuffi d’erba alta e la siepe. Poi sarà quel che sarà!
