Giornata intensa, dedicata a restituire una parvenza di ordine dentro e fuori casa, che non è neanche piccola. Reginaldo si occupa dello scoperto: rastrella foglie, riempie di terra buche, mette a dimora i bulbi dei tulipani comperati al mercato, dimezza con la mannaia i pezzi di faggio troppo grossi per la stufa che poi sistema ordinatamente nella legnaia. Mentre lui agisce fuori, io raccolgo quotidiani e riviste sparsi un po’ dappertutto e poi vado a inserirli nel bidone giallo per la raccolta della carta. Verso metà mattina faccio il caffè che offro al mio aiutante con uno dei miei muffin – con banana e cacao – piuttosto apprezzati. Poi lui riprende la pulizia fuori e io dentro casa, ma non riesco a fare molto perché i gatti reclamano la pappa e anch’io comincio a sentire un certo languorino. Siccome giovedì è giorno del mercato locale, penso bene di andare a comperare il pesce fritto, così non devo spendermi ai fornelli. Detto, fatto. Al banco della frutta acquisto mandaranci e a quello dei latticini ricotta e stracchino, con l’intenzione di farne la mia cena. Niente sosta al bar perché è troppo trafficato. Però mi fermo davanti ai fiori, una sviolinata di stelle rosse e bianche e mazzi natalizi confezionati. Più interessanti i tulipani, ma e cedo il posto a una signora più frettolosa di me che mi ha scavalcato. Rientro giusto per ricevere un paio di telefonate, per fortuna non commerciali. Se non ci sono intoppi, a fine lezione si ferma Adry per un salutino, cosa che succede quasi fuori tempo massimo. Mi fa segno di avvicinarmi al bagagliaio dove ha un ‘ospite’ che non ha osato lasciare solo e al freddo durante le vacanze natalizie. Dentro una gabbia è custodito un esemplare di ‘insetto stecco’ (che si riproduce per partenogenesi, cioè da sé stesso). Anche questo è Natale!
Categoria: Tempo
Un faro d’inverno
L’ inverno meteorologico è iniziato il primo dicembre, mentre quello astronomico è collocato dopodomani venerdì 22 dicembre. Per la precisione, il solstizio d’inverno, momento simbolico per molte culture dell’inizio della stagione invernale nell’emisfero nord cade tra il 20 e il 23 dicembre: fate voi, per me il distinguo non fa molta differenza perché ho percepito i segnali del cambio stagionale da un po’: innanzitutto la diminuzione della luce solare, l’abbassamento della temperatura, la ‘svestizione’ degli alberi del mio giardino: ciliegio, melo, melograno, albicocco, fico. So che si stanno riposando, ma in questa fase mi riesce difficile intrattenere con loro un dialogo che infatti si risolve in un monologo. Quando apro la finestra del bagno rivolto a sud, i lunghi rami dell’albicocco generoso mi ricordano le braccia secche di mia nonna Adelaide e provo una fitta di tristezza. È il tempo dell’attesa: so che a primavera la pianta amata tornerà a riempirsi di gemme, di foglie e poi di frutti. La resurrezione è un altro paio di maniche e mia nonna rivive nel mio ricordo. Dobbiamo abituarci all’alternanza climatica e anche dell’umore: ieri c’era il sole, oggi è una giornata uggiosa, da trascorrere in casa a sfaccendare, oppure dedicandosi a qualche hobby creativo, per me più attraente. Se non scrivessi, mi mancherebbe qualcosa. Infatti il post rientra tra le occupazioni privilegiate e ringrazio i miei sostenitori, pochi ma buoni. Tra l’altro non ho l’obiettivo di espanderli, bensì di mantenere quelli attuali (le statistiche mi dicono 170 alla settimana, con una sessantina di commenti). Uno dei favoriti è Pio, 88 anni, pittore artista di Casoni – padre di artisti – che mi ha appena telefonato per salutarmi e complimentarsi per i post che legge. Che soddisfazione! Un altro faro che illumina il mio cammino.
Santi e Poeti
Oggi sono a corto di idee per il post. Inoltre è sabato e la mattina è densa di impegni, quindi viro sul privato, precisamente sul calendario che oggi indica santa Adelaide, da cui derivano Adele ed anche Ada, il mio: perciò lo considero il mio onomastico – mai festeggiato – e mi sta bene, anche se avrei preferito avere Adelaide che era quello di mia nonna materna, mentre il mio è quello della zia Ada, morta di tifo a 19 anni. È noto che una volta si assegnavano i nomi per rispetto dei parenti più vecchi o defunti. Per rimediare alla semplicità del mio nome, ho scoperto da adulta che in lingua turca significa ‘isola’ e questo parallelismo mi rappresenta. Torniamo a santa Adelaide, imperatrice. Secondo la tradizione, era figlia del re di Borgogna Rodolfo. Il significato del nome, dall’antico tedesco è ‘dal nobile aspetto’, mentre per l’etimologia greca vale ‘allegra’. Presto venerata come santa in Alsazia, Adelaide viene canonizzata da Urbano II nel 1097. E Ada? È un nome biblico: nell’Antico Testamento è portato da una delle mogli di Lamech (Gn 4,19) e da una di quelle di Esaù (Gn, 36,2). La storia di santa Ada è ancora oggi velata di mistero. Secondo la tradizione visse nel VI secolo e fu una abbadessa benedettina del monastero di Santa Maria nei sobborghi di Le Mans. In letteratura ricordo Ada Negri (Lodi, 3.02.1870 – Milano, 11.01.1945), prima e unica donna ad essere ammessa all’Accademia d’Italia. Dal punto di vista formale, Ada è un nome palindromo (che si legge identico da destra e sinistra) e resta identico nelle altre lingue. Il diminutivo è Adina, come mi chiamava un mio cordiale compagno di Liceo, poi diventato medico di base in quel di Bassano con cui mi trovavo talora in biblioteca. Auguri Ada/e
Santa Lucia…e le altre Lucia
• “Santa Lucia, il giorno più corti che ci sia”, recita un proverbio della tradizione popolare. In realtà il solstizio d’inverno cade quest’anno il 22 dicembre, ma non fa tanta differenza se pensiamo all’abbinamento luce naturale e significato del nome Lucia, che deriva dal latino lux e vuol dire appunto luce, intesa in senso spirituale. La santa siracusana venne martirizzata il 13 dicembre 304 durante la dominazione di Diocleziano: subì l’asportazione degli occhi, pertanto il suo simbolo sono gli occhi e la lanterna. È considerata protettrice degli occhi, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini. In Italia il nome Lucia (e varianti) è portato da 400.000 persone, tra cui mia cugina da Orsago e la mia amica, fedele lettrice e puntuale commentatrice dei miei post. A circa duecento metri da casa mia, in un rasserenante contesto agreste si erge la chiesetta di Santa Lucia, nei cui pressi mi inoltravo col mio cane Astro per brevi passeggiate. Per la ricorrenza della santa, oggi sono officiate delle messe. La chiesetta dispone di un’ottima acustica e d’estate accoglie eventi musicali di pregio. Sono onorata e rassicurata dall’avere una tale vicina di casa, anzi due: santa Lucia a ovest e l’amica Lucia a est. È anche una delle sante più amate dai bambini, perché porta loro doni alla mattina del 13 dicembre. Secondo la tradizione, la notte tra il 12 e il 13 la santa gira di casa in casa, accompagnata dal carretto trainato dall’asinello, al quale i bambini offrono biscotti latte e carote, lasciandogli le provviste sul balcone.Tanti anche i proverbi a lei dedicati, tipo: “Da Santa Lucia il freddo si mette in via”. Auguri a tutte le Lucia! 🕯️💐
Inizio festività natalizie
Mentre faccio colazione, verso le sette assisto all’omaggio floreale dei Vigili del fuoco alla statua della Madonna, nel giorno dell’Immacolata, simbolo romano della festa cristiana dell’8 dicembre. Come tradizione, a deporre la ghirlanda di fiori sul braccio della Vergine è il caporeparto dei Vigili del fuoco più anziano del comando di Roma, Vincenzo Morgia. Il video spettacolare è ripreso con i droni. L’ autoscala è provvista di 100 gradini e si estende per 27 metri d’altezza in p.zza Mignanelli accanto a p.zza di Spagna. Il telecronista informa che la ghirlanda pesa 15 chili: numeri importanti per il vigile ‘anziano’ incaricato dell’impresa che poi viene intervistato. Mi sono emozionata ad assistere alla cerimonia, molto sentita dai Romani fin dal 1463 quando i francescani della Basilica dei Santi Apostoli iniziarono a celebrare la novena davanti al dipinto donato dal cardinale Bessarione. La proclamazione del dogma (che si riferisce al concepimento di Maria, non a quello di Gesù) avvenne l’8 dicembre 1854 da parte del Papa Pio IX. A proposito di Santo Padre, ripresosi dalla recente bronchite infettiva Papa Francesco di pomeriggio prega davanti al monumento dedicato alla Madonna e lascia dei fiori alla base. Da questa data è consuetudine addobbare l’albero e fare il presepe. Anche a Castelcucco c’è stata l’accensione dell’albero in piazza, preceduta dai canti degli alunni delle elementari e dall’arrivo di ‘Babbo Natale’, con successiva mescita di cioccolata calda e vin brulé. Mi sono trattenuta una mezz’oretta, perché la temperatura era rigida. Inoltre mi aleggia un dubbio: partecipare a eventi di aggregazione è senz’altro meritorio, ma renderli festosi a 360 gradi non è che toglie intimità alla festa? Troppi mercatini, luci e campanelli, a mio dire soverchiano il significato originario del Natale.
Fiori d’inverno
Premesso che mi piacciono tutti i fiori, in questo periodo prediligo le bulbose, Giacinti e Amaryllis. Come d’abitudine quando arriva il freddo, metto dei bulbi di Giacinto in acqua perché mi piace osservare l’emissione della radici, lenta ma stupefacente. Poi spunta la gemma, a seguire lo stelo e infine i fiori che sembrano stelline ravvicinate. Il profumo è straordinario e quasi stordisce. A dirla tutta, sono affezionata a questo fiore perché mi fece vincere un premio di poesia per un componimento intitolato “Miracolo blu” che riporto sotto.* Passando all’Amarillys, deve il suo nome a una donna di origine greca. Il nome deriva dal verbo ‘amarysso’ che significa splendere o brillare. I fiori simboleggiano l’eleganza, la fierezza e la bellezza uniti alla timidezza. Il poeta Virgilio citò questo fiore nelle Bucoliche, quando Titiro elogia la bellezza della sua amata Amarillide. Insomma, una bella carta d’identità. Per passare dalla teoria alla pratica, da una ventina di giorni tengo sott’occhio un bulbo di Amarillys, arrivato piuttosto malconcio dal supermercato. Messo a dimora in un vaso di buona terra, annaffiato quanto basta ha emesso quattro steli su uno dei quali stamattina è sbocciato un fiore rosso: una sorpresa che ha ripagato le mie cure. A ruota sbocceranno altri tre fiori, una bella compagnia che allieta le mie giornate.* Miracolo blu Nella boccia di vetro/ho spiato/le radici avvolgenti/distendersi/come velo da sposa./La gemma tenace/ha nutrito/per lungo tempo/la mia voglia/di meraviglia./Il primo fiore/s’è infilato/incerto tra le foglie,/incalzato/da una costellazione blu./Tra colori e radici/si sono sciolte/le ansie quotidiane,/come sulla rena/la spuma del mare.//🪻
Tempo di Libri
Sul quotidiano Il Gazzettino mi attrae l’articolo: “Aspettativa di vita, la Marca prima in Italia” con 84 anni contro quella nazionale di 82,3. Questo dato fa piacere, sebbene non vada confuso con la qualità della vita che introdurrebbe tutt’altro discorso. Leggo con interesse l’articolo che però fornisce anche l’altra faccia della medaglia: per la presenza di librerie noi veneti siamo messi male, al 106esimo posto, praticamente penultimi. Non c’è dubbio che l’offerta culturale scarseggi, nonostante qualche lodevole eccezione. La pandemia e il conseguente isolamento hanno distanziato lo spazio tra libri e lettori, o meglio tra libri e autori perché le vendite online di libri sono aumentate. Parlo per esperienza personale, in quanto un mio romanzo Passato Prossimo, uscito dalla tipografia nel novembre 2018 ha avuto l’onore di un’unica presentazione a Castelcucco dove abito ed è ambientato. Custodisco negli scatoloni le copie invendute che potrebbero essere un buon regalo nelle prossime festività. Vi narro la vita di un paesino di provincia – Castelcucco appunto – mentre sullo sfondo si agitano i cambiamenti degli Anni Settanta che alludono al ‘passato prossimo’ del titolo. In fondo all’opera, le testimonianze di cinque compaesani. Già che ci sono, approfitto per un mio aggiornamento letterario. Per chi apprezza la poesia è disponibile la raccolta Natura d’Oro, con fotografie riferite ai versi. Calata nei panni di una giornalista freelance, ho raccolto 365 brevi articoli nel volume Post per un Anno (quello a cavallo tra giugno 2020 e giugno 2021), da cui si capisce come ho investito il tempo durante il covid. Per farla breve, e magari stimolare l’acquisto di qualche copia informo che sono otto i titoli che ho a disposizione, alcuni reperibili nella locale cartoleria e in Municipio. Per gli altri, basta un colpo di telefono o un messaggio. Un libro costa poco e arricchisce molto. A mio dire, è alimento per la mente e benessere per lo spirito.
Pecore e Poesia
Rivedo le pecore, che ogni anno in questo periodo sostano nei pressi di casa mia. Sembrano un enorme lenzuolo bianco steso sul campo appena liberato dal granturco. Si spostano a ondate, quando i cani corrono in lungo e in largo perché non escano dal perimetro immaginario. Diversamente dagli anni scorsi, sono di passaggio e non riesco a fotografarle. Anche se le festività sono ancora lontane, vedere un gregge fa tanto Natale e mi trasmette un senso di raccoglimento. Mi ritornano in mente poesie ad hoc. Indimenticabile il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia del Leopardi, dove il poeta paragona la vita del pastore a quella della luna alla quale chiede: Dimmi, o luna: a che vale/al pastor la sua vita,/la vostra vita a voi? dimmi:ove tende/questo vagar mio breve,/il tuo corso immortale? Mi sarebbe piaciuto scambiare due parole con i pastori che però non ho visto, probabilmente riparati dentro il furgone perché è una giornata molto umida. Fantastico se potessi intervistare pecore e agnelli, posso solo immaginarlo con la fantasia. Adesso che ci penso, chi li faceva parlare era Esopo, antico favolista greco, vissuto come schiavo a Samo nel VI secolo a.C. Comperai tanti anni fa una versione delle sue Favole, che conservo ancora da qualche parte. Poi al liceo ne tradussi qualcuna dal greco, tipo quella intitolata Il lupo sazio e la pecora, favole per bambini in realtà piene di saggezza. Profondo conoscitore degli uomini, Esopo attraverso gli animali si riferisce ai caratteri e alle abitudini degli umani. Infine la pecora è un elemento nel presepe di Gianni Rodari, insieme al pellerossa con le piume in testa…come è finito tra le statuine/del presepe, pastori e pecorine,/e l’asinello, e i magi sul cammello/. Così, grazie al gregge in transito ripasso un po’ di letteratura.
‘Un brutto clima’
Prima domenica di Novembre, per fortuna con il sole. Mentre faccio colazione, seguo il programma Agorà su Rai 3, con un titolo allarmante: “Un Brutto Clima”. Ieri era la Giornata delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale, preceduta dalla Commemorazione dei defunti e Ognissanti. Beh, non c’è da stare allegri! Mi conforta che la parola ‘agorà’ derivi dal greco e significhi ‘piazza’ luogo dove si incontrano varie persone, precisamente ‘spazio pubblico e di riunione nelle città greche’ e per me è apprezzabile tutto ciò che mi riporta alla Grecia classica. Però dipende da chi ci va in piazza! Durante il programma sembra che si siano dati appuntamento tutti gli uccelli di malaugurio riguardo la situazione a Gaza: questo, sommato al significato delle giornate precedenti non predispone all’ottimismo. Mi auguro che il conflitto tra Israele e Hamas termini il più presto possibile, sono convinta che la soluzione ‘Due Stati Due Popoli’, invocata anche dal Papa e dalla premier Giorgia Meloni sia la più idonea a porre fine a un problema che dura da secoli. Al netto delle ragioni che hanno determinato l’aggressione, sono sempre i civili a pagarne le spese, sia dall’una che dall’altra parte. E mi sovviene la poesia-riflessione di Bertold Brecht La guerra che verrà che condensa il mio pensiero al riguardo. La riporto tutta perché è il miglior commento ai dolorosi fatti di attualità: La guerra che verrà/non è la prima. Prima/ci sono state altre guerre./Alla fine dell’ultima/c’erano vincitori e vinti./Fra i vinti la povera gente/faceva la fame. Fra i vincitori/faceva la fame la povera gente egualmente.// Nonostante il clima non faccia ben sperare, auspico la Pace e allontano l’invito che il poeta rivolge alla fine della poesia Quelli che stanno in alto: Uomo qualsiasi,/firma il tuo testamento.//
Ognissanti, fioritura fuori stagione
Ho fotografato una piccola rosa color panna, fiorita nell’angolo destinato a cimitero per i miei amici animali defunti. Nel giorno di Ognissanti immagino che godano anch’essi di uno “spazio” privilegiato. Nel mio cuore ce ne sono molti. Nomino gli ultimi, quelli che mi hanno fatto compagnia da quando abito a Castelcucco, ovverosia dal 2000: i gatti Sky, Micia, Puma, i cani Luna e Astro, più una decina di canarini che hanno vita piuttosto breve. Tornando alla pallida rosa, me la sono trovata all’improvviso davanti, quasi volesse parlarmi, in un mare di foglie gialle cadute dall’albicocco vicino. Era stata ‘soffocata’ dalla pianta di more e non era riuscita a trovare il suo spazio. Fatta un po’ di pulizia del verde, erano riemersi gli scarni rami. Ho messo un po’ di compost, rinviando all’anno prossimo la ripresa. Invece lei, la rosa pallida ha voluto ringraziarmi per averle dedicato delle cure ed è fiorita giusto sopra la sepoltura di Sky, il mio amatissimo gatto (cui ho dedicato la poesia con lo stesso titolo nella silloge Natura d’Oro). Posso sembrare fantasiosa, ma mi piace pensare che la natura mi parli. D’altronde lo diceva qualcuno molto più importante di me che La natura è una madre benigna creatrice di illusioni che aiutano gli esseri umani a vivere bene (Leopardi). Perciò la rosa magicamente fiorita, o meglio rifiorita è un messaggio di resilienza e di speranza dopo un tempo di sterilità. Mi auguro di poter estendere questa percezione di bene inatteso anche fuori di casa mia, nella mia comunità e oltre dove operano persone in prima linea per difendersi e difendere dalle turbolenze umane, molto più insidiose di quanto può accadere in un angolo di giardino incolto. Oggi Ognissanti, auguro a tutti una fioritura fuori stagione,
