Care Donne, amiche, colleghe, lettrici… chiunque siate e dovunque stiate, Vi auguro di trovare oggi tanta dolcezza, non fatta di fiori e cioccolatini ma di sostanza. Nella Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne non voglio parlare delle vittime, che non vanno dimenticate e che sono i nostri angeli custodi. Preferisco invocare la gentilezza che in teoria ci distingue dai maschi, ai quali forse ci siamo scordate di insegnarla, oppure l’abbiamo trascurata, ritenendola a torto distintivo nostro. Parlo per me che ho un figlio maschio, ma credo di essere in buona compagnia. I tempi complessi e le tortuosità della vita ci hanno modificate, togliendoci qualche nota femminile e rendendoci più virili, così non è sempre chiaro da che parte stare, in quale metà della mela. Però se la diversità è un valore, è bello condividerla ed anche mischiarla con i padri, i mariti, i fratelli, i compagni che oggi ci guarderanno con un occhio di riguardo. Nella malaugurata ipotesi che ciò non avvenga, pensiamo alle donne vittime di violenza e facciamo squadra, perché la vita, che a noi è concesso di donare, vale tutta. Che sia colorata di rosa o di azzurra fa lo stesso. Ciao donne, una di Voi
Categoria: Attualità
21 Novembre 2020
L’anno scorso come oggi era sagra in Caniezza, a Cavaso del Tomba dove abitai da bambina, paese che frequento tuttora volentieri, per motivi nostalgici ma anche perché la comunità è vivace. Quest’anno niente festeggiamenti in onore della Madonna della Salute, cui è dedicata la chiesa locale. Causa ristrutturazione, la statua della Madonna è stata trasferita nella chiesa parrocchiale dove stasera sarà officiata la messa. Non mancheranno le preci alla Vergine, che anzi immagino sarà subissata da richieste di guarigione, considerato il tempo avverso. Data la mia età, non ho nostalgia delle giostre e dell’allegra confusione, mi manca piuttosto lo scambio delle strette di mano e quattro chiacchiere alla buona sotto il tendone dove si potevano gustare specialità locali e frutti di stagione. Tutto azzerato, come da disposizioni ministeriali. Qui come altrove, vedi Venezia dove la Madonna della Salute viene onorata dal lontano tempo della peste, anzi delle pestilenze che pare siano state addirittura una settantina. Ora come allora siamo di passaggio su questa terra, di cui ci sentiamo padroni anziché ospiti. Non ho argomenti da sostenere, se non un senso di precarietà che rattrista le mie giornate. Invidio chi possiede una grande fede religiosa cui può aggrapparsi. Nel distanziamento sociale, imposto per motivi sanitari costruirò il mio altare laico dove depositare la supplica perché la Salute prevalga sulla malattia, e l’augurio che riusciamo a tenercela cara.
Congedo solitario
Un’amica mi informa che è mancato improvvisamente Piergiorgio, un vicino di casa dove abitavo da ragazza: persona discreta e simpatica, postino di professione come lo era il padre, e per solidarietà e di riflesso la madre Maria, dalla comunità appellata “postina”, di cui ho un grato ricordo. Minuta e magra come mia nonna, offriva a mio figlio bambino i “biscotti col buco”- i Bucaneve – che sembravano una rarità! Piergiorgio, unico figlio, classe 1947 aveva ereditato dal padre Settimo l’apparente scontrosità e dalla madre il cuore generoso e buono. Gli sono grata di aver condiviso con mia mamma, sua vicina di casa diverse fritture di pesce, acquistate al mercato di Cavaso. Mi è capitato di vederlo con piacere al bar di Castelcucco dove abito: era cordiale e disponibile allo scambio di ricordi. Non mi risulta fosse ammalato. So che viveva da solo in una delle sei case gialle ex INA, in via Croce a Possagno. L’evento luttuoso e improvviso mi fa riflettere sull’uscita di scena, che ovviamente non possiamo scegliere, di questi tempi tanto frequente e ospedalizzata. Pare che Piergiorgio avesse la febbre e temesse di essere ricoverato. Così ha affrontato l’ultimo viaggio da solo, a casa sua, tra gli oggetti cari e le foto dei suoi amati genitori: mi auguro che la traversata gli sia stata lieve! Ciao Piergiorgio…
Balli fuori stagione
Nel quotidiano locale un titolo cattura il mio interesse, perché contiene la parola “garden”, a me cara sia per il significato “giardino”, sia perché in un lontano passato, non del tutto archiviato sono stata una frequentatrice dell’omonima sala da ballo, al Ponte della Priula a Susegana. Nell’articolo si parla del ballo di gruppo di un centinaio di persone, in barba al divieto di assembramento. Qualcuno ha filmato l’evento, che è approdato alla stampa ed è finito in cronaca, mi verrebbe da definire rosa, se non fossimo in piena pandemia. Indaga il prefetto. Al di là dell’episodio, che non sarà l’ultimo di tal genere, mi pongo due domande:1) Quanto costa obbedire alle regole? 2) Quanto vale la vita degli altri? Alla prima rispondo molto, in rapporto anche alla vita sociale di ogni persona, più o meno intensa. Per la seconda mi soccorre l’art. 32 della Costituzione Italiana, tante volte citato a scuola, che definisce la Salute un bene individuale e collettivo. Come dire che nessun uomo è un’isola. Ora come allora, percepisco che la dimensione civica è carente e bisognerebbe dare molto più spazio, tra le materie scolastiche, alla Educazione Civica, aggettivo che riguarda appunto il cittadino, civis in latino. Negli ultimi decenni i programmi si sono ampliati a dismisura, accogliendo novità didattiche sacrosante, ma trascurandone altre, a torto ritenute “superate”. Con le conseguenze deludenti che conosciamo riguardo al bel parlare, ma anche a livello relazionale. Inoltre sono stati aboliti tutti i riti di passaggio che introducevano all’età adulta. Lungi da me fare una lezioncina facile sul rispetto delle regole, che costano parecchio anche alla sottoscritta, ex ballerina provetta. Adesso che sono “in quiescenza”, ascolto la musica a gambe ferme, lasciando i pensieri volteggiare a briglia sciolta.
Hotel covid
Non ho memoria di aver vissuto vacanze memorabili, né per spirito avventuroso né per mezzi economici, entrambi carenti. Sarò stata in hotel tre-quattro volte, d’estate al mare quando non trovavo disponibilità in altre strutture. Parlo di oltre trent’anni fa, prima della nascita di mio figlio. Già la parola hotel evoca qualcosa di estraneo, più consono al cinema e ad abitudini non mediterranee. La sento nominare oggi durante il telegiornale, per informare che sono stati attrezzati degli ambienti per ospitare persone affette da covid che non rientrano in famiglia, per evitare di contagiare i familiari. Mi sembra una buona idea, peraltro confermata dal quotidiano letto poco prima, dove apprendo che la vita, in questi hotel covid è tutt’altro che vacanziera. Per farsi un’idea, vietato uscire dalla propria stanza, pena non poterci più rientrare. Pasti consegnati sull’uscio dove vengono ritirati gli avanzi… vita da clausura, incrociando le dita nell’attesa che la quarantena passi veloce e che il tampone risulti negativo. Pare che ci sia una grande richiesta di questa possibilità abitativa, ovviamente non gratis, presumibilmente con il contributo sanitario. Ecco, l’alone di godereccio che ammantava la parola straniera hotel, è scemato del tutto. Dubito che farò vacanze nel prossimo futuro fuori casa, anche perché non mi separo volentieri dai miei conviventi animali. Se mi capitasse, una stanza d’albergo andrebbe più che bene, potendo entrare e uscire a mia discrezione. Con l’augurio che tutti possano godere a breve di tale libertà.
La città delle sirene
Sono stata a Venezia poche volte: la prima da ragazza, in una mattina nebbiosa in cui mi sembrò una città da favola; successivamente da insegnante in gita di istruzione con la mia classe, con il percorso di visita studiato a tavolino e perciò piuttosto “inquadrata”. Nel 2006 feci una crociera con mamma, con partenza da Venezia per la Grecia, che ricordo volentieri perché fu l’ultimo viaggio insieme, prima che se ne andasse. A conti fatti, ho vissuto la città da turista frettolosa, mettendo a margine i suoi problemi, emersi in pieno dalla visione del documentario LA CITTÀ DELLE SIRENE, di Giovanni Pellegrini, in onda ieri sera sul canale Youtube di Ginko Film, dalle 18 alle 24. Ammetto che sono stati 50 minuti angoscianti sulla “AQUA GRANDA 2019”, raccontati con tono asciutto dal giovane regista veneziano che ha documentato la settimana successiva all’alluvione. La domanda che si fa “Cosa ne sarà del nostro mondo, se l’acqua dovesse alzarsi di cinque metri?” lascia sgomenti e senza risposta. Finora la soluzione attesa dal Mose è da venire, mentre sono aumentati i conflitti – e le ruberie – per la gestione del problema. Una persona intervistata ricorda “l’acqua fredda freddissima… il divano che galleggiava”; un prete si rammarica che “il sale corrode il marmo del pavimento”, mentre un altro signore evidenzia “la sensazione di violenza e impotenza” provocata dalla marea, giunta a 1 metro e 87! Personalmente ho provato desolazione nel vedere libri e stampe galleggiare, come creature annegate. Non mi dilungo, per lasciare spazio alla curiosità di andare a documentarsi di persona e di sensibilizzarsi su un problema ambientale che ci tocca da vicino. Un cenno al titolo, accattivante perché fa pensare alle leggiadre figure mitologiche. Ma anche alle conturbanti sirene di allarme che annunciano l’onda alta. Venezia, gioiello mondiale, city of sirens, città da ammirare. Ma anche da salvare!
Come è profondo il mar(l)e
Leggo in mattinata che la campionessa paralimpica di nuoto Giusy Barraco ha subito il furto della carrozzina che per lei corrisponde alle gambe e mi viene da parafrasare il brano di Lucio Dalla COME È PROFONDO IL MARE in Come è profondo il male! Ma cosa se ne faranno mai i ladri di una carrozzina per disabili? La ricicleranno al mercato nero? Può essere che sia ingenua, oppure svampita a causa dell’età non più green, o entrambe le cose, ma non riesco a concepire una speculazione su un argomentazione di per sé doloroso. Immagino che l’autore/gli autori del furto abbiano una madre, una sorella, una figlia… oppure le avranno avute, con le gambe efficienti oppure chissà! La vittima del furto, che è un’artista e ha imparato a convivere con il suo limite, riuscirà di certo a rimediare alla sottrazione fraudolenta del suo mezzo locomotore. Però non si spiega ciò che sta dietro il furto, salvo ricorrere a una mente malata, per cui sarebbe salutare una sostituzione. Mi sovviene una domanda di mio figlio alla tenera età di cinque anni, quando, sentendo parlare di trapianti in televisione, mi chiese se era possibile… il trapianto di anima! Non mi ricordo esattamente cosa gli risposi. Certo mi stupì la richiesta, che tuttora trovo interessante. Ora come allora non mi viene null’altro come risposta di un accorato: Magari!
Nuovo Presidente Americano
L’ America ha il nuovo presidente: auguri a lui e al suo vice, finalmente una donna! Non mi occupo di politica, vado ad intuizione più che a documentazione, ma il presidente uscente che scalpita per non cedere lo scranno proprio non mi piace. Neanche prima, veramente, per la mancanza delle qualità che reputo debba avere un buon politico. Trattandosi poi dell’uomo più potente della terra… Se ne sono accorti molti Americani (anche se meno del previsto) che bisognava girare pagina. Del nuovo eletto, so che è stato visitato molto dalla sfortuna e questo suppongo sia una garanzia per non fare del male alla comunità che si appresta a governare. In ogni caso, la faccenda ci riguarda, per la politica estera e non solo. Mi ricordo che a scuola, dopo la rielezione di Obama diversi alunni avevano svolto un compito in classe, per esprimere simpatia all’inquilino della Casa Bianca, che a mio dire ha operato dignitosamente e continua a godere di stima. Il neo eletto aveva lavorato con lui, e anche questo non è un dettaglio da poco. Mi sovviene una massima di Leonardo da Vinci: I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio. Siccome l’argomento è tosto, mi affido al suo geniale pensiero. Ogni nazione ha problemi da risolvere a casa propria, ma quest’anno tormentoso ne ha distribuito a piene mani uno comune a tutti, che ci auguriamo venga affrontato e risolto con una strategia condivisa. Fuori è una bella giornata di sole, le previsioni sono buone.
Arte, patrimonio comune
Ho seguito in televisione le esequie di Gigi Proietti, un artista “esageratamente bravo nel suo lavoro ma anche nei rapporti con le persone”, che sapeva essere “faro e riparo” per i suoi allievi, il cui sorriso era un abbraccio. Valter Veltroni riconosce un potere rivoluzionario alla sua risata, entrata tante volte nelle case degli Italiani e a teatro, la “sua” casa che assumerà da oggi in poi il nome Globe Theater Gigi Proietti. Mi ha colpito apprendere che anche Shakespeare fosse nato e morto nello stesso giorno, come lui, intellettuale popolare che interpretava magnificamente i classici. Mi soffermo sulla capacità dei grandi di armonizzare l’alto e il basso, la disciplina con la leggerezza, il difficile col facile: credo sia il talento che il poeta latino Orazio ravvisava nell’aurea mediocritas, che non aveva niente di mediocre: corrisponde all’equilibrio in ogni atteggiamento, frutto di ricerca ed esercizio. In questo senso Proietti si merita a pieno titolo l’appellativo di Maestro, anche se lui preferiva farsi chiamare semplicemente Giggi, con due g, alla romana. Innumerevoli gli artisti che gli sono riconoscenti. E chi non avrebbe desiderato avere un maestro di tal genere? Un genio dotato di grande umanità, capace di far piangere e sorridere nel contempo. Sono convinta che un vero Artista sia un patrimonio comune, come lo sono i Classici. Spetta a noi mantenerne viva la memoria e le opere. Perciò, oltre la mestizia per il lutto, sono certa che l’eredità del mattatore romano continuerà a fornirci insegnamenti. E soprattutto a farci sorridere, che ce n’è un grande bisogno!
4 Novembre 2020
Quando ero docente di Lettere, qualche anno fa, gli studenti delle terze medie erano coinvolti nelle vicende belliche legate alla Grande Guerra, argomento d’esame. Con il concorso dei ragazzi, su proposta degli Alpini era stato anche realizzato un fascicolo, intitolato IL MILITE… NON PIÙ IGNOTO, per rendere omaggio ai caduti sul territorio, per lo più giovanissimi. L’attività si era conclusa in primavera con una visita didattica al Bosco delle Penne Mozze, a Cison di Valmarino, sempre con il prezioso supporto degli Alpini, esperienza positiva che ricordo volentieri. Quest’anno, per ragioni comprensibili, la cerimonia è stata anticipata al primo Novembre e si è svolta in forma ristretta, con omaggio al Monumento ai Caduti, che comunque rimane “A eterna memoria e monito per le future generazioni”, come afferma il vice sindaco Giampietro Mazzarolo. Oggi è la Giornata delle Forze Armate, che mi suggerisce qualche riflessione a favore di tutte le professioni esercitate in prima linea, talora sottostimate. Penso alle vittime cadute in servizio, ai casi di cronaca nera, alle divise macchiate dal sangue e talvolta pure dallo scherno… e mi taccio per riguardo ai caduti, trattenendo il risentimento verso gli ingrati. Conto sulla maggioranza delle persone perbene, meno vistose e socialmente rispettose. Personalmente mi sento rassicurata dalla presenza delle Forze dell’Ordine sul territorio, si tratti di Carabinieri, Polizia o altri Rappresentanti dello Stato, di cui spero di non avere bisogno. Ma sapere che ci sono, alimenta la mia gratitudine e ravviva la mia dimensione civica.
