Oggi è il sessantesimo compleanno delle Frecce Tricolori, un vanto per l’Italia e un messaggio di speranza che giunge all’inizio di Marzo, per antonomasia mese della rinascita. Sento la notizia in tivu, mentre sorseggio il cappuccino e resto avvinghiata allo schermo per seguire le acrobazie compiute dal cielo su diverse città italiane anche in quest’anno di pandemia, l’ultima sulle Dolomiti per i Campionati del mondo di sci alpino Cortina 2021. Spettacolare anche quella su Roma capitale, lo scorso 2 Giugno, anniversario della Repubblica Italiana. La Pattuglia Acrobatica, nata il giorno 1 Marzo 1961, si esibisce su 48 Paesi, emozionando migliaia di persone. Una volta è capitato anche a me, inconsapevole, di vedere alzarsi la squadra di aerei dal Parco Hemingway di Lignano Sabbiadoro: un coinvolgimento totale, indimenticabile! Per questo stasera, su Rai Storia (54) alle 22.10 seguirò il documentario “Sessant’anni in volo”. Un mio alunno, alle medie coltivava il sogno di diventare pilota. Credo sia rimasto un sogno, che mi auguro abbia raccolto qualcun altro, perché professione e passione sono indispensabili, al netto di un duro addestramento. Lavorare in cielo deve essere bellissimo… ma anche chi lavora da terra, in questo ambito, ha soddisfazioni particolari. Le donne sono presenti e rappresentate alla grande dal capitano Liberata D’Aniello, sentita durante l’intervista televisiva. Bene, Marzo e Frecce Tricolori mi sembra una bella accoppiata… per guardare avanti!
Categoria: Attualità
Al male non c’è mai fine
Attanasio e Iacovacci, l’arrivo delle bare nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri: è il titolo del breve video de IL GAZZETTINO che vedo in internet sul funerale dei due servitori dello Stato rimasti vittime di una imboscata in Congo. Immenso dispiacere per queste vite rubate, lontano da casa e dai propri affetti, oltretutto impegnate in una missione di pace. Quando ero in servizio a scuola e facevo Geografia in terza, l’argomento erano i Paesi Extraeuropei, considerati velocemente per motivi di tempo. Ero solita chiedere di rispondere ai dati di quella che chiamavo “carta d’identità” della nazione, che considerava: superficie, popolazione, densità, economia….forma di governo, voce sulla quale avevo ed ho tuttora delle perplessità. Riguardo al Congo trattasi di Repubblica democratica. Sappiamo che il continente nero è stato depredato e colonizzato dagli Europei (Italia compresa, nel Corno d’Africa) e che la decolonizzazione ha lasciato strascichi pesanti… però riconoscere al Congo odierno una patente di democrazia mi pare fuorviante. D’altronde per fare Geografia bisognerebbe andare sul posto e verificare di persona. Neanche Luca, il diplomatico italiano, padre di tre bambine e Vittorio, il giovane carabiniere che gli faceva da scorta, in procinto di sposarsi, pensavano al rischio di un’imboscata, durante una missione di pace avvallata dall’ONU, durante la quale ci ha rimesso la vita anche l’autista. La vedova di Luca Attanasio, Zakia Seddiki sostiene “Luca tradito da chi gli era vicino”. Mi auguro si sbagli, sebbene al male non ci sia fine. Resta la grande amarezza di piangere due giovani vite che ritenevano di essere sulla strada giusta della cooperazione ed invece sono state proditoriamente ammazzate.
Vita negata
È angosciante sentire parlare pressoché ogni giorno di femminicidio (anche se altre tragedie familiari incombono) e considerare quanto le donne siano in generale esposte a violenza fisica e/o psicologica. Tra i troppi casi di cronaca nera, mi colpisce particolarmente quello capitato a Genova: Clara, 69 anni, è stata accoltellata nel suo negozio di pantofole dal compagno. Dettaglio macabro: si era già pagata il funerale, per non gravare sul padre anziano e il figlio ventenne disabile. Ma quanta angoscia deve aver masticato questa donna che descrivono solare e gentile, per pensare alla propria sepoltura, in maniera tanto preveggente? Da come sono andati i fatti, aveva messo in conto la tragica fine che le è capitata. Ora tutti si chiedono se potesse essere salvata, con o senza denuncia delle angherie che il compagno, dedito al gioco le infliggeva. Forse non voleva danneggiarlo, forse ha sottostimato il male che avrebbe potuto farle… e che le ha fatto, sferrandole un’infinità di coltellate (pare addirittura un centinaio) in negozio, dopo aver fatto uscire una cliente! Chissà cosa ci direbbe lei, col senno di poi. Provo a immaginarlo: donne, non amate troppo perché l’amore è cieco e vi impedisce di riconoscere il male che sa camuffarsi bene. Chiedete aiuto in tempo, perché l’attesa di una risposta efficace può essere lunga. Non sacrificatevi per un uomo che non vi rispetta. Per noi fortunate che potremo onorare l’imminente 8 marzo, il compito di indignarsi difronte ai soprusi e di continuare sulle nostre gambe la lotta per il riconoscimento dei diritti umani, primo fra tutti, quello della Vita.
Giornata dei Camici Bianchi
20 febbraio 2021, prima Giornata nazionale dei Camici Bianchi, istituita per onorare l’impegno del personale sanitario durante la pandemia. Si celebrerà ogni anno e costituirà solennità civile. Il 20 febbraio è il giorno in cui a Codogno un anno fa venne scoperto il “paziente uno”. Leggo che la legge è stata istituita grazie anche ad un suggerimento di Luciana Littizzetto (umorista, scrittrice, attrice…) e il sostegno della Siae (Società Italiana degli Autori ed Editori), il che mi fa apprezzare ancora di più gli artisti, specie se comici. D’altronde è noto che è più facile far piangere che viceversa. Apprendo la notizia dell’istituzione fella Giornata dei Camici Bianchi dal programma Frontiere e sono d’accordissimo, per ricordare quante persone si sono spese e sono morte lavorando per salvare le vite altrui. Nella Lettera inviata dal Pontefice per l’occasione, estrapolo queste parole: “L’esempio di tanti nostri fratelli e sorelle… è motivo di riflessione di fronte a tanta oblatività”. (oblatività = generosità assoluta). Dall’inizio della pandemia sono morti 273 medici e quasi 90.000 sono gli operatori sanitari contagiati, secondo dati desunti dal web. Senza ombra di dubbio, ritengo doveroso riconoscere il valore di tante persone che si sono date, incondizionatamente. Emblematica la foto dell’infermiera crollata sulla tastiera del computer per la stanchezza. Lavorare con gli ammalati è un lavoro ad alta componente etica, esercitato in condizioni spesso precarie. “Curare obbligatorio, guarire quando si può, amare sempre”, è il monito di un medico citato da Michele Mirabella durante la trasmissione, che immagino ampiamente condiviso a livello sanitario. Concludo, con la speranza che il piano vaccinale proceda rapido, così da alleggerire la vita a tutti, camici bianchi compresi.
Amore “bestiale”
Sono sincera: di rado mi commuovo, leggendo il quotidiano. Piuttosto è plausibile che mi irriti o che qualche notizia mi indigni… però un nodo alla gola mi prende quando leggo: Salvato in Friuli Resiste nel bosco al gelo per 7 notti “Sono vivo grazie al mio cane Ash”, pag. 19 di la Repubblica, venerdì 19 febbraio 2021. È la disavventura successa a un 33enne triestino, a 700 metri di quota, scivolato in un canalone, con frattura della caviglia e altri traumi. Unica compagnia, il cane Ash, un piccolo meticcio con cui ha condiviso sette notti “tenendosi caldo a vicenda” con temperature sottozero e cellulare senza rete, come succede nelle situazioni sinistre. I soccorsi, allertati dalla fidanzata, hanno permesso il salvataggio dell’escursionista e del suo fedele amico a quattro zampe. Un esempio di amore incondizionato da parte degli animali, che anch’io ho sperimentato, in situazioni per fortuna ordinarie. Ho perso Puma, la mia gattina di 11 anni, due settimane fa. Era cardiopatica e non lo sapevo. L’intervento del veterinario non me l’ha restituita, come speravo. A proposito di calore reciproco, Puma aveva l’abitudine di infilarsi sotto le coperte e di posizionarsi all’altezza della mia anca affetta da artrosi, procurandomi una benefica sensazione di tepore. Meglio della seduta di magnetoterapia. Un animale è un grande bene, per il corpo e per lo spirito. Dalla notte dei tempi, attraverso san Francesco e tutte le persone sensibili (che non sono mai troppe!)
Ultimo giorno di carnevale
Tra i saluti che ricevo al mattino tramite Whatsapp, uno inneggia al martedì grasso, con tanto di mascherine e stelle filanti… Già, siamo all’ultimo giorno di Carnevale, non me ne ero accorta (al netto di frittelle e crostoIi, che non sono i miei dolci preferiti). Mi pare di essere sprofondata in un clima quaresimale da quasi un anno! E c’è chi lo percepisce più ansiosamente di me. Esemplifico: domani a mezzogiorno consumerò un menu turistico (pranzi dal martedì al venerdì) in paese, all’hotel Montegrappa, in buona compagnia di Lucia e Manuel. Ho esteso l’invito ad un’altra conoscente, che solleva dubbi di assembramento. Faccio notare che si mangia bene, la sala è grande e potremo distribuirci su due tavoli. Risposta: verrà a prendere il caffè! Se tanto mi dà tanto, albergatori, ristoratori, pizzerie e tutta la catena del gusto avrà da sopportare il biblico periodo delle sette vacche magre (Genesi). E pensare che la nostra cucina è famosa nel mondo ed era attrattiva per i giovani in cerca di una stabile e remunerativa occupazione! Ci aveva pensato anche mio figlio, che poi ha fatto scelte diverse (ed è comunque a casa, come tanti altri giovani). Che dire? Andrò a mangiare con il cuore in gola, perché ho bisogno di uscire e scambiare quattro chiacchiere… ovviamente abbassando la mascherina solo per mangiare. Al gestore farà piacere vederci e noi faremo girare sommessamente l’economia. In attesa che il vaccino faccia la sua parte e ci restituisca almeno un pezzettino dell’altra lieta vita.
Avanti, Italia!
“Che la bellezza sia il vero motore dell’economia” è l’auspicio di Dario Franceschini, riconfermato Ministro della Cultura nella nuova composizione del Governo Draghi. Anche il Ministro della Salute, Roberto Speranza è stato riconfermato. Seguo in tivu mentre faccio le polpette, e può sembrare poco rispettoso, ma il sabato è un giorno intenso, ho fame e non ho il cuoco. Simpatico il passaggio di consegne, tramite la campanella, che fa tanto scuola… speriamo che questa trascurata agenzia educativa tragga vantaggio dal cambio di governo. Il neo presidente Mario Draghi avrà il suo bel daffare. Vengono tributati gli onori, come da protocollo, al presidente uscente Giuseppe Conte, che domani potrà festeggiare san Valentino insieme con la sua compagna (se crede). Non è facile districarsi in un Paese tanto complesso come il nostro, sebbene altrove non sia un eden. Non sono esperta in materia e non vorrei essere nei panni di Draghi, cui auguro di riuscire nell’arduo compito di riassestate la nazione, in tempo di pandemia. Qualcuno ha fatto notare che oggi è il 13, numero scaramantico… speriamo in positivo. l’Italia è chiamata Il Belpaese, perché effettivamente lo è. Di questo sono persuasa. Importante che la convinzione sia condivisa e ci consenta di godere delle bellezze naturalistiche, artistiche e di qualsivoglia genere in pace.
La storia si ripete
Nel post di ieri, dedicato al Giorno del Ricordo, ho parlato di profughi, protagonisti della toccante canzone “1947” di Sergio Endrigo, cantautore apprezzato e amato per tanti altri brani. Scorrendo il quotidiano, oggi mi imbatto di nuovo nella parola profugo, a proposito di un fatto di cronaca successo a Mareno di Piave (TV) che avrebbe potuto trasformarsi in cronaca nera. Sintetizzo l’accaduto. Un autista proveniente dalla Bosnia scarica dei bancali in un agriturismo. Il gestore si accorge di rumori all’interno del carico e scopre un ragazzo tra i 20 e i 30 anni, intirizzito e senza documenti, di provenienza irakena, partito da tanto lontano in cerca di… un posto al sole, verrebbe da dire, se non suonasse ironico in pieno inverno e per le condizioni del viaggio. Prima ancora di sapere come andrà a finire, auguro a questo profugo coraggioso di rimettersi in forze e di poter realizzare almeno parte dei suoi sogni. Mi complimento con chi lo ha segnalato alle forze dell’ordine, per impedirgli ulteriori sofferenze e ai militari che lo hanno accolto e rifocillato. Penso alle pene sofferte dai nostri emigranti agli inizi del ‘900, alla fame, a quando eravamo noi a dover espatriare con la valigia di cartone… Sergio Stefani, un mio zio materno, scelse l’Argentina che divenne la patria adottiva dove morì: arricchito, ma disamorato nei confronti dell’Italia che non offriva alternative alla fame e alla disoccupazione dell’immediato dopoguerra. Mia nonna Adelaide morì senza poterlo rivedere (nel 1937 aveva perso a causa del tifo due figlie poco più che adolescenti). Sono passati più di settant’anni e la storia si ripete, variando il posto e la carnagione delle persone. Qualcosa non mi torna, a proposito del detto “Storia maestra di vita” (il pensiero è di Cicerone, che faceva l’avvocato e perciò abbondava di parole). Nella migliore delle ipotesi, mi sa che gli alunni, se ci sono (Gramsci non ci credeva) stentano ad apprendere la lezione.
Giornata del Ricordo
10 febbraio Giornata del Ricordo, istituita nel 2004 per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo della popolazione di origine italiana dai territori dell’Istria e della Dalmazia, a seguito della Seconda Guerra Mondiale. Tragedie per tanti anni nascoste, tanto che ne sentii parlare da adulta. Proposi il tema, dolorosissimo, a scuola, nell’ultima parte del mio servizio. Con le classi terze andammo al Sacrario di Basovizza (Trieste), luogo simbolo della tragedia degli infoibati (tra 5000 e 15000 vittime). In preparazione all’uscita di studio (non gita) facevo sentire la canzone intitolata “1947” di Sergio Endrigo, più efficace di tanti discorsi sulla tragedia dell’esodo che ha riguardato migliaia di profughi. La voce morbida del cantautore, che era di Pola, fa intuire il disagio e le emozioni di chi fu costretto a lasciare la propria terra, se non voleva essere infoibato, cioè scaraventato nelle voragini della terra. Il tema dell’albero, simbolo della vita, si concentra nel ritornello dove traspare il desiderio del profugo: “Come vorrei essere un albero che sa/Dove nasce e dove morirà/” Oggi se ne parla, anche a scuola. La musica civile, come il teatro impegnato (il Magazzino 18, di Simone Cristicchi) e altre forme espressive mantengono viva la memoria delle foibe e degli esuli. Perché non succeda mai più!
Luci e ombre del digitale
Oggi è la Giornata Mondiale della Sicurezza in Rete. Istituita nel 2004 dall’Unione Europea è celebrata contemporaneamente da 150 Paesi, per promuovere un utilizzo consapevole delle tecnologie online. Internet è diventato il luogo dove i ragazzi trascorrono molto tempo della giornata, per necessità (scuola a distanza) e per scelta. Il 7% degli adolescenti italiani trascorre in media quattro ore al giorno davanti a un monitor. Mentre consumo il cappuccino in cucina, seguo con un occhio il vecchio cane che si accosta alla ciotola e l’altro ai fatti del giorno. Sento parlare di “Etica digitale”: mi pare una buona cosa abbinare la parola etica alla rete. Non sono un’esperta del settore e non ho sperimentato la didattica a distanza, di cui mi parlano le colleghe in servizio. Mio figlio ha compiuto 32 anni, usa il computer per lavoro (quando lavora) e spero non ci giochi. Nell’eventualità, mi auguro limiti il tempo. Del resto anch’io, ogni tanto faccio le parole crociate online, ma era assai più piacevole quando le facevo in compagnia, con matita e gomma da cancellare sottomano. Obiettivamente non si può negare che la rete faccia anche comodo e riduca i tempi per molti servizi: ad esempio, per avere una ricetta non serve più andare nello studio medico. D’altro canto apre le porte a molti sprovveduti, soprattutto minori, ignari del pericolo che si cela dietro un’immagine accattivante. Anche la Rivoluzione Industriale, al suo esordio ebbe accaniti contestatori. Il mio compianto professore di Italiano (a cui dedicherò a breve una mia opera) assegnò una traccia illuminante a riguardo: “Luci e ombre della Rivoluzione Industriale”. Con l’opportuno aggiustamento, credo sia realistico parlare di luci e ombre della Rivoluzione Digitale.
