La vita non si ripete

Mi chiedo come la realtà superi la fantasia nell’ambito della finzione cinematografica. Non mi riferisco alla trama di un film violento, ma a quanto successo sul set del film western Rust, in New Mexico dove l’attore e produttore del film Alec Baldwin – cui presumo competa come produttore controllare ogni singolo passaggio dell’azione – durante una ripresa, con una pistola di scena che doveva essera a salve, ha ucciso la direttrice della fotografia, Halyna Hutchins, 42enne e ferito gravemente il regista, Joel Souza, 48 anni. Quindi si tratta di vittime sul lavoro, in un settore dove si costruisce un prodotto per distrarre, divertire, talvolta istruire, tanto che il cinema è considerato la settimana arte. Massima pena per la vittima, giovane, bella e con tutta la vita davanti e costernazione per quanto accaduto. Ovvio che la società di produzione si dichiari “devastata”. Senza lanciare strali, vorrei soffermarmi sulla parola “attenzione” che non va mai allentata, in ogni ambito, di più dove si è accumulata esperienza. Da tempo mi sono accorta che in auto non posso distrarmi neanche un secondo per girare la manopola del volume della radio… perché una volta ho sfiorato il ciglio della strada. Vale anche in cucina, dove dimenticare una pentolino sul gas può costare caro, oppure in bagno maneggiando incautamente utensili a corrente vicino all’acqua. Il pericolo è sempre dietro l’angolo. So di un padre che dava lezioni di guida al figlio ed è incappato in una pesante sanzione per aver contravvenuto al rispetto di una norma stradale. Credo succeda spesso di essere “miracolati” nonostante le nostre defaiance, ma le mancanze/disattenzioni/ignoranze colpevoli che costano la vita agli altri sono fuori discussione, ancora di più se si verificano in ambito professionale. E qua mi fermo, altrimenti il discorso potrebbe diventare pesante. Nessuna invettiva contro lo sfortunato autore del gesto, ma severo richiamo sulla responsabilità che compete ad ognuno, qualunque ruolo ricopra . Perché la vita non si ripete.

Protagonista il Libro

Torino, il Salone del libro è un successo anche in autunno. L’ edizione attuale, dal 14 al 18 ottobre, la XXXIII, si è appena chiusa con grandi risultati: code di 45′, incontro con autori in presenza, soddisfazione degli editori, tanti giovani…fiera dei record, “ritorno ai rapporti umani” dice un intervistato. Bello che le persone, dopo tanti mesi di pandemia scelgano la lettura per tornare ad emozionarsi. “Il libro ci fa sentire meglio, è un ritorno alla normalità”, afferma una ragazza. Quello di Torino, dal 1988 è il cuore pulsante della cultura libraria italiana ed è il salone più internazionale, con presenze di autori stranieri. Da lettrice (ancora modesta) e da autrice (più feconda) ne sono orgogliosa e contenta. Tra le frasi scritte sui libri, mi pare salutare la seguente di Umberto Eco: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni… perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. Non voglio convincere nessuno, ognuno ha le sue preferenze in fatto di hobbies, ci tengo a dire la mia: non vivrei bene senza leggere e scrivere. Il mio amico Giancarlo, pure lui scrittore dice che i figli se ne vanno ma i libri rimangono. Com’è vero! Non essendo più giovane (ma non me ne dolgo), approfitto di spaziare nel mondo della prosa e della poesia, producendo qualcosa anch’io. Da quando sono in pensione, la parte più bella della giornata è quando posso scrivere sul mio blog, leggere i commenti dei pochi ma affezionati lettori, buttare giù una cartella per il prossimo romanzo. Ma anche curare la promozione dell’ultimo Il Faro e La Luce, che presenterò mercoledì prossimo in sala consiliare a Cavaso del Tomba, ore 20.15 Spero che non si scatenino le Erinni ( o Furie, tre divinità infernali:Aletto, Tisifone e Megera), come è successo in paese lo scorso 8 luglio, limitando le presenze. Dato il supporto dei miei preziosi collaboratori, prevedo che sarà una serata interessante, pervasa dalla luce umana e professionale del mio stimato professore di liceo Armando Contro, cui dedico l’opera. Se possibile, vi attendo numerosi!

Dante e Cocciante

Inizia oggi la XXI Settimana della lingua italiana nel Mondo, che ha come tema Dante, L’Italiano (DANTE, The Italian) in occasione dei 700 anni della morte del padre della nostra lingua. Organizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, in collaborazione con l’Accademia della Crusca, dal 2001 celebra ogni anno la lingua e la creatività italiane nel mondo. Interessante il programma della settimana, ma io preferisco “viaggiare basso” e recupero il testo di una bella canzone, interpretata da Riccardo Cocciante, intitolata LA NOSTRA LINGUA ITALIANA (Dall’album Eventi e Mutamenti, 1993), “Lingua ordinata da un uomo di Firenze/che parla del cielo agli architetti”, il più bel testo che io conosca sulla nostra lingua che sintetizza alla perfezione i pregi e le eccellenze italiani. Quando ero in servizio a scuola, l’ho proposta diverse volte ai miei studenti, con sorprendente ricaduta di attenzione. In un sottofondo di armonia, scorrono versi che inorgogliscono. Ne riporto alcuni, lasciando al lettore il gusto di ascoltare il brano integralmente: “Lingua serena, dolce, ospitale…lingua nuova, divina, universale…lingua di pace, lingua di cultura…lingua mia, la tua la nostra lingua italiana”. Dentro al testo c’è l’esplosione artistica e imprenditoriale del Belpaese. Ora, non mi risulta che l’italiano sia tra le lingue più parlate al mondo (le prime cinque sono: mandarino, spagnolo, inglese, hindi, arabo), ma pare che sia la quarta lingua più studiata nel mondo (in 115 paesi da 2.145. 093 studenti, tramite gli Istituti Italiani di Cultura) per la sua rilevanza culturale come lingua dell’Arte, dei Musicisti di professione e dei cantanti d’opera, della Cucina internazionale. Con buona pace delle statistiche, da insegnante d’italiano in pensione, sono orgogliosa di essermene occupata e di continuare ad usare la nostra lingua, omaggiando Dante e pure Cocciante.

Boris Johnson e Pericle

Durante la rassegna stampa mattutina su RAI 3 mi fa un certo effetto sentire abbinare Boris Johnson e Pericle: mi allerto e indago. Risulta che il premier inglese sia affascinato dall’era classica della Grecia e che nel suo studio, accanto a un busto di Winston Churchill tenga il busto di Pericle, un altro dei suoi eroi. Il celebre politico, militare e oratore del V secolo a.C. contribuì a fare di Atene la culla della civiltà, facendo tra l’altro costruire il Partenone. Mi era sfuggita la disputa tra la Gran Bretagna e la Grecia, per la restituzione dei fregi del tempio principale dell’acropoli di Atene, i cosiddetti marmi del Partenone, lunghi 80 metri, secondo la Grecia requisiti illecitamente, secondo il premier britannico legalmente comprati. La disputa dura da tempo e mi fa venire in mente furti dell’arte disseminati nel tempo, riproposti anche da recenti film. Personalmente concordo con quanto afferma il ministro greco della Cultura: “Il Partenone, come simbolo dell’UNESCO e della civiltà occidentale, riflette valori universali. Tutti hanno l’obbligo di lavorare per una risoluzione della disputa”. Avendo abitato a Possagno, mi corre l’obbligo di ricordare che anche Antonio Canova dovette affrontare il recupero delle opere “bottino” di Napoleone. Ma preferisco tornare a Pericle, che mi rammenta trascorsi scolastici duri e attraenti. Dalle versioni dal greco del liceo mi ero già fatta l’idea che si trattasse di una brava persona, il Principe della Democrazia che ha favorito l’affermazione dell’Arte Classica Greca. La sua influenza intellettuale e culturale sulla società ateniese fu tale che lo storico Tucidide, suo contemporaneo, lo definì come: “Il primo cittadino di Atene”. Per completezza, Pericle dovette affrontare la fase iniziale della lunga guerra del Peloponneso (431 – 404), tra Atene e Sparta, il conflitto più sanguinoso mai verificatosi fra popoli greci. Io apprezzo la sua lungimiranza che lo portò ad incrementare l’assistenza sociale, ad accollare allo Stato l’educazione degli orfani, a pagare sussidi a mutilati e invalidi, ad assegnare una paga a soldati e marinai in servizio e a introdurre un compenso in danaro per chi ricopriva cariche pubbliche, permettendone l’accesso anche ai più poveri. Nobili intenzioni purtroppo scordate da parecchi politici dei giorni nostri.

Il Belpaese

Mi sveglio col tepore dei caloriferi e un gradevole profumo di erbe aromatiche. Ieri sera ho inserito delle gocce di essenza nelle vaschette appese ai termosifoni, per addolcire il risveglio. Da qualche giorno, mattina e sera fa freddo, l’autunno marcia veloce verso la stagione invernale. Gli esperti dicono che le temperature sono già da fine novembre…ma anticipano che la settimana prossima avremo una bella ottobrata: staremo a vedere. A metà mattina esco, in macchina perché devo fare delle commissioni e camminare diventa ogni giorno più problematico: sono arrivata al punto di desiderare di essere operata, impensabile mesi fa. Breve sosta al bar, con scorsa al quotidiano locale. Poi a casa mi leggo con comodo la Repubblica, appuntamento del venerdì, con allegato il venerdì (non è un gioco di parole), perché così si chiama il settimanale allegato, con un’opera di Gustav Klimt in copeetina. IL GAZZETTINO, a pag. 2, taglio basso, riporta il seguente articolo, a firma di Enrico Carraro, presidente della Confindustria Veneto: “Oggi diciamo grazie a chi si è vaccinato. I problemi ci saranno ma li risolveremo”. Mi piace il tono positivo dell’articolo e la gratitudine espressa nei confronti dell’ 84% dei Veneti che si sono vaccinati. Nella percentuale ci sono anch’io, che ho affrontato le due somministrazioni con qualche esitazione (mi è stato iniettato il vituperato AstraZeneca…senza effetti collaterali), per proteggermi e per non diventare untore inconsapevole di altri. Pare che siamo agli sgoccioli della pandemia, con sacche di resistenza ingiustificate, cui si aggiungono le rimostranze dei no green pass. Che dire, se non ricordare che l’Italia è un paese difficile da governare, con taluni governanti disorientanti! Il Bel Paese più complicato del mondo (spero di essere smentita) dove si litiga molto e si opera in maniera poco efficace. Mi sovviene un pensiero della grande Oriana Fallaci, secondo la quale è preferibile una democrazia zoppa a una dittatura. Pensando ai casi miei, direi che ci vorrebbe un intervento di artoprotesi anche alla Repubblica!

“Dio è anche madre” (Papa Giovanni Paolo I)

In fatto di religione mi considero molto laica, frequento di rado la chiesa ma non sono atea e nemmeno agnostica. Non mi piacciono le gerarchie e la chiesa è fatta di rappresentanti di Cristo, alcuni dei quali talora, e tuttora deludenti. Mi attraggono le persone piuttosto “fuori dal coro” che mi trasmettono immediata simpatia. È il caso di Papa Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani, sul soglio pontificio per soli 33 giorni (eletto il 26 agosto 1978), denominato a ragione “il Papa del sorriso”. Con piacere ho sentito che l’attuale Papa Bergoglio lo ha inserito tra i beati, avendo la commissione preposta riconosciutogli un miracolo a favore di una bimba gravemente ammalata. Non mi stupisce che papa Luciani, ex vescovo di Vittorio Veneto (zone nostre) abbia addolcito diverse sofferenze e abbia distribuito speranza ai fratelli. Se l’occhio è lo specchio dell’anima, dietro il suo sguardo limpido intravedo mari tropicali pieni di meraviglie inesplorate. Trovo molto attraente anche la sua voce, affettuosa e consolatoria, come di un parente buono disposto a capire e incoraggiare. È confortante riferirsi a testimoni di tale levatura morale, in tempi complessi e controversi come i nostri. Nato a Canale d’Agordo il 17 ottobre 1912, tra tre giorni sarebbe il suo compleanno (è mancato il 28 settembre 1978). Gli successe Karol Wojtyla, un altro grande uomo di chiesa, col nome di Giovanni Paolo II. Attorno alla morte improvvisa di Papa Luciani molto si è vociferato e anche scritto, introducendo note fosche. Preferisco pensare che sia mancato per cause naturali, anche se il sospetto che non incontrasse la simpatia di tutti non è peregrino. Anche la nipote Lina Petri, figlia della sorella di Giovanni Paolo I, a questo proposito dice: “Lo zio era simile a Bergoglio. Mai creduto all’avvelenamento”. Chiudo la mia breve riflessione, ricordando un rassicurante pensiero di Papa Luciani che condivido: “Dio è anche madre”.

Columbus Day

Impossibile dimenticare cosa successe il 12 ottobre 1492, data della scoperta dell’America, dove si celebra la ricorrenza, chiamata in modi diversi a seconda del paese: Dia de las Cultura in Costa Rica, Discovery Day nelle Bahamas, Dia de la Hispanidad in Spagna e Dia de la Resistencia indigena in Venezuela. Oggi è la festa degli italo-americani e degli indiani d’America. Celebrata per la prima volta a San Francisco nel 1869 dagli immigrati italiani, nel 1937 fu l’allora presidente Franklin D. Roosvelt a proclamare il Columbus Day festa nazionale in tutti gli Stati Uniti d’America. Per completezza va detto che non tutti la pensano così e che Cristoforo Colombo è considerato da taluni un simbolo del colonialismo europeo, con proteste e manifestazioni conseguenti. Nel 2004 il governo italiano ha istituito la Giornata Nazionale di Cristoforo Colombo. Ho presente una datata produzione televisiva a puntate sul navigatore genovese, che feci vedere ai miei studenti nel primo pomeriggio durante il tempo prolungato: nessuno dormiva ed anzi l’argomento destò un certo interesse. Ho controllato: si trattava dello sceneggiato diretto da Alberto Lattuada, prodotto dalla RAI è andato in onda in quattro puntate nel marzo 1985. Nato a Genova nel 1451, chiamato in spagnolo Cristóbal Colón, figlio di un tessitore deve la sua fama alla scoperta del continente americano, di cui peraltro non si rese conto, ritenendo di essere approdato da tutt’altra parte, nelle Indie. Morto a Valladolid, in Spagna il 20 maggio 1506. È tra i più importanti protagonisti delle grandi scoperte geografiche tra il XV e il XVI secolo.

Governare, arte difficile…

Sono molto turbata da quanto accaduto nella sede romana della CGIL, luogo simbolo dei lavoratori: 600 manifestanti, 38 agenti feriti, pc distrutti, vetri rotti, devastazione…12 arrestati. Inquietante che la manifestazione abbia preso d’assalto perfino il Policlinico. Adesso fervono le polemiche, con accuse di negligenza ai notabili e di aver sottostimato un evento di “matrice fascista” che ci fa pensare a quanto successo in Italia negli Anni Venti. Da insegnante in servizio, quando dovevo introdurre alla classe terza media le cause di quello che sarebbe capitato poi, c’erano effettivamente il disagio sociale e la crisi economica succeduti alla fine della Grande Guerra. Adesso sono in pensione. Non azzardo paragoni, perché non ne ho la competenza e non faccio politica. Mi inquieta il pensiero di Papa Bergoglio che stiamo vivendo la terza guerra mondiale a rate, contro un nemico invisibile e tremendo che colpisce le persone nel corpo e nell’anima, dove provoca ferite insanabili. I fuori di testa ci sono sempre stati: credo sia opportuno isolarli prima che facciano il danno e che la troppa tolleranza si trasformi in inadempienza. Pertanto che paghino i facinorosi e i politici inadeguati. Ciò detto, ricordo che le tre arti più difficili al mondo terminano tutte e tre con la prima coniugazione e sono: educare, sanare, governare. Non invidio chi sta nelle alte sfere ma la mia simpatia umana viaggia più basso, tra le forze dell’ordine che si fanno un mazzo tanto per un compenso ridicolo, rispetto al rischio che corrono. Solidarietà che estendo ai miei colleghi docenti e agli operatori sanitari che il mese prossimo si prenderanno cura anche di me. Saluti e Salute a tutti.

Caro amico ti scrivo…

Mentre sorseggio il caffè, seguo su Rai 3 la trasmissione Agorà, da cui apprendo che oggi 9 ottobre è la giornata mondiale della posta, fondata a Berna, in Svizzera il giorno 9 ottobre 1874 e istituita dall’U.P.U (Unione postale universale) nel 1969. Si celebra in tutto il mondo, valutando anche l’evoluzione del servizio, dal portalettere alla mail. Impossibile non pensare al magnifico film IL POSTINO e anche alla storia della posta, che fu inventata dai Sumeri intorno al 4000 a.C. Ma io rifletto sulla domanda: “Preferisci la lettera o l’email?” rivolta ai telespettatori…e mi pronuncio a difesa della lettera cartacea, quella che si può toccare con i polpastrelli e addirittura annusare (ricordi di adolescente), la “epistula” latina che ha caratterizzato diversi Epistolari amorosi e non, anche in tempi più vicini a noi. Siccome però non nego i vantaggi della buona tecnologia, convengo che scrivo quasi tutto al computer, riservando il cartaceo alle lettere confidenziali e alle poesie. A ben pensare, anche il blog mi consente di comunicare e di scrivere talvolta delle lettere a dei destinatari precisi (persone, il mese che arriva o se ne va…), perciò oggi è anche la giornata di chi legge le missive, di uno o dell’altro materiale, quindi mi sento di rivolgermi ai miei lettori, citando la bella canzone di Lucio Dalla “Caro amico ti scrivo” per ribadire che la comunicazione è una grande cosa, un ponte dove possiamo trovarci anche essendo fisicamente distanti, un aspetto rivitalizzante della routine quotidiana. Mi torna in mente che la Lettera è anche un tipo di scritto proposto agli esaminandi per la licenza media, fino a prima della pandemia, abbondantemente scelto tra le tipologie perché più semplice ed abbordabile. A mio dire, non sarebbe male recuperarlo. Intanto, cari lettori, buona posta e buon fine settimana!

Nobel per la Letteratura 2021

Abdulrazak Gurnah, nato a Zanzibar il 20.12.1948 è il vincitore del premio Nobel per la Letteratura 2021. Appresa la notizia ieri, mi ha stupito che abbia scritto “solo” otto o nove romanzi, che sono certo pochi rispetto ai 50 e più scritti da Grazia Deledda, insignita dello stesso premio nel lontano 1926. Comunque i tempi cambiano e anche i criteri di valutazione della Accademia svedese che lo ha premiato “per la sua intransigente e profonda analisi degli effetti del colonialismo e del destino del rifugiato nel golfo tra culture e continenti”. Certo la sua esperienza di profugo costretto a lasciare la Tanzania per motivi etnici, riparando nel Regno Unito ha lasciato il segno. Il suo debutto letterario è piuttosto tardivo, nel 1987 con Memory of Departure. Altri romanzi sono: Paradise (1994), By the Sea (2001), Desertion (2005). La sua opera più recente è Afterlives, del 2020. Mi piace apprendere che sua fonte di ispirazione sono state la poesia araba e quella persiana, come il Corano. Complimenti al professore Gurnah, che mi propongo di leggere. Approfitto per ricordare, in tema di Nobel che è stato assegnato quello per la Fisica 2021 all’italiano Giorgio Parisi “a sostegno dell’intelligenza artificiale e del pianeta”, roba difficile da declinare, ma ne intuisco l’importanza e sono orgogliosa che il premio sia stato attribuito a un connazionale, in condivisione col giapponese Syukuro Manabe e il tedesco Klaus Hasselmann, il che dà un’impronta planetaria al sapere. Da cultrice della letteratura, mi propongo di avvicinarmi alla produzione dello scrittore tanzaniano, naturalizzato britannico, professore di letteratura inglese all’università del Kent, che è stato anche editor, ha curato volumi, ha collaborato a riviste e ha pubblicato articoli su diversi scrittori postcoloniali contemporanei. Insomma, si è dato da fare parecchio e sarà senz’altro interessante leggere ciò che ha scritto, pubblicato in italiano dalla casa editrice Garzanti. Onore al merito di tutti i premiati.