Post esperenziale

Oggi uscita liberatoria in Val Canali, poi su a san Martino di Castrozza a goderci le Pale di San Martino in buona compagnia di Lucia, Gianni e Alessio. Prima fermata al laghetto Welsperg, dove i polmoni si dilatano, le narici si inebriano dei profumi del sottobosco e gli occhi godono dell’artigianato ligneo, nonché del panorama. Inevitabile immortalare, anche se le cime sono offuscate e prevalgono altri soggetti: fiori, laghetti, paperette, manufatti grandi e piccoli di legno. La temperatura è clemente, anzi diciamo deliziosa: 23 gradi percepiti quassù, contro i 36 percepiti dalla base, cioè da casa. Passeggiare è un piacere, anche per una pigrona come me. Prima di pranzo, il profumo della carne alla griglia stuzzica il palato, tanto che poi sedersi a tavola è un piacere. Il menù prevede: piatto tipico (polenta, salsiccia e tosela), canederli, tagliere di formaggi con mostarde di accompagnamento, patate arrosto, insalata mista, coppa amaretto che da sola si meriterebbe un encomio. Il tutto innaffiato da cabernet e… acqua per gli astemi. Dopo il lauto pranzo, imbastisco a quattro mani con Lucia il post “sensoriale” di oggi. Tra verde e profumi, ci stiamo rilassando che quasi ci concediamo un riposino sull’erba. L’uscita non si conclude qui, perché ci saranno gli extra durante il ritorno. Intanto condivido coi lettori questo “laboratorio esperienziale”, augurandovi buon pomeriggio!

Danni da caldo

Mi imbatto in una parola nuova, “demontificare” che riguarda la discesa anticipata dai monti degli animali ospitati nelle malghe, causa siccità, solitamente fissata al 15 settembre. Tra Grappa e Prealpi sono in sofferenza ampie zone e gli animali sono già sotto stress. Le mucche, in particolare, stanno producendo dal 10 al 20 % in meno di latte. “La situazione è drammatica – denuncia il vice direttore di Coldiretti Michele Nenz – i prati sono secchi e le greggi sono quindi costrette a spostarsi sempre più dentro ai boschi o a tornare a valle”. Stamattina, Lara, la mia amica parrucchiera mi diceva che una sua cliente che gestisce un agriturismo vicino al Tempio di Possagno e ha animali in montagna, è costretta a portarci su l’acqua: quando le bestie sentono arrivare il mezzo con le taniche, corrono ad abbeverarsi come fosse una pozza! Quasi incredibile, lo stravolgimento delle abitudini prodotto dall’innalzamento esagerato delle temperature. L’ondata di caldo riguarda anche gli animali selvatici, specie i più giovani. Arriva con tempismo l’invito di Erica a sistemare in un posto consono del giardino una ciotola d’acqua (da sostituire ogni giorno per impedire alle zanzare di deporvi le uova), perché possano servirsene uccellini, ricci e altri piccoli animali. Un piccolo gesto che può fare la differenza. Mi auguro che i lettori del post abbiano a cuore tutte le creature e si attivino per alleviarne le sofferenze. Viceversa non spreco una parola per quegli individui che osano abbandonare un cane, un gatto o altro animale…per andare in ferie. Il paradiso spetta alle creature sensibili, non a chi è senza cuore.

Protagonista il cervello (se c’è)

Oggi, 22 luglio si celebra la Giornata Mondiale del Cervello…fa quasi da ridere, oppure da piangere a secondo di attribuirne dosi elevate o ridotte a qualcuno. Uno slogan che leggo è: “Salute del cervello per tutti” e su questo non ci piove (mannaggia, anche questo modo di dire accentua il problema siccità). L’iniziativa parte nel 2014, grazie alla World Federation of Neurologo (WFN) per sensibilizzare riguardo le malattie neurologiche e neurodegenerative. Quest’anno l’attenzione si concentra sul Morbo di Parkinson, che colpisce sette milioni di persone, di tutte le età, nel mondo. Argomento serissimo che non ammette leggerezza. Io però, da letterata mi riferisco a certi modi di dire, tipo: “Non ha cervello”, oppure “Ha poco cervello”, talvolta usati durante la valutazione collettiva di qualche ragazzo difficile. Ma quello cui penso oggi, riguarda l’ambito degli adulti, anzi preciso, riguarda i parlamentari che ieri hanno dato miseranda prova di sé. Che fosse a posto il loro cervello? Oppure un po’ in sofferenza? Stiamo tutti schiattando dal caldo che non molla la presa. Con tutte le grane che ci troviamo a dover affrontare e risolvere, non era il caso di rincarare la dose. Non so a che ora pranzino i politici (di sicuro “mangiano” parecchio) e non me la sento di augurargli buon pranzo. Eccezion fatta per Mario Draghi e Sergio Mattarella, le più alte cariche dello Stato invidiateci all’estero e inguaiate in Italia, che devono avere alto il pelo sullo stomaco per quante ne hanno dovute digerire. Per loro da oggi, almeno un pranzo più leggero!

Un’artista avanti

È stato ritrovato in Austria un dipinto del Seicento di Artemisia Gentileschi. Uscito illecitamente dal territorio italiano, due sono le persone indagate per truffa ed esportazione illecita di beni culturali. L’opera, denominata “Caritas Romana” ha un valore stimato attorno ai 2 milioni di euro. I quadri della pittrice sono esposti alla National Gallery di Londra, al Metropolitan Museum of Art di New York e in altre prestigiose sedi culturali. Artemisia segue le orme di Caravaggio e dello stile barocco dell’epoca, utilizzando la tecnica del chiaroscuro. I suoi soggetti sono spesso temi biblici. Ho impresso in mente la tela intitolata “Giuditta che decapita Oloferne”, uno tra i massimi capolavori del Seicento. Conobbi la pittrice Artemisia Gentileschi (Roma. 8.07.1593 – Napoli, 14.06.1653) una ventina d’anni fa, grazie a una mostra che visitai in Bassano. Mi colpì molto il suo stile realistico e mi interessai alla sua vicenda umana. Successivamente lessi la biografia, La passione di Artemisia, di Susan Vreeland, da cui emerge una donna molto talentuosa, figlia di Orazio Gentileschi, pittore pisano di discreta fama e fortuna, piena di limitazioni per essere donna artista in un mondo di uomini, ma con vedute e aspirazioni moderne. In una parola, una combattente. Tra l’altro subì un pubblico processo e venne sottoposta a tortura per avere accusato Agostino Tassi, collega del padre di averla violentata. Il processo iniziò a marzo e si protrasse fino a ottobre, concludendosi poi con la condanna del Tassi. Pertanto Artemisia è un’icona del femminismo: si è ribellata allo stupro, portando chi le aveva fatto violenza in tribunale. Credo che tornerò a rileggere il libro, perché il percorso di crescita umana e culturale di questa donna singolare continua ad affascinarmi. Valore aggiunto: essersi fatta strada come artista in un un periodo certo non indulgente con le donne. Infine, ritengo interessante e non marginale, il rapporto conflittuale con il padre. Insomma, un personaggio carismatico che continua a fare parlare di sé, per le sue opere e per il suo vissuto, indistintamente tra uomini e donne.

Amici, fiori del mio giardino

Il 20 luglio si celebra la Giornata Mondiale dell’Amicizia – Dia del Amigo in Argentina e Uruguay) – Molto vissuta in India, Nepal, Bangladesh… con l’avvento dei social network, anche online. Ideatore è stato Enrique Ernesto Febbraro, professore di Filosofia e Storia che ha proposto in Argentina la data del 20 luglio come giorno dell’Amicizia, perché il 20 luglio 1969 era stato il giorno dello sbarco dell’uomo sulla Luna. “Quel giorno eravamo tutti in attesa della buona fortuna dei tre astronauti. Eravamo tutti amici suoi, e loro amici dell’universo”. Febbraro è stato anche il fondatore dell’Associazione Mondiale per la Comprensione. Che belle parole ‘Amicizia’ e ‘Comprensione’, si meritano da sole attenzione e plauso. Ognuno ha idea di cosa sia l’amicizia, anche se della parola ‘amico’ a mio dire si abusa, assegnandola con troppa disinvoltura a persone appena conosciute, con cui non si ha familiarità. Dotata di spirito felino, mi sono tenuta alla larga da leggerezze espressive e solo col tempo mi sono chiarita l’idea. L’amico, sia maschio che femmina, è qualcuno che ti considera nella tua interezza e ti dà una mano, non a cambiarti ma a sopportarti così come sei, secondo il pensiero espresso in un profilo, scritto in inglese che traduco: “Non sono perfetto, ma sono un’edizione limitata”. Per questa mia scelta prudenziale, ho avuto una sola amica in gioventù, che col tempo si è assuefatta; nel mentre però ho conosciuto frequentato e apprezzato persone che si muovono nell’ambito delle mie relazioni e condividono con me emozioni e progetti. Il cerchio amicale si è allargato e io mi sento sostenuta, incoraggiata e protetta. Non faccio nomi, ma lascio alla loro discrezione riconoscersi. A conti fatti, una decina di persone, in maggioranza donne, all’incirca coetanee, ma anche molto più giovani che coltivano come me la poesia, amano i gatti e la natura. Per rimanere nell’ambito amato dei fiori, per me l’amicizia è come un nutrimento a lenta cessione, che fa bene al corpo e soprattutto allo spirito. Perciò, cari amici lettori e non, oggi è la nostra giornata: vi ringrazio di essere i fiori del mio giardino interiore.

Dolente Anniversario

Il 19 luglio 1992 abitavo a Possagno, in un appartamento al secondo piano del condominio all’inizio di Viale Canova, con una bella vista sulla piazza. Mio figlio aveva quasi quattro anni ed ero tutta presa dalla sua crescita. Faceva caldo, ma non come ora. Nell’attentato di maggio, 57 giorni prima era stato ammazzato il giudice Giovanni Falcone, grande amico di Paolo Borsellino, che subì la stessa sorte, insieme a cinque agenti della sua scorta. A tutt’oggi non è ancora chiaro chi fossero i mandanti della strage. La nipote di Borsellino, che ha il bellissimo cognome Fiore, si rammarica che dopo tanto tempo non sia ancora emersa la verità: per le vittime della mafia, ma anche per la magistratura, ambito di servizio dello zio. Questo anniversario dolente mi induce a riconoscere che trent’anni fa la vita pubblica non era affatto serena. Oggi non è tranquilla… l’elemento comune è una cronica propensione a complicare la vita, propria e altrui all’insegna di non so quale effimero vantaggio: potere, ricchezza, gloria…tutti optional di un percorso esistenziale unico e irripetibile, a scadenza incerta e breve. Dopo trent’anni non sono molto cambiata, neanche fisicamente: ho mantenuto stessa pettinatura, quasi stesso peso…dentro si rinnovano le stesse passioni, ma ho perso ‘smalto’, come succede all’argenteria se non viene lucidata. Da trent’anni ho in camera il post dei due amici-magistrati, cui mi rivolgo quando sono sconsolata. Loro continuano a sorridere!

Tre famigerate C

Cronaca di una giornata di metà luglio. Sono esausta, senza aver fatto granché. Mi isuro la pressione più volte al giorno, forse sto diventando ipocondriaca. La fatica più grande è stare rinchiusa in casa, rinunciando alla sosta sotto il glicine, perché la temperatura esterna è di circa 36 gradi. Dopo il tramonto le cose migliorano, ma il resto della giornata è opprimente. Un sollievo viene dalle telefonate e dai messaggi, che rappresentano un palliativo rispetto alle privazioni legate alla necessità di proteggersi dal caldo, annessi e connessi. Mi deprime pensare che tra mercoledì e giovedì sarà anche peggio: il corpo sta dando segnali di sofferenza. Tuttavia valorizzo ciò che mi dice Pia: abbiamo delle comodità che alleviano, negate in altre zone del mondo. Nei tuguri in India la temperatura tocca addirittura i 53 gradi… spero sia un’esagerazione. Chissà che i grandi della Terra comprendano il danno all’economia e alle persone arrecato dall’innalzamento della temperatura e prendano provvedimenti adeguati, almeno per limitare i danni. Il clima non è questione da poco: basta considerare gli eventi catastrofici degli ultimi tempi, in casa nostra e fuori. Ho sentito che è caduto un altro pezzo di roccia sulle Dolomiti e un po’ dovunque scoppiano incendi. Stiamo entrando nell’era del fuoco. Da ora fino a settembre dovremo convivere con temperature prossime ai 40 gradi, previsione che riguarda non solo il nostro Paese ma l’intera Europa. Sarà dura! Recupero il pensiero della mia amica Pia e i consigli noti per reagire – meglio sarebbe dire non farsi soffocare – dall’ondata di caldo: idratarsi, stare all’ombra/al chiuso nelle ore più calde, nutrirsi in maniera leggera…insomma, un autocontrollo che sa poco di festa, in un periodo che comprende le vacanze estive. Sempre che ci sia ancora la voglia di divertirsi, in barba alle tre famigerate c: clima, conflitto, covid.

“Odio l’estate”

Mi è venuta in mente una canzone, il cui titolo da solo esprime il mio stato d’animo: “Odio l’estate”, di Bruno Martino. L’ho cercata e risentita: avvolgente e intensa, ma soprattutto attualissima. La canzone è del 1960, autore della musica Bruno Martino, mentre il testo è opera di Bruno Brighetti. Con lo stesso titolo è stato anche girato un film. La canzone è diventata uno standard del jazz. Voce vellutata e pianoforte l’hanno resa famosa in tutto il mondo, pare addirittura più di “Nel blu dipinto di blu”. Non sono un’esperta, ma di sicuro l’ho sentita nel passato. “Sei calda come i baci che ho perduto/Sei piena di un amore che è passato”… è l’inizio del pezzo, da cui si deduce facilmente che l’odio per la stagione sia legato a una delusione amorosa. Ma il mio risentimento per questa estate travagliata e bollente è molto più cosmico, perché abbraccia gli eventi negativi inanellatisi l’un l’altro come gli anelli non di una collana, bensì di una catena. Non voglio fare la catastrofista, ma la somma dei dati negativi è di gran lunga superiore a quella di qualche vantaggio. In conclusione, anche se non sono in quarantena, mi trovo a vivere pressoché segregata, dovendo valutare dove come e quando mi sposto, limitando i contatti che invece vorrei riprendere o ampliare. Forse anche il mio vecchio amico a quattro zampe non ne poteva più di caldo rovente, così sono stata privata anche della sua silenziosa e fedele compagnia, che mi manca. Non so come i miei lettori vivano questa situazione di grande disagio, mi sarebbe di conforto un loro suggerimento. Anche condividere uno stato di malessere può essere salutare. Per male che vada, ascolterò ‘a palla’ la canzone “Odio l’estate”.

Dal frinire al lamento delle cicale

La spiaggia di Bibione, la seconda per numero di presenze, è l’ultima che ho praticato, dopo quelle di Jesolo, Lignano e Caorle, in virtù delle Terme, dove ho fatto anni fa dei cicli di aerosolterapia, per problemi alla voce (abusata in servizio). In una di quelle occasioni, dall’arenile andai al Faro che fotografai. Ebbi modo di apprezzare la flora marittima, generosa di specie straordinarie e di inebriarmi di odori salmastri e vasodilatatori. Valore aggiunto, poter salutare l’amica Antonietta che trascorre là parte delle vacanze. Mi spiace aver appreso dell’incendio successo ieri di primo pomeriggio, forse per autocombustione date le alte temperature (grave se causato da un mozzicone di sigaretta), un un campo di mais. Dei turisti, spaventati dal fumo alto e denso a ridosso della pineta si sono buttati a mare, senza danni. Quindi pericolo scampato, ma allerta meteo per le spiacevoli sorprese legate al tempo, con temperature molto al di sopra delle medie stagionali. Io abito a un’ottantina di chilometri, nella Pedemontana del Grappa, in prossimità dei campi; da un lato, a pochi metri dall’ingresso ufficiale ho un campo di granturco (o mais) bello alto: non ho mai pensato potesse prendere fuoco, ma d’ora in poi ci starò attenta. Sky, il mio amato soriano, faceva le corse attraverso le canne e mi precedeva quando portavo in passeggiata i cani, Luna e Astro che adesso non ci sono più. Ho la vaga impressione che la situazione sia peggiorata, sia per problemi ambientali che emotivi. Collante tra i campi del mio paese e la pineta del mare sono le cicale, sempre canterine e beate dalle cime degli alberi. Immagino che a Bibione, allo scoppio dell’incendio abbiano percepito il pericolo e abbiano trasformato il rilassante frinire in una mesta preghiera.

Incenso e speranza

Certo che noi Italiani non ci facciamo mancare niente: adesso anche la crisi di governo! Vediamo che succede entro mercoledì, quando Mario Draghi parlerà alle Camere, sperando che lo strappo provocato dal M5S (Movimento Cinque Stelle) si ricomponga. Non seguo gli avvenimenti politici con trasporto, diciamo quanto basta per farmi un’idea. E l’idea che predomina è che vorrei vivere da un’altra parte, meglio ancora in un’altra epoca, magari in Grecia al tempo delle polis (pure lì però non erano tutte rose e fiori). “Serve un atto di maturità e di responsabilità delle forze politiche”, parole di Luigi Di Maio, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. La situazione è molto delicata: il presidente del Consiglio Mario Draghi si è dimesso, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha respinto le dimissioni e mercoledì prossimo vediamo che succede. L’estate è partita male e procede peggio. Cosa posso fare per non farmi prendere dallo sconforto? Se qualcuno può darmi una mano, lo ringrazio. Una prima risposta la trovo in un messaggio inoltrato da Lucia: “La vera prova di coraggio di questi tempi, è riuscire a rimanere di buon umore nonostante tutti i problemi quotidiani”, accompagnato da una fumante tazza, presumo di caffè. In aggiunta al carico ansiogeno, tra un paio d’ore dovrò dire addio al mio fedele amico a quattro zampe, giunto al capolinea alla bella età di 18 anni e tre mesi. Sapevo che sarebbe successo, ma speravo senza patemi e lamenti che hanno caratterizzato gli ultimi giorni. Chissà se Draghi ha, oppure ha avuto un cane longevo. Le profonde occhiaie che ha sotto gli occhi raccontano di notti insonni e di montagne di problemi irrisolti. Lui e il Presidente sono brave persone. Mi auguro che lo strappo si ricomponga e la legislatura continui fino a scadenza naturale. Governare è difficile, governare in Italia più che altrove. Ma qui sono nata e qui intendo rimanere, spoglie comprese. Come per il mio Astro che ora riposa in giardino vicino alla mamma Luna. Gli fanno compagnia delle foglie d’incenso e un fiore di geraneo.