La regina Elisabetta II riposa finalmente nella cripta reale della Cappella di San Giorgio, nel parco del Castello di Windsor, accanto al consorte Filippo, duca di Edimburgo. Sottolineo finalmente, perché dopo 12 giorni dal decesso e le peregrinazioni fatte dal feretro, con tutto lo spiegamento di mezzi, uomini (10mila agenti di polizia mobilitati, 36 chilometri di barriere solo nel centro di Londra), prove notturne, cerimoniali vari sembrava che la sovrana fosse ancora in servizio per il suo Paese, cui ha dato oltre 70 anni di regno. Ho seguito a tratti il funerale, protrattosi per molte ore e seguito da circa 4 miliardi di persone collegate da tutto il mondo per assistere alle esequie di Sua Maestà, di cui non saprei cosa evidenziare: le foto e i video parlano da soli. Al di là della magnificenza del servizio (studiato minuziosamente dalla sovrana), praticamente perfetto, mi hanno colpito i fiori lanciati verso la bara, in testa al corteo di macchine: quello che si fa a teatro per omaggiare un bravo attore. E lei è stata una grande che ha saputo attraversare con stile, equilibrio ed ironia un secolo difficile, cui lascia un’impronta lunga. I grandi della terra riuniti per l’evento possano ereditare qualcuna delle sue doti. Siccome era anche madre, nonna e bisnonna, oltre che sovrana immagino che avrà avuto le sue gatte da pelare nel privato, ma che le abbia gestite con…regale equilibrio. Mi aspetto che il figlio Carlo III sia all’altezza di cotanta madre. Anche se d’ora in poi l’inno sarà pro the king e l’immagine della sovrana sulle banconote sarà sostituita da quella del suo primogenito, sono certa che la sua memoria sarà mantenuta viva ed anzi aumenterà, perché era una persona di valore che si è spesa fino all’ultimo per il suo amato Regno. Il re Carlo III, nel discorso televisivo fatto dopo la morte della madre cita il seguente verso di Shakespeare che riassume l’augurio di una moltitudine, me compresa: “Possano i voli degli angeli cantarti al tuo riposo. In amorevole memoria di Sua Maestà la Regina. 1926-2022”
Mese: settembre 2022
Le farfalle sono tornate
LE FARFALLE SONO TORNATE Tra gli sport che mi piace seguire c’è la ginnastica ritmica, dove la 18enne Sofia Raffaeli, ai Mondiali di Sofia in Bulgaria ha vinto l’oro, prima volta per un’italiana. Prima l’oro al cerchio e poi quello alla palla, cioè due ori in un giorno, cosa mai successa a un’atleta azzurra. Con il soprannome di “Formica atomica”, questa ragazzina dal corpo esile (alta 1,57 m. per 37 kg.) e l’apparecchio ai denti sorprende per la bravura e l’eleganza, qualificandosi per Parigi 2024. Marchigiana, ha dedicato il titolo mondiale alle Marche, la sua terra e a tutte le famiglie che stanno soffrendo in questo momento per la recente alluvione. Nel suo commento a caldo dice: “Cercherò di migliorarmi ancora. Voglio sempre la perfezione e sono contenta solo quando so di avere fatto tutto”: lodevole! Emozionante poi sentire risuonare e intonare l’inno nazionale in tanti momenti durante la competizione sportiva a Sofia, dove l’Italia inanella 9 medaglie, 5 d’oro; 4 portano la firma di Sofia Raffaeli, la quinta è quella conquistata dal team nella specialità cinque cerchi, davanti a Israele e Spagna. Le azzurre guadagnano l’argento nella prova a squadre mista nastri-palla, seconde solo alla Bulgaria. Una grande soddisfazione, un’Italia da record! Seguo il galà che è una meraviglia; vedo volteggiare le atlete che sembrano libellule: aggraziate, flessuose, sorridenti. Nel mio immaginario infantile sognavo di fare la ballerina perché mi attraevano la musica e le movenze interpretative…allora – sessant’anni fa – era praticamente impensabile e poi non avrei avuto il fisico adatto. Comunque mi consolo pensando che ho un buon rapporto con le parole che mi consentono di intrecciare storie e versi, una musica diversa, con l’obiettivo di lib(e)rarmi e lasciare un segno.
Vitalità dell’arte
Domenica mattina dedicata all’arte, da osservare interpretare gustare. Con la mia amica Lucia, come convenuto mi dirigo a san Zenone degli Ezzelini dove sono visitabili da oggi e fino al 30 ottobre due mostre collettive presso Villa Marini Rubelli, intitolate La Pedemontana e L’arte che unisce. L’evento promosso e organizzato dal Comune e dalla Pro Loco di San Zenone in collaborazione con dieci comuni limitrofi, offre al visitatore il godimento delle opere di 78 artisti locali che interpretano il paesaggio della Pedemontana usando tecniche diverse, guidati dalle rispettive sensibilità. Premetto che non ho una patente in materia e mi lascio trasportare dal gusto personale, influenzato pure dalla conoscenza diretta di qualche artista. Ad esempio mi riferisco a Riccardo Cunial, che mi saluta cordialmente, di cui mi colpisce un’opera notevole per dimensioni e qualità, “Valcavasia”, con un donna sognante sullo sfondo dettagliato del paesaggio della zona. I quadri con soggetti floreali di Mary Vardanega sono un piacere per gli occhi e concedono un relax mentale, mentre quelli di Noè Zardo scavano nel profondo e inducono a porsi domande esistenziali. Il mio compagno delle elementari Pietro Salvestro ama tutte le tonalità di verde che bendispone alla serenità. Renato Zanini dà campo al giallo del grano e all’azzurro del cielo, restituendo paesaggi felici. Le sculture di Gilberto Fossen toccano il cuore. Sono esposte anche opere realizzate con materiali per me inconsueti, come i fili da ricamo. Due ore di visita sono appena sufficienti per dire qualcosa, relativamente a qualche opera. Molto ci sarebbe ancora da dire, ma non voglio influenzare il visitatore che avrà tempo e modi di apprezzare il tutto di persona. Io conto di ritornarci, per intrattenermi magari con un artista di persona. Al di là del valore delle opere – varie e destinate a soddisfare ogni gusto – apprezzo che, in questa quinta edizione sia stata offerta la possibilità di cimentarsi anche ai bambini di quinta elementare dei Comuni partecipanti. Nella Barchessa è ospitata la mostra parallela L’arte che unisce con opere del pittore ucraino Iurii Gliudza e opere di artisti provenienti dai Comuni gemellati di Majano (Udine) e Marzling (Germania). Perché a questo serve l’arte: suscitare emozioni e diffondere bellezza, in un clima di pace.
Il lungo addio
Folla epocale è prevista per l’addio lunedì a Elisabetta II. Io sarò dal dentista e non seguirò l’evento “il più grande che coinvolge Londra dopo la seconda guerra mondiale”. A caldo, mi viene da dire che la sovrana si sarebbe accontentata di meno, in termini di omaggio: persone in coda per chilometri, ore di attesa per salutare il feretro… non mi pare in linea con la conclamata freddezza inglese. Se il figlio Carlo III alleggerirà il protocollo, non credo che la monarchia ne soffrirà, ma anzi troverà consenso tra la popolazione più giovane. Però potrei sbagliare, non sono inglese. Rifletto sulla longevità della regina e sul fatto che era ancora in servizio. Qualcuno ha detto che il secolo in corso è legato alla vecchiaia e alla rivalutazione delle persone in età avanzata: se corrisponde, Elisabetta II ne è un ottimo esempio. Papa Francesco, nel suo messaggio in occasione della seconda giornata mondiale dei nonni, lo scorso 24 luglio afferma che: “I nonni sono le nostre radici” ed esorta: “a diventare maestri di un modo di vivere pacifico e attento ai deboli”. A ragione la regina Elisabetta è ritenuta la nonna per eccellenza dai sudditi inglesi. Se una lunga vita è una benedizione – come insegna la Scrittura, ne consegue che una lunga vita spesa bene è una preziosa eredità per chi resta. Personalmente ho sempre avuto ammirazione per i vecchi, a partire da mia nonna Adelaide, passando poi al mio stimato professore di Liceo Armando Contro: mi attraeva la loro resistenza alle avversità della vita, mai disgiunta dal sorriso e una parola incoraggiante. Non so come fosse la sovrana inglese nel privato: mi risulta che figli, nipoti e pronipoti le fossero affezionati. Smessi i panni da regina, in fondo la immagino una donna come le altre. Ma molto dotata e strenuamente impegnata.
Settembre è come un adolescente
Tra le attività piacevoli della mattina c’è la lettura dei messaggi su WhatsApp, non molti ma di persone a me affettivamente vicine. il primo mi arriva verso le sei (io lo leggo di solito un po’ dopo). È della mia cugina Luisa, prontamente seguita da Giuliana, Morena, Lucia che a suo tempo ebbe la bella idea di creare il gruppo ‘cugine Cusin’; anche se non ci vediamo spesso, è un bel modo per tenerci in contatto e iniziare la giornata col piede giusto. Poi si aggiungono le amiche/conoscenti più strette che scelgono di accompagnare il buongiorno con una foto (bellissime le fioriture delle piante grasse di Luisa) o una frase del giorno, talvolta con un proverbio, come succede stamattina grazie al messaggio inviato da Erica: “Dovrebbe sempre essere settembre” che per la verità non conoscevo. Vado a spulciare tra gli aforismi riferiti al mese in corso e trovo quello che spiega il perché della specialità settembrina: “Di giorno fa caldo, la sera fa freddo, la nostalgia del mare, la paura dell’incertezza del nuovo inizio. Settembre è un adolescente perfetto” (silviagar). È una sintesi che mi trova pienamente d’accordo, come la descrizione che ne fa Fabrizio Caramagna: “A settembre, c’è nell’aria una strana sensazione che accompagna l’attesa. E ci rende felici e malinconici. Un’idea di fine, un’idea d’inizio”. È proprio così, si vivono insieme due stagioni, senza gli aspetti più fastidiosi e debilitanti dell’una o dell’altra. Anche se questo non significa stare tranquilli, perché gli eventi climatici dirompenti purtroppo sono ricorrenti: è di stamattina l’alluvione nelle Marche, con 11 vittime al momento. Paragonare settembre a un adolescente mi sembra appropriato, perché la fase della crescita è turbolenta e impegnativa, sperimentato da genitore e da insegnante. Però attraverso di essa si struttura la personalità del ragazzo che è bello ritrovare anni dopo, adulto e realizzato. Come una stagione che si rinnova.
Omaggio a Irene Papas e alla Grecia
“La personificazione della bellezza greca”: lo sento al telegiornale riferito a Irene Papas, mancata alla bella età di 96 anni. Attrice greca di fama internazionale, in mezzo secolo di carriera ha recitato in oltre 70 film, tra cui Zorba il greco e I cannoni di Navarone. È stata Penelope nella serie italiana Odissea. Ad annunciare la morte – stessa età della Regina Elisabetta II in attesa delle esequie – il Ministero della Cultura di Atene. Simbolo per eccellenza della bellezza greca, è diventata famosa a livello internazionale per le sue doti recitative e per la sua presenza carismatica, interpretando importanti personaggi femminili nel teatro e nel cinema. Una delle sue ultime apparizioni cinematografiche è stata in “Il mandolino del capitano Corelli”, nel 2001, accanto a Nicolas Cage, film che ho visto e rivisto a scuola insieme con i miei studenti di terza media, drammatico e sentimentale. Leggo che negli ultimi anni soffriva di Alzheimer, peccato. Donna indipendente e volitiva, aveva scelto l’Italia come patria adottiva. Attivista politica, era stata esiliata dai colonnelli greci durante la dittatura. In sintesi, una grande donna di cui mi piacerebbe sapere di più. Ammetto che mi attrae tutto ciò che riguarda la Grecia, vuoi per gli studi al Liceo Classico, vuoi perché ho avuto come medico condotto per oltre vent’anni il dottor Demetrio Baghiris, greco, vuoi per la crociera fatta in Grecia con mia madre nel 2006, l’anno prima che mancasse. Di quel viaggio conservo soprattutto la visita fatta a Santorini, uno dei luoghi più vicini al mio sentire, sospesi tra il cielo e il mare, dove il blu dominante rasserena. Un video dei luoghi visitati e molte fotografie rimediano alla nostalgia delle emozioni provate. Anche rivedere Irene Papas in una delle sue intense interpretazioni che rinnovano l’amore per la nazione culla della nostra civiltà.
Gratitudine
Sento per tivù parlare del “Premio Gratitudine” e la stessa parola “Gratitudine” mi bendispone. È consegnato alla signora Maria Franca Ferrero, vedova di Michele Ferrero, da parte della Fondazione Ospedale Alba Bra Onlus “per aver nutrito le radici affettive del nostro territorio”. Il Premio Gratitudine, istituito nel 2016, è una giornata importante per promuovere e diffondere la cultura della donazione. È risaputo che la nota industria dolciaria Ferrero ha il suo più grande stabilimento italiano ad Alba (Cuneo), il secondo più grande stabilimento dolciario d’Europa, con varie migliaia di dipendenti. Il prodotto più venduto è la Nutella: chi non la conosce? Ma anche Ferrero Rocher, Kinder Gran Sorpresa sono dolci noti al pubblico di grandi e piccini. Introduco a questo punto un dato personale che riguarda mio padre Arcangelo, rappresentante della Ferrero negli Anni Sessanta. Chiamato anche il comaro perché marito della levatrice, mia madre, soprannominata comare, era rincorso dai ragazzini per avere in dono una manciata di caramelle. Una foto sua mi ritrae col grembiule di prima elementare davanti al camion di rappresentanza con le bande marroni su fondo crema. Di certo quel lavoro a contatto col pubblico gli piaceva, perché vinse anche una targa come “venditore primatista”. Il prodotto che forniva alle botteghe/negozi era costituito da cioccolatini, caramelle, bonbon…per addolcire qualunque ricorrenza. Ed io non ne ero estranea. Nel mio romanzo UNA FOGLIA INCASTONATA NEL GHIACCIO (disponibile su Amazon) racconto come, a sei anni, insieme con la mia amichetta Norina riuscivo a manomettere dal fondo il sacco grande di caramelle (probabili cinque chili) per rifornirci gratis! A proposito di gratitudine, Madre Teresa di Calcutta, nei suoi consigli “Per essere felici in 7 passi”, al punto 2 raccomanda: “Coltiva la gratitudine”: lo dice una persona carismatica, Nobel per la Pace nel 1979, Beata nel 2003, Santa nel 2006. Nessun dubbio che valga crederLe!
Proverbi e saggezza
Ero molto affezionata a mia nonna materna. Si chiamava Adelaide e le piaceva leggere. Credo che mi venga da lei l’attitudine a scrivere e ne sono orgogliosa. L’ho persa che avevo 13 anni e le ho dedicato un racconto nella mia raccolta Note di vita, oltre ad altre pagine. Profilo alla greca, magra, era riservata e parlava poco. Aveva perso due figlie di tifo, molto giovani, di cui abbiamo ereditato il nome io e mia sorella: Ada e Lina. Mia madre la ricordava commuoversi quando leggeva i romanzi. Di lei ho adottato la pettinatura – scriminatura e chignon – e probabilmente un certo modo di approcciare la vita. Quando andavamo a trovarla a Pravisdomini (allora in provincia di Udine, poi Pordenone), recitava filastrocche e proverbi, uno dei quali era: “Se la rabbia fosse febbre, tutti l’avrebbe”. Mi pareva esagerata l’associazione rabbia-febbre, ma di sicuro è una “malattia” cronica, insinuatasi nei social, dove certe persone si intrufolano per offendere, dietro la maschera dell’anonimato. L’altro ieri ho postato un pezzo sulla modella Gloria Fregonese, a mio dire molto bella ma soprattutto di carattere, perché ha saputo reinventarsi nella moda, dopo il licenziamento da impiegata. Ho dato un’occhiata alla sua pagina Instagram – che ho anch’io perché introduce il mio blog verbameaada.com – e scopro con disappunto, ma sarebbe più appropriato dire disgusto che è stata bersagliata di critiche pesanti. Mi sfugge la vera ragione. È un peccato essere bella e usare ciò che madre natura ha donato? Ha infastidito qualche foto intrigante? Oppure dà fastidio che la ragazza abbia preso un ascensore professionale? Infine, vuoi vedere che aveva ragione mia nonna Adelaide, l’invidia si rigenera e serpeggia ovunque? Comunque io della ragazza apprezzo soprattutto lo spirito. E anche la voglia di conoscere chi e perché la offende.
Ognuno dà ciò che ha
Mi secca molto quando sul tablet una cicalina mi avvisa che: “È il momento dell’esercizio”, giusto quando mi sono appena seduta per leggere il settimanale il venerdì in santa pace, col sole che sta tramontando e il gatto accoccolato su una panca di legno dietro di me, seduta su una poltroncina di vimini, intiepidita dai raggi del sole. È stata una bella giornata di fine estate, con le contraddizioni della stagione prossima a passare il testimone: fresco deciso di mattina, sole caldo nelle ore centrali. Sono stata a pranzo da Lina, che è un’ottima cuoca, insieme con un comune collega: una rimpatriata professionale, tolti i panni di servizio, per uno scambio di ricordi e di esperienze. Prima di sederci a tavola, apparecchiata con la tovaglia delle feste, ho fatto un giretto per il giardino, a caccia di qualche foto significativa. Fiori pochi, ma immortalo un cespuglio fiorito sul retro, con un nome difficile (Lespedeza Thunbergii) e una cascatella di fiori viola. Un gradevole profumo di arrosto si spande in prossimità dell’ingresso. Trattasi di coniglio, che non gusto da decenni. Ammetto che le due ore di cottura lenta, con le erbe aromatiche, compresa l’erba limoncina, ne hanno fatto un capolavoro: sono d’obbligo i complimenti alla cuoca, che si è allargata con contorni cotti e crudi, antipasto, primo piatto, frutta e dolci annaffiati con vino di qualità. Dimenticavo il caffè, che da prassi io non prendo a fine pasto. Ecco, ammiro la dedizione di chi sa stare in cucina parecchio tempo, per accogliere ospiti da servire e intrattenere. Chi mi conosce, sa di questa mia debolezza. Se si presenta l’occasione, preferisco uscire a pranzo o cena, riservando il tempo dei fornelli alla scrittura. Del resto, già molto tempo fa Lina aveva sentenziato: “C’è chi produce e chi consuma”, in ossequio al principio che ognuno dà ciò che ha.
Dove c’è arte c’è bellezza
Curiosa la vicenda occorsa a Gloria Fregonese, la ventiseienne licenziata che ha sfondato nel mondo della moda. Lo dice lei stessa sul Red carpet del Lido: “Facevo l’impiegata, mi hanno licenziato. È stato il mio trampolino per la moda”. Come dire: non disperare, chiusa una porta si apre un portone. Beh, la ragazza è bellissima, piuttosto sofisticata direi, corpo stupendo e sguardo ammaliatore. Ma suppongo che abbia una forte personalità, per non essersi scoraggiata e aver tentato un’altra strada. Ho dato un’occhiatina al suo profilo Instagram e mi piace quello che dice per presentarsi: Veneta d’origine, italiana d’adozione, mondana nel cuore. Originaria di Mansuè (TV), è stata invitata dalla città di Venezia alla 79esima mostra del Cinema, dove ha incantato. L’affascinante ragazza vive a Milano dove porta avanti il suo lavoro da modella e quello di deejay. Una tipa bella e tosta, lontana anni luce dai “bamboccioni” della Fornero, ha dimostrato come si attua la “resilienza”. Non escludo che possa suggerirmi un personaggio positivo da inserire nel mio prossimo libro che avrà per protagoniste varie donne. Girare pagina, ovverosia cambiare lavoro non è cosa semplice. Alla sua età, io decisi di licenziarmi come applicata di segreteria (che ho fatto per quattro anni, laureata in Lettere e Filosofia a 23), per dedicarmi finalmente all’insegnamento che era il mio obiettivo. Col senno di poi, credo di essere stata tosta anch’io. La bellezza esteriore non mi appartiene, ma curo abbastanza quella interiore, da cui provengono soddisfazioni più durature. Mi auguro che Gloria pensi anche a questo aspetto e non si faccia sommergere dal successo. Considerato che fa anche la deejay, immagino che ami la musica, altra grande forma espressiva che può declinarsi in forma artistica. E dove c’è l’arte c’è bellezza.
