Governare, arte difficile…

Sono molto turbata da quanto accaduto nella sede romana della CGIL, luogo simbolo dei lavoratori: 600 manifestanti, 38 agenti feriti, pc distrutti, vetri rotti, devastazione…12 arrestati. Inquietante che la manifestazione abbia preso d’assalto perfino il Policlinico. Adesso fervono le polemiche, con accuse di negligenza ai notabili e di aver sottostimato un evento di “matrice fascista” che ci fa pensare a quanto successo in Italia negli Anni Venti. Da insegnante in servizio, quando dovevo introdurre alla classe terza media le cause di quello che sarebbe capitato poi, c’erano effettivamente il disagio sociale e la crisi economica succeduti alla fine della Grande Guerra. Adesso sono in pensione. Non azzardo paragoni, perché non ne ho la competenza e non faccio politica. Mi inquieta il pensiero di Papa Bergoglio che stiamo vivendo la terza guerra mondiale a rate, contro un nemico invisibile e tremendo che colpisce le persone nel corpo e nell’anima, dove provoca ferite insanabili. I fuori di testa ci sono sempre stati: credo sia opportuno isolarli prima che facciano il danno e che la troppa tolleranza si trasformi in inadempienza. Pertanto che paghino i facinorosi e i politici inadeguati. Ciò detto, ricordo che le tre arti più difficili al mondo terminano tutte e tre con la prima coniugazione e sono: educare, sanare, governare. Non invidio chi sta nelle alte sfere ma la mia simpatia umana viaggia più basso, tra le forze dell’ordine che si fanno un mazzo tanto per un compenso ridicolo, rispetto al rischio che corrono. Solidarietà che estendo ai miei colleghi docenti e agli operatori sanitari che il mese prossimo si prenderanno cura anche di me. Saluti e Salute a tutti.

Tramonto

Poco prima del tramonto, ieri sera il cielo mi ha regalato una visione spettacolare: il sole allungava i suoi raggi oltre una nube scura, quasi a voler offrire una stretta di mano. A me poi piacciono i contrasti e vedere combinate nuance chiare e scure è come ammirare un suggestivo dipinto creatosi da solo sulla volta celeste. Ho preso videocamera e l’ho immortalato, pensando che Martina ha colto nel segno, preferendo la stagione fredda che regala cieli straordinari. Stamattina alle sette, la temperatura registrata sotto il portico è di otto gradi. Senza contare che adesso le fioriture esterne sono al declino. Beh, cambio soggetto da immortalare e ci ricamo sopra, senza nessuna pretesa. Del resto la Natura è la grande maestra, offre sempre visioni e suggerisce riflessioni. Leonardo da Vinci docet! In poesia è protagonista quanto l’amore ed altrettanto in pittura. Tornando al crepuscolo, di cui ho già detto qualcosa in precedenti post, mi attrae l’enigma rappresentato dal buio, cioè dall’ignoto e siccome sono tendenzialmente curiosa, mi faccio un sacco di domande…che rimangono inevase. Mi torna in mente l’intensa poesia di Ungaretti intitolata LA MADRE (poesia composta nel 1930) dove l’autore immagina che la madre, morta, interceda a suo favore presso il Padreterno dopo che la morte avrà fatto cadere “il muro d’ombra” tra la terra e l’ignoto, e che quindi anche lui avrà lasciato la vita terrena. Per il poeta, l’oscurità non fa parte della morte, ma anzi è indispensabile per accedere alla nuova vita ultraterrena. Ne riporto l’inizio, perché merita: E il cuore quando d’un ultimo battito/avrà fatto cadere il muro d’ombra,/per condurmi, Madre, sino al Signore,/come una volta mi darai la mano. Una lirica che è anche una preghiera, che mi induce alla speranza in un aldilà sereno.

Caro amico ti scrivo…

Mentre sorseggio il caffè, seguo su Rai 3 la trasmissione Agorà, da cui apprendo che oggi 9 ottobre è la giornata mondiale della posta, fondata a Berna, in Svizzera il giorno 9 ottobre 1874 e istituita dall’U.P.U (Unione postale universale) nel 1969. Si celebra in tutto il mondo, valutando anche l’evoluzione del servizio, dal portalettere alla mail. Impossibile non pensare al magnifico film IL POSTINO e anche alla storia della posta, che fu inventata dai Sumeri intorno al 4000 a.C. Ma io rifletto sulla domanda: “Preferisci la lettera o l’email?” rivolta ai telespettatori…e mi pronuncio a difesa della lettera cartacea, quella che si può toccare con i polpastrelli e addirittura annusare (ricordi di adolescente), la “epistula” latina che ha caratterizzato diversi Epistolari amorosi e non, anche in tempi più vicini a noi. Siccome però non nego i vantaggi della buona tecnologia, convengo che scrivo quasi tutto al computer, riservando il cartaceo alle lettere confidenziali e alle poesie. A ben pensare, anche il blog mi consente di comunicare e di scrivere talvolta delle lettere a dei destinatari precisi (persone, il mese che arriva o se ne va…), perciò oggi è anche la giornata di chi legge le missive, di uno o dell’altro materiale, quindi mi sento di rivolgermi ai miei lettori, citando la bella canzone di Lucio Dalla “Caro amico ti scrivo” per ribadire che la comunicazione è una grande cosa, un ponte dove possiamo trovarci anche essendo fisicamente distanti, un aspetto rivitalizzante della routine quotidiana. Mi torna in mente che la Lettera è anche un tipo di scritto proposto agli esaminandi per la licenza media, fino a prima della pandemia, abbondantemente scelto tra le tipologie perché più semplice ed abbordabile. A mio dire, non sarebbe male recuperarlo. Intanto, cari lettori, buona posta e buon fine settimana!

Nobel per la Letteratura 2021

Abdulrazak Gurnah, nato a Zanzibar il 20.12.1948 è il vincitore del premio Nobel per la Letteratura 2021. Appresa la notizia ieri, mi ha stupito che abbia scritto “solo” otto o nove romanzi, che sono certo pochi rispetto ai 50 e più scritti da Grazia Deledda, insignita dello stesso premio nel lontano 1926. Comunque i tempi cambiano e anche i criteri di valutazione della Accademia svedese che lo ha premiato “per la sua intransigente e profonda analisi degli effetti del colonialismo e del destino del rifugiato nel golfo tra culture e continenti”. Certo la sua esperienza di profugo costretto a lasciare la Tanzania per motivi etnici, riparando nel Regno Unito ha lasciato il segno. Il suo debutto letterario è piuttosto tardivo, nel 1987 con Memory of Departure. Altri romanzi sono: Paradise (1994), By the Sea (2001), Desertion (2005). La sua opera più recente è Afterlives, del 2020. Mi piace apprendere che sua fonte di ispirazione sono state la poesia araba e quella persiana, come il Corano. Complimenti al professore Gurnah, che mi propongo di leggere. Approfitto per ricordare, in tema di Nobel che è stato assegnato quello per la Fisica 2021 all’italiano Giorgio Parisi “a sostegno dell’intelligenza artificiale e del pianeta”, roba difficile da declinare, ma ne intuisco l’importanza e sono orgogliosa che il premio sia stato attribuito a un connazionale, in condivisione col giapponese Syukuro Manabe e il tedesco Klaus Hasselmann, il che dà un’impronta planetaria al sapere. Da cultrice della letteratura, mi propongo di avvicinarmi alla produzione dello scrittore tanzaniano, naturalizzato britannico, professore di letteratura inglese all’università del Kent, che è stato anche editor, ha curato volumi, ha collaborato a riviste e ha pubblicato articoli su diversi scrittori postcoloniali contemporanei. Insomma, si è dato da fare parecchio e sarà senz’altro interessante leggere ciò che ha scritto, pubblicato in italiano dalla casa editrice Garzanti. Onore al merito di tutti i premiati.

Sulla pace e sulla guerra

“Ad Assisi si parla di pace e pandemia”: è l’obiettivo della due giorni (6 e 7 ottobre), proposto dalla Comunità di Sant’Egidio “nello spirito di Assisi”. È il 35esimo appuntamento da quando Giovanni Paolo II nell’ottobre 1986 convocò nella città di San Francesco i rappresentanti delle grandi religioni mondiali, per pregare a favore della pace, parola sublime e immensa. Dai tempi del liceo questa parola viaggia con il suo contrario, guerra. Non so se sia casuale che ieri sera Canale 5 abbia trasmesso un coinvolgente film che parla di guerra, “La signora dello zoo di Varsavia”, Usa 2017, storico. Il film è basato sui fatti realmente accaduti, narrati nei diari autografi di Antonina Zabinski, direttrice col marito Jan dello zoo, durante l’invasione della Polonia. I coniugi salvarono molti ebrei, nascondendoli nei rifugi destinati agli animali, nel mentre morti a causa dei bombardamenti oppure soppressi. Il film dura oltre due ore. A me è piaciuto perché tratta anche di animali durante la tragedia dell’Olocausto, quindi considera sia l’amore per gli animali che quello per le persone, entrambi vittime di ferocia. Si sente che la regista è una donna, la neozelandese Niki Caro. Nonostante la drammaticità di alcune scene, il film è pervaso di poesia, come quando la protagonista, interpretata da Jessica Chastain comunica con le persone nascoste nei sotterranei attraverso la musica, suonando al pianoforte melodia cupa o tranquilla per segnalare pericolo o meno. Nel 1968 lo stato di Israele annoverò fra i Giusti tra le nazioni la coppia Zabinski che salvò 300 persone. Lui, sopravvissuto al campo di prigionia, entrò a fare parte dell’Unione Nazionale per la conservazione della natura e scrisse 60 libri di scienze. Magnifico. Una doppia testimonianza di attivisti della Pace. Quella vera, non a parole.

Coincidenze

Care amiche/amici del blog, oggi scrivo da una postazione particolare: l’ospedale di Bassano dove sto facendo gli esami di rito, in previsione dell’intervento all’anca, entro un mese. Mai piaciuti gli ospedali, anche se questo è il San Bassiano, nominato dai tempi del liceo frequentato in questa città “in illo tempore” (mezzo secolo fa), il che di fa sentire quasi a casa. Inoltre oggi è San Bruno e Bruno è un altro nome che mi è familiare. Insomma, sto cercando agganci per mandare giù questa pillola indigesta della ospedalizzazione, che spero mi restituirà la voglia di camminare spedita. Nel mentre approfitto dell’occasione per guardarmi intorno e… scrivere. La prima cosa che mi colpisce è l’ampiezza del parcheggio dell’ospedale e la lucentezza dei pavimenti interni, di un bel mattone con venature. Poi è sempre un gran camminare alla ricerca degli ascensori – lenti e limitati – per raggiungere i vari piani. Sono arrivata un pelino in ritardo, perché ho sottovalutato il traffico mattutino, con i long vehicle per gli studenti in marcia verso le scuole superiori della città. Mi è andata bene lo stesso, perché ho fatto quasi subito quello che prevede il day hospital e ora imbastisco il post in attesa della visita anestesiologica. Un signore vicino a me vorrebbe parlare, ma io non ne ho voglia: preferisco interloquire con voi (e rientrare a casa il più presto possibile). Riassumendo il mio percorso sanitario, convivo con l’artrosi dal 2015, “regalo della pensione” dice qualcuno, eredità di mio padre dico io, dato che lui era stato operato, più giovane di me, sempre qui a Bassano, tanti anni fa (altra coincidenza). Grazie alle infiltrazioni di acido ialuronico, fornitemi a Feltre dal cordiale e abile dottor Guido Mazzocato ho convissuto discretamente bene col problema per cinque anni, sapendo che sarebbe arrivato il momento di fare la protesi all’anca. Avrei preferito tenermi il “pezzo originale”, come simpaticamente l’ha identificato Lisa, ma devo essere realista, magari col sorriso, come mi vede Pia. Ok, amiche: non posso deludervi. La salute e l’indipendenza meritano qualche sacrificio. Grazie di essermi vicine. Alla prossima!

Giornata Mondiale degli Insegnanti

Sto cercando una persona tramite internet che nel 1976 era impiegato in posta a Possagno e mi fece il disegno per la copertina del mio estratto di laurea, dal titolo “I Cavanis nella Pedemontana del Grappa”. Di nome Mario, cognome Lacetera, geometra, di origine pugliese, vorrei nominarlo nell’opera che sto elaborando, ma attendo conferma dei dati. Prima di spegnere il pc, verifico a chi è dedicata la giornata mondiale odierna e il mio umore si impenna: martedì 5 ottobre Giornata mondiale degli insegnanti 2021. Istituita nel 1994, è arrivata pertanto alla 27esima edizione…sono stata in servizio fino al 2015 e non ne sapevo alcunché. Poveri colleghi, non posso esimermi dal dedicarvi il post odierno. Che sia considerato un lavoro “da donne” non dovrebbe essere un demerito per chi non ha pregiudizi sessisti. Io vedrei molto bene allargarsi la platea degli insegnanti maschi che sono in minoranza, ma ci sono. Per quanto mi riguarda, devo riconoscere che per me non è stata una scelta dell’ultimo momento, ma risale al tempo delle scuole medie, quando si comincia a parlare di orientamento. Col senno di poi, mi sarebbe piaciuto fare la giornalista, ma avrei dovuto viaggiare e non era nelle mie corde. Mi sono presa una soddisfazione aprendo il blog, che mi consente…di viaggiare con la mente. Credo di essere stata un’insegnante un po’ anomala, poco conservatrice e piuttosto originale, che si è creata un piccolo gruppo di estimatori (A proposito, Manuel: com’ero? Sputa pure il rospo). Mi sono ritirata in tempo, prima della pandemia che non so come avrei affrontato dal punto di vista didattico ed emozionale. Vivo di riflesso ciò che mi passano le colleghe/i colleghi in servizio, che non invidio e ai quali va tutta la mia cordiale solidarietà. Forza docenti, tenete duro: siete il pilastro della società!

Discipulus superat doctorem = L’allievo supera il maestro

Ho trascorso un pomeriggio insolito ed effervescente grazie a Manuel che da remoto, in treno si è collegato al mio computer per risolvere una serie di problemi. Non immaginavo fosse tanto piacevole essere allieva del mio alunno, diventato mio maestro informatico e non solo. Premetto che lui prende il treno di primo pomeriggio da Castelfranco per raggiungere Cesena, la sede universitaria della Facoltà di Ingegneria Elettronica, dopo circa quattro ore di viaggio e tre cambi di treno, un bel tour de force che lui valorizza, risolvendomi problemi da remoto, cioè dal treno, tra un cambio e l’altro come se fosse in presenza: grande la tecnologia e grande chi sa usarla. Comunicare tramite connessione che salta non è il massimo, ma la tenacia e la perizia fanno il miracolo, annaffiato da messaggi e icone tanto spiritose che meritano di essere riportate, per il godimento mio e dei lettori: “Adesso la richiamo, aspetti che si carichi il file e che tra poco devo scendere a Mestre/Guardi le mail sul pc/Ok, il treno è bello affollato/Clicchi su accetto/Lasci il mouse/Per cortesia non tocchi il mouse (con tre mani giunte)/È caduta la linea/Ho una persona che dorme di fianco/Finché ho linea dia accetti sul pc/Aspetti che non c’è linea/Accetti/Svelta (con una mano giunta)/E lasci il mouse/Ce l’ho fatta/Yes/Ok! Sembra un monologo, ma in realtà è un dialogo perché io rispondo tramite le sue chiamate e le mie domande pasticciate. Da Ferrara Manuel mi manda una foto mentre si sta gustando un meritatissimo gelato. Domattina do l’ok per la stampa del mio POST PER UN ANNO che vedrà a breve la luce grazie agli innumerevoli interventi di un ragazzo di ottima famiglia, di grandi capacità e di grande cuore.

Rose di ottobre

Prima domenica di ottobre, ho raccolto le ultime rose. La temperatura è mite. Secondo le previsioni è in arrivo la pioggia, perciò devo affrettarmi a fare la mia piccola vendemmia di uva fragola, prima che si guasti. Credo che procederò a rate, perché mi inebria il profumo che la pergola emana e mi dispiace spogliarla di tutti i neri grappoli. Tra l’altro, non posso abbuffarmi di uva che pure mi piace. Per distrarmi e per sperimentare qualcosa di nuovo, vorrei provare a fare il budino d’uva, che mi stuzzica. Anni passati, quando la pergola era più produttiva, ho fatto anche il vino (poche bottiglie) un’esperienza che mi fa ancora sorridere. Successivamente ho realizzato la composta di mele e uva, ed anche una torta decorata con gli acini, tipo mirtilli. A ben pensare, da quando vivo in una casa di proprietà con un po’ di scoperto mi sono sbizzarrita tra piante, fiori e frutti…che sono una consolazione. L’ultimo gladiolo giallo-arancione è sbocciato tra il fogliame degli iris selvatici ed il suo colore vivace mi trasmette buonumore. Le ipomee blu nate spontaneamente si aprono di mattina e si chiudono di sera, ricordandomi che c’è un tempo per tutto. L’autunno corrisponde al tramonto dell’anno e trovo che sia un paragone appropriato, che ci fa gustare i colori e i sapori di una stagione che mantiene aspetti estivi, introducendo quelli del periodo successivo, solo in apparenza spoglio. Da quando Martina ha dichiarato che preferisce l’inverno per il cielo limpido e luminoso, ho rivalutato anche la stagione fredda, che adesso tanto fredda non è. Beh, convengo che oggi sono stata molto descrittiva, lasciando le riflessioni ad altri post. Buona domenica a tutti!

Madre Giraffa

Poco prima delle dieci, con i minuti contati mentre faccio uno spuntino in piedi prima di andare dalla parrucchiera, vedo parte di un documentario dedicato alla giraffa, animale tra quelli in estinzione. Il momento riguarda il parto, che avviene in piedi: emozionante, come tutte le nascite. Ma mi colpisce un dato che riguarda la sopravvivenza del cucciolo, che pesa mediamente 50 kg: se non riesce ad alzarsi sulle zampe per raggiungere le mammelle della madre entro un’ora, lei lo abbandona e lui diventa vittima dei predatori. Se la natura insegna, le mamme hanno molto su cui riflettere riguardo il rapporto coi figli, specie maschi. Dicono che gli Italiani siano un popolo di mammoni: non è un complimento e di sicuro di mammoni ce ne sono. Se mi metto nei panni dei figli, credo che faccia comodo, ma dipende anche dal figlio staccarsi e cercare una sua indipendenza economica e affettiva. Certo era tutto più facile 20/30 anni fa, adesso la crisi economica e la pandemia hanno ingigantito le difficoltà. Ma i giovani hanno anche più possibilità di viaggiare, studiare e sperimentare, prima di stabilizzarsi in un ruolo. Ammiro chi sta bene a casa dei genitori, anche se cresciuto, purché non da parassita. Ammiro chi interrompe convivenze diventate conflittuali e si crea un proprio nido. D’altronde la vita è un po’ tragedia e un po’ commedia, come afferma qualcuno. Certo il comportamento della giraffa madre va nel senso di dare dei tempi e di porre dei paletti alla comodità servita su un piatto d’argento. A mio parere, niente argento e piatto solo per carità.