Quando ero docente di Lettere, qualche anno fa, gli studenti delle terze medie erano coinvolti nelle vicende belliche legate alla Grande Guerra, argomento d’esame. Con il concorso dei ragazzi, su proposta degli Alpini era stato anche realizzato un fascicolo, intitolato IL MILITE… NON PIÙ IGNOTO, per rendere omaggio ai caduti sul territorio, per lo più giovanissimi. L’attività si era conclusa in primavera con una visita didattica al Bosco delle Penne Mozze, a Cison di Valmarino, sempre con il prezioso supporto degli Alpini, esperienza positiva che ricordo volentieri. Quest’anno, per ragioni comprensibili, la cerimonia è stata anticipata al primo Novembre e si è svolta in forma ristretta, con omaggio al Monumento ai Caduti, che comunque rimane “A eterna memoria e monito per le future generazioni”, come afferma il vice sindaco Giampietro Mazzarolo. Oggi è la Giornata delle Forze Armate, che mi suggerisce qualche riflessione a favore di tutte le professioni esercitate in prima linea, talora sottostimate. Penso alle vittime cadute in servizio, ai casi di cronaca nera, alle divise macchiate dal sangue e talvolta pure dallo scherno… e mi taccio per riguardo ai caduti, trattenendo il risentimento verso gli ingrati. Conto sulla maggioranza delle persone perbene, meno vistose e socialmente rispettose. Personalmente mi sento rassicurata dalla presenza delle Forze dell’Ordine sul territorio, si tratti di Carabinieri, Polizia o altri Rappresentanti dello Stato, di cui spero di non avere bisogno. Ma sapere che ci sono, alimenta la mia gratitudine e ravviva la mia dimensione civica.
Persone perbene
Per uscire dalla crisi, il grande Gigi Proietti propone di “far tornare di moda le persone perbene”. Così leggo in un messaggio giunto stamattina, che mi pare molto appropriato e degno di considerazione. Avendo una certa confidenza con le parole, mi concentro sull’ultima e mi chiedo come sia una persona perbene, almeno secondo me. Cercando aiuto tra gli amati fiori, mi soccorrono i Ciclamini, per natura nascosti e le Viole del pensiero, altrimenti chiamate Pansè o Mammole, giusto ora in fioritura. La persona perbene è riservata, un po’ come i fiori menzionati sopra, non frequenta i salotti televisivi, non sbraita, non fa promesse stratosferiche… sorride volentieri e vive il quotidiano con sereno realismo. Come ha fatto il mattatore romano, nella sua lunga e talora travagliata carriera artistica. Personalmente l’ho già eletto a mio faro! Poi cerco altra illuminazione nell’ambito delle mie conoscenze, e per fortuna posso contarne diverse: non moltissime, ma affidabili e care. Magari ce ne sono molte di più in giro, che ancora non conosco per i casi della vita e per la mia natura riservata. Non scordo le persone perbene che non ci sono più, ma che hanno segnato la mia vita privata e professionale: un’amica ecuadoregna, Zulay cui ho dedicato il romanzo MIGRANTE NUDA e lo stimato professore di Italiano del Liceo, Armando Contro, cui spero di dedicare il romanzo IL PROFESSORE, cui sto lavorando. Lei impersonava la creatività e la gentilezza, lui l’ironia sapiente e l’accoglienza. Attorno a queste due figure, se ne raggruppano altre, meno importanti dal punto di vista emozionale, ma sicuramente perbene. Pertanto posso concludere che, a ben vedere, il bene esiste ed esistono molte persone virtuose, di ieri e di oggi che meritano di salire alla ribalta. Ma siccome non mirano al successo, dobbiamo scovarle noi, per dargli il giusto risalto.
Omaggio agli Artisti
D’abitudine mi sveglio presto, verso le sei di mattina. In bagno ho una piccola radio che accendo prima di detergermi il viso, spesso sintonizzata su programmi musicali. Stamattina mi ha colto con sorpresa la notizia della scomparsa di Gigi Proietti, artista immenso. Lo stupore è raddoppiato perché oggi cade il suo ottantesimo compleanno, annunciato giorni fa dalla rete nazionale che ha mandato in onda alcuni suoi mirabili trascorsi televisivi. Un’uscita di scena, forse casuale – e sottolineo forse – da grande Maestro! Le sue performance mi hanno fatto compagnia negli ultimi vent’anni, facendomi sorridere e anche ridere di gusto, oltre che riflettere sulle qualità dell’artista, un mix di prestazioni studiate a tavolino, ma anche esercitate con somma pazienza e maestria. Il giorno prima se n’era andato un altro grande dello schermo, Sean Connery, uomo affascinante, attore di indiscutibile carisma, impegnato socialmente e da me ammirato dai tempi della giovinezza. Che dire? Sicuramente i due uomini, personaggi noti al grande pubblico, hanno seminato bene e lasciano un’eredità d’impegno e bravura che non andrà dispersa. L’arte ha bisogno di grandi interpreti per non restare chiusa in una torre d’avorio, per spaziare tra la folla e contagiarla benevolmente. Omaggio agli Artisti!
Primo Novembre 2020
Primo Novembre 2020, Ognissanti, in qualche calendario chiamata anche Festa di tutti i Santi. Loro festeggeranno in Cielo, ma qui in terra, impediti gli assembramenti, è un mesto andare al Camposanto senza la processione e i canti degli anni scorsi. Io abito in prossimità del Cimitero da vent’anni ed è la prima volta che non registro la lieta festa deputata dai vivi ai defunti. Le restrizioni vanno rispettate, la pandemia ha rialzato la testa; ammetto però di soffrire il lockdown affettivo e le privazioni connesse. Per fortuna, di questi giorni i cimiteri gioiscono grazie ai fiori, di tutte le fogge e colori, regalando una nota di vivacità a chi va in visita, quasi fossero loro, i defunti a regalarci una nota di speranza attraverso le lastre tombali tirate a lucido e le foto che si animano. Il tema della vita è inequivocabilmente congiunto con quello della morte, anche se il secondo viene volentieri archiviato, finché il lutto non diventa palpabile. Facendo pulizia dietro uno scaffale, proprio oggi ho trovato un foglietto, dove avevo trascritto la seguente frase sulla morte attribuita a Epicuro: “Quando c’è lei non ci sono io. E viceversa.” Dopo una preghiera privata e un pensiero ai cari defunti, considerato che devo occuparmi della vita, mi auguro di gestire al meglio quella che mi resta, estendendo l’augurio pure ai miei lettori.
Ricami e ricami
Quando mio figlio era piccolo, di sera era consuetudine interrogarci reciprocamente su quale fosse stata la cosa più bella della giornata. Non sarebbe male recuperare vecchie sane abitudini, utili in svariate circostanze. Vivendo praticamente da sola, anche se sotto lo stesso tetto, applico il quesito a me medesima, sperando che lui, 32enne, non si sia scordato il “giochino”. Dunque, oggi ho fatto volentieri due cose: sono stata in cimitero a mettere i fiori ai miei genitori, in parte comperati e in parte miei: nello specifico le mie Ortensie di casa, debitamente seccate, col fascino delle cose antiche, come sarebbe piaciuto a loro. Nel pomeriggio, il secondo fatto piacevole: ho recuperato dall’armadio una borsa con dentro dei cuscini ricamati da mia madre che successivamente ho portato in cantina, posizionandoli a destra e a sinistra del vecchio sofà, dove fanno un bel vedere. Nostalgia? Può darsi, ma anche un omaggio al talento del fare di una volta. Alle medie, quando esisteva la materia Economia domestica (se non erro) realizzai diversi centrini all’uncinetto, apprezzati da mia madre ma non molto dall’insegnante che li valutò appena sufficienti, perché ripetitivi (bizzarra idea farli scompagnati per la camera da letto; il suo giudizio mi prude ancora), non ho mai più preso in mano l’uncinetto, né ricamato. Mi sono buttata sulle parole e in questo ambito cerco di realizzare i miei ricami, lasciando l’impronta che mi caratterizza di più.
Una bella giornata
Giovedì, bella giornata, non solo per il sole che trasmette energia, ma perché sono stata visitata dall’arte: musica di mattina, pittura di pomeriggio. Vado per ordine. Con tutte le cautele decido di andare a Bassano in giorno di mercato, spettacolo folcloristico di suo. Mi servono delle cose non urgenti, ma mi torna utile procurarmele… non fosse mai di ripiombare in un secondo lockdown! Faccio anche la pausa caffè, in un bar che frequento sì e no un paio di volte l’anno. E chi ti trovo? Nadia, la mia amica di gioventù, ora impegnata dentista, fortunatamente introdotta dalla dea Fortuna proprio nello stesso locale. La mattinata, iniziata sotto buoni auspici promette bene. Scambio di notizie, con promessa di rivederci. Poi proseguo per le mie compere, curiosando tra i banchi di frutta e verdura. All’altezza delle due piazze, difronte a un istituto di credito, un quartetto di giovani musicisti si sta esibendo con maestria: tre ragazze suonano il violino, in compagnia di un giovanotto che si applica al contrabbasso, proponendo pezzi classici e moderni. Singolare e azzeccato il nome del gruppo: Le Corde del Mondo, che fotografo e in parte registro. Ho le mani impedite per applaudire, ma sono bravissimi! Torno a casa contenta, perché la musica mi ha rasserenata. Posso vivere di rendita per il resto della giornata. Invece, di pomeriggio Serapia mi offre l’opportunità di andare a vedere una mostra di pittura in Asolo, dell’artista Elisa Panfido. Fiori e mare sono i soggetti dei suoi bei quadri, argomenti anche delle mie poesie. Ho con la pittrice un piacevole scambio di pensieri, intrecciati al filo delle emozioni, obiettivo centrale di ogni artista. Mi sento privilegiata a farmi contagiare da qualsivoglia forma espressiva. Ci voleva un rinforzo in questo senso, per darmi la spinta a ritornare sulle mie carte. Oggi mi è andata bene…, “Domani è un altro giorno”, come canta Ornella Vanoni.
Ultime Rose
Ho fotografato le mie ultime rose sullo sfondo del cielo plumbeo e le ho girate ai miei contatti, come una firma che mi caratterizza. Mi risponde Arletta, elogiando la foto che ritiene “ricca di poesia e pregnante di significato, perché è il simbolo della speranza, della vita più forte di ogni avversità”. Trovo il suo commento molto confortante e di buon auspicio. Confesso che quando fotografo, mi lascio guidare dall’istinto, dalla ricerca del bello senza tante elucubrazioni mentali. La riflessione arriva dopo, se arriva. Mi fa piacere che mi giunga un aiuto dall’esterno, che mi consente di allargare il mio orizzonte interiore e mi fa sentire in consonanza con altre anime. Tornando alle rose, che non sono il mio fiore preferito, riconosco che sono un esempio di tenacia e di resistenza, oltre che di eleganza e di bellezza, doni che conferiscono sapore alla vita aspra di questi giorni. Il colore rosa che piaceva molto a mia mamma, conferisce una tenerezza all’insieme, che smorza il grigiore dello sfondo. Oltre l’apparenza, per la simbologia diventano fonte ispiratrice di emozioni e di poesia. Considerando che tra qualche giorno, per la festività di Ognissanti sarà tutto un esplodere di Crisantemi, ben vengano le ultime rose ad ingentilire il mio giardino. Ne reciderò un bocciolo e lo metterò accanto alla bella immagine di mia madre. Dall’alto sono certa che gradirà.
Nuvolando
Di primo pomeriggio ho colto in cielo delle nuvole bizzarre, direi giocose: ho preso il tablet e le ho immortalate, pensando che ci avrei scritto attorno qualcosa. Adesso è il momento di ricamarci sopra. La parola ricamo rende bene ciò che ho visto: un fenomeno di breve durata, dai contorni morbidi, con riflessi di luce e in continuo movimento. In una parola, uno spettacolo gratis e a portata di naso all’insù! Metaforicamente, potrei associarle al periodo turbolento dell’adolescenza, quando le nuvole “si fanno e disfanno in chiaro cielo” come nella poesia RITRATTO DELLA MIA BAMBINA, di Umberto Saba, un poeta a me molto caro. Ricordo che a scuola era stato realizzato un cartellone, cui era stato dato il titolo NUVOLANDO, con disegni a tema realizzati dagli studenti, uno dei più belli. Credo che il lavoro di gruppo fosse finalizzato a valorizzare le EMOZIONI che Madre Natura ci regala. Non male guardarsi attorno a tutte le età senza timore di apparire sdolcinati. Spaziare con la mente usando i sensi che ci sono stati donati è un esercizio che raccomanda anche la dott.ssa Graziottin, menzionata nel post di ieri. Del resto il mondo è grande e c’è posto pure per chi la pensa diversamente. Io mi aiuto come posso, cioè come mi è congeniale: se mi capita di fare un click di effetto sono contenta. Se mi riesce di scriverci qualcosa al riguardo, sono doppiamente contenta. Il top è condividerlo con qualcuno. Perciò grazie a chi mi segue!
Vite parallele
Giorno di mercato a Fonte. Mi piace che capiti a inizio settimana, perché mi trasmette una carica di energia. Prima faccio una puntatina al bar, dove hanno reintrodotto i quotidiani. Leggo su IL GAZZETTINO l’articolo della dottoressa Graziottin, come sempre interessante. Oggi raccomanda la lettura di un libro che ha un titolo accattivante “La vita segreta degli alberi” e di effettuare viaggi mentali. Trovo incoraggianti le sue parole, che trascrivo sul retro di uno scontrino per non dimenticarle: “Torniamo a viaggiare di più con la mente, con la conoscenza e con la fantasia, per arricchire di luce e di nuovi orizzonti i nostri giorni”. Perfetto, è quello che ci voleva per rafforzare un mio convincimento. Stavo appunto progettando di rileggere qualche classico, buttare giù dei versi, irrobustire la trama di un romanzo avviato da qualche tempo. Quello che mi manca è la spinta a farlo, perché non mi sento in stato di grazia. La ragione è universalmente nota. Però la sessuologa, che vedo in tivu sempre sorridente, mi offre un’occasione per applicarmi, nonostante l’umore al ribasso. Oltretutto, anche l’invito a leggere il romanzo succitato mi sembra appropriato, per imparare qualcosa dalle piante, messaggere di benessere. Perfino il loro cambio d’abito autunnale è premonitore di una trasformazione che tocca tutte le creature, uomo compreso. In questo periodo sospeso, le creature vegetali accolgono silenziose le mie attenzioni: mentre tolgo qualche foglia rinsecchita del Ficus, oppure ingiallita del Geranio, gli parlo e mi libero di qualche grammo di ansia o di tristezza. Le Viole del pensiero sistemate all’esterno, nella grande aiuola di metallo crescono vigorose insieme ai Crisantemi, prossimi a sbocciare. Parafrasando il libro consigliato, la vita delle mie piante mi è nota. È consolante sentire che la mia viaggia in parallelo alla loro.
REPLAY
Siamo ripiombati indietro, era nelle previsioni e ce lo avevano detto: restrizioni per altre quattro settimane… per godere, si spera in un Natale sereno. Incrocio le dita e spero. Del resto non sono mai stata “festaiola” e non ho usufruito di abbracci allargati durante le feste comandate, sia per la lontananza o assenza di parenti, sia per una mia scelta controcorrente. La mia rete affettiva è intrecciata con quella di persone che mi corrispondono e sono in consonanza con me. Però è diverso comunicare in presenza, anche se la parola scritta aiuta. Per non perdermi d’animo, mi concentro su ciò che ho: la salute, una casa, un figlio, degli animali, dei fiori, degli amici… altro che al momento mi sfugge. Quello che mi preoccupa è che non riesco a godere pienamente di questo ben di Dio da sola, date le restrizioni imposte. Mi affascinava il messaggio monastico, pare attribuito a san Bernardo, per raggiungere la serenità interiore “Beata solitudo, sola beatitudo”, finché non è stato ritoccato da quest’altro di scottante attualità “La solitudine è bella, se la puoi condividere con qualcuno”. Quindi, problematica la solitudine imposta, come anche la convivenza forzata imposta. Ancora una volta, gli antichi latini suggeriscono la equilibrata via di mezzo, a poterla seguire. Mi consola sapere che queste mie riflessioni saranno tali e quali a quelle di milioni di persone chiamate a sopportare la seconda fase della pandemia. Ovviamente scongiurando il “Non c’è due senza tre”.
