Sguardo Antico e Tempo che torna: pittura e scrittura

Giusto un mese fa presentavo il mio ultimo impegno letterario, TEMPO CHE TORNA in centro sociale a Castelcucco, primo incontro pubblico dopo l’emergenza covid. Il vice sindaco, Giampietro Mazzarolo si augurava fosse il primo di una serie di eventi culturali da proporre in autunno, confidando nella clemenza pandemica. Temo che così non sarà, stanti i bollettini che aggiornano sulla ripresa del virus, caparbio e resistente. Quella sera, giovedì 24 settembre, era una brutta sera, con tuoni e rovesci che hanno costretto a restare prudentemente a casa diverse persone. Tuttavia ho avuto il conforto di una trentina di presenti, più i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale, sindaco compreso, che torno a ringraziare. A rate sto vedendo il filmato girato da Manuel sull’evento, che mi giunge in tarda serata, quando lui, studente lavoratore può occuparsene. Credo che il ricordo di quella intensa serata mi farà compagnia tutto l’inverno. Intanto approfitto delle osservazioni che mi giungono via Whatsapp o tramite blog verbameaada.wordpress.com per ricaricarmi, in vista di altre storie. La mia arma vincente contro l’isolamento sociale rimane la scrittura, anche se lo stato d’animo attuale è al ribasso. Segue la fotografia, con spazio per gli amici animali. Anche per gli amici, pochi ma buoni, da frequentare soprattutto da remoto, in attesa che torni il sereno. Come suggerisce l’interpretazione del dipinto SGUARDO ANTICO di Noè Zardo, in copertina: dal buio alla luce, che infine emergerà. Un viaggio interiore alla ricerca del bello, scavando tra le pieghe dell’anima. Un messaggio che diventa un augurio. Complimenti all’artista!

Autunno pittore

Lo chiamano “Foliage”, lo spettacolo naturale delle foglie che cambiano colore e si accendono di tonalità calde, con svariate sfumature cromatiche. Tanti anni fa feci un tema sullo stesso argomento, svolgendo la traccia “Autunno pittore”: il concetto è lo stesso, espresso in pulita lingua italiana, con un tocco artistico. Del resto, non è l’Italia Paese di artisti, di santi, di eroi, di navigatori…? Non sarebbe male che ce lo ricordassimo, specie in tempi bui. Stamattina ho fotografato delle piante in prossimità della mia scuola elementare… sono trascorsi quasi sessant’anni e sono ancora là. Tema confortante quello dell’albero, dalle radici alle fronde, comprese le foglie che hanno ispirato cantautori e poeti. Mi sovviene una bella canzone, socialmente impegnata, di Sergio Endrigo, titolo 1947, dove l’artista afferma: “Come vorrei essere un albero che sa dove nasce e dove morirà”. Ecco, l’iter vitale della pianta è confortante, e pure incoraggiante! Di batoste ne avrà subite, tra tempeste fulmini malattie incuria e altre vicissitudini… offrendo comunque alloggio agli uccelli, ombra ai viandanti, ricovero alle auto e stimoli agli artisti. La pianta come faro, un punto di riferimento cui appoggiarsi non solo per sostare ma anche per ko pensare che siamo parte di un vasto progetto. Quanto alle foglie, chiudo con la citazione di Elisa Toffoli che rinvengo in internet e che condivido: “Come regine, le foglie si muovono gentilmente, e le loro ombre obbediscono con naturale sincronismo… a loro importerebbe di me se sapessero che sono qui, e le sto osservando, e sto desiderando di poter danzare come loro?”

Fascinose Ortensie

Trovo che le Ortensie siano dei fiori stupendi, anche nella fase della decadenza vegetativa, quando scolorano e assumono nuance antiche. È il caso di quelle che ho incontrato stamattina in paese, andando dalla sarta. Anzi sono le sue, cresciute non in giardino dove regnano altre piante verdi e fiorite, ma in un retro ombreggiato della casa, quasi inosservate. Anch’io ho interrato piante di Ortensie, inizialmente rosa e celesti che si sono mischiate, così da offrire capolini variopinti che d’estate sono una meraviglia. I primi freddi determinano il viraggio dei colori, che avviene più o meno dolcemente. Quelle che ho fotografato stamattina sono una meraviglia: grandi, bicolore rosa-verdi, maestose. Mi piace attribuire alla loro trasformazione autunnale un significato positivo: un cambiamento di status incoraggiante, quasi simbolico e perfino metaforico, da estendere ad esempio alla vecchiaia e alle situazioni che implichino perdita di energia o di risorse. In altre occasioni ho omaggiato questo fiore, cui manca solo il profumo. È entrato come soggetto fotografico in due mostre che ho allestite negli ultimi cinque anni, ed ha nutrito qualche mia poesia. Praticamente fa parte della famiglia, come gatti cani e uccellini. Ne ho fatto bouquet sistemati in vaso senza aggiungere acqua, che si conservano a lungo. In passato le ho anche coperte di porporina oro e argento per addobbi natalizi, ma le preferisco al naturale. Quando poi sono totalmente esaurite, le uso come… fuochi d’artificio durante l’accensione della stufa: nel loro sfrigolio percepisco un saluto ed un arrivederci alla prossima primavera.

Lezione dall’alto

– Prima del crepuscolo, gli uccellini si danno appuntamento sulle estremità degli alberi e fanno convegno. Li ho sentiti sugli abeti nei pressi di una chiesetta, sui tigli in prossimità del cimitero, tra il fogliame dei platani nel parchetto vicino a casa mia e mi sono chiesta: cosa mai si diranno, con tanto entusiasmo, gli uccellini al calar della sera? Si daranno informazioni sul tempo, sui luoghi da visitare l’indomani, sulle avventure vissute… un po’ come succede (o dovrebbe succedere) nelle buone famiglie. Ovviamente è una mia proiezione, un botanico direbbe altre cose. A ben pensarci, è un conforto sentire il loro cicaleccio vibrante, non coperto dal frastuono delle auto cittadine, dopo la chiusura delle fabbriche la sera. La Pedemontana del Grappa offre ancora questi spettacoli sonori gratis, che in tempo di corona virus vale la pena di tesorizzare. Chissà, magari loro, gli uccellini, avrebbero altri insegnamenti da trasmetterci: fate squadra come noi, guardatevi bene dai predatori, valutate bene le briciole che trovate disseminate lungo il viale… perché aguzzare la vista non è un optional! Dopo questa immaginaria lezione degli abitanti del cielo, rifletto sulle mie abitudini e convengo che si può sempre migliorare.

Tempo di Ciclamini

– Ho fatto un giretto al mercato, non in paese dove capita di giovedì, ma in un paese vicino. Erano circa le undici e nel cortile della scuola media prospiciente il piazzale con le bancarelle gli studenti stavano facendo la ricreazione, diffondendo una nota di gaia spensieratezza. Ho cercato con lo sguardo qualche collega, pensando di avvicinarmi per un saluto. Poi ho desistito, per non mischiare disciplina con nostalgia. Ho puntato la bancarella del pesce e quella dei fiori, così mi sono provveduta del nutrimento per il corpo e per lo spirito: gamberoni e ciclamini, che prenderanno il posto dei tre gerani sotto al portico, ormai prossimi al riposo vegetativo. Prima però ne farò delle talee, dal momento che sono diventata quasi esperta al riguardo. I ciclamini sono di due toni di viola, uno più chiaro e uno più scuro mentre il terzo spicca per il colore rosa intenso. Nel porta fiori di vimini, insieme all’incenso faranno un bel vedere per diverse settimane, finché non farà proprio freddo. Ecco, iniziare la settimana sotto l’auspicio dei fiori, di un po’ di colore, di qualche sorriso… e qualche risata che giunge dai ragazzi in ricreazione mi ben dispone per affrontare il seguito. Incrociando le dita e contando sulla benevolenza del santo protettore… –

Oroscopo

Premetto che non credo agli oroscopi. Se li leggo, lo faccio il giorno dopo, per vedere quanto ci avevano azzeccato. Però quello che leggo stamattina in una rivista che si occupa di cibo riflette bene il mio umore: Ariete – Ultimamente sei impegnato a fare il giocoliere con i birilli della vita quotidiana”. E chi non lo è di questi tristi tempi? Le parole “birilli” e “giocoliere” mi trasmettono una nota gaia, mi fanno pensare al circo e agli artisti di strada. Anche a una poesia che dettavo a scuola e piaceva agli studenti: Chi sono? di Aldo Palazzeschi, dove l’autore si interroga e risponde di essere “il saltimbanco dell’anima mia”. Il poeta dichiara di vendere la propria arte, come un acrobata che vende la sua arte nelle pubbliche piazze: è un’immagine colorita di chi si interroga sulla propria identità e sul ruolo della poesia. Mi sento coinvolta e rispondo: scrivere, in versi e in prosa per me è vitale. Non so fare altro che mi consenta di esprimermi altrettanto intimamente. Se qualcuno si connette con me per condividere le mie emozioni, sono felice. Da quando ho il mio blog verbameaada.wordpress.com su cui posto le mie riflessioni ogni giorno da tre mesi, mi sento “utile” e arricchita dai visitatori e dai commenti, pochi ma buoni. Perciò grazie a chi mi legge e mi sostiene. Buona domenica!

Mondo connesso e isolato

Superata la metà di Ottobre, spero che questo anno terribile si chiuda senza troppi dolori. Percepisco una legittima paura generale che degenera talora in panico, altrettanto pericoloso di una malattia. Anche mio figlio, che abita nell’appartamento contiguo al mio, mi richiama se non mantengo le distanze quando ci troviamo fuori in giardino. Va bene la prudenza, ma imbrigliare i sentimenti rattrista e snatura le emozioni. Non vorrei, con tutte le cautele del caso, trovarmi isolata anche affettivamente. Ho bisogno di sorridere e di concentrarmi sulle cose belle che ci sono ancora: fiori, colori, poesia, scrittura, buone relazioni… A darmi una mano, la notizia che la settimana prossima, se tutto va bene godremo di una “ottobrata”, cioè di buone giornate miti, che potrebbero addirittura prolungarsi fino all’estate di san Martino! Io sono meteoropatica e mi abbatto facilmente col brutto tempo, specie se cade di domenica, giorno in cui sento di più la privazione dei cari che non ci sono più. Col tempo la rete di sostegno affettiva si è assottigliata, un po’ come la pelle che si accontenta di una crema nutriente… ma non è altrettante semplice costruire buone relazioni a distanza. Non voglio scivolare nel lacrimoso, perciò chiudo in fretta, con l’impegno di valorizzare ciò che di bello scoprirò nei paraggi. Magari indossando gli occhiali più forti, quelli che uso per le lunghe distanze…

In medias res stat virtus

Oggi tempo incerto, ma almeno non piove. Esco per procurarmi le cartucce d’inchiostro per la nuova stampante: modello base, economica… ma le cartucce costano un botto, dovrò farne uso con parsimonia. Mi sposto di qualche chilometro, perché nei paraggi della cartoleria c’è un bar con diversi quotidiani, compreso quello che leggo più volentieri. Il cameriere sa già che mi apparto in un angolo, perché voglio leggere in pace. Dopo aver preso cappuccino e croissant, che consumo solo di rado; infatti il mio palato si è abituato ai muffin che preparo personalmente, con soddisfazione del colesterolo. Tra le tante notizie di cronaca, mi colpisce la vicenda umana di Jole Santelli, presidente della Calabria, morta a 51 anni. Bella donna, piena di coraggio e sempre sorridente, come confermano le foto. Mi interesso q. b. di politica che ha tante ombre e poche luci. Dai tempi del liceo, studiando la civiltà greca mi ero persuasa che fosse meglio non pagare i politici… ma in tal modo si tagliavano fuori i meritevoli non abbienti. Nella locuzione latina “In medias res stat virtus” si potrebbe magari cercare la soluzione… Tuttavia, per non disperdere il filo conduttore del mio pensiero, intendo rendere omaggio all’opera di questa donna, ancora giovane, dedicatasi alla politica per oltre vent’anni, durante i quali avrà fatto degli errori ma avrà anche seminato qualcosa, rinunciando a qualcos’altro. Ecco, il nocciolo del discorso riguarda il darsi: a chi, come, quando, dove e perché. Sono ricaduta nei panni dell’insegnante… che non insegna più, ma si interroga su come ha impiegato le sue facoltà. Il percorso dell’avvocato Jole mi stimola un esame di coscienza, che faccio in punta di penna, sperando di avere tempo per rimediare agli errori.

Emozioni autunnali

Adriana mi ha regalato dei finferli e un bel porcino che preparo per pranzo. Fuori piove e tira vento, dubito che ci saranno le bancarelle del mercato locale. Per pranzo farò tagliatelle ai funghi. Ho il prezzemolo, l’aglio e la materia prima, custodita in un sacchetto da pane dove è attaccato lo scontrino con il nome della rivendita, LA BOTTEGA DEL BORGO. Ecco, la parola “borgo” mi colpisce e mi riporta a una dimensione umana temo persa, quando le persone si trovavano allegramente fuori casa, per fare la spesa e scambiare quattro chiacchiere. Un medioevo temporale ed emozionale ritenuto oscuro, scavalcato da altre abitudini. Facciamo decine di chilometri per andare a fare acquisti – spesso solo a curiosare – nei supermercati/ipermercati, mentre il piccolo negozio, la bottega appunto chiude o ha chiuso da tempo. La rivoluzione industriale ha rivoluzionato a oltranza, ed ora presenta il conto. Magari ci voleva un fermo, per guardarci indietro e recuperare qualche istruzione del passato che possa rivitalizzare il presente tormentato. Il messaggio che mi viene dall’etichetta dell’umile sacchetto di pane mi persuade a riprendere vecchie abitudini: esco a piedi e vado in panificio, augurandomi di percepire la fragranza del pane appena sfornato. Poi preparerò le tagliatelle ai funghi, che mentalmente mi porteranno nel bosco, a gustare profumi, colori, suoni. E soprattutto il silenzio.

Una foglia

Com’è tenera una foglia che nasce! Una talea di Ficus elastica, messa a dimora diversi mesi fa, dà segni di aver attecchito. Me ne accorgo dall’involucro sulla punta contenente una nuova foglia, che si srotola e finalmente si stacca dalla guaina protettiva: un parto silenzioso, chissà se anche doloroso. La neonata foglia è molto piccola rispetto a quelle sottostanti, circa un terzo, di un bel verde brillante, liscia e perfino luminosa. Sicuramente è nata con un potenziale che promette bene. L’osservazione di questo processo mi commuove, perché è metafora della nascita, grazie alla quale siamo nati tutti… e la foglia stessa, nel suo percorso è simbolo vitale. Ci sono foglie di tutti i tipi, come ci sono persone di vario genere, con tante storie e diversi percorsi esistenziali. Adesso che ci penso, uno dei miei romanzi si intitola UNA FOGLIA INCASTONATA NEL GHIACCIO. Di qualche anno fa , mi ha dato una certa soddisfazione, perché le alunne di terza media che lo avevano adottato, ci hanno costruito attorno un raffinato spettacolo, con l’aiuto di Carmen, la loro insegnante di Lettere, che è stato rappresentato con successo alla fine dell’anno scolastico. Beh, senza tirare in ballo competenze che non ho, mi sento di dire che anche un’umile foglia può fare compagnia e portare lontano. Senza scomodarsi da casa.