Spesa rivisitata

– Come d’abitudine, vado a fare la spesa il lunedì mattina, in un supermercato in un paese vicino, dove c’è anche il mercato, che mi sta bene se ho bisogno di comperare qualcosa di non commestibile, tipo scarpe o magliette. A dire la verità, utimamente trascuro le bancarelle, a favore della grande distribuzione. E mi dispiace, perché il colore, i profumi e la vivacità del commercio al minuto non li percepisco affatto spingendo il carrello per metri e metri, incrociando altri carrelli muti. Se prima mi elettrizzava fare la spesa settimanale, adesso un poco mi rattrista. Incrocio altri clienti con il foglietto in mano, semicoperto il volto dalla mascherina, poco inclini a parlare e probabilmente interessati a sbrigarsi. Forse anche desiderosi di uscire per togliersela, la mascherina e respirare un po’ di aria pura. Pura? Chissà, non voglio approfondire l’argomento, perché temo che potrei ulteriormente rattristarmi. Causa covid, i presìdi sanitari condizionano la nostra vita e dobbiamo farcene una ragione. Però era così bello il cicaleccio da mercato prima della pandemia, che pare intenzionata a mettere radici. Ma farò il possibile per non darle spago, ricorrendo alle mie iniezioni di fiducia: piante, fiori, animali e qualche contatto sensibile. Il blog mi aiuta, perché dietro a ogni visitatore immagino un potenziale amico. Se poi qualcuno mi risponde, allora la soddisfazione raddoppia. E tante grazie ai lettori!

Buon Compleanno!

Un tramonto brillante: ecco cosa auguro a Maria Pia e a me stessa, che la seguo nel percorso in discesa della vita! Attenzione: lei è proprio la dimostrazione che età anagrafica e biologica non coincidono. Curata, abbronzata, attiva… va in palestra e in bicicletta. A pranzo elabora manicaretti sfiziosi e arreda la tavola sempre con un bouquet di fiori che raccoglie in giardino. Ha molti amici ma convive serenamente anche da sola. Dietro il sorriso lungimirante nasconde ferite, che l’hanno piegata ma non abbattuta. Credo che la sua dote distintiva sia la sensibilità, che è un’arma a doppio taglio se esonda dal medio sentire. Quanto al nostro rapporto amichevole, è sostenuto da una condivisione della letteratura: io scrivo e lei legge, fornendomi commenti mirati e generosi che mi riempiono di gratitudine e mi spronano a continuare a mettere su carta le mie emozioni. Insomma, è una mia fan che mi onoro di conservare tra le persone positive della mia vita. Che sia nata il giorno di san Francesco è una premonizione, dato il suo stile di vita equilibrato e rasserenante. In tema di amicizia, adeguata mi sembra la definizione di Marcel Proust, che faccio mia: “Dobbiamo essere grati alle persone che ci rendono felici, sono gli affascinanti giardinieri che fanno fiorire la nostra anima”. Quindi, grazie Maria Pia della tua amicizia e luminoso compleanno!

Potere del tempo e dei fiori

Credo proprio di essere meteoropatica: è bastato intravedere un pezzetto di azzurro nel gran concerto di nuvole per cambiare umore, oggi piuttosto al ribasso. Stamattina pioggia battente, gatte nervose dentro e cane appisolato. I canarini taciti in ripostiglio, incerti se nutrirsi oppure no della foglia di radicchio. Per vedere una passerella cromatica sono andata dalla fiorista, che ha confezionato un cesto regalo per il compleanno domani della mia amica Maria Pia. Ho comperato per me quattro vasi di pansè o viola del pensiero, che ho messo nell’aiuola metallica in giardino, per avere qualcosa di bello sotto gli occhi: i colori dominanti sono viola e giallo, a mio dire assortiti molto bene da Madre Natura. Nel linguaggio dei fiori, pare che dentro i petali della viola del pensiero sia possibile scorgere il volto della persona amata: meglio di un selfie! Data la stagione, sarà sempre più arduo immortalare fiori, salvo concentrarsi sulle piante grasse o d’appartamento, che danno comunque soddisfazione, ad osservarle. Ad esempio, la mia talea di Ficus, dotata di 4/5 foglie, ha srotolato una lucidissima piccola foglia in punta, che è una meraviglia! Credo che non mi mancherà la compagnia del verde, sebbene dovrò rinunciare ai bouquet dei fiori recisi da mettere in vaso. Mi restano comunque le foto, che saranno una consolazione durante il rigore invernale. Ma per quello c’è ancora tempo!

Festa dei nonni

I nonni, che risorsa! Io li ho goduti pochissimo e neanche tutti. Non ho conosciuto il nonno paterno, morto prima della mia nascita e quello materno è mancato quando avevo cinque anni. Le foto me lo restituiscono preciso della mamma, piccolo e tozzo, con baffetti alla Marx! Vendeva pesce porta a porta, stipato in cassette posizionate sul portapacchi della bicicletta. Di nome Giacomo, per il suo lavoro era conosciuto come “Giacomin del pese”. Adelaide, “Aide” per lui, era sua moglie e mia nonna materna: magra, elegante, ieratica con un bel profilo greco e i lunghi capelli intrecciati a chignon. Le ero molto affezionata. Quando è mancata avevo dodici anni ed è stata una grande perdita. La mamma di mio padre si chiamava Regina, nome a mio dire bellissimo, però ridimensionato a Gina. Era sempre ben pettinata e con un sereno sorriso stampato sul volto rotondo. Mi ha lasciato sottrarle un quadro con un bel Gesù dipinto, di cui mi ero innamorata. Venendo a me, non sono ancora nonna, a differenza di alcune mie coetanee e la cosa non mi dispiace, perché non mi sento ancora pronta per un ruolo tanto prestigioso. Mi guardo attorno, osservo e prendo appunti, per quando capiterà a me. Sperando di essere all’altezza dei nonni migliori: quelli che hanno mantenuto dentro il cuore un bambino.

Ciclamino, fiore d’autunno

Marcella mi ha ricordato che da qui a tre mesi sarà capodanno! Caspita, come cammina il tempo… nessuno avrà nostalgia di questo anno infernale. Oltretutto ho sentito che l’emergenza sarà prolungata, causa risalita dei contagi. Non mi resta che emettere un sospiro di delusione frammista a sopportazione. Non mi sono ammalata, sono stata attenta e fortunata. Però mi sono immalinconita, il distanziamento sociale condiziona eccome le relazioni sociali. Mi butto sui fiori e sui frutti autunnali, per distrarmi e sorridere. Stamattina, al mercato locale la bancarella dei vivaisti era una passerella di ciclamini, grandi e piccoli, bianchi, rosa, rossi e screziati. Mi piacciono quelli molto piccoli, perché posso incastrarli tra la soia e il balcone, che chiudo di sera. Ne ho anche diversi vasetti in giardino sotto l’abete, ma sono in ritardo rispetto a quelli messi in vendita. Fiore autunnale interessante, il Ciclamino, dall’indole riservata… credo che un po’ mi assomigli. In ogni caso porta una nota di colore, e talvolta di profumo (mi riferisco a quelli coltivati, gli altri è vietato raccoglierli) che fa bene agli occhi e alla mente. Mia madre li amava molto: ne comperava vari esemplari, che si godeva giusto il tempo della fioritura, perché non resistevano più di tanto (temo li bagnasse troppo). In ogni caso rappresentavano un allegro ingresso in famiglia. Insieme alle talee di Gerani, mi occuperò dei Ciclamini vecchi e nuovi, per dare un po’ di colore alle prime nuvolose giornate autunnali.

Felicità calpestata

Felicità, che parolona! Ho cercato lumi nel web, essendo ancora incerta sulla definizione che più mi rappresenti. Si avvicinano al mio sentire le seguenti: “Se vuoi una vita felice, devi dedicarla a un obiettivo non a delle persone o a delle cose”, Albert Einstein. Oppure: “La felicità non è qualcosa di già pronto, ma viene dalle tue azioni”. Dalai Lama. Madre Teresa di Calcutta si esprime così: “La felicità è felicità. Meritala!” e potrei continuare. Se noto qualcuno felice, sono contenta per lui o loro: un bambino, una coppia di anziani ancora innamorati, dei fidanzati… che mi provocano forse nostalgia e ammirazione, mai invidia. Cosa può essere successo dentro al giovane studente di Scienze Infermieristiche che ha ucciso i due fidanzati, perché invidioso della loro felicità? Tra tanti fatti di cronaca nera, questo è davvero sconcertante, anche considerata l’età dell’assassino, reo confesso, che avrebbe avuto tutto il tempo per cercarla e costruirla la sua felicità. So che il male esiste, ma che abiti in un ragazzo poco più che ventenne mi lascia esterrefatta. Un pensiero di profonda pietà va ai due innamorati, oggetto di attenzione tanto malsana, il cui sogno d’amore è stato calpestato e azzerato. La vita spesso viene paragonata a una commedia, talvolta a una tragedia ma in questo drammatico evento assume l’agro sapore di una beffa! Mi unisco al cordoglio di un intero Paese.

Bentornato Sole!

Che meraviglia sentirsi ancora il sole sulla pelle! Anche se la temperatura è bassina, confortano la luce e il tepore delle ore centrali. Le mie talee di gerani, messe a dimora lo scorso marzo, esibiscono fiori dai colori sgargianti e foglie verde intenso. Col distanziamento sociale mi sono data al giardinaggio e posso ben dire che sono in compagnia delle piantine che ho creato da me! I canarini perdono le penne ma iniziano a cantare, il cane sonnecchia a tutte le ore. Quando sono fuori in giardino si rotola sull’erba e immagino che gioisca delle sue capriole. Le gatte sono nomadi di giorno mentre di sera si ritirano sul letto, tra cuscini e peluche. Tra non molto accenderò la stufa e allora so che mi faranno compagnia, a ragionevole distanza fra loro, ma prossime al tepore sprigionato dalla legna di faggio o di carpino, rimasta dall’inverno, non eccessivamente freddo. Mi sembra incredibile che tra tre mesi sarà quasi la fine dell’anno, un anno bestiale per molti versi. Non mi resta che incrociare le dita e impegnarmi per mantenere lo statu quo. Magari valorizzando la pillola di saggezza udita stamattina da Juppiter su Rai1 mentre sorseggiavo il mio cappuccino fatto in casa: “Prendi il meglio che esiste e miglioralo; se non esiste, crealo!”. È una parola!… ma si può provare.

Addio caldo!

Stamattina, dieci gradi! Alle otto e trenta avevo appuntamento con l’oculista, slittato a primavera causa pandemia, località Pederobba dove tira spesso un’aria niente affatto gradevole. Oltretutto pioveva. All’ingresso vengo bloccata per prelievo della temperatura, sacrosanto, ma viene effettuato all’esterno, in una zona destinata al passaggio dei mezzi, tutt’altro che confortevole. Mi sono vestita in maniera adeguata, però non ho ancora adottato le calze e i piedi sono freddi. Dopo il controllo di rito, raggiungo lo studio dello specialista, che mi conosce da decenni. Per fortuna va tutto bene, nel senso che sono stazionaria e mi conferma le lenti (a onor del vero, dovrei dirlo al plurale, perché di occhiali ne ho ben tre paia, con gradazioni diverse), con la prescrizione delle vitamine che assumo controvoglia. Sollevata e infreddolita raggiungo l’auto al parcheggio. Metto in moto e attivo il riscaldamento, per vitalizzare i piedi quasi congelati. In fase di ritorno, mi fermo al supermercato per provvedermi di calze e di gambaletti. Addio abbronzatura! Temo che dovrò riporre il costume nell’armadio, fino alla prossima estate. Devo farmene una ragione. D’altronde c’è del buono in tutte le stagioni e l’estate appena trascorsa ci ha dato parecchio filo da torcere. Adesso si volta pagina, con la speranza che il cielo ce la mandi buona!

Dai frutti alla marmellata

È andata come pensavo: stamattina ho fatto la confettura di mele. Non me la sono sentita di lasciarle dentro il secchio della raccolta, in preda ai moscerini golosi… così ho proceduto. Adesso ho aggiunto una decina di vasetti a quelli custoditi nella dispensa in cantina e mi sono messa il cuore in pace. Se non le userò io, ho un prodotto artigianale da donare alle amiche. Anzi, sono lieta di averne sottratti un paio dal gruppo e averli portati in omaggio alle care amiche Lisa e Roberta che apprezzano le cose genuine, compresa l’amicizia, dono reciproco. Al vicino supermercato ho fatto una rapida spesa e sono rientrata per il pranzo: la cucina profumava di mele e cannella! Dedico il pomeriggio al relax, perché la temperatura si è parecchio abbassata: per fortuna c’è il sole e le nuvole in cielo sembrano giganti spumiglie. Prima di sera porterò Astro in passeggiata e forse vedrò la luna piazzarsi nella volta blu come un disco dorato: così mi è apparsa ieri sera. Mi occuperò dello strudel nei prossimi giorni. Tanto mele ce ne sono ancora!

Mela, frutto di Eva

Fatta la presentazione del mio ultimo libro, mi concedo lo svago dolciario dei muffin alle mele, che cadono in quantità dal mio albero in prossimità dell’orto, peraltro trasformato in una zona mista tra fiori e frutti. Secondo un rituale noto ai contadini, le piante da frutto producono ad anni alterni, e questo è quello buono per il mio melo che non è stato trattato con prodotti chimici contro le consuete malattie, cosicché i frutti sono “ruspanti”, spesso ammaccati e con sgradevoli macchie. Ma quello che resta di commestibile è naturale e gustoso! Per recuperare il prodotto che cade per terra e sottrarlo alle lumache, urge raccoglierlo e trasformarlo in fretta. Poco fa ho provveduto facendo i muffin, stasera farò mele cotto e domani magari la composta di mele e cannella. Se farà brutto tempo, potrebbe scapparci anche lo strudel, ovviamente di mele! Il profumo che si diffonderà per la zona giorno donerà una nota allegra alla domenica. Ho già in mente i destinatari delle mie leccornie: Lucia, Lara, Adriana, Marcella… senza dimenticare le mie colazioni mattutine. Succede che qualche volta resti senza muffin fatti in casa e mi adatti a consumare un prodotto industriale… ma non c’è storia. Il mio palato si è abituato alle mie leccornie, con ingredienti dosati e controllati, grassi compresi. Anche il mio colesterolo ringrazia. Io ringrazio madre natura e il frutto di Eva!