Che bella cosa, il sole! La neve è bella da vedere, ma il sole è energizzante, tira su come una tazza di caffè di prima mattina. All’inizio dell’anno pare un monito incoraggiante, per ricaricare le pile dell’umore ed affrontare la risalita della china. Siamo in zona rossa, domani tregua e poi torniamo in zona rossa fino all’Epifania (tra parentesi, mai piaciuto il colore rosso…). Sono ansiosa di vedere cosa succederà dopo, sperando in un calo dei contagi che in Veneto sono esorbitanti. Mi ero illusa che la seconda ondata sarebbe stata più soft della prima, invece sappiamo com’è andata. Ho modificato le mie abitudini in senso restrittivo: spesa una sola volta la settimana, uscite a piedi in piazza (200 metri) motivate, niente parrucchiera che esercita nel paese confinante, il cane fuori all’imbrunire, se non piove. Non essendo una brava donna di casa, non sono attratta dalle faccende domestiche. Potrei sostituire le passeggiate con il tapis roulant, ma mi manca l’entusiasmo per farlo e ho ridotto le sedute. In compenso ho ingoiato diverse praline di cioccolato fondente per la gioia di colesterolo e trigliceridi. Cosa faccio di piacevole? Scrivo, per me, per le amiche, per il blog. Se capita, fotografo, senza pretese s’intende. Ho avviato una storia realistica da dedicare a una persona cara scomparsa, che pensavo di aver concluso a questa data. L’umore al ribasso ha rallentato il ritmo espressivo. Vorrei fosse già primavera e respirare a pieni polmoni aria nuova. L’anno è appena iniziato, devo dargli tempo di crescere, convengo. Realisticamente mi concentro sulla giornata odierna, con il dono del sole. Il resto seguirà a ruota.
Categoria: Tempo
Lettera aperta al nuovo anno
Caro 2021, non vorrei essere nei tuoi panni, perché sarai subissato da richieste, dopo un anno terribile che ci ha prosciugati dentro e fuori. Siamo stanchi di vivere col fiato sul collo per il timore di cadere nelle grinfie del pericolo subdolo che tante vittime ha già fatto. Concedici una tregua, anzi concedici il grande dono di restituirci la vita di prima, fatta di incontri, attività, svaghi, scambi, emozioni… strette di mano ed abbracci. Dopo tante privazioni, credo che abbiamo imparato la lezione: siamo diventati più essenziali, badiamo di più a ciò che vale veramente: la salute, gli affetti, la natura, le relazioni, la libertà di muoversi… il tempo, che non va sprecato. Avrai il tuo bel daffare a tamponare (ops, questo verbo mi ricorda qualcosa) situazioni critiche un po’ dovunque, nelle alte sfere e nei piani bassi. Ma se parti bene attrezzato e ti farai le ossa, avrai un seguito di estimatori che alla fine dell’anno non ti metteranno in croce, ma ti congederanno con i mortaretti e i fuochi d’artificio. Diciamolo: vedere le nostre belle piazze vuote fa tristezza. Basterebbero i palloncini e le grida dei bambini, le risate e le allegre radunate per recuperare il buonumore. Vedi cosa puoi fare. Mettici il cuore!
Tempo di bilanci
Il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella ha conferito le onoreficenze al merito a 36 cittadini, 15 uomini e 21 donne, dai 18 ai 92 anni, per meriti in svariati campi del sociale: un conforto conoscere queste storie di “eroi comuni” cui va un plauso enorme. Commovente pensare a chi si traveste da uomo ragno per portare un sorriso tra i piccoli ricoverati o alla signora che avvia una sartoria per impegnare altre donne senza lavoro. Tante belle storie dietro volti comuni, dal cuore grande. Suggellano un anno complesso e drammatico, ma non privo di nobili testimonianze, molte realizzatesi nelle corsie degli ospedali. Mancano due giorni alla fine dell’anno ed è tempo di bilanci anche per me: ho perso una persona cara. Mio figlio ha iniziato a lavorare e poi ha dovuto smettere, si sa perché. A fine giugno ho aperto il blog, che continua e mi fa stare bene. A settembre ho presentato il mio ultimo scritto TEMPO CHE TORNA, prima del secondo lockdown. Non mi sono ammalata e ringrazio il Cielo. Non oso lamentarmi e aspetto ansiosamente la vaccinazione… per andare a trovare Luisa, la mia vicina di casa, in una Residenza per anziani, per vedere qualche film sul grande schermo insieme con Serapia, per mangiare una pizza in compagnia di Pia, Lucia… per abbracciare Marcella e Lisa… per respirare l’aria buona della Pedemontana del Grappa senza mascherina. Succederà, lo sento!
È arrivata la neve
È arrivata la neve, “la dama dal bianco mantello”, come la definisce Anna, una mia sensibile amica. Come da previsione, verso le sei di mattina apro mezzo scuro e vedo tutto imbiancato: tetti, piante, siepi, oggetti… in un silenzio assoluto. Solo una stella di Natale blu rompe l’atmosfera sospesa e immette una nota di colore nello spettacolo che decido, seduta stante, di immortalare. Ma si accende la luce di un atrio, che rovina la visione e impedisce il tentativo; lo ripropongo nel mio giardino imbiancato, dove c’è una bassa panchina rossa. Mi viene spontanea la personificazione della neve quale vestale bianco vestita che vi si siede, per scegliere dal sacco dei doni la strenna speciale da depositare sulla soglia di casa: il Silenzio! A questo punto metto le emozioni sulla carta ed esce ciò che segue, che condivido con i lettori del blog BIANCA E SILENZIOSA Bianca e silenziosa/come una vestale/è arrivata la neve./S’è distesa/sulla panchina/rossa/a scegliere/la strenna/di Natale/da depositare/sulla soglia/immacolata./Tra tanta bellezza/la più pregiata?/SILENZIO assoluto!//
Vigilia
Stamattina sento prevalere l’attitudine alla poesia rispetto alla prosa, perciò assecondo l’estro e metto giù qualche verso da deporre idealmente davanti alla capanna. Sperando che il divino bambino accolga la mia preghiera e conceda al mondo avvelenato di uscire dalla pandemia finalmente risanato. Nel mentre auguro a tutti, lettori e non, un sereno raccoglimento.
PREGHIERA LAICA Voglio uscire/allo scoperto/come il bucaneve/che buca il terreno/ricoperto dalla neve./Dinanzi alla capanna/niente ninna nanna/ma il lamento/d’un animo turbato/dalla pandemia/che stenta/ad andare via,/avendo trovato/nella nostra fragilità/terreno per la stabilità./Molti in silenzio/sono trasvolati,/altri restano/e ricalcano turbati/le orme/di quelli andati./Voglio uscire/allo scoperto/come il bucaneve/che non teme più/il gelo e la neve,/perché l’inverno/oltre al candore/offre attimi/d’inatteso /tepore.//
Antivigilia di Natale
Secondo il meteo, pare che stia per arrivare COPIOSA e DIFFUSA anche in pianura la neve. Bene, tutto in regola dunque. Così restare a casa in totale zona rossa da domani peserà meno. Del resto siamo in inverno e nel nostro emisfero è normale che sia freddo. Pertanto le precipitazioni nevose sono di stagione. Quando da ragazzina scrivevo allo zio Sergio in Argentina (adesso non c’è più), mi faceva uno strano effetto leggere che lì a Natale fossero in costume da bagno… poi crescendo ho compreso. La natura segue le sue leggi e non è male assecondarla, prendendo le dovute cautele. Se nevicherà, quest’anno non mi limiterò ad osservare il paesaggio imbiancato: proverò a tornare bambina, metterò i guanti e costruirò un pupazzo in giardino, con i bottoni per gli occhi e la carota al posto del naso. Il cane lo guarderà stupito e gli impedirò di marcarlo. Le gatte non fanno testo, perché è risaputo che evitano il bagnato. Insomma, prevedo di gustare qualche momento d’infanzia, rimasto sotterrato da tante incombenze natalizie, per convenienza adottate ma non digerite. Sarà una liberazione dalle paillettes e dai lustrini, per assaporare ciò che mi circonda. Con un occhio di tenerezza per la capanna, dove si rinnova il mistero della vita.
Meno tre
Confesso che ho una gran voglia che le imminente festività passino alla svelta, senza colpo ferire. Sarò impopolare, ma non me la sento di fare festa, pensando a tutti i guasti e alle innumerevoli vittime che questo 2020 ha seminato, sebbene concordi che bisogna guardare avanti. Ecco, ieri è iniziato l’inverno e so che tra tre mesi sarà Primavera; io compirò gli anni, se tutto andrà bene, non in isolamento. Il vaccino mi sembra il regalo più bello che la scienza ci metterà sotto l’albero. Il neo presidente americano Joe Biden si è fatto vaccinare in pubblico e il 27 dicembre p.v. in Europa sarà il “Vaccino day”. In Italia, il ministro della Salute Roberto Speranza (cognome stupendo) ha annunciato che i primi vaccinati saranno degli operatori sanitari. Mi pare giusto. Considerato che la pandemia è un problema planetario, è logico che ci siano delle iniziative comuni per sostenere le nazioni nella lotta al virus. Poi rimane primaria la responsabilità individuale, a tutela della propria e altrui salute, senza la quale tutti gli altri beni si mettono in coda. Ho trascorso le ultime ore in ansia, per il timore di essere stata contagiata, cosa che si è poi rivelata inconsistente. Racconto com’è andata. Di sera mi telefona un’amica, vista di sfuggita domenica per lo scambio dei saluti; un collega di lavoro la informa di essere risultato positivo al tampone… lascio immaginare il seguito. La mia amica si sottopone a sua volta al tampone e informa tutti i suoi contatti, me compresa. Le ore seguenti sono al cardiopalma. Per fortuna l’esito è negativo, ritorno tranquilla. Con la testimonianza di un corretto agire e un’ulteriore dose di resistenza da parte mia, in attesa di un futuro più sereno.
In attesa di Tempi Nuovi
“Adesso l’arma ce l’abbiamo, è il vaccino”. Lo dice il medico palermitano che in Gran Bretagna ha ricevuto la prima dose del vaccino Pfizer contro il coronavirus, senza registrare effetti collaterali: incoraggiante! Si tratta del dottor Maurizio Renna, anestesista, che vive nel Regno Unito da quasi trent’anni. Il 18 dicembre è la Giornata Internazionale dei Migranti (nata nel 18.12.1990). Ritengo esemplare che sia un Italiano trapiantato all’estero a sottoporsi al vaccino e a testimoniare di averlo fatto senza effetti collaterali, per incoraggiare Italiani e non a fare altrettanto. D’altronde la pandemia si è diffusa su scala planetaria e non guarda in faccia nessuno. Il dottor Renna ha una faccia normale, da buon vicino di casa. Io mi fido e lo ringrazio per aver testimoniato a favore della scienza, presa piuttosto sottogamba nel recente passato. Voglio sperare che la pandemia, tra tante morti e restrizioni, ci lasci un filo di speranza per ricostruire relazioni su base genuina e stabilire rapporti di collaborazione tra le nazioni. Parafrasando il modo di dire “Mal comune, mezzo gaudio” ed estrapolando la parola “gaudio”, peraltro caduta in disuso, dopo il tremendo 2020 spero che in Italia, in Europa, nel mondo intero potremo finalmente assistere alla nascita di Tempi Nuovi.
Finalmente sereno!
Finalmente stamattina è ricomparso il sole! Dopo dieci giorni di pioggia, vento, umidità e cappa plumbea provo la soddisfazione di uscire per fotografare l’effetto dei raggi sui monti e sulle piante che costeggiano la strada che conduce al camposanto, vicino a casa mia. Prima delle otto, gli operai del vicino cantiere sono già al lavoro e uno canta. Incrocio un barboncino col suo padrone per la consueta passeggiata mattutina, entrambi predisposti a fermarsi per uno scambio di saluti. Dopo gli scatti rientro perché fa freddo, sull’erba noto la brina. Decido che mi merito un giretto in macchina verso Bassano, per qualche acquisto di conforto, però prima mi fermo a fare la seconda colazione e a leggere il quotidiano nel bar accanto al negozio di abbigliamento che intendo visitare. Ops, è chiuso “Per motivi familiari”, successivamente svelati e riconducibili al famigerato virus. Mi tengo il languorino e accedo al negozio, dopo che un giovane dalla carnagione scura mi rileva la temperatura. Un rapido giretto tra i capi femminili, belli ma troppo sintetici per la mia pelle e i miei gusti. Butto l’occhio su delle maglie in offerta: se ne prendo due, pago metà la seconda. Ne provo due, una turchese e l’altra verde, giusto per indossare qualcosa di nuovo a Natale, per sentirmi addosso un po’ di colore, e il turchese è fantastico! Contenta del mio modesto acquisto, passo in profumeria perché mi serve uno smalto per le unghie; intanto mi documento su ciò che offre il “convento” per la cura del viso e del corpo. Verso le tredici sono di ritorno, spesa compresa, anche di piatti pronti che in situazioni di emergenza come oggi tornano assai comodi. La sorpresa più bella me la consegna un corriere: sono i calendari che ho ordinato online, con le foto dei miei fiori, da donare ai miei amici. Arrivati prima del previsto, ho tutto il tempo per confezionarli e farli giungere ai destinatari. Una volta tanto senza patema d’animo per la puntualità!
Maltempo e boccioli
Anche oggi, tempo da lupi! Ieri sono rimasta tappata in casa tutto il giorno e non ho visto anima viva. Stamattina esco per prendere il pane (che consumo di rado), giusto per incontrare qualcuno e rompere l’atmosfera di pesante torpore. All’andata non incrocio nessuno, piove discretamente e ogni tanto l’ombrello si gira, assecondando le raffiche di vento. Il bar dove talvolta leggo il giornale è chiuso per covid: maltempo più pandemia hanno messo in fuga le persone. Di solito c’è la fila fuori dal forno, che oggi è quasi vuoto, nonostante gli invitanti panettoni artigianali pronti per essere gustati. Perfino il pane mi sembra privato della fragranza che mi catturava tornando da scuola e mi costringeva ad entrare. Compro tre bocconcini di pane scuro, ideali per spalmarci sopra la marmellata. Copro i duecento metri circa del ritorno in solitaria, superando un’aiuola dove ammiro dei boccioli di rosa color crema, che non sono riusciti a sbocciare ed ora sono alla mercé della pioggia abbondante. incrocio verso casa la mia vicina, con cui scambio qualche battuta. Su cosa? Il maltempo e la situazione scolastica, che la preoccupa particolarmente, avendo due figlie alle medie e una alle superiori dove la situazione è molto liquida (per stare in tema col tempo!). Prima di congedarsi, esce con una battuta su cui rifletto: “Se non moriamo di covid, c’è il rischio che moriamo di depressione”. È un’esagerazione, ma contiene del vero. Sorrido amaramente e penso alla resilienza dei boccioli per farmi coraggio.
