Bentornati Pink Floyd

Hey, Hey, Rise Up (Alzati) è il titolo dell’ultima canzone dei Pink Floyd, la prima dopo quasi trent’anni. David Gilmour dice: “Spero che questo pezzo faccia del bene, che ci aiuti a fare qualcosa”. La nuora del chitarrista, ucraina, gli ha mandato un video in cui il cantante (ora soldato) Andriy Khlyvnyuk parla della reazione degli ucraini di fronte alle avversità e la reazione è stata immediata, producendo la riunione della band e il nuovo pezzo. Il brano è struggente. Ne ho sentito un cenno per televisione giorni fa e poi l’ho cercato sulla rete, dove è accompagnato da un video con immagini toccanti. Dico la verità: sentendolo, mi sono commossa come davanti a una funzione religiosa. Encomiabile la scelta degli artisti che si sono rimessi in gioco, destinando i proventi a sostegno del popolo ucraino. In copertina della cover appare il fiore nazionale dell’Ucraina, il girasole, opera dell’artista cubano Yosan Leon, per dire che nulla è stato lasciato al caso. Anche il contenuto del testo tradotto è significativo: Oh, nel prato un rosso viburno si è chinato in basso/per qualche ragione, la nostra gloriosa Ucraina è addolorata/e prenderemo quel viburno rosso e lo alzeremo/e faremo il tifo per la nostra gloriosa Ucraina, ehi, ehi/e faremo il tifo per la nostra gloriosa Ucraina, ehi, ehi/. Il viburno è una pianta da giardino molto decorativa che fiorisce in primavera: produce dei graziosi fiorellini raggruppati in mazzetti a forma di campana, e poi delle bacche rosse che durano molto a lungo. Ne parlava il Pascoli nella prima strofa della poesia IL GELSOMINO NOTTURNO dove dice: E s’aprono i fiori notturni,/nell’ora che penso ai miei cari./Sono apparse in mezzo ai viburni/le farfalle crepuscolari./ Ecco, mi piace questa commistione musica-poesia, rafforzata dalle immagini: un’esperienza sensoriale che fa bene al cuore e alla mente. Complimenti al famoso gruppo rock britannico (fondato a Londra nel 1965), ricostituitosi per un’ottima causa. E a tutti gli artisti che amplificano la voce della solidarietà.

Lettura in primo piano

Oggi 24 marzo, Giornata nazionale della lettura 2022 (Giornata Mondiale del libro il 23 aprile), istituita nel 2009 con lo scopo di promuovere la lettura, attività poco praticata. In Italia si legge poco, anche se si scrive parecchio. Il lockdown del 2020 ha impresso un’inversione di marcia, perché durante l’epidemia i lettori sono aumentati di circa il 30%, che non è poco. Immagino che a scuola soprattutto, ma anche a chi opera in questo settore sia dato spazio ad eventi ed iniziative legati alla promozione della lettura. Il web offre consigli in questo ambito, che lascio al lettore cercare. Da parte mia, che scrivo abbastanza e non leggo altrettanto, posso dire come e quando mi regolo: mattina sempre un quotidiano, tardo pomeriggio/sera un romanzo, oppure un settimanale. Il fatto di avere un blog mi spinge a prestare particolare attenzione all’attualità, anche per compensare la giornalista che avrei potuto essere, se non avessi scelto di fare l’insegnante (ho fatto la corrispondente di zona per il Gazzettino nel 1970). Rileggo volentieri i poeti ermetici, anche se Umberto Saba (Trieste, 1883 – Gorizia, 1957) rimane il mio preferito per la semplicità e l’immediatezza dell’espressione. Credo anzi di ispirarmi a lui quando butto giù qualche verso. Saba, il cui vero cognome era Poli, scrive l’unica opera in prosa, Ernesto, incompiuta, pubblicata postuma nel 1975 a cura della figlia Linuccia (omosessualità adolescenziale l’argomento forte trattato). Nel 1979 ne viene ricavato un film, Ernesto, diretto da Salvatore Samperi. Scambio con alcune amiche i libri che mi piacciono, e viceversa. Mi piace anche seguire sul grande schermo, quando succede, la trasposizione di un’opera letteraria, oppure approfitto della versione cinematografica per andare a leggere la fonte cartacea. Concludendo, non è un caso se l’angolo che preferisco di casa mia è lo studio, con tanti libri su cui mi sono fatta le ossa e ora sono strumenti di cura per tenere allenata la mente. Dunque, buona lettura!

Oggi Arte

Sono attratta dall’Arte in tutte le sue declinazioni, pittura e scultura comprese, come sorelle della Letteratura con cui mi esprimo. Col senno di poi, se tornassi indietro mi piacerebbe frequentare il liceo artistico, che cinquant’anni fa era raggiungibile solo a Treviso, quindi praticamente precluso. Non rinnego il liceo classico, a me più congeniale ma qualcosa ha lavorato sottotraccia. Una zia paterna, Maria Cusin, era una buona ritrattista mentre dalla nonna paterna Adelaide ho ereditato l’interesse per la parola. Ho dato alle stampe gli ultimi due romanzi con in copertina i dipinti dell’artista Noè Zardo e lo stesso succederà per il terzo in elaborazione. Questa introduzione fa da cornice emotiva al fatto di cui intendo parlare: il ritrovamento della “Maddalena giacente” del Canova, creduta perduta per circa un secolo. Realizzata su commissione dell’allora primo ministro britannico Robert Jenkinson, era stata acquistata vent’anni fa a un’asta di statue da giardino da una coppia inglese per 5.200 sterline (poco più di 6.000 euro), valore stimato oggi tra i 6 e i 9,5 milioni di euro. Mario Guderzo, eminente studioso del Canova, ex direttore della Gipsoteca che ho avuto il piacere di conoscere quando abitavo a Possagno considera il ritrovamento “di fondamentale importanza per la storia del collezionismo e la storia dell’arte”, un marmo di grande bellezza estetica che ha il suo corrispettivo in gesso in Gipsoteca a Possagno. Mi incuriosisce molto il dietro le quinte di questo ritrovamento, a pochi mesi dalle celebrazioni per il bicentenario della morte del grande scultore (Possagno, 1.11.1757 – Venezia, 13.10.1822), effettivamente da romanzo. Non sarò io a elaborarne la storia, ma è nelle mie intenzioni scriverne una attorno a un’opera d’arte, frutto di fantasia, oppure di ricerca…si vedrà. Se qualcuno tra i lettori volesse offrirmi uno spunto, ben venga: immagino che il nostro territorio sia pieno di opere sconosciute in attesa di essere apprezzate. E come dice l’amico artista Noè: “Anche l’attesa è pensiero”.

Poesia protagonista

Sapevo che Alda Merini era nata il 21 marzo, ma mi era sfuggito che il 21 marzo si celebra la Giornata della Poesia, istituita dall’UNESCO nel 1999 e celebrata per la prima volta il 21 marzo del 2000. Me lo ricorda Elisa, una talentuosa giovane amica scrittrice, che ha vinto di recente il primo premio Città di Vittorio Veneto per un racconto inedito…pieno di poesia! Anche se in ritardo, non posso esimermi dal dire la mia riguardo questa forma di espressione, che pratico anch’io…da quando ero ragazza e che considero la medicina migliore contro diversi disturbi. Nel mio caso, è un’attività veramente terapeutica, che si giova talora della fotografia e che trovo congeniale con l’adultità. Ho anche ricevuto un paio di premi e qualche menzione d’onore in questo ambito, ma produco di più in prosa. Mi piace molto un complimento di Adriana secondo la quale la mia scrittura assomiglia a delle pennellate, il che fa lievitare la mia autostima perché immagino di spaziare in un altro settore artistico. Mi corre l’obbligo di riportare un pensiero di Leonardo da Vinci, per cui la pittura è una poesia muta, giusto per sottolineare i legami tra le diverse espressioni artistiche. La mia è una poesia semplice, del quotidiano, che ha per soggetto spesso i fiori, il paesaggio, gli animali, le emozioni…niente di impegnativo. L’obiettivo che mi propongo è la condivisione con chi vuole connettersi col mio sentire, regalare un momento di leggerezza, strappare un sorriso oppure una riflessione, se l’argomento lo merita. Avviene tutto senza patenti, sul filo sottile di un’empatia di pancia, se posso permettermi questa espressione. In questa giornata dedicata all’acqua, elemento vitale di cui la terra soffre la mancanza, ringrazio tutte le amiche che annaffiano il mio quotidiano con la loro amicizia e le doti di cui ognuna è portatrice. Compresa la poesia, quella fatta di versi e strofe, ma anche di atteggiamenti e sorrisi.

Cultura collante dei popoli

Oggi cultura, inevitabilmente legata a ciò che succede fuori casa: il museo russo Hermitage “con una missiva perentoria” firmata dal direttore del museo Michael Piotrovskij ha chiesto la restituzione delle opere in prestito alle mostre milanesi, ben 23, tra cui due olii su tela: Giovane donna con cappello piumato (1534 – 1536) di Tiziano e Giovane donna con vecchio di profilo (1515 – 1516) di Giovanni Cariani. Richiesta successivamente attenuata. Curiosando sul web, vedo che il prestigioso museo fu voluto da Caterina II di Russia (Stettino, Polonia, 2.05.1729 – 17.11.1796) e l’apertura risale al 1764. Seguace dell’Illuminismo, Caterina modernizzò la Russia occidentale e fondò il primo istituto d’istruzione superiore in Europa. Il periodo del suo regno che durò trentaquattro anni, è considerato l’età d’oro dell’impero russo. Sposata a 16 anni con Pietro III (che detronizzò dopo un colpo di stato), ebbe numerosi amanti e addirittura 13 figli, di cui solo Elisabetta ed Anna raggiunsero l’età adulta. Mi sono trattenuta con Caterina, l’ultima zarina di Russia, conosciuta come Caterina la Grande, perché, al netto dei vizi fu una donna estremamente lungimirante e moderna che amava la cultura. E la cultura è un collante con tutti i popoli, di tutti i tempi e in tutti i luoghi. Sono certa che molte donne si siano distinte, nel corso della storia anche se non hanno avuto l’onore degli altari e/o dei libri. Basta pensare alle nostre nonne e bisnonne che sostituivano gli uomini in tempo di guerra. Come fanno molte ucraine oggi, diplomate e laureate. Nella difesa della patria c’è anche la protezione delle opere d’arte. A nostro godimento e a futura memoria.

Musica e Scrittura Creativa

Domenica uggiosa. Per tirarmi su preparo i muffin con mandorle e carote, che almeno mi profumano l’ambiente. Poi ne porto un presente a Lucia, che mi illuminerà sul festival di Sanremo, argomento sul quale non sono competente. Ho seguito in parte le serate, godendo il calore della stufa più che le canzoni. Nel complesso non mi è dispiaciuto: ritengo la conduzione di Amadeus da gentiluomo, opportuna la scelta di donare il bouquet di fiori anche ai cantanti maschi, gradevoli alcune interpretazioni, discutibili altre performance. Ho votato le canzoni interpretate da Giusi Ferreri, Miele e Massimo Ranieri, Lettera di là dal mare, che ha avuto il premio della Critica. Verso le 23 mi sono addormentata, perciò mi fermo qui; cedo la parola, se crede a Lucia, che ama cantare ed in ambito musicale è più esperta di me. Per deformazione professionale, mi attrae di più la carta stampata e a pag.35 del quotidiano la tribuna, che leggo al bar, trovo ciò che fa per me: Scrivere un tema vuol dire pensare e coltivare la creatività che è in noi. Autore dell’articolo Paolo Malaguti che dice la sua riguardo la protesta degli studenti, prossimi maturandi, contro la reintroduzione della prova scritta di Italiano, più un’altra legata al corso di studi. È chiara la posizione favorevole dell’estensore del pezzo che, guarda caso è docente di Lettere e affermato scrittore. Condivido il suo punto di vista e l’affermazione che la scrittura creativa è la grande esclusa dalla scuola italiana. Come Malaguti, io sono stata insegnante di Lettere e scrivo per passione. Può essere che sia nata con l’attitudine a scrivere, ma mi sono esercitata parecchio. Riconosco di avere avuto due eccellenti guide: il maestro di quinta elementare Enrico Cunial che mi ha, per così dire scoperta e il mio professore di Liceo Armando Contro che mi ha coltivata. Al primo dedico l’opera in elaborazione, Dove i germogli diventano fiori; al secondo ho dedicato Il Faro e la Luce. Adesso cammino con le mie gambe, più opportuno sarebbe dire dita. Il mio investimento scolastico è andato a buon fine. Quando scrivo mi libero e sono quasi felice. Anzi, senza quasi.

Non è mai troppo tardi

A proposito di talenti, ho seguito con interesse il programma The Voice Senior, condotto da Antonella Clerici in prima serata sul Rai1, conclusosi sabato 21 con la finalissima e la proclamazione del vincitore, il talentuoso Annibale Giannarelli, che era anche il mio favorito. Musicista e compositore di 73 anni, originario di Fivizzano (Massa Carrara), quindicenne si trasferisce in Australia con i genitori. È tornato nel suo paese natale circa due anni fa, con la musica sempre nel cuore. Compositore di colonne sonore, interpreta brani musicali con straordinario trasporto, esibendosi contemporaneamente al pianoforte, come sabato scorso quando ha cantato Nell’immensità, di Don Backy. All’annuncio della vittoria, si è commosso come un bambino, complimentato dai compagni di squadra e dagli organizzatori del programma. Dietro la meritatissima vittoria, ho immaginato il passato da emigrante, i sacrifici e le rinunce anche in ambito professionale che avranno costellato il suo percorso. Il merito del programma, oltre a fare emergere talenti in età avanzata – il che è confortante – sta nel presentare in sintesi la vita degli artisti, sacrificata a tutt’altri ruoli, per esigenze personali e/o familiari. Ma il talento alla fine trova il modo di manifestarsi, cosicché non è mai troppo tardi. Il programma incoraggia a mettersi in gioco anche quando l’età non è più evergreen, perché “Finché c’è vita c’è speranza”. Del resto è capitato a più di qualche personaggio noto di diventare famoso in età avanzata, senza contare che fama e talento non sono la stessa cosa. Insomma, ben vengano programmi incoraggianti che danno spazio a chi ha da dare emozioni positive.

Evviva il cinema!

Oggi 20 gennaio Giornata Mondiale del Cinema Italiano. La data coincide con quella della nascita del regista italiano Federico Fellini (Rimini, 20 gennaio 1920 – Roma, 31 ottobre 1993). Scopro che nel mondo vengono girati oltre 2500 film all’anno, di cui una parte notevole prodotti o girati proprio in Italia. Premesso che il cinema è considerato la settimana arte, perché fu l’ultima ad essere inventata tra le forme artistiche e di spettacolo, a me piace molto andare al cinema, anche se dovrei usare il tempo al passato, in quanto causa pandemia l’ultimo film visto sul grande schermo risale a diversi mesi fa. Serapia potrebbe confermare, visto che mi accompagnavo a lei nel piacevole passatempo, che era anche un modo per scambiarci idee. A suo tempo avevo anche fatto l’abbonamento estivo per vedere le programmazioni al Giardino Parolini di Bassano, un’oasi verde all’ingresso della città, dove potevo osservare le lucciole svolazzare davanti allo schermo gigante e sentire le rane nel laghetto vicino al bar: bei tempi! Quando insegnavo e avevo la cattedra col tempo prolungato, ho visto parecchi film insieme con i miei studenti che non si limitavano a godere del prodotto ma erano tenuti ad analizzarlo, rispondendo a una scheda divisa in tre sezioni: un lavoro impegnativo per me e per loro, che spero li abbia resi “protagonisti” e non solo passivi spettatori. Ricordo alcuni titoli di film proposti: Pomodori verdi fritti alla fermata dell’autobus, Philadelphia, Il postino, La ragazza con l’orecchino di perla, Il mandolino del capitano Corelli…lezioni diverse, permeate da condivisione e varie emozioni. Adesso mi devo accontentare di ciò che offre il piccolo schermo che non è poi sempre male. Basta cercare, selezionare…e contare sul futuro!

Hobby invidiabile

Ci sono dei documentari che sollevano lo spirito. È quello che mi succede mentre mi preparo il caffè del pomeriggio, quando la trasmissione Geo (in onda dal 1984) condotta da Sveva Sagramola manda in onda (ieri) un servizio sulle rose antiche. Girato nella Valle dello Scrivia, in Liguria è uno spettacolo per gli occhi e perfino per le narici, potendo immaginare l’intenso profumo dei fiori, da cui si ricavano: lo sciroppo calmante per la tosse con proprietà energetiche e depurative, e l’acqua di rose. Invidio cordialmente padre e figlia, proprietari del roseto oggetto del servizio, la loro attività tra le rose, coadiuvati dagli asinelli che portano le ceste con il profumato carico raccolto all’alba. La signora dà pure la ricetta per ottenere lo sciroppo di rose antiche, i cui ingredienti sono: petali freschi, acqua, zucchero, limone. La procedura richiede però che i petali siano stati raccolti al momento giusto e adeguatamente essiccati; più facile a dirsi che a farsi. Disponendo non di un roseto, ma di numerose piantine di rose antiche distribuite nell’ingresso di servizio a casa mia, anch’io a suo tempo mi cimentai nel tentativo di produrre lo sciroppo di rose, che ottenni in piccole quantità, travasate in boccettine da regalo, con tanto di foto: un dolce ricordo! Tornando al servizio, la coltivatrice delle rose, a un certo punto dell’intervista ha fatto vedere un grillo addormentato tra i petali, ragion per cui non raccoglie il fiore e lascia l’ospite dormire beato per un paio di giorni in quel talamo speciale. Delicatezza che ho molto apprezzato e invidiato. Infatti mi chiedo: ci sarebbe un letto altrettanto accogliente? Forse è anche per questo che il frinire del grillo è considerato presagio di fortuna…

Sostenere la cultura

Il PREMIO CASTELCUCCO CRESCE viene assegnato giovedì sera 25 novembre 2021, come da locandina esposta nelle bacheche comunali, durante la cena nel locale Da Besse. Una precedente comunicazione del Sindaco, architetto Adriano Torresan mi informa che sono destinataria del premio per l’impegno letterario: sono incredula ed emozionata. Scrivo praticamente da sempre, per un’esigenza interiore e scopro che è considerato un talento: ne sono onorata. Causa recente intervento, a malincuore rinuncio alla cena, ma presenzio alla cerimonia. Mi accompagnano le fidate amiche Lucia e Marcella, mentre Manuel mi attende sul posto in veste di fotografo. La sera è fredda e umida, ma dentro il locale l’atmosfera è calda e accogliente. Il vicesindaco Gianpietro Mazzarolo, con la proverbiale gentilezza viene a salutarmi e mi invita a pazientare pochi minuti, per consentire ai commensali di consumare il primo piatto: dal profumo deve trattarsi di risotto ai funghi. Quindi Massimiliano, il nuovo impiegato che ha preso il posto dell’apprezzata Antonella andata in pensione, con garbo mi introduce nella sala di ristorazione colma di gente, in fondo alla quale hanno preso posto i rappresentanti del Comune e invitati di riguardo. Mi precedono le stampelle, ausili della riabilitazione. Paolo Mares mi accoglie, sciorinando al microfono meraviglie sul mio conto di insegnante di Lettere per quindici anni nella locale scuola media e di scrittrice, particolarmente attiva dalla pensione, risalente al 2015. Su una parete laterale, con mia sorpresa e soddisfazione appaiono foto delle copertine dei libri finora dati alle stampe e di alcuni fiori protagonisti delle mostre di foto-poesia, allestite nel 2015 e nel 2018. A passo felpato avanza l’amico, collega e storico Giancarlo Cunial che espande generosamente notizie sul mio passato di docente e di scrittrice. Sorridente ed elegante in completo color perla, si interpone tra noi il Sindaco, che indossa la fascia tricolore e si pone a favore di macchina fotografica, armeggiata da Manuel, il mio factotum. Con voce autorevole Giancarlo legge la motivazione del premio: “il paese cresce grazie a chi sa imporsi nel proprio ambito, mantenendo e valorizzando i legami col territorio esportandone il buon nome oltre i confini”. In una elegante scatola nera, il Sindaco mi dona lo stemma in vetro del Comune. Sono al settimo cielo, mi metto a disposizione per poter fare sempre meglio. Il Comune di Castelcucco dove abito dal 2000, con questo premio innovativo dimostra di sostenere la cultura in qualunque ambito si esprima, in un periodo segnato dall’emergenza sanitaria che ha bisogno di stimoli. Complimenti ai restanti premiati che si avvicendano nel corso della serata. Grazie ai presenti che mi hanno offerto la loro attenzione. Buona vita e buon impegno a tutti!