Arti che aiutano a vivere

Quarta domenica di Gennaio, fredda: è normale. Vado al bar e non riesco a leggere il quotidiano, nelle mani di un altro avventore: è normale perché di domenica c’è più afflusso di gente e perché uno dei tre locali – peraltro vicini – è chiuso per ferie. Vado in cartoleria, a due passi e me lo compero, cosa che potrei permettermi di fare ogni giorno, ma non è la stessa cosa cercare notizie a casa. Mi serve anche uno scambio di battute con chicchessia e carpire qualche notizia fresca dai clienti. Ho già espresso l’idea che per me il bar è come una biblioteca umana in miniatura, un po’ come il mercato, luogo cui sono affezionata. Tra una cosa e l’altra faccio tardi, riesco solo a dare un’occhiatina al fascicolo la Lettura allegato al CORRIERE DELLA SERA dove trovo a pag.38 pane per i miei denti, considerata la mia deformazione professionale di ex insegnante: Musica, educazione civica, cura del corpo…e teatro…ci sono arti che aiutano a vivere. E misurano la qualità di una democrazia. Mi basta il titolo per dire la mia, dopo pranzo leggerò per esteso l’articolo e il resto del giornale. Penso al mio percorso di studi, alle difficoltà di essere docente – e anche discente – oggi, a quanto sarebbe bello poter usufruire di una scuola stimolante, propositiva, aperta anche agli adulti pure di sabato e domenica, da poter visitare sempre, come i musei e le biblioteche. Così la gente che si accalca nei centri commerciali i giorni festivi potrebbe trascorrere più utilmente il tempo e tornerebbe a casa magari più contenta, con il portafoglio intatto. L’ignoranza è un deterrente della crescita intellettuale ma può tornare utile nelle alte sfere, per tenere docile la base, evitando contestazioni. Voglio sperare che gli errori fatti servano a un cambio di marcia, perché c’è un grande bisogno di sostegno e di recupero. Non solo degli alunni.

Prodigi del cavolo nero

In cucina ci sto poco volentieri, ma ammetto che è un luogo dove si può imparare molto, se arrivano gli stimoli. Tra i doni di Natale mi è arrivato del cavolo nero, a me quasi sconosciuto. Sento per televisione che quest’anno i cesti gastronomici sono stati tra i regali più apprezzati e questo aumenta il mio livello di gradimento, legato anche alla simpatia per Marta che mi ha donato il prodotto e alla figlia Veronica che me l’ha portato. Il nome deriva dal greco Kaulos, che significa gambo, fusto perché cresce con foglie lunghe, verde scuro e non sviluppa una testa centrale, a differenza dei cugini cavolfiore e broccolo. Viene chiamato anche cavolo a penna, cavolo palmizio o cavolo toscano, perché la Toscana lo ha valorizzato con ricette salutari, come la famosa ribollita. È un concentrato di sostanze benefiche, una fonte preziosa di sali minerali, utile per stomaco e intestino per la presenza di glutammina che funziona come un antiacido. Insomma, una miniera di qualità che invogliano ad introdurlo in svariate ricette: tortino di cavolo nero, zuppa di cavolo nero, ciambella di cavolo nero eccetera. Mi cimenterò in una di queste. Comunque la riflessione che mi viene da fare è che il cibo è un collante di amicizia e una fonte di arricchimento culturale. L’ espressione latina di Giovenale “Mens sana in corpore sano” (mente sana in un corpo sano) conferma il connubio tra l’alimentazione e la salute, intesa come benessere psico-fisico. Ne sono tanto persuasa che sto valutando di fare/farmi fare un angolo di orto. Anni addietro pensavo che fosse cosa da pensionati che hanno tempo di occuparsene, più che scelta motivata da ragioni salutari. Adesso sono pensionata anch’io, ho tempo, uno scampolo di terra, chi può darmi una mano…e la curiosità di sperimentare per produrre qualcosa di buono a metro zero. A fiori e frutti, aggiungerò qualche ortaggio. (Per la cronaca, ho fatto il tortino di cavolo nero: le mie papille gustative si sono deliziate)

Sugli sci come una rondine

Sofia Goggia trionfa con la mano fratturata nella discesa libera bis di Saint Moritz Coppa del mondo di sci: Goggia è leggenda titola un video dell’impresa che mette i brividi. Operata il giorno prima a Milano, per la frattura scomposta del secondo e terzo metacarpo della mano sinistra, la 30enne bergamasca non si scoraggia, ritorna nella località svizzera, gareggia ed eccelle, con una capacità di ripresa (e di sopportazione del male, suppongo) incredibile. Esemplare prova di resilienza che mi fa riflettere su cosa significhi concretamente stringere i denti. Del resto ha il nome giusto, che la rappresenta. Sofia deriva dal greco ‘sophia’ (sapienza, saggezza) e nella mitologia greca, Sofia è appunto la dea della sapienza, cui sono associati il colore verde e la rondine come animale portafortuna. È facile unire questi elementi per dire che la campionessa… vola sugli sci come una rondine. Lei è il caso più recente di “convivenza con la sofferenza” ma non l’unico. Anni fa, durante una competizione di danza – mi pare sul ghiaccio – la donna, una cinese si ruppe un ginocchio e, ciononostante portò a termine il suo numero. Non mi sorprende che le infortunate siano donne, per vari motivi abituate a sopportare, ma ci saranno anche esempi maschili di altrettanto valore. Il tema della resistenza agli ‘urti’ della sorte può sembrare sgradevole, ma personalmente ritengo andrebbe riproposto, specie ai giovani troppo spesso sollevati dal peso della fatica. Nello sport, come in altri campi il successo non viene regalato, ma è frutto di impegno e sacrificio, cadute comprese. Sofia Goggia docet! (insegna)

L’orma dell’artista

Mostra grandiosa “Segno forma colore ricerca della luce” del pittore e amico Renato Zanini, inaugurata giovedì 8 dicembre in Villa Rubelli, a san Zenone: 140 dipinti e 260 disegni distribuiti tra le varie sale dei tre piani, frutto della dedizione quarantennale di Renato all’arte. Va da sé che “Le cose dipinte non sono solo cose dipinte”, come precisa il relatore Leonardo Di Venere, ma contengono l’esercizio dell’artista inteso come ricerca della luce che è cura spirituale. Durante la presentazione mi segno alcune parole-chiave: solitudine, attesa, essenza che sono alla base della ricerca Non di domande e risposte adeguate (parole di Renato) bensì del proprio posto, definizione che condivido perché assomiglia a quella usata da me per spiegare il mio bisogno di scrivere. Modificando un po’ la scaletta, l’artista si riserva l’ultima parte dell’incontro per accompagnare i presenti in rapida rassegna delle sue opere, raccontando l’evoluzione avvenuta di decennio in decennio, mantenendo sempre come riferimenti Cesanne e Van Gogh, ma aprendosi anche alla Pittura Veneta. L’artista Gino Silvestri – mancato da poco – lo avvicina all’astrattismo, cui si riferiscono le ultime opere. Insomma, un esercizio la ricerca del colore che lo accompagna da quarant’anni, la pittura una compagna che stupisce e cura. Dove abita, a Costalunga di Cavaso, in una posizione sopraelevata immersa nel verde, ha trovato e creato il luogo dove nutrirsi di luce. Innamorato delle piante dalla giovanile esperienza di Forestale, tuttora le abbraccia e le introita dentro di sé, per stenderle poi sulla tela con elaborazioni psicologiche interessanti. Significativo il dipinto Abbracci scelto per la locandina che contiene il suo autoritratto. È palese come per lui dipingere sia vitale, come per me esprimermi con le parole. A ben considerare, la capacità espressiva attraverso svariate modalità artistiche è ciò che ci distingue dalle altre creature che con noi condividono la permanenza sulla terra. E dove l’artista imprime la sua orma. Bravo Renato, lunga vita all’Arte! 👍

Mostra del Libro

Più libri più liberi è lo slogan della Fiera nazionale della piccola e media editoria, che si tiene a Roma nei primi giorni di dicembre. L’ annuncio mi offre l’opportunità di ricordare che l’8 dicembre (domani) alle ore 16.30 sarà inaugurata dal Sindaco Paolo Mares presso il Centro Sociale di Castelcucco l’annuale Mostra del Libro cui partecipo anch’io come autore, attraverso la presenza di alcune mie opere. Poi seguirà l’accensione dell’albero con vin brulé e cioccolata offerti dal Gruppo Alpini. Gradita presenza: Babbo Natale. In contemporanea, in Villa Rubelli a San Zenone viene inaugurata la mostra di pittura “Ricerca della luce” dell’amico Renato Zanini, cui sono invitata e non posso mancare. Tuttavia sono disponibile a intrattenermi con qualche visitatore della Mostra nei prossimi giorni, fino alla chiusura domenica prossima. Adesso due parole sul libro, un prodotto che consumo quando leggo e che creo quando scrivo. Infatti definisco mie creature le opere finora editate o date alle stampe (cavillosa differenza che non c’entra con il contenuto ma riguarda la sua diffusione sul mercato). Premetto che attualmente sto leggendo i romanzi di Annie Ernaux, la 82enne francese ultimo Nobel della Letteratura che mi piace molto, per la scrittura rapida e asciutta. È palese che per me il libro in sé è un insostituibile compagno di viaggio. Barbara Alberti, nella prefazione al mio TEMPO CHE TORNA afferma “È lui l’unico amante, il libro” e in un altro passaggio offre questa bella immagine: “Sono amici pazienti, i libri, ci aspettano in piedi, di schiena negli scaffali tutta la vita, sono capaci di aspettare all’infinito che tu li prenda in mano”. Ecco, il posto giusto dove incontrare i libri, toccarli, visionarli, farsi un’idea del contenuto, magari incontrare l’autore e farsi scrivere una dedica, acquistarli per sé oppure donarli è la Mostra del Libro! Avanti lettori, i libri vi aspettano!

Ceesecake

Stamattina alle otto la temperatura è prossima allo zero, normale per la stagione. Per fortuna c’è il sole che mi consente di far (fare) pulizia di foglie e sterpi, in abbondanza caduti sul terreno con la pioggia dei giorni scorsi. Mentre aspetto che arrivi Reginaldo che mi dà una grossa mano nella pulizia dello scoperto, faccio colazione con una novità: la ceescake preparata ieri…per utilizzare i biscotti troppo friabili fatti giorni addietro, non quelli fatti con mio figlio sabato: buoni, belli e già esauriti. Contrariamente a quanto credevo, la torta di formaggio può anche passare per il forno, procedura che prediligo rispetto a quella riservata alla torta semi-fredda. Una volta raffreddata, si può nappare a piacere. Io uso la mia marmellata di melagrane, intiepidita a bagnomaria. Ancora in pigiama, procedo all’assaggio, che non delude: è veramente squisita! A metà mattina ne offro una fetta al mio giardiniere di fiducia che la definisce deliziosa! Non immaginavo di cavarmela così bene in realizzazione di dolci; del resto ho una certa pratica di muffin che le mie amiche apprezzano molto, al netto delle marmellate – più corretto sarebbe chiamarle composte – che realizzo da vent’anni con la frutta dei miei alberelli. Già che ci sono e che siamo in zona regali di Natale, ho deciso che donerò solo cose realizzate con le mie mani e/o con la mia mente. Sto pensando a una poesia, magari illustrata da una fotografia scattata da me in tema natalizio. Sento il bisogno di dare qualcosa che mi rappresenti e di non sprecare denaro in oggetti standardizzati. Se con l’età si diventa più essenziali, mi sta bene. Adesso mi rimane stendere l’elenco dei miei contatti, provvedermi di nastri e borsette, preparare i biglietti…e scrivere la poesia ch.e spero regalerà un po’ di dolcezza. Come una fetta di ceesecake!

Lezioni di corsivo

La scrittura a mano potrebbe diventare una materia. Postura, lentezza nello scrivere il segno, accarezzare la carta: questo l’obiettivo dello Scriptorium Foroiuliense – Scuola Italiana Amanuensi, di San Daniele del Friuli che da circa un decennio opera in questo ambito con corsi rivolti agli appassionati, associazioni e università. Sento la notizia durante la trasmissione pomeridiana ‘geo’ e l’intervista fatta al direttore Roberto Giurano dalla conduttrice Sveva Sagramola. Trovo che sia davvero una bella e utile notizia. È risaputo che la scrittura a mano è di fondamentale importanza per potenziare capacità di concentrazione, memoria, organizzazione del pensiero e proprietà di linguaggio, abilità scavalcate dalla digitalizzazione. Da insegnante ritengo che il manoscritto sia oggi penalizzato dall’uso del computer, mentre scrivere in corsivo rimane un’espressione personale unica, un po’ come l’impronta. Decenni fa era bello ricevere cartoline dagli amici in vacanza, evento oggi superato dai messaggini con foto. Ne ritrovo qualcuna infilata nei libri di scuola che mi procura nostalgia. Lo scorso agosto, Manuel me ne ha spedita una da Singapore che tengo come un cimelio. Dicasi lo stesso per le lettere manoscritte custodite nelle scatole da scarpe, in cantina e altrove. Di mio pugno ho riempito dei quadernetti sulla mia esperienza di mamma destinati a mio figlio. Adesso scrivo a mano per necessità, di solito sul retro degli scontrini quando mi assale l’ispirazione. Poi ricopio sul tablet o al pc, dove rimane indistruttibile, ma disanimato della pulsione creativa trasmessa dalle dita. La mia grafia è rimasta abbastanza inalterata negli anni, a suo tempo la sottoposi anche a un grafologo, ma non ricordo il giudizio. Devo contattare la collega e amica Rosi che se ne intende, perché sta seguendo un corso di calligrafia, una forma d’arte destinata a chi ama il bello coniugato con la disciplina. Con buona pace della tecnologia, utilissima se non diventa invasiva e disumanizzante.

Le farfalle sono tornate

LE FARFALLE SONO TORNATE Tra gli sport che mi piace seguire c’è la ginnastica ritmica, dove la 18enne Sofia Raffaeli, ai Mondiali di Sofia in Bulgaria ha vinto l’oro, prima volta per un’italiana. Prima l’oro al cerchio e poi quello alla palla, cioè due ori in un giorno, cosa mai successa a un’atleta azzurra. Con il soprannome di “Formica atomica”, questa ragazzina dal corpo esile (alta 1,57 m. per 37 kg.) e l’apparecchio ai denti sorprende per la bravura e l’eleganza, qualificandosi per Parigi 2024. Marchigiana, ha dedicato il titolo mondiale alle Marche, la sua terra e a tutte le famiglie che stanno soffrendo in questo momento per la recente alluvione. Nel suo commento a caldo dice: “Cercherò di migliorarmi ancora. Voglio sempre la perfezione e sono contenta solo quando so di avere fatto tutto”: lodevole! Emozionante poi sentire risuonare e intonare l’inno nazionale in tanti momenti durante la competizione sportiva a Sofia, dove l’Italia inanella 9 medaglie, 5 d’oro; 4 portano la firma di Sofia Raffaeli, la quinta è quella conquistata dal team nella specialità cinque cerchi, davanti a Israele e Spagna. Le azzurre guadagnano l’argento nella prova a squadre mista nastri-palla, seconde solo alla Bulgaria. Una grande soddisfazione, un’Italia da record! Seguo il galà che è una meraviglia; vedo volteggiare le atlete che sembrano libellule: aggraziate, flessuose, sorridenti. Nel mio immaginario infantile sognavo di fare la ballerina perché mi attraevano la musica e le movenze interpretative…allora – sessant’anni fa – era praticamente impensabile e poi non avrei avuto il fisico adatto. Comunque mi consolo pensando che ho un buon rapporto con le parole che mi consentono di intrecciare storie e versi, una musica diversa, con l’obiettivo di lib(e)rarmi e lasciare un segno.

Vitalità dell’arte

Domenica mattina dedicata all’arte, da osservare interpretare gustare. Con la mia amica Lucia, come convenuto mi dirigo a san Zenone degli Ezzelini dove sono visitabili da oggi e fino al 30 ottobre due mostre collettive presso Villa Marini Rubelli, intitolate La Pedemontana e L’arte che unisce. L’evento promosso e organizzato dal Comune e dalla Pro Loco di San Zenone in collaborazione con dieci comuni limitrofi, offre al visitatore il godimento delle opere di 78 artisti locali che interpretano il paesaggio della Pedemontana usando tecniche diverse, guidati dalle rispettive sensibilità. Premetto che non ho una patente in materia e mi lascio trasportare dal gusto personale, influenzato pure dalla conoscenza diretta di qualche artista. Ad esempio mi riferisco a Riccardo Cunial, che mi saluta cordialmente, di cui mi colpisce un’opera notevole per dimensioni e qualità, “Valcavasia”, con un donna sognante sullo sfondo dettagliato del paesaggio della zona. I quadri con soggetti floreali di Mary Vardanega sono un piacere per gli occhi e concedono un relax mentale, mentre quelli di Noè Zardo scavano nel profondo e inducono a porsi domande esistenziali. Il mio compagno delle elementari Pietro Salvestro ama tutte le tonalità di verde che bendispone alla serenità. Renato Zanini dà campo al giallo del grano e all’azzurro del cielo, restituendo paesaggi felici. Le sculture di Gilberto Fossen toccano il cuore. Sono esposte anche opere realizzate con materiali per me inconsueti, come i fili da ricamo. Due ore di visita sono appena sufficienti per dire qualcosa, relativamente a qualche opera. Molto ci sarebbe ancora da dire, ma non voglio influenzare il visitatore che avrà tempo e modi di apprezzare il tutto di persona. Io conto di ritornarci, per intrattenermi magari con un artista di persona. Al di là del valore delle opere – varie e destinate a soddisfare ogni gusto – apprezzo che, in questa quinta edizione sia stata offerta la possibilità di cimentarsi anche ai bambini di quinta elementare dei Comuni partecipanti. Nella Barchessa è ospitata la mostra parallela L’arte che unisce con opere del pittore ucraino Iurii Gliudza e opere di artisti provenienti dai Comuni gemellati di Majano (Udine) e Marzling (Germania). Perché a questo serve l’arte: suscitare emozioni e diffondere bellezza, in un clima di pace.

Dove c’è arte c’è bellezza

Curiosa la vicenda occorsa a Gloria Fregonese, la ventiseienne licenziata che ha sfondato nel mondo della moda. Lo dice lei stessa sul Red carpet del Lido: “Facevo l’impiegata, mi hanno licenziato. È stato il mio trampolino per la moda”. Come dire: non disperare, chiusa una porta si apre un portone. Beh, la ragazza è bellissima, piuttosto sofisticata direi, corpo stupendo e sguardo ammaliatore. Ma suppongo che abbia una forte personalità, per non essersi scoraggiata e aver tentato un’altra strada. Ho dato un’occhiatina al suo profilo Instagram e mi piace quello che dice per presentarsi: Veneta d’origine, italiana d’adozione, mondana nel cuore. Originaria di Mansuè (TV), è stata invitata dalla città di Venezia alla 79esima mostra del Cinema, dove ha incantato. L’affascinante ragazza vive a Milano dove porta avanti il suo lavoro da modella e quello di deejay. Una tipa bella e tosta, lontana anni luce dai “bamboccioni” della Fornero, ha dimostrato come si attua la “resilienza”. Non escludo che possa suggerirmi un personaggio positivo da inserire nel mio prossimo libro che avrà per protagoniste varie donne. Girare pagina, ovverosia cambiare lavoro non è cosa semplice. Alla sua età, io decisi di licenziarmi come applicata di segreteria (che ho fatto per quattro anni, laureata in Lettere e Filosofia a 23), per dedicarmi finalmente all’insegnamento che era il mio obiettivo. Col senno di poi, credo di essere stata tosta anch’io. La bellezza esteriore non mi appartiene, ma curo abbastanza quella interiore, da cui provengono soddisfazioni più durature. Mi auguro che Gloria pensi anche a questo aspetto e non si faccia sommergere dal successo. Considerato che fa anche la deejay, immagino che ami la musica, altra grande forma espressiva che può declinarsi in forma artistica. E dove c’è l’arte c’è bellezza.