Erbe e Arte

Metà ottobre, domenica: alta pressione, bel tempo, temperatura mite. La mia cucina emana un profumo di erbe aromatiche che è una delizia. Ieri pomeriggio ho ritirato dalla zona caldaia i rametti di salvia messi ad essiccare; ho staccato le foglie che poi ho sbriciolato con le dita, passate quindi al tritatutto. Infine ho inserito il prezioso composto in vasetti ermetici, che probabilmente donerò, magari a Natale insieme con qualche altro prodotto fatto in casa. Mi piace il verde salvia e mi piace la salvia, che i Romani consideravano erba sacra. Del resto il nome Salvia deriva dal latino ‘salvus’ che fa riferimento alla salvezza e alla salute. Potrebbe essere una buona domenica, con il profumo intenso di questa erba aromatica, che ha pure un potere vasodilatatore e mi fa respirare a pieni polmoni. Peccato che la lettura del quotidiano guasti il buonumore. Per una magia, sarebbe salutare che, al girare delle pagine si sollevassero ondate di profumi aromatici. La realtà è tutt’altro che salutare. Mi colpisce una notizia che mischia l’arte con la malasorte: a Kherson i russi hanno ucciso il direttore d’orchestra Yuriy Kerpatenko, direttore del Teatro cittadino che “Si era rifiutato di suonare per Mosca”. In pratica, perché si era rifiutato di collaborare con gli occupanti. Dopo il suo secco no, un commando di soldati ha fatto irruzione nella sua abitazione e lo ha giustiziato sul posto. Vorrei tanto che si trattasse di una fake news. Sono desolata, perché l’arte è un rimedio sempre alle brutture, specie in contesti bellici. Nel frattempo si continua a combattere e la parola ‘Pace’ sembra uscita di scena. Sono avvilita e desolata. Dovrei affogarmi in un bagno aromatico di salvia. Ma quella che ho a casa, rigogliosa e promettente non basterebbe.

Il bello e il buono

Seconda domenica di ottobre, che sembra settembre: bella giornata, fa quasi caldo. Ieri erano ventisette gradi, chissà che duri altri dieci giorni, fino all’accensione dei termosifoni (siamo in penultima fascia, zona E, dal 18 ottobre l’ok per scaldarci). Esco con Lucia, per rivisitare la mostra collettiva a Villa Rubelli, San Zenone degli Ezzelini e poi procedere per Altivole dove pranzare nel contesto della mostra micologica, alla sua 35esima edizione. Rivedere il bello fa sempre piacere e anche gustare il buono. Della mostra avevo già parlato in un precedente post: un tuffo tra opere di vari artisti, realizzate con tecniche varie è sempre salutare. Questa volta mi congratulo coi piccoli artisti delle scuole elementari dei paesi circostanti che hanno prodotto ed esposto opere delicate e commoventi. Tra qualche anno, ci sarà qualcuno tra di loro che esporrà come artista indipendente della Pedemontana del Grappa. Il disegno Paesaggio Fiori della classe V della scuola primaria di Liedolo è una boccata di ossigeno. Apprezzabile l’iniziativa di coinvolgere i giovani nella realizzazione ed esposizione delle opere, perché i germogli vanno coltivati. A proposito di giovani e di germogli, con soddisfazione osservo cimentarsi nel servizio ai tavoli sotto lo stand di Altivole ragazzi delle medie, in compresenza con potenziali zii e nonni. Alessia, una solerte fanciullina di prima media, con la parola staff sulla maglietta verde rintraccia me e la mia amica prima ancora che ci accomodiamo al tavolo scelto: potere della buona organizzazione! Grazie a questo la mostra è ritornata, dopo la pausa dovuta al covid, con grande riscontro di pubblico. Il colpo d’occhio sui presenti, nel momento clou del pranzo restituisce centinaia e più di persone. Soddisfatti gli occhi e lo stomaco, torno a casa con la sensazione di essermi nutrita doppiamente bene.

Longevità, privilegio e privazioni

Dedico questo post a Liana, una persona che mi è cara e che ha vinto una battaglia: tornarsene a casa sua, dopo mesi di permanenza in una struttura protetta…dove lei non si sentiva protetta affatto. Sto parlando di una tenace signora ultraottantenne, bastonata dalla sorte che l’ha privata dei due figli maschi, Maurizio e Daniele, morti ancora giovani di malattia e del marito, Armando Contro, mio compianto professore di Liceo Classico, cui ho dedicato il mio romanzo Il Faro e la Luce , mancato all’inizio della pandemia. La figlia superstite vive all’estero. Di conseguenza Liana è stata per così dire adottata dai volontari Massimo, Mario e Patrizia che l’hanno seguita durante il ricovero in ospedale e poi in una struttura protetta, dove l’inossidabile signora ha recuperato energie e mantenuto sempre vivo il desiderio di tornare a casa. Lì custodisce i ricordi della vita familiare, trascorsa nella buona e nella cattiva sorte. Dopo ostacoli e impedimenti vari, grazie alla mediazione di Massimo, angelo custode in carne e ossa, finalmente il rientro è avvenuto, anche se Liana dovrà accettare la presenza di Giulia, la badante rumena con cui condividere le giornate. Ma questo è un piccolo sacrificio, rispetto alla libertà di stare a casa propria dove anche i mobili e le suppellettili plaudono allo spirito di questa donna veramente in gamba. La longevità è un privilegio, ma chi ci arriva deve mettere in conto molte privazioni. Indispensabile una rete di sostegno morale e materiale, spesso intessuta da volontari estranei al nucleo familiare. A loro, onore al merito! Auguri cari a Liana, come il marito Un faro di luce!

San Francesco e le Creature

Oggi San Francesco, Patrono d’Italia, “Santo della Pace e dei Poveri” come leggo sotto un’immagine giuntami via whatsapp. Ma anche autore del famoso Cantico delle Creature o di Frate Sole, che più volte ho proposto ai miei alunni quand’ero in servizio a scuola. Intanto auguri a chi porta questo bel nome… e anche a chi compie oggi gli anni! Interessante pure la vita di Francesco, che è stato un rivoluzionario per i suoi tempi, attuale anche oggi per la modernità del suo messaggio a favore dell’ambiente e a ciò che contiene. A me piace assai anche come letterato: semplice, incisivo, diretto. La parola creature è bellissima perché rinvia al Creatore e ritengo vada valorizzata, in questo momento storico così turbolento e difficile. San Francesco ci sapeva fare con tutti gli animali, lupo compreso. Io convivo con i gatti da sempre, creature a mio avviso straordinarie, perciò dedico a loro il seguito di questo post. Al momento ne ho tre, numero perfetto secondo Dante ed anche per me. In passato non mi sarebbe dispiaciuto lavorare in un gattile, ma dovevo occuparmi di un altro cucciolo…adesso mi bastano Grey, sei anni e i due arrivati a maggio: Fiocco, color miele e Pepe, bianco-grigia con le zampette bicolori. Sono maschio e femmina, di due mamme diverse. Hanno caratteri opposti – lui giocherellone, lei accorta – ma si vogliono un gran bene. Mentre scrivo sono acciambellati vicini e godono del tepore reciproco. Perfino Grey, all’inizio diffidente e gelosa adesso ci gioca assieme: assicuro che forniscono un cinema gratis, dispensatore di buonumore. Non nego che siano anche impegnativi, per tende mobili e tappezzeria… tuttavia il gioco vale la candela. Non riesco a immaginare le mie giornate senza pappe da preparare, lettiere da pulire, giochi da inventare…e fusa da ricevere. Ringrazio il Creatore di averci donato questi compagni di viaggio e San Francesco per ricordarci quanto sono utili.

Anniversario

Domenica scorsa mi sono incontrata con diversi ex compagni di classe, per festeggiare il 50esimo della Maturità, conseguita nel luglio del 1972, al Liceo Classico G.B.Brocchi di Bassano del Grappa. Iniziativa caldeggiata e realizzata da Amedeo Michele, Francesco, Bruno, Ottorino cui vanno i miei complimenti e non solo. Le signore, me compresa, sono state sollevate dalle operazioni organizzative e promozionali dell’impresa, che può sembrare leggera, ma dopo cinquant’anni riserva delle zone d’ombra, ad esempio per trovare gli indirizzi di persone nel mentre trasferitesi altrove. Per fortuna un paio di compagne, una a Milano e l’altra a Belluno sono state comunque contattate e si uniranno al gruppo in un prossimo incontro. La rimpatriata è stata cordiale e salutare, sostenuta da pietanze gustose e ricche. Anche se la tavolata lunga non favoriva gli scambi con tutti e sedici – salvo spostarsi – (rotonda o a ferro di cavallo sarebbe l’ideale) ho colto battute e confidenze di persone che sono cresciute intensamente e che si godono ora la fase rilassante del meritato pensionamento, su cui talvolta qualcuno ironizza. Per conciliare opposte correnti di pensiero, io mi considero una giovane anziana e se serve spiego ai prevenuti l’ossimoro, partendo dal requisito primario: esserci! I giorni successivi, con profonda tristezza ho saputo che mentre noi stavamo lietamente banchettando, Rossella, una nostra compagna del Liceo, persa di vista e senza successo cercata, stava morendo: bella, elegante, attiva. Sfortunata dirà qualcuno. I latini solevano abbinare alla parola fortuna l’aggettivo buona oppure avversa. Mi auguro che Rossella abbia avuto una buona vita e che ci lasci in eredità il dono di vivere al meglio il tempo che ci rimane. Così il suo ricordo sarà fruttuoso.

Primo giorno di scuola

Oggi, primo ottobre 2022. Tanti anni fa (ma non moltissimi) la scuola iniziava il primo ottobre e gli alunni di prima elementare venivano chiamati remigini perché questo giorno era dedicato a San Remigio. Questo fino al 1977 quando la data d’inizio delle lezioni venne anticipata al 20 settembre e successivamente al 10. Io c’ero, tra i remigini e i ricordi di quell’evento sono sfumati. Però conservo una foto in bianco e nero che me li restituisce in parte: grembiule nero con colletto bianco, cartelletta in mano, curiosa e orgogliosa di andare a scuola. Probabilmente mi sentivo ‘grande’ pur essendo piccola come un soldo di cacio. Da allora iniziò il mio percorso scolastico che si protrasse fino all’Università, alla Laurea in Lettere e Filosofia e mi aperse le porte dell’insegnamento. Da pensionata, constato che molte cose sono cambiate, nella scuola e nella società, com’è normale che sia, molte in meglio, altre non so. Rimane l’emozione dell’inizio scolastico, oggi vissuta più intensamente dai genitori che dai figli, i quali d’altra parte sono accolti dai docenti con varie attività piacevoli, per stemperare la fatica che si accompagna a ogni conquista. Del resto lo diceva anche Marco Tullio Cicerone che: “Gli inizi di tutte le cose sono piccoli”, che vale tanto quanto: “Chi ben inizia è a metà dell’opera”, proverbio da attribuire a Orazio – evidente la radice latina della nostra cultura – da estendere ad altri ambiti professionali. Adesso che ci penso, persuasa che l’inizio della giornata sia quello più adatto, di solito sbrigo le pratiche più noiose di mattina, mentre riservo il pomeriggio al relax e alla creatività. Salvo varianti, perché Gli esami non finiscono mai, come dice il titolo della commedia di Eduardo De Filippo, ovverosia per imparare è sempre il primo giorno di scuola.

C’è raccolto e raccolto

A volte sono a corto di notizie per il post. Se attingessi alla cronaca nera, ce ne sarebbero a iosa e non è il caso. Capita che lo stimolo mi sia offerto da una battuta o da una frase stuzzicante, come succede stamattina. In programma ho la pedicure che affido alle mani esperte di Grazia, la mia estetista (che non a caso scrive poesie come me). Mi accomodo sulla poltrona e volgo lo sguardo a un porta calendario di legno, con la frase del giorno 30 settembre, del poeta romano Ovidio (43 a.C. – 17 d.C.): Riposati. Un campo che ha riposato dà un raccolto abbondante. Interessante anche la vita dell’autore de Le metamorfosi e dell’ Ars amatoria che fu esiliato da Roma per uno scandalo che coinvolse la nipote dell’imperatore Augusto. Però voglio trattenermi sul pensiero di sopra, dato che l’autunno è considerato tempo di raccolta: di uva, noci, mele, zucche, funghi, castagne. Tre di questi prodotti ho il piacere di gustarli a metro zero. Antonietta mi ha inviato la foto dei funghi raccolti durante il piacevole soggiorno montano e le zucche fanno bella mostra di sé nei banchi dei supermercati e al mercato. Perciò ci siamo, il raccolto c’è, l’uva pare di qualità addirittura superiore, anche se in minor quantità. Da pensionata e un poco letterata, mi permetto però un’altra considerazione, di ambito psicologico: anche la mente ha bisogno di riposare, di staccare dalle quotidiane stimolazioni per elaborare pensieri positivi, razionali. Pensare in maniera critica non è così scontato ed è ciò che si tenta di insegnare a scuola, mediante l’esercizio delle quattro abilità: ascoltare, parlare, leggere, scrivere; arte – il pensare – che va coltivata tutta la vita. Senza paura di cambiare posizione, se gli eventi inducono a farlo. Questo vale sia in ambito professionale che nelle relazioni, perché le persone cambiano e talvolta deludono. Mantenendo esclusivamente ciò che fa bene al proprio raccolto spirituale.

Cronaca della rimpatriata

Mentre torno dal pranzo con i miei compagni per il cinquantesimo della Maturità ’72 mi torna in mente il motivetto cantato da Marcello Marchesi CHE BELL’ETÀ (1965) nel quale, con fare giocoso si passano in rassegna le varie epoche della vita, compresa l’ultima della canzone, identificata come “mezza età”, apportatrice di ‘tranquillità’ e ‘serenità’, “l’età più bella del cammin di nostra vita” canta il grande umorista. Senza entrare nello specifico delle varie fasi della crescita, con possibilità di essere smentita riguardo la mezza età (noi del ’53 siamo prossimi ai 70 anni), dico che ho percepito scorrere l’età biologica dei cinquant’anni nelle vene dei miei coetanei, con un plauso per le signore che si sono mantenute quasi tali e quali e per i maschi che hanno preservato il fisico di quand’erano ragazzi. Ma l’aspetto esteriore, pure impattante non è ciò che unisce: è la verve che cattura, lo spirito di condivisione. Peccato che la tavolata sia stretta e lunga, con inevitabile perdita delle battute dei commensali più distanti, rimediata in parte con subitanei spostamenti. Comunque è prevalsa l’atmosfera del convivio (cum + vivere = vivere insieme), nel senso che è stato piacevole condividere pietanze gustose ed abbondanti (complimenti ai ristoratori) e sprazzi di confidenze personali con scorribande nel passato scolastico, con l’obiettivo di favorire la reciproca conoscenza. Tra le donne, c’è la super mamma di 5 figli, chi non ne ha, chi ne ha uno, due o tre. Dal punto di vista professionale ci sono il dottore, il chirurgo, il farmacista…il commerciante, e il professore, l’infermiera e l’insegnante…ora tutti in pensione, che è una bella ricompensa a una vita di lavoro in svariati ambiti. Ma nessuno fa pesare ciò che ha realizzato e nemmeno si lamenta se qualcosa è andato storto. Effettivamente mi piace percepire nei miei coetanei una vivacità giovanile che distende gli animi. In chiusura, io leggo una filastrocca di circostanza e Bruno un’abile carrellata sui professori del quinquennio che è una delizia. La seduta è tolta verso le sedici. Con promessa di ritrovarci.

Scrivere a mano

La cronaca è zeppa di brutte notizie, perciò mi butto su un settimanale dove mi colpisce una lettera, nella rubrica dedicata ai sentimenti. Una signora di 81anni confida di non aver mai aperto un computer e di scrivere ancora a mano… bellissima testimonianza di disciplina e un atto di riguardo per i destinatari delle sue missive. In compenso la signora legge parecchio e si appunta su foglietti pensieri e note. Intanto le faccio i miei complimenti, immagino che abbia mani d’artista. È risaputo che scrivere a mano in corsivo aiuta i neuroni, se ne sono accorte anche le maestre della scuola primaria. Credo sia stata fatta anche una petizione al MIUR per il recupero della scrittura a mano. Una cara collega che insegna tedesco alle medie inferiori e superiori si è iscritta a un corso di calligrafia, per diletto ma anche perché persuasa che faccia bene, a sé e a chi riceverà i suoi originali saluti. Giusto l’altro giorno pensavo com’era bello ricevere cartoline manoscritte qualche decina d’anni fa e mi ritengo privilegiata ad averne ricevuta una da Singapore da Manuel, durante il suo viaggio in Asia. Quando riordino cassetti, è una bella sorpresa trovare le testimonianze di un tempo che fu, vale anche per le annotazioni sui libri di scuola. Certo è impensabile scrivere a mano ciò che più speditamente si può fare al pc…anche se firmare per esteso di proprio pugno è tutta un’altra cosa, rispetto a scarabocchiare la firma su una tavoletta, come succede in ufficio postale per dare l’ok a delle operazioni. Dato che la signora della lettera mantiene il gusto per la lettura e la conversazione, non credo debba sentirsi sminuita dalla mancanza di esercizio digitale. Suppongo che abbia nipoti o conoscenti che, qualora volesse, la potrebbero introdurre in ambito informatico. Io sarei orgogliosa di avere una parente che potesse scrivermi gli auguri ancora a penna, apponendo la sua originale firma autografa.

Riannodare il filo

Giorni fa ho visto il film Il Filo nascosto, a mio dire un buon prodotto, del cui titolo mi servo per introdurre un evento privato: la rimpatriata con i compagni di Liceo Classico G.B.Brocchi di Bassano, in coincidenza con il 50esimo della Maturità. Percepisco l’evento come “Filo da riannodare”, operazione già in corso grazie all’iniziativa di Amedeo Michele e Francesco Diletto soprattutto, con l’apporto di altri ex compagni di classe. Non so chi – ma lo immagino – ha avuto la felice idea di creare il gruppo Ex Brocchi 72, ma riconosco che è un piacere scambiarsi pensieri, saluti e informazioni. La ciliegina sulla torta l’ha offerta il caso (e la perspicacia di Marisa), favorendo il recupero del contatto con Magaly, perso da oltre cinquant’anni e ora ristabilito. Un altro è in attesa di palesarsi. Quello che mi bendispone all’incontro non è la nostalgia per il periodo scolastico – peraltro duro e talora periglioso – ma la curiosità di confrontarmi con dei coetanei che ritornano sui miei passi. Anna Moncecchi mi scrive: “È ora anche per noi di raccogliere i frutti di quanto abbiamo seminato nelle nostre vite…con speranza!”, pensiero che condivido, addolcito dall’ultima parola speranza di fare dell’incontro un’occasione di arricchimento e di rinforzo, per affrontare con coraggio l’ultima parte del cammino. Ho il piacere di frequentare una rosa di compagni da anni, altri li ho riagganciati da poco, i più proprio non li vedo da decenni. Comunque mi piace l’idea di ritrovarci, non per motivi nostalgici – nel mio caso fuori di luogo – ma per gratitudine: perché è un privilegio esserci, per confrontarci senza tema di giudizio, per condividere un pasto in compagnia, per uno scambio di punti di vista. Chi non potrà esserci fisicamente, se crede avrà la possibilità di farsi vivo. Perché non è mai troppo tardi.