Insolita Pasquetta

Quando l’ortopedico mi ha dato l’appuntamento per l’infiltrazione di acido ialuronico all’anca per il giorno di Pasquetta, quasi ho gioito. Ho pensato:”Almeno faccio un giro per motivi di salute, in zona rossa!”. Detto, fatto. Copro i 33 km del percorso da Castelcucco a Feltre, sia all’andata che al ritorno, in quasi solitaria: strada libera, poche auto, tutte di corsa, il che mi fa supporre che nessuno sia al volante per un viaggio turistico. Anche l’ospedale sembra abbandonato, senza via vai di operatori sanitari e visite ai parenti. Il parcheggio pressoché libero. Mi precedono tre persone in sala d’attesa. Il dottor Guido Mazzocato, col solito rassicurante sorriso mi introduce in ambulatorio, dove mi trattengo il tempo necessario per la pratica, indolore e molto utile nel mio caso. La rigidità motoria rimane, ma non ho male. Posso convivere col problema ancora per un po’, tenendomi il “pezzo originale”, l’anca artrosica finché non peggiora. Quando esco dall’ospedale Santa Maria del Prato, individuo in uscita delle bellissime siepi di pesco selvatico (pirus) lungo il passeggio pedonale che congiunge i due ingressi: pane per i miei denti, devo fotografarle. Peccato che non possa riprodurre il laborioso lavorìo delle api, in solerte attività. Il colore dei fiori è un toccasana per la vista, un piacere che rilassa e distende i nervi, praticamente una cura extra a portata di mano. Salgo in macchina con l’umore in crescita. È stata una benedizione sottopormi alla cura conservativa nel giorno di questo silenzioso lunedì di Pasqua. Grazie all’ortopedico, il dottor Guido Mazzocato che ci ha visto giusto!

Dantedì

Quando sostenni il colloquio, all’esame di terza media fui invitata a recitare “La Preghiera di S. Bernardo alla Vergine” (Paradiso, canto XXXIII), non proprio una passeggiata di 39 versi. Fui licenziata con il nove, ma da allora la mia simpatia per il padre della nostra letteratura virò al ribasso, preferendogli quel simpaticone di Giovanni Boccaccio del Decameron, oppure Francesco Petrarca, il languido cantore di Laura. Dante non me ne vorrà, se dico che mi è rimasta sullo stomaco l’impegnativa recitazione della sua alta poesia, richiesta in sede d’esame. Alle superiori c’è stato un analitico studio delle tre cantiche, con simpatia per l’Inferno, non fosse altro per una sorta di compartecipazione con le anime dei dannati, Paolo e Francesca in testa. All’università, liberata dagli oppressivi studi liceali, ho apprezzato altre opere del fiorentino illustre, tipo il raffinato Convivio e l’interessante De Vulgari Eloquentia. Tuttavia il magone mi è rimasto. Quando mi sono interessata alla vita raminga del nostro, costretto a “scendere e ‘l salir per l’altrui scale”, è scattata la molla giusta per riagganciarlo, e farmelo piacere. Così, maneggiando con un certo riguardo le monete da due euro, mi è parso di essermelo fatto, se non proprio amico, almeno familiare. La sua vita avventurosa è di per sé un romanzo. Un uomo colto e illuminato che ha costellato il suo percorso di versi e di opere, pagando di tasca sua per le scelte politiche. Così almeno la vedo io. Un modello esemplare, anche di coerenza politica, come ha affermato il nostro Presidente Sergio Mattarella. Da ultimo, trovo interessante e lungimirante la considerazione che il “Sommo Poeta” aveva delle donne. Giusto dedicargli il Dantedì, il 25 Marzo, giorno in cui iniziò il viaggio allegorico attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso descritto nella Commedia. Nel 700esimo anniversario della sua morte, buona Giornata Nazionale all’illustre fiorentino, più vitale che mai!

“Una poesia al giorno leva il medico di torno”

Mentre cerco una poesia, mi imbatto nel sito POESIA CURATIVA con sottotitolo: una poesia al giorno leva il medico di torno. Capita giusto nella Giornata Mondiale della Poesia. Come non concordare che la poesia sia terapeutica? Nel mio caso, è un sollievo da quando sono in pensione, perché posso occuparmene senza limiti di tempo e altre incombenze. Ma anche prima era oggetto di interesse. Infatti delle sei ore settimanali di Italiano che impartivo alla mia classe, una era sempre destinata alla poesia. Anzi, mi torna alla mente un piacevole ricordo: durante un colloquio d’esame di terza media, Rossella, una cara collega di Tedesco, si interessò al quaderno delle poesie di una candidata, complimentandosi con lei e con me: non è scontato il riconoscimento in ambito lavorativo (Rossella, se mi leggi ti ringrazio di avermi dato una intensa soddisfazione). Proponevo autori famosi ma incentivavo i ragazzi a poetare, senza timore di sbagliare perché “la poesia è di chi gli serve”, come dice Mario Ruoppolo (Massimo Troisi) nel bellissimo film Il Postino. Per quanto mi riguarda, se riesco a esprimermi e a condividere l’emozione dei versi con qualcuno, mi sento soddisfatta come chi arriva al traguardo dopo un’impresa. Un’amica mi invita a raccogliere le mie piccole opere sparse e a darle alle stampe, magari accompagnate da qualche scatto fotografico appropriato… chissà, forse lo farò in seguito. Per oggi do il mio contributo con l’ultima poesia, di ambientazione marina che mi è uscita di penna, anzi di matita. Il FARO Sole e onde/scogli e mare/riescono/ad allentare/la tensione./Mi regalano/l’illusione/d’un mondo/migliore/a un passo/dal faro/imponente/che dona/la sua luce/intermittente/al disorientato/navigante.// Buona giornata poetica a tutti!

Festa del papà

In Italia, fino al 1976 il giorno di san Giuseppe era considerato festivo anche agli effetti civili, come lo è tuttora in alcune province della Spagna, in Canton Ticino e in altri cantoni della Svizzera. Comunque sia, san Giuseppe è il modello del padre. Nella tradizione popolare protegge anche gli orfani, le giovani nubili e i più sfortunati. In Italia è stata scelta la data di oggi, che si riferisce al giorno della morte dello sposo di Maria. Nel mondo la data è diversa, ma il senso è lo stesso. Fatta questa doverosa premessa, dico la mia sul ruolo del genitore in oggetto, servendomi della bellissima poesia di Camillo Sbarbaro “Padre, se anche tu non fossi il mio”, dettata a scuola durante il mio servizio. È una lirica semplice, che ha la struttura di un colloquio con il padre, visto come un uomo pieno di umanità e di sensibilità. Il seguito della poesia è “Padre, se anche fossi a me un estraneo,/per te stesso egualmente t’amerei./ Il sentimento che il poeta prova è al di sopra di qualsiasi legame di sangue e questo corrisponde alla convinzione che “Non è la carne e il sangue, ma il cuore che ci rende padri e figli” (frase di Friedrich Schiller). Scontato che ciò vale anche per il ruolo di madre. Conosco bravi padre, ma non tutti quelli che rivestono il ruolo lo sono. Oggi come oggi temo che la credibilità genitoriale sia più dura da conquistare di una volta, ma proprio per questo percepisco una consapevolezza nuova che fa ben sperare. Non è scontato sentirsi all’altezza di tutte le aspettative dei figli, da genitore spezzo una lancia a favore sia dei padri che delle madri. Mi piacerebbe che qualche uomo mi dicesse la sua: il blog è gratis e di libero accesso. Buon san Giuseppe a tutti!

In ricordo delle vittime della pandemia

Oggi 18 marzo 2021 Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia da coronavirus. In tutti i luoghi pubblici e privati sarà osservato un minuto di silenzio. Proprio il 18 marzo dell’anno scorso si registrò il maggior numero di morti su scala nazionale; in quel giorno i camion militari prelevarono le bare dei deceduti a causa del covid dal cimitero di Bergamo verso i forni crematori delle regioni vicine. Giusto che il Parlamento abbia istituito una legge per ricordare le vittime dell’epidemia e per sensibilizzare nei confronti del valore della Salute, tutelato dall’articolo 32 della Costituzione. In mattinata due cerimonie, presente il presidente del Consiglio Mario Draghi: la prima al cimitero monumentale di Bergamo dove tutto è iniziato – tornato a essere zona rossa come tutta la Lombardia – e a seguire l’inaugurazione del Bosco della memoria. Appropriata l’idea di un bosco, anziché di un monumento perché la pianta è simbolo di vita e un bosco vive più di una persona. La piantumazione di un albero di tiglio proveniente dalla Puglia, simbolo di unione tra nord e sud, sarà seguita dalla messa a dimora di 100 tra alberi da bosco, da frutto, arbusti che in seguito raggiungeranno quota 850. Il presidente del Consiglio Mario Draghi auspica che il bosco diventi un simbolo di riscatto, in un giorno di grande tristezza ma anche di speranza. Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori sottolinea che “manca poco ma non ci siamo ancora”, mentre la splendida tromba di Paolo Fresu parla con le note. Gli interventi sono misurati e toccanti. La cerimonia, sobria e contenuta nello spazio di un’ora, trasmette ai telespettatori lo spirito adatto per riflettere e commemorare tutte le vittime, alcune delle quali sono menzionate e ringraziate dal presidente Draghi, in rappresentanza di tutte le altre. Il volto gioioso e rasserenante di Papa Giovanni XXIII, cui è intitolato l’ospedale accanto al parco incoraggia a sperare in un futuro di rigenerazione. –

Un gioioso patriarca

Di recente è mancato Raoul Casadei, re del liscio, icona del folk romagnolo, vittima del covid a 83 anni, in attesa di ricevere il vaccino. Non entro nel merito del decesso. Preferisco dare attenzione all’artista, che ignoravo avesse fatto l’insegnante elementare, alla fine degli Anni 50, a Roseto Valfortore, un piccolo centro dei Monti Dauni. Particolare che me lo rende “collega”, mentre io sono diventata “ballerina” di liscio, sulle sue note. Anche provetta, visto che vinsi (passato remoto d’obbligo), 40 anni fa, un paio di coppe durante gare di ballo. Trascorsi anche una settimana di vacanze in Romagna, dove conobbi la piadina, il lambrusco e, ovviamente, il liscio nella sua terra di elezione. Poi le vicende della vita mi hanno allontanato dalle sale da ballo, di cui mi rimane un piacevole ricordo, qualche foto e una montagna di biglietti, staccati al momento dell’ingresso, custoditi dentro una scatola di latta. Per fortuna la musica è a portata di manopola, o di dito se su supporto digitale. Quella dell’orchestra Casadei è riconoscibilissima: immediata, allegra, coinvolgente. Che si tratti di mazurca, polca, tango… lo spirito empatico prevale sul tipo e l’invito a volteggiare, se non con le gambe almeno con la mente è garantito! Non a caso uno dei brani più famosi si intitola Simpatia (data di uscita 1974) che è il collante tra il pubblico e l’orchestra. Mia madre, per darsi la carica, di mattina ascoltava la sua musica ad alto volume, che prevaricava sul campanello, se andavo a trovarla senza preavviso e nello spazio del liscio. Adesso uso io la sua radio vintage, sintonizzata su Radio Veneto Uno. Tornando a Raoul Casadei, sentite le interviste al figlio Mirco e ad altre persone, apprezzo che sia riuscito a tenere insieme, grazie alla musica, diverse persone della sua famiglia, tanto da costituire un clan. Praticamente un patriarca moderno, con tanti seguaci al seguito. Una bella eredità, una testimonianza importante, un esempio di bravura proposto sempre con il sorriso.

8 marzo

Oggi, 8 marzo 2021, non ho intenzione di lanciarmi in filippiche a difesa del genere femminile, nella Giornata internazionale dei diritti della donna. Ci sono persone autorevoli che lo fanno e anche i media sottolineano l’importanza di questa data, per i progressi finora raggiunti e per quanto resta ancora da fare. Soprattutto quest’anno, con l’aggravante della pandemia, sarebbe sconveniente chiamare festa, una giornata che allude alle vittime della violenza, sotto qualunque versante. Resto nel mio ambito e mi limito a esprimere qualche pensiero in tema. Personalmente, ringrazio la natura di essere nata donna, con tutti gli annessi e connessi. Se tornassi a rinascere, vorrei indossare ancora panni femminili, perché percepisco che le donne hanno una marcia in più, forse per una pregressa condizione di sudditanza che ne ha acuito le capacità. Certo non siamo tutte uguali e nel metaforico cesto di frutta si sono anche le mele ammaccate, talora guaste. Tuttavia la proporzione di quelle buone è sempre in abbondanza. Il mio privato annovera donne di grande spessore morale, mentre gli uomini sfumano. Però riconosco che ho avuto validi modelli maschili cui riferirmi. Da ragazza avevo uno spirito da femminista, col tempo ho imparato ad apprezzare negli uomini qualità attribuite alle donne, come la gentilezza e la poesia. Credo che la persona più completa, racchiuda in sé un mix di attributi sia maschili che femminili, perciò non ne farei una questione di genere, quanto piuttosto culturale, visto che la cultura in generale è dominio maschile. Ma qualcosa si sta muovendo e chissà che possiamo archiviare l’ 8 di marzo futuro a favore di una totale eguaglianza.

L’arte non ha età

Non sono una fan di Sanremo, spettacolo quest’anno a platea vuota, causa pandemia. Delle serate ho visto qualcosa, durante la pausa del programma su altra rete. Mi è capitato di seguire l’esibizione del primo concorrente, Luca Gaudiano, la prima serata, col pezzo “Polvere da sparo” e quella di Ornella Vanoni, in tarda serata ieri sera. Riguardo al 71esimo festival di Sanremo, mi pare azzeccata la definizione di “centrifuga generazionale” usata da un critico musicale, interpellato stamattina durante il programma di UnoMattina in famiglia, che seguo mentre sorseggio il caffè, dopo aver servito cane e gatto. Sia il ragazzo, apripista, che la signora in chiusura di festival mi sono piaciuti: non posso esprimermi sul resto, perché mi è scivolato addosso e mi manca la documentazione adeguata. Però intendo fare un omaggio all’arte, praticata da persone di qualunque età, come mezzo di espressione senza tempo. Quando l’anziana cantante, inguainata in un elegante vestito rosso ha esordito, interpretando uno dei suoi pezzi più noti, ho cercato sul tablet la sua età: 86 anni compiuti! Mi sono compiaciuta della sua performance, intensa dal punto di vista musicale, ma soprattutto umano: riuscire a trasmettere emozioni – tra l’altro a una platea vuota – alla sua rispettabile età è un privilegio e un monito. Sarò di parte, ma ammiro sempre di più gli artisti in là con gli anni, che talvolta emergono dopo una lunga carriera in sordina, oppure riescono a stare a galla, facendo i salti mortali con la concorrenza e il nuovo che emerge. A proposito, ha vinto un gruppo rock, il cui nome Orietta Berti aveva incautamente alterato… e che alla fine gli ha portato bene! Due parole per il mattatore Rosario Fiorello e il direttore artistico Amadeus: grandi nell’ardua impresa! Oggi è la Giornata internazionale della Salute, pertanto auguro buona salute all’Arte e agli Artisti di ogni branca.

Giornata dei Giusti dell’umanità

Oggi, primo sabato di Marzo, per antonomasia definito “pazzerello”. Infatti fa quasi freddo, dopo giornate decisamente sopra la media. Giusto il tempo di riordinare un po’ il giardino e progettare i futuri interventi. Inoltre è il penultimo giorno in fascia gialla, che da lunedì diventerà arancione, colori che mi piacciono entrambi ma con ricaduta psicologica diversa, se riferiti alla diffusione del covid-19. Visto che la passeggiata è fuori luogo, cerco un aiutino nel web e scopro che oggi 6 Marzo è la Giornata dei Giusti dell’umanità, dal 7 dicembre 2017 solennità civile in Italia. Per Giusti si intendono quanti hanno salvato vite umane durante i genocidi e difeso la dignità umana durante i totalitarismi. Mi viene in mente Bartali, il rivale di Coppi sui pedali, che salvò migliaia di persone, occultandone i documenti dentro il telaio della bicicletta. Ne parlavo a scuola, scoprendo dagli studenti, per confidenze ricevute da familiari anziani, che molte persone rimaste nell’anonimato, avevano rischiato la vita a favore di qualcun altro, spesso estraneo all’ambiente familiare. Credo che il riconoscimento di giusto vada a tutti coloro che hanno rischiato la pelle a difesa di un proprio simile, indipendentemente dal fatto che il nobile atto sia stato scoperto. Anzi, metterei in prima fila proprio quelli che hanno operato per disinteresse, lasciando in eredità una testimonianza esemplare.

Ritorno a scuola

Che bello tornare a scuola! Lo dico da pensionata e mi auguro che sia condiviso da tanti studenti costretti alla didattica a distanza, per cause di forza maggiore. Invitata dalla maestra Luisa, faccio il mio ingresso in quarta elementare a Castelcucco, dove risiedo dal 2000 e dove ho insegnato Lettere nella scuola media, ubicata nello stesso stabile. Lo spettacolo è offerto dalla vista di ventuno scolaretti silenziosi, con grembiuli e giacche blu, attrezzati di mascherina e quadernone aperto sul banco dove scorgo la sagoma di un gatto, che è il protagonista dell’incontro. Io sono stata richiesta come “esperto esterno”, ruolo che mi inorgoglisce perché mi sento ancora utile, sebbene non più in servizio. Tutto parte dalla mia attitudine a scrivere, sia in prosa che in poesia, e dal mio amore per i gatti, oggetto di considerazione presso gli Egizi, tanto da ritenerli divinità, come emerge da manufatti trovati nelle tombe. In classe ci sono due tirocinanti, Aurora e Arianna che hanno un atteggiamento di regale ascolto. Davanti alla finestra aperta, la maglia rosa pesco indossata dalla maestra Luisa è in accordo con la prima fioritura dell’albicocco e i suoi misurati interventi sono come un effluvio di primavera. Il mio esordio è rivolto ai miei gatti recenti e passati che nomino. Confido che la mia prima foto mi ritrae mentre tiro la coda a un gattino… i bimbi sorridono e cominciano ad intervenire, previa educata alzata di mano. Scopro che uno è figlio di un mio precedente alunno delle medie! Uno scolaretto mi informa che gli è morto il canarino, un altro che a casa convivono cane e gatto, una mi racconta che la nonna in passeggiata fotografa i fiori, come faccio io… si apre una pagina di reciproche confidenze che valorizza il mio contributo. I loro nomi sono musica per le mie orecchie: Catarina, Aida, Michelangelo, Edoardo, Bianca… vorrei ricordarli tutti ma ci vorrebbe un altro incontro. Poi leggo una poesia che ho dedicato a Puma, la mia gattina scomparsa di recente. Raccolgo altre testimonianze riguardo ai nomi dei loro amici a quattro zampe, e non solo, perché c’è anche l’esperto ornitologo di canarini e cocorite! L’ora passa in un battibaleno e confesso che mi spiace sentire la campanella della ricreazione. Un’alunna propensa all’arte poetica riesce a farmi leggere la sua creazione, intitolata La lumaca. Ci lasciamo con la promessa di incontrarci nuovamente l’anno prossimo, in quinta, per parlare di come nascono le poesie, mio pane quotidiano. Sarà un onore e un piacere. Luisa esce furtivamente e rientra con una graziosa pianta fiorita: niente è stato lasciato al caso, in questo angolo privilegiato di scuola primaria. Come diceva Leonardo da Vinci: “I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio”. Grazie maestra Luisa, colleghe tirocinanti e bellissima classe quarta elementare dell’istituto comprensivo di Asolo, plesso di Castelcucco. Per me è stata una boccata di ossigeno!