Hotel covid

Non ho memoria di aver vissuto vacanze memorabili, né per spirito avventuroso né per mezzi economici, entrambi carenti. Sarò stata in hotel tre-quattro volte, d’estate al mare quando non trovavo disponibilità in altre strutture. Parlo di oltre trent’anni fa, prima della nascita di mio figlio. Già la parola hotel evoca qualcosa di estraneo, più consono al cinema e ad abitudini non mediterranee. La sento nominare oggi durante il telegiornale, per informare che sono stati attrezzati degli ambienti per ospitare persone affette da covid che non rientrano in famiglia, per evitare di contagiare i familiari. Mi sembra una buona idea, peraltro confermata dal quotidiano letto poco prima, dove apprendo che la vita, in questi hotel covid è tutt’altro che vacanziera. Per farsi un’idea, vietato uscire dalla propria stanza, pena non poterci più rientrare. Pasti consegnati sull’uscio dove vengono ritirati gli avanzi… vita da clausura, incrociando le dita nell’attesa che la quarantena passi veloce e che il tampone risulti negativo. Pare che ci sia una grande richiesta di questa possibilità abitativa, ovviamente non gratis, presumibilmente con il contributo sanitario. Ecco, l’alone di godereccio che ammantava la parola straniera hotel, è scemato del tutto. Dubito che farò vacanze nel prossimo futuro fuori casa, anche perché non mi separo volentieri dai miei conviventi animali. Se mi capitasse, una stanza d’albergo andrebbe più che bene, potendo entrare e uscire a mia discrezione. Con l’augurio che tutti possano godere a breve di tale libertà.

La città delle sirene

Sono stata a Venezia poche volte: la prima da ragazza, in una mattina nebbiosa in cui mi sembrò una città da favola; successivamente da insegnante in gita di istruzione con la mia classe, con il percorso di visita studiato a tavolino e perciò piuttosto “inquadrata”. Nel 2006 feci una crociera con mamma, con partenza da Venezia per la Grecia, che ricordo volentieri perché fu l’ultimo viaggio insieme, prima che se ne andasse. A conti fatti, ho vissuto la città da turista frettolosa, mettendo a margine i suoi problemi, emersi in pieno dalla visione del documentario LA CITTÀ DELLE SIRENE, di Giovanni Pellegrini, in onda ieri sera sul canale Youtube di Ginko Film, dalle 18 alle 24. Ammetto che sono stati 50 minuti angoscianti sulla “AQUA GRANDA 2019”, raccontati con tono asciutto dal giovane regista veneziano che ha documentato la settimana successiva all’alluvione. La domanda che si fa “Cosa ne sarà del nostro mondo, se l’acqua dovesse alzarsi di cinque metri?” lascia sgomenti e senza risposta. Finora la soluzione attesa dal Mose è da venire, mentre sono aumentati i conflitti – e le ruberie – per la gestione del problema. Una persona intervistata ricorda “l’acqua fredda freddissima… il divano che galleggiava”; un prete si rammarica che “il sale corrode il marmo del pavimento”, mentre un altro signore evidenzia “la sensazione di violenza e impotenza” provocata dalla marea, giunta a 1 metro e 87! Personalmente ho provato desolazione nel vedere libri e stampe galleggiare, come creature annegate. Non mi dilungo, per lasciare spazio alla curiosità di andare a documentarsi di persona e di sensibilizzarsi su un problema ambientale che ci tocca da vicino. Un cenno al titolo, accattivante perché fa pensare alle leggiadre figure mitologiche. Ma anche alle conturbanti sirene di allarme che annunciano l’onda alta. Venezia, gioiello mondiale, city of sirens, città da ammirare. Ma anche da salvare!

Come è profondo il mar(l)e

Leggo in mattinata che la campionessa paralimpica di nuoto Giusy Barraco ha subito il furto della carrozzina che per lei corrisponde alle gambe e mi viene da parafrasare il brano di Lucio Dalla COME È PROFONDO IL MARE in Come è profondo il male! Ma cosa se ne faranno mai i ladri di una carrozzina per disabili? La ricicleranno al mercato nero? Può essere che sia ingenua, oppure svampita a causa dell’età non più green, o entrambe le cose, ma non riesco a concepire una speculazione su un argomentazione di per sé doloroso. Immagino che l’autore/gli autori del furto abbiano una madre, una sorella, una figlia… oppure le avranno avute, con le gambe efficienti oppure chissà! La vittima del furto, che è un’artista e ha imparato a convivere con il suo limite, riuscirà di certo a rimediare alla sottrazione fraudolenta del suo mezzo locomotore. Però non si spiega ciò che sta dietro il furto, salvo ricorrere a una mente malata, per cui sarebbe salutare una sostituzione. Mi sovviene una domanda di mio figlio alla tenera età di cinque anni, quando, sentendo parlare di trapianti in televisione, mi chiese se era possibile… il trapianto di anima! Non mi ricordo esattamente cosa gli risposi. Certo mi stupì la richiesta, che tuttora trovo interessante. Ora come allora non mi viene null’altro come risposta di un accorato: Magari!

Nuovo Presidente Americano

L’ America ha il nuovo presidente: auguri a lui e al suo vice, finalmente una donna! Non mi occupo di politica, vado ad intuizione più che a documentazione, ma il presidente uscente che scalpita per non cedere lo scranno proprio non mi piace. Neanche prima, veramente, per la mancanza delle qualità che reputo debba avere un buon politico. Trattandosi poi dell’uomo più potente della terra… Se ne sono accorti molti Americani (anche se meno del previsto) che bisognava girare pagina. Del nuovo eletto, so che è stato visitato molto dalla sfortuna e questo suppongo sia una garanzia per non fare del male alla comunità che si appresta a governare. In ogni caso, la faccenda ci riguarda, per la politica estera e non solo. Mi ricordo che a scuola, dopo la rielezione di Obama diversi alunni avevano svolto un compito in classe, per esprimere simpatia all’inquilino della Casa Bianca, che a mio dire ha operato dignitosamente e continua a godere di stima. Il neo eletto aveva lavorato con lui, e anche questo non è un dettaglio da poco. Mi sovviene una massima di Leonardo da Vinci: I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio. Siccome l’argomento è tosto, mi affido al suo geniale pensiero. Ogni nazione ha problemi da risolvere a casa propria, ma quest’anno tormentoso ne ha distribuito a piene mani uno comune a tutti, che ci auguriamo venga affrontato e risolto con una strategia condivisa. Fuori è una bella giornata di sole, le previsioni sono buone.

Arte, patrimonio comune

Ho seguito in televisione le esequie di Gigi Proietti, un artista “esageratamente bravo nel suo lavoro ma anche nei rapporti con le persone”, che sapeva essere “faro e riparo” per i suoi allievi, il cui sorriso era un abbraccio. Valter Veltroni riconosce un potere rivoluzionario alla sua risata, entrata tante volte nelle case degli Italiani e a teatro, la “sua” casa che assumerà da oggi in poi il nome Globe Theater Gigi Proietti. Mi ha colpito apprendere che anche Shakespeare fosse nato e morto nello stesso giorno, come lui, intellettuale popolare che interpretava magnificamente i classici. Mi soffermo sulla capacità dei grandi di armonizzare l’alto e il basso, la disciplina con la leggerezza, il difficile col facile: credo sia il talento che il poeta latino Orazio ravvisava nell’aurea mediocritas, che non aveva niente di mediocre: corrisponde all’equilibrio in ogni atteggiamento, frutto di ricerca ed esercizio. In questo senso Proietti si merita a pieno titolo l’appellativo di Maestro, anche se lui preferiva farsi chiamare semplicemente Giggi, con due g, alla romana. Innumerevoli gli artisti che gli sono riconoscenti. E chi non avrebbe desiderato avere un maestro di tal genere? Un genio dotato di grande umanità, capace di far piangere e sorridere nel contempo. Sono convinta che un vero Artista sia un patrimonio comune, come lo sono i Classici. Spetta a noi mantenerne viva la memoria e le opere. Perciò, oltre la mestizia per il lutto, sono certa che l’eredità del mattatore romano continuerà a fornirci insegnamenti. E soprattutto a farci sorridere, che ce n’è un grande bisogno!

4 Novembre 2020

Quando ero docente di Lettere, qualche anno fa, gli studenti delle terze medie erano coinvolti nelle vicende belliche legate alla Grande Guerra, argomento d’esame. Con il concorso dei ragazzi, su proposta degli Alpini era stato anche realizzato un fascicolo, intitolato IL MILITE… NON PIÙ IGNOTO, per rendere omaggio ai caduti sul territorio, per lo più giovanissimi. L’attività si era conclusa in primavera con una visita didattica al Bosco delle Penne Mozze, a Cison di Valmarino, sempre con il prezioso supporto degli Alpini, esperienza positiva che ricordo volentieri. Quest’anno, per ragioni comprensibili, la cerimonia è stata anticipata al primo Novembre e si è svolta in forma ristretta, con omaggio al Monumento ai Caduti, che comunque rimane “A eterna memoria e monito per le future generazioni”, come afferma il vice sindaco Giampietro Mazzarolo. Oggi è la Giornata delle Forze Armate, che mi suggerisce qualche riflessione a favore di tutte le professioni esercitate in prima linea, talora sottostimate. Penso alle vittime cadute in servizio, ai casi di cronaca nera, alle divise macchiate dal sangue e talvolta pure dallo scherno… e mi taccio per riguardo ai caduti, trattenendo il risentimento verso gli ingrati. Conto sulla maggioranza delle persone perbene, meno vistose e socialmente rispettose. Personalmente mi sento rassicurata dalla presenza delle Forze dell’Ordine sul territorio, si tratti di Carabinieri, Polizia o altri Rappresentanti dello Stato, di cui spero di non avere bisogno. Ma sapere che ci sono, alimenta la mia gratitudine e ravviva la mia dimensione civica.

Omaggio agli Artisti

D’abitudine mi sveglio presto, verso le sei di mattina. In bagno ho una piccola radio che accendo prima di detergermi il viso, spesso sintonizzata su programmi musicali. Stamattina mi ha colto con sorpresa la notizia della scomparsa di Gigi Proietti, artista immenso. Lo stupore è raddoppiato perché oggi cade il suo ottantesimo compleanno, annunciato giorni fa dalla rete nazionale che ha mandato in onda alcuni suoi mirabili trascorsi televisivi. Un’uscita di scena, forse casuale – e sottolineo forse – da grande Maestro! Le sue performance mi hanno fatto compagnia negli ultimi vent’anni, facendomi sorridere e anche ridere di gusto, oltre che riflettere sulle qualità dell’artista, un mix di prestazioni studiate a tavolino, ma anche esercitate con somma pazienza e maestria. Il giorno prima se n’era andato un altro grande dello schermo, Sean Connery, uomo affascinante, attore di indiscutibile carisma, impegnato socialmente e da me ammirato dai tempi della giovinezza. Che dire? Sicuramente i due uomini, personaggi noti al grande pubblico, hanno seminato bene e lasciano un’eredità d’impegno e bravura che non andrà dispersa. L’arte ha bisogno di grandi interpreti per non restare chiusa in una torre d’avorio, per spaziare tra la folla e contagiarla benevolmente. Omaggio agli Artisti!

REPLAY

Siamo ripiombati indietro, era nelle previsioni e ce lo avevano detto: restrizioni per altre quattro settimane… per godere, si spera in un Natale sereno. Incrocio le dita e spero. Del resto non sono mai stata “festaiola” e non ho usufruito di abbracci allargati durante le feste comandate, sia per la lontananza o assenza di parenti, sia per una mia scelta controcorrente. La mia rete affettiva è intrecciata con quella di persone che mi corrispondono e sono in consonanza con me. Però è diverso comunicare in presenza, anche se la parola scritta aiuta. Per non perdermi d’animo, mi concentro su ciò che ho: la salute, una casa, un figlio, degli animali, dei fiori, degli amici… altro che al momento mi sfugge. Quello che mi preoccupa è che non riesco a godere pienamente di questo ben di Dio da sola, date le restrizioni imposte. Mi affascinava il messaggio monastico, pare attribuito a san Bernardo, per raggiungere la serenità interiore “Beata solitudo, sola beatitudo”, finché non è stato ritoccato da quest’altro di scottante attualità “La solitudine è bella, se la puoi condividere con qualcuno”. Quindi, problematica la solitudine imposta, come anche la convivenza forzata imposta. Ancora una volta, gli antichi latini suggeriscono la equilibrata via di mezzo, a poterla seguire. Mi consola sapere che queste mie riflessioni saranno tali e quali a quelle di milioni di persone chiamate a sopportare la seconda fase della pandemia. Ovviamente scongiurando il “Non c’è due senza tre”.

Omaggio a Rodari

A cent’anni dalla nascita di Gianni Rodari (Omegna, 23.10.1920 – Roma, 14.04.1980), desidero dare il mio contributo a questo grande intellettuale, che in vita aveva fatto molte cose: l’insegnante elementare, il giornalista, il poeta, il partigiano… uno scrittore “fantastico” che ho conosciuto da insegnante, ho apprezzato e proposto ai miei studenti per farli sorridere e pensare, obiettivo non scontato in duplex. Ricordo la recita de Il pellerossa nel Presepe, proposta con successo in varie rappresentazioni natalizie, di cui riporto i versi centrali: “Non è il tuo posto, via, Toro Seduto: torna presto da dove sei venuto. Ma l’indiano non sente. O fa l’indiano.” Pedagogista geniale, ammiro il suo coraggio di essere controcorrente, ad esempio nel preferire la cicala alla formica. “Chiedo scusa alla favola antica, se non mi piace l’avara formica. Io sto dalla parte della cicala che il più bel canto non vende, regala”. Vinse il prestigioso premio Andersen, considerato il “Nobel” della letteratura per l’infanzia, e numerosi altri premi, anche se “È come Gaber o De Andrè: adorato ma poco messo in pratica” (Manlio Lilli, 23.10.2020) Mi soffermo su questa considerazione e provo a scioglierla: non è semplice essere facili, alla portata di un pubblico empatico, tradurre concetti difficili in esempi terra terra, alla portata dei bambini. Ci riesce la poesia, quando non è esercizio stilistico ma tocca le corde del cuore. Personalmente è questa capacità espressiva che invidio a Rodari, che parla ai bambini ma ha messaggi sottotraccia anche per gli adulti, ex bambini. Chissà cosa avrebbe scritto questo fantasioso scrittore sul tempo attuale… magari avrebbe buttato giù dei versi sulla movida, o sul covid 19, giocando sul numero. Di certo era uno che pensava e sapeva esprimere concetti profondi in forme semplici. Come fosse un gioco di ombre cinesi.

In medias res stat virtus

Oggi tempo incerto, ma almeno non piove. Esco per procurarmi le cartucce d’inchiostro per la nuova stampante: modello base, economica… ma le cartucce costano un botto, dovrò farne uso con parsimonia. Mi sposto di qualche chilometro, perché nei paraggi della cartoleria c’è un bar con diversi quotidiani, compreso quello che leggo più volentieri. Il cameriere sa già che mi apparto in un angolo, perché voglio leggere in pace. Dopo aver preso cappuccino e croissant, che consumo solo di rado; infatti il mio palato si è abituato ai muffin che preparo personalmente, con soddisfazione del colesterolo. Tra le tante notizie di cronaca, mi colpisce la vicenda umana di Jole Santelli, presidente della Calabria, morta a 51 anni. Bella donna, piena di coraggio e sempre sorridente, come confermano le foto. Mi interesso q. b. di politica che ha tante ombre e poche luci. Dai tempi del liceo, studiando la civiltà greca mi ero persuasa che fosse meglio non pagare i politici… ma in tal modo si tagliavano fuori i meritevoli non abbienti. Nella locuzione latina “In medias res stat virtus” si potrebbe magari cercare la soluzione… Tuttavia, per non disperdere il filo conduttore del mio pensiero, intendo rendere omaggio all’opera di questa donna, ancora giovane, dedicatasi alla politica per oltre vent’anni, durante i quali avrà fatto degli errori ma avrà anche seminato qualcosa, rinunciando a qualcos’altro. Ecco, il nocciolo del discorso riguarda il darsi: a chi, come, quando, dove e perché. Sono ricaduta nei panni dell’insegnante… che non insegna più, ma si interroga su come ha impiegato le sue facoltà. Il percorso dell’avvocato Jole mi stimola un esame di coscienza, che faccio in punta di penna, sperando di avere tempo per rimediare agli errori.