Il giorno di Mattarella

Seguo in diretta la cerimonia per l’insediamento del Presidente della Repubblica, che si appresta a rivolgersi al Parlamento in seduta congiunta e ai Rappresentanti delle Regioni per il secondo mandato. Emozionante seguire il percorso in macchina, affiancata dalla scorta dei carabinieri motociclisti, come sarà altrettanto al ritorno per le belle piazze romane, blindate per l’evento. Lo accolgono la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, sempre elegante, con la mascherina rosso geraneo in tinta con gli orecchini, e il Presidente della Camera, Roberto Fico. Mattarella parla ininterrottamente per quasi quaranta minuti, in piedi come da protocollo, senza mai accusare stanchezza, né bere, fermandosi qualche minuto in concomitanza degli applausi, che si susseguono frequenti. Si saprà alla fine che sono stati 55. Tempra invidiabile di un ottantenne lucido, a tratti timido, ma molto determinato. Sono orgogliosa che sia lui a rappresentare l’Italia nel mondo, che già ha avuto modo di apprezzarlo durante il precedente settennato. Scommetto che si è scritto da solo il testo del lungo discorso, senza dimenticare nessuno: donne, giovani, disabili, immigrati, operatori sanitari, forze dell’ordine, scuola… la scomparsa di Monica Vitti, ma anche di Lorenzo Parelli, lo studente friulano morto in fabbrica l’ultimo giorno di stage, puntando sulle parole “dignità” e “coscienza”, con un’apertura al futuro. Verso la fine del discorso che Monica Maggioni, presidente della Rai e direttrice del Tg1 definisce “potente”, cita le parole sulla speranza di David Sassoli, ex Presidente del Parlamento Europeo recentemente scomparso: speranza che compete a tutti, quale chiave per “costruire un’Italia più moderna, aperta…con la forza della cultura, dell’educazione e dell’esempio”. A proposito della cultura, all’inizio il tenace Presidente aveva affermato che la cultura non è un elemento superfluo ma costitutivo della persona, enunciato che mi trova pienamente d’accordo. Alle 16.10 Mattarella conclude con “Viva la Repubblica, Viva l’Italia” e noto che infila la mano sinistra in tasca. Ingenuamente suppongo che prenda una caramella per umettarsi la gola…invece estrae la mascherina, che indossa per il seguito delle operazioni, tra cui la rassegna dei reparti e infine la deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria. Viene suonato il Silenzio e nel cielo sfrecciano le Frecce Tricolori. Dall’alto viene ripresa la bandiera che si muove lieve, come una carezza sul futuro appena iniziato del secondo mandato di Sergio Mattarella e dell’Italia che verrà. Doppi auguri!!

Addio a Monica Vitti

Anche Monica Vitti se n’è andata. A novant’anni, di cui oltre quaranta dedicati al cinema dove ha dato il meglio delle interpretazioni, da quelle comiche a quelle drammatiche. L’ho apprezzata in diversi film, ma di lei ho bene impressa la voce roca, a mio dire sensuale e accattivante, “sgranata”. Musa di vari produttori cinematografici e partner di attori famosi, si era ritirata dalle scene molti anni fa, a causa di una malattia degenerativa. Ed è qui che si concentra il mio dire: un’attrice si cala nei panni di diverse persone e alla fine della vita non sa più chi è, costretta a cedere il testimone della sua identità a un male insidioso che non guarda in faccia a nessuno. Mi viene in mente il romanzo Uno nessuno centomila di Pirandello (1926), che ne sapeva qualcosa della malattia mentale, per via della moglie che ne era affetta, tanto che l’ha considerata nei suoi scritti. D’altronde l’argomento della malattia neurovegetativa è stato considerato anche da film piuttosto recenti come Still Alice, The Father, Ella e John che ho visto al Cineforum in paese prima della pandemia. Approfitto per dire che mi manca molto quell’appuntamento, che era un’occasione per riflettere, ma anche per piacevolmente incontrarsi e scambiare quattro chiacchiere. A Novella che egregiamente se ne occupava va il mio grato pensiero, permeato di nostalgia. Tornando alla regina della commedia italiana, che aveva accumulato numerosi e prestigiosi premi, singolare che la sua attitudine alla comunicazione – caratteristica di ogni attore – sia stata messa a tacere dall’ Alzaimer. Il che mi persuade che siamo tutti attori, più o meno consapevoli, nel palco della vita.

2 febbraio 2022

Se un detto popolare su febbraio non mente, oggi, festa della Candelora, dovremmo essere fuori dall’inverno. Infatti è una bella giornata, c’è il sole e fuori si sta bene. Immagino che ieri in Sardegna fosse altrettanto e fosse temperatura anche più invitante per uscire. È quello che deve avere pensato la giovane mamma che a Cagliari spingeva il passeggino col figlio Daniele di 15 mesi ed è stata investita da uno scooter in prossimità delle strisce pedonali, con esito devastante: bimbo morto sul colpo. L’investitore, sulle prime fuggito, si è consegnato ai carabinieri, dicendo che non aveva visto la donna: accusato di omicidio stradale e omissione di soccorso. Ogni giorno si registrano disgrazie sulle strade, ma che la vittima sia un bambino che appena sapeva camminare mi pare insopportabile. Non oso immaginare il trauma della madre che se lo è visto strappare dalla violenza della moto pirata e scaraventato a distanza col passeggino. Tra l’altro, il padre dello sfortunato piccolo è un vigile del fuoco nato in Russia, stabilitosi nell’isola con la famiglia: chissà quanti interventi di salvataggio avrà effettuato…e deve subire una perdita così assurda, non imputabile al brutto tempo che non c’era, né a un mancamento dell’autista del mezzo, o all’incuria della madre, ma alla velocità e all’imprudenza assoluta di chi sulla strada si comporta come un bisonte. Chissà che belle cose avrebbe fatto in vita il piccolo Daniele, quante soddisfazioni avrebbe dato ai genitori, che adesso lo piangeranno per sempre. Lo zio del bimbo dice: “Nessuno ci ridarà Daniele ma voglio giustizia”. Come dargli torto? Anche se abbiamo una legge che considera certi comportamenti al pari di omicidi, non mi sembra che la coscienza (ma sarebbe più appropriato parlare di incoscienza) di chi guida sia adeguata allo stare in strada, rispettando gli altri e le regole della circolazione. Forse le sanzioni sono troppo leggere, e di converso è troppo elevato l’indice di inciviltà. Pochi anche i controlli. Bisognerebbe partire da lontano. Contenta di sbagliarmi.

Velo sì, velo no

Curioso: scopro che oggi è La Giornata Mondiale del Velo, creata per combattere ogni forma di discriminazione. Aderisce all’iniziativa anche l’associazione palermitana donne islamiche FATIMA. In questa occasione, le donne rivendicano il diritto di indossare il velo islamico, senza essere perseguitate né discriminate. Di fatto si celebra da 7 anni in 140 Paesi del mondo per dare coraggio alle donne di tutte le religioni che lo indossano. Ne prendo atto e recupero la parola iniziale “curioso”, dal momento che varie leggi nei Paesi occidentali vietano di coprirsi il capo per motivi di sicurezza. Non mi addentro nell’argomento del velo sì o no e dico che la dedica della giornata mi ha attratto, pensando a mia nonna Adelaide, tenace friulana che portava sempre un copricapo annodato sulla nuca, non credo per motivi religiosi. Poi ricordo anche mia madre, che negli Anni Cinquanta entrava in chiesa col velo annodato sotto il capo. Anche le donne più giovani o più grandi di lei facevano altrettanto. Finché il velo ha ceduto il posto al foulard, che non è proprio la stessa cosa. Inevitabile pensare alle spose del passato e/o di alto rango con lo strascico, che mi fa venire in mente una mia poesia, composta anni fa e premiata, dove paragono le radici sviluppatesi in acqua del giacinto al velo da sposa. La poesia è intitolata Giacinto Blu ed è contenuta nella raccolta Natura d’Oro. Riporto la prima strofa: Nella boccia di vetro/ho spiato/le radici avvolgenti/distendersi/come velo da sposa. La commissione del Premio Letterario così motivò: “Lo svilupparsi delle radici nella trasparenza del vetro rivela il magnifico divenire della natura e della vita, nel gioco dell’intravedere che richiama il ruolo del velo da sposa”. Le parole trasparenza e divenire, simboleggiate dal velo mi inducono a ben sperare che si stia lavorando per una società migliore, dove non conti l’apparenza ma la sostanza delle persone, mediata o meno dal velo.

Ennio

Ho visto in anteprima Ennio, il film documentario di Giuseppe Tornatore, dedicato a Ennio Morricone. È una specie di biografia in musica che ripercorre la vita e le opere del compositore, dall’esordio fino al premio Oscar, con interviste, registrazioni, spezzoni tratti da alcuni film e filmati vari: due ore e 47 minuti emozionanti che consentono di rivedere opere del passato e apprezzare l’eccezionale bravura di Morricone. Curioso che da ragazzo pensasse di fare il medico, ma il padre trombettista lo avviò al conservatorio, dove Ennio capì quale sarebbe stata la sua strada. Autore di circa 500 colonne sonore, personalmente trovo esaltante quella composta per il film Mission (1986), eccezionale anche per la storia. Avere lavorato per il cinema, gli procurò critiche tanto che fu riabilitato tardi e non credeva avrebbe vinto l’Oscar. Commovente la cerimonia della consegna, dalle mani di Clint Eastwood – altro grande vecchio – quando Ennio dedica la statuetta alla moglie Maria, la sua prima critica e sostenitrice. Dalle testimonianze, egli scriveva musica in una specie di stato di grazia, come se la vedesse nella testa prima di trasferirla sul pentagramma, riuscendo a combinare nello stesso brano musica classica e moderna. Ovvio che fosse tenuto in gran conto da vari produttori, suscitando le invidie di qualcuno. Di temperamento tenero ma determinato, era al di sopra delle maldicenze. Lo si deduce anche dallo sguardo, mite e profondo. Perché lui è la voce narrante dell’opera e fa compagnia allo spettatore per buona parte del docufilm. Alla fine del quale si esce con l’impressione di essere stati in compagnia di una persona veramente geniale.

Mattarella bis

“Se serve ci sono”: queste le parole di Sergio Mattarella, presidente uscente…rieletto alla ottava votazione, risoltasi all’ora di cena verso le 20.20 di sabato 27 gennaio 2022. Segue un lungo applauso al raggiungimento del quorum dei 505 voti richiesti. Mi spiace per il Presidente che aveva il legittimo diritto di riposarsi ed invece generosamente si rimette in gioco, per salvare il salvabile di un Parlamento scombinato che nei sei precedenti giorni non ha dato segni di ragionevolezza. Gli auguro di cuore di non pentirsi di sacrificarsi nuovamente per la “ricucitura” politica. Certo lui è una garanzia, votato con 759 preferenze; tra l’altro ha superato i voti ricevuti nella votazione per il precedente settennato ed è il presidente più votato dopo Sandro Pertini. Cinque minuti di applausi. Comunque le forze in campo dovranno rimboccarsi le maniche, non basta scaricare su di lui le difficoltà di governare il Paese. Ho seguito la diretta su Rai1 e mi sono emozionata all’annuncio, un misto di orgoglio e di pena…mi sarebbe piaciuto un presidente donna, succederà nel prossimo futuro. Per ora è consolatorio che sia andata così. Intanto arrivano le congratulazioni dal resto d’Europa. Bello seguire il viaggio verso il Quirinale nella notte romana. Il rieletto Presidente ringrazia, sottolineando il momento difficile che impone di non sottrarsi agli impegni, forse emozionato e probabilmente preoccupato. Date le premesse e quello di peggio che sarebbe potuto succedere, sono rasserenata dal risultato e onorata che Sergio Mattarella sia di nuovo il Presidente di tutti gli italiani. Forza e coraggio, Presidente! Auguri di cuore!

Giornata della Memoria

Non so come onorare questa Giornata della Memoria. Non voglio essere ripetitiva o peggio retorica. Il silenzio mi sembra più adatto di tante parole, per ricordare le vittime delle persecuzioni razziali, ma qualcosa devo pur dire. Cerco tra i libri di scuola uno stimolo, un appiglio… finché l’occhio mi cade sulla borsa di cuoio impolverata che mi portavo a scuola durante gli esami, con i lavori svolti dai miei studenti. Estraggo un giornalino intitolato PENSIERI D’INCHIOSTRO, decorato in copertina da un pennello appoggiato su una tavolozza per pittura. Lo sfoglio e trovo una pagina dedicata nientemeno alle recensioni sui romanzi letti, cinque, uno dei quali è STORIA DI ANNA FRANK, proprio quello che fa al caso mio, non il Diario di Anna Frank, ma una rivisitazione del suo famoso diario, con l’aggiunta di informazioni storiche ed altri dati. Scorro l’indice del fascicolo e in fondo c’è l’elenco della classe, 24 alunni che sono oggi giovani adulti (era il 2009). Ne nomino alcuni: Omar, Edoardo, Benedetta, Gloria, Princesse…Farouk, Marcello, Filippo, l’ultimo dell’elenco, con le firme autografe sulla penultima pagina. Riporto la recensione perché merita: “L’argomento fondamentale è rappresentato dalle vicende personali di Anna durante la segregazione, dovuta alle persecuzioni razziali. È il 1933 e la famiglia Frank lascia la Germania per l’Olanda, che però il 10 maggio 1940 viene invasa dai nazisti. Nell’alloggio segreto dietro a dei magazzini, Anna scrive il suo libro, dedicandolo a un’amica immaginaria, Kitti. Seguono la deportazione e la morte nel marzo 1945”. Una soddisfazione leggere questo omaggio in prosa a una vittima dell’antisemitismo, in rappresentanza di sei milioni di morti. Con la speranza che gli autori della bella recensione non se la siano dimenticata.

Brutta pagina di cronaca

“Costruire una società basata su valori sani”: parole di Ruth Dureghello, presidente della comunità ebraica di Roma, intervistata sull’increscioso episodio di antisemitismo ai danni di un 12enne, aggredito a calci sputi e parole da due ragazzine. Succede a Campiglia Marittima in provincia di Livorno, domenica poco dopo le 18 in un parco comunale, a ridosso della Giornata della Memoria. Autrici dell’aggressione due adolescenti di sesso femminile, genere ritenuto particolarmente sensibile. Anche il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi si dichiara addolorato e richiama tutti all’impegno quotidiano nell’educare le nuove generazioni “al rispetto e al rifiuto di ogni forma di violenza e discriminazione”. Come non condividere questo accorato appello? La comunità ebraica di Livorno, una delle più importanti d’italia, è sotto choc. Tristezza constatare che succedano ancora queste cose, dopo tutto il male versato subìto ignorato e perfino negato! Chissà cosa passava per la testa delle due quindicenni e chissà cosa ci mettono, dentro la testa. Intanto bene ha fatto il padre del ragazzino aggredito a denunciare l’episodio ed altrettanto i media a darne conto. Mi auguro che le responsabili dell’aggressione vengano adeguatamente coinvolte in una punizione utile a farle rinsavire. Sospetto che dietro ci siano carenze varie (perfino troppo facile pensare di natura familiare e/o scolastica), ma la responsabilità dell’episodio ricade in primis nelle ragazze che, data l’età dovrebbero essere in grado di intendere e volere. Vero che spesso anche gli adulti peccano di giudizio…ma evitiamo di giustificare sempre e di soprassedere.

Dura lex sed lex

Snack Bar Milady di Fusarini Diego e Anna Serena ? D’abitudine destino il lunedì alla spesa, e talvolta al mercato di Fonte (che frequento anche di giovedì in paese) rivisitato stamattina. L’artrosi e il successivo intervento mi avevano privato di questo piacere per un paio di mesi. Riconosco che recuperare certa normalità è un toccasana, perché l’obiettivo principale non è la spesa e nemmeno la consumazione al tavolo, ma lo scambio di pensieri. Così vengo a sapere da Diego, il titolare, che ieri ha preso la multa perché non ha chiesto il green pass a un avventore, tra l’altro fuori del locale e intenzionato a consumare: multati entrambi! Dura lex sed l’ex. Perciò mi chiede di esibire il mio lasciapassare, notando che non ho più la stampella e mi sono furtivamente impossessata del Corriere, che decido di leggere in un rientro della sala, scomodo (perché difronte a un ripostiglio) ma isolato, così non sarò disturbata. Qui la clientela si rinnova velocemente e talora rumorosamente. Dopo pochi minuti mi arriva il cappuccino con il decoro floreale sulla schiuma e la fragrante croissant, tiepida al punto giusto. Data la confidenza, chiedo a Diego l’ammontare della multa: € 280 pagando subito. Beh, mi spiace! Io sono tranquilla e anche confortata che lui si sia adeguato da bravo cittadino, senza fare storie. Le punizioni servono a migliorare, non a incattivirsi. Poi mi dirigo al mercato poco distante e passo in rassegna alcune bancarelle, privilegiando quella dei fiori dove predominano primule, giacinti e tulipani: un piacere per gli occhi e per l’animo! L’acquisto è inevitabile e gratificante.

Meglio prevenire che curare

Mi piacerebbe scrivere più spesso storie a lieto fine, ma in cronaca abbondano quelle dure, alcune magari evitabili. Come quella capitata alla ragazza incinta morta di covid, non vaccinata; salvato il neonato. Succede a Roma e la giovane 28enne era ricoverata al Policlinico Umberto I dallo scorso 7 gennaio per difficoltà respiratorie, complicatesi nel corso della degenza. Sottoposta a parto cesareo d’urgenza, il neonato alla nascita pesava kg. 1,8: uno scricciolo che vuole vivere. Mi fa molta pena lui che lotta per la sopravvivenza pur senza la mamma, pietà per lei con una punta di rammarico perché se si fosse vaccinata, come da indicazioni dall’unità di crisi della Regione Lazio, sarebbe viva e si potrebbe godere il suo bambino. Altre giovani mamme l’hanno seguita in questa disavventura angosciosa ed angosciante. Penso anche ai padri rimasti vedovi, ai genitori orfani di una figlia, forse ad altri figli più grandicelli privati della madre. L’idea della morte improvvisa ed accidentale aveva sfiorato anche me al tempo della gravidanza. Essendo nubile, avevo voluto cautelarmi, nel caso la signora con la falce mi avesse fatto visita. Andai da un avvocato per informarmi sul da farsi e firmai un documento dove riconoscevo il figlio che sarebbe nato…prima della nascita. Col senno di poi, lo stratagemma può fare sorridere e sembrare eccessivo, ma allora mi sembrò la cosa giusta da fare, per prevenire ipotetiche intromissioni della malasorte. Vero che la nascita viene chiamata lieto evento. Quasi sempre è così, ma purtroppo non sempre. Inoltre ritengo sia giusto dare credito alla comunità di scienziati che da molti mesi si arrabatta per limitare i danni della pandemia. Il problema sussiste, le vittime del covid sono ancora molte. Ma molti sono quelli che il problema l’hanno superato. Anche evitato, vaccinandosi.