Stamattina non esco, perché aspetto una visita. Le notizie mi giungono comunque dalla tivù e devo dire che c’è solo l’imbarazzo della scelta tra: medioevo afgano, terremoto ad Haiti, vittime sul lavoro o di un vicino alterato dal caldo. Preferisco riflettere su un dato che non è ancora da cronaca nera, ma potrebbe diventarlo: gli automobilisti sono diventati più pericolosi al volante, dopo il lockdown, e vengono sanzionati per distrazione, eccesso di velocità, uso del cellulare, dismissione delle cinture di sicurezza. Sembra vogliano candidarsi al suicidio o all’omicidio. Premetto che non mi piace stare al volante: sono parecchio miope e mi altero se mi strombazzano dietro. Preferisco di gran lunga camminare, a passo svelto, se devo coprire brevi distanze (il periodo attuale non fa testo, perché l’artrosi mi ha messa k. O.). Comunque mi ero accorta dell’aumento dell’indisciplina sulla strada, ragion per cui evito di infilarmi in viaggi medio-lunghi e uso con parsimonia l’auto. Anziché tirar fuori la mia dal garage, preferisco sentir rombare quella di Manuel, quando viene a sistemarmi varie cosette al pc, annessi e connessi. È un’ originale auto quasi d’epoca, bianca e azzurra, adatta a un tipo originale e multitasking come lui. Anche sulla mia vecchia panda color pavone non posso sciorinare lamentele: dopo oltre 25 anni di onorato servizio, parte ancora al primo colpo. Sento nostalgia per queste vecchie signore che hanno condiviso con i proprietari viaggi e viaggetti di varia natura e sono contenta che abbiano evitato lo sfasciacarrozze. So che arriverà anche per loro il momento del congedo definitivo. Ma per ora sono un simbolo di tenacia e di resistenza. Chi vuole intendere, intenda.
Categoria: Attualità
Addio a Gino Strada
A caccia di notizie sul web, incappo nella seguente: È morto Gino Strada. Il fondatore di Emergency aveva 73 anni. Laureato in Medicina e Chirurgia, specializzato in Chirurgia d’Urgenza, nel 1988 si indirizza verso la cura delle vittime di guerra. Tra il 1989 -1994 lavora con il Comitato internazionale della Croce Rossa in varie zone di conflitto: da questa esperienza nasce l’ONG Emergency, fondata insieme alla moglie Teresa Sarti e a un gruppo di colleghi. Dalla sua fondazione alla fine del 2013, ha fornito assistenza gratuita a oltre 6 milioni di pazienti in 16 paesi del mondo. Che dire? Le cifre parlano da sole. Mi spiace che sia mancato un uomo speciale, un’icona del volontariato. Abituata a vederlo in tivù gli anni passati, ho più volte dato il mio obolo per la causa a favore delle vittime di guerra, molti bambini. A scuola, nell’antologia c’era una sezione riservata a questo argomento, che non lasciava indifferenti i ragazzi. A Bassano abbiamo anche visto una mostra fotografica sul tema, efficace anche più delle parole. “Lascia un vuoto enorme, che non si potrà colmare. Salutiamo un uomo che si è battuto senza sosta per i diritti e la giustizia, in tutto il mondo”, è il messaggio del quotidiano il manifesto che condivido. Leggo che era in vacanza in Normandia, il che mi fa pensare che non fosse ammalato: una dipartita improvvisa per un viaggio verso l’infinito.
Fatalità o negligenza
Nella Cronaca del Corriere del Veneto mi colpisce la morte in piscina comunale a San Pietro in Gu di Christian Menin, che avrebbe compiuto sette anni il prossimo Natale. L’ipotesi di reato è omicidio colposo per omessa vigilanza del minore. Il pubblico ministero si pone una domanda che mi pongo anch’io: Fino a che punto deve arrivare lo sguardo vigile di un bagnino – in questo caso una ragazza 22enne – e fino a che punto quello dei genitori? Il piccolo Christian non indossava i braccioli e neanche il salvagente e si era allontanato per giocare con un bambino più grande di lui. Quando facevo l’insegnante, erano perfino ossessivi gli inviti a vigilare i ragazzi durante la ricreazione, pena “multa in vigilando” e mi riferisco ad adolescenti tra gli 11 e i 14 anni, in grado di badare a se stessi (quasi). Nel caso di bambini di età prescolare o giù di lì, non ho esperienza diretta, ma ho già confidato in un precedente post di aver perso mio figlio al mare, per un paio d’ore, quando aveva circa l’età di Christian: un’esperienza terribile, per fortuna conclusasi bene. Dovetti ricredermi sulla certezza che non si sarebbe allontanato da dove l’avevo lasciato per pochi minuti. Invece accadde. Da allora non mi sono più fidata e gli sono stata col fiato sul collo, senza delegare ad altri la sua incolumità. Per dire quanto sia totalizzante il ruolo del genitore e quanto sia facile delegarne ad altri la responsabilità, quando accade una disgrazia. Mi ricordo uno scioglilingua di mia madre, in dialetto, il cui significato era: chi li ha fatti se li tiene. Qualcuno potrebbe obiettare che, così facendo, si crescono creature ansiose e tristi. Può darsi, ma su quelle vive si può sempre intervenire, se la disgrazia, per fatalità o negligenza, non ci mette lo zampino.
National Women’s Day
A proposito di feste e ricorrenze cui attingo in internet, per scegliere l’argomento oggetto del mio post odierno, oggi è il National Women’s Day, la giornata nazionale della donna in Sudafrica. Fu istituita nel 1994, per commemorare una marcia di protesta di donne, tenutasi nel 1956. Tra l’altro coincide con la Giornata mondiale dei popoli indigeni (di proposito evito di parlare della bomba atomica su Nagasaki), il che mi consente di fare una considerazione generale sul contributo delle donne di qualunque parte della terra alle Olimpiadi appena concluse: 10 ori, 10 argenti e 20 bronzi autorizzano ad almanaccare sul 2020 della XXXII Olimpiade di Tokyo che ho seguito in parte sullo schermo. Leggiadre le Farfalle della ginnastica ritmica, una libellula Vanessa Ferrari nel corpo libero… ma Irma Testa mi ha veramente impressionato: sia per la specialità, pugilato femminile, oro mai conquistato prima, sia per la provenienza: Torre Annunziata, dove a 14 anni è uscita di casa, masticando poco italiano per sua stessa ammissione. Tra l’altro una bella ragazza, come potrebbe esserlo la vicina della porta accanto, capelli lunghi neri, sguardo espressivo, quando nell’immaginario collettivo si potrebbe ipotizzare un donnone forzuto. Ho letto qualcosa sulla vita di questa giovane atleta che deve aver mandato giù diversi rospi, per cui mi fa particolare simpatia e condivido l’entusiasmo che le viene tributato. È un esempio della tenacia e dello spirito di sacrificio delle donne, se mai ce ne fosse bisogno. Anche fuori delle competizioni sportive, le donne hanno coperto chilometri di fatiche e hanno saputo rialzarsi dopo traumatiche cadute. Mi basta pensare a certe vedove di guerra che hanno allevato da sole parecchi figli, costrette a caricarsi di pesi destinati ai compagni. Qui mi fermo per non diventare patetica, ma ammiro molto la forza delle donne, costrette nel passato a esprimersi solo entro le mura di casa. La mia non è una posizione da femminista (esistono ancora?) ma da osservatrice della realtà circostante, che risulta molto piacevole quando maschi e femmine interagiscono allo stesso livello. Riconoscendo il dovuto a chi, per tanto tempo è stato sottovalutato.
Siamo anche speciali
Noi Italiani siamo speciali nelle situazioni eccezionali. Gli Inglesi ci sottovalutano ma questo per noi è un vantaggio. Dovremmo diventare normali…. questo in sintesi è il pensiero di Beppe Severgnini che commenta la sconfitta degli Inglesi a Wembley contro l’Italia poche settimane fa. Per ritorsione, pare che da allora siano crollate le prenotazioni nei locali che forniscono pietanze del Belpaese, crollate di quasi il 60 %, pizza compresa., diventate indigeste come la rete di Leonardo Bonucci e le prodezze del portiere. Mi ero fatta un’idea diversa degli Inglesi, ma se è andata davvero così, mangino pure “fish and chips”, pesce e patatine. Mi spiace che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non sia stato adeguatamente omaggiato dal principe William… da signore qual è avrà fatto buon viso a cattiva sorte, perché “Se l’invidia fosse febbre, tutto il mondo l’avrebbe”, diceva mia nonna. All’evento sportivo di sopra, si aggiunge ora l’oro azzurro nella 4 x 100 a Tokyo 2020, che produce l’esclamazione “Not Italy again!”. Se il successo azzurro fa rumore, mi fa un certo effetto riflettere sulla frase di Severgnini, che siamo speciali nelle situazioni eccezionali, perché credo contenga molto di vero. Basta pensare a quanto successo durante il terremoto, oppure durante altre calamità, piuttosto frequenti a casa nostra. Ma anche altrove, a ben vedere: incendi, alluvioni, crolli… ce n’è per tutti! Sarebbe un gran bene che la risposta eccezionale diventasse normale. Sembra un gioco di parole, invece contiene un suggerimento operativo salutare, che per risposta ha la sicurezza, nostra e altrui. A buon intenditor poche parole.
Il ritorno di Simone
Simone Biles è ritornata in gara e ha appena vinto il terzo posto alla trave: grande prova di coraggio e di tenuta, dopo l’inconveniente dei giorni scorsi. Mi sto appassionando alle Olimpiadi, per l’exploit di atleti dal volto umano (e dal corpo perfetto), credo siano un esempio di disciplina e resistenza, condite da anni di fatiche e sacrifici. Al momento sto seguendo gli uomini alle parallele e devo dire che è una passerella di grandissimi interpreti, atleti di varie parti del globo che consente un ripasso della geografia. Mi piacerebbe avere qualche commento al riguardo. Mi limito ad esprimere grande ammirazione per le prove, esprimendo intensa solidarietà per il duro percorso affrontato. Lunga vita agli atleti!
Azzurri alle Olimpiadi
– Sono molto contenta che Vanessa Ferrari abbia vinto l’argento a Tokyo: leggera, flessuosa, potente! Ma la ammiro ancora di più da quando so quanto le è costato raggiungere il livello attuale di espressione artistica: cinque interventi e la pausa per il covid. Se non è resilienza questa! Brava ragazza, tenace e coraggiosa come ce ne vorrebbero tante. Per fortuna le Olimpiadi ci raccontano belle storie, come quella di Jacobs (100 metri) e Tamberi (salto in alto) che si abbracciano sotto la bandiera italiana. Le emozioni che trasmettono valgono quanto l’oro conquistato. Credo che a scuola dovrebbe essere incentivata l’attività motoria, come fattore di benessere psico-fisico da coltivare sempre, anche in maniera agonistica da giovani, ma quale strumento per vivere meglio da adulti e infine per invecchiare bene. Giusto stamattina sul quotidiano Il Gazzettino, nella rubrica Passioni e solitudini, la sessuologa Alessandra Graziottin si appella alle istituzioni perché prendano provvedimenti per i danni causati soprattutto agli anziani dal lungo periodo di isolamento emozionale e sociale da lockdown. Ma anche tanti giovani non ne sono esenti. Da bambina mi sarebbe piaciuto fare danza… mi sono dovuta accontentare di partecipare a qualche gara di ballo da adulta, di cui conservo un piacevole ricordo. Ho camminato in maniera spedita, senza essere una maratoneta. Adesso la coxartrosi mi limita, ma dopo l’intervento nessuno mi fermerà più!
Il costo del successo
Seguo “di profilo” le Olimpiadi, nel senso che mi aggiorno sulle gare e partecipo con gli atleti delle varie specialità… ma mi attrae ancora di più il dietro le quinte dei giochi, dove gli sportivi smettono di essere semidei e diventano uomini. Come è successo alla ginnasta statunitense Simone Biles, a 24 anni detentrice di ori e medaglie… e ritiratasi dalle gare per un cedimento mentale che ha compromesso la sua eccezionale performance. Intanto complimenti per aver avuto il coraggio di comunicare questa sua fragilità. Le auguro di rimettersi a volteggiare come una farfalla, appena si sarà ristabilita fisicamente e psicologicamente. Immagino la pressione cui è sottoposta: essere sempre in prima linea produce anche effetti collaterali negativi. Personalmente sono per una seconda fila, senza sbagliare. Parlo per me che da piccola ero “bullizzata” perché brava. Il termine ancora non era in auge, ma i dispetti sì. In terza elementare coprivo in bicicletta il tratto casa- scuola, di circa un chilometro. Un giorno, tornando, mi sono sbucciata un ginocchio contro un ruvido muretto, perché i freni erano stati messi fuori uso da qualcuno invidioso delle mie prestazioni scolastiche. E non è stata l’unica volta. Tanto che da insegnante dissuadevo i genitori troppo ambiziosi, dall’opprimere i figli con richieste di valutazioni stratosferiche. Erano sempre loro a protestare, se ritenevano che il giudizio assegnato fosse al di sotto del merito. Con sceneggiate talora imbarazzanti. Ritengo che l’equilibrio psico-fisico sia prioritario in qualunque ambito, anche nelle competizioni sportive. Solo il singolo sa quando è ora di dedicargli più attenzioni.
Cultura e Amicizia: ottimo salvagente!
Mi piace lo slogan adottato dal G20 Cultura “La cultura unisce il mondo”. Creato nel 1999, il gruppo dei 20 è un forum dei leader, dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali dei Paesi più industrializzati che si incontrano per “favorire l’internazionalità economica e la concertazione tenendo conto delle nuove economie in sviluppo”. Non sono un’esperta ma intuisco che il buono della definizione stia nella parte finale, che si chiude con la parola sviluppo. La cerimonia di apertura della riunione G20 Cultura al tramonto, nel Colosseo, nel cuore dell’antica Roma, con il Presidente Draghi è di grande suggestione. Il Ministro della Cultura Dario Franceschini, con voce ferma dichiara che sarà la cultura la chiave della ripresa, perché “La cultura parla ai popoli e ha il potere di unire il mondo”. L’Italia è il Paese con il maggior numero di siti Patrimonio dell’Umanità Unesco, che con i tre recenti: Montecatini, Cappella degli Scrovegni, portici di Bologna giunge a quota 58 (contro i 55 della Cina e i 48 della Spagna e Germania). Tra l’altro, oggi è la giornata mondiale dell’Amicizia, sentimento che unisce persone, ma per estensione anche popoli. Considerato che abitiamo tutti lo stesso pianeta, mi pare che sia di buon auspicio per studiare e avviare relazioni sulla base di questi due grandi valori: Cultura e Amicizia, da parte dei grandi della terra ma anche di ognuno di noi.
Animali domestici
Non toccatemi i gatti, per me creature straordinarie. Ne ho avuti tanti nella vita, alcuni più cari di altri perché anche i felini domestici hanno il loro carattere. Attualmente mi sento privata di Puma, la gattina nera, sofferente di cuore mancata a gennaio, dopo un’inutile permanenza dal veterinario che non è riuscito a prolungarle la vita, conclusa a 11 anni. Adesso c’è Grey, soriana tigrata di 5 anni che entra in casa solo per mangiare, il che succede spesso perché pare insaziabile. Dettaglio da riferire a eventuale psicologo degli animali: quando Grey sgranocchia i suoi croccantini (se capita, anche quelli del cane Astro) fa rumorosamente le fusa, che interpreto come soddisfazione e forse gratitudine. Però, per età e temperamento, non posso dire che mi faccia compagnia. La prossima primavera conto di introdurre un paio di micetti che allieteranno le mie giornate. Mi è capitato di seppellirne qualcuno, vittima della strada. Non so come reagirei se capitasse a me quanto accaduto alla proprietaria della gattina impallinata a Spresiano, e miracolosamente sopravvissuta. Approvo che abbia sporto denuncia e mi auguro che l’infame gesto contro un animale indifeso non resti impunito. Non fa differenza se l’autore risultasse un cacciatore impaziente che si esercita indiscriminatamente prima dell’apertura della caccia, oppure un giovane aggressivo che si sfoga su un bersaglio facile. Una rilettura del Cantico delle Creature del poverello di Assisi sarebbe quanto mai salutare!
