Sono arrivati in Italia Munzir e Mustafa, protagonisti della foto simbolo del conflitto siriano: il padre ha perso una gamba per lo scoppio di una bomba, il figlioletto è nato senza arti inferiori e superiori perché la madre, quand’era in cinta ha respirato gas nervino. Lo sento al telegiornale, che già si era occupato del caso. Lo scatto ha vinto il Siena International Photo Awards 2021, prestigioso concorso fotografico cui partecipano artisti di 163 Paesi ed è opera del fotografo turco Mehmet Aslan: reggendosi su una stampelle il padre solleva il figlio di cinque anni, in un momento di tenerezza. Adesso padre e figlio saranno seguiti dal Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio (BO), che accoglie ogni anno 11.000 pazienti. Una storia dura che potrà avere un seguito positivo. Il percorso riabilitativo non sarà tutto rose e fiori, ma almeno è stata offerta a padre e figlio la possibilità di una vita meno complicata, attraverso delle moderne protesi. La loro storia offre anche l’occasione di riaccendere i riflettori sul dramma internazionale della Siria, paese sconvolto e distrutto da una guerra che dura da più di un decennio (iniziata il 15 marzo 2011). Ritornando alla foto e anche al video disponibile sul web, impossibile non farsi prendere dagli occhioni vispi e dalla vivacità del bambino che si muove come un gatto amputato e curioso. Del padre 35enne intuisco la pena per il figlio, ora sostenuta dalla speranza di poter migliorare la condizione di entrambi. Oggi è la giornata mondiale degli abbracci: sembra una ricorrenza risibile, di questi tempi appesantiti dalle restrizioni sanitarie. Ma la foto dell’abbraccio gioioso tra padre e figlio, pur limitati nel fisico è indice di quanto e come il vero amore scavalchi ogni ostacolo.
Categoria: Attualità
Una donna a capo del Parlamento Europeo
Un bel compleanno davvero per la neoeletta Presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola! Già vicepresidente e presidente a interim dalla morte di David Sassoli, di cui prende il posto. Eletta il giorno del suo 43esimo compleanno, è la più giovane presidente della storia a guidare il Parlamento Europeo. Dopo la sua proclamazione, i deputati le hanno cantato “Happy Birthday”: doveroso e simpatico pensiero. Maltese, mi è piaciuto che abbia parlato in Italiano, per rendere omaggio al suo predecessore che lei ha definito “un campione di democrazia”. Mi fa piacere che sia una donna, cui auguro di lavorare bene. Un’agenzia Ansa titola “Da Malta a Strasburgo, sempre più donne ai vertici Ue”, sottolineando che la neoeletta è la “prima esponente della generazione Erasmus ad occupare la carica più importante del Parlamento europeo”. Orbene, significa che i tempi sono maturi in Europa. Dove c’è anche l’Italia che a breve potrebbe portare una donna al Quirinale. Magari! Non perché sono donna, ma perché credo che diverse donne ne abbiano le capacità…ma che i tempi per noi non siano ancora maturi. Meglio se mi sbaglio. Certo che una donna al Quirinale sarebbe una grande novità e un segno di lungimiranza. Si sussurra un nome…staremo a vedere. Il Parlamento italiano si riunirà il 24 gennaio in seduta comune per eleggere il successore di Sergio Mattarella, che sarà il 13esimo Presidente della Repubblica Italiana per i prossimi 7 anni. A me piace sia il numero 13 che il numero 7: incrocio le dita e spero che portino bene!
Le regole valgono per tutti
La prima cosa che faccio da sveglia è accendere la radio. La prima notizia che sento stamattina alle sette riguarda l’espulsione dall’Australia del tennista serbo Novak Djokovic, che non può partecipare domani all’Aus Open. Se ne parlava da giorni, il suo appello è stato respinto e lui espulso “per motivi di salute pubblica”, in quanto non è vaccinato. Le regole sono regole, per tutti. Forse il campione sperava in sconti legati alla popolarità. Credo che ora dovrà affrontare diversi problemi e anche una perdita di credibilità, perché una cosa è l’abilità in un settore e un’altra come promuoverla correttamente. Senza aver approfondito il caso, a naso la mia simpatia va per l’Australia che non si è fatta condizionare dalla fama del tennista. Sullo sport non sono un’esperta. Salvo ricordare con piacere un periodo quando mi ci ero accostata, avendo i campi da tennis dietro casa, a Possagno. Ci portavo mio figlio ragazzino: mentre lui seguiva le lezioni di un istruttore, io mi godevo il panorama circostante, seduta su una panchina per gli spettatori. Trovavo rilassante il tic toc della pallina gialla che rimbalzava da una racchetta all’altra, ho anche provato a giocarci anch’io, ma è durato poco. Comunque le palline da tennis sono ancora nei paraggi, custodite nel contenitore dietro la porta dello studio, a ricordarmi che muoversi è importante, comunque lo si faccia. Con l’età cambiano i gusti e le risorse fisiche diminuiscono, ma resta sempre valido il motto latino “Mens sana in corpore sano”. Anche oggi c’è il sole e farò una ossigenante passeggiata. Buon relax a tutti!
Una bella persona
Mi ritrovo in cucina a mezzogiorno, per preparare il pranzo che oggi realuzzo con le mie mani (succede che lo comperi spesso pronto, poi pentendomi perché deludente): sminuzzo le verdure che andranno in pentola e diventeranno in parte base per un risotto all’ortolana, in parte zuppa, oppure crema di verdura. Come di consueto, accendo il televisore perché l’audio in sottofondo mi fa compagnia: seguo la diretta delle esequie di David Sassoli fino alle 13.30, senza sentire il tempo che scorre. Funerali di Stato. La cerimonia religiosa è permeata da un’atmosfera affettuosa e di riconoscenza verso un uomo che divideva le persone in due gruppi: gli amici e i grandi amici. Molte le testimonianze di amici, colleghi, familiari…il mondo delle istituzioni, della politica, esponenti di associazioni varie, tra cui gli scout cui fece parte da giovane che prendono la parola per primi. Seguono molti interventi, intensi e commoventi. Mi colpisce particolarmente il saluto di una collega che enumera le molte virtù incarnate dal Presidente del Parlamento Europeo che si guadagna l’Elogio della Mitezza, della Buona Educazione, della Signorilità, dell’Umiltà, della Speranza. Una vita feconda, anche se si è interrotta troppo presto, come sottolinea la vedova. Forse è banale dire che se ne vanno i migliori. In una preghiera si ricorda che: “Il Signore dispone i tempi del nascere e del morire”, verità per i cattolici. Ma anche per i non credenti è incontrovertibile che la vita ci è solo prestata e non ci appartiene per sempre. Ciò che resta è quanto seminato. Non vi è dubbio che David Maria abbia seminato molto e bene. Una testimonianza di ottimismo e di speranza da raccogliere.
Qualità e quantità del tempo
Mi unisco al cordoglio per la prematura morte di David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, giornalista e volto familiare del Tg3 e del Tg1: me lo ricordo abbastanza bene, per il modo garbato e gentile di dare le notizie. Oltre alla politica e al giornalismo, amava il giardinaggio e le buone letture, il che per me è un valore aggiunto. Considerata l’età media italiana, se ne va molto prima, a 65 anni, per una disfunzione del sistema immunitario. A due mani con Francesco Saverio Garofani ha scritto “Il potere fragile” edito da Fandango che già dal titolo mi sembra interessante, pur non essendo un romanzo, genere che prediligo. Tornando al motivo del ricovero, egli stesso in un video informa di essere stato colpito da una brutta polmonite a settembre, da cui evidentemente non si è più ripreso. Però voglio spostare l’attenzione su ciò che ha fatto, meritandosi la stima di molte persone, titolate e non. Perché ciò che conta è l’eredità che si lascia, non la modalità del congedo. Tuttavia il tempo non è una variabile da poco, cosicché mi sembrano più fortunati quelli che possono disporre di una lunga vita, che oggi come oggi in Italia viaggia attorno agli ottant’anni. Gli antichi filosofi sostenevano che la qualità del tempo prevale sulla quantità. Praticamente impossibile smentirli, anche se una morte prematura lascia comunque una nota amara.
Uno strano furto
Succedono dei fatti che hanno dell’incredibile. Mi riferisco al furto di libri, o meglio di futuri libri perpetrato da uno scaltro 29enne, finalmente smascherato dall’Fbi. Se ho ben capito leggendo e sentendo notizie su di lui, si spacciava per editore al fine di acquisire i testi di autori, anche famosi…di cui peraltro si ignora cosa avrebbe voluto fare: impossessarsene, per diventare a sua volta famoso? Agisce a nome di qualcuno? Sarà interessante seguire l’evoluzione di questo che sembra un caso letterario, piuttosto che giudiziario. Si tratta di Filippo Bernardini, 29enne, accusato di “frode telematica e furto d’identità”, di nazionalità italiana (mi spiace per l’astuzia nostrana messa a servizio dell’inganno), dipendente di una delle più grandi case editrici statunitensi, arrestato l’altra sera all’aereoporto di New York. Immagino i fiumi d’inchiostro che saranno versati attorno a questa truffa, che non è di identità ma di creatività. Siccome scrivo da almeno un decennio, agli esordi ero stata messa sul chi va là riguardo la possibilità di perdere il “diritto d’autore” e allertata di cautelarmi, anche in modo che allora mi sembrava perfino eccessivo, spedendo a me medesima, prima che a chiunque altro, il frutto del mio pensiero. Nel caso delle foto poi, ero arrivata a dire che mi sarei sentita lusingata, se qualcuno se ne fosse interessato. Allora ero ingenua e ignara di come anche il mondo della letteratura possa essere oggetto di furto. Mi viene in mente un film abbastanza recente che racconta la storia di un falso Nobel, un uomo che in realtà spacciava per suoi i romanzi scritti dalla consorte, finché questa si è stufata e ha svelato l’inganno. Chissà cosa sarà prodotto sul fatto di cronaca del “ladro di libri”. Da dietro le sbarre, adesso avrà tutto il tempo per dedicarsi alla lettura delle opere altrui. E
Festa del Tricolore
Compleanno speciale oggi 7 gennaio: la bandiera italiana compie 225 anni! Infatti nasce a Reggio Emilia nel 1797, a tre bande verticali di colore verde come le pianure, bianco come Alpi e Appennini e rosso come il sangue delle vittime delle guerre. L’articolo 12 della Costituzione Italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948 lo esplicita. Bene che ci siano celebrazioni per la festa del Tricolore, simbolo di unità nazionale. Il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, dice che nei simboli ci si deve riconoscere, in quanto rappresentano valori collettivi. Difficile dargli torto, però percepisco molta disaffezione oggi sia verso la bandiera, sia verso i nostri governanti, sicuramente impegnati a districare tanti nodi creati dalla pandemia e dalla sua gestione. Sentirsi cives, cioè cittadini di una nazione non è scontato, tanto più oggi che l’integrazione è ostacolata dal distanziamento. Il disagio non è solo nostro, e non è questione “di bandiera”. Quando ero in servizio, riservavo una delle mie ore settimanali di lezione all’Educazione Civica: partendo dall’attualità, veniva considerato un fatto di cronaca, per verificare quale diritto fosse stato calpestato, con occhio alla Carta Costituzionale. Gli studenti non si annoiavano, era una sorta di…esercizio sul campo scolastico, una specie di laboratorio. Per me oggi sarebbe molto più difficile, specie se le lezioni fossero in dad come temo succederà a diversi colleghi alla ripresa imminente delle lezioni. Non ci resta che invocare lo spirito unificatore della bandiera e farci incoraggiare da quello dei tanti patrioti, noti e ignoti, caduti per la libertà.
Nella calza della befana
Sono in ritardo con il post, perciò mi affretto. Cosa mi ha portato la befana? Intanto il sole, così ho potuto portare fuori il vecchio cane, che ha conosciuto altri cani e io ho potuto riassaporare l’aria fresca ed il tepore delle ore centrali di questa silenziosa epifania. Ieri sono stata rinchiusa in casa tutto il giorno, causa pioggia e tempo avverso. Neanche preso il giornale, tanto le brutte notizie arrivano per altri canali. A proposito, possibile che ci sia gente che invia minacce (un proiettile calibro 22 spedito dai no-vax) alla virologa Antonella Viola perché fa il suo dovere? Se non è carbone questo! Mi spiace per quanti sono in prima linea e vengono pure bersagliati da attacchi distruttivi e anonimi. La situazione è confusa, tento di comprendere le ragioni di chi ha motivo di dissociarsi dai provvedimenti emergenziali…ma usare minacce e violenza non è un rimedio intelligente. Superato l’inverno, mi auguro che la primavera porti la distensione degli animi e lo sfinimento della pandemia, anzi la sua fine. Anche papa Bergoglio raccomanda di non farsi depredare della speranza, perciò io spero che domani sarà migliore di oggi, che comunque è meglio di ieri. Nella calza virtuale ho trovato un vasetto di legno con dei narcisi ancora chiusi. Li tengo al caldo, perché fioriscano presto e mi inebrino con l’intenso profumo. Buona Epifania a tutti!
Alma
Tra tante notizie di cronaca preoccupanti e sconfortanti, finalmente una bella notizia, di vita e di successo sanitario: nasce la piccola Alma, mentre i sanitari operano al cervello la madre. Due interventi in contemporanea che non potevano essere separati. I genitori della piccola sono Teresa e Francesco, di professione lei ballerina e lui acrobata. È successo alle Molinette di Torino ma l’evento, alla trentunesima settimana, è entrato nel cuore degli Italiani, foriero di vita e di speranza. Che succedano di questi miracoli durante la pandemia solleva il morale. Tra l’altro il nome della neonata, Alma, in latino significa anima, o anche persona magnanima, che più beneaugurante di così non potrebbe. È anche aggettivo accanto a termini come alma universitas, malma mater studiorum nel senso che alimenta, dal latino almus, alma = nutrire. La dichiarazione del padre: “Come stiamo? Come i miracolati, senza renderci conto esattamente di quello che è successo”, la dice lunga sull’emozione dei genitori, abituati per lavoro a spettacoli per stupire il pubblico e in questa circostanza attori passivi di un intervento di eccellenza. Tanto di cappello all’equipe chirurgica (lavoro di coordinamento tra neochirurghi, anestesisti, ginecologi, ostetriche e neonatologi) e benearrivata alla piccina, un fiore sbocciato durante le feste natalizie.
Una vita fruttuosa
È morto Desmond Tutu, Arcivescovo anglicano del Sudafrica, amico di Nelson Mandela: due uomini che hanno lottato per l’emancipazione dei neri. Premio Nobel per la Pace nel 1984, aveva 90 anni ed era malato da mesi. Il suo nome è legato all’Apartheid, contro cui lottò strenuamente, così come per la pace, la salute, i diritti umani. Contestato dai suoi superiori, per aver difeso gli omosessuali, il diritto all’aborto e al suicidio assistito. Che dire, un grande uomo che si è speso per gli altri, i più esposti al dileggio e alla violenza. Per saperne di più, vado a leggere alcune frasi che danno l’idea del suo spessore morale. Ne riporto alcune che parlano da sole: “Io sono prigioniero dell’ottimismo” (invidiabile), “Risentimento e rabbia provocano problemi di pressione e di digestione”, “Mi piacerebbe sapere tacere, ma non ne sono capace e non lo farò”, “Fai la tua piccola parte di bene dove ti trovi; sono quelle piccole parti di bene messe insieme che riempiono il mondo”, “La speranza è la capacità di vedere la luce nonostante le tenebre”. Chiudo la rassegna delle frasi a mio dire più belle, con una umanissima riferita alla famiglia: “Tu non ti scegli i tuoi genitori. Essi sono regali di Dio, come tu lo sei per loro.” Nulla da aggiungere, solo ammirazione per una persona che è vissuta rendendo prezioso ogni attimo della sua vita e la cui eredità continuerà a fruttare. Certo, pochi sono tanto illuminati da spendersi così tanto, ma testimonianze esemplari tirano su il morale e distolgono l’interesse dal male (che colpisce sempre per primo) per farci sentire quanto è benefico il bene. Pensando all’invito di Papa Bergoglio di chiedere il dono dell’ottimismo, adotto la prima frase dell’arcivescovo Tutu, sperando di essere imbrigliata anch’io nell’ottimismo, da spalmare (e magari diffondere) per tutto l’anno che sta per arrivare.
