Api e insegnanti

Istituita nel 2017, oggi è la giornata mondiale delle api, scelta per omaggiare l’apicoltore sloveno Anton Jansa, pioniere dell’apicoltura. Me lo ricorda Martina, che ringrazio. Le laboriose bottinatrici si meriterebbero un post dedicato, ma oggi è anche il compleanno di Giancarlo Cunial, laborioso intellettuale e discreto amico, cui riservo le mie riflessioni, legate anche a una comune esperienza scolastica: il concorso per l’immissione in ruolo alla scuola media. Correva l’anno 1980, o giù di lì. Mi ricordo che indossavo un completo leggero bianco e blu, quindi era periodo di tarda primavera; Giancarlo era pieno di libri stipati in una borsa, a cui si ruppe un manico per il carico eccessivo. Mi sfuggono i dettagli del viaggio a Mestre, sede del colloquio orale, ma è bene impressa la recitazione della poesia La pioggia nel pineto (pioveva…) che il mio amico sciorinò, stupendo la commissione esaminatrice. Avendo cognomi simili, lui mi precedette ed io potei gustarmi la sua arte declamatorio e la profonda cultura che gli venne riconosciuta con un punteggio pressoché massimo (39/40). Andò bene anche a me, con un punteggio poco inferiore (35/40). In seguito, nessuno mi chiese mai come avessi superato l’esame di concorso, ma mi piace ricordare che fu un banco di prova delle nostre energie psico-attitudinali all’esercizio della professione docente. Io sono pensionata, lui quasi. Tanta acqua è passata sotto i ponti. Come le api laboriose, abbiamo svolto un onesto lavoro, forse trascurando io qualche fiore poco appariscente. Però sono orgogliosa di assistere stasera, ore 18, in Villa Reale a Crespano, alla presentazione del libro Bianca Milesi arte e patria nella Milano risorgimentale, del professore Federico Piscopo, mio eccellente allievo delle medie di alcuni decenni fa. Anche lui come un’ape laboriosa. Una fortuna e un premio.

Il ritorno della rondine

In prossimità dei campi dove abito, ci sono parecchi merli che zampettano tra i tigli e le aiuole, goffi e simpatici. Ad uno dedicai una poesia, tempo fa, tornando da scuola. Non ho ancora avvistato rondini, che pure dovranno esserci, magari prudentemente fuori della portata del gatto. Me lo conferma il racconto che Adriana mi ha fatto ieri per telefono: da anni si gusta lo spettacolo dell’arrivo dell’uccello migratore, che aggiusta il nido sotto al portico per la cova e l’allevamento della prole. Il tutto in coppia, testimone di fedeltà e unione. L’anno scorso sono nati, in due momenti, ben nove rondinini (pulli) che in autunno si sono involati con i genitori per destinazioni lontane. Quest’anno il ritorno posticipato ha creato qualche preoccupazione. Ma il primo di Aprile è ricomparsa la rondine, che si è subito affaccendata ad aggiustare il nido, bisognoso di intervento, dopo aver ospitato l’anno precedente tanti nati. La cosa straordinaria è che, a suo dire – ma non ho motivo per smentire – è la stessa rondine dell’anno scorso, tornata non “nel luogo del delitto”, bensì della nascita! Oltretutto Adriana insegna Scienze e queste cose le sa bene, a differenza della sottoscritta. Tra l’altro mi informa che la rondine ha vita lunga e, di conseguenza costruisce rapporti amichevoli con i luoghi e le persone durante i suoi spostamenti. Infatti a casa sua ci sono numerosi gatti ben nutriti che pare non disturbino i volatili, i quali a loro volta sono abituati alla loro presenza. Quando ci sono i piccoli, sotto al portico è tutto un lieto andirivieni delle creature dell’aria. Di recente, dopo qualche giorno dal ritorno della femmina, è arrivato anche il compagno, così la coppia si è ricostituita. È una lezione bellissima che mi emoziona. Invidio chi ha la possibilità di godere in casa di tale spettacolo, temo sempre più raro. Non a caso le rondini sono una specie in via di estinzione. Col consenso di Adriana, se possibile andrò a salutare la futura nidiata.

Mare da amare

Avevo cinque anni la prima volta che vidi il mare… deve avermi fatto un grande effetto, perché è stato un crescendo di attrazione e di simpatia, una sorta di innamoramento ricambiato con la serenità che mi regalava il mare quando potevo starci anche poche ore. Viceversa la montagna mi incuteva soggezione e da grande l’ho evitata. Ma per questo ho una spiegazione: le scottature che prendevo da piccola sul tubo di scappamento della gilera, quando scendevo dal sellino posteriore, conclusa la gita che mio padre spericolato effettuava su percorsi montani accidentati. Dal mare ho percepito tutt’altro, un mondo in subbuglio, come un’anima che freme, a volte di passione, a volte di sentimenti sfumati. Per me è un luogo aperto come le pagine di un libro che non annoia. Racconta storie di emigrazione, di marinai, di pescatori, di sirene, di amori… Mi sovviene adesso la bellissima canzone “Una rotonda sul mare”, interpretata da Fred Bongusto, che da ragazza ha avuto il suo peso nel creare certe atmosfere romantiche. Ma anche vari testi recenti hanno per protagonista il mare, senza scordare la letteratura, dove i miei ricordi pescano la struggente poesia “Arrivederci fratello mare” di Nazim Hikmet. Una lunga introduzione per ricordare che oggi, 11 aprile si celebra la giornata nazionale del Mare (istituita con decreto legislativo 229/2017), con lo scopo di sensibilizzare i giovani e di sviluppare il concetto di “cittadinanza del mare”. Mi sembra molto opportuno, dato che l’Italia è una penisola protesa nel mar Mediterraneo… e che la vita viene dal mare. Se fossi ancora in servizio, ne avrei di racconti e di foto da proporre agli studenti al riguardo. Beato il mio caro collega Massimiliano che abita in Sardegna. Dalla sua isola mi invia foto paradisiache che fanno sognare. Col suo favore le posto, per condividerle con i visitatori del blog. Buon mare a tutti!

Sardegna, luogo dell’anima

Sono stata, come di consueto a fare la spesa il lunedì nel paese vicino dove c’è un reparto pescheria, con prodotto fresco, di cui mi nutro spesso. Se no, avrei dovuto servirmi in loco e optare per quello surgelato, che non è proprio la stessa cosa. Meglio ancora se potessi acquistarlo sul posto, magari in Sardegna, come potrà fare il mio collega e amico Massimiliano, che mi manda delle foto talmente belle da togliermi il fiato, per il colore del mare, della sabbia, del silenzio che immagino, dell’ossigeno che mi apre i polmoni anche solo idealmente. So che l’Italia è tutta bella e interessante, non per nulla è identificata come il Belpaese. Anche il Veneto offre paesaggi stupendi e Massimiliano ci si è affezionato durante il suo soggiorno qui, mentre insegnava Scienze motorie nella locale scuola media. Ma il suo cuore era nella sua terra natia, dove è successivamente ritornato, lasciando la sua impronta di stima e di amicizia. Ricordo la sua dichiarazione d’amore per la Sardegna quando, in sede di colloquio d’esame, mi chiese di passargli la cartina geografica che avevo sottoposto ad un candidato – o era una candidata? – per consentirgli di esporre un argomento che c’entrava con l’isola. Fu un bell’esempio di fedeltà alle radici. Perciò sono contenta per lui che si goda un pezzo di paradiso terrestre, magari in sella alla sua “fide scudiera”, una motocicletta Honda rosso fuoco. Esistono i luoghi dell’anima, reali o immaginari dove gli scrittori ambientano le loro opere, come la citata e apprezzata Grazia Deledda. Non so se riuscirò, prima o dopo ad approdare in Sardegna, che è il mio luogo dell’anima da molto tempo. Massimiliano, aspettami!

Evviva all’acqua schietta!

Istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, oggi 22 marzo è la Giornata Mondiale dell’acqua, oro blu, da san Francesco chiamata “sor’aqua, la quale è multo utile er humile et pretiosa et casta” nel Cantico delle Creature. Oggi è anche il mio compleanno e non mi dispiace associare il giorno natale con questo elemento essenziale della vita. Per di più pare che il nome Ada, in turco significhi isola, che rappresenta bene il mio stare al mondo delle relazioni, oggi più che mai rallentate. Mi piace molto sentire l’acqua scorrere: nelle cabitoie quando piove, nel torrente Caniezza a un paio di chilometri, perfino dal rubinetto in bagno, in condivisione con la gatta Puma che si accomoda sul bidet e non si capacita da dove arrivi il gocciolio. Sono al corrente della mancanza e/o dello spreco di questo bene primario, nel mio privato cerco di adottare abitudini corrette: destino alle piante l’acqua dove porto a bollore le verdure, raccolgo quella piovana, uso con parsimonia quella che basta per i piatti… una goccia nell’oceano che spero di condividere con moltissime persone. Però non bevo quella potabile, perché sono rimasta scioccata da un documentario sull’argomento, intitolato, se ricordo bene “Veleni d’Italia”. A ciò si aggiunge che il nostro sistema idrico… fa acqua, per dirla con una battuta. Utilizzo acqua naturale in bottiglia, addizionata da succo di limone, se no è un problema mandarla giù. Al netto dei problemi che arrechiamo noi alla natura, l’acqua è la culla che ci ha accolto prima di nascere e la Venere del Botticelli ce lo ricorda. Bene, brinderò con un bicchiere di acqua acidulata alle mie rispettabili primavere. Confido che il prosit sarà lo stesso bene augurante!

La Natura parla

Ultima domenica di febbraio: bene, tra un mese sarà Primavera e la Pasqua sarà alle porte. Sono indizi positivi verso la bella stagione, che già si preannuncia. Stamattina, verso le sette c’era una luce stupenda che sembrava uscire dalla terra, avrei voluto fotografarla ma la temperatura era bassa per uscire in pigiama. Cercherò nel mio archivio fotografico qualcosa che renda l’idea. Le prime creature ad accogliere il giorno sono gli uccelli, che saltellano da un ramo all’altro inviandosi messaggi. I miei canarini, ospitati nella voliera mobile in ripostiglio, aspettano che mi alzi, per mettersi in movimento. Gli accendo la radio, per sollecitare l’ugola. Anche oggi conto di dedicarmi al giardinaggio: devo trovare un posto dove trasferire dei bulbi di narcisi piccoli e profumatissimi che Pia mi ha regalato di recente, ripulire dal secco i gerani grandi, smuovere la terra alle fragole, spostare vasi, fare assemblaggio di piantine… ecco, almeno loro non sono tenute al distanziamento. La gente comincia a muoversi anche fuori città, io abito a ridosso di campi e noto un certo passeggio, con e senza cani: comprensibile, dopo un anno di lockdown! Certo che le scene di zuffe trasmesse in tivu qui sono, per fortuna (e per il momento) fuori luogo. Prima mi infastidivano le voci di chi parla, o peggio telefona, per strada; ritengo di essere diventata più tollerante, ma continuo a considerare un valore la discrezione, per cui saluto volentieri chi cammina a testa alta, senza orpelli tecnologici. D’altronde, per sentire la natura, bisogna prestarle orecchio…

Grovigli

Ho un amico che usa spesso la parola “grovigli” per alludere al suo intricato quotidiano, sovrabbondante di impegni e avaro di tempo libero. Non mi ero accorta di quanto gli intrecci possano essere interessanti, almeno quelli delle piante che assecondano la natura. È il caso del mio glicine, accanto al quale trovo ristoro e leggerezza. Sottoposto di recente a potatura per contenerne l’esuberanza, ho fatto sostituire i pali logori del traliccio originario attorno al quale si abbarbicava, con altri di resistente castagno. Ai quattro cantoni, quattro vasi di ridenti pansè sopravvissuti all’inverno e il cielo azzurro sopra la testa. Temperatura gradevole e i canarini che cantano a squarciagola. Cos’altro posso desiderare? Ora mi godo questo quadrato di benessere dove centellino il mio tempo migliore, contando sull’imminente Primavera. Sarà un piacere condividerne lo spazio con chi verrà a farmi visita.Tornando ai grovigli, la parola me ne evoca un’altra, pure cara al mio amico, che è abbracci, tema di una mostra di pittura. Trovo che i due termini, legati da una certa musicalità, non siano antitetici, ma siano in qualche modo legati se riferiti al percorso sentimentale che oggi, in tempo di pandemia bisogna affrontare per esprimersi a livello emozionale: accettare i grovigli, come il glicine, per meritarsi infine l’abbraccio liberatorio. Incrociando le dita, perché succeda davvero!

Autunno pittore

Lo chiamano “Foliage”, lo spettacolo naturale delle foglie che cambiano colore e si accendono di tonalità calde, con svariate sfumature cromatiche. Tanti anni fa feci un tema sullo stesso argomento, svolgendo la traccia “Autunno pittore”: il concetto è lo stesso, espresso in pulita lingua italiana, con un tocco artistico. Del resto, non è l’Italia Paese di artisti, di santi, di eroi, di navigatori…? Non sarebbe male che ce lo ricordassimo, specie in tempi bui. Stamattina ho fotografato delle piante in prossimità della mia scuola elementare… sono trascorsi quasi sessant’anni e sono ancora là. Tema confortante quello dell’albero, dalle radici alle fronde, comprese le foglie che hanno ispirato cantautori e poeti. Mi sovviene una bella canzone, socialmente impegnata, di Sergio Endrigo, titolo 1947, dove l’artista afferma: “Come vorrei essere un albero che sa dove nasce e dove morirà”. Ecco, l’iter vitale della pianta è confortante, e pure incoraggiante! Di batoste ne avrà subite, tra tempeste fulmini malattie incuria e altre vicissitudini… offrendo comunque alloggio agli uccelli, ombra ai viandanti, ricovero alle auto e stimoli agli artisti. La pianta come faro, un punto di riferimento cui appoggiarsi non solo per sostare ma anche per ko pensare che siamo parte di un vasto progetto. Quanto alle foglie, chiudo con la citazione di Elisa Toffoli che rinvengo in internet e che condivido: “Come regine, le foglie si muovono gentilmente, e le loro ombre obbediscono con naturale sincronismo… a loro importerebbe di me se sapessero che sono qui, e le sto osservando, e sto desiderando di poter danzare come loro?”

Acqua, dolce sentire!

Stamattina ho fatto volantinaggio “pro domo mea”, per dirla con Cicerone che non era tra i miei autori preferiti al liceo. Molto più apprezzato Giulio Cesare che andava dritto al nocciolo del discorso, senza tanto arzigogolare. In ogni caso, un po’ di latinità è rimasta nel parlare quotidiano. Dunque, faccio un giro nei paesi limitrofi, per appendere locandine e piazzare volantini riguardanti la presentazione del mio libro TEMPO CHE TORNA, prevista giovedì prossimo. Il libro non è un prodotto commestibile ed è pure poco commerciale, perciò devo interrogarmi su quale sia la destinazione più opportuna del mio materiale promozionale. Alla fine casco nel tranello emozionale e lo affido ai titolari di negozi che frequento come cliente: supermercato, parrucchiera, farmacia, erboristeria, cartoleria, bar, forno… meravigliandomi di quanto vivace sia il tessuto dinamico dei piccoli paesi di provincia, nonostante la stretta indotta dalla pandemia. Ad un certo punto sento un languorino che mi ricorda l’approssimarsi del mezzogiorno, troppo tardi per fare una pausa al bar: punto al supermercato più vicino dove risolvere il problema del pranzo è un gioco da ragazzi. E qui acquisto (gratis) benessere, davanti alla cascatella del torrente Caniezza, a Cavaso del Tomba dove mi fermo ad ascoltare l’acqua chiacchierina e ad immaginare scenari agresti. In altri momenti esplodeva una fioritura di corolle gialle e l’aria era pregna del profumo di lavanda, in prossimità del parcheggio. Fare la spesa qui non è un caso, piuttosto una scelta partita da lontano, visto che ho vissuto qui la mia infanzia, dove incontro volentieri persone con cui ho condiviso un pezzo di strada. La presenza della natura nella sua veste gentile è un ulteriore richiamo a fermarmi per gustarla. L’acquisto più importante è fatto. Poi riempirò anche il carrello.

Pane e companatico

Il cielo stamattina mi strappa un sorriso: per deformazione professionale mi fa pensare agli scolari che sciamano da scuola verso casa. Anche se l’uscita sarà meno caotica e festosa degli anni scorsi, sarà comunque addolcita dall’essere ritornati sui banchi, di qualunque grandezza essi siano. Per caso sonol stamattina in prossimità delle scuole verso le dieci: gli alunni delle elementari stanno facendo la ricreazione in cortile, con la mascherina, che a qualcuno penzola da un orecchio dopo una corsetta. Più tardi tocca agli studenti delle medie; immagino più silenziose le ragazzine, schermate dalla mascherina ma attente ad osservare l’esuberanza dei coetanei maschi. Ho fiducia che emergeranno gli effetti collaterali buoni, di questo tempo ingrato di leggerezza. Il tempo atmosferico è più che buono, non si percepisce ancora l’autunno astronomico: godiamoci la coda di quest’estate tormentosa. Sento la nostalgia del mare, ma percepisco benefico il venticello sulla pelle esposta al sole della tarda mattinata. Il cane sonnecchia in uno sprazzo d’ombra e una farfalla bianca volteggia tra le portulache, aperte come minuscoli imbuti per riempirsi di sole. Tra un poco mi alzo dalla seduta beata dove sto scrivendo, per andare a preparare qualcosa da mettere sotto i denti. A proposito di nutrimento, nel mio libro che presenterò a breve TEMPO CHE TORNA (giovedì 24 settembre ore 20, in centro sociale a Castelcucco), termino l’episodio a pag.91 intitolato LO STUDIO, nel seguente modo: In breve, i libri, i fiori, le foto, i ricordi sono il mio pane quotidiano. Poi c’è il companatico. Buon pranzo a tutti!