Sono stata, come di consueto a fare la spesa il lunedì nel paese vicino dove c’è un reparto pescheria, con prodotto fresco, di cui mi nutro spesso. Se no, avrei dovuto servirmi in loco e optare per quello surgelato, che non è proprio la stessa cosa. Meglio ancora se potessi acquistarlo sul posto, magari in Sardegna, come potrà fare il mio collega e amico Massimiliano, che mi manda delle foto talmente belle da togliermi il fiato, per il colore del mare, della sabbia, del silenzio che immagino, dell’ossigeno che mi apre i polmoni anche solo idealmente. So che l’Italia è tutta bella e interessante, non per nulla è identificata come il Belpaese. Anche il Veneto offre paesaggi stupendi e Massimiliano ci si è affezionato durante il suo soggiorno qui, mentre insegnava Scienze motorie nella locale scuola media. Ma il suo cuore era nella sua terra natia, dove è successivamente ritornato, lasciando la sua impronta di stima e di amicizia. Ricordo la sua dichiarazione d’amore per la Sardegna quando, in sede di colloquio d’esame, mi chiese di passargli la cartina geografica che avevo sottoposto ad un candidato – o era una candidata? – per consentirgli di esporre un argomento che c’entrava con l’isola. Fu un bell’esempio di fedeltà alle radici. Perciò sono contenta per lui che si goda un pezzo di paradiso terrestre, magari in sella alla sua “fide scudiera”, una motocicletta Honda rosso fuoco. Esistono i luoghi dell’anima, reali o immaginari dove gli scrittori ambientano le loro opere, come la citata e apprezzata Grazia Deledda. Non so se riuscirò, prima o dopo ad approdare in Sardegna, che è il mio luogo dell’anima da molto tempo. Massimiliano, aspettami!
Categoria: Ambiente
Evviva all’acqua schietta!
Istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, oggi 22 marzo è la Giornata Mondiale dell’acqua, oro blu, da san Francesco chiamata “sor’aqua, la quale è multo utile er humile et pretiosa et casta” nel Cantico delle Creature. Oggi è anche il mio compleanno e non mi dispiace associare il giorno natale con questo elemento essenziale della vita. Per di più pare che il nome Ada, in turco significhi isola, che rappresenta bene il mio stare al mondo delle relazioni, oggi più che mai rallentate. Mi piace molto sentire l’acqua scorrere: nelle cabitoie quando piove, nel torrente Caniezza a un paio di chilometri, perfino dal rubinetto in bagno, in condivisione con la gatta Puma che si accomoda sul bidet e non si capacita da dove arrivi il gocciolio. Sono al corrente della mancanza e/o dello spreco di questo bene primario, nel mio privato cerco di adottare abitudini corrette: destino alle piante l’acqua dove porto a bollore le verdure, raccolgo quella piovana, uso con parsimonia quella che basta per i piatti… una goccia nell’oceano che spero di condividere con moltissime persone. Però non bevo quella potabile, perché sono rimasta scioccata da un documentario sull’argomento, intitolato, se ricordo bene “Veleni d’Italia”. A ciò si aggiunge che il nostro sistema idrico… fa acqua, per dirla con una battuta. Utilizzo acqua naturale in bottiglia, addizionata da succo di limone, se no è un problema mandarla giù. Al netto dei problemi che arrechiamo noi alla natura, l’acqua è la culla che ci ha accolto prima di nascere e la Venere del Botticelli ce lo ricorda. Bene, brinderò con un bicchiere di acqua acidulata alle mie rispettabili primavere. Confido che il prosit sarà lo stesso bene augurante!
La Natura parla
Ultima domenica di febbraio: bene, tra un mese sarà Primavera e la Pasqua sarà alle porte. Sono indizi positivi verso la bella stagione, che già si preannuncia. Stamattina, verso le sette c’era una luce stupenda che sembrava uscire dalla terra, avrei voluto fotografarla ma la temperatura era bassa per uscire in pigiama. Cercherò nel mio archivio fotografico qualcosa che renda l’idea. Le prime creature ad accogliere il giorno sono gli uccelli, che saltellano da un ramo all’altro inviandosi messaggi. I miei canarini, ospitati nella voliera mobile in ripostiglio, aspettano che mi alzi, per mettersi in movimento. Gli accendo la radio, per sollecitare l’ugola. Anche oggi conto di dedicarmi al giardinaggio: devo trovare un posto dove trasferire dei bulbi di narcisi piccoli e profumatissimi che Pia mi ha regalato di recente, ripulire dal secco i gerani grandi, smuovere la terra alle fragole, spostare vasi, fare assemblaggio di piantine… ecco, almeno loro non sono tenute al distanziamento. La gente comincia a muoversi anche fuori città, io abito a ridosso di campi e noto un certo passeggio, con e senza cani: comprensibile, dopo un anno di lockdown! Certo che le scene di zuffe trasmesse in tivu qui sono, per fortuna (e per il momento) fuori luogo. Prima mi infastidivano le voci di chi parla, o peggio telefona, per strada; ritengo di essere diventata più tollerante, ma continuo a considerare un valore la discrezione, per cui saluto volentieri chi cammina a testa alta, senza orpelli tecnologici. D’altronde, per sentire la natura, bisogna prestarle orecchio…
Grovigli
Ho un amico che usa spesso la parola “grovigli” per alludere al suo intricato quotidiano, sovrabbondante di impegni e avaro di tempo libero. Non mi ero accorta di quanto gli intrecci possano essere interessanti, almeno quelli delle piante che assecondano la natura. È il caso del mio glicine, accanto al quale trovo ristoro e leggerezza. Sottoposto di recente a potatura per contenerne l’esuberanza, ho fatto sostituire i pali logori del traliccio originario attorno al quale si abbarbicava, con altri di resistente castagno. Ai quattro cantoni, quattro vasi di ridenti pansè sopravvissuti all’inverno e il cielo azzurro sopra la testa. Temperatura gradevole e i canarini che cantano a squarciagola. Cos’altro posso desiderare? Ora mi godo questo quadrato di benessere dove centellino il mio tempo migliore, contando sull’imminente Primavera. Sarà un piacere condividerne lo spazio con chi verrà a farmi visita.Tornando ai grovigli, la parola me ne evoca un’altra, pure cara al mio amico, che è abbracci, tema di una mostra di pittura. Trovo che i due termini, legati da una certa musicalità, non siano antitetici, ma siano in qualche modo legati se riferiti al percorso sentimentale che oggi, in tempo di pandemia bisogna affrontare per esprimersi a livello emozionale: accettare i grovigli, come il glicine, per meritarsi infine l’abbraccio liberatorio. Incrociando le dita, perché succeda davvero!
Autunno pittore
Lo chiamano “Foliage”, lo spettacolo naturale delle foglie che cambiano colore e si accendono di tonalità calde, con svariate sfumature cromatiche. Tanti anni fa feci un tema sullo stesso argomento, svolgendo la traccia “Autunno pittore”: il concetto è lo stesso, espresso in pulita lingua italiana, con un tocco artistico. Del resto, non è l’Italia Paese di artisti, di santi, di eroi, di navigatori…? Non sarebbe male che ce lo ricordassimo, specie in tempi bui. Stamattina ho fotografato delle piante in prossimità della mia scuola elementare… sono trascorsi quasi sessant’anni e sono ancora là. Tema confortante quello dell’albero, dalle radici alle fronde, comprese le foglie che hanno ispirato cantautori e poeti. Mi sovviene una bella canzone, socialmente impegnata, di Sergio Endrigo, titolo 1947, dove l’artista afferma: “Come vorrei essere un albero che sa dove nasce e dove morirà”. Ecco, l’iter vitale della pianta è confortante, e pure incoraggiante! Di batoste ne avrà subite, tra tempeste fulmini malattie incuria e altre vicissitudini… offrendo comunque alloggio agli uccelli, ombra ai viandanti, ricovero alle auto e stimoli agli artisti. La pianta come faro, un punto di riferimento cui appoggiarsi non solo per sostare ma anche per ko pensare che siamo parte di un vasto progetto. Quanto alle foglie, chiudo con la citazione di Elisa Toffoli che rinvengo in internet e che condivido: “Come regine, le foglie si muovono gentilmente, e le loro ombre obbediscono con naturale sincronismo… a loro importerebbe di me se sapessero che sono qui, e le sto osservando, e sto desiderando di poter danzare come loro?”
Acqua, dolce sentire!
Stamattina ho fatto volantinaggio “pro domo mea”, per dirla con Cicerone che non era tra i miei autori preferiti al liceo. Molto più apprezzato Giulio Cesare che andava dritto al nocciolo del discorso, senza tanto arzigogolare. In ogni caso, un po’ di latinità è rimasta nel parlare quotidiano. Dunque, faccio un giro nei paesi limitrofi, per appendere locandine e piazzare volantini riguardanti la presentazione del mio libro TEMPO CHE TORNA, prevista giovedì prossimo. Il libro non è un prodotto commestibile ed è pure poco commerciale, perciò devo interrogarmi su quale sia la destinazione più opportuna del mio materiale promozionale. Alla fine casco nel tranello emozionale e lo affido ai titolari di negozi che frequento come cliente: supermercato, parrucchiera, farmacia, erboristeria, cartoleria, bar, forno… meravigliandomi di quanto vivace sia il tessuto dinamico dei piccoli paesi di provincia, nonostante la stretta indotta dalla pandemia. Ad un certo punto sento un languorino che mi ricorda l’approssimarsi del mezzogiorno, troppo tardi per fare una pausa al bar: punto al supermercato più vicino dove risolvere il problema del pranzo è un gioco da ragazzi. E qui acquisto (gratis) benessere, davanti alla cascatella del torrente Caniezza, a Cavaso del Tomba dove mi fermo ad ascoltare l’acqua chiacchierina e ad immaginare scenari agresti. In altri momenti esplodeva una fioritura di corolle gialle e l’aria era pregna del profumo di lavanda, in prossimità del parcheggio. Fare la spesa qui non è un caso, piuttosto una scelta partita da lontano, visto che ho vissuto qui la mia infanzia, dove incontro volentieri persone con cui ho condiviso un pezzo di strada. La presenza della natura nella sua veste gentile è un ulteriore richiamo a fermarmi per gustarla. L’acquisto più importante è fatto. Poi riempirò anche il carrello.
Pane e companatico
Il cielo stamattina mi strappa un sorriso: per deformazione professionale mi fa pensare agli scolari che sciamano da scuola verso casa. Anche se l’uscita sarà meno caotica e festosa degli anni scorsi, sarà comunque addolcita dall’essere ritornati sui banchi, di qualunque grandezza essi siano. Per caso sonol stamattina in prossimità delle scuole verso le dieci: gli alunni delle elementari stanno facendo la ricreazione in cortile, con la mascherina, che a qualcuno penzola da un orecchio dopo una corsetta. Più tardi tocca agli studenti delle medie; immagino più silenziose le ragazzine, schermate dalla mascherina ma attente ad osservare l’esuberanza dei coetanei maschi. Ho fiducia che emergeranno gli effetti collaterali buoni, di questo tempo ingrato di leggerezza. Il tempo atmosferico è più che buono, non si percepisce ancora l’autunno astronomico: godiamoci la coda di quest’estate tormentosa. Sento la nostalgia del mare, ma percepisco benefico il venticello sulla pelle esposta al sole della tarda mattinata. Il cane sonnecchia in uno sprazzo d’ombra e una farfalla bianca volteggia tra le portulache, aperte come minuscoli imbuti per riempirsi di sole. Tra un poco mi alzo dalla seduta beata dove sto scrivendo, per andare a preparare qualcosa da mettere sotto i denti. A proposito di nutrimento, nel mio libro che presenterò a breve TEMPO CHE TORNA (giovedì 24 settembre ore 20, in centro sociale a Castelcucco), termino l’episodio a pag.91 intitolato LO STUDIO, nel seguente modo: In breve, i libri, i fiori, le foto, i ricordi sono il mio pane quotidiano. Poi c’è il companatico. Buon pranzo a tutti!
Sta per suonare… la campanella!
Ultimo sabato d’agosto dell’anno 2020 Il tempo è in movimento, le mie colleghe insegnanti sono in fibrillazione, il prossimo anno scolastico è alle porte pieno di misteri. Come non capirle? Anche i genitori degli studenti saranno sotto stress e più ansiosi dei figli che, incredibile a dirsi, sono desiderosi di varcare la soglia degli istituti, prima dell’emergenza vituperati. Confesso che non mi dispiace affatto essere in pensione e vivo di riflesso le straordinarie problematiche, aggiuntesi a quelle datate in cui versa la scuola. Sono stata relativamente fortunata, perché più vecchia, ad andare in quiescenza prima del peggio. Tuttavia mi spiace molto che scuola e sanità siano i due settori martoriati dall’emergenza sanitaria, proprio quelli dove si dovrebbero affinare la mente e il corpo, secondo il proverbio latino “mens sana in corpore sano”. Non mi resta che confortare moralmente i docenti di tutti i gradi, affinché affrontino l’imminente (e immane) lavoro con ottimismo, nonostante tutto. Sulla mia scrivania in studio metterò un vasetto di Campanula, simbolo di speranza. Assicuro ad Adriana di preparare con le mie mani la quota settimanale di dolcezza che la ricarica.
Sentiero benessere
Tempo fa, la domenica mattina portavo in passeggiata Astro, il cane. Poi sono intervenute le limitazioni per il covid, la pigrizia, il caldo e ho ridotto il percorso. Però il viottolo tra i campi esiste ancora, immerso nella natura e generoso di relax. A suo tempo gli dedicai una poesia, intitolata SENTIERO BENESSERE, che mi suggerisce una riflessione su cosa significhi questa parola. In parte la poesia lo chiarisce: Un viottolo di campagna,/la torre campanaria,/il silenzio e il canto degli uccelli,/,tanto verde e la frescura:/ecco la cura/contro ansia e stress! Provo ad aggiungerci dell’altro, dopo essermi documentata. Secondo una statistica, il benessere viene valutato in base a dodici variabili, che comprendono salute, istruzione, lavoro, relazioni sociali, patrimonio culturale… e ambiente. Quindi ci siamo: dove si vive conta eccome, la natura non è solo un contenitore ambientale ma influenza la qualità della vita in maniera sensibile. Detta in altre parole, la salute psico fisica della persona è legata a doppio nodo con l’habitat. Non serve un grande sforzo per condividere un concetto intuito dagli antichi; penso ad esempio alle Bucoliche e alle Georgiche di Virgilio, in letteratura. Il problema, se mai sorge quando il rapporto si sfalda a causa delle aggressioni umane all’ambiente… ma su questo oggi preferisco non argomentare. Do una voce al cane: prima che il caldo aumenti esco per la passeggiata, con meta il sentiero benessere.
Souvenir dalla montagna
Da oggi rivaluto la montagna, senza scordare il mare. Obiettivo Fiera di Primiero, in compagnia degli amici Lucia e Gianni. Il paesaggio è di un verde scuro rilassante, le pareti colorate degli edifici introducono la musica dei colori mentre le fioriere nelle piazze e i vasi dai balconi sono un gradito biglietto da visita. I turisti si muovono rilassati e composti, senza interferire con il passo altrui. Il momento del pranzo è uno spettacolo per gli occhi ed il palato: eccellenze locali servite su taglieri di legno profumato. D’altronde il legno in montagna è di casa, negli arredi e nelle suppellettili, come i supporti per i fiori che vegetano a meraviglia grazie al microclima montano. Visito una mostra di composizioni floreali che ha per protagonisti i fiori seccati e utilizzati come decori di svariati oggetti: quadri, vassoi, tovagliette per la colazione, minuterie di buon gusto e a poco prezzo. Mi trattengo con Cornelia Lott, l’autrice dell’esposizione, una cordiale signora in età non più evergreen ma dal cuore fanciullo. Se non fosse così, come potrebbe aver dedicato tanto tempo alla raccolta dei fiori, pazientemente essiccati, pressati ed inseriti in composizioni destinate a diventare imperiture? Lavoro magistrale di pazienza e di buongusto, da estendere alle generazioni digitali. Non mi sorprende che l’artista abiti in zona dove è allestita la mostra. Sono orgogliosa di portarmi a casa una tovaglietta americana dove alloggiano ciclamini, velo da sposa e altri fiori. Proseguendo la passeggiata, nei pressi di una cartoleria da un espositore penzolano già i calendari per l’anno prossimo (come corre veloce il tempo), con accattivanti soggetti di flora e fauna alpina: impossibile resistere, ne compro un paio. Tra quattro mesi sarà tempo di renderli protagonisti, con la speranza che ci saremo dimenticati questo annus horribilis!
