È arrivata la neve

È arrivata la neve, “la dama dal bianco mantello”, come la definisce Anna, una mia sensibile amica. Come da previsione, verso le sei di mattina apro mezzo scuro e vedo tutto imbiancato: tetti, piante, siepi, oggetti… in un silenzio assoluto. Solo una stella di Natale blu rompe l’atmosfera sospesa e immette una nota di colore nello spettacolo che decido, seduta stante, di immortalare. Ma si accende la luce di un atrio, che rovina la visione e impedisce il tentativo; lo ripropongo nel mio giardino imbiancato, dove c’è una bassa panchina rossa. Mi viene spontanea la personificazione della neve quale vestale bianco vestita che vi si siede, per scegliere dal sacco dei doni la strenna speciale da depositare sulla soglia di casa: il Silenzio! A questo punto metto le emozioni sulla carta ed esce ciò che segue, che condivido con i lettori del blog BIANCA E SILENZIOSA Bianca e silenziosa/come una vestale/è arrivata la neve./S’è distesa/sulla panchina/rossa/a scegliere/la strenna/di Natale/da depositare/sulla soglia/immacolata./Tra tanta bellezza/la più pregiata?/SILENZIO assoluto!//

Domenica speciale

Oggi è una bella giornata, sia perché c’è il sole, sia perché è il “Vaccino day” per l’Italia e gli altri Paesi dell’Unione Europea. Anzi, delle dosi di vaccino anti covid sono destinate a chi non fa parte dell’Unione (Paesi balcanici). Così si è espressa la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, per la quale “Oggi iniziamo a voltare pagina”. L’ Europa unita nella sfida alla pandemia è rassicurante, anche se il piano vaccinale seguirà iter differenti. La primula usata per il logo L’ ITALIA RINASCE CON UN FIORE mi pare appropriata, perché fa pensare alla rinascita della Primavera, periodo non lontanissimo quando molti saranno stati vaccinati, sperando in un’alta adesione, dato che la vaccinazione è su base volontaria. Da parte mia ci sarò, anzi non vedo l’ora. Restano molte incognite da risolvere, tra cui quella gravosa del lavoro. Io sono pensionata, mentre mio figlio si era da poco inserito nel circuito delle palestre, ora chiuse. Lo vedo preoccupato… a ragione. Lavorare è un diritto, sancito dalla nostra Costituzione… una bella gatta da pelare per i nostri governanti (e non solo). Tra tante cose che ci sono state tolte, dobbiamo impedire che ci venga sottratta la speranza di tornare a una sana normalità, privata degli orpelli e intessuta di relazioni sociali e culturali. Magari scopriremo di essere dotati di qualità inimmaginabili, rimaste sotto la sabbia ed emerse per necessità a causa dell’emergenza sanitaria. Solo quando tutto sarà passato, potremo pensare a questo flagello come a una grave malattia superata. Intanto continuiamo a rispettare le misure prudenziali e teniamo viva la Speranza.

Di mattina

Tra le prime azioni che compio di mattina, c’è quella di accendere la radio, un apparecchio datato che usava spesso mia mamma ad alto volume, non perché avesse problemi di udito, ma per godersi la musica in tutte le stanze della sua modesta casa popolare. Succedeva che non sentisse il campanello quando andavo a trovarla, con conseguente mia arrabbiatura. Ho preso la sua abitudine, ma tengo il volume basso. Non sono un’esperta in materia, mi manca la cultura musicale (e tante altre) ma seleziono ciò che mi piace, condividendo l’opinione che un Anonimo ha espresso al riguardo: “La musica è il più potente antidepressivo in commercio”. In questi giorni festivi caratterizzati dall’isolamento sociale, la musica fa buona compagnia, sia per radio che per televisione, risollevando il morale. Il programma radiofonico che ascolto in bagno verso le sette di mattina su radio VENETO UNO si chiama “Leggermente in musica”, proposta sia da orchestre sinfoniche, sia tramite brani orecchiabili. Apprezzabile, a mio dire, anche l’avverbio, che allude a proposte in punta di piedi. Un programma televisivo mattutino che tratta anche di musica è IL CAFFÈ DI RAI UNO, che intrattiene ospiti creativi in vari ambiti espressivi. Giusto durante la prima colazione, profumata dall’aroma del caffè. Così la mia giornata inizia sotto buone stelle e mi accompagna ad affrontare le incombenze domestiche con mezzo sorriso. L’altro mezzo mi viene dalla scrittura, se riesco a produrre dei versi o una cartella per un ipotetico romanzo. Il post per il blog – non a caso nominato VERBA MEA – mi esce spontaneamente, entro il primo pomeriggio, perché lo immagino all’interno di un colloquio coi miei lettori, diventati miei corrispondenti: “amici di penna” che ringrazio di esserci e di farmi buona compagnia.

Natale 2020

Ieri sera ho portato fuori il cane, ora di cena: nessuno per strada, lampioni avvolti da una coltre di nebbia che sembrava pioggerellina, qualche timida luminaria dai terrazzi, nessun rumore salvo il latrato di qualche cane. Siamo in zona rossa e obbediamo. Forse. Di sicuro ci conviene, sia per tutelare la salute, bene individuale e collettivo garantito dall’articolo 32 della nostra Costituzione, sia per non alleggerire il portafoglio. Mi sono meravigliata di non aver incrociato anima viva nel raggio di trecento metri, laddove incontravo gruppetti di giovani con radio appresso, runner, conduttori di cani… Può essere un buon segno di collaborazione con le istituzioni, si chiarirà nei prossimi giorni. Oggi, mattina di Natale anomala, umida e silenziosa. Non fa freddo e quindi non nevicherà, peccato! I canarini del vicino cantano, non a squarciagola, ma quanto basta per dare il buongiorno in musica. Devo prestare orecchio alle campane, perché le funzioni religiose hanno subito dei cambi orario. Devo accordarmi con l’atmosfera strana che avvolge persone e cose. È una mattina speciale, ma qualcosa condiziona il mio umore: penso a quanti posti a tavola resteranno vuoti, a quanti pacchi non saranno consegnati, alla dilagante sofferenza negli ospedali. Desidero che tutto il male piombatoci addosso come un uragano si esaurisca e possiamo tornare a sorridere. Perché non può durare all’infinito navigare a vista. Mi distoglie dai tristi pensieri il trillo del tablet quando arriva un messaggio, anzi i messaggi dei miei contatti che mi augurano Buon Natale in tutti i modi e in tutte le forme. A questo punto sono caricata per accogliere l’oggi e abbracciare ciò che verrà.

Vigilia

Stamattina sento prevalere l’attitudine alla poesia rispetto alla prosa, perciò assecondo l’estro e metto giù qualche verso da deporre idealmente davanti alla capanna. Sperando che il divino bambino accolga la mia preghiera e conceda al mondo avvelenato di uscire dalla pandemia finalmente risanato. Nel mentre auguro a tutti, lettori e non, un sereno raccoglimento.

PREGHIERA LAICA Voglio uscire/allo scoperto/come il bucaneve/che buca il terreno/ricoperto dalla neve./Dinanzi alla capanna/niente ninna nanna/ma il lamento/d’un animo turbato/dalla pandemia/che stenta/ad andare via,/avendo trovato/nella nostra fragilità/terreno per la stabilità./Molti in silenzio/sono trasvolati,/altri restano/e ricalcano turbati/le orme/di quelli andati./Voglio uscire/allo scoperto/come il bucaneve/che non teme più/il gelo e la neve,/perché l’inverno/oltre al candore/offre attimi/d’inatteso /tepore.//

Antivigilia di Natale

Secondo il meteo, pare che stia per arrivare COPIOSA e DIFFUSA anche in pianura la neve. Bene, tutto in regola dunque. Così restare a casa in totale zona rossa da domani peserà meno. Del resto siamo in inverno e nel nostro emisfero è normale che sia freddo. Pertanto le precipitazioni nevose sono di stagione. Quando da ragazzina scrivevo allo zio Sergio in Argentina (adesso non c’è più), mi faceva uno strano effetto leggere che lì a Natale fossero in costume da bagno… poi crescendo ho compreso. La natura segue le sue leggi e non è male assecondarla, prendendo le dovute cautele. Se nevicherà, quest’anno non mi limiterò ad osservare il paesaggio imbiancato: proverò a tornare bambina, metterò i guanti e costruirò un pupazzo in giardino, con i bottoni per gli occhi e la carota al posto del naso. Il cane lo guarderà stupito e gli impedirò di marcarlo. Le gatte non fanno testo, perché è risaputo che evitano il bagnato. Insomma, prevedo di gustare qualche momento d’infanzia, rimasto sotterrato da tante incombenze natalizie, per convenienza adottate ma non digerite. Sarà una liberazione dalle paillettes e dai lustrini, per assaporare ciò che mi circonda. Con un occhio di tenerezza per la capanna, dove si rinnova il mistero della vita.

Meno tre

Confesso che ho una gran voglia che le imminente festività passino alla svelta, senza colpo ferire. Sarò impopolare, ma non me la sento di fare festa, pensando a tutti i guasti e alle innumerevoli vittime che questo 2020 ha seminato, sebbene concordi che bisogna guardare avanti. Ecco, ieri è iniziato l’inverno e so che tra tre mesi sarà Primavera; io compirò gli anni, se tutto andrà bene, non in isolamento. Il vaccino mi sembra il regalo più bello che la scienza ci metterà sotto l’albero. Il neo presidente americano Joe Biden si è fatto vaccinare in pubblico e il 27 dicembre p.v. in Europa sarà il “Vaccino day”. In Italia, il ministro della Salute Roberto Speranza (cognome stupendo) ha annunciato che i primi vaccinati saranno degli operatori sanitari. Mi pare giusto. Considerato che la pandemia è un problema planetario, è logico che ci siano delle iniziative comuni per sostenere le nazioni nella lotta al virus. Poi rimane primaria la responsabilità individuale, a tutela della propria e altrui salute, senza la quale tutti gli altri beni si mettono in coda. Ho trascorso le ultime ore in ansia, per il timore di essere stata contagiata, cosa che si è poi rivelata inconsistente. Racconto com’è andata. Di sera mi telefona un’amica, vista di sfuggita domenica per lo scambio dei saluti; un collega di lavoro la informa di essere risultato positivo al tampone… lascio immaginare il seguito. La mia amica si sottopone a sua volta al tampone e informa tutti i suoi contatti, me compresa. Le ore seguenti sono al cardiopalma. Per fortuna l’esito è negativo, ritorno tranquilla. Con la testimonianza di un corretto agire e un’ulteriore dose di resistenza da parte mia, in attesa di un futuro più sereno.

Solidarietà e Volontariato

Tra tante notizie sconfortanti, stamattina ne sento una incoraggiante: l’Italia è il Paese d’Europa con il maggior numero di volontari! Sono lusingata di essere italiana e ringrazio le tante persone che si adoperano, spesso nell’anonimato, per portare un sorriso ed un sollievo a chi è nel bisogno. Ho il piacere di conoscerne qualcuna di persona. Appena pensionata, anch’io mi ero impegnata per un volontariato culturale presso delle case di riposo, dove andavo a leggere poesie o brevi racconti, esperienza umanamente molto coinvolgente. Poi la coxartrosi ha limitato le mie presenze, che l’emergenza sanitaria ha azzerato. Per ora i miei contatti sono telefonici. Mi auguro in futuro di poter riprendere gli incontri che mi davano, a livello emozionale molto più di quanto io offrissi. Ieri era la Giornata Internazionale della Solidarietà, parola bellissima sempre, ma di questi tempi travagliati direi salvifica. Gli Italiani rispondono generosamente a vari enti e/associazioni che sollecitano il sostegno economico, ma mi permetto di dire che esiste anche una povertà esistenziale più difficile da cogliere e sanare. Non per nulla i Latini dicevano che il benessere si realizza nel binomio “Mens sana, in corpore sano”. Il distanziamento sociale ha imposto tante misure restrittive, comprese le palestre, luoghi deputati per l’esercizio fisico, mentre i teatri, i musei e altri luoghi di scambio culturale sono tristemente chiusi. Sono desolata, ma non ho ricette da offrire per rimediare. Se qualcuno ha da suggerirmi qualcosa, ne terrò conto. Intanto incrocio le dita e mi auguro che il prossimo anno sarà tutta un’altra musica.

Dobbiamo essere ottimisti

Ieri pomeriggio, mentre in poltrona facevo la seduta di magnetoterapia per l’anca, in compagnia della gatta e della televisione, sono incappata nel programma Frontiere, condotto da Franco Di Mare, noto volto della Rai. L’argomento era l’attuale situazione pandemica, perfino troppo proposta, a mio dire, ma con un approccio letterario che mi ha incuriosito. Il giornalista ha citato la frase di Victor Hugo: “Finirà anche la notte più buia e sorgerà di nuovo il sole” e dalle Operette Morali di Giacomo Leopardi “Il dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere”. Mi piace quando dallo schermo giungono stimoli per rinfrescare le conoscenze apprese a scuola. Sono andata a ripescare l’Operetta dalla ANTOLOGIA DELLA LETTERATURA ITALIANA, III Volume, Parte Prima, pag. 694. Ammetto che Leopardi mi ha sempre affascinato, per la poetica ma anche per il vissuto di figlio ribelle incompreso. Il film IL GIOVANE FAVOLOSO, del 2014, diretto da Mario Martone e interpretato alla grande da Elio Germano ne ha restituito il carattere combattivo, compresso dalla vena pessimistica. Lo spirito ironico del dialogo creato dal grande recanatese è attualissimo, come pure il messaggio: nessuno vorrebbe tornare indietro, specie quest’anno! Tutti speriamo che il 2020 termini presto e di scordare gli immensi guai che ha provocato, riservando un abbraccio corale alle migliaia di vittime. Ma sarà dura! Comunque condivido il messaggio finale del garbato conduttore della trasmissione, che si congeda dicendo: “Dobbiamo essere ottimisti. Altrimenti come facciamo a uscire dal tunnel?”.

In attesa di Tempi Nuovi

“Adesso l’arma ce l’abbiamo, è il vaccino”. Lo dice il medico palermitano che in Gran Bretagna ha ricevuto la prima dose del vaccino Pfizer contro il coronavirus, senza registrare effetti collaterali: incoraggiante! Si tratta del dottor Maurizio Renna, anestesista, che vive nel Regno Unito da quasi trent’anni. Il 18 dicembre è la Giornata Internazionale dei Migranti (nata nel 18.12.1990). Ritengo esemplare che sia un Italiano trapiantato all’estero a sottoporsi al vaccino e a testimoniare di averlo fatto senza effetti collaterali, per incoraggiare Italiani e non a fare altrettanto. D’altronde la pandemia si è diffusa su scala planetaria e non guarda in faccia nessuno. Il dottor Renna ha una faccia normale, da buon vicino di casa. Io mi fido e lo ringrazio per aver testimoniato a favore della scienza, presa piuttosto sottogamba nel recente passato. Voglio sperare che la pandemia, tra tante morti e restrizioni, ci lasci un filo di speranza per ricostruire relazioni su base genuina e stabilire rapporti di collaborazione tra le nazioni. Parafrasando il modo di dire “Mal comune, mezzo gaudio” ed estrapolando la parola “gaudio”, peraltro caduta in disuso, dopo il tremendo 2020 spero che in Italia, in Europa, nel mondo intero potremo finalmente assistere alla nascita di Tempi Nuovi.