Sabato uggioso, ma non freddo. Come d’abitudine, vado dalla parrucchiera Lara, nel paese vicino, che si occupa delle mie chiome da vari decenni. È evidente che tra noi si è creato un rapporto d’amicizia, che le restrizioni imposte dal covid ha rafforzato, dal momento che si occupa di una cliente alla volta e la mia permanenza si aggira sulle due ore, delle quali quaranta minuti trascorsi sotto il casco, perché ho i capelli lunghi, da cui non intendo separarmi. D’accordo, non ho più l’età, però non li porto sciolti, ma raccolti sulla nuca con un elastico oppure a crocchia, che mi pare un’acconciatura pure elegante (che mi ricorda, tra l’altro mia nonna Adelaide e le ballerine di flamenco). Ammetto di essere, in questo ambito, conservatrice. Lara mi aggiorna sulle novità in paese ed io su come procedono i miei racconti, che lei è sempre ben disposta a diffondere tra le sue clienti. Quando entro, mi fa piacere vedere appeso alla parete il calendario con i fiori che le ho donato a Natale, insieme alla poesia “Il Giacinto”, ancora “vitale” dopo parecchio tempo. Piante e fiori sono un altro argomento della nostra conversazione. Nel salone vive un Ficus maestoso che Lara sostiene con tutori vari, finché è costretta a potarlo, distribuendo le talee alle sue affezionate clienti. Anch’io ne ho una, che ha attecchito e continua a darmi soddisfazione. È evidente che la pianta nell’ambiente luminoso e umido del salone sta bene, ma anche la talea-figlia non si smentisce. Così abbiamo reciprocamente una cosa di ognuna, come l’anello di una catena. A questo punto ciò che emerge è Il rapporto emozionale, nato su base professionale, come un fiore poi sbocciato in una bella amicizia.
Autore: Ada Cusin
Contro lo spreco alimentare
Oggi 5 Febbraio, Giornata nazionale contro lo spreco alimentare. Istituita nel 2014, dal 2020 si svolge con il patrocinio dei Ministeri dell’Ambiente e della Salute. Secondo il rapporto di un osservatorio istituito per fotografare la situazione, l’emergenza Covid ha cambiato le abitudini degli Italiani, favorendo la riduzione dello spreco. Il che mi sembra una buona notizia, che fa da contrappeso a quella che leggo sul web: quotidianamente nella sola Italia vengono buttate circa 4mila tonnellate di cibo, con inevitabili conseguenze sull’ambiente. Per evitare lo spreco, vengono raccomandati i seguenti comportamenti: 1. La spesa consapevole (con la lista da portare con sé) 2. Il menu settimanale (sapere cosa cucinare dal lunedì…) 3. Mai a digiuno (se no si compra di più) 4. Buttare il meno possibile (riciclare gli avanzi) 5. Scadenze e conservazione (congelare se possibile) Fatta questa premessa, mi interrogo al riguardo. Faccio la spesa una volta la settimana, ma compro sempre troppo, forse memore di quando la famiglia non era mononucleare come ora. Inoltre considero i miei pets parte della famiglia, cui non nego extra (= li vizio). Però ho imparato a utilizzare gli avanzi: quelli di frutta matura nei muffin (quelli alla banana e mandorle piacciono molto a Lucia) e le verdure lesse nelle crespelle (che piacciono anche ad Astro, cane dal palato difficile). Faccio la spesa il lunedì mattina, perché trovo meno gente, ma a stomaco pieno. Non stilo un menu settimanale, tuttavia consumo parecchio pesce e poca carne. Se non avessi l’intestino delicato, vivrei a frutta e verdura. Comunque mangiare bene è una scelta di vita che favorisce la salute, bene primario per gli antichi latini che lo avevano espresso nel famoso “Mens sana in corpore sano”.
Una piccola grande donna
Aung San Suu Kyi (19 giugno 1945), leader birmana, insignita del Nobel per la pace nel 1991, capo del governo in Myanmar dove si è verificato un colpo di stato da parte dell’esercito, è stata arrestata. Mi ero occupata quando ero in servizio a scuola (sono in pensione da cinque anni) di questa signora esile, dallo sguardo determinato, con un fiore sempre tra i capelli, raccolti a crocchia sulla nuca. Ricordo che avevo chiesto ai miei studenti di trovare sul testo di Geografia il Myanmar, ex Birmania, confinante con India, Bangladesh, Cina, Laos e Thailandia. Non era stato un ritrovamento simultaneo, essendo la nazione asiatica “piccola” (pure con oltre 50 milioni di abitanti) rispetto ad altre vicine. Poi l’Asia è un continente enorme e a scuola si fa Geografia extraeuropea a macchia di leopardo (almeno la sottoscritta). Comunque l’interesse per questa donna non passò inosservato. Se la cronaca lo consentiva, ero solita coniugare l’attualità con le altre materie, così da favorire il colloquio multidisciplinare dell’esame. Il buddismo, la religione di maggioranza, consentiva il collegamento con la Religione, e la pagoda color oro a Rangoon con Storia dell’Arte o Tecnologia (il nome delle discipline potrebbe essere nel mentre cambiato). Io spingevo per i collegamenti con l’Educazione Civica, relativamente ai diritti e doveri dei cittadini, negati in regime di dittatura. Mi spiace che questa donna anziana, dall’aspetto mite e dal vissuto doloroso, insignita del Nobel per la pace… sia stata arrestata con l’accusa di detenere quattro walkie-talkie “importati illegalmente”, per cui rischia fino a 2 anni di carcere! Ma lei sa di cosa si tratta, dal momento che ha detto: “L’unica prigione reale è la paura, e l’unica libertà reale è la libertà dalla paura”. Forza Aung!
Questione di linea
Primo pomeriggio. In attesa che il governo Draghi prenda forma… propongo un argomento leggero (che però ha le sue vittime per bulimia o anoressia): la linea. La bellezza non è una taglia ma uno stato dell’anima: parola degli stilisti, almeno quelli che utilizzano modelle curvy per i loro brend. Lo sento per Costume e Società, mentre sparecchio. Evviva, finalmente un po’ di riconoscimento a chi convive con qualche chilo di troppo, purché in salute! Non ho avuto in dono da madre natura una statura di riguardo, sono un tipo “caucasico” (piccola e tonda), termine che mi disorientò quando mi venne attribuito, durante una visita, tanto tempo fa. Non mi sono mai guardata troppo allo specchio, puntando su altre qualità personali. Mi basta la salute, che per fortuna mantengo. Senza sforzi particolari, ho perso cinque chili (in un anno…), grazie all’uso del tapis roulant. Il che allevia il carico sull’anca artrosica e mi consente di tirar fuori dell’armadio capi che mi andavano stretti. Mio padre Arcangelo era obeso ed è morto d’infarto quarant’anni fa. Socievole e spiritoso, diceva che muoiono tanto i grassi quanti i magri: inconfutabile! Però decidiamo noi il nostro girovita (salvo patologie) e come nutrirlo. Con buona pace della moda e di chi la detta.
Nero è bello
Per la rubrica Costume e Società, in onda dopo il telegiornale delle 13.30 sul secondo canale, vedo la ballerina Danielle Copeland (10.09.1982) una leader della danza classica, la prima donna afroamericana promossa ballerina principale all’American Ballet Theatre. Sorprendente che abbia iniziato a danzare a 13 anni e che abbia raggiunto il successo, nonostante una vita privata travagliata e il pregiudizio legato al colore della pelle. Oggi è una donna stupenda e una ballerina affermata che invita a non mollare mai. Questo suo monito mi sembra molto incoraggiante, perciò le dedico il mio post odierno. Essendo piuttosto anticonformista, mi attrae il diverso e ho simpatia per il colore nero. Nera era Puma, la gattina mancata pochi giorni fa e nera la bambola che regalai tanti anni fa alla figlia della mia amica Marcella. È del Ghana anche Princess, una delle mie allieve migliori, dotata di una grande sensibilità e di una bellissima voce, oltre che di lineamenti attraenti. Aveva subito qualche sberleffo durante le scuole medie, per la sua diversità (secondo me per invidia, perché era molto bella e dotata). Mi spiace aver perso i contatti, forse si è trasferita in Germania. Aveva partecipato alla presentazione di una mia opera, recitando la poesia di Ugo Foscolo, In morte del fratello Giovanni, con un trasporto commovente già dai primi versi “Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo/di gente in gente, me vedrai seduto/”… Le sono grata e la ricordo con affetto. Termino, confermando che il nero è bello e sta benissimo in combinazione con qualunque altro colore, cui dà risalto e importanza.
Ciao, Febbraio!
È noto il proverbio sul mese più corto dell’anno, che spero venga smentito dai fatti. Intanto Febbraio inizia col sole e temperatura quasi gradevole. Da oggi siamo in zona gialla, colore vitaminico per eccellenza, il mio preferito insieme con il celeste. Come di consueto, vado al mercato nel paese vicino, dove il banco dei fiori è un’esplosione di variegate Primule; ne compero una rossa e una gialla, insieme con dei Giacinti, perché ho bisogno di profumo e di colori. Non so come sarà domani, giorno della Candelora, ma oggi va bene così com’è. Tra un mese, atmosfericamente saremo in primavera e trovo questo dato incoraggiante, se sommato all’aumento delle vaccinazioni anti covid e al calo della pandemia. Convinta che siamo in moltissimi in attesa di tempi nuovi, provo a sintetizzare a mente il contenuto dell’articolo della dottoressa Graziottin letto sul Gazzettino, al bar finalmente riaperto. La sua rubrica si intitola Passioni e Solitudini, oggi destinata proprio alla solitudine, di cui individua tre tipi: oggettiva, emotiva e ambientale. Suppongo che la più pesante sia quella emotiva, che può colpire anche chi sta in mezzo alla folla (se interessa il tema, meglio andare a rileggersi l’articolo, perché potrei riferire per errore). Comunque la dottoressa elargisce anche dei suggerimenti per rimediare eventualmente al problema. Ho registrato attività fisica ed esercizio mentale. Beh, anche andare al mercato e passeggiare tra le bancarelle è piacevole per il corpo e lo spirito. Con la lettura del quotidiano nutro la mente. La prima parte della giornata è servita. Domani è un altro giorno.
Un cimelio di famiglia
“La cinepresa funziona!!0! Canta che è un piacere!” è il messaggio che leggo stamattina, spedito da Manuel dopo la mezzanotte. Si tratta di una cinepresa super 8 di mio padre, ereditato giusto quarant’anni fa alla sua morte, e rimasta abbandonata in un armadio. Arcangelo, mio padre, era appassionato di molte cose, tra cui la fotografia; fotografava e filmava soprattutto gare in bici e moto, cui faceva da staffetta a cavallo della sua Laverda 750. Sempre presente ai motoraduni anche d’oltralpe, congetturava di andare perfino in Cina! Un infarto lo ha fermato, prima dei sessant’anni. Gli è mancato un erede maschio cui trasmettere il suo sapere da sportivo e da foto amatore, cosicché io ho cominciato a maneggiare la Minolta, ereditata alla sua morte piuttosto in ritardo; poi accantonata quando si è fatto strada il digitale, senza nessuna pretesa di competere con i fotografi. Ho la fortuna di frequentare Manuel, un gioiello di ex alunno, ora studente universitario di Ingegneria elettronica e scopro che si interessa di oggetti “vetusti” da riportare in vita. Recupero dal suo sonno quarantennale la cinepresa, perché la ispezioni (operazione fatta con successo per un registratore Gelosino). Premetto che non ero riuscita nemmeno ad aprire la custodia a bauletto che sembrava bloccata… Il tempo di fare una dormita e stamattina mi arriva la sorpresa: La cinepresa funziona!!! Canta che è un piacere! Sono sicura che mio padre si congratulerebbe con Manuel, che è diventato uno di famiglia. Così l’eredità non si è dispersa: ha solo svicolato per altri lidi, giungendo ad un approdo sicuro.
La luce del mattino… e della speranza
Incredibile come il paesaggio muti rapidamente di prima mattina, tra le sette e le sette e mezza: si passa dall’oscurità della notte all’esplosione della luce che pare scaturisca dalle montagne che si tingono di rosa, mentre la luna cala dietro la vetta più alta. Me ne accorgo dallo studio mentre sto scrivendo ed esco per immortalare l’attimo fuggente. Fa freddo, sono i giorni della merla ma è un buon segno perché preannuncia una buona primavera (ne abbiamo bisogno). Ieri sera c’era la luna piena, che da sola è uno spettacolo, stimolatrice di versi poetici e non solo. Febbraio è alle porte e mi aggrappo alla speranza di una primavera non più blindata, ma anzi liberatoria di restrizioni. Ben venga la vaccinazione di massa, a restituirci un po’ di libertà. Siamo tutti provati da dieci mesi di vita sotto vetro, oppure sovraesposta, come nel caso di chi lavora in prima linea, e ne conosco di persone che hanno dovuto rinunciare a ferie e prebende per il bene comune. Bene, oggi concludo col pensiero giunto con un messaggio che mi pare appropriato al contesto: La vita è come il flusso delle maree. Ci sono alti e bassi. Quello che devi ricordare è che durante la bassa marea trovi le conchiglie più belle (le cento porte).
Addio, Puma!
– La mia amica a quattro zampe se n’è andata, improvvisamente, lasciandomi attonita. Adesso riposa sotto a una pianta di rose, in prossimità dell’ingresso, così le mando un saluto quando esco. Le dedico il mio post odierno, facendo mio l’invito della psicologa Germana Carillo, secondo la quale “Anche la narrazione, cioè raccontare e condividere la propria esperienza, agevolerebbe la presa di coscienza dell’evento e delle emozioni correlate”. Inoltre la meravigliosa leggenda del paradiso dei nostri animali, che Arletta mi ha inviato, mi consente di affrontare la perdita della mia cara micia con relativa serenità. Ne parla Manuela Valletti Ghezzi nel suo piccolo libro La Leggenda del Ponte Arcobaleno, che di certo mi procurerò. Adesso parlo di Puma, mite, discreta creatura entrata a casa mia nell’estate del 2010, attraverso mio figlio che l’aveva avuta da Valentina, cucciola gracile allevata col biberon. I ragazzi l’avevano chiamata Ruspa, nome che a me non piaceva e che ho cambiato in Puma, per via del pelo nero. In casa c’erano già due cani e due gatti più grandi, con uno dei quali, Sky, si intendeva alla perfezione. Non altrettanto con Grey, l’ultima arrivata, di tutt’altro carattere. E sì, perché anche gli animali hanno una loro indole, e il gatto continua ad affascinarmi per la flessibilità, non solo fisica ma anche psicologica. Di Puma apprezzavo che fosse… gentilmente selvatica, ritrosa ma disposta a concedere delle speciali tenerezze: mi scaldava le gambe, di pomeriggio e di sera durante la seduta di magnetoterapia davanti alla tivu e si infilava sotto le coperte, accucciandosi all’altezza dell’anca: terapia graditissima! Era moderata nel cibo e prediligeva il pesce, come me. Stava volentieri in studio, seduta accanto a me mentre ero al computer. Ultimamente mangiava poco e si muoveva meno, indizi che avevo attribuito al freddo e all’età, non più evergreen (anche se 11 anni non sono moltissimi). Purtroppo la seduta in clinica veterinaria ieri pomeriggio ha evidenziato una cardiopatia avanzata, di tipo congenito che speravo le consentisse una sopravvivenza accettabile. Ho fatto in tempo a riportarla a casa dove ha fatto l’ultimo giro per le stanze. Poi si è distesa davanti alla stufa e ha intrapreso il suo viaggio verso… il Ponte Arcobaleno: là spero un giorno di incontrarla. Ciao Puma, grazie di esserci stata! 💙 –
Gatti e amore
Un caso mi porta a recuperare una poesia di Umberto Saba, citato nel post di ieri, per una questione privata: Puma, la mia gattina nera di dieci anni, da qualche giorno ha smesso di mangiare, forse è solo raffreddata ma mi preoccupa. Superfluo dire che tra noi c’è un feeling e che mi fa gradita compagnia. L’ apprezzato poeta triestino, nei suoi componimenti tratta con leggerezza di problemi quotidiani (dietro i quali si nascondono emozioni profonde), come l’innamoramento presumibilmente della moglie Lina oppure della figlia Linuccia, che associa a quello della gatta innamorata. Dato che a breve saremo a Febbraio, mese di grandi serenate (e azzuffate) feline, la poesia La gatta torna utile. Anche se temo non c’entri col problema della mia Puma. Oggi pomeriggio la porto dal veterinario e poi ne saprò di più. A beneficio dei lettori, riporto la poesia che segue, intitolata La gatta, per una reciproca condivisione. La tua gattina è diventata magra./Altro male non è il suo che d’amore:/male che alle tue cure la consacra./Non provi un’accorata tenerezza?/Non la senti vibrare come un cuore/sotto alla tua carezza?/Ai miei occhi è perfetta/come te questa tua selvaggia gatta,/ma come te ragazza/e innamorata, che sempre cercavi,/che senza pace qua e là t’aggiravi,/che tutti dicevano: “È pazza”./È come te ragazza. (da Trieste e una donna, 1910-1912)
