Il conforto del ciliegio

Avevo già riposto il giaccone invernale nell’armadio e messo in terra una rigogliosa azalea, regalatami per il mio compleanno due settimane fa. Tutto da rifare: ho dovuto espiantare l’azalea, rimetterla in vaso e ripararla in zona protetta sotto il portico; dall’armadio è tornato in servizio il giaccone e di sera riattivo la stufa con gli ultimi tronchetti di legna. La pioggia, tanto urgente per l’agricoltura e le colture si fa attendere… il tempo bizzoso scombussola assai. La mia mente peregrina cerca sul calendario giorni importanti: quando la vaccinazione anti-covid? Quando la prima puntata al mare? Quando una rimpatriata con le amiche in pizzeria? Non vorrei abituarmi a questa prolungata condizione di rinuncia alla comunicazione diretta con le persone, al piacere di un abbraccio, al conforto di una stretta di mano. Invidio cordialmente Paola che abita a Nazareth ed è stata messa in sicurezza da un po’. Quando tornerà a Bassano, ce ne racconteremo delle belle… Per distrarmi da pensieri grigi, fotografo in continuazione il mio ciliegio giapponese in fiore, un vero spettacolo della natura: una “pioggia” di piccoli fiori rosa, anche leggermente profumati. Non dureranno a lungo, ma rimedierò alla loro assenza con le foto. Ancora una volta, trovo conforto nella natura, specialmente nei fiori, compagni di ogni evento umano, nella buona e nella cattiva sorte, dalla nascita all’uscita terrena. Una delle tre cose rimasteci del paradiso, di cui possiamo ancora godere.

Denise, dove sei finita?

Ci sono dei fatti di cronaca irrisolti, come quello che riguarda la piccola Denise Pipitone, sparita ben 17 anni fa a Mazara del Vallo, mentre giocava. Piera Maggio, la madre, non si è mai rassegnata e vive nella speranza di riabbracciare la figlia che oggi dovrebbe avere 21 anni. Ogni tanto spunta un avvistamento che fa presagire la risoluzione del caso. Di recente in Russia, una ragazza con tratti fisiognomici sovrapponibili a quelli della ipotetica madre siciliana, si è rivolta a un programma televisivo, dichiarando di essere stata rapita e di essere alla ricerca della madre. Sono in corso gli esami e le prove per risolvere il mistero, su cui i media intervengono molto, spesso per aumentare audience e angoscia. Non oso immaginare lo stato d’animo di mamma Piera, che da 17 anni convive con un macigno inimmaginabile. Mi è capitato a Lignano, al mare di “perdere di vista” per un paio d’ore mio figlio, allora di cinque anni. Lo avevo lasciato seduto fuori della gelateria, per comperare delle cartoline nel tabacchino di fronte. Uscita dopo pochi minuti non c’era più. Seppi più tardi… che aveva seguito una coppa di gelato e, disorientato, si era affidato a una sua ricerca personale di me nelle boutique dei paraggi dove andavamo insieme. Un incubo conclusosi abbastanza presto, con un mio pianto liberatorio e una sgridata del vigile al mio bambino, per non essere rimasto seduto in attesa del mio ritorno. Da quella brutta esperienza ho imparato che non bisogna fidarsi troppo delle raccomandazioni ai minori, che vanno osservati a vista. Anche Denise stava giocando, con tante persone attorno, familiari e conoscenti. Gira spesso il video di lei piccina che gioca… chissà che aspetto ha il mostro che l’ha rapita. Mi auguro, ovunque sia, che possa riabbracciare sua madre e dare una svolta in positivo alla sua vita. E che Piera possa porre fine alla pena straziante di non sapere che fine abbia fatto. Coraggio a entrambe, cui va tutta la mia solidarietà di donna e di madre.

Insolita Pasquetta

Quando l’ortopedico mi ha dato l’appuntamento per l’infiltrazione di acido ialuronico all’anca per il giorno di Pasquetta, quasi ho gioito. Ho pensato:”Almeno faccio un giro per motivi di salute, in zona rossa!”. Detto, fatto. Copro i 33 km del percorso da Castelcucco a Feltre, sia all’andata che al ritorno, in quasi solitaria: strada libera, poche auto, tutte di corsa, il che mi fa supporre che nessuno sia al volante per un viaggio turistico. Anche l’ospedale sembra abbandonato, senza via vai di operatori sanitari e visite ai parenti. Il parcheggio pressoché libero. Mi precedono tre persone in sala d’attesa. Il dottor Guido Mazzocato, col solito rassicurante sorriso mi introduce in ambulatorio, dove mi trattengo il tempo necessario per la pratica, indolore e molto utile nel mio caso. La rigidità motoria rimane, ma non ho male. Posso convivere col problema ancora per un po’, tenendomi il “pezzo originale”, l’anca artrosica finché non peggiora. Quando esco dall’ospedale Santa Maria del Prato, individuo in uscita delle bellissime siepi di pesco selvatico (pirus) lungo il passeggio pedonale che congiunge i due ingressi: pane per i miei denti, devo fotografarle. Peccato che non possa riprodurre il laborioso lavorìo delle api, in solerte attività. Il colore dei fiori è un toccasana per la vista, un piacere che rilassa e distende i nervi, praticamente una cura extra a portata di mano. Salgo in macchina con l’umore in crescita. È stata una benedizione sottopormi alla cura conservativa nel giorno di questo silenzioso lunedì di Pasqua. Grazie all’ortopedico, il dottor Guido Mazzocato che ci ha visto giusto!

Emozionarsi, progettare, sperare: buona Pasqua!

Il mio ciliegio giapponese è uno schianto: quando apro il balcone dello studio, mi pare che i rami si tendano in un abbraccio di pensieri rosa apposta per me! La Natura segue il suo corso, indifferente alle restrizioni sanitarie, è già un messaggio di guardare oltre e disporsi a emozioni positive: emozionarsi, progettare, sperare… è l’augurio più opportuno in questa faticosa risalita della china verso il recupero della voglia di vivere e di condividere con gli altri. Condividere, anche a distanza è l’invito che ci offre uno spot televisivo, oltre a sorridere, essere gentili, allenare il corpo e imparare qualcosa di nuovo. Un sasso in uno stagno, ma è già qualcosa. Torna a fagiolo il mio blog, che in questo senso è diventato per me una benefica cura e un motivo per allacciare contatti: proprio ciò che mi serviva: grazie ai fedeli lettori, di farmi compagnia con l’attenzione e i commenti, ancora pochi ma buoni! Una carezza mattutina me la offrono i fedeli contatti di Whatsapp, che distendono le mie rughe e illuminano i miei occhi. Alle sette di stamattina erano già parecchi ad avermi preceduta nell’augurio pasquale. Sono uscita a raccogliere due giacinti blu e un tulipano rosso, da mettere davanti al quadro di mia madre. Poi mi posiziono davanti al ciliegio giapponese e lo fotografo da tutte le angolazioni, ne faccio quasi un reportage domestico. D’altronde la bellezza gratuita è pure una benedizione che rende più buoni, in tema con la Pasqua di Resurrezione. Serena Pasqua, piena delle bellezze a portata di mano!

… una cascata di capelli!

Oggi, argomento in apparenza futile: la piega in casa. Impossibile andare dal parrucchiere, centinaia di donne si devono arrangiare, me compresa. Premetto che ho i capelli molto lunghi, che considero un po’ il mio biglietto da visita. Tagliati un paio di volte nella vita, li tengo raccolti sulla nuca in una coda oppure a chignon. Trovo che siano più comodi da gestire, rispetto a un taglio medio, meno che per il tempo di asciugatura che oggi speravo di fare al sole, dato che i tre giorni precedenti la temperatura era pressoché estiva. Niente da fare, il caldo è rientrato, provvedo a mettermi una decina di bigodini davanti allo specchio, impresa che mi fa rimpiangere Lara, la mia amica parrucchiera. A metà dell’operazione, quando ormai non ne posso più, perché i beccucci stentano a infilarsi nel bigodino che penzola, decido di intrecciare le ultime ciocche… e ripenso a mia nonna Adelaide, che teneva l’acconciatura per una settimana: una lunga treccia arrotolata a crocchia sulla nuca, piena di forcine nere: stabile, ordinata, regale come quella delle ballerine di tango o di danza classica. Un’arte, quella di acconciare i capelli, che le donne praticavano in casa da sole o al massimo con l’aiuto di un’amica, compresa la tintura delle chiome ingrigite. La pandemia ha sparigliato diverse abitudini consolidate legate alla cura della persona e non solo… ma io vado dalla parrucchiera perché, nell’esercizio della sua professione è diventata mia amica che si occupa della mia testa, ma anche di quello che c’è dentro. Infatti evitiamo le chiacchiere pettegole e ci confidiamo i fatti nostri: praticamente è come se andassi dall’analista, ma costa assai meno ed è molto più piacevole! Ciao Lara, ci vediamo sabato!

Venerdì santo, tra fiori e silenzio

Da giorni tenevo d’occhio il mio Ciliegio giapponese (da fiore) in attesa di cogliere l’apertura dei primi boccioli: è successo stamattina! Aprendo gli scuri dello studio, lo sguardo si è posato su un ricamo di fiorellini rosa, raggruppati a mazzetti, uno spettacolo! Non so paragonare l’emozione provata, frutto della bellezza distesa tra i rami e adornata dalla mia gratitudine. Non so cosa mi succederà oggi, ma prima di dormire metterò questo regalo della natura come la cosa più bella che ho avuto il piacere di apprezzare. La Natura è sempre un conforto, silenzioso e costante, offre spunti di riflessione anche il giorno di venerdì santo: dopo un inverno avaro di piogge e flagellato da sbalzi termici, rinascono i tulipani, messaggeri di buona sorte, le giunchiglie strizzano l’occhio all’ottimismo e i giacinti diffondono nell’aria un profumo di buono. Mi stupiscono soprattutto i fiori e le piante che nascono da soli nello spazio in cui vivo, tipo le viole sparse qua e là, per non parlare del fico in mezzo alle ortensie, del ciliegio selvatico tra le roselline tappezzanti e del susino selvatico insinuatosi tra la siepe di fottinie. Sono persuasa che il megIio della mia casa stia più fuori che dentro, cresciuto nel tempo per gli interventi straordinari della natura, più che per le mie attenzioni. La parabola del chicco di grano che muore per generare frutto si sposa benissimo con il significato religioso della giornata odierna, in cui si ricorda il sacrificio di Cristo sulla croce, successivamente risorto per redimerci. Quindi giornata di riflessione e di silenzio, favorito dal risveglio silenzioso e multicolore della natura.

Il sole ha il sopravvento sulle pulizie pasquali

Pulizie di Pasqua…. o d’estate? Mezzogiorno di giovedì santo, sto scrivendo fuori, con il sole che picchia tenacemente sul collo e sulle braccia nude. La temperatura è di fine maggio. Qualche bimbo in età scolare, da oggi in vacanza corre sul monopattino davanti casa, contando sul traffico limitato. Dal campo vicino arrivano “i discorsi” degli uccellini appostati sui rami più alti dei Noci e una farfalla bianca mi svolazza davanti. Lei libera di passare di fiore in fiore, forse vuole ricordarmi che dovrei occuparmi delle famigerate pulizie pasquali. Ma dove sta scritto? replico io, che dovrei sacrificare la piacevolezza della prima abbronzatura, per occuparmi di vetri e tende, pavimenti e cambio di armadi? Già ieri ho fatto il bagno al cane! (in zona rossa non posso portarlo dalla toelettatrice). Dovrei fare il primo taglio dell’erba, ma mi piange il cuore eliminate tutti i bottoni gialli del Tarassaco, le Pratoline e i fiorellini celesti di Veronica… succederà per forza, ma adesso voglio godermi questo rustico tripudio della natura. Tanto non sono permesse rimpatriate e così nessuno noterà se mi sono spesa in faccende domestiche. La farfallina bianca continua a volteggiarmi vezzosa davanti al naso.Tra un po’ mi alzo dalla sedia, posta dinanzi ai tulipani prossimi a sbocciare e mi trasferisco in cucina, bisognosa di intervento sanificatore. Ah, ho il pranzo pronto, comperato due ore fa al mercato locale: pasticcio di pesce, ottimo. È un mezzogiorno di sospensione. Buon pranzo a tutti!

Protagonista, il gatto!

Di prima mattina, mentre sorseggio il cappuccino con un occhio al piccolo schermo, vedo passare in sovrimpressione la scritta “I GATTI, SIMBOLO D’INDIPENDENZA” e subito mi concentro. Sabina Guzzanti, ospite della trasmissione, ne parla con trasporto, elogiando le caratteristiche del flessuoso animale, che tanto mi è caro. Non so se il libro di cui è autrice, La disfatta dei Sapiens (titolo accattivante) c’entri con il felino, ma suppongo di sì. Associo la notizia con la foto che ieri mi ha girato Erica… e ne ricavo l’argomento del post di oggi. Sissi, la splendida gatta della compianta maestra Silvia Ferracin, guarda il cielo con un atteggiamento di stupìta ammirazione, quello che spesso manca a noi umani. Lasciando perdere altre considerazioni sulla bellezza della foto – e del soggetto – ciò che mi colpisce è proprio la meraviglia dell’incanto che emerge dall’atteggiamento. Quando è successo a noi, di meravigliarci altrettanto? Forse mi è capitato nell’infanzia… devo sforzarmi parecchio per risalire tanto indietro. Di gatti ne ho avuti parecchi, ognuno col proprio nome e di temperamento diverso. Da adulta, mi sono affezionata in particolare a due maschi, Briciola e Sky, entrambi tigrati, entrambi dolcissimi. Con le femmine ho stabilito rapporti di complicità e “sorellanza”, per così dire. Tutti i miei mici hanno condiviso il tetto con dei cani e svariati uccellini, che nell’insieme sono i componenti creativi della mia esigua famiglia. È nota la mia simpatia per gli animali e la mia predilezione per i felini, che mi garantisce libri sull’argomento a ogni compleanno. L’ultimo è un simpatico manuale intitolato LA FELICITÀ È UN GATTO, con tanto di test in fondo per “calcolare il vostro Quoziente Gatto (QG)”. Il risultato del test non mi ha stupito: Sono un gatto! Pardon, una gatta…

Sono in attesa del mio prossimo romanzo

Stamattina sono stata in tipografia a prendere la bozza definitiva del mio ultimo impegno letterario, intitolato IL FARO E LA LUCE, deviando tra i campi perché sono in corso lavori importanti, lungo il tragitto verso Loria. Per rendere l’idea, provavo una sottile agitazione, come alla vigilia di un esame (ne ho sostenuti diversi in vita mia). E non sono neanche nuova alla prova, che si è rinnovata diverse volte negli ultimi dieci anni. Ricordo la forte emozione provata, quando sono tornata dalla tipografia la prima volta, con lo scatolone dei libri sul posto del passeggero: avevano in copertina la foto di mia madre e me pargoletta quattrenne sul sedile posteriore della Lambretta! Percepivo quella compagnia di carta profumata, come se avessi trasbordato una creatura! Adesso mi sono un po’ fatta le ossa, ma l’emozione di maneggiare una propria opera è sempre intensa. In questo caso, moltiplicata dal fatto che ci hanno collaborato più persone, offertesi generosamente per rendere omaggio alla memoria del mio stimato e amato professore di Liceo Classico, Armando Contro. Intendo ringraziare pubblicamente e a gran voce: Massimo (il volontario), Alberto (il giornalista), Lidia (la professoressa), Francesco e Gigliola (compagni di liceo), Angelo (il fotografo), Noè (nella doppia veste di pittore e poeta)… oltre le care persone che mi hanno sostenuto durante la elaborazione del progetto, che all’inizio ritenevo al di sopra delle mie capacità. Nei momenti difficili ho pensato a Liana, moglie del professore a cui lo dedico, e le barriere sono crollate. Lei si meriterebbe un romanzo a parte, per tenacia e resilienza. Sul titolo, per ora dico solo che allude alla luce della mente e a chi la diffonde. Il resto al prossimo blog. Buona visione della copertina!

Sardegna, luogo dell’anima

Sono stata, come di consueto a fare la spesa il lunedì nel paese vicino dove c’è un reparto pescheria, con prodotto fresco, di cui mi nutro spesso. Se no, avrei dovuto servirmi in loco e optare per quello surgelato, che non è proprio la stessa cosa. Meglio ancora se potessi acquistarlo sul posto, magari in Sardegna, come potrà fare il mio collega e amico Massimiliano, che mi manda delle foto talmente belle da togliermi il fiato, per il colore del mare, della sabbia, del silenzio che immagino, dell’ossigeno che mi apre i polmoni anche solo idealmente. So che l’Italia è tutta bella e interessante, non per nulla è identificata come il Belpaese. Anche il Veneto offre paesaggi stupendi e Massimiliano ci si è affezionato durante il suo soggiorno qui, mentre insegnava Scienze motorie nella locale scuola media. Ma il suo cuore era nella sua terra natia, dove è successivamente ritornato, lasciando la sua impronta di stima e di amicizia. Ricordo la sua dichiarazione d’amore per la Sardegna quando, in sede di colloquio d’esame, mi chiese di passargli la cartina geografica che avevo sottoposto ad un candidato – o era una candidata? – per consentirgli di esporre un argomento che c’entrava con l’isola. Fu un bell’esempio di fedeltà alle radici. Perciò sono contenta per lui che si goda un pezzo di paradiso terrestre, magari in sella alla sua “fide scudiera”, una motocicletta Honda rosso fuoco. Esistono i luoghi dell’anima, reali o immaginari dove gli scrittori ambientano le loro opere, come la citata e apprezzata Grazia Deledda. Non so se riuscirò, prima o dopo ad approdare in Sardegna, che è il mio luogo dell’anima da molto tempo. Massimiliano, aspettami!