Certo, dopo il temporale può uscire l’arcobaleno che è sempre uno spettacolo, specie se si forma dietro a un gioiello architettonico come la millenaria chiesa di san Martino, in località Castelcies di Cavaso del Tomba. Anch’io ieri sera ho visto disegnarsi l’arco colorato dietro le casette a schiera, davanti casa mia: mi sono stupita e ho pensato a Iride, la messaggera degli dei che tiene i contatti tra terra e cielo. Ho anche pensato di fotografarlo, ma avrei replicato un soggetto già immortalato. Poi mi arriva da un’amica la foto che Floriano ha scattato alla sua “vicina di casa”, abitando nei pressi della storica chiesetta, ubicata su un’altura da cui si gode un ottimo panorama. Non per niente Floriano scrive poesie e la sua foto poetica parla da sola. Cosa dice? La natura è uno spettacolo, se abbiamo occhi per osservare e cuore per sentire… oltretutto gratuito e a cielo aperto. Peccato che per arrivarci, sia obbligatorio subire prima l’inferno, con temporale, nubifragio e altre calamità. Certo succedeva anche una volta, ma adesso i repentini cambiamenti climatici ci stanno disorientando, limitando molto il gusto di uscire, già compromesso dalla pandemia. Tornando alla chiesetta, anni fa era bello ritrovarsi lassù durante le giornate settembrine di Arte e Natura, cui anch’io ho partecipato con un banco dove promuovevo i miei libri. Artisti di varie branche operavano all’aperto, in uno scenario simbiotico tra creature e creato. Voglio sperare che siamo alla fine della pandemia. L’arcobaleno sulla chiesa di san Martino è incoraggiante.
Autore: Ada Cusin
Omaggio al limone
Scopro che oggi è la giornata nazionale del limone, pianta preziosa per i suoi frutti con alto quantitativo di vitamina C ma anche per i profumatissimi fiori chiamati zagare. Mi occupo da parecchio di una pianta di limoni, più per i fiori che per i frutti, dalle molteplici proprietà benefiche che non oso quasi raccogliere, nel senso che mi piace guardarli e li stacco un attimo prima che avvizziscano. Pare che la pianta sia un ibrido tra l’arancio amaro e il cedro, coltivata per la prima volta nella regione di Assam, dell’India del nord-ovest. Apprezzato il limone anche in cucina, giuro che provo la ricetta “Spaghetti al limone e basilico”. La mamma aveva una tovaglia con disegnati tanti limoni gialli su fondo nero… un’anziana preparava il limoncello fatto in casa e lo serviva in deliziosi bicchierini di cristallo, il giallo è il mio colore preferito, da solo e/o in abbinamento col celeste. Di mattina, quando do da mangiare ai canarini, inserisco nell’abbeveratoio delle gocce di succo di limone, pratica che seguo anch’io per aromatizzare l’acqua. A ben considerare, sia pianta che frutti accompagnano la mia giornata e quella del vicino, che coltiva un esemplare più in salute del mio (in realtà l’ho ereditato da mio figlio che non se ne occupa più). Data la storia del limone e l’ampio impiego dei suoi fiori foglie e frutti, si merita di essere ricordato con la dedica dell’odierna giornata.
Animali domestici
Non toccatemi i gatti, per me creature straordinarie. Ne ho avuti tanti nella vita, alcuni più cari di altri perché anche i felini domestici hanno il loro carattere. Attualmente mi sento privata di Puma, la gattina nera, sofferente di cuore mancata a gennaio, dopo un’inutile permanenza dal veterinario che non è riuscito a prolungarle la vita, conclusa a 11 anni. Adesso c’è Grey, soriana tigrata di 5 anni che entra in casa solo per mangiare, il che succede spesso perché pare insaziabile. Dettaglio da riferire a eventuale psicologo degli animali: quando Grey sgranocchia i suoi croccantini (se capita, anche quelli del cane Astro) fa rumorosamente le fusa, che interpreto come soddisfazione e forse gratitudine. Però, per età e temperamento, non posso dire che mi faccia compagnia. La prossima primavera conto di introdurre un paio di micetti che allieteranno le mie giornate. Mi è capitato di seppellirne qualcuno, vittima della strada. Non so come reagirei se capitasse a me quanto accaduto alla proprietaria della gattina impallinata a Spresiano, e miracolosamente sopravvissuta. Approvo che abbia sporto denuncia e mi auguro che l’infame gesto contro un animale indifeso non resti impunito. Non fa differenza se l’autore risultasse un cacciatore impaziente che si esercita indiscriminatamente prima dell’apertura della caccia, oppure un giovane aggressivo che si sfoga su un bersaglio facile. Una rilettura del Cantico delle Creature del poverello di Assisi sarebbe quanto mai salutare!
La generosità può essere un boomerang
– Ci sono dei fatti di cronaca che mi producono disagio, perché mi chiedo come mi sarei comportata io in identica situazione, in questo caso come nonna nei confronti della nipote. I miei nipoti sono tutti maggiorenni, ma a breve sarà il compleanno di mio figlio, che compirà 33 anni, l’età di Gesù! Ho cercato di indagare su cosa potrebbe fargli piacere o essere utile, ma credo che rimedierò con un buono spesa, come da richiesta. Nessuna sorpresa o cosa straordinaria, non mi è concesso esagerare: forse dovrei essere contenta, anche se così svanisce l’effetto sorpresa. Certo non vorrei essere nei panni del nonno che ha regalato la Mini minor di seconda mano a sua nipote 16enne (con congruo anticipo), perché si impratichisca con la guida e la ragazza ha innescato la prima, anziché la retromarcia, schiacciando contro il muro l’amica coetanea, che è deceduta. Tremendo che una vita sia stata azzerata per un incidente dovuto all’ incompetenza… ma forse anche a una intempestiva generosità. Senza l’auto, regalo del nonno, l’incidente non si sarebbe verificato. È successo in un casolare nel senese, tra giovedì e venerdì scorso; la vittima, sedicenne come l’amica che l’ha investita, è morta sabato. Una sciagura spropositata, con uno strascico doloroso immenso.
Fragole e more
Domenica 25 luglio. Mi fa un certo effetto pensare che tra cinque mesi sarà Natale… anche stanotte ho dormito con finestra e balcone aperti per godere un po’ di frescura notturna, inquinata dall’abbaiare dei cani dei vicini che facevano peraltro il loro lavoro. È indubbio che si dorma meglio col fresco, in montagna o in altra stagione. D’estate sono attraenti altre cose, ad esempio fiori e frutti. Prima delle sette sono sveglia, servo cane e gatto, mi preparo la colazione (niente più muffin perché col caldo ammuffiscono in fretta) e mi concedo il consueto giretto per il giardino, con tablet in mano nel caso possa sorprendere qualche fiore. A parte le ortensie, la stagione è magra. Silenzio umano e tubare di tortore mi accompagnano, Astro mi segue sempre, mentre Puma è già chissà dove. L’erba cresce imperterrita come il convolvolo, attorcigliato attorno alle foglie delle fragole che bordano il muretto di contenimento della zona destinata all’orto, ora incolta. La posizione delle fragole, ad altezza d’uomo mi consente di effettuare una facile pulizia manuale. La produzione risale allo scorso maggio ed ora le piantine sono in pausa (credo, ma non sono un’esperta). Non mi aspetto di trovare cuori rossi sotto le foglie… invece cinque fragoline fanno capolino e mi sorprendono: ne assaggio un paio e sono deliziose! Sulla rete vicina penzolano dei rami di more, con frutti bicolori rosso-neri. Sposto con cautela il fogliame, tasto un frutto che mi sembra ok: infatti si stacca facilmente e lo porto alla bocca, riconoscendo che è a perfetta maturazione. Diciamo che la giornata parte in dolcezza. Comunque vada il prosieguo, non mi posso lamentare: la natura mi ha già offerto il suo dono.
Il pane non si butta!
Dovrei evitare di andare al bar, perché ultimamente l’artrosi si fa sentire, specie quando mi alzo da seduta. Se non sono dolori, è comunque molto imbarazzante: devo pazientare diversi minuti prima di poter muovere la gamba. Pertanto, per quel che mi riguarda sarà un’estate condizionata dalla limitata libertà di movimento, finché l’intervento di arto-protesi, fissato il 3 novembre, non mi rimetterà in riga. Nel mentre limito gli spostamenti, sia in macchina che a piedi. Avendo il bar comodo, è forte il richiamo, anche se potrei farne a meno, leggendo il giornale in privato. Però senza il contorno di voci, colori, odori… non è la stessa cosa. Questa la premessa, che mi predispone alla ricerca della notizia da evidenziare attraverso il post, che oggi c’entra col pane e i prodotti da forno in scadenza a fine giornata. A Oderzo, Melissa e Nicol, due intraprendenti ragazze hanno avuto la bella idea di inventarsi il modo di non buttare il pane a fine giornata, ma di consentirne il consumo: attraverso l’app Too good to go collegata col forno Lievito 35 il cliente ordina il prodotto di panetteria che va a ritirare la sera imbustato e ancora buono da consumare. Contente loro e contenti i clienti, che gustano brioche, focaccine, pizzette, pane ancora fragranti. Una trovata geniale che mette tutti d’accordo, con l’esborso di pochi euro. Non sarà proprio come entrare in panetteria e farsi avvolgere dalla fragranza del pane appena sfornato… ma in tempo di crisi economica e bando allo spreco mi sembra una iniziativa lodevole.
Vacanza “di prossimità”
Giornata di mare ieri, in compagnia di Adriana e Lucia, dodici ore di evasione da casa, con meta Bibione, la spiaggia di mattina e la Spa delle Terme il pomeriggio: un’evasione a lungo desiderata, da ripetere. Il tempo è stato clemente, perché circolava una gradevole brezza e solo a mezzogiorno la sabbia scottava sotto i piedi. Pochi ombrelloni aperti fino all’ora di pranzo, quando abbiamo cambiato obiettivo e abbiamo varcato la soglia delle Terme, climatizzate ed accoglienti. Un pranzo spartano nel bar con vista piscina e salita al piano superiore, in zona solarium, in attesa dei trattamenti: trattamento per Adriana e massaggio shiatsu per me, seguiti da idromassaggio in vasca con acqua termale per tutte e tre: siamo delle signore e declino l’età ma durante la permanenza in acqua siamo tornate ragazzine, gustando un benessere da portare a casa. La prova è che io e Adriana, totalmente rilassate, ci siamo rivestite… all’incontrario, indossando il prendisole dalla parte delle cuciture e ce ne siamo accorte dopo un po’, ovviamente ridendoci sopra: un dettaglio marginale, attribuito al grande coinvolgimento prodotto dal salutare trattamento. Il terrazzo del solarium per asciugarci era tutto a nostra disposizione, con tisane e biscottini offerti dalla casa, e canto gratis delle cicale dai pini marittimi sottostanti. Tra un pisolino e un dormiveglia, Adriana forniva informazioni scientifico-geologiche che mentalmente ci trasportavano sulle Dolomiti, sprazzi didattici distribuiti anche durante le due ore del viaggio di ritorno. Concludendo, una vacanza breve ma intensa, diciamo “di prossimità”, per donne che apprezzano ciò che offre l’ambiente: che non è poco!
Pausa
Oggi mi prendo una pausa e domani pure: stamattina sono stata a raccogliere notizie per il mio prossimo romanzo e domani vado a Bibione con Adriana e Lucia: dopo tanta attesa, sarà benefico il soggiorno alle terme e assaggiare la spiaggia. Conto di aggiornare al riguardo, buon pomeriggio a chi legge!
Triste vecchiaia
Fin da piccola ho avuto grande ammirazione per gli anziani, quelli invecchiati bene, s’intende, tanto che per me sono come un faro che illumina il cammino verso la vecchiaia. Credo che la perdita dei nonni, avvenuta molto presto, abbia influito in questo senso. Ma anche gI studi classici e il De senectude di Seneca, dedicato all’arte di saper invecchiare, obiettivo che mi propongo di perseguire, non senza qualche difficoltà. È per questo che resto assai male, quando in fatti di cronaca nera sono coinvolti anziani, diciamo pure vecchi, usando il termine con rispetto. Leggo stamattina che nel comune di Lana, in Alto Adige, in una Rsa, un 87enne ha accoltellato a morte la compagna 78enne che era andato a trovare: raptus, fine di una storia d’amore, cos’altro? Di sicuro, uscita di scena per lei e entrata in carcere per lui, immagino. Senza contare che ognuno avrà alle spalle dei familiari che della drammatica vicenda non sapranno farsi una ragione. Di tante tristezze di cui è costellata la vita, una morte violenta per mano di un affine, in età avanzata mi sembra assurda e contraddittoria, perché annulla tutte le conquiste precedentemente fatte. Detto in altri termini, vittima e carnefice è come se fossero vissuti invano. Soprattutto il carnefice, a rigor di logica, mentre alla vittima va tutta la mia pietà, estesa anche a chi se ne occupava e non ha potuto impedire che si compisse l’infame delitto.
Evviva le cicale!
Sono stata al mercato a Fonte, accolta dal canto delle cicale, proveniente dalla collinetta Nervo, a una decina di metri dalla piazza, a ridosso delle Scuole Medie. Ammetto di avere una simpatia per questi insetti, che mi ricordano il mare dove le ho sentite esibirsi in straordinari concerti nei pressi della pineta di Lignano Sabbiadoro, frequentata gli anni trascorsi. Per gli antichi greci, le cicale erano figlie della Terra, oppure, secondo alcuni di Titone e di Aurora. Platone, nel dialogo Fedro, suppone che siano nate per mano divina dalla metamorfosi di antichi artisti, specie in campo musicale e dell’eloquenza. Celeberrima è la favola di Esopo, La cicala e la formica, volta ad esaltare la previdente formica, a scapito dell’esuberante canterina. Ma la cicala vive una sola estate e fa bene a godersela, questo è il mio punto di vista, che contiene anche un atto d’accusa contro chi si impegna oltre il dovuto, trascurando altri piacevoli aspetti della vita. Se il canto delle cicale si trasformasse in messaggi verbali, immagino che potrebbe a ragione ricordarci che il tempo fugge e non va sprecato. In ogni caso, come la macedonia e l’insalata di riso, il gelato e l’anguria sono il corollario dell’estate, stagione di colori e sapori decisi. Se fossi un pittore, il mio quadro estivo sarebbe un pugno nello stomaco, perché conterrebbe pure gli aspetti negativi della stagione, che non elenco per non rovinarmi l’umore, ma che sono facilmente intuibili. Mi rimetto al frinire delle cicale, che assecondano l’attimo fuggente… e sarà quel che sarà!
