Abbiamo bisogno di belle notizie e di buoni esempi, come quelli testimoniati dai 33 eroi civili premiati dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per il senso civico dimostrato e la rete di sostegno che hanno saputo tessere. Sono rappresentate tutte le età: dai 26 anni di Martina Pigliapoco, Carabinieri di San Vito di Cadore (BL), al 91enne Giancarlo Dell’Amico che ha ceduto ad altri la sua dose di vaccino. Dietro ogni persona una bella storia, come quella che riguarda Mohamed Alì Hassan, cameriere somalo padre di sei figli che ha trovato un portafoglio e l’ha restituito al legittimo proprietario. C’è chi si è impegnato per la promozione della cultura e chi per la risocializzazione dei detenuti. Mi piace che queste onoreficenze siano conferite da Mattarella “motu proprio” che traduco liberamente “senza ingerenze”. Le motivazioni si possono leggere in internet e scalda il cuore sapere che il buono c’è, anche se spesso prevaricato dal male. La cerimonia di consegna delle onoreficenze si svolgerà al Palazzo del Quirinale il 29 Novembre 2021 alle ore 11, ma per allora credo e spero saranno compiuti altri atti di generosità, che passeranno sotto silenzio ma sono altrettanto preziosi e da incentivare. Non a caso l’altro ieri era San Martino, il cui spirito di servizio aleggia in tanto volontariato. La stagione più bella è quella che illumina di luce materiale e spirituale il proprio percorso, in compagnia dei propri simili.
Autore: Ada Cusin
I miei pets
Ieri ho fotografato una rosa, varietà rustica, di un bel colore magenta, frutto di un innesto effettuato da mio figlio su una precedente pianta ad alberello. Abbastanza raro che sia fiorita a metà novembre, per me messaggera dell’affetto felino di Puma, sepolta sotto, dopo undici anni di affiatamento e complicità. Ho avuto molti gatti ma con lei c’era un feeling particolare. E poi era nera, dalle orecchie alla coda, con un suo portamento regale. Quello che immagino sono probabili proiezioni del pensiero cui do sostanza, ma sono certa che la mia sfortunata gattina, sofferente di cuore verrebbe volentieri ad accoccolarsi sulle mie gambe, come faceva in vita. D’altronde, non diceva Lavoisier, iniziatore della chimica moderna: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma?”. Se Puma si è rimessa in gioco, trasformandosi in cinque teneri petali fatti a cuore è bellissimo immaginarlo. Il mio rapporto con gli animali è di lunga data e davvero non vivrei bene senza occuparmene. Di sicuro loro danno a me più di quanto io sia a loro. Talvolta, anzi spesso Grey mi fa arrabbiare perché è insaziabile e ruba la pappa al cane che è troppo buono. Lui adesso mi fa cadere le stampelle perché ha la cataratta e ci sbatte contro, ma non si spaventa perché è sordo: però mi fa tanta compagnia. Quando russa sotto il tavolino del sa!otto, disteso per traverso sul cuscinotto a quadrettono mi fa pure ridere. Viaggia verso i 18 anni e ogni giorno che viviamo insieme è un dono del Cielo. La giornata dei canarini è più breve perché segue il corso della luce: al crepuscolo si appisolano sulle sbarre più alte della voliera…e fanno già Natale, tondi e gialli come sfere dell’albero. Come faccio a sentirmi sola, in compagnia dei miei Pets?
Il fiore della gentilezza
Domani 13 novembre, Giornata Mondiale della Gentilezza, nata in Giappone grazie a un movimento fondato nel 1988 a Tokyo e da lì diffusasi in tutto il mondo. È osservata in molti paesi, tra cui Canada, Australia, Nigeria ed Emirati Arabi Uniti. In realtà domani sarà la giornata clou, essendo in corso la Settimana dedicata alla Gentilezza, su cui mi interrogo. Ne sento parlare in tivù e raccolgo le idee: mi viene facile, perché in questa settimana ho avuto la testimonianza di diverse persone gentili che mi hanno supportato durante la prima fase della convalescenza: Marcella ha servito i miei amici animali durante la degenza in ospedale e mi ha portato dalla parrucchiera; Lara mi ha fatto la piega quasi fuori orario; Lucia è venuta a trovarmi più volte, portandomi conforto e il giornale; Pia mi ha salvato dalle calze costrittive e ha addolcito la mattinata con biscotti artigianali e ovetti di cioccolato; Norina è venuta ad accertarsi sulle mie condizioni di salute, con un omaggio floreale. Ho ricevuto gradite telefonate e messaggi augurali da diverse persone… e stamattina ho rivisto Manuel, di ritorno dalla sede universitaria, con la mamma Nadia che reggeva una gradita pianta di colore viola. Tra l’altro pare che il viola sia il colore della gentilezza perché fonde il rosso (fuoco, amore) con il blu (tranquillità). A questi “intimi” e a quelli che mi sostengono in privato, aggiungo i volontari di recente conoscenza, che fanno un invidiabile lavoro egregio: Mary, Elvira, suo figlio Luigi (mio ex alunno di vent’anni fa, ora ingegnere) e una ragazza di cui ignoro il nome, il papà di Michele, chi ha consegnato il pranzo mercoledì mentre ero a togliere la sutura…altri volontari seguiranno nei prossimi giorni. Ora mi chiedo come posso restituire il bene della gentilezza e mi viene “fisiologico” usare le parole: 10 100 1000 grazie. Appena sarò ristabilita, intendo fare qualcosa di concreto per trasmettere sensazioni positive, perché se il bene circola è meglio. Grazie amici e contatti vari, per la vostra gentilezza. Vi auguro di riceverne in gran copia, non solo oggi!
San Martino
La chiesetta di San Martino a Castelcies di Cavaso del Tomba è un piccolo gioiello incastonato su un’altura da cui si distende un panorama mozzafiato sui paesi vicini. Prima del covid nella giornata odierna lassù si faceva festa, con pranzo sotto al tendone, giochi pomeridiani, visite alla chiesetta, incontri culturali dentro e fuori. Tutto ridimensionato, causa emergenza sanitaria. Anch’io ho avuto il piacere, anni fa di leggere alcune poesie nel pregevole edificio, che trasuda semplicità e pietà, come deve essere capitato a chi ricevette sostegno dal soldato romano che donò metà del mantello al povero. Bella storia e bella chiesetta, giustamente apprezzate da chi ama il bello, quello che si vede e quello che si sente. Mi sembra appropriato paragonare l’atto di generosità del santo all’attività dei volontari, di cui sto usufruendo in questo periodo di convalescenza, dopo l’intervento per la protesi d’anca. Dovendo camminare con le stampelle per circa un mese, mi giovo del Servizio Trasporti e del Servizio Pasti a domicilio del Servizio Sociale del Grappa: una opportunità che allarga il cuore e nutre la mente! Volontari che fanno onore a San Martino e testimoniano la bellezza di donare agli altri parte del loro tempo. Abili anche nel risolvere contrattempi dell’ultimo minuto, tipo quello capitato a me. Per un imprevisto, la seduta del pomeriggio è stata anticipata alla mattina: per me non è un problema, mi verrà in soccorso un’amica o mio figlio…che però sono impossibilitati per loro impegni. Attendo risposta dal Servizio Trasporti: in men che non si dica risolve il problema, inviandomi Claudio, un giovanotto con barba e mascherina, alla guida di un Doblò adattato per disabili. Che dire? Sono meravigliata da tanta efficienza e contenta di poterne usufruire. Appena mi sarò rimessa, vedrò di restituire in qualche modo, magari attingendo alle mie risorse letterarie ciò che mi è stato donato.
Di corsa, con le stampelle!
Mattinata piena. A mezzogiorno devo essere in ospedale, sala gessi per rimuovere la “sutura continua”, rinviando alla settimana prossima la rimozione dei punti staccati. Mio figlio prende la carrozzina e mi porta all’ingresso, spingendomi fino all’ambulatorio di ortopedia, credo uno dei più frequentati. È una bella sensazione essere spinta da un fusto che fa l’istruttore. Sembra quasi un gioco dove lui guida e io mi lascio scompigliare i capelli dall’energica spinta. Quando raggiungiamo il posto, l’atmosfera cambia. C’è da aspettare, qualcuno è impaziente ma l’infermiera non tergiversa. Sono introdotta dopo circa quaranta minuti di attesa e l’operazione è fastidiosa, ma non importa. Giusto una settimana fa ero sotto i ferri… e oggi cammino con le stampelle. Il ritorno avviene di corsa, perché Saul ha un buon rapporto col volante. Sono le tredici passate e inizio a sentire un certo languorino. Immagino che la consegna del pranzo sia già avvenuta. Avrò appena il tempo di pranzare e poi verrà a prendermi un volontario per portarmi dal fisioterapista. Potrei intitolare il post odierno “Di corsa, con le stampelle!”. La sorpresa sta dietro il cancelletto: nel cesto è stato inserito il pranzo: pasta e fagioli, brasato, purè, pane e budino al cioccolato. Una vera soddisfazione per me che non amo stare ai fornelli. Col sole che mi segue e Astro che gironzola tra sala e cucina mi siedo a scoprire i miei piatti, uno più buono dell’altro. Anche se non li conosco, ringrazio chi lavora per fornire questo servizio, che nel mio caso rappresenta una variante gastronomica alla routine. Inoltre rivedo persone di ieri o ne conosco di nuove: effetti collaterali positivi dell’intervento. Per chi vede grigio, cui aggiungo una nota di giallo energetico.
Casa dolce casa…
Incredibile ciò che è capitato al signor Ennio, 86 anni, tornato a casa dopo una degenza in ospedale: non è riuscito ad entrarci perché qualcuno l’aveva occupata, cambiando il tamburo della porta durante la sua assenza. “L’incubo degli occupanti abusivi”, come titola un servizio, non è purtroppo una novità. Perpetrato a danno di una persona fragile per motivi di salute mi sembra un obbrobrio. La lucidità mentale di Ennio e la sua cultura lo hanno spinto a fare denuncia del fatto e a coinvolgere le telecamere, cosicché il clamore mediatico gli ha consentito di rientrare – dopo un mese causa i tempi del dissequestro – nel suo appartamento, totalmente vandalizzato, che mi pare l’aspetto più abominevole. “Non riconoscevo più casa mia, che rabbia!” ha dichiarato Ennio, che si è trovato nel pattume fotografie e cassette di amati film, essendo un cinefilo, uomo di cultura, viaggiatore. Alla grande pietà per questo anziano violato nella sua privacy si unisce il disgusto per un’azione di inaudita violenza, tra l’altro in odore di replica, secondo le spavalde affermazioni di chi si è macchiato del reato. Mi auguro che il clamore sollevato dall’episodio, garantisca la protezione doverosa alla vittima e allerti le forze dell’ordine in via preventiva. Una settimana fa ero entrata in ospedale e ho concentrato tutte le mie forze, per uscirne il più presto possibile: pensavo alle mie cose, ai miei animali, ai miei scritti come prolungamenti di me, che è stato bellissimo rivedere e ritoccare. Non so come avrei reagito, se fosse toccato a me. Solidarietà totale al signor Ennio che si è fatto tanti amici nell’emergenza e disapprovazione senza fine per l’inaudito atto vandalico.
Serena convalescenza
Essere in convalescenza, stando nel complesso bene devo dire che non è affatto male. Mi sono svegliata con la pioggia e con molta cautela ho aperto gli scuri. Le ipomee azzurre abbarbicate sulla rete mi hanno sorriso e io ho sorriso alla rossa melagrana che dietro di loro si sta ingrossando ogni giorno di più. Devo anzi staccarla dalla pianta, prima che si spacchi. Appena mi vede, Grey scansa timorosa la stampella ma mi conduce al posto dove mangia, in attesa della sua croccante colazione. Astro è più paziente e sa che prima devo farmi il caffè. Per svegliare i sette canarini, gli accendo la radio e funziona: uno stende un’ala e un altro emette un pigolio di saluto: tra poco arrivano le vettovaglie, sotto forma di semini e un pezzo di mela. La mattina procede lineare tra telefonate, messaggi e appunti sulle cose da fare, compresi gli esercizi – tredici – che il reparto di Ortopedia del San Bassiano mi ha invitato a fare, al momento della dimissione. Mi applico, tanto non faccio da mangiare: il pranzo mi arriva dal Servizio Sociale del Grappa ed è una novità interessante, per me di grande sollievo. Oltretutto me lo consegna una gentile signora coi capelli rossi, che circa vent’anni fa mi serviva il cappuccino all’Azzurra di Crespano, dove allora insegnavo. Bello rivedersi in un altro contesto, in salute, sebbene con un carico d’anni e di vicissitudini passate. La rivedrò lunedì prossimo e durante la consegna dei piatti le dirò qualcosa di me. Affronto le pietanze con un certa curiosità: pasta gorgonzola e noci, frittata e carciofi, due susine, pane. Ne ho anche per stasera, posso dedicarmi a scrivere tranquillamente. Le conseguenze dell’operazione sono tutte in positivo: mi tratto bene e gli altri mi trattano bene. Mi resta da scrivere al chirurgo che mi ha operato, dottor Giovanni Grano, per ringraziarlo dell’ottimo lavoro. Con preghiera di estendere il complimento anche al robot Mako.
Il piacere della normalità
Prima domenica di novembre e compleanno di Marcella. Per me coincide con la ripresa della normalità dopo il soggiorno in ospedale e l’artoprotesi all’anca. Sono stupefatta di non provare dolore… merito dell’equipe operatoria e pure del robot Mako che ci ha messo le “mani”, nel senso che ha posizionato la protesi nel posto giusto. Nadia dice che sono stata una brava paziente e questo complimento fatto da un medico mi lusinga. Mi spiace per le mie compagne di camera che sono ancora ricoverate, cui auguro un completo ristabilimento. Mentre ero in ospedale pensavo ai miei animali, fedeli amici e mi interrogavo come avrebbero accettato la mia assenza, soprattutto Astro, il cane che viaggia verso i 18 anni. Ho delegato Marcella a sostituirmi nel pomeriggio, mentre al mattino se ne sarebbe occupato mio figlio. Così è andata e stanno benone. Marcella è un’amica insostituibile, cui devo tanto. Si meritava di ricevere in omaggio i muffin con mandorle e carote che ho volentieri rifatto apposta per lei. Tornando ai pets, credo che Astro sia stato disorientato dalle stampelle, ma se n’è già fatto una ragione. La gatta sta studiando la novità, ma golosa com’è affoga i dubbi negli adorati croccantini. I canarini mi hanno riconosciuta (dalla voce credo) e hanno emesso un incipit canoro. Devo dire che è bello godersi la normalità del vivere quotidiano, fatto di abitudini consolidate e sicuri affetti. Quando si affrontano imprevisti che distraggono dal bene assicurato, si perde il metro della valutazione e si disperdono energie nella ricerca di ciò che abbiamo già, senza rendersene conto. Sono grata perfino all’artrosi se sono diventata più saggia. Ma soprattutto ai miei cari contatti, dentro e fuori il blog, che mi hanno sostenuto e dato la forza di reagire bene. Un prosit in più oggi per Marcella, che festeggia il compleanno!
Ritorno a casa
Ultimo giorno di degenza in ospedale, sarò dimessa con la protesi d’anca, una pallina rosa di titanio su uno stelo grigio che sembra un fiore innestato nell’osso, tanto per restare in ambito floreale. Qui è tutto accelerato, compresa la fisioterapia che continuerò comodamente da casa. Dicono che sono una brava allieva: complimento che mi ricollega alla professione, dove è positivo ci sia lo scambio di ruoli. Ieri in camera, una vicina di letto ha detto: “Si vede che facevi la professoressa”, mentre con la matita segnavo gli esercizi da fare. Mah, forse col tempo si è interiorizzato il ruolo e scatta la deformazione professionale. Comunque non mi dispiace, ho esercitato con coscienza, se non proprio con piacere, e adesso raccolgo i frutti. Anche qui in ospedale, non tutti lavorano con trasporto: c’è chi è gentile e disponibile e chi è scorbutico e frettoloso. Ho dovuto segnalare che durante una nottata, tra le tre e le quattro di mattina c’era un inopportuno chiacchiericcio in corridoio, non certo provocato da un degente. Mi auguro che sia stato un caso isolato, ma l’ambiente e l’ora esigono rispetto. Anzi, diciamola tutta: gli ammalati vanno considerati con il massimo riguardo, non solo professionale – garantito – ma anche umano. Se no sono nel posto sbagliato. Quanto all’equipe medica, mi pare che gli operatori lavorino come in una catena di montaggio: si vedono poco e per breve tempo. Temo che anche qui, come in altri ambiti, ci siano pochi incentivi a rimanere in servizio e tante fughe. Chissà che l’evoluzione della pandemia non torni a sovraccaricare i reparti e le terapie intensive. Da parte mia ringrazio il Padreterno di essere viva e di riprendere a camminare, sebbene per ora con le stampelle per godere ancora un po’ dei piaceri della vita, in primis quello della Salute e della Libertà, insieme con i numerosi amici che mi sono stati vicini e che ringrazio di ❤️
Mare e infinito
Stamattina Paola mi ha mandato una suggestiva foto dal mare: lei da ragazza abitava a Bassano dove io sono ricoverata. Poi per amore è approdata in Israele. Eravamo compagne di classe al Liceo Classico G.B. Brocchi, negli Anni Settanta. Per gli incroci della vita, adesso siamo diventate amiche, anche di penna (digitale). La foto è stata scattata a 30 km da Nazaret dove lei abita: fa vedere un presumibile gabbiano in primo piano che guarda il mare nostrum, ovverosia il Mediterraneo. Come ambientazione assomiglia alla mia, fatta a Rimini, con una bicicletta parcheggiata sull’Adriatico: foto introspettive, che fanno pensare all’immensità e al rapporto che abbiamo con l’assoluto. Non casuale che a rappresentare l’interiorità siano un oggetto e un uccello, per mediare il rapporto tra terra e cielo. Non voglio allargarmi troppo, ma a me torna in mente il Cantico delle Creature o di Frate Sole di San Francesco. Senza pretesa di fare un commento filosofico, butto là qualche impressione: dobbiamo diventare semplici come gli animali per connetterci col Padreterno ed essenziali come gli utensili di uso domestico per comprendere il nostro percorso. Anche il colore blu predispone in questo senso: oltre ad essere il mio colore preferito, è quello del cielo, del manto della Madonna…delle stelle sullo stemma dell’Europa, dove le stelle gialle (l’altro mio colore preferito) rappresentano gli ideali di unità, solidarietà e armonia dei popoli d’Europa. Per spaziare, menziono gli Azzurri nello sport. L’ elenco potrebbe allungarsi all’infinito, “Nel blu, dipinto di blu”(Volare). Beh, sono curiosa di sapere cosa ne pensate voi al riguardo, amici lettori. Per rilassarmi e meditare, oggi farò come il gabbiano o la bicicletta al cospetto del mare.
