EVVIVA L’AMICIZIA – In Italia oggi 14 Febbraio si celebra la festa degli innamorati, mentre in Finlandia si festeggia la giornata dell’amico. Considerato che la Finlandia è in Europa (Paese membro della Ue dal 1°gennaio 1995), sono europea e più vicina al tema dell’amicizia che a quello dell’amore mieloso (fatto di fiori e cuori, per intenderci) – con tutto il rispetto per quell’altro – mi trattengo volentieri a esporre due pensieri al riguardo della giornata, doppiamente intesa. Non vorrei aggiungere banalità a banalità, ma riconfermo il concetto che l’amore è un sentimento ampio e complesso che si espande ben oltre il legame di coppia. Quando insegnavo, in questa giornata era tutto un girare di cuoricini che approdavano perfino sulla cattedra! Non mi ricordo di avere mai festeggiato la giornata, né in pubblico e nemmeno in privato. E non me ne dolgo; ho sottomano le creature che mi trasmettono affetto e benessere, soprattutto i gattini (che stanno diventando gattoni) i quali spesso si leccano reciprocamente sulla testa e le orecchie in una operazione che non è solo di pulizia. Col tempo, ho allargato la cerchia delle mie amicizie e questo è un conforto che connota la mia giornata dalla mattina alla sera, quando ricevo i primi saluti e quando raccolgo la buonanotte: piccoli segni, però di condivisione e scambio di pensieri ed emozioni che le persone più vicine rafforzano col telefono e la visita. Se facessi l’elenco, potrei contarne una decina – perché qualcuna passa oltre – anzi le nomino: le mie cugine Luisa, Morena, Lucia, Vilma, Pia, Marta, Lucia, Lisa, Marta, Marcella, Rossella… Giancarlo, Ivano, Manuel (gli uomini scarseggiano sempre, sarà che siamo di più!), cui si aggiungono altre persone meno presenti di fatto, ma vicine al mio sentire. Grazie Amiche/Amici di esserci, brindo idealmente alla Salute del nobile sentimento che ci lega! 🥂
Autore: Ada Cusin
Il bosco del gigante
Sentiero naturalistico. Dico la verità, ignoravo l’esistenza di un posto tanto bello in paese, a quattro passi da casa. Ci voleva la pensione…e la guida di mio figlio che ripercorre con me i sentieri naturalistici che abbelliscono il territorio. Bosco del Gigante a Castelcucco è un percorso che si sviluppa in un angolo appartato del paese, peraltro raggiungibile in pochi minuti da Via Vallorgana. Deve il nome al profilo di un anziano sulla roccia che sovrasta il laghetto sottostante. Dei cartelli installati nel 2019 dall’associazione “Il Fronte” accompagnano i visitatori lungo il sentiero, fornendo indicazioni anche sulla flora e la fauna. Ma io non ci ho badato tanto, conquistata piuttosto dal rumore dell’acqua e dai fiori che tappezzano i fianchi della zona: tanti bucaneve ma anche dei bellissimi fiori blu che si chiamano ‘scilla’ (lo dice un’applicazione del telefonino). Tra un mese, a ridosso della primavera qua deve essere uno spettacolo! Ma anche così è molto attraente, sembra di essere in un regno degli elfi abitato dalle creature del bosco e del lago, uno spazio aperto dove il silenzio è ravvivato dal canto di qualche uccellino e dall’acqua canterina che gorgoglia prima di precipitare in una cascatella. Era da un po’ che non godevo di una ‘ricreazione’ tanto salutare. Certo gli ultimi anni l’artrosi mi aveva parecchio limitata. Grazie a Dio, adesso godo di una fase di recupero e mi propongo di conoscere altre bellezze locali. Come diceva il popolare programma televisivo del 1960, condotto da Alberto Manzi Non è mai troppo tardi, sono bendisposta a conoscere quanto l’ambiente ha da offrire. Persuasa che spesso abbiamo meraviglie a portata di mano, senza che ce ne rendiamo conto. Ma se la ruota gira, godiamoci lo spettacolo!
Ricordo e Monito
Ricordo e Monito – Partecipo all’incontro organizzato dal Comune di Cavaso del Tomba con il Patrocinio della Regione Veneto e la partecipazione del Comitato Dieci Febbraio, dedicato alla Giornata del Ricordo. L’incontro avviene nel nuovo Auditorium Scuola Primaria – Piazza Pieve, posto che mi tocca da vicino perché nei locali attigui frequentai la quinta elementare quando ebbi per maestro Enrico Cunial, cui dedico la mia ultima opera Dove i Germogli diventano Fiori. Mi auguro che la struttura, moderna e accogliente diventi un forte collante culturale, come merita. Come da locandina, l’autrice Cristina Sala presenta il libro CUORE DI BAMBINA, opera nata da un carteggio fortunosamente recuperato e tradotto dal tedesco. La protagonista è una ragazzina di dieci anni che si prende a cuore la sorte di un soldato tedesco, addetto ai lavori forzati di scavo nel percorso che lei fa per andare a scuola, dandogli in dono parte della sua merenda. Il tutto avviene nella travagliata parte orientale dell’Italia, sottoposta a vessazioni dai partigiani di Tito dopo l’8 settembre 1943 e all’esodo dopo il 1947 di migliaia di istriano giuliano dalmati. Durante l’incontro si alternano in toccanti testimonianze Federica Haglich e Andrea Patelli, classe 1936: declina lui la data di nascita avvenuta a Visinada, a ca. 60 km da Pola. Di questo testimone ammiro in modo particolare la disinvoltura verbale e lo ‘sprint’, a dispetto dell’età. Il sindaco Gino Rugolo e l’assessore Michele Cortesia introducono egregiamente il tema, doloroso ma finalmente portato allo scoperto, delle foibe e del successivo esodo “Anche nelle zone vicine a noi”, come asserisce il moderatore Andrea Berton. Incoraggiante la presenza del Consiglio Comunale dei Ragazzi, cui è rivolta la speranza di costruire un futuro di pace, affinché la Storia diventi davvero maestra di vita e possa contare su attenti interlocutori.
Poveri Fiori
Poveri Fiori Non volevo parlare del festival di Sanremo, perché non ne ho la competenza e perché l’ho seguito a frammenti. Ho risentito con piacere Massimo Ranieri, che considero un artista a tutto tondo. Buona la conduzione, ma l’impressione è che quest’anno sia un po’ una salsa di troppe cose…che comunque non impedisce di cambiare canale, come ho fatto io. Ritorno sull’argomento, per il fatto disdicevole successo la prima serata sul palco, da parte di Blanco, ragazzetto ventenne dai nervi fragili: è noto che si è abbandonato a una sfuriata, perché non sentiva il ritorno della voce in cuffia. Comunque mi sono divertito, ha postillato ‘candidamente’ a caldo. Pare che non fosse estraneo a eccessi di questo tipo. Però non di lui intendo parlare, ma della lettera che un insegnante ha scritto, a commento della incivile piazzata. Mi arriva sul tablet e la leggo – non leggo tutto ciò che mi arriva – perché è di un collega di Lettere che insegna, si sforza di insegnare Educazione Civica, materia considerata cenerentola tra le discipline. E si vede, dai risultati di maleducazione che pullulano un po’ ovunque, anche dalla televisione. Dal mondo della scuola arriva anche la risposta della Dirigente dell’Ite Tosi di Busto Arsizio, Amanda Ferrario che dice: Il gesto di Blanco si commenta da solo: maleducazione, vandalismo, delirio di onnipotenza. Fosse mio figlio, oggi avrebbe la faccia gonfia di schiaffoni. Forse no, li avrebbe avuti per tempo. Fosse un mio alunno e avesse fatto questo a scuola sarebbe stato denunciato ed espulso. Ridatemi i soldi del canone. Se la cosa fosse stata orchestrata, peggio ancora ma dubito, dato il ritorno di critiche. Forse sarebbe più appropriato riflettere sui pericoli del successo quando capita a rotta di collo, su un individuo ancora in costruzione. Blanco aveva vinto il festival l’anno scorso insieme con Mahmood con il brano ‘Brividi’ e rappresentato l’Italia all’Eurovision Song Contest. Beh, suppongo che ora avrà i mezzi per sottoporsi ad adeguate cure psicologiche. E di progettare un futuro all’insegna del rispetto suo e degli altri.
Film Rosso ISTRIA (Red Land)
ROSSO ISTRIA Ci sono dei film che andrebbero visti, a prescindere dal valore artistico, per la capacità di raccontare i fatti, specie se sottaciuti per decenni. È quello che si propone RED LAND (ROSSO ISTRIA), in onda su Rai 3, giovedì 9 febbraio, alla vigilia della Giornata del Ricordo. Premetto che non ero intenzionata a vederlo, perché immaginavo sarebbe stato come ricevere un pugno nello stomaco; poi il mio senso civico e la deformazione professionale di insegnante mi hanno convinta a sintonizzarmi sulla terza rete. Come previsto, non è stato un godimento, ma due ore e mezza di dolorosa rivisitazione di quanto successo in Istria, dopo l’armistizio dell’ 8 settembre 1943: fascisti, comunisti, partigiani, titini… l’un contro l’altro armati, con vittime ignare della malvagità serpeggiante, come la studentessa Norma Cossetto, figlia di un funzionario fascista, attorno alla quale si muovono i fatti e le persone che finirà scaraventata in una foiba, come migliaia di altri sventurati. Una sorta di Anna Frank italiana, persuasa che il bene avrebbe prevalso. Come purtroppo non fu. Molte le scene indimenticabili, rese senza sbavature. Ho molto apprezzato la parte del professore, poi suicidatosi per non cadere nelle mani dei titini interpretata dal gigante Franco Nero. Di grande espressività Geraldine Chaplin nei panni della nonna che racconta. Se fossi ancora in servizio, sostituirei un paio di lezioni di storia – anche tre – con la visione di questo coraggioso prodotto italiano del 2018, diretto dall’italo-argentino Maximiliano Hernando Bruno, interpretato alla grande dai protagonisti delle amare vicende, regista compreso. Sulle foibe ho avuto l’opportunità di parlare a scuola; con gli studenti delle terze andammo anche a Basovizza, nel comune di Trieste, per rendere omaggio al pozzo minerario – monumento nazionale dal 1992 – divenuto luogo di esecuzioni sommarie di prigionieri da parte dei partigiani comunisti jugoslavi. In quell’occasione conobbi la struggente canzone contro la guerra 1947 di Sergio Endrigo che esprime tutto l’amore per la propria città abbandonata, a seguito dell’esodo giuliano dalmata, fenomeno seguente ai massacri delle foibe. Consiglio di sentirla, perché merita.
La vita tra le macerie
La vita tra le macerie Tra le tante immagini drammatiche che giungono dalla Turchia e dalla Siria devastate dal terremoto, una le sovrasta: quella della neonata salvata dai soccorritori, ancora attaccata tramite il cordone ombelicale alla madre morta, insieme coi suoi quattro fratelli: fortunata? Non saprei dire, dato che è venuta al mondo ed è rimasta subito sola. Un’immagine straziante che toccherà il cuore di molte persone. Può darsi che l’ingresso nel mondo tanto drammatico consenta alla piccina di essere attenzionata e doppiamente amata. Dalla morte nasce la vita non è testimoniato solo dal seme che muore per germogliare, come succede al bruco per diventare farfalla: in questo caso la madre passa la vita all’ultima sua creatura che ne raccoglie il testimone… però che pena sapere che il passaggio sia avvenuto in modo apocalittico e irrevocabile. La foto della piccina estratta viva dopo 40 ore dalle macerie dell’edificio crollato in Siria ha già fatto il giro del mondo e chissà quanti altri bambini orfani dovremo piangere. Il bilancio provvisorio del terremoto in Turchia e Siria si aggira sui 15.000 morti, una cifra impressionante. Qualcuno viene estratto vivo dalle macerie dopo 72 ore dal sisma, mentre montano le critiche per il ritardo nei soccorsi e la mancata manutenzione degli edifici, alcuni sgretolatosi miseramente: storia vecchia, la prevenzione non è una priorità neanche da noi, che potremmo imparare qualcosa dai giapponesi riguardo la messa in sicurezza degli edifici. Tornando alla neonata siriana sopravvissuta alla madre che l’ha messa al mondo mentre moriva, non so come la chiameranno. Le starebbe bene il nome Speranza, con l’augurio che possa crescere in un mondo pacificato, liberato almeno dalla guerra se non si possono evitare i terremoti (la guerra civile in Siria è in corso dal 15 marzo 2011)
Longevità dell’Arte
LONGEVITÀ DELL’ARTE Sembra che condividiamo con i giapponesi il primato della longevità, e questa mi pare una buona notizia. Però dubito che i nostri vecchi – vecchio è una parola carica di ricchezza – siano tenuti in gran conto. Certo dipende dalla persona e da come ha vissuto. Da sempre ho simpatia per le persone in là con gli anni, probabilmente ho patito l’assenza dei nonni cui rimedio, cercando modelli di virtù altrove che possano farmi da ‘apripista’, dato che mi sto avviando su quella strada. Senza distinzione di genere, mi attraggono le persone che continuano a coltivare un hobby o che lo scoprono in tarda età. Fortunate quelle che vivono in famiglia, animate dal talento e vigilate dai familiari, come Pio Zardo, un gentile signore con gli occhi azzurri, da Casoni di Mussolente, 88 anni appena compiuti – un figlio pittore, Noè e l’altro scultore, Ruben – continua a dipingere e a recitare versi. Per necessità o per scelta, altri anziani vivono in strutture protette. È il caso del signor Luigi Calamandrei, 93 anni, ospite della RSA Villa Laura di Molin del Piano (FI). Cognome illustre il suo, identico a quello di Pietro Calamandrei, uno dei padri costituenti, chissà se è parente. Leggo l’articolo di Jacopo Storni che lo riguarda sulla pagina Le storie della settimana del Corriere. Il titolo spiega tutto: “Luigi, il Van Gogh della RSA”. Il signore è pittore e scultore, ritrae i volti dei suoi compagni che immagino lusingati di fare da modelli; ha pure un blog, luigicalamandrei.wordpress.com dove andrò a curiosare. L’articolo si conclude con un messaggio esemplare che condivido: “Coltivate l’arte, a me ha salvato la vita e continua a salvarmi ogni giorno”. Grandi Vecchi! Lunga vita all’Arte!
Casa-Scuola: binomio vincente
Stamattina faccio un salto a scuola: no, nessuna nostalgia, soltanto devo recapitare un presente alla collega che non può venire a prenderlo personalmente a casa – come preferirebbe – perché impegnata in una supplenza. Un classico le sostituzioni, che nel periodo invernale fioccano. Sono un po’ imbarazzata, perché non so se posso entrare. Sul cancello è affisso un pannello con il seguente monito: “Mamma e papà si fermano qua”. Io sono un’insegnante in pensione che viene a recapitare ‘la merenda’ a una collega. Per prudenza, suono il campanello ma nessuno si affaccia alla porta d’ingresso, socchiusa. Sono le dieci e d’un tratto sento un festoso chiacchiericcio: le classi elementari, contigue alle medie stanno per uscire in ricreazione. Conosco la strada, salgo le scale e mi dirigo in sala insegnanti: vuota, ma strabocchevole di carte e circolari che riempiono due lunghi tavoli. Un armadio è stato spostato ed è stato aggiunto un banco in un angolo, presumo per attività didattiche personalizzate. Per fortuna il dipinto che ritrae Gianna – la collega coetanea morta d’infarto nel 2014, alla vigilia della pensione è rimasto appeso alla parete, da dove diffonde il suo sorriso benedicente. Noto di sbiego anche la mia foto con i cigni dove auguro “Buona navigazione a chi resta” che suggella la fine del mio servizio attivo, perché la deformazione professionale rimane. Ed è quella che stamattina mi restituisce l’immagine di una scuola ancora troppo burocratizzata, senza vivacità e colore. Intristita certo dagli eventi ma stanca, in attesa di una energica cura ricostituente. Giro i tacchi piuttosto immalinconita, forse sono troppo severa e mi sbaglio. Scendo in cortile dove mi viene incontro la maestra Laura, con un vassoio di crostoli (forse qualcuno compie gli anni, forse è la maestra stessa, non glielo chiedo); me ne offre un assaggio e mi aggiorna sul percorso post scolastico della figlia Martina, mia ex alunna, senza perdere d’occhio i suoi pupilli. Ecco, sentire una mamma insegnante compiacersi dei successi della figlia procura una dolcezza che va oltre i crostoli (tra l’altro squisiti), perché mi convince che è il binomio casa-scuola a fare la differenza. Tutto il resto si può migliorare.
Un collezionista di attimi
Tutti i giorni succedono incidenti stradali, purtroppo. Mi pare siano la prima causa di morte nei giovani (tra i 14 e i 25 anni), seguita dalle malattie oncologiche e poi dai suicidi. Però ce ne sono di doppiamente sinistri, se posso usare il termine come aggettivo. Mi riferisco a quello occorso all’atleta paralimpico Andrea Silvestrone, 49 anni che ha perso la vita sull’autostrada A14, nella Galleria Castello a Grottammare (Ascoli Piceno), insieme con il figlio Brando di 8 anni e alla figlia 14enne Nicole. Diego, il secondogenito di anni 12 è ricoverato in “prognosi riservata” nell’ospedale di Torrette (Ancona). Prego che l’unico rimasto in vita, Diego, sopravviva: sono le parole della moglie Barbara Carota che mi fa una pena infinita. Nel frontale contro un tir, non si è salvato neanche il barboncino che la famiglia portava sempre al seguito. Affetto da sclerosi multipla, Silvestrone era campione di tennis in carrozzina. Quindi una persona che non si era piegata alla malattia che lo aveva colpito all’età di 33 anni. Dopo i tantissimi incontri con i ragazzi nelle scuole, nel 2022 era stato insignito della laurea ad honorem, evento che aveva commentato così: “Sono un grande collezionista, colleziono attimi. E ringrazio la vita che mi ha dato tanto, molto più di quello che mi ha tolto”, parole che sottintendono una grande sensibilità e generosità. Infatti era volontario della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori). Chissà quanto altro bene avrebbe fatto, se non fosse incappato nel fatale incidente, costato la vita anche a due dei tre figli. Non oso immaginare lo strazio della moglie, privata di quasi tutta la famiglia in un attimo e venuta a saperlo da internet, dato che tutti i cellulari squillavano a vuoto. Sono tragedie esorbitanti che lasciano senza parole. Che l’atleta avesse reagito con coraggio e tenacia alla malattia e limitazioni conseguenti, lo rende un gigante di cui resteranno le tracce.
“…il primo bacio della primavera”
Non conoscevo il proverbio “Una primavera senza bucaneve vuol dire un’estate senza frutti” e ignoravo che il fiore sia chiamato anche “Stella del mattino” , perché tra i primi dell’anno a sbocciare. Il nome botanico è Galantus nivalis (= fiore bianco come il latte) e appartiene alla famiglia delle Amaryllidaceae. Per la sua purezza e il suo candore viene associato alla festa della Purificazione della Beata Vergine Maria, il 2 febbraio, appunto la Candelora. Di conseguenza si usava ornare l’altare con mazzetti di bucaneve. Per le sue caratteristiche, nel linguaggio dei fiori il bucaneve simboleggia speranza, nuova vita. Diversi miti sono legati alla nascita di questo fiore gentile, ma li lascio scovare al lettore. Invece riporto la bellissima espressione dello scrittore Giovanni Domenico Stuparich (Trieste, 4.04.1891 – Roma, 7.04.1961):”I bucaneve nascono tra l’ultimo brivido dell’inverno e il primo bacio della primavera”. Adesso entro in campo io: sono stata in passeggiata, tra viottoli e campi con mio figlio e ho visto distese di bucaneve che ho fotografato, In compagnia di felci, anemoni e primule. Sole tenue all’inizio del percorso di oltre tre chilometri, poi ha preso sopravvento l’aria fredda e mi sono coperta la testa col cappuccio del giaccone. Siamo in inverno ma si percepisce qualche segnale di cambio stagionale: il bucaneve è un ottimo messaggero, la luce diurna dura di più…tra un mese fioriranno le viole! Camminare senza fredda nei meandri trascurati della natura è un toccasana che fa bene al corpo e soprattutto allo spirito. Non posso raccogliere i deliziosi fiorellini, ma li fotografo e a casa me li guardo. Potrebbe anche scapparci una poesia!
