In questa strana estate noto che la pergola di uva fragola, gli anni scorsi generosa di grappoli profumatissimi, risulta pressoché priva di uva. Un’altra assenza per cui mi rammarico. In compenso il piccolo melograno si sta addobbando di frutti tondi e lucidi; se il maltempo non ci mette lo zampino, tra qualche mese giungeranno a maturazione. Una volta spaccata la mela, lo spettacolo dei grani rossi, pare oltre 600, mi rallegrerà la vista e pure il palato, se metterò a frutto qualche ricetta. Per ora mi soddisfa il significato di questo frutto, che abbraccia le parole abbondanza, fecondità, energia vitale e addirittura coesione tra i popoli, per via degli arilli stretti insieme a fare comunità. Di questi tempi, c’è bisogno di simboli positivi per ricaricarsi e superare il distanziamento psicologico. In attesa di tornare a sentirsi parte di un tutto rigenerato.
“Dolce” ferragosto 2020
Anche stamattina mi sveglio presto, alle sei. Il cielo lattiginoso non consente voli di fantasia, l’aria frizzantina annuncia una giornata quantomeno sopportabile dal punto di vista meteorologico, il resto verrà da sé. Infatti più tardi compare il sole. Se confronto questa giornata con quella dell’anno scorso, mancano molte cose: niente feste, niente grigliate collettive, niente musica popolare, niente incontri culturali… percepisco che prevalgono preoccupazione e disagio generali. Comunque in qualche modo bisogna tirarsi su… e mi viene l’idea di fare il dolce al cucchiaio più famoso, rinfrancante anche nel nome: tiramisù! Do una sbirciatina in Internet, per ripassare la ricetta e procedo. Confesso che mi attraggono le creme, forse mi ricordano lo sbattutino che mi faceva mamma, prima di prendere la corriera (sempre in anticipo o in ritardo, mai puntuale) quando frequentavo il liceo, tempo di grandi fatiche e progetti. Non vorrei tornare indietro, attraente per molti. Non intendo anticipare il futuro, che ignoro. Non mi resta che vivere pienamente il presente, consapevole che anch’esso passa. Mi conviene addolcire il mio ferragosto 2020 con una bella porzione di tiramisù. E che Dio ce la mandi buona!
Souvenir dalla montagna
Da oggi rivaluto la montagna, senza scordare il mare. Obiettivo Fiera di Primiero, in compagnia degli amici Lucia e Gianni. Il paesaggio è di un verde scuro rilassante, le pareti colorate degli edifici introducono la musica dei colori mentre le fioriere nelle piazze e i vasi dai balconi sono un gradito biglietto da visita. I turisti si muovono rilassati e composti, senza interferire con il passo altrui. Il momento del pranzo è uno spettacolo per gli occhi ed il palato: eccellenze locali servite su taglieri di legno profumato. D’altronde il legno in montagna è di casa, negli arredi e nelle suppellettili, come i supporti per i fiori che vegetano a meraviglia grazie al microclima montano. Visito una mostra di composizioni floreali che ha per protagonisti i fiori seccati e utilizzati come decori di svariati oggetti: quadri, vassoi, tovagliette per la colazione, minuterie di buon gusto e a poco prezzo. Mi trattengo con Cornelia Lott, l’autrice dell’esposizione, una cordiale signora in età non più evergreen ma dal cuore fanciullo. Se non fosse così, come potrebbe aver dedicato tanto tempo alla raccolta dei fiori, pazientemente essiccati, pressati ed inseriti in composizioni destinate a diventare imperiture? Lavoro magistrale di pazienza e di buongusto, da estendere alle generazioni digitali. Non mi sorprende che l’artista abiti in zona dove è allestita la mostra. Sono orgogliosa di portarmi a casa una tovaglietta americana dove alloggiano ciclamini, velo da sposa e altri fiori. Proseguendo la passeggiata, nei pressi di una cartoleria da un espositore penzolano già i calendari per l’anno prossimo (come corre veloce il tempo), con accattivanti soggetti di flora e fauna alpina: impossibile resistere, ne compro un paio. Tra quattro mesi sarà tempo di renderli protagonisti, con la speranza che ci saremo dimenticati questo annus horribilis!
Non “Fare di tutta l’erba un fascio”
Nel passato sognavo spesso di essere al mare, non a occhi aperti, proprio durante il sonno. Probabilmente il mio inconscio faceva emergere un luogo dell’anima che mi attraeva fin da bambina, per la vastità e il senso di benessere che favoriva. Da grande sono stata spesso in località marine, per staccare dal quotidiano e ricaricarmi. Quest’anno ho fatto un paio di puntate a Bibione, privilegiando più lo stabilimento termale che la spiaggia. Oggi vado in montagna, molto gettonata in questi giorni, più rassicurante riguardo assembramenti. Turista per un giorno, in compagnia di amici. Porterò a casa foto ed impressioni. Dubito che tra i soggetti dell’obiettivo ci sarà l’Oleandro, pianta tipica delle località marine. A suo tempo ne avevo coltivato in vaso due, uno rosa e uno rosso, che cedetti a un’amica quando seppi che le foglie sono molto pericolose, se ingerite da bambini o animali domestici. E non potevo correre il rischio. Comunque le piante donate hanno attecchito e si sono sviluppate meravigliosamente, dimostrando che non si può “Fare di tutta l’erba un fascio”.
Ferragosto, nonostante tutto!
Meno tre giorni a ferragosto. Successivamente sarà san Bartolomeo, che ha dato il secondo nome (il primo è Lagerstroemia) alla pianta fiorita che in questo periodo abbellisce viali e vialetti del mio paese, con bellissimi fiori dal rosa al viola. Per coincidenza, san Bortolo è pure una zona paesana in collina dove da anni nei giorni a ridosso di ferragosto si tiene una festa delle Associazioni, quest’anno sospesa a causa della pandemia. Non mi resta che affidarmi al piacevole ricordo di carne allo spiedo e alle note rincuoranti della fisarmonica che passava tra i tavoli, zeppi di gente bendisposta a stare al fresco e in compagnia, con la speranza di tornare ai piacevoli trascorsi. Ecco, la parola festa in questo periodo mi sembra azzardata; preferirei sostituirle la parola benessere, più appropriata. Mi concentro su quello che ho a portata di mano e mi soccorrono sempre i fiori, con il loro linguaggio silenzioso e centrato. Pare che mi vogliano dire: avanti tutta, nonostante tutto. La bellezza è a portata di mano, anche se per coglierla bisogna fare silenzio. E qualche rinuncia.
Pace e Peonie
Tra i molti fiori del mio giardino, coltivo anche una peonia rosata. Ci ho messo un po’ di tempo per conoscerla ed apprezzarla, incentivata dallo spettacolo offerto dal cespuglio di peonie di una mia amica. Oltre che bella, è anche profumatissima, di una fragranza non invasiva. Se piove a dirotto, purtroppo i fiori si piegano e sgualciscono presto. Viceversa, sopravvivono vari giorni in vaso. Chiamata anche rosa senza spine, nel linguaggio dei fiori ha vari significati, a seconda del colore. Io mi approprio di quello attribuitole quando è in fioritura: pace, parola bellissima! Se bastasse circondarsi di peonie, per allontanare gli effetti devastanti delle male azioni dell’uomo, il pianeta sarebbe un giardino incantato di peonie multicolori. Mi rammarica sentire l’aggiornamento delle disgrazie provocate, coscientemente o meno dall’uomo, dentro e fuori casa nostra, la nostra terra accogliente trasformata in discarica. La pandemia ci aveva messo sul chi va là, speravo che l’estate si portasse appresso il buon senso della prudenza e della vigilanza che taluni hanno mandato in ferie, per restare in tema vacanziero. Personalmente sono turbata e ritengo la pace personale legata a stretto giro con quella altrui. Mi auguro che anche nelle stanze del potere si mantenga una visione allargata sulle problematiche mondiali. Magari con un bel bouquet di peonie sul tavolo.
San Lorenzo
Oggi è san Lorenzo. La tradizione invita ad esprimere un desiderio, e di questi tempi le richieste abbonderanno. Per il mio ci penso, lo tengo di riserva, per non sovraccaricare il santo. Comunque auguri a chi porta questo bel nome. Mi sposto sul fiore che ho postato, simile alla margherita, che si chiama Astro. Secondo il linguaggio dei fiori, simboleggia la profondità intellettuale e l’amore eterno. Non lo sapevo quando ho dato il nome Astro al mio cane, che ha 16 anni. La volta celeste mi aveva già suggerito il nome Luna per la madre e Sky per l’amato soriano. Io sono più cinefila che cinofila, ma mi sono affezionata a questo animale, di una bontà incredibile: si fa fregare il cibo dalle gatte e mi fa una incondizionata compagnia, senza essere invasivo. Tornando al linguaggio dei fiori, credo che mi ami molto più lui di quanto io gli corrisponda. Del resto la locuzione latina “Nomen est omen” attribuita a Plauto, significa che il nome è un presagio. Per coniugare la riflessione sul santo del giorno e sull’astro fiorito, esprimo il desiderio che Astro, il mio devoto cane continui a farmi buona compagnia!
Resilienza
Seconda domenica d’agosto, il caldo perdura, i contagi anche, i media sono generosi di notizie nefaste. Verrebbe meno la voglia di impegnarsi per una buona causa. Urge reagire, diventare resilienti come l’Oleandro, che fiorisce da maggio a ottobre, praticamente in ogni condizione di coltivazione. A ragione considerato il re dell’estate, costituisce un esempio di resilienza. In psicologia, questa parola è diventata sinonimo di adattamento e una persona resiliente è il contrario di una facilmente vulnerabile. Ok, va bene è tutto chiaro. Ma nel quotidiano la faccenda si complica. La mia fonte di ossigeno è sempre lei, la natura con le sue lezioni silenziose ed efficaci. Quando succedono sconvolgimenti climatici, purtroppo clamorosamente d’attualità, penso voglia punirci per l’incuria e la leggerezza umana riservatale. Non sono catastrofista, piuttosto realista con influssi di pessimismo. Se la situazione avesse da peggiorare (ma spero di no), dirò che era nelle previsioni. Se migliorerà, sarò lieta di ravvedermi. C’è ancora tanta bellezza di cui godere e noi ne siamo i destinatari. Sento delle tortore tubare nelle vicinanze: è un buon segno!
08.08.88, che data!!!
L’otto agosto di 32 anni fa diventavo mamma, esperienza totalizzante e straordinaria, per me unica, essendo consapevolmente single. Innanzitutto auguri a mio figlio e un plauso a tutte le mamme, sole o accompagnate, di ieri e di oggi, anche a quelle che non lo sono nel corpo ma nello spirito. Finalmente posso raccogliere i frutti di una scelta umanamente arricchente, ma anche restrittiva della libertà personale. Ogni madre sa quante ore di sonno ha perso, quanto si è trascurata, quanto è invecchiata nell’accudire la prole. Anche quante critiche ha dovuto incassare (dal compagno, dai genitori, dai maestri dei figli, dai figli…) per non essere stata all’altezza del suo ruolo, chissà perché causa di ogni bene e di ogni male. Uno psicologo, a suo tempo consultato, mi congedò dicendomi, che per ogni problematica che avesse a insorgere tra genitori e figli, sarebbe sempre – sottolineo sempre – stata fatta ricadere sulla madre. Non me ne sono ancora fatta una ragione, ma intuisco perché in Italia, e non solo abbondino le culle vuote. Per non diventare noiosa, sposto il discorso sull’essere figlio, privilegio di cui, bene o male godiamo o abbiamo goduto tutti. Ritengo che sia un ruolo meno impegnativo, rispetto a quello del genitore, non fosse altro per la facilità (e comodità) di scaricargli addosso colpe e responsabilità legate alla crescita e all’educazione. Ma come ci sono genitori e genitori, ci sono figli e figli. Nel mio caso mi è andata bene. Dopo una lunga e stressante dedizione, adesso mio figlio è un uomo autonomo e interessante, con un accattivante fisico da personal trainer dentro cui pulsa un cuore buono. Tanti Auguri!
Anniversario
Risale al 6 agosto 1945 il tragico evento della bomba atomica su Hiroshima, replicato tre giorni dopo su Nagasaki. Giusto ricordarlo, doveroso riflettere sugli esiti devastanti delle guerre. A scuola, in terza media, se andava bene si finiva il programma di Storia contemporanea proprio con la seconda guerra mondiale, che gli studenti, per attrazione o altre ragioni collegavano spesso con il Giappone in Geografia, facendo pure contenta l’insegnante di Tecnologia, parlando dell’energia nucleare. Forse il fascino dell’Oriente influenzava le scelte, che talvolta facevano disquisire i più bravi anche di ikebana e arti marziali… sta di fatto che gli argomenti attorno alla bomba atomica erano molto gettonati. Io stessa ci mettevo qualcosa di mio, proponendo alla classe di esercitarsi in haiku, componimento poetico di tre versi, nato in Giappone nel XVII secolo. Non so se oggi i miei ex studenti guardino al paese nipponico con lo stesso interesse. Personalmente ritengo che perduri un certo fascino per una nazione che ci assomiglia per molti aspetti: superficie, popolazione, longevità… ma altri aspetti ci differenziano. Ad esempio la nostra indole mediterranea ha poco da spartire con l’ordine e la compostezza con cui ci appaiono. Comunque non si può fare di tutta l’erba un fascio e il mio pensiero è opinabile. Nel lontano passato della mia infanzia mi ero fatta conquistare dal fascino orientale, indossando a carnevale, un costume da geisha. Chissà dov’è finito!
