Cielo grigio e foglie gialle

Atmosfericamente, oggi giornata deludente, direi proprio invernale. Tra l’altro ho il bruciatore in panne; per rimediare ho acceso la stufa, cosa che non succede mai di mattina. Esco per provvedermi della legna che ho nei pressi del garage e noto che il giardino è ricoperto di foglie gialle, cadute dalle mie piante e trasportate dalle raffiche di vento. Mi viene in mente il ritornello di una canzone in tema: “Cielo grigio su cielo grigio su/foglie gialle giù foglie gialle giù/cerco un po’ di blu cerco un po’ di blu/dove il blu non c’è dove il blu non c’è/”, brano Sognando la California, dei Dik Dik, uscito nel lontano 1969. Ero ancora una ragazzina, ma di lì a poco lo avrei sentito suonare in una sala da ballo dove ho mosso i miei primi passi da ballerina di liscio, con predilezione per il tango (modestamente ho vinto due gare di ballo, acqua passata). Tornando al pezzo Sognando la California, dal punto di vista cromatico ci siamo in pieno: foglie gialle e cielo grigio ritornano nella realtà e i due colori stanno anche bene insieme. Per quanto riguarda il sogno anticipato nel titolo della canzone, era in linea con gli Anni Settanta rivolti alla ricerca della Libertà, dell’Amore e della Pace. Capelli lunghi e coroncine di fiori sottolineavano le nuove aspirazioni giovanili. Oggi credo che i bisogni siano molto più concreti e a breve termine, orientati a viaggi più introspettivi che materiali. Rimangono le foglie, espressive della fragilità, caducità… ma anche della bellezza. Chiudo con una frase di Roberto Gervaso che condivido: “C’è più Dio in una foglia che in tutte le Sacre Scritture”.

Cronaca di un sabato diverso

Mi sveglio alle sette e sento che piove. Mi alzo ed apro gli scuri: una pioggia costante e ritmica mi saluta. In bagno accendo una vecchia radio, sintonizzata su una frequenza che trasmette musiche per orchestra: un piacevole inizio di giornata. Verso le otto sbircio fuori e una colonna di auto in moto mi ricorda che oggi il paese è chiamato a sottoporsi allo screening per scovare il famigerato covid, cui aderisco anch’io. Ammetto che il rumore di un’auto accesa non può competere con il gorgoglio dell’acqua che si infila nella caditoia, e meno che mai può reggere il confronto con l’armoniosa musica di un’orchestra… ma riconosco, nell’adesione spontanea dei miei concittadini all’indagine sanitaria un confortante senso di responsabilità, che corrisponde a una disciplinata musica. Abito a due passi dalla postazione drive-in dove sono convocata alle 10.30. Dato l’afflusso di macchine, esco per tempo, infilandomi circa a metà serpentone, grazie al passaggio concessomi da una gentile persona, posizionata per necessità davanti al mio cancello d’uscita. Con voce ferma e rassicurante, un addetto al traffico si accosta ai vari finestrini che cautamente si abbassano, chiedendo il motivo della presenza, confermata dall’invito recapitato a casa. Le operazioni procedono in ordine, ma ci vuole il tempo necessario, che non sarà rapidissimo. Mentre attendo di avanzare a tratti, a motore spento do una sbirciatina al tablet e a una raccolta di poesie. Intanto continua a piovere, ma non mi disturba, anzi mi isola nel mio abitacolo in maniera protettiva. Sono in buona compagnia di chi mi precede e di chi mi segue. Senza quasi rendermene conto, mi avvicino alla postazione con gli operatori sanitari, bardati di visiera mascherina tuta copri calzari e quant’altro. Le macchine si dispongono su due file, a me tocca la sinistra dove mi raggiunge un giovane di cui vedo solo gli occhi scuri. Mi chiede conferma dell’identità e procede al prelievo, rapido e indolore. Con tono garbato e professionale risponde alle mie domande: se ci fossero problemi, ritorno a fare il molecolare in tempi brevissimi. Per fortuna non è successo. Spero altrettanto per le centinaia di persone che hanno condiviso con me questa esperienza di civiltà.

Prima neve

Stamattina è arrivata la neve, peraltro annunciata dai bollettini meteo. Non sono amante del bianco, ma ammetto che è sempre uno spettacolo veder volteggiare i fiocchi che imbiancano alberi tetti siepi, prima di depositarsi a terra. È un momento che sa d’infanzia e di leggerezza, anche di musica del silenzio. Gli operai del vicino cantiere hanno sospeso l’attività, non si odono le grida dei bambini del nido, di solito a quest’ora fuori per giocare, mentre gli studenti delle medie faranno la ricreazione dentro. A malincuore, si capisce. Sul paese è come calata un’atmosfera prenatalizia di raccoglimento, dal sapore lontano. L’emergenza sanitaria richiede la massima prudenza e non consente di abbandonarsi a chiassosi festeggiamenti, cui peraltro non sono avvezza. Mi impongo di essere ottimista e guardo al futuro con la speranza che ci lasceremo alle spalle gli effetti di questo anno nefasto, anche se il prossimo ci costringerà a nuovi e inevitabili sacrifici. Tra qualche giorno tirerò fuori dall’armadio due simboli artigianali del Natale: un alberello di legno porta candele e un mini presepe rotondo dell’Ecuador con i tipici personaggi disposti a girotondo, anche Gesù Giuseppe e Maria. Niente capanna. Non appenderò le lucette, sia perché mi sembrano stonate in questo periodo ancora di emergenza sanitaria, sia perché attraggono troppo le gatte. Con le conseguenze che si possono immaginare. Ecco, se a Natale ci sarà la neve ok. Viceversa penserò a quella scesa stamattina, che per un paio d’ore mi ha consentito di riconciliarmi con lo spirito della stagione e con il mio.

“Un dicembre a luci spente e con le persone accese”

Oggi primo dicembre 2020, anno da dimenticare. Temperatura di prima mattina prossima allo zero. Pare che nevicherà. Quando ho aperto i balconi dello studio, la luna tonda e gialla stava calando: l’ho fotografata, ma con risultato modesto. La regina del cielo notturno merita altra visibilità! Cerco in Internet delle frasi da adottare, che si adattino al periodo e soprattutto all’umore. Questa di Charles Bukowski mi sembra perfetta: “È Natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti. Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese”. Oltre che un mio desiderio, il concetto espresso si profila come necessità anticipata dall’imminente Dpcm, che allude a festività natalizie spartane. Mi impongo di rispettare le disposizioni sanitarie senza lamenti, cercando nella lettura e nella scrittura una compensazione al distanziamento sociale. Penso a quanto sarà bello ritrovarsi, risanati dentro e fuori quando avremo fatto il vaccino… perché è l’arma che ci offre la scienza per venirne fuori, in piedi intendo dire. “Un dicembre a luci spente”, senza straboccanti luminarie per le vie degli acquisti non mi sembra male, a favore del recupero di una sana affettuosità, fatta di sorrisi e auguri sinceri di “persone accese”. Credo che sostituirò panettone e pandoro con biscotti fatti in casa. Mi spiace per l’industria dolciaria, in crisi come tanti altri comparti dell’economia… ma è tempo di vacche magre, bisogna farsene una ragione. L’idea me l’ha data Pia, che domenica mi ha portato dei rustici biscotti, fatti da lei, in confezione regalo, con un rametto di minuscole mele provenienti da una pianta da giardino e commestibile, chiamata “Red Sentinel” (il nome è tutto un programma). Il suo dono artigianale ha illuminato la mia domenica. Allo stesso modo, io proverò ad “accendere” altre persone a me vicine.

Felice Compleanno

Oggi è il compleanno di Gina, la nonna di Manuel, il mio braccio destro (e sinistro) per la risoluzione dei problemi informatici. La dolce signora compie 90 anni, portati con forza e coraggio. Si è ripresa da una recente caduta che l’ha costretta a portare un busto contenitivo e si muove prudentemente col deambulatore, ma risponde al telefono con piglio sicuro e dà una mano ad apparecchiare la tavola ad una delle figlie che si alternano nel vigilarla e farle compagnia. In tempi non sospetti da covid, anche i nipoti Manuel e Gaia allietavano la sua giornata. In mattinata le ho portato in dono un Anturium e l’ho trovata in piacevoli conversari, sorridente e accogliente come sempre. Mi ricorda mia nonna, che persi da ragazzina: un concentrato di virtù, custodite dentro lo scrigno di un corpo provato ma solido. Ho sempre ammirato le persone invecchiate bene, con la mente lucida e il cuore pieno di calore. Quanto al fisico, già tempo addietro mi ero appuntata una frase della grande Rita Levi Montalcini – di cui a breve andrà in onda la storia – che dichiarava: “Il corpo faccia quello che vuole, io non sono il corpo, io sono la mente!”. Grandi donne, sagge e longeve, con un patrimonio di eredità sulle spalle da trasmettere a nipoti, bisnipoti e quant’altri nasceranno e vivranno in questa epoca disturbata. Non è un caso se Manuel è un nipote speciale. Concludendo, se mi sarà data facoltà di raggiungere la bella età di Gina, spero di arrivarci con il suo disarmante sorriso. E ancora tanti auguri!

Estate di san Martino

Non è che abbia una grande confidenza con i santi, ma quello di domani 11 Novembre mi ricorda qualcosa di piacevole: in un borgo vicino, a Castelcies di Cavaso del Tomba, in zona panoramica si festeggiava il santo di Tours, con celebrazioni nella omonima bimillenaria chiesetta (considerata il documento più antico del trevigiano, datato secondo secolo avanti Cristo) e con ristoro sotto il tendone, allestito per l’occasione. L’ affluenza di pubblico era notevole, per l’affezione al santo che donò il mantello al povero, ma anche per lo spettacolo della natura, vestita dei colori autunnali. Per fortuna, la natura non si smentisce e domani come oggi sarà una giornata con temperatura gradevole e spettacolo per gli occhi. Peccato che dovremo godercelo in solitaria, senza corsa coi sacchi, senza profumo di braciole, senza scambio di sorrisi e confidenze. La mia amica Norina, per anni attivissima nel servizio durante la consumazione, quest’anno si riposerà, ma sono sicura che avrebbe preferito altrimenti, come tutti i volontari coinvolti nella realizzazione dell’evento, che richiamava visitatori non solo dai paesi confinanti. Un’aria di mestizia gravita sul borgo e anche attorno alla chiesetta, un gioiello incastonato nella natura. Come tutti, mi auguro che i festeggiamenti torneranno in auge l’anno prossimo e torneremo ad apprezzare il piacere di stare insieme. Magari con un occhio più attento alle cose che contano davvero.

Primo Novembre 2020

Primo Novembre 2020, Ognissanti, in qualche calendario chiamata anche Festa di tutti i Santi. Loro festeggeranno in Cielo, ma qui in terra, impediti gli assembramenti, è un mesto andare al Camposanto senza la processione e i canti degli anni scorsi. Io abito in prossimità del Cimitero da vent’anni ed è la prima volta che non registro la lieta festa deputata dai vivi ai defunti. Le restrizioni vanno rispettate, la pandemia ha rialzato la testa; ammetto però di soffrire il lockdown affettivo e le privazioni connesse. Per fortuna, di questi giorni i cimiteri gioiscono grazie ai fiori, di tutte le fogge e colori, regalando una nota di vivacità a chi va in visita, quasi fossero loro, i defunti a regalarci una nota di speranza attraverso le lastre tombali tirate a lucido e le foto che si animano. Il tema della vita è inequivocabilmente congiunto con quello della morte, anche se il secondo viene volentieri archiviato, finché il lutto non diventa palpabile. Facendo pulizia dietro uno scaffale, proprio oggi ho trovato un foglietto, dove avevo trascritto la seguente frase sulla morte attribuita a Epicuro: “Quando c’è lei non ci sono io. E viceversa.” Dopo una preghiera privata e un pensiero ai cari defunti, considerato che devo occuparmi della vita, mi auguro di gestire al meglio quella che mi resta, estendendo l’augurio pure ai miei lettori.

Una bella giornata

Giovedì, bella giornata, non solo per il sole che trasmette energia, ma perché sono stata visitata dall’arte: musica di mattina, pittura di pomeriggio. Vado per ordine. Con tutte le cautele decido di andare a Bassano in giorno di mercato, spettacolo folcloristico di suo. Mi servono delle cose non urgenti, ma mi torna utile procurarmele… non fosse mai di ripiombare in un secondo lockdown! Faccio anche la pausa caffè, in un bar che frequento sì e no un paio di volte l’anno. E chi ti trovo? Nadia, la mia amica di gioventù, ora impegnata dentista, fortunatamente introdotta dalla dea Fortuna proprio nello stesso locale. La mattinata, iniziata sotto buoni auspici promette bene. Scambio di notizie, con promessa di rivederci. Poi proseguo per le mie compere, curiosando tra i banchi di frutta e verdura. All’altezza delle due piazze, difronte a un istituto di credito, un quartetto di giovani musicisti si sta esibendo con maestria: tre ragazze suonano il violino, in compagnia di un giovanotto che si applica al contrabbasso, proponendo pezzi classici e moderni. Singolare e azzeccato il nome del gruppo: Le Corde del Mondo, che fotografo e in parte registro. Ho le mani impedite per applaudire, ma sono bravissimi! Torno a casa contenta, perché la musica mi ha rasserenata. Posso vivere di rendita per il resto della giornata. Invece, di pomeriggio Serapia mi offre l’opportunità di andare a vedere una mostra di pittura in Asolo, dell’artista Elisa Panfido. Fiori e mare sono i soggetti dei suoi bei quadri, argomenti anche delle mie poesie. Ho con la pittrice un piacevole scambio di pensieri, intrecciati al filo delle emozioni, obiettivo centrale di ogni artista. Mi sento privilegiata a farmi contagiare da qualsivoglia forma espressiva. Ci voleva un rinforzo in questo senso, per darmi la spinta a ritornare sulle mie carte. Oggi mi è andata bene…, “Domani è un altro giorno”, come canta Ornella Vanoni.

Nuvolando

Di primo pomeriggio ho colto in cielo delle nuvole bizzarre, direi giocose: ho preso il tablet e le ho immortalate, pensando che ci avrei scritto attorno qualcosa. Adesso è il momento di ricamarci sopra. La parola ricamo rende bene ciò che ho visto: un fenomeno di breve durata, dai contorni morbidi, con riflessi di luce e in continuo movimento. In una parola, uno spettacolo gratis e a portata di naso all’insù! Metaforicamente, potrei associarle al periodo turbolento dell’adolescenza, quando le nuvole “si fanno e disfanno in chiaro cielo” come nella poesia RITRATTO DELLA MIA BAMBINA, di Umberto Saba, un poeta a me molto caro. Ricordo che a scuola era stato realizzato un cartellone, cui era stato dato il titolo NUVOLANDO, con disegni a tema realizzati dagli studenti, uno dei più belli. Credo che il lavoro di gruppo fosse finalizzato a valorizzare le EMOZIONI che Madre Natura ci regala. Non male guardarsi attorno a tutte le età senza timore di apparire sdolcinati. Spaziare con la mente usando i sensi che ci sono stati donati è un esercizio che raccomanda anche la dott.ssa Graziottin, menzionata nel post di ieri. Del resto il mondo è grande e c’è posto pure per chi la pensa diversamente. Io mi aiuto come posso, cioè come mi è congeniale: se mi capita di fare un click di effetto sono contenta. Se mi riesce di scriverci qualcosa al riguardo, sono doppiamente contenta. Il top è condividerlo con qualcuno. Perciò grazie a chi mi segue!

Sguardo Antico e Tempo che torna: pittura e scrittura

Giusto un mese fa presentavo il mio ultimo impegno letterario, TEMPO CHE TORNA in centro sociale a Castelcucco, primo incontro pubblico dopo l’emergenza covid. Il vice sindaco, Giampietro Mazzarolo si augurava fosse il primo di una serie di eventi culturali da proporre in autunno, confidando nella clemenza pandemica. Temo che così non sarà, stanti i bollettini che aggiornano sulla ripresa del virus, caparbio e resistente. Quella sera, giovedì 24 settembre, era una brutta sera, con tuoni e rovesci che hanno costretto a restare prudentemente a casa diverse persone. Tuttavia ho avuto il conforto di una trentina di presenti, più i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale, sindaco compreso, che torno a ringraziare. A rate sto vedendo il filmato girato da Manuel sull’evento, che mi giunge in tarda serata, quando lui, studente lavoratore può occuparsene. Credo che il ricordo di quella intensa serata mi farà compagnia tutto l’inverno. Intanto approfitto delle osservazioni che mi giungono via Whatsapp o tramite blog verbameaada.wordpress.com per ricaricarmi, in vista di altre storie. La mia arma vincente contro l’isolamento sociale rimane la scrittura, anche se lo stato d’animo attuale è al ribasso. Segue la fotografia, con spazio per gli amici animali. Anche per gli amici, pochi ma buoni, da frequentare soprattutto da remoto, in attesa che torni il sereno. Come suggerisce l’interpretazione del dipinto SGUARDO ANTICO di Noè Zardo, in copertina: dal buio alla luce, che infine emergerà. Un viaggio interiore alla ricerca del bello, scavando tra le pieghe dell’anima. Un messaggio che diventa un augurio. Complimenti all’artista!