Sul mio calendario, alla data odierna leggo: SS. Lucilla e Quintino – Halloween. Mai avuto simpatia per questa festa importata. Anni addietro chiudevo i miei cani Luna e Astro in Panda perché non fossero spaventati dai botti. Io stessa staccavo il campanello per non essere disturbata dai leziosi ‘dolcetto o scherzetto’, con la conseguenza che qualcuno, indispettito dalla mia indisponibilità mi lanciava il petardo dentro il cortile. In un tema, un alunno mi scrisse che un petardo lanciato dentro la cuccia del cane, mandò al creatore la povera bestia. L’importazione di streghe e maschere terrificanti d’oltralpe cozza contro lo spirito di raccoglimento legato alla festività di Ognissanti. Inoltre due giovani zie materne morirono proprio a cavallo di queste date, tanti anni fa. Me ne parlava mia madre, che era la sorella più giovane ed anche se non le ho conosciute, mi sento di onorarne la memoria con il silenzio e la riflessione. Per i motivi suddetti, trovo molto opportuna l’idea di padre Alessandro Girodo della parrocchia dei santi Martino e Rosa di Conegliano di abolire la festa di halloween e sostituirla con un party per i santi, fornendo camici bianchi per tutti. Scheletri e pipistrelli resteranno fuori della porta. Tra l’altro, mi risulta che i pipistrelli siano innocui, anzi “In realtà sono mammiferi intelligenti e socievoli” ed ottimi alleati contro le zanzare, essendo ghiotti di insetti. Di giorno si riposano ed entrano in azione durante le ore notturne, ragion per cui forse sono associati alle tenebre. Io abito vicino al cimitero e credo di avere sentito i loro ‘strilli’, senza esserne turbata. Al massimo, la loro immagine può essere usata negli stampi per i biscotti, come ha fatto Lisa che mi ha mandato la foto delle sue prelibatezze dolciarie, invitanti e spiritose. Infine, coi tempi che corrono ritengo che il tema della morte non vada banalizzato ed eventualmente utilizzato per valorizzare la vita nostra e altrui.
Categoria: Tempo
‘Per tutte le madri d’Italia’ e oltre
Ultima domenica di Ottobre, giornata grigia e uggiosa. Esco di mattina e rimango in casa il resto del giorno. Cerco qualcosa di interessante in tivù e incappo in un servizio su Aquileia, spiegato da Massimo Gramellini. Una sorta di reportage storico, alla soglia del 4 novembre, con al centro una donna, una ebrea triestina: Maria Bergamas. Ecco i fatti. Maria Maddalena Blasizza coniugata Bergamas (Gradisca d’Isonzo, 23 gennaio 1867- Trieste, 22 dicembre 1953) nel 1921 scelse la decima bara tra le 12 che contenevano le salme di altrettanti caduti durante la grande guerra e rimasti ignoti. Il figlio Antonio, fante italiano era morto sul fronte del Carso e mai identificato. La bara fu caricata su un treno militare che attraversò la penisola in un’atmosfera di funerale di massa, fermandosi in 120 città e paesi. Giunse a Roma il 4 novembre 1921 e fu tumulata nel sacello dell’Altare della Patria. Maria Maddalena Bergamas rappresenta tutte le madri italiane che persero i figli in guerra, senza mai riceverne le spoglie. Le altre undici salme furono portate a Gorizia dove fu celebrata una messa funebre solenne. Da Gorizia le salme furono condotte ad Aquileia. Provenivano dai principali campi di battaglia italiani della Grande Guerra: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Piave, Cadore, Gorizia, Isonzo, S. Michele, Castagnevizza. Nel cimitero di guerra di Aquileia, ai piedi del Monumento dei Dieci Militi Ignoti si trova anche la tomba di Maria Bergamas, su cui è scritto: “Maria Bergamas per tutte le madri d’Italia”. Sulla vicenda, nel 2021 è stato girato un docu-film intitolato La scelta di Maria, di Francesco Miccichè. Allargando il panorama e considerando la drammatica situazione delle guerre in corso in Ucraina e nel Vicino Oriente, suppongo che molte altre madri piangano i figli morti, e viceversa senza neanche il conforto di una tomba. Per non dimenticare le centinaia di persone annegate nel Mediterraneo, in cerca di un futuro appagante. Mi appello a una preghiera cosmica per tutte le persone ignote. 🙏
Tecnologia sì e no
Non so se ridere o piangere…sto aspettando l’autodiagnosi della caldaia installata un mese fa, pagata fior di quattrini e andata in blocco tre volte, dopo il collaudo e l’avvio regolare. Trattandosi di un modello a condensazione – che tra l’altro ha richiesto adattamenti per la messa in opera – è più complicata (e mi si dice sensibile) della precedente, stessa marca, congedata dopo 23 anni di onorato servizio. Mi fa sorridere che la macchina, sofisticata q.b. riesca a fare la diagnosi del problema che ha ‘in corpo’, comunque ben venga se servirà al tecnico risolvere presto e bene il busillis. La risposta sul display è il numero 6: riferito al tecnico, corrisponde a un blocco caldaia. Già, questo lo avevo compreso, ma spetta a lui capire dove nasce il problema. Mi chiedo: a che serve dotare la macchina di tante opzioni, se poi è sempre la mente umana a mettere il punto fermo? Giro il quesito a Ivano, se avrà voglia di illuminarmi (in privato ). Un sentore agrodolce mi fa sospettare che troppa tecnologia sia invasiva e inquietante. Vuoi mettere accendere la stufa? Certo è più inquinante, ma senza sorprese. Dopo aver fatto una spesa importante, pensando che se ne gioverà mio figlio quando prenderà il mio posto in casa, non vorrei mordermi le dita per aver ceduto all’impulso di acquistare un buon modello a basamento, tra l’altro non tra i più recenti. Da una rapida consultazione telefonica, responsabile del ‘disguido’ potrebbe essere una bolla d’aria, pare che succeda con le caldaie novelline. Qualunque diavoleria sia, spero che ci venga posto presto rimedio: sta per tornare l’ora legale ed il tempo volge al peggio. Non mi ci vedo a soffiarmi le dita per scaldarmi. Comunque ieri, presàga di possibili delusioni termiche ho acquistato una borsa per l’acqua calda che mi ricorda gli inverni di tanti anni fa. Vuoi vedere che può tornarmi utile? Grazie Pia di avermi suggerito l’idea!
Tempo di melagrane
Mi ritrovo a fare quello che facevo un anno fa, di questo periodo: sgranare melagrane! Solo che l’anno scorso l’operazione avveniva fuori, al tepido sole ottobrino mentre in questa edizione sono in casa, causa pioggia anche intensa. Mi sono documentata e ho adottato la seguente tecnica: taglio la calotta del frutto, lo faccio rotolare un po’ sotto la pressione della mano, incido lateralmente sulle parti bianche, capovolgo la melagrana sul dorso della mano sinistra mentre con la destra picchio con un cucchiaio sulla scorza…e i chicchi cadono da soli nella ciotola. Un gioco da ragazzi, da condividere con un nipote piccolo, ad averlo! Così ‘gioco’ da sola, mentre qualche schizzo color rubino scappa qua e là. Dopo aver trattato una ventina di frutti ho sospeso l’operazione che continuerà in altro momento. Per ottenere un litro di succo, ci vogliono molte melagrane e le mie sono piuttosto piccole, non grandi come quelle della vicesindaca di Castelcucco Antonella Forner che con squisita gentilezza mi offre cappuccino e cornetto al bar. Credo che il secondo passo sarà fare la composta, alias marmellata da regalare poi a Natale. Comunque questo frutto mi è caro perché mi ricorda l’esordio della mia ultima fatica letteraria, cui inizialmente avevo dato il titolo Grane e melagrane, cambiato poi in Ricami e Legami. Ho spedito il manoscritto a una decina di case editrici e a due agenzie letterarie che hanno tempi molto lunghi per rispondere. Intanto aspetto. Tornando al melograno e ai suoi frutti, le melagrane appunto, la mia pianta è piccolina, messa a dimora perché fruttifica e decora il giardino in tardo autunno. Trovo i frutti interessanti e belli, più che buoni, dalle svariate proprietà: azione antiossidante e anti-age. Grazie ai flavonoidi, polifenoli e altre sostanze contenute, fanno da bruciagrassi naturale e quindi favoriscono il dimagrimento. Insomma, sono un ottimo cibo per il nostro microbiota intestinale. Anche se per me sono soprattutto una fonte di emozioni, legate alla simbologia in quanto il melograno è considerato simbolo d’immortalità e di resurrezione. Scusate se è poco! (Nel Rinascimento Gesù bambino è spesso rappresentato con una melagrana. Nell’arte funeraria la melagrana è spesso presente nelle ghirlande e nei festoni)
Spettacolo mattutino
Mi sveglio prima del solito: non è prestissimo perché intravedo la luce infiltratasi sotto gli scuri. Mi giro verso la radio-sveglia che segna le 7.30. Solitamente mi alzo prima, ma ieri sera mi sono addormentata sulla poltrona relax, mentre Gerry Scotti in ‘Caduta Libera’ intratteneva i suoi concorrenti e i miei due micetti (si fa per dire, dato che hanno 18 mesi e pesano sui 5 chili) mi dormivano sulle gambe. Quando apro il balcone della camera, posizionata a est mi prende un colpo: una fascia di intenso rosso borda il cielo e mi lascia letteralmente a bocca aperta. Devo immortalarla subito, perché lo spettacolo dura pochi minuti. Scendo quasi a tentoni i pochi gradini verso la zona giorno per recuperare la fotocamera, lasciando sbalorditi i gatti, abituati ad altre ‘cerimonie’ prima di ricevere gli amati croccantini. Raggiungo la postazione per fotografare l’evento e scatto. Ho immortalato lo spettacolo più bello della giornata che inizia alla grande. Per il seguito mi adeguo, so già che girerò la foto ai miei contatti più sensibili e ci scriverò il post, per condividere l’emozione provata. Convengo con Martina che i cieli più belli si osservano con il freddo, o quasi. Chiederò conferma ad Adry sull’aspetto scientifico della cosa. Immagino che Francesca ed Ivano ci scriveranno un testo e una poesia. Da parte mia, inizio con la foto e non si sa dove approderò. Di sicuro c’è un feeling di vecchia data tra me e la natura, che mi godo con intensità in questa fase della vita libera da impegni professionali e personali, che è anche il punto di vista di Antonietta. Per completare l’omaggio a Madre Natura, mi sovviene il rammarico espresso da Max a commento di una sua bellissima foto al mare terso di Sardegna: Un inno alla vita e alla bellezza di ciò che ci circonda in questo pianeta che, purtroppo, stiamo distruggendo. Con la speranza che il buonsenso riemerga.
Una coetanea tosta
Nata a Roma il 19 ottobre 1953, oggi è il compleanno di una coetanea famosa, che vedo tutti i pomeriggi sul Canale 4 dove conduce il programma Forum: Barbara Palombelli. Leggo l’intervista di Maria Luisa Agnese a pag.29 del Corriere e non mi stupisce che la giornalista riveli un carattere forte e determinato, emerso già nell’infanzia. È lei stessa a confidarlo: A sei anni facevo i giornaletti e li vendevo ai familiari. Poi da ragazza andavo a bussare a tutti i giornali, Espresso, Repubblica, Corriere, mi sono presentata dicendo: “Mi piacerebbe scrivere”. Laureata in Lettere, inizia la carriera in Rai. Da 11 anni conduce Forum su Canale 5, e Lo Sportello di Forum, Rete 4 dove io attingo anche per i miei post. Trovo la conduttrice – tra l’altro di bell’aspetto – molto garbata ed equilibrata nella conduzione del programma in cui si scontrano sovente protagonisti litigiosi, alla fine ‘serviti’ dal giudice. Giornalista e conduttrice tv, afferma: “La tv mi è sempre sembrata una cosa molto facile. La carta stampata richiede più fatica”. Ha anche scritto un libro sulla sua vita, pubblicato da Mondadori nel 2000, C’era una ragazza. Dalle parole che dice, credo che sia una persona molto organizzata e razionale: “Bisogna avere piani A, B, C… io ho piani fino alla Z”. Simpatica, concordo con lei. Mi piacerebbe averla come amica. L’impressione che mi trasmette è che sia controllatissima fuori, un torrente in piena dentro. Nel privato è sposata con Francesco Rutelli da 44 anni (anche se vivono da ‘separati in casa’) e ha quattro figli, tre dei quali sdottati, il che aumenta la mia stima nei suoi riguardi. Anche se non ama festeggiare i compleanni, mi aspetto che oggi le arrivino molti auguri, compreso il mio. Brava Barbara, tieni alta la classe 1953 che ha dato buoni frutti! 💐
Tempo di mele
Ho convocato Reginaldo prima del previsto perché da metà settimana dovrebbe piovere, il tappeto di foglie in giardino potrebbe inzupparsi e diventare pericoloso per la deambulazione. Con l’occasione, gli chiedo di staccarmi gli ultimi grappoli di uva fragola. Lui si offre anche per cogliere le ultime mele, per evitare che si ammacchino, cadendo spontaneamente. E qui faccio una scoperta: quelle che io credevo ammalate, in realtà sono state ‘attenzionate’ dai ‘sciavaron’ come in dialetto si chiamano i calabroni. Una mela è stata letteralmente svuotata ed è rimasto solo l’involucro esterno, trasparente come carta velina. In altre mele vedo il ‘goloso ospite’ in attività e mi scanso appena in tempo quando il frutto viene scosso per bene, affinché lasci il lauto banchetto e se ne vada. Da quando sono in pensione e mi occupo in prima persona del verde, sto imparando un sacco di cose. Tornando alle mele, alla fine ne raccolgo una cassettina di sane, rosse e lisce che fotografo, prima di portarle al fresco in cantina. Quelle un po’ segnate subiranno una trasformazione dolciaria in soffici muffin ripieni oppure in uno strudel. Due parole su questo frutto autunnale. La mela, originaria dell’Asia centrale e coltivata già nel Neolitico – 6000/3500 a. C. – si è diffusa prima in Egitto lungo la valle del Nilo e poi in Grecia. Attraverso le conquiste dell’Impero Romano è giunta in Occidente e da qui in tutta l’Europa occidentale. È il frutto più antico del nostro pianeta ed è tra quelli meno ricchi di zuccheri, così da poter essere consumata tutti i giorni, sebbene in quantità moderata, come dice il proverbio: Una mela al giorno toglie il medico di torno, grazie ai milioni di batteri che il frutto contiene. Una profumata e leggera composta di mele ci sta proprio bene.
Sorriso contagioso
Come da previsioni, la temperatura è scesa parecchio. Alle nove di stamattina era circa di dodici gradi: rinuncio di andare al mercato e rimango in paese. La voliera con i canarini resta in ripostiglio, forse verso mezzogiorno la sposto sul portico a ovest. Sbrigo un paio di faccende ed esco a piedi, con meta il bar e la posta. Strada facendo, incrocio una signora tipo mediterraneo che mi saluta e si ferma a scambiare quattro chiacchiere. È Mirca, una mia ex alunna delle medie di 30 anni fa che ha mantenuto riccioli neri e sorriso. Se la confronto con la ragazzina gioiosa che era, riconosco che ha conservato le qualità di base. Adesso ha due figlie all’università – che immagino saranno brave almeno quanto lo era lei – abita piuttosto distante da qua dove viene a trovare gli anziani genitori. In pochi minuti di conversazione mi restituisce il buonumore, perché il suo sorriso è davvero contagioso. Le do un biglietto da visita, invitandola a leggere i miei post, per mantenerci in contatto, dato che anch’io ho mantenuto una caratteristica nota dai banchi di scuola: scrivere. Ci salutiamo cordialmente ed entro al bar da Gabriella. Fuori c’è un solo cliente che si sta leggendo il giornale, mentre dentro fa quasi caldo. Dovremo abituarci agli sbalzi di temperatura che non sono il massimo per la salute. Già detto alla gentile titolare che si meriterebbe spazi più ampi. Cambio consumazione e opto per il Crodino dal bel colore ambrato, con un assaggio di cips e oliva. Sono le dieci e trenta e non so ancora cosa mi preparerò per pranzo. La mia ritrosia ai fornelli è arcinota, preferisco di gran lunga scrivere che fare da mangiare, attitudine che invidio a chi ce l’ha. D’altronde ieri sono stata a pranzo fuori, in buona compagnia con Pia. Una tantum ci può stare.
Quasi foliage
Metà ottobre, l’autunno avanza a passi leggeri. Cadono le foglie del ciliegio e cadono le mele dal mio albero non trattato. Non ho fatto il cambio degli armadi perché di giorno la temperatura è più che gradevole. La sera scende prima e verso le 18.30 è tempo di ritirare la voliera con i canarini in casa, mentre dai tigli vicini gli altri uccelli si salutano. Mi sembra che alla fine del mese verrà reintrodotta l’ora solare, cosicché le giornate si accorceranno di un bel po’. Comunque è nella previsione stagionale. Recupereremo al tepore dei termosifoni – meglio ancora della stufa – le energie disperse durante la lunga e torrida estate. I miei gatti sembrano gradire molto la temperatura attuale: si rincorrono tra le foglie crepitanti e si fanno le unghie su un tronco d’albero diventato il loro tiragraffi preferito. Non è ancora il foliage perché la temperatura si mantiene al di sopra della media, ma siamo prossimi. Mi fa un certo effetto considerare che tra un paio di mesi saremo in clima prenatalizio, troppi fatti cruenti non conciliano lo spirito: mi sforzo di cercare qualcosa di bello in questo pianeta maltrattato dove l’uomo ‘sapiens’ rinuncia spesso alla sua dimensione umana. Mi soccorrono le piante grasse che emettono fiori bellissimi e inattesi. Adesso che ci penso, la mia gigantesca Crassula fa dei piccoli fiori bianchi col freddo ed anche l’Osmanto nell’orto si veste a festa. Le Ortensie si stanno seccando sulla pianta e le userò per composizioni floreali durature, insieme ad altri elementi, tipo bacche e pigne reperibili sul posto. La natura dà una mano in ogni stagione e regala un sorriso a chi aspetta paziente. Il guaio è che l’attesa dell’evento buono/bello viene spesso interrotta da una mano criminale. Allora la speranza viene sopraffatta dalla paura.
Consuntivo di settembre
La fine di settembre sembra la coda di agosto e fino alla prima decade di ottobre ci godremo temperature diurne estive, con annessi e connessi. Mi concedo la lettura del settimanale sotto il glicine come a giugno, ma al posto dei simpatici bombi mi prendono di mira le zanzare e sono costretta a coprirmi di insettifugo. L’altro ieri al mercato ho comperato tre bei ciclamini per rimpiazzare i geranei ormai a fine fioritura e li ho collocati nel portafiori di giunco sotto il portico a ovest. Di pomeriggio tiro giù le tende frangisole. Ciò nonostante i raggi si sono infiltrati e hanno inclinato le corolle, perciò li ho spostati in un angolo interno. Lontano il cambio degli armadi, continuo a indossare indumenti estivi. Quando imbruna, verso le diciannove ritiro in casa la voliera coi cinque canarini e i gatti mi seguono per il pasto numero sei o sette. Poi loro, a differenza mia pretendono di uscire e cedo, sperando che rientrino verso le ventitré. Mi piace fare un consuntivo della giornata che a fine settembre estendo al mese che sta per finire. Dunque, vediamo: non sono andata al mare e un po’ mi rammarico. Però ho finito la mia 13esima opera entro il tempo previsto. Ho usato la bicicletta per tutto il mese e ho ripreso a usare il tapis roulant. Consumo l’uva fragola della pergola e raccolgo le prime mele, mentre le melagrane si ingrossano: infatti è tempo di frutti. Mi godo la casa con una intensità che mi sbalordisce, ma è una sorpresa che mi fa bene. Del resto è il luogo dove vivo e creo, con tanti oggetti che mi parlano: i quadri ricamati di mia madre, gli attestati di musica di mio figlio, la mia laurea…tanti libri di scuola e di narrativa, più molte copie di quelli che ho scritto io. E non ho finito: mi riposo un po’ e poi riprendo a mettere nero su bianco. Chi vuole mi segua, ops mi legga!
