Poco prima delle dieci, con i minuti contati mentre faccio uno spuntino in piedi prima di andare dalla parrucchiera, vedo parte di un documentario dedicato alla giraffa, animale tra quelli in estinzione. Il momento riguarda il parto, che avviene in piedi: emozionante, come tutte le nascite. Ma mi colpisce un dato che riguarda la sopravvivenza del cucciolo, che pesa mediamente 50 kg: se non riesce ad alzarsi sulle zampe per raggiungere le mammelle della madre entro un’ora, lei lo abbandona e lui diventa vittima dei predatori. Se la natura insegna, le mamme hanno molto su cui riflettere riguardo il rapporto coi figli, specie maschi. Dicono che gli Italiani siano un popolo di mammoni: non è un complimento e di sicuro di mammoni ce ne sono. Se mi metto nei panni dei figli, credo che faccia comodo, ma dipende anche dal figlio staccarsi e cercare una sua indipendenza economica e affettiva. Certo era tutto più facile 20/30 anni fa, adesso la crisi economica e la pandemia hanno ingigantito le difficoltà. Ma i giovani hanno anche più possibilità di viaggiare, studiare e sperimentare, prima di stabilizzarsi in un ruolo. Ammiro chi sta bene a casa dei genitori, anche se cresciuto, purché non da parassita. Ammiro chi interrompe convivenze diventate conflittuali e si crea un proprio nido. D’altronde la vita è un po’ tragedia e un po’ commedia, come afferma qualcuno. Certo il comportamento della giraffa madre va nel senso di dare dei tempi e di porre dei paletti alla comodità servita su un piatto d’argento. A mio parere, niente argento e piatto solo per carità.
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Convivio
Il Convivio è un saggio scritto da Dante Alighieri, nei primi anni dell’esilio, tra il 1304 e il 1307, un’opera mista di prosa e versi di argomento filosofico-dottrinale. Il termine convivio deriva dal latino convivium e significa banchetto, in questo caso “banchetto di sapienza”, un’opera incompiuta con cui l’autore intende fornire ai lettori la sapienza attraverso il nutrimento delle canzoni commentate in prosa. Quante ne ha pensate il padre della nostra letteratura, di cui ricorre il 700esimo anniversario della morte, eppure più vivo che mai. Mi è tornato in mente oggi, perché sono stata a pranzo da Vilma, grazie al collante dell’amicizia e della letteratura, perché sto scrivendo un libro su suo padre, Enrico Cunial, mio maestro di quinta elementare. Ma adesso abbasso il tiro e mi concentro sul convivio, cioè sul banchetto che Vilma mi ha riservato. Intanto ha preparato in soggiorno, come per un ospite di riguardo. I giorni precedenti si è informata sui miei gusti e ha steso un menu salutare, alla portata del mio intestino delicato: risotto con le zucchine, arrosto con zucchine trifolate e patate “in tecia”, il tutto annaffiato da buon vino rosso comperato a posta per me. Prima e dopo il pranzo mi regala informazioni per nutrire il lungo racconto avviato su suo padre che scoperse la mia attitudine a scrivere. Mi torna in mente lui, simpatico maestro dall’aspetto severo e dal cuore tenero, e recupero un’opera di Dante, instancabile viaggiatore col corpo e con la mente. Per oggi mi sono nutrita bene, posso permettermi una pennichella rilassante.
Protagonista il clima
Iniziano oggi a Milano le cinque giornate del clima. Ci saranno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’ambientalista svedese Greta Thunberg, 400 giovani provenienti da tutti i paesi del mondo “per alzare la posta nella sfida per il clima” come afferma Roberto Cingolati, ministro della transizione ecologica che loda l’iniziativa dei giovani verso i potenti della terra, per arginare il “global warming” (riscaldamento globale). È da tempo che si parla del problema, che non sembra interessare tutti i grandi della terra, ragion per cui i fatti restano per ora sulla carta. Tuttavia confido nella spinta delle nuove generazioni per dare un forte scossone a chi di dovere. Nel mentre cosa posso fare io, goccia nell’oceano? Stamattina mi sono svegliata di buonumore, perché c’è il sole, tiepido e avvolgente. Sto scrivendo dalla camera, posizionata a est, con le finestre spalancate e i raggi dell’astro dorato accarezzano i miei piedi. Ho sostituito le lenzuola di cotone con quelle di flanella, per dormire al calduccio e cambio l’aria delle stanze in tarda mattinata. Tra pochi giorni sarà San Francesco, lui sì innamorato del creato e delle creature, tanto da considerarle fratello o sorella, perfino la morte (ma quella naturale, non indotta). Non è un caso che sia proprio lui, fra tanti santi il patrono d’Italia e che il nostro Papa Bergoglio indossi il suo nome. Basta rileggere il Cantico delle Creature o di frate Sole per caricarsi di buonumore. Chissà se i grandi della Terra da oggi a convegno nella città meneghina ne hanno una copia nei loro dossier. Comunque è evidente che il problema è mondiale, mentre individuale è la serietà nel contenerlo. Con buona pace di chi lo nega o lo sottostima.
Angela Merkel, una donna speciale
Non intendo parlare dei risultati delle elezioni del Bundestag tedesco, che sanciscono la fine dell’era di Angela Merkel, ma riservare un pensiero di congedo a una donna che ho sempre ammirato. Nata ad Amburgo (Germania) il 17 luglio 1954, figlia di un pastore luterano e di un’insegnante di inglese e latino, ha una sorella, Irene e un fratello, Marcus. Studia fisica all’Università di Lipsia e consegue il dottorato con una tesi sulla chimica quantistica, operando nel settore della ricerca. Nel 1994 è nominata ministro per l’Ambiente e il 10 aprile del 2000 viene eletta presidente del suo partito. Il primo governo guidato da Angela Merkel inizia il 22 novembre 2005 e da lì è tutta un’escalation, che tuttavia non le ha risparmiato innumerevoli critiche per il suo operato. Dopo essere stata eletta per la quarta volta nel settembre 2017, giunta al suo ultimo mandato sta per uscire di scena. Non sapevo che avesse mantenuto il cognome del primo marito, nonostante il divorzio del 1981: questo le fa onore, a mio dire. Anche avere “adottato” i due figli del secondo marito, Daniel e Adrian Sauer. La cosa che però me la rende simpatica, è immaginarla ai fornelli a preparare torte, soprattutto quella di prugne, la sua preferita. Anzi, leggo stamattina sul Gazzettino che è specialista in plumcake, che mi riportano ai miei dolcetti preferiti, i muffin. Quindi, una delle donne più potenti al mondo degli ultimi vent’anni, fa anche la cuoca e la casalinga, come innumerevoli donne, facendo la spesa al supermercato e attendendo pazientemente il suo turno alla cassa: credo che si meriti un doppio plauso e che su di lei non scenda l’oblio, ma anzi un doveroso ringraziamento e l’augurio di una meritatissima pensione.
Cultura cibo per la mente
A proposito del post di ieri, giornata dedicata ai sogni, la mia amica Antonietta mi invia il seguente profetico messaggio: I sogni sono “la bellezza”…non è detto che quando diventano realtà la conservino. Manteniamo i nostri sogni! seguito da un ❤️. È il commento perfetto di quanto vissuto ieri in prima persona, durante l’incontro di chiusura della settimana 1000 libri, organizzata dall’associazione Zheneda di Vittorio Veneto, cui ho partecipato con un repertorio di foto-poesie e cinque romanzi. Il programma originario prevedeva tre incontri con l’autore, tra cui la sottoscritta, che sono saltati per problematiche legate all’accesso contingentato e controllato: in questo senso il sogno di presenza letteraria è stato assai ridimensionato. Però, sovvertendo la scaletta il presentatore ha letto un mio profilo, offrendomi la possibilità di recitare una delle poesie della mia raccolta Natura d’Oro (disponibile al negozietto del mio sito http://www.adacusin.com oppure su richiesta tramite mail adacusin@gmail.com) Ringrazio per l’attenzione e mi complimento per l’organizzazione degli eventi culturali, che mi spronano a pensare di realizzare qualcosa di simile nel mio territorio, che coinvolga un certo numero di artisti disposti a scendere in campo. Sono certa che ci sono diverse persone potenzialmente disponibili, ciò che frena è la burocrazia che rende complicati progetti semplici. Ad ogni modo, se c’è qualcuno disposto a darmi una mano, ben venga. È risaputo che con la cultura non si mangia, ma io mi dissocio perché la ritengo cibo per la mente. Ciò detto, riporto la poesia Nebbia che ho letto ieri, scelta perché ormai di stagione. Sui rami/impoveriti di foglie/la nebbia notturna/deposita/ghirlande di perle./Muto il lampione/di calda luce/inonda/l’umida trina./Si anima la notte/nel giardino/e nel mio cuore.//
A ognuno il suo sogno
Oggi 25 settembre è la Giornata Mondiale dei sogni: scoprirlo mi risolleva il morale, perché l’attualità è infarcita di troppa cronaca nera deprimente. Lanciata nel 2012 da un’educatrice americana, Ozioma Egwuonwu, si basa su tre punti chiave: creatività, collaborazione e contribuzione – già tre belle parole – e si concentra sul sogno come volontà di cambiamento reale. Una accattivante sezione sul web, dà indicazioni su “come imparare a realizzarli” (forse indago). Tra un’informazione e l’altra, mi piace l’affermazione di Leonor Roosevelt, “Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni”. Adesso filtro il tutto ed esco allo scoperto. La creatività è per me una vitamina che assumo con la scrittura, la collaborazione è con chi mi legge, resta un po’ difficile da destinare la contribuzione, forse intesa come contributo a emozionare chi legge ciò che scrivo o ad osservare le mie fotografie. In questo senso oggi è la giornata ideale, perché si chiude l’evento 1000 libri, cui partecipo, a Vittorio Veneto. Se anche un solo lettore condividerà le emozioni che ho inteso trasmettere, sarò stata ripagata. Il mio obiettivo non è diventare famosa ma contribuire al benessere tramite le parole, che mi fanno tanta buona compagnia. Vero che da autodidatta sostengo dei costi e, dato che scrivo ininterrottamente da circa 13 anni, non sarebbe male che incrociassi un editore che mi prendesse in carico, si occupasse della promozione e distribuzione dell’opera, impegno per me diventato ultimamente gravoso. Ecco, considerata la giornata, un mio piccolo sogno è trovare l’editore giusto. Se è nei paraggi, si faccia avanti!
Siamo tutti sulla stessa barca
Stamattina mercato locale:ne approfitto per fare due passi (rinvio quello di Bassano a dopo l’intervento perché camminare mi affatica parecchio) e dare una scorsa al giornale, dall’alto dello sgabello del bar Mirò. Ieri Gabriella ha scritto il mio nome sulla schiuma del cappuccino: mi sono sentita oggetto di attenzione, grazie! Viceversa hanno sofferto della mancanza di attenzione, da parte dei loro simili e degli adulti, i giovani che hanno avuto bisogno del trattamento sanitario obbligatorio (tso), di cui tratta un preoccupante articolo sul Gazzettino. Il provvedimento, una volta riservato alle persone in età avanzata, oggi riguarda la fascia degli adolescenti, e non solo di Montebelluna dove si è concentrata l’indagine. Effetto del lockdown ma anche della pregressa tendenza a isolarsi, abusando dei videogiochi. Emetto un sospiro che vorrebbe essere liberatorio e provo a dire la mia. Sarò impopolare ma non vorrei essere giovane, soprattutto oggi dopo il cataclisma pandemico. Da docente pensionata, non provo nostalgia per un servizio prestato oltre trent’anni, durante i quali mi sono spolmonata parecchio e, tutto sommato non ho affrontato grandi problemi, con la precisazione che non lavoravo solo in classe – come qualcuno erroneamente ancora crede – ma almeno altrettanto tempo a casa, per correggere circa quaranta compiti scritti al mese e pari verifiche di storia e geografia, per l’impossibilità materiale di interrogare tutti gli alunni una volta al mese, o giù di lì. L’umore degli studenti era variabile, a seconda dell’argomento proposto: passare dall’entusiasmo al rabbuiato bastava un attimo, dovuto a un dispetto, una parola stonata, un insuccesso. Per fortuna non ho mai impattato in casi di anoressia (che io sappia) e di gravi disfunzioni psicologiche, anche se le problematiche c’erano eccome, gestite insieme ai servizi sociali. Pertanto, quello che succede nell’animo degli studenti oggi lo so per interposta persona o mi arriva dai media. Sono tempi duri per tutti, e spero che siamo davvero all’ultimo miglio. Forza giovani, siamo tutti sulla stessa barca!
Oggi rido, anzi sorrido…
Oggi voglio ridere, anzi sorridere (con retrogusto amaro) che è ciò che mi provoca la vignetta a pag. 23 del Gazzettino odierno dove un perplesso signore si chiede: “Ma se dietro la campagna vaccinale c’è la lobby delle case farmaceutiche, dietro ai no vax c’è la lobby delle pompe funebri?”. Troppo forte per non apprezzare la capacità di fare riflettere, attraverso uno schizzo e un quesito niente affatto puerile. Avevo deciso di intrattenermi con la notizia che don Matteo (Terence Hill) lascerà la tonaca e il posto a don Massimo (Raul Bova) dopo 159 puntate, iniziate nel lontano 7 gennaio 2000, conquistando milioni di telespettatori, me compresa. Ci sarà modo di riparlare del prete detective, scavalcato dalla pungente vignetta. Assodato che è molto più facile fare piangere che ridere, riconosco che fare pensare strappando un sorriso è ancora più meritevole, perciò complimenti all’autore della vignetta. Venendo al quesito, provo a rispondere, senza nessuna pretesa. Pare che il motore del pianeta sia l’economia e che il denaro sia al vertice degli obiettivi umani: ma se non hai la salute, che te ne fai della ricchezza? Che ci sia chi specula sulla pandemia, annessi e connessi, non mi sorprende. Mi rammarica piuttosto la cattiva informazione che ha aumentato il disagio e la diffidenza verso la scienza, che non fa miracoli ma, a mio dire, si merita più credibilità della politica e della ricerca di consensi da tutte le parti. Personalmente sono andata a vaccinarmi di corsa, lo scorso 4 maggio, con Astra Zeneca, senza effetti collaterali spiacevoli, vaccino ripetuto il 27 luglio. Nel mentre è mancata di covid mia sorella maggiore, che non ha fatto in tempo a vaccinarsi. La risposta sta nei fatti, oppure nel caso.
Vittime
Sono preoccupata – ma sarebbe più opportuno dire sconvolta – al pensiero di quante persone siano mentalmente disturbate, senza che lo sappiamo, anche per una malsana tutela della privacy. Mi riferisco all’episodio tragico successo nel napoletano, dove il piccolo Samuele, in braccio ad un giovane domestico schizofrenico, è caduto dal terzo piano passando dai giochi alla morte. La madre della piccola vittima è incinta di otto mesi e non oso immaginare il suo strazio. L’autore del gesto, che pare abbia confessato il misfatto oltre che essere in cura per disturbi della personalità, mi suscita paura e anche sgomento per avere circolato impunemente, se affetto da turbe tanto gravi. Quando vennero chiusi con la legge Basaglia gli ospedali psichiatrici, sembrò un passo verso la civiltà, ma temo che sia rimasto sulla carta l’intento di sostenere familiari e vittime della malattia mentale. Oggi, tra l’altro, è la giornata mondiale dell’Alzheimer, attorno a cui almeno si parla e sono stati prodotti dei buoni film. Purtroppo il disturbo mentale non conosce età e spesso viene coperto o sottovalutato dagli stessi familiari di chi ne è affetto. Con conseguente disastrose, come nel caso occorso allo sfortunato Samuele. Le mie sono solo considerazione, non ho nessuna patente al riguardo. Mi limito a dire che percepisco molta ipocrisia riguardo al problema, che la recente pandemia ha accentuato. Con la speranza di sbagliarmi.
Domenica piovosa
Vado al bar, poco distante da casa con l’ombrello. Durante il breve tragitto, sento l’acqua piovana scorrere nei tombini ed è un accompagnamento piacevole. Durante la sosta per leggere il quotidiano smette di piovere e sembra che potrà rischiarare. Gli affezionati avventori chiacchierano rumorosamente e mi deconcentrano. Potrei comperare il giornale e leggermelo comodamente a casa, ma non sarebbe la stessa cosa: dal mio alto sgabello osservo Gabriella, la titolare del bar Mirò che con il bastoncino fa i decori al cappuccino prima di servirlo, chi entra per pagare, chi si accomoda per consumare…una distrazione piacevole che sa di condivisione umana. Poi mi butto sulla lettura, selezionando le notizie che possono suggerirmi il post da scrivere. Confesso che abbondano quelle di cronaca nera, piuttosto che viceversa. Per fortuna leggo di una mostra di pittura sulle opere di Noè Bordignon (3.09.1841 – 7.12. 1920), “Il pittore Veneto della povera gente”, che prende il via oggi fino al gennaio prossimo a Villa Rubelli di San Zenone, che mi propongo di visitare. Persuasa che l’arte migliora la vita, in qualsiasi declinazione. Purtroppo di odio e non di arte deve essere stato ripieno Stelvio, il padre 88enne che a Sarmeola di Rubano (PD) venerdì ha sparato alla figlia Doriana – che non vedeva da un sacco di tempo – e che poi si è suicidato. Pare per questioni economiche e attriti mai risolti lungo quarant’anni. Particolare che aumenta la tragedia: succede durante il sessantesimo compleanno della figlia, che è scesa in strada e non gli ha aperto, preservando da una brutta fine i suoi familiari. Ho una grande considerazione dei vecchi, quelli invecchiati bene, che hanno superato batoste della vita e disavventure, che non fanno clamore e disseminano tracce incoraggianti per chi li segue. Trovo inverecondo che un padre si sia incaponito nell’odio fino a uccidere una figlia.
