Una sposa… in cammino!

Sono andata a trovare Annu, mia ex alunna. Indiana, a giorni si sposa, non in Italia dove vive da quando era ragazzina e come avrebbe desiderato, ma in Germania; suo futuro sposo, un connazionale che vive in Canada. Un percorso matrimoniale tortuoso, per effetti legati al covid e alla numerosa presenza di invitati, com’è uso nella tradizione del suo Paese d’origine. Ovviamente l’amore supera qualunque ostacolo e Annu è pronta ad affrontare viaggi ed orizzonti nuovi. La trovo, radiosa come me la ricordavo, circondata da un grande numero di parenti, distribuiti i maschi in una stanza dell’appartamento, le donne in un’altra, arredata con palloncini rosa e decori festosi. Senza volerlo, confronto questo allegro assembramento con la quasi tristezza di certe unioni solitarie. Lo ammetto, essendo nubile non posso avere voce in capitolo, ma resto piacevolmente stordita dal clima di festa prenuziale prodotto da grandi e piccoli ospiti, a favore della prossima sposa. Chissà cosa succederà durante le nozze, cui peraltro la normativa anti covid ha imposto il dimezzamento degli ospiti. Ho visto qualche film di ambientazione indiana: credo che l’opulenza si accorderà con la sobrietà, considerata l’emergenza sanitaria in corso. D’altronde ad Annu interesserà la sostanza del rito, perché l’ho conosciuta come una ragazza che bada all’essenza delle cose. Con un corpo da modella e due grandi occhi neri pieni di luce. Tanti auguri, Annu!

Omaggio a Francesco Sartor

Domenica sera, 13 settembre 2020: partecipo al concerto dell’Asolo Chamber Orchestra nel centenario della morte dello scultore Francesco Sartor (14.07.1865 – 13.09.1920), nella piazzetta a lui dedicata, vicino alla chiesa della Madonna della Salute, dove l’artista visse, a Cavaso del Tomba (TV). Parcheggio nelle adiacenze di piazza Caniezza e raggiungo il posto a piedi, lasciando sulla sinistra la piazzetta dedicata al maestro di Musica Michele Benedettini (07.01.1883 – 26.08.1970), un altro artista delle note che mi diresse bambina durante uno spettacolo dal palco delle Opere Parrocchiali. Ricordo ancora il suo sguardo incoraggiante da dietro il sipario. In poca distanza, sono già due i personaggi di spicco ricordati che hanno dato risalto al paese. Tornando alle iniziative messe in campo per l’artista scultore, un plauso va alla Commissione per le Celebrazioni Francesco Sartor che ha operato con zelo e accortezza, elaborando un programma di eventi che si prolungherà fino alla prossima primavera, con il concorso del Gruppo Ricerca Storica, della Pro Loco e della Parrocchia di Cavaso e Possagno, cui vanno aggiunti molti solerti volontari che si danno da fare per la riuscita della serata. Personalmente apprezzo molto le informazioni che vengono date sull’uomo e l’artista, sotto un cielo stellato in una calda serata settembrina e mi propongo di approfondirne la figura per mio conto. Quando la rinomata orchestra inizia a suonare, il campanile batte le ore ventuno che si sovrappongono alle note, ma per me non è un disturbo, bensì una compartecipazione musicale bene augurante. Anche lo scultore in vita avrà apprezzato il tocco familiare dal campanile dirimpettaio di casa sua. Tutto fila liscio fino alla conclusione, con rapido recupero delle sedie per gli ospiti, da parte dei volontari. Prima di andarmene, vado ad omaggiare la scultura di Francesco Sartor posta in un’ansa della strada, giusto di fronte a casa sua: raffigura uno scolaro con un quaderno tra le mani. Ottima occasione per incoraggiare tutto il personale scolastico, da oggi in piena attività e formulare buoni auspici.

Meno tre…

La stampante ha segnalato che l’inchiostro a colori sta finendo. Era in previsione, dato che la cartuccia in uso è quella inclusa al momento dell’acquisto, risalente a qualche mese fa, giusto prima del lockdown. Perciò stamattina decido di procurarmi ciò che mi serve. Non ho altre spese da fare e voglio sbrigarmi in fretta, perché ho altre commissioni da fare. Per andare sul sicuro, ieri mi sono accertata che il prodotto ci sia, come in effetti è: tempo di chiedere in negozio e l’addetto al reparto mi consegna… l’oggetto del desiderio, in quattro e quattr’otto. Mi avvicino alla cassa e in pochi minuti potrei essere fuori… ma mi trattengo dinanzi a degli espositori colmi di materiale didattico: pacchi di quaderni colorati, sopra copertine fosforescenti, matite che sembrano giocattoli, temperini stravaganti… realizzo: la scuola sta per iniziare! Lunedì si riparte, con tante novità, speriamo anche belle. Innanzitutto, buon anno scolastico a tutti, docenti, studenti, personale ATA (se si chiama ancora così), presidi e pure i genitori di figli in età scolare, che non invidio, ma di cui immagino ansie e timori. Non ho nessun motivo per strapparmi i capelli, né per prendere alla leggera la situazione liquida in cui verte la scuola, il mio ambiente di lavoro per quarant’anni. Dalla mia esperienza posso affermare che i giovani sono pieni di risorse e a volte stupiscono per l’adattabilità, ostica alle persone grandi. Certo, la situazione non alletta a darsi pacche sulle spalle, ma credo che non sia l’atteggiamento giusto quello di gravare i giovani alunni e studenti anche delle nostre ansie. Ognuno combatte la sua piccola o grande battaglia quotidiana, per rendere interessante la vita che, come diceva Madre Teresa di Calcutta “La tua vita non è un gioco… ma è in gioco la tua vita!”.

Anniversario

Risale al 6 agosto 1945 il tragico evento della bomba atomica su Hiroshima, replicato tre giorni dopo su Nagasaki. Giusto ricordarlo, doveroso riflettere sugli esiti devastanti delle guerre. A scuola, in terza media, se andava bene si finiva il programma di Storia contemporanea proprio con la seconda guerra mondiale, che gli studenti, per attrazione o altre ragioni collegavano spesso con il Giappone in Geografia, facendo pure contenta l’insegnante di Tecnologia, parlando dell’energia nucleare. Forse il fascino dell’Oriente influenzava le scelte, che talvolta facevano disquisire i più bravi anche di ikebana e arti marziali… sta di fatto che gli argomenti attorno alla bomba atomica erano molto gettonati. Io stessa ci mettevo qualcosa di mio, proponendo alla classe di esercitarsi in haiku, componimento poetico di tre versi, nato in Giappone nel XVII secolo. Non so se oggi i miei ex studenti guardino al paese nipponico con lo stesso interesse. Personalmente ritengo che perduri un certo fascino per una nazione che ci assomiglia per molti aspetti: superficie, popolazione, longevità… ma altri aspetti ci differenziano. Ad esempio la nostra indole mediterranea ha poco da spartire con l’ordine e la compostezza con cui ci appaiono. Comunque non si può fare di tutta l’erba un fascio e il mio pensiero è opinabile. Nel lontano passato della mia infanzia mi ero fatta conquistare dal fascino orientale, indossando a carnevale, un costume da geisha. Chissà dov’è finito!

Inaugurazione ponte Genova san Giorgio

Ho seguito la cerimonia di inaugurazione del ponte Genova san Giorgio: sobria, equilibrata, di sostanza. Esordisce il sindaco della città Marco Bucci, menzionando una per una le 43 vittime del crollo del viadotto, a seguire Renzo Piano che cita il verso di Caproni “Genova di ferro e aria” e spera che la sua opera venga adottata e amata. Il premier Giuseppe Conte ricorda che Pietro Calamandrei aveva fondato una rivista intitolata Il Ponte… ogni intervento è stato misurato e rivolto ad un futuro di speranza che simili tragedie non abbiano a ripetersi. Lo sguardo delle persone in silenzioso ascolto, autorità e persone comuni, lasciava intendere pensieri inespressi e condivisi. Comprendo l’assenza fisica dei familiari delle vittime, la più giovane delle quali aveva sette anni. Solo per loro verrà realizzato il Parco della Memoria. Non oso immaginare lo strazio e le cicatrici che il disastro ha seminato. Anche il tempo si è espresso, perché prima della cerimonia pioveva e poi è sbucato il sole, quasi a ripetere con Rino Gaetano che “Il cielo è sempre più blu”. Da italiana condivido la soddisfazione per la realizzazione di un’opera di alta ingegneria, cui hanno concorso 1185 persone, impegnate notte e giorno, in maniera strenua e totalizzante, per restituire alla città il suo cuore pulsante. Infine, l’Ammiraglia Vespucci dal mare e le Frecce Tricolori dal cielo diffondono note di speranza, cui mi unisco.

In memoria di Paolo Borsellino

Il famigerato 19 luglio 1992 mio figlio aveva quattro anni e io lo accudivo con la dedizione naturale di tutte le mamme. La notizia del tragico attentato al giudice Borsellino, di poco succeduto a quello dell’amico Falcone non mi distolse dalle cure materne ma mi provocò grande turbamento. Pensai a qualcosa di tangibile da proporre al mio bambino, che intanto rendesse familiare l’immagine dei due amici giudici, vittime della mafia. Optai per un poster da affiggere in camera, dove salutare ogni sera i due grandi uomini che si sorridono a vicenda, prima di andare a letto, per una sorta di preghiera laica che voleva essere anche un segno di gratitudine. Il poster è rimasto al suo posto, mio figlio è diventato un uomo. Con discrezione, ritengo che la coscienza civile abbia operato e continui a dare i suoi frutti. Dopo quasi trent’anni dalla strage, la memoria non si è spenta, anche se non tutto è stato chiarito. Quest’anno la pandemia vieta assembramenti e riduce al lumicino le cerimonie. Tuttavia anche il silenzio ha una sua voce. Io la percepisco nel rispetto, nella riflessione, nella preghiera. E conto di essere in buona compagnia.

Addio a Ennio Morricone

Mi rasserena la musica di Ennio Morricone, su alcuni brani credo anche di avere ballato. Molte sono le colonne sonore di film diventati famosi, dai western a quelli più poetici. Su uno, di Giuliano Montaldo, a suo tempo lavorai a scuola: SACCO E VANZETTI, uscito nel 1971. Di impegno civile, ricostruisce la storia dei due anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, emigrati in America, dove furono ingiustamente accusati di omicidio durante una rapina e condannati a morte sulla sedia elettrica nel 1927 (riabilitati giusto 50 anni dopo dal governatore del Massachusetts). La colonna sonora del film è di Ennio Morricone, durante la quale Joan Baez interpreta magistralmente la celebre ballata Here’s to You: il contributo artistico si intona perfettamente con il contenuto drammatico, senza mai scivolare nel patetico. Per esperienza, sono convinta che la buona scuola si può fare anche con film mirati e musica emozionante. In questo senso Ennio Morricone si merita l’appellativo di Maestro a tutto tondo, dando a questa parola il massimo del valore. Inoltre, data la modalità del suo congedo, motivata dal desiderio di non disturbare, la sua testimonianza umana supera addirittura quella artistica. D’ora in poi, quando sentirò una delle sue colonne sonore, oltre al piacere per l’ottima musica, sorriderò di gratitudine per la raffinata chiusura di una vita da Grande.