Natale 2020

Ieri sera ho portato fuori il cane, ora di cena: nessuno per strada, lampioni avvolti da una coltre di nebbia che sembrava pioggerellina, qualche timida luminaria dai terrazzi, nessun rumore salvo il latrato di qualche cane. Siamo in zona rossa e obbediamo. Forse. Di sicuro ci conviene, sia per tutelare la salute, bene individuale e collettivo garantito dall’articolo 32 della nostra Costituzione, sia per non alleggerire il portafoglio. Mi sono meravigliata di non aver incrociato anima viva nel raggio di trecento metri, laddove incontravo gruppetti di giovani con radio appresso, runner, conduttori di cani… Può essere un buon segno di collaborazione con le istituzioni, si chiarirà nei prossimi giorni. Oggi, mattina di Natale anomala, umida e silenziosa. Non fa freddo e quindi non nevicherà, peccato! I canarini del vicino cantano, non a squarciagola, ma quanto basta per dare il buongiorno in musica. Devo prestare orecchio alle campane, perché le funzioni religiose hanno subito dei cambi orario. Devo accordarmi con l’atmosfera strana che avvolge persone e cose. È una mattina speciale, ma qualcosa condiziona il mio umore: penso a quanti posti a tavola resteranno vuoti, a quanti pacchi non saranno consegnati, alla dilagante sofferenza negli ospedali. Desidero che tutto il male piombatoci addosso come un uragano si esaurisca e possiamo tornare a sorridere. Perché non può durare all’infinito navigare a vista. Mi distoglie dai tristi pensieri il trillo del tablet quando arriva un messaggio, anzi i messaggi dei miei contatti che mi augurano Buon Natale in tutti i modi e in tutte le forme. A questo punto sono caricata per accogliere l’oggi e abbracciare ciò che verrà.

Solidarietà e Volontariato

Tra tante notizie sconfortanti, stamattina ne sento una incoraggiante: l’Italia è il Paese d’Europa con il maggior numero di volontari! Sono lusingata di essere italiana e ringrazio le tante persone che si adoperano, spesso nell’anonimato, per portare un sorriso ed un sollievo a chi è nel bisogno. Ho il piacere di conoscerne qualcuna di persona. Appena pensionata, anch’io mi ero impegnata per un volontariato culturale presso delle case di riposo, dove andavo a leggere poesie o brevi racconti, esperienza umanamente molto coinvolgente. Poi la coxartrosi ha limitato le mie presenze, che l’emergenza sanitaria ha azzerato. Per ora i miei contatti sono telefonici. Mi auguro in futuro di poter riprendere gli incontri che mi davano, a livello emozionale molto più di quanto io offrissi. Ieri era la Giornata Internazionale della Solidarietà, parola bellissima sempre, ma di questi tempi travagliati direi salvifica. Gli Italiani rispondono generosamente a vari enti e/associazioni che sollecitano il sostegno economico, ma mi permetto di dire che esiste anche una povertà esistenziale più difficile da cogliere e sanare. Non per nulla i Latini dicevano che il benessere si realizza nel binomio “Mens sana, in corpore sano”. Il distanziamento sociale ha imposto tante misure restrittive, comprese le palestre, luoghi deputati per l’esercizio fisico, mentre i teatri, i musei e altri luoghi di scambio culturale sono tristemente chiusi. Sono desolata, ma non ho ricette da offrire per rimediare. Se qualcuno ha da suggerirmi qualcosa, ne terrò conto. Intanto incrocio le dita e mi auguro che il prossimo anno sarà tutta un’altra musica.

Tempo di bilanci

Oggi sono in ritardo con il post, perché sono stata dal dentista per l’estrazione di un dente, operazione per fortuna divenuta quasi indolore negli ultimi tempi. Non me ne voglia la categoria, tra cui annovero un’amica del Liceo, ma non frequento volentieri lo studio di questi professionisti. Rincuorata dall’esito dell’operazione, ho fatto una puntatina al supermercato per prendere due cosucce e non ho visto ressa. All’ingresso uno zelante controllore si è accertato che non fossi in compagnia di altri familiari. Nel mentre è scesa la sera e ho visto uno spicchio di luna acquistare colore nel cielo che imbruniva. Durante il rientro, qualche alberello luccicava con moderazione. Spero che anche nei prossimi giorni prevalga la misura, sia negli spostamenti che negli acquisti. Sento per televisione la reclame di vari prodotti e una merita il mio apprezzamento: un bambino in età scolare scrive la letterina a Babbo Natale, esprimendo il desiderio di non vedere più le persone con la mascherina e di poter abbracciare i nonni senza timore: come non condividere? A volte calarsi nei panni dei più piccoli accorcia le distanze espressive e restituisce il piacere della comunicazione che ho l’opportunità di esercitare nel blog. Approfitto anzi per fare gli auguri a chi mi segue e a chi commenta, da estendere anche a chi non lo fa ma forse lo farà in seguito. Dopo sei mesi dall’apertura, mi permetto di fare un bilancio: le statistiche dicono che il “traffico” aumenta e la cosa mi conforta. Grazie lettori, siete la mia famiglia adottiva!

Un compleanno speciale

Sorpresa: oggi 17 dicembre ho fotografato un bocciolo di rosa gialla, con la rugiada che lo ricopre: chissà se sboccerà… la stagione è troppo avanzata e il sole, quando c’è, non si può dire che scaldi. Comunque è stata una consolazione vedere che la natura ci prova a rinnovarsi, anche in condizioni difficili, per non dire proibitive. In altri contesti avrei reciso il fiore, ma in questo caso preferisco non separarlo dalla pianta madre. Idealmente lo dedico a papa Francesco, che compie oggi 84 anni. Sicuramente un esempio di resistenza anche lui, in un mondo ecclesiastico dove c’è chi gli rema contro, procurando lacerazioni e ferite come le spine di una rosa colta incautamente. Il santo padre mi ricorda spesso il poverello di Assisi, di cui non a caso ha adottato il nome. Nel suo fare e dire mi sembra molto umano, attento alla sostanza più che alla apparenza, come si addice a un uomo di chiesa, pur non essendo io una esperta in materia. Mi è giunta notizia che da giovane argentino, anziché demonizzarlo apprezzasse il tango, danza che anch’io ho volentieri praticato da ragazza: un altro indizio che me lo rende simpatico e, oserei dire familiare. Il riferimento alla musica argentina mi ricorda lo strumento di eccellenza per suonarla, la fisarmonica, che in questo periodo prenatalizio ho ripreso in mano. Per Natale vorrei suonare decentemente “Tu scendi dalle stelle”, anche senza pubblico, nel rispetto del distanziamento. Per omaggiare qualunque nascita.

La luce in fondo al tunnel

Leggo sul quotidiano che tra qualche settimana inizierà il piano vaccinale, su base volontaria degli Italiani. Io ci sarò, spero. Dopo tanti mesi vissuti col fiato sul collo, tra ansie timori e restrizioni, mi sembra una liberazione da accettare con la speranza di venirne fuori. Conosco i dubbi di chi esita, rispettabilissimi. Io mi fido degli scienziati che si occupano dell’efficacia dei vaccini e che non sono degli sprovveduti. Poi incrocio le dita e penso positivo (non senza qualche cedimento). Mi sembra lo spirito giusto per accogliere l’anno prossimo, che ci auguriamo tutti seppellisca questo drammatico 2020. Nello stesso giornale leggo la lettera di una persona affetta da una seria problematica che la costringe a lunghe degenze ospedaliere, impedendole di stare a casa, da dove molti domenica scorsa si sono allontanati, riversandosi in massa nelle piazze e nei centri commerciali. Tra l’altro per distrarsi e curiosare, più che per fare acquisti. Non ho argomenti per bacchettare nessuno, la situazione è complessa e penosa da tutte le angolazioni. Ma sono disposta a rinunciare al superfluo, a salvaguardia della mia e altrui salute.

Oggi, Santa Lucia

Lucia, la santa della luce, ci regala una giornata luminosa. Finalmente il sereno, dopo tanti giorni di pioggia! A duecento metri da casa mia, in mezzo ai campi c’è la bellissima chiesetta dedicata alla santa siracusana, nei confronti della quale nutro viva simpatia, anche per essere protettrice della vista. Mi piace pure il suo nome, breve ed onomatopeico, che ha la radice latina lux, luce appunto. Arrivata da Possagno a Castelcucco vent’anni fa, vedevo la chiesetta da casa mia, prima che lo spettacolo fosse compromesso da edifici successivamente edificati. Però so che c’è, silenziosa e accogliente, come una discreta vicina di casa. Per caso, o forse no, ho la fortuna di avere una vicina di casa che porta lo stesso nome, Lucia, di cui sono diventata amica. Oggi pertanto è il suo onomastico che nel pomeriggio festeggeremo insieme. Lucia è una persona sensibile e buona che mi rasserena. È anche uno stimolo per i miei progetti letterari e condivide i miei post sul blog, senza perderne uno. A mio dire, possiede l’occhio interno per vedere oltre le apparenze, che di questi tempi contrari è un’ottima bussola per non cadere nel fosso, metaforicamente parlando. Le sono grata per l’amicizia e per l’equilibrio che sa trasmettere. Mi piace pensarli come doni offertimi dalla santa che, secondo la leggenda, con l’asinello e il carretto appresso, lascia a domicilio i regali per chi è stato buono, nella notte più lunga dell’anno (per la cronaca, pare che quest’anno cadrà il 21 dicembre, con il solstizio d’inverno). Buon Onomastico, Lucia!

Giornata Mondiale dei Diritti Umani

Di prima mattina, mentre sorseggio il cappuccino fatto in casa ascolto il notiziario. Cane gatte e canarini sono stati rifocillati, perciò mi trattengo a carpire qualche altra notizia, zampettando da un canale all’altro. Trovo su Rai 3 ciò che mi stimola a scrivere il post odierno: oggi è la Giornata Mondiale dei Diritti Umani, tra i quali c’è la Salute! Questa informazione si collega col discorso accorato che Angela Merkel ha rivolto ieri alla nazione, invitando a fare le rinunce indotte dalla pandemia. Premetto che non sono iscritta a nessun partito e non saprei dove collocarmi politicamente. Dai tempi del liceo ho una propensione per il diverso, ma in tempi ribaltati come gli attuali potrebbe corrispondere a una linea dritta. Di sicuro apprezzo le donne che si sono battute per un obiettivo, rinunciando magari a scelte più comode. Nei confronti della cancelliera tedesca, in carica dal 2005 c’è qualcosa di più, perché siamo quasi coetanee ed anche fisicamente somiglianti: non donne immagine, ma immagino (mi scuso per il bisticcio) in grado di usare testa e cuore. I tedeschi si sono meravigliati che si sia accalorata per raccomandare le rinunce durante le imminenti festività, perché lo chiedono 590 vittime di covid al giorno. Hanno preso atto che la cancelliera ha un cuore, peraltro dimostrato in altre occasioni. È una primadonna capace e sensibile, un modello che in politica è piuttosto raro. Inoltre è una donna che come milioni di altre donne fa la spesa al supermercato, rispettando la fila. Che il suo abbigliamento sia monotono e non ricercato mi fa pensare al tenente Colombo, in apparenza sciatto, ma con un cervello fino, in grado di meritarsi la stima altrui. E quella non si compra, ma si guadagna sul campo!

Fiocco rosa

Anche oggi giornata grigia, ma con una piacevole nota di colore: mentre sto uscendo e rallento davanti al cancello automatico che si prende il suo tempo per aprirsi, butto l’occhio al di là della strada e noto che il poggiolo di una casa difronte esibisce nove fiocchi rosa. La nascita di una bambina è confermata da un grande decoro augurale sulla porta d’ingresso. La notizia mi mette di buonumore e mentalmente auguro alla piccina ogni bene. Procedo con la mia tabella di marcia. Faccio la fila alla posta, per pagare delle bollette. Pioviggina e sollevo il cappuccio della vecchia giacca grigia che mi fa ancora un buon servizio, anche se non si può dire che sia di moda. Di questi tempi, non ci bado proprio e comunque per me la comodità prevale sull’impatto visivo. Scambio due chiacchiere con il fratello di un amico che mi ha riconosciuto nonostante la mascherina. Quando arriva il mio turno, in posta il computer si spegne e per riattivarlo ci vuole pazienza. Intanto la fila fuori dell’ufficio si allunga e l’ingresso è consentito solo a due clienti per volta. Spero che i clienti in attesa non se la prendano perché mi attardo, dato che non è colpa mia. L’impiegato non sta con le mani in mano, ma deve attendere che ritorni la rete. In altre circostanze sbufferei, ma i fiocchi rosa visti poc’anzi mi hanno messo di buonumore. In tempi nel complesso accettabili, il problema si risolve e conduco a termine le mie pratiche. In cielo stazionano minacciosi nuvoloni grigi, è più prudente restare nei paraggi per la spesa, che di solito faccio in un paese vicino. Rinuncio al bar e ritorno a casa prima del previsto, sono al riparo. Scarico e sistemo la spesa. Prima di mezzogiorno esce pure il sole. I fiocchi rosa sul poggiolo della casa difronte si colorano di luce.

Domenica di festa

Oggi piove ma per me è comunque una bella giornata, per i seguenti motivi: in tempi rapidi si è concluso lo screening in paese per scovare il covid, con esito a mio dire buono, dato che su 1600 persone sottoposte a tampone, ne sono risultate positive 29, pari al 1,81 per cento; dopo circa un mese ho ripreso i contatti con Manuel, il mio geniale aiutante informatico, con cui ho elaborato il regalo di Natale per i miei amici; sono andata a pranzo con lui in paese, al ristorante Montegrappa, rinnovando una piacevole abitudine, per forza maggiore interrotta. La meringata all’amaretto e mascarpone era la fine del mondo! Mi andava di festeggiare il risultato dell’indagine sanitaria, uscendo in buona compagnia e degustando la specialità della casa: gnocchi all’angelico del Grappa (angelico = formaggio) su letto di funghi. Non accendere i fornelli di domenica, per me che sono una cuoca negata è già una soddisfazione (a mia parziale discolpa, me la cavo a fare muffin in tutte le salse). Durante il pranzo lui mi ha aggiornato sui suoi progetti futuri, tra cui sostenere un difficile esame universitario a gennaio, mentre io gli ho raccontato dei miei esordi nel mondo della scuola. In quarant’anni è cambiata la cornice, ma le ansie sono rimaste le stesse. Forse è giusto così, perché le difficoltà temprano il carattere. Al ritorno, Manuel mi dà uno strappo fino a casa con la sua originale auto bicolore bianco azzurra, che in frenata fa un rumore del demonio… ma lui ci ride sopra ed io pure. Bisogna essere dei maghi per trasformare in divertimento gli acciacchi di due vecchie signore… non ancora disposte a passare il testimone.

SALUTE, bene individuale e collettivo

La mia dottoressa è una gentile e sorridente signora che frequento il meno possibile in studio, ma che vedo assai volentieri alle mie mostre fotografiche e alla presentazione dei miei libri. Infatti ama i fiori come me ed è una forte lettrice; il che si sente dagli interventi accurati che fa e da come si esprime, coniugando professionalità e rigore scientifico. Mi invia un messaggio nel quale, da medico di base esprime pena per la situazione sanitaria creatasi con le testuali parole: “In questi giorni è un delirio: la nostra bella Pedemontana, risparmiata dal virus in Primavera, è ora flagellata. E dicembre, con le sue feste, deve ancora arrivare… speriamo bene!”. Ecco, mi ero illusa di vivere in un’isola felice, circondata dai campi e da tanti capitelli. Speravo di scivolare indenne, insieme con i miei concittadini, fuori dal tunnel opprimente della pandemia che invece pare stazioni qui e nel vicino paese. A breve saremo sottoposti tutti a screening di massa per stanare il covid: ben venga, così sapremo come difenderci. Se ricordo bene, l’imperatore Traiano diceva che la migliore difesa è l’attacco! Però riprendo la parte finale del messaggio della dottoressa, che sottintende la preoccupazione per le incombenti feste natalizie e rivolgo un appello a tutti i cittadini di cuore e di testa: per quest’anno famigerato, sostituiamo la parola festa con sobrietà, oppure serenità… che ci consentiranno di riappropriarci della salute e di mantenerla. Consapevoli che la SALUTE è un bene individuale e collettivo, come da Art. 32 della Costituzione italiana.