Le cicale non c’entrano

Data la stagione, pensavo di scrivere attorno alle cicale, per me simbolo di gioiosa vitalità. Forse influenzata dalla favola La cicala e la formica, di Esopo nutro simpatia per l’insetto canterino, cui vorrei assomigliare mentre l’operosa formica mi ricorda chi lavora troppo, a scapito di altre attività. La pensava come me Gianni Rodari, in una sua gustosa rielaborazione: “Chiedo scusa alla favola antica/se non mi piace l’avara formica./Io sto dalla parte della cicala/che il più bel canto non vende, regala”. Però il titolo dell’intervista concessa da Mauro Corona e letta stamattina sul quotidiano Il Gazzettino mi fa ricredere. Il famoso scalatore e artista di Erto, in sostanza dice che abbiamo fatto troppo le cicale e adesso ne paghiamo le conseguenze, in relazione alla tragedia successa sulle Dolomiti. Naturalmente l’insetto canterino non c’entra nulla, il paragone serve a smuovere chi avrebbe potuto impedire la tragedia, peraltro annunciata e probabilmente sottovalutata. È noto da tempo che i ghiacciai si stanno sciogliendo, tempo cinquant’anni e potrebbero sparire. Sommato ad altri, il fenomeno è un effetto collaterale del riscaldamento, causato dall’industralizzazione selvaggia. Chissà che i grandi della terra si accordino per trovare trategie di contenimento, anche per chi non considerava il problema… Appellandomi al proverbio: “Non è mai troppo tardi” (che è stato anche un film, un programma televisivo, un singolo di Federico Rossi) mi auguro che la ragione prevalga sugli interessi privati e che il buonsenso alla fine trionfi.

Sull’orlo del precipizio

Il ghiaccio scompare come la sabbia dentro la clessidra e dice che non c’è più tempo…parole a commento della tragedia consumatasi in Marmolada dove si contano ad oggi sette vittime e molti dispersi. Colpa di un seracco staccatosi dal ghiacciaio che si è abbattuto sugli escursionisti alla velocità di 300 km all’ora, sparpagliandone i poveri resti. In un battito scomparse sette persone, quindici dispersi che avevano investito la giornata di festa in una escursione affascinante e pericolosa. Ho sentito dire più volte che la montagna non perdona…non so quali colpe si possano attribuire agli sfortunati escursionisti: troppo amore per le vette? Un paradiso surriscaldato dalle alte e anomale temperature, queste sì causate dall’inquinamento, opera dell’uomo. Siamo sull’orlo del precipizio e non so se abbiamo superato il limite del non ritorno…forse la natura, intesa come Madre Natura può ancora accoglierci amorevole nel suo seno, se la smettiamo di abusarne. Certo il panorama è allarmante ed è dura vedere il bicchiere mezzo pieno. A mettere in fila le ultime disgrazie non c’è da stare allegri: guerre, covid, siccità, disvalori. Personalmente sto acuendo il mio spirito felino: sono diffidente e apprensiva, vorrei ma non posso frequentare più persone che dalla pandemia si sono rarefatte. Anche consumare una pizza in compagnia sta diventando problematico, per l’aumento dei positivi. Con temperature esagerare l’estate si è annunciata virulenta, per ora niente spiaggia infuocata e nemmeno montagna, perché devo accudire il vecchio cane ammalato, cui somministro flebo, antibiotico e compresse varie. La mia distrazione è il diario quotidiano che mi consente di connettermi con chi mi legge e mi risponde. Una passeggiata interiore con amici dell’anima.

Compleanno imminente

Domani la Fiat 500 compirà 65 anni. Era infatti il 4 luglio 1957 quando la mitica (lo sarebbe diventata) utilitaria venne presentata, scavalcando la fortuna della 600. Al MAUTO (Museo Nazionale dell’Automobile di Torino) sarà inaugurata domani la mostra “65 anni di un mito – Fiat 500: icona del made in Italy”, visitabile fino al 4 settembre 2022. Presi la patente giusto…mezzo secolo fa (possibile?) e feci pratica con la bianca 500 di servizio di mio padre, rappresentante di liquori, con stampata sulle portiere la bottiglia di grappa Maschio Beniamino. Con la stessa automobile raggiunsi la sede universitaria varie volte; in un’occasione di viabilità modificata, presi anche una multa, di cui ho parlato in uno dei miei scritti. Mia madre guidava la sua 500, gialla, dove saliva il gatto Briciola quando voleva seguirmi nella mia residenza da single: praticamente veniva in villeggiatura, con reciproca soddisfazione. Pensavo che avrei acquistato la 500, ultima versione con i soldi della liquidazione, una volta pensionata. È andata diversamente, perché ho subìto un incidente che mi ha costretto ad anticipare l’acquisto di un mezzo, sempre Fiat ma usato. Pazienza, adesso ammiro 500 di colore rosso fiammante di Gianni, il marito di Lucia e la simpatia per la prestigiosa autovettura è rimasta inalterata. Interessante anche l’evoluzione del gusto avvenuta in cinquant’anni e la simpatia che il pubblico continua a decretarle. Pertanto, desumo che sia uno strumento che consente di macinare strada, ma anche di studiare i cambiamenti sociali ed economici avvenuti negli ultimi decenni. In casa ho parecchie foto dell’auto in questione, immortalata in vari contesti: basterà che vada a recuperarle…per farmi un viaggetto all’indietro nel tempo, fino alla fermata odierna.

Quando il lavoro è una missione

Certo Leonardo Del Vecchio, il padre di Luxottica deve essere stato una brava persona: lo dice il suo operato e la presenza di 5000 persone al suo funerale ad Agordo (Belluno), dove l’imprenditore milanese aveva aperto l’azienda a 23 anni. Scorrendo il quotidiano, mi colpisce la scelta di quindici dipendenti in pensione che hanno voluto vegliare la salma del ‘paron’ durante la notte. L’imprenditore scomparso aveva 87 anni, 6 figli da tre donne diverse e “I dipendenti erano come figli per lui”, rafforzato da quanto affermato dal figlio Claudio, durante la cerimonia: “Mio padre si emozionava solo quando parlava dei suoi operai”. Rocco Basilico, manager di Luxottica dichiara: “La fabbrica era il suo amore più grande…era la sua missione in questo mondo…la sua famiglia è molto più grande di quella biologica”. Commovente la dedizione all’obiettivo, raggiunto certo per meriti e non fortuna che comunque aiuta gli audaci, come da proverbio anche in latino: “Audentes fortuna iuvat”. Tra tutti i commenti, panegirici, ringraziamenti per onorare la memoria del grande vecchio mi colpisce la veglia silenziosa dei 15 dipendenti in pensione che non hanno voluto lasciare solo il padrone durante il suo ultimo viaggio. A mio dire ha qualcosa di reverenziale e speciale che testimonia tutto: stima, gratitudine, simpatia, amicizia… continuità di valori. Il massimo che una persona possa aspirare in terra. Mi fa pensare alle sepolture antiche, piene di patos e riverenza. Non per nulla nei libri di storia, l’alba delle civiltà è sempre legata alle tombe. In questo caso di un grande, ma anche per chi è trapassato senza onori, il saluto definitivo suggella un legame destinato a mutare, conservando però nella memoria dei sopravvissuti l’eredità spirituale e materiale del defunto. Per un congedo che è anche continuità.

Cronaca troppo nera

Ci sono delle notizie così brutte che non si dovrebbero sentire né leggere… però la cronaca nera sovrasta la bianca e non ci resta che prenderne atto, sperando che almeno diminuiscano, come il caldo che prelude a un allarme climatico. Mi riferisco a quanto successo in un asilo a Lione, dove una bimba di undici mesi è morta perché lasciata nelle mani incaute di una educatrice 27enne che le avrebbe fatto ingerire un prodotto caustico per farla smettere di piangere. “Non voleva ucciderla – ha aggiunto il suo legale – la bambina non smetteva di piangere e ha perso completamente e stupidamente il controllo”. Povera piccina, al suo primo ingresso alla scuola per l’infanzia, aveva tutte le ragioni per non sentirsi a proprio agio fuori di casa! Resto esterrefatta al pensiero che ci siano persone tanto fragili in posti così importanti, da non credere. Non oso immaginare i sensi di colpa che proveranno i genitori della piccola Lisa, origini italiane, all’idea di non aver colto il pericolo al momento della consegna e dell’affidamento della loro creatura. Si sa che la mente umana è solo parzialmente conoscibile, però un controllo dei nervi in persone che lavorano a contatto di minori e/o anziani specie se disabili dovrebbe essere obbligatorio e costante. Poi le disgrazie succedono comunque, perché la vita segue un suo copione tra la commedia, la farsa e la tragedia. Non essere attori malvagi potrebbe sgomberare il palco da responsabilità pesanti. Alla puericultrice dell’asilo privato “People & Baby”, accusata di omicidio volontario, mi auguro sia impedito di svolgere un lavoro a contatto di minori. E di essere curata come si deve.

Temperature record

Ultima domenica di giugno, con temperature bollenti. Si sta bene di sera, dopo il tramonto e di mattina presto, all’alba. Da un paio di giorni mi dedico alla raccolta delle Albicocche, dolce regalo del mio vecchio Albicocco. Premetto che è il frutto che preferisco, anche in versione succo di frutta. Il colore arancione è un dato aggiuntivo e seguire la maturazione dei frutti dal balcone di casa è un piacere spalmato in un tempo non brevissimo, che l’anno scorso non ho avuto: zero frutti, forse per improvvisa gelata delle gemme. Ieri è anche sbocciato il primo Gladiolo, di un bel rosa intenso, come lo sono i Lamponi in questi giorni a maturazione: una delizia! A breve saranno pronte le More, mentre ho già raccolto i primi Pomodorini, della specie datterino e ciliegino che ho messo in vaso per esperimento, come una pianta di Zucchina che si sta espandendo, anch’essa con bei fiori arancioni. Diciamo che il mio scoperto mi dà un bel daffare, ripagato da altrette soddisfazioni, a favore di vista, gusto…ma soprattutto di benessere psico-fisico. Da quando non correggo più compiti e verifiche, mi godo molto di più la casa e i suoi abitanti: gatti, cane, uccellini, piante, fiori e frutti che sono anche fonte di ispirazione, soprattutto per la poesia. Pia dice che potrei chiamarmi Flora… è una felice intuizione che terrò presente se mi calerò nei panni di una mia alter ego, ricordando che mi sono attribuita il nome di Iris nel romanzo IL FARO E LA LUCE. Del resto ci è stato prestato il creato, per goderne insieme con tutte le creature, dobbiamo ricordarlo per non spadroneggiare ma valorizzare l’ambiente. Anche una delle tracce assegnate alla Maturità fa riflettere sui rischi legati al surriscaldamento causato da comportamenti scorretti. Le abnormi temperature di queste settimane la dicono lunga: bisognerà cambiare marcia, se non vogliamo andare…a farci friggere!

Resoconto incontro letterario

È andata! Il maestro Enrico ha avuto il suo seguito, in una serata afosa a ridosso del weekend, per molti di evasione: grazie a chi era presente e grazie ai miei collaboratori: Lisa, la bravissima lettrice, Giancarlo, lo storico che sa alleggerire anche la storia dura, Noè, l’artista silenzioso che traduce in pittura ciò che esprimo con le parole. Manuel, prezioso studente di ingegneria elettronica ha provato a fare la diretta, ma non c’era linea… comunque merito suo aver proiettato le foto in bianco e nero contenute nel mio libro DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI e il piacevole video finale sui mitici anni Sessanta, quando il drone era lo zoccolo di casa e il whatsapp di allora parlarsi da poggiolo a poggiolo. Ho rivisto i banchi di legno col buco per il calamaio che sembrano di un’altra era! Tutti abbiamo sorriso e applaudito a quel periodo “quando la tivù era in bianco e nero, ma vedevamo la vita a colori, mentre ora abbiamo la tivù a colori ma vediamo la vita in bianco e nero”. Nel suo gradito intervento il sindaco di Cavaso Gino Rugolo ricorda che a Monfumo c’erano le pluriclassi (sembrava un deterrente ma lui si è laureato lo stesso); Marco Cunial ricorda il padre Antonio, cavaliere del lavoro che festeggiava il suo onomastico in compagnia degli amici, in testa il maestro Enrico, pure lui cavaliere del lavoro che aveva ricoperto il ruolo di sindaco di Possagno dal 1952 al 1956. La sua creatività emergeva anche attraverso ritagli di giornale da cui ricavava forme e storie, la sua capacità didattica faceva apprendere col sorriso, la sua disposizione d’animo sapeva intrattenere gli amici al bar Stella d’oro. Una connessione col passato attraverso i ricordi e le emozioni che fa stare bene. Questa almeno è l’atmosfera che ho percepito nel pubblico, attento ed empatico anche se contenuto. Un plauso a Marcella, Alda, Lucia… e a chi ha partecipato all’incontro per la seconda volta, assecondando la locuzione latina ‘Repetita iuvant’ (le cose ripetute servono). È come se avessi svolto un compito per casa, tornando sui banchi della mia infanzia. In buona compagnia e sotto lo sguardo commosso del maestro Rico Croda.

Maturità 2022

Sento l’intervista fatta a Liliana Segre e a Giorgio Parisi riguardo i loro esami di Maturità. Due delle sette tracce assegnate all’esame di questa edizione 2022 riguarda dei loro scritti. Entrambi sorpresi, rispondono a tono. Mi appunto ciò che il Nobel per la Fisica dice ai giovani: “Noi tra quarant’anni non ci saremo più. Il futuro è la loro casa e se la devono addobbare da soli”. Mi intriga questa idea di arredare la casa, intesa sia come luogo materiale che interiore. Ho ben presente quanto mi è costato farmene una, pur con l’intervento di due familiari: quindici anni di mutuo e spese non previste per la realizzazione del giardino. Adesso sono una proprietaria ‘spolpata’, che solo di recente ama stare a casa sua, come se fosse colpa della dimora – e non mia, avere azzardato il passo di un investimento molto importante. Quanto all’addobbo interiore, là è più difficile valutare. Ma ci ho lavorato sopra e oggi sto raccogliendo qualche soddisfazione che mi viene soprattutto dal poter dedicarmi a ciò che mi piace: scrivere, come è noto. Torno volentieri sui banchi, ma da studente non da insegnante. Se avessi fatto ieri l’esame di Maturità, avrei scelto la traccia sulla novella Nedda di Verga, perché l’autore mi piace e tento un poco di assomigliargli, cercando di scrivere in uno stile realistico…sorridente, come dice la mia amica Pia. In passato mi attraeva molto Grazia Deledda (Nuoro, 29.09.1871 – Roma, 15.08.1936), romanziera infaticabile, Nobel per la Letteratura nel 1926, di cui ho letto parecchio. A proposito, portai all’orale, edizione 1972, un suo romanzo, LA MADRE, una sorta di triller psicologico a mio dire superlativo e la commissione – allora tutta esterna meno un professore, lo liquidò frettolosamente come discorso da corridoio. Peccato, dovetti farmene una ragione. Auguro ai maturandi di essere ascoltati e valorizzati, per i loro meriti e perché i tempi tosti lo richiedono (niente bilancino).

Gli esami non finiscono mai

Maturità in presenza, dopo due anni di variante causa pandemia, per oltre 500.000 studenti italiani, comprese le ultime mie allieve, tra cui Arianna e Martina, già brave al tempo delle Scuole Medie. Quando io sono andata in pensione, loro erano in prima media ed ora stanno per lasciare le superiori, che sono anni duri di formazione. Per quanto mi riguarda, al penultimo anno del Liceo Classico, in seconda superiore ebbi una crisi: mi sentivo oppressa da versioni di greco, latino…mi attraeva la letteratura, affrontavo con piacere il compito di Italiano, ma la mole di studio era notevole. Mi piaceva fare bene, non mi interessava emergere. Il tempo non ha cambiato i miei gusti, cui ho aggiunto l’attrazione per il bello e l’arte. Credo di sfruttare oggi ciò che ho seminato, perché il piacere di scrivere colora le mie giornate ed è l’attività che più mi rappresenta. Mi piace occuparmi anche di gatti e di fiori, ma è quando scrivo che mi libero e sono felice di condividere il mio articolo quotidiano sul blog. Dopodomani presento il mio ultimo lavoro di narrativa, dedicato al mio maestro di quinta elementare Enrico Cunial, DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, con la speranza che la comunità risponda. Sto pensando al prossimo impegno, il tredicesimo, un numero che mi attrae; chissà che mi porti bene, magari nella veste di un editore. Quanto alla ‘maturità’, vorrei confortare gli studenti e dire che ce ne vuole a iosa…per affrontare gli incerti della vita. Ma se la semina è fatta col cuore, prima o dopo qualcosa si raccoglie. Come capita a me. Urgono però pazienza e un pizzico di fortuna, ricordando ciò che diceva Eduardo De Filippo, nella commedia “Gli esami non finiscono mai”. In bocca al lupo e sorridete al futuro!

Disgrazia estiva

Da ragazza sono stata qualche volta al Piave, per prendere il sole, ma sono sempre stata piuttosto recalcitrante ad entrare in acqua, fredda e corrente. Un volta mia sorella ci gettò il cane, un cocker fulvo perché si rinfrescasse: si buscò mezza polmonite, curata con gli antibiotici. Sul pietrame dov’ero distesa, mi ‘visitò’ un insetto che mi punse, lasciandomi una cicatrice sul braccio, rimasta per molto tempo. Piccoli incidenti che mi hanno allontanata dal greto del fiume. Da allora preferisco la piscina, se non posso andare al mare. Anzi, la spa delle Terme, per precisione, benessere sicuro e garantito. Sto contando i giorni per tornarci, in compagnia di Adriana e Lucia. La premessa, per introdurre la disgrazia successa ai fratelli Fallou e Bassirou Bop, 14 e 18 anni morti annegati nel Piave, a Fagarè di San Biagio di Callalta. Il più grande, soccorrendo il più giovane in difficoltà, ci ha rimesso la vita. Una nobile azione, una tragedia. Già ai miei tempi, la ‘spiaggia” sul Piave era considerata un’alternativa a quella di sabbia di Jesolo, Caorle o Bibione. Nel mentre, arrivati gli immigrati, si è estesa anche al loro godimento. I due fratelli senegalesi hanno raggiunto il posto in bicicletta, insieme con un fratello 13enne e a degli amici che hanno assistito impotenti alla duplice disgrazia. Non dovrebbero succedere queste cose e si dovrebbero rispettare i divieti di balneazione. Il fiume è infido, anche se pare in secca per la grande siccità. L’estate scorsa era successo un delitto a danno di una ignara ragazza, una barista che prendeva il sole. Pare che non ci sia zona sicura, nemmeno nelle spiagge dei nullatenenti in cerca di un angolo di frescura. Troppo caro il costo di una sbadataggine. Mi spiace tanto per le due giovanissime vittime, ma anche per il loro padre/madre, in Italia da tanto tempo dove hanno trovato casa e lavoro. Ma hanno perso in un sol colpo due dei cinque figli.