Importanza dei buoni esempi

Ero stata in gita a San Marino tanti anni fa, in corriera insieme con Marcella. Giunge da San Marino una bella notizia, di quelle che tirano su il morale: un ragazzino 12enne tedesco scrive una lettera a mano di scuse al titolare di un negozio dove furtivamente aveva sottratto un ovetto Kinder. Allega dieci euro (in realtà la lettera viene scritta dal padre dalla Svizzera, come apprendo cercando la foto di riferimento. Ma questo aggiunge valore all’atto, perché indotto dal genitore). Il negoziante, sorpreso – e abituato alla sottrazione di patatine e dolciumi vari – rende nota la storia che dovrebbe fare da esempio. Per fortuna succedono ancora queste cose, che come un raggio di sole illuminano un panorama burrascoso. Col caldo che non lascia la morsa, l’aggressività cresce e le buone maniere sembrano relegate nel libro Cuore. Mi unisco anch’io al plauso per il ravvedimento del giovane ladruncolo che può contare su un buon genitore, cosa non scontata. Voglio sperare che anche tra i suoi coetanei, in visita nel Belpaese ci sia stato chi ha avuto il coraggio di dissociarsi e farlo ravvedere. Perché la civiltà è trasversale. Ce ne sono a bizzeffe esempi di buoni comportamenti, solo che sono quelli negativi a tenere banco, forsanche per una nostra predisposizione a piangerci addosso. Gradirei essere contraddetta! Del resto gli errori servono per migliorare. Se si comincia da giovani a chiedere scusa, ci sono buone possibilità di…raddrizzare le piantine, come dice il mio amico Gianpietro. Dopo la lunga pausa pandemica, ci sarà un grande lavoro da fare, per recuperare socialità e rapporti personali affievoliti. I buoni esempi sono un ottimo viatico.

Vecchiaia

Dopo le 23 (ieri sera) sto per andare a letto quando mi colpisce un messaggio lasciato in segreteria della trasmissione CHI L’HA VISTO? (in onda dal 30 aprile 1989) di Santina, 84 anni, ‘parcheggiata’ in un ospizio nel padovano dalla figlia che non sente ragioni di farla rientrare a casa: costerebbe troppo affiancarle delle badanti… inoltre l’anziana sarebbe una manipolatrice… L’accorato messaggio ha avuto un seguito e la trasmissione, condotta da decenni dalla garbata Federica Sciarelli invia un giornalista ad intervistare la signora, che risulta lucida e curata, sebbene in sedia a rotelle, compatibile con l’età. Viene anche sentito il fratello più anziano, che si offre come mediatore per la migliore risoluzione del caso. Il grande desiderio di Santina è di morire a casa sua e non in un luogo che paragona a un manicomio (riferito alle esternazioni di ‘ospiti’ con problemi di demenza). Si sa che la casa è il rifugio per eccellenza degli Italiani. Se sono soli, ancora di più. Non so quali dinamiche stiano sotto al rapporto madre-figlia che si intuisce non armonico. Penso a mia madre, che ha voluto starsene orgogliosamente da sola, meno che negli ultimi due mesi di vita, uno dei quali trascorsi a casa mia dove l’ho assistita. Una mia vicina, ancora autonoma ha preferito una struttura protetta piuttosto che stare da sola. Conosco diverse persone in là con gli anni, che rifiutano l’aiuto dei familiari e sono seguite con discrezione dai Servizi Sociali che non risolvono il problema ma almeno lo contengono. Suppongo che farsi carico di un anziano sia molto impegnativo, specie se affetto da patologie complesse. Siamo il popolo più longevo, in compagnia del Giappone; l’ultima fascia d’età merita particolari attenzioni sia dal privato cittadino che dalle istituzioni. Infine ritengo sia un diritto congedarsi dalla vita in maniera serena, secondo i propri desideri.

Cronaca troppo nera

“Al peggio non c’è mai fine” è un proverbio che oggi introduce la mia riflessione sulla morte della piccola Elena – nome portato da molte regina, a partire da quella legata alla guerra di Troia – , tolta di mezzo dalla sciagurata madre che aveva inscenato un rapimento per la sua scomparsa. Sarebbe stato il male minore, nel senso che avrebbe potuto avere un esito diverso. Sono rimasta di stucco nel sentire che 500 minori sono stati soppressi dai genitori, spero si tratti di una bufala. Ma non siamo, noi adulti italiani considerati mammoni? Vero che la sventurata è giovanissima, 23enne ma l’amore materno dovrebbe sconfinare oltre l’immaginazione, sebbene ferito dal fallimento della relazione col padre della piccola. Una marea di alternative potevano essere seguite senza arrivare a un gesto contro natura, anche se in questo caso credo che abbiano lavorato tanti sentimenti negativi, compresa la gelosia nei confronti della nuova compagna del padre della piccola Elena, cinque anni di stupore e di bellezza. L’altro ieri ho parlato di un padre ammazzato dal figlio, oggi di una figlia uccisa dalla madre: sono desolata! Temo che l’istituto familiare, in crisi di suo abbia bisogno di energici sostegni per non sbriciolarsi alla luce di questi drammatici fatti. Non oso immaginare come si sentano il padre, la compagna, i nonni…perfino la maestra d’asilo che ha consegnato la bambina ignara e felice alle braccia della madre, che pare avesse pianificato quello che poi è successo. Uno dei peggiori fatti di cronaca nera. Non ho altro da aggiungere. La mestizia è immensa.

Basta clausura

Sul Corriere odierno leggo a pag. 26 l’articolo: “Basta clausura” E le suore di Leopoli aprono ai profughi. Quanto narrato mi riporta a un paio di uscite didattiche effettuate anni addietro con gli studenti della scuola media di Castelcucco, rispettivamente all’Abbazia di Praglia a Teolo (PD) e al Santuario dei Santi Vittore e Corona ad Anzù (Feltre), luoghi dell’anima non distaccati dal mondo. Promotrice Roberta, la solerte collega di Religione. Ricordo che ero un po’ sulle spine all’idea di visitare un luogo destinato essenzialmente alla preghiera e al silenzio, ma mi ricredetti in fretta, apprezzando sul campo la laboriosità dei confratelli. Succede anche nell’antico convento benedettino di Leopoli dove 30 sorelle dai 24 ai 92 anni distribuiscono la giornata tra 8 ore di preghiera, 8 ore di lavoro e 8 ore di riposo. Molte ricamano, alcune dipingono icone. Lo afferma la madre superiora Suor Serafina, precisando che: “Abbiamo smesso di ricamare e ci siamo dedicate alle conserve”, dopo che hanno messo a disposizione dei pellegrini – ma sarebbe più opportuno chiamarli profughi – la cripta e i sotterranei come rifugio antiaereo durante la guerra russo-ucraina in corso, allestendo letti ovunque, nei corridoi e in refettorio. È commovente la sollecitudine di queste suore che hanno accantonato il voto di solitudine per aiutare i bisognosi, nella convinzione che: “Quando l’umanità piange, noi dobbiamo agire”, persuase che anche Papa Francesco approverebbe. Queste suore mi piacciono proprio: umane, altruiste, generose…in grado di reinventarsi, senza farsi prendere dal dubbio di contraddire la regola. Le immagino come sorelle combattenti, molto vicine allo spirito di quel grande rivoluzionario che è stato San Francesco d’Assisi. Nella migliore tradizione del Vangelo.

Padri e Figli

Ci sono notizie che lasciano esterrefatti, come quella sulla morte del direttore di banca ucciso dal figlio 19enne, Gianluca, psichicamente instabile. Anche il padre, Antonio Loprete, 57 anni, laurea alla Bocconi, non se la passava bene: separato, aveva problemi di depressione. Succede a Sesto San Giovanni, nel Milanese. Ho appreso la ferale notizia per televisione ieri e oggi leggo l’articolo sul giornale. Raccapricciante lo sfregio sul cadavere del pover’uomo fatto a pezzi dal figlio, che ha telefonato ai carabinieri per informare della mattanza, prima di chiudersi nel silenzio. La prima riflessione che faccio è che la laurea – quand’anche super – non ti protegge dal cadere vittima di disgrazia. La seconda riguarda il ruolo del genitore, già di per sé impegnativo, di un figlio problematico. Poi seguono gli interrogativi, tardivi e destinati a rimanere inevasi: Era curato a dovere il ragazzo? Sono stati sottovalutati segnali di pericolosità? Il padre era adeguatamente supportato dai servizi sociali? Leggo che la casa dove vivevano era trascurata…ma non credo che l’appunto si riferisca alla trasparenza dei vetri o alla pulizia del pavimento. “Assenza di mano femminile”, suppongo si riferisca ad altro. Singolare, ma solo per me che la madre, di origine equadoregna si sia stabilita in Austria: un giro del mondo in fuga dai suoi due uomini. Non vorrei essere nei suoi panni. L’ultima considerazione la faccio a favore dei genitori – me compresa – spesso insoddisfatti dei figli, perché ringrazino il Cielo di non essere coinvolti in drammi familiari e di accettare di buon grado qualche delusione dalla prole, su cui è fisiologico riporre aspettative esorbitanti. Senza dimenticare che noi siamo l’arco e loro la freccia, come dice la bellissima poesia di Gibran Khalid I TUOI FIGLI NON SONO FIGLI TUOI che invito ad andare a rileggere.

Pur di stare insieme

Sabato 11 giugno, domani si vota: solo le tortore rompono lo strano silenzio mattutino, destinato alla riflessione. Non so di cosa scrivere e vedo sul web a cosa è destinata la data: Giornata Mondiale del lavoro a maglia in pubblico, con tanto di vignetta su Google. Mi scappa da ridere: ancora qualcuno che sferruzza? Poi mi attrae la parte finale, il luogo dove è destinato avvenga l’intrattenimento, e divento seria, perché sarebbe bello praticare un’ora di diversivo in compagnia, accantonando i problemi quotidiani e scambiando quattro chiacchiere. È ciò che facevano le nostre nonne quando andavano a fare filò nella stalla, oppure le signore del sud sull’uscio di casa, a pochi metri una dall’altra. Non ho avuto la fortuna di godermi i nonni, distanti e mancati quand’ero piccola, ma ho percepito un grande attaccamento alle tradizioni, attraverso i racconti di mia madre. Con la crescita, ho avuto l’opportunità di imbattermi in diversi prodotti artigianali usciti dalle mani delle donne: addirittura corredi, fiori fatti con le calze (sgualcite), tende ricamate, arredi per l’altare, corsetti…maglie, quadri a mezzo punto…non so se realizzati in solitaria oppure in compagnia. Tra i regali ricevuti per il mio compleanno lo scorso marzo, il più originale e gradito è stato un quadretto fatto all’uncinetto da Sara, contornato di fiori (che non appassiranno mai) con al centro il mio nome. Insomma, è un omaggio doveroso all’attitudine creativa delle donne che la giornata intende evidenziare, messa in condivisione con gli altri, per un benessere collettivo. Dopo il lungo e snervante periodo del lockdown, non è più scontato lo stare insieme. Se da una parte c’è una grande voglia di recuperare tempi e modi di fare vacanza, dall’altra sono aumentati prezzi e impedimenti per godersela, non disgiunti da un nervosismo (talvolta maleducazione bella e buona) a fior di pelle delle persone, espresso anche alla guida. Magari aiuterebbe riproporre i vecchi Giochi senza Frontiere in formato casalingo o di quartiere, un’Infiorata di paese, un torneo di poesia parallelo a quello delle bocce…e perché no? Un originale prodotto a maglia realizzato in pubblico!

Tragedia umana

Fui a Rubano (PD) diversi anni fa, per un concorso di poesia. Mi ci portò la gentile collega Adriana, perché allora come ora non guidavo volentieri. La mia poesia parlava di fiori – è un ‘peccato’ originale – e mi pare fosse risultata terza. Una bella emozione che ritorna oggi, suggerita dalla località, Rubano dove viveva Gabriela, purtroppo ribaltata in cronaca nera per il duplice femminicidio di Vicenza, seguito dal suicidio del killer: sarebbe bastato che l’autore dello scempio a danno di ex moglie e compagna avesse invertito la procedura e non ci sarebbero quattro orfani a piangere le rispettive madri, donne ‘amate’ dall’uomo che infine ha tolto loro la vita. Provo una rassegnata desolazione, pensando alle vittime sacrificate sull’altare di un amore deviato. L’assassino-suicida aveva anche fatto un percorso di rieducazione, dopo la denuncia di maltrattamenti da parte della ex moglie, illudendo di essersi redento. Invece covava la strage, architettata subdolamente. Rubo la parte ‘mente’ all’avverbio perché è lì che sta l’origine di tutto, nella parte che ci distingue dagli altri animali, ancora tanto sconosciuta e poco valorizzata. Mi chiedo anch’io, come molte persone se ci sia stata leggerezza nel rimettere in libertà una persona che aveva già dei precedenti per maltrattamenti; se era davvero malato, non avrebbe dovuto stare fuori. Però è pure vero che molti sanno recitare e traggono in inganno anche i professionisti. D’altro canto cos’altro avrebbero potuto fare Lidja, 42 anni e Gabriela, 36enne, le due vittime dell’omicida? Chissà come cresceranno i due figli dell’una e dell’altra, se e come si accosteranno all’altro sesso, cosa racconteranno ai loro figli, se ne avranno. La commedia umana si trasforma in tragedia a ritmo sostenuto, trasformando un bel ricordo in un’amara considerazione, congiunta ad un pietoso abbraccio rivolto a tutte le vittime di violenza.

Salute, Ordine e Convivenza

Pressioni sul personale medico del pronto soccorso. Un medico su due non accetta di stare al pronto soccorso, un luogo di cura finale, non prossimale. Il sistema sanitario è in crisi. Ne sento parlare su Rai1 durante il programma Uno mattina. Al bar, sul quotidiano Il Gazzettino di Treviso leggo un articolo che mi lascia senza parole. Questo il titolo: Caos in pronto soccorso, ragazza rifiuta le cure dopo l’incidente: “Non voglio una dottoressa straniera”. Sono disorientata e perplessa, dispiaciuta che succedano queste cose nella presunta – meglio sarebbe dire ex – Marca Gioiosa et Amorosa dove vivo. Da quando è emerso il problema covid, in buona compagnia con altre categorie – tipo le Forze dell’Ordine – quella dei sanitari è stata massacrata, sia di vittime sul campo che di orari folli, incompatibili con il sereno svolgimento della professione. Vale anche per i medici di base, assediati da pazienti e da nuove incombenze. In altre occasioni ho riportato un convincimento popolare, secondo cui SANARE EDUCARE GOVERNARE sono le tre arti più difficili al mondo. Intendo esprimere solidarietà a tutte le categorie coinvolte in prima linea, spesso senza adeguato riconoscimento economico e sociale. Mi ritengo fortunata ad avere come medico di base la dott.ssa Roberta Bolzonella che nel tempo è diventata una mia lettrice ed estimatrice. Fa un certo effetto essere considerati per espressioni…extra-sanitarie, in ossequio al proverbio ‘Mens sana in corpore sano’, sentire il medico come un sostenitore e perfino un amico. Certo bisogna che si crei un’alchimia, sostenuta da reciproco rispetto e fiducia, che non nascono su due piedi, ma possiamo favorire con atteggiamenti non ostativi. Ciò detto, essendo una paziente… moderatamente paziente, frequento l’ambulatorio solo se non posso farne a meno e preferisco vedere la mia dottoressa alla presentazione dei miei libri, quando lei fa degli interventi veramente di livello! Grazie Roberta e grazie a quanti si spendono per garantirci Salute, Ordine e Convivenza.

Pani e pesci

Di prima mattina, mentre sorseggio il cappuccino davanti alla tivù sento Dario Venerelli, della Coldiretti Impresa Pesca: “Siamo in sala di rianimazione con la pesca”, affermazione che rende bene lo stato dei lavoratori del mare, a causa dell’aumento del prezzo del gasolio, a sua volta legato agli effetti collaterali della guerra in corso. A questo grave problema si aggiunge quello del grano, stipato nei silos o bloccato nei porti, per la stessa emergenza. I consumatori cambiano i loro piani di spesa, con blocco della ripresa. Quale futuro? Il mercato ittico è fermo… chissà cosa scriverebbe Giovanni Verga, che aveva scritto sulle disavventure dei Malavoglia, sulle difficoltà attuali del comparto. Mio nonno Giacomo Stefani – Giacomin del pesse – friulano con baffetti alla Marx e cappello di paglia in testa – vendeva pesce porta a porta, stipato in cassette sistemate sulla bicicletta. È probabile che da lui, attraverso mia madre, mi sia giunto l’amore per il mare e per il pesce, che preferisco di gran lunga alla carne. Almeno tre/quattro volte alla settimana lo inserisco nel mio menù quotidiano, cotto a vapore o sulla griglia, raramente fritto per cui stravedeva mia mamma, che accompagnava con la polenta. Il giovedì, giorno del mercato locale, mi concedo il pasticcio di pesce, caro ma buonissimo. A proposito di prezzi, aumentati ovunque in modo sospetto – vale per la miscela degli uccellini, come per la lettiera dei gatti, tanto per restare in ambito pet – stamattina ho speso oltre venti euro per un polpo di sette etti e tre etti di mazzancolle. Ci mangerò quattro volte, ma dovrò privilegiare specie più economiche, tipo la trota che mi sta pure simpatica e fa bene anche al vecchio cane Astro. Tornando al discorso di apertura, mi auguro che i lavoratori del comparto pesca non siano costretti a restare in porto, se uscire sarà troppo dispendioso. Oltretutto l’Italia è una penisola, circondata per tre quarti dal mare, dove secondo la mitologia nacque Venere. Coniugare bellezza, salute, cucina non dovrebbe essere tanto difficile, con gli interventi giusti.

Lezioni di Costituzione

2 giugno 2022, Festa della Repubblica. Alle sedici, seguo su Rai 3, dall’aula della camera la cerimonia: “Dalle Aule parlamentari alle Aule di scuola. Lezioni di Costituzione”. Bravi i ragazzi di alcuni istituti superiori, che si sono cimentati in progetti legati alla valorizzazione di vari articoli della Costituzione, riflettendo sul lavoro, l’istruzione, la violenza di genere…dando voce a chi voce non ha. Emozionante sentire il cuore pulsante degli studenti che si alternano nella lettura del progetto, elaborato per partecipare al Concorso. Giovani motivati, consapevoli della propria crescita, semplici ed eleganti. Seguono la premiazione e la consegna della targa agli otto istituti premiati per i progetti presentati da scuole delle regioni Campania, Emilia Romagna, Sicilia e Veneto. Al termine, il Coro del Liceo Terenzio Mamiani di Roma esegue l’Inno alla Gioia (in apertura, canta l’Inno nazionale). Un bel programma, un bel momento in un giorno speciale. Dall’entusiasmo dei giovani prende avvio il messaggio per un vero cambiamento: è la sintesi del discorso del presidente della Camera Roberto Fico e della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. A ridosso delle 17 la cerimonia si conclude e mi sono rigenerata. Iniziative come questa sono importanti per chi ha il futuro davanti, ma anche per chi lo ha alle spalle. Dovrebbero anzi aumentare e coinvolgere altre comunità educanti, quali ad esempio le biblioteche. Nel mio piccolo, quando insegnavo, in terza media riservavo un’ora alla settimana alla materia Cittadinanza, proponendo articoli di attualità legati ad articoli della Costituzione, spesso non rispettati o disattesi. Il più ‘gettonato’ era l’Articolo 32, sulla salute, bene individuale e collettivo. Credo che durante il lungo lockdown, il suddetto articolo sia entrato prepotentemente nel concetto di benessere e sia diventato di casa. Senza scordare che gli articoli sono 139, suddivisi in quattro sezioni. Una bella spolverata alla Carta Costituzionale ci ricorda che siamo parte di un tutto e che collaborare semplifica e migliora la vita di ognuno.