Mi sono mancati i nonni. Avevo solo cinque anni quando è mancato nonno Giacomo, che tentavo di chiamare al capezzale. Quello paterno era morto molto giovane. È andata un po’ meglio con le nonne: al compimento dei miei 12 anni è mancata Adelaide, a cui ero molto legata. Nonna Regina è vissuta di più, ma non abbastanza per frequentarla a fondo, dato che abitava a Orsago, paese di origine di mio padre. Forse per queste assenze, ho nutrito nostalgia per i parenti persi che ho cercato di ‘recuperare’, adottando idealmente altri anziani incontrati nel corso della vita. Gli studi classici hanno irrobustito l’idea che già mi ero fatta sulle persone di età avanzata, ricche di anni, di esperienza e di saggezza, salvo eccezioni che confermano la regola. Invidio cordialmente chi ha frequentato a lungo la nonna, come la mia amica Lucia e chi ha ricordi ancora vivi dei cari parenti andati. Questa premessa, per introdurre il fattaccio che mi lascia allibita: una 76enne è stata uccisa dalla nipote di 16 anni. Successo ieri sera in provincia di Salerno, al culmine di una lite. L’arma utilizzata, un coltello a serramanico è stata rinvenuta e sequestrata. La giovane, feritasi nella colluttazione e in stato confusionale è stata trasportata in ospedale dove è piantonata. Le indagini sono coordinate dalla Procura per i minorenni di Salerno. Una nonna, una nipote minorenne, una coltellata alla schiena: sembrano gli ingredienti di un film horror. Sono allibita, dispiaciuta per la vittima, incredula che la nipote, studentessa liceale si sia potuta macchiare di un delitto intrafamiliare, causato pare da futili motivi. Ma anche se i motivi fossero altri e pesanti, non mi capacito che sia accaduto tra nonna e nipote. Certo che al male non c’è mai fine. Devo aggrapparmi alla speranza che il bene sia solo nascosto. In attesa che lo portiamo alla luce!
Categoria: Attualità
Discutibile protesta di una giusta battaglia
Sentii la celebre massima “Il fine giustifica i mezzi” al Liceo, attribuita a Macchiavelli (ma pare che lui non l’abbia mai scritta) che su due piedi non compresi a fondo, forse anche adottandola in qualche alterco privato. Ora torna ‘utile’, per dare un senso all’operato degli attivisti ambientalisti che imbrattano le opere d’arte, al fine di attirare l’attenzione sulla crisi climatica, fenomeno globale sottostimato. Gli ultimi due casi a Roma (Van Gogh) e Madrid (Goya) e chissà se ci sarà un seguito, perché l’emulazione è dietro l’angolo. Ho appena letto l’intervista ad una attivista che non si capacita dell’indignazione suscitata dall’azione dimostrativa sui famosi dipinti, a scapito della fame causata nel mondo dalla siccità e fenomeni paralleli. Va precisato che le opere, protette dal vetro non sono state danneggiate dal lancio di purè, zuppe e quant’altro… forse la cornice in un caso. Il punto è un altro: è lecito usare l’arte, patrimonio di tutti per azioni dimostrative? Mi sforzo di comprendere le ragioni degli ambientalisti, ma è il concetto di bellezza che viene infangato. Penso alle emozioni che stanno dietro e davanti a un’opera d’arte, alla vita dell’artista e a chi ne usufruisce, sollevandosi dal quotidiano grazie ad essa. Quindi mi dissocio senz’altro dalla suddetta forma di protesta, perché l’arte è patrimonio di tutti e non va strumentalizzata per nessun motivo, anche se determinato da legittima indignazione. Ci saranno altre strade da percorrere, con pazienza e tenacia. Lasciamo dormire sonni tranquilli ai capolavori e anche ai direttori dei musei che sovrintendono alla conservazione delle opere d’arte, che essendo immortali non hanno bisogno del pranzo!
Viaggio apostolico
C’è sempre una prima volta. Succede a Papa Francesco di visitare il Bahrein, la prima volta di un Pontefice nel Paese del Medio Oriente. Viaggio apostolico dal 3 al 6 novembre, il 39esimo viaggio internazionale del Pontefice. Inoltre è la nona volta che Sua Santità visita un paese a maggioranza musulmana, dopo Albania e Turchia (2014), Azerbaijan (2016), Egitto (2017), Emirati Arabi Uniti e Marocco (2019), Iraq (2021) e Kazakistan (lo scorso settembre). Si tratta di un Paese (1,5 milioni di abitanti) con poche libertà, dove vige ancora la pena capitale. “Un viaggio all’insegna del dialogo” ha detto il Papa, in un momento di grandi tensioni internazionali, con la guerra russo-ucraina in corso. La guerra è mostruosa, tacciano le armi: come dargli torto? Ad oggi, non si intravede la Pace all’orizzonte, troppi opposti interessi da conciliare. Se fossi ancora in servizio a scuola, proporrei agli studenti questo evento di attualità per una lezione multidisciplinare, coinvolgendo Cittadinanza, Geografia, Storia, Religione e forsanche Scienze, perché l’età avanzata del Pontefice lo consente. Fa un certo effetto vederlo in carrozzina, all’aereoporto di Roma Fiumicino, a causa dei problemi al ginocchio. Il Papa – quasi 86 anni – ha un problema all’anca che gli provoca un’infiammazione al legamento del ginocchio destro. Giusto un anno fa sono stata operata all’anca e sono contenta di averlo fatto, anzi l’avrei fatto prima se avessi avuto un po’ più di ‘coraggio’ e fiducia nell’equipe ospedaliera. Certo il Santo Padre è seguito da uno staff sanitario d’alto livello, ma è umano che possa avere qualche timore ad andare sotto i ferri. Intanto è andato nel Regno del Bahrein “come pellegrino di pace e fraternità”, nonostante le precarie condizioni di salute. Questo è un messaggio umano che tocca il cuore. Quello spirituale tocca le anime.
4 Novembre 2022
Arrivo a casa verso mezzogiorno, per pratiche varie nei paesi vicini. Accendo il televisore ed è in corso la diretta da Bari della festa delle Forze Armate: Esercito Italiano, Aeronautica Militare e Marina Militare. Se fossi nata maschio, non mi sarebbe dispiaciuto fare parte di uno dei corpi che compongono la Difesa, non tanto per il fascino della divisa, quanto per il riconoscimento dell’importanza del Servizio offerto al cittadino e alla comunità. Vedo sfilare vari Reparti, perfettamente sincronizzati, sento più volte cantare l’Inno Nazionale, ammiro gli Acrobati dell’aria, osservo l’evoluzione delle Frecce Tricolori davanti alla Tribuna d’onore dove il Presidente Mattarella sorride sereno. Mi sono persa il suo discorso e quello del capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone. Ma recepisco quello del neo ministro della Difesa Guido Crosetto, da cui estrapolo quanto segue: dignità della persona umana e difesa della democrazia sono impegni primari delle Forze Armate, di cui oggi 4 novembre ricorre la Festa, ma che sono in servizio tutti i 365 giorni dell’anno. In questa data ricorre anche l’anniversario dell’armistizio firmato a Villa Giusti il 3 novembre 1918. Giustamente il ministro ricorda i giovani morti a causa della grande guerra, delle altre guerre, di quella in corso e i caduti in operazioni speciali. Ma anche le tante persone anonime che si adoperano in silenzio per il bene comune. Inevitabile che gli venga chiesto di esprimersi sulla guerra russo-ucraina in corso. Nessuno si aspettava una guerra nel nostro continente. Non esiste libertà senza difesa. Va ripensato tutto il paradigma per arrivare alla Pace. Il giornalista lo incalza e gli chiede quali sono i territori da difendere. Cielo, mare, terra e cyberspazio (sottomarino) è la risposta. Poi l’operatore si sposta sugli alunni di una quarta elementare, che agitano festosi le bandierine tricolori. Apprezzo l’attenzione a tutte le età rappresentate e la cura del particolare che sta dietro alla preparazione di una tale cerimonia, giustamente definita “immersiva”. Lunga vita alle Forze dell’Ordine declinate nei vari settori, donne comprese.
L’uomo è come un filo d’erba…
Le morti sono tutte dolorose, specie se le vittime sono giovani sane e belle, con tutta la vita davanti. Mi riferisco all’incidente successo a due passi da casa, a Pieve del Grappa, le prime ore del giorno di Ognissanti. Lo so da una collega e poi lo sento per telegiornale. Vittima una 22enne, con bellissimi occhi azzurri, incautamente messasi per strada a piedi da sola di notte, dopo aver litigato con il fidanzato, insieme al quale aveva trascorso la serata. Miriam Ciobanu è il suo nome, studentessa del vicino comune di Fonte. L’investitore, alla guida di una Audi A3, è un suo quasi coetaneo di San Zenone; il 23enne stava rientrando a casa, dopo aver passato la serata ad una festa di Halloween. Sottoposto agli accertamenti del caso, è risultato positivo ad alcol e droga; di conseguenza arrestato per omicidio stradale aggravato. Particolare che rende ancora più dolorosa la vicenda: dopo il diverbio, di notte la giovane aveva chiamato il padre al cellulare, senza esito. Dopodiché si è incamminata verso casa, lungo la strada senza marciapiede da cui sarebbe sbucata all’improvviso, forse per farsi dare un passaggio. Sia come sia avvenuta la dinamica, si contano sessanta le vittime nel Trevigiano da inizio anno. Sono interdetta. Mi torna in mente un pensiero di Blaise Pascal (1623 – 1662) che da ragazza mi aveva colpito: lo avevo ricopiato su un cartoncino, fissato poi sopra il letto per non dimenticarlo: l’uomo è come un filo d’erba ma pensa. Ovverosia è paragonato a una canna pensante. Che purtroppo si spezza con un nonnulla.
Artemisia Gentileschi
A pag.37 de la Repubblica di Venerdì 28 ottobre leggo l’articolo “Ercole tra le macerie Scoperta a Beirut un’opera di Artemisia”, di Lara Crinò. La pittrice è Artemisia Gentileschi (Roma, 8.07.1593 – Napoli, 1653) e il dipinto Ercole con la regina Onfale di Lidia risalirebbe al 1635 e sarebbe stato dipinto dalla pittrice durante il suo soggiorno a Napoli. Dopo l’esplosione devastante che in corso d’anno ha provocato la morte di oltre 200 vittime, il quadro è stato trovato tra le macerie di un ricco palazzo della capitale libanese dal critico d’arte Gregory Buchakjian. Gravemente danneggiata, l’opera è stata inviata al Getty Museum negli Stati Uniti dove è stata restaurata e attribuita ad Artemisia. Ho avuto la fortuna di vedere una mostra sulla famosa pittrice circa un decennio fa, a Bassano del Grappa, di cui successivamente lessi La passione di Artemisia, di Susan Vreeland, libro bellissimo. Mi sono appassionata alla vita privata della pittrice, in competizione col padre Orazio, già famoso pittore e violentata da un suo collega. A seguito della violenza, subì un processo condotto anche con la tortura, per estorcerle una verità di comodo: le vennero stritolate le dita con un rozzo congegno, che per un pittore significa non esercitare più. Ma alla fine Artemisia venne prosciolta da accuse infamanti e fu condannato Agostino Tassi, l’aggressore che doveva farle da maestro. Si tratta di uno dei primi processi per stupro documentato nella storia (fine febbraio 1612) e Artemisia diventa una femminista del XVII secolo. Nei suoi quadri prevalgono le tinte forti e le scene di violenza, riconducibili all’esperienza subita. La sua pittura mi ricorda il Caravaggio, altro artista tormentato. Al di là delle indubbie qualità artistiche, che le consentirono di accedere a una Accademia riservata fino ad allora solo agli uomini, mi affascina il temperamento di questa donna che si rifiutò di essere considerata un oggetto di piacere e trasferì nell’arte pittorica emozioni e sentimenti universali.
Cronaca imperante
Una volta al mese mi sottopongo alla pedicure a Crespano del Grappa. Consegno i miei piedi alle abili mani di Grazia, che frequento da quando è emersa l’artrosi all’anca, ora superata con l’intervento. In teoria adesso potrei arrangiarmi, ma mi piace mantenere il rapporto instaurato, compresi gli “effetti collaterali” che significa sosta al bar da Paolo, per lettura del quotidiano in tranquillità. Naturalmente le notizie non dipendono dalla location e succede che il dolce della croissant sia superato dall’amaro della notizia. C’è l’imbarazzo della scelta, ma mi soffermo su un fatto che stava per diventare una tragedia: a Borso, un 34enne voleva farla finita, dopo la chiusura di una storia d’amore. Lascia dei messaggi scritti, fortunatamente letti dalla sorella che lo trova nell’auto semisvenuto ed allerta carabinieri e ambulanza. Salvo per un pelo. Purtroppo succede maledettamente spesso e le vittime sono quasi sempre maschi. Trovo desolante che l’uscita di scena sia attribuita a “motivi sentimentali”, quasi a sottintendere che responsabile del gesto sia una terza persona e non piuttosto la fragilità di chi intende attuarlo. Senza contare che spesso i malcapitati sono in cura dallo psicologo, oppure seguiti dai servizi sanitari che non hanno la bacchetta magica. Ricordo con stima e nostalgia un ex alunno speciale, dolce nello sguardo ma perfezionista e insoddisfatto, che lasciò giovane moglie e due bimbe piccole in modo traumatico. La madre ultraottantenne si chiede ancora perché si sia suicidato. Gli ho dedicato un episodio nel mio libro TEMPO CHE TORNA. Immagino che anche lui disapproverebbe il suo gesto, se potesse ritornare in vita. In ogni caso, come dice una cara collega, la sofferenza mentale è imperscrutabile perfino a chi se ne occupa per lavoro. Evitiamo di giustificarla, tirando in ballo le pene d’amore.
Una donna di talento
Tina, Nilde. Rita, Oriana, Ilaria, Maria Grazia, Fabiola, Marta, Elisabetta, Samantha e Chiara: sono le donne ricordate dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante il suo discorso alla Camera dei Deputati e alle quali dice: “Grazie per aver dimostrato il valore delle donne italiane, come spero di riuscire a fare anche io”. L’elenco è molto più lungo e comprende pure Grazia Deledda, prima italiana a vincere il Nobel per la Letteratura nel 1926 per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola e che con profondità e calore tratta problemi di generale interesse umano. Ognuna delle donne citate è portatrice di valori e ha una storia da raccontare. Ne conosco alcune e mi riprometto di completare il quadro. Mi soffermo sulla scrittrice Grazia Deledda (Nuoro, 27.09.1871 – Roma, 15.08.1936) per la mia attitudine a scrivere e per i ricordi di scuola che mi trasmette ogni volta che incontro il suo nome. La prima conoscenza avviene al Liceo, per via del parallelo con Giovanni Verga fatta dal mio compianto professore Armando Contro. Leggo qualcuno dei suoi romanzi – ne scrisse circa una cinquantina – e decido di portarne uno al colloquio della Maturità, intitolato La Madre, una sorta di triller psicologico che rileggo più volte nel corso della vita. Mi piace lo stile della scrittrice, minuziosa nelle descrizioni e passionale nel trattare sentimenti primordiali come l’amore, la gelosia, il tradimento, l’attaccamento alla casa (che fa pensare alla novella La Roba del Verga). Se non ricordo male, quasi tutti i romanzi sono ambientati in Sardegna, che lei lasciò nel 1900 per venire in continente e sposarsi con Palmiro Madesani, da cui ebbe i figli Sardus e Franz. Descrive la sua isola in maniera favolosa e pertanto doppiamente attraente per me che non ci ho ancora messo piede (in turco Ada significa isola, e questo mi fa ben sperare ). Un ultimo dettaglio scolastico mi rende simpatica la Deledda: ripete la quinta elementare perché la maestra la ritiene intelligentina. Allora le bambine erano destinate alla casa ed era quasi sconveniente farle studiare oltre. Pertanto Grazia Maria Cosima Damiana Deledda – più semplicemente Grazia Deledda da autodidatta approda al Nobel! Più talento di così!
Deriva educativa
Sono sgomenta! Pensavo di scrivere il post sull’eclisse parziale solare, oppure sulle donne talentuose menzionate dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel suo discorso alla Camera…invece mi travolge la notizia sentita durante la cena, che mi fa andare il boccone per traverso: Rovigo, durante l’ora di Scienze uno studente spara in classe contro la prof con una pistola ad aria compressa e un altro riprende tutto che poi posta in whatsapp, tanto da renderlo virale. Risate in classe da parte di altri compagni. È successo alcuni giorni fa in una prima superiore di un Istituto tecnico, composta da 15enni o giù di lì. Sconcertante sia la bravata, sia averla postata in chat “per divertirsi”. Immagino lo sconforto dell’insegnante, che è ricorsa alle cure ospedaliere per essere stata colpita all’arcata sopraccigliare da un pallino di gomma. Leggo che ha 61 anni e non vedrà l’ora di andare in pensione. È intervenuta la preside per disporre sanzioni, in parte già prese: tre sospensioni, una per il proprietario della pistola, una per chi l’ha usata, una per chi ha girato il video. Provvedimenti anche per chi sghignazzava. A suo dire, gli studenti non avevano idea della gravità del gesto, non ritenendolo un disvalore. Senza infierire, mi piacerebbe sapere come parlino questi ragazzi a casa, chi frequentino, come trascorrano il tempo libero. E se i genitori li conoscano davvero. Ovvio che cercano attenzione e visibilità che trovano facile nei social, disinteressati o quasi all’impegno intellettuale. Il tutto a poche settimane dall’inizio delle lezioni, senza neanche la scusante della stanchezza di fine anno scolastico. Episodi provocatori succedevano a scuola anche decenni fa, ma non di questa rilevanza. Sono desolata per la collega, spero trovi solidarietà da parte di tutti gli utenti della scuola, genitori compresi. Il caso non è passato sotto silenzio e dei provvedimenti sono stati già presi. Ma non è sul fronte della repressione che si otterranno veri cambiamenti. Credo sia urgente un contenimento e superamento della deriva educativa, con il concorso di tutte le strutture coinvolte alla formazione del cittadino. Senza chiudere gli occhi, oppure delegare ad altri.
Una donna premier
Una donna premier: un evento storico per il nostro Paese. Fatto il nuovo governo, il 68esimo della storia repubblicana, adesso si passa dalle parole ai fatti. Giorgia Meloni sembra avere il passo giusto. Era grintosa già a vent’anni, le viene attribuita grande pazienza e credo dovrà averne molta, per districarsi da grovigli vari. A me piace, come parla – con chiarezza – e come si veste – con sobria eleganza, senza fronzoli. Ho apprezzato il suo ricordo di Borsellino. Curiosità: diplomata al Liceo linguistico – non ha proseguito gli studi all’università – parla correntemente inglese, francese e spagnolo. Non mi sono potuta laureare, facevo già politica. Percorso in salita che l’ha portata a ricoprire la seconda carica dello stato, in un mondo di uomini. In più è mamma di Ginevra, sei anni e questo è un valore aggiunto agli altri ruoli. Auguro buon lavoro a lei e a tutta la squadra, che possa restare in sella per tutta la legislatura. Il ritardo da recuperare è tanto e sono molti i punti che il nuovo governo deve affrontare entro la fine dell’anno. I 24 ministri neo eletti – 18 uomini e 6 donne – hanno una strada da affrontare tutta in salita. Voglio vedere il bicchiere mezzo pieno. Un mio professore consigliava di essere realisti con un pizzico di pessimismo, che a me sembrava un paradosso, successivamente spiegato: nel caso le cose volgano al meglio, il godimento sarà doppio. Viceversa, la delusione è stata messa in preventivo. Non so se sia fattibile, però non mi dispiace usufruire di un doppio paracadute. Fuori di retorica, sono lieta che finalmente ci sia una donna al timone della politica italiana, mi auguro non le vengano i capelli bianchi anzitempo. Il codino che porta le dà un’aria determinata e sbarazzina che porterà ossigeno nelle stanze del Palazzo. Dai Giorgia, siamo con te!
