L’uomo è come un filo d’erba…

Le morti sono tutte dolorose, specie se le vittime sono giovani sane e belle, con tutta la vita davanti. Mi riferisco all’incidente successo a due passi da casa, a Pieve del Grappa, le prime ore del giorno di Ognissanti. Lo so da una collega e poi lo sento per telegiornale. Vittima una 22enne, con bellissimi occhi azzurri, incautamente messasi per strada a piedi da sola di notte, dopo aver litigato con il fidanzato, insieme al quale aveva trascorso la serata. Miriam Ciobanu è il suo nome, studentessa del vicino comune di Fonte. L’investitore, alla guida di una Audi A3, è un suo quasi coetaneo di San Zenone; il 23enne stava rientrando a casa, dopo aver passato la serata ad una festa di Halloween. Sottoposto agli accertamenti del caso, è risultato positivo ad alcol e droga; di conseguenza arrestato per omicidio stradale aggravato. Particolare che rende ancora più dolorosa la vicenda: dopo il diverbio, di notte la giovane aveva chiamato il padre al cellulare, senza esito. Dopodiché si è incamminata verso casa, lungo la strada senza marciapiede da cui sarebbe sbucata all’improvviso, forse per farsi dare un passaggio. Sia come sia avvenuta la dinamica, si contano sessanta le vittime nel Trevigiano da inizio anno. Sono interdetta. Mi torna in mente un pensiero di Blaise Pascal (1623 – 1662) che da ragazza mi aveva colpito: lo avevo ricopiato su un cartoncino, fissato poi sopra il letto per non dimenticarlo: l’uomo è come un filo d’erba ma pensa. Ovverosia è paragonato a una canna pensante. Che purtroppo si spezza con un nonnulla.

Artemisia Gentileschi

A pag.37 de la Repubblica di Venerdì 28 ottobre leggo l’articolo “Ercole tra le macerie Scoperta a Beirut un’opera di Artemisia”, di Lara Crinò. La pittrice è Artemisia Gentileschi (Roma, 8.07.1593 – Napoli, 1653) e il dipinto Ercole con la regina Onfale di Lidia risalirebbe al 1635 e sarebbe stato dipinto dalla pittrice durante il suo soggiorno a Napoli. Dopo l’esplosione devastante che in corso d’anno ha provocato la morte di oltre 200 vittime, il quadro è stato trovato tra le macerie di un ricco palazzo della capitale libanese dal critico d’arte Gregory Buchakjian. Gravemente danneggiata, l’opera è stata inviata al Getty Museum negli Stati Uniti dove è stata restaurata e attribuita ad Artemisia. Ho avuto la fortuna di vedere una mostra sulla famosa pittrice circa un decennio fa, a Bassano del Grappa, di cui successivamente lessi La passione di Artemisia, di Susan Vreeland, libro bellissimo. Mi sono appassionata alla vita privata della pittrice, in competizione col padre Orazio, già famoso pittore e violentata da un suo collega. A seguito della violenza, subì un processo condotto anche con la tortura, per estorcerle una verità di comodo: le vennero stritolate le dita con un rozzo congegno, che per un pittore significa non esercitare più. Ma alla fine Artemisia venne prosciolta da accuse infamanti e fu condannato Agostino Tassi, l’aggressore che doveva farle da maestro. Si tratta di uno dei primi processi per stupro documentato nella storia (fine febbraio 1612) e Artemisia diventa una femminista del XVII secolo. Nei suoi quadri prevalgono le tinte forti e le scene di violenza, riconducibili all’esperienza subita. La sua pittura mi ricorda il Caravaggio, altro artista tormentato. Al di là delle indubbie qualità artistiche, che le consentirono di accedere a una Accademia riservata fino ad allora solo agli uomini, mi affascina il temperamento di questa donna che si rifiutò di essere considerata un oggetto di piacere e trasferì nell’arte pittorica emozioni e sentimenti universali.

Cronaca imperante

Una volta al mese mi sottopongo alla pedicure a Crespano del Grappa. Consegno i miei piedi alle abili mani di Grazia, che frequento da quando è emersa l’artrosi all’anca, ora superata con l’intervento. In teoria adesso potrei arrangiarmi, ma mi piace mantenere il rapporto instaurato, compresi gli “effetti collaterali” che significa sosta al bar da Paolo, per lettura del quotidiano in tranquillità. Naturalmente le notizie non dipendono dalla location e succede che il dolce della croissant sia superato dall’amaro della notizia. C’è l’imbarazzo della scelta, ma mi soffermo su un fatto che stava per diventare una tragedia: a Borso, un 34enne voleva farla finita, dopo la chiusura di una storia d’amore. Lascia dei messaggi scritti, fortunatamente letti dalla sorella che lo trova nell’auto semisvenuto ed allerta carabinieri e ambulanza. Salvo per un pelo. Purtroppo succede maledettamente spesso e le vittime sono quasi sempre maschi. Trovo desolante che l’uscita di scena sia attribuita a “motivi sentimentali”, quasi a sottintendere che responsabile del gesto sia una terza persona e non piuttosto la fragilità di chi intende attuarlo. Senza contare che spesso i malcapitati sono in cura dallo psicologo, oppure seguiti dai servizi sanitari che non hanno la bacchetta magica. Ricordo con stima e nostalgia un ex alunno speciale, dolce nello sguardo ma perfezionista e insoddisfatto, che lasciò giovane moglie e due bimbe piccole in modo traumatico. La madre ultraottantenne si chiede ancora perché si sia suicidato. Gli ho dedicato un episodio nel mio libro TEMPO CHE TORNA. Immagino che anche lui disapproverebbe il suo gesto, se potesse ritornare in vita. In ogni caso, come dice una cara collega, la sofferenza mentale è imperscrutabile perfino a chi se ne occupa per lavoro. Evitiamo di giustificarla, tirando in ballo le pene d’amore.

Una donna di talento

Tina, Nilde. Rita, Oriana, Ilaria, Maria Grazia, Fabiola, Marta, Elisabetta, Samantha e Chiara: sono le donne ricordate dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante il suo discorso alla Camera dei Deputati e alle quali dice: “Grazie per aver dimostrato il valore delle donne italiane, come spero di riuscire a fare anche io”. L’elenco è molto più lungo e comprende pure Grazia Deledda, prima italiana a vincere il Nobel per la Letteratura nel 1926 per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola e che con profondità e calore tratta problemi di generale interesse umano. Ognuna delle donne citate è portatrice di valori e ha una storia da raccontare. Ne conosco alcune e mi riprometto di completare il quadro. Mi soffermo sulla scrittrice Grazia Deledda (Nuoro, 27.09.1871 – Roma, 15.08.1936) per la mia attitudine a scrivere e per i ricordi di scuola che mi trasmette ogni volta che incontro il suo nome. La prima conoscenza avviene al Liceo, per via del parallelo con Giovanni Verga fatta dal mio compianto professore Armando Contro. Leggo qualcuno dei suoi romanzi – ne scrisse circa una cinquantina – e decido di portarne uno al colloquio della Maturità, intitolato La Madre, una sorta di triller psicologico che rileggo più volte nel corso della vita. Mi piace lo stile della scrittrice, minuziosa nelle descrizioni e passionale nel trattare sentimenti primordiali come l’amore, la gelosia, il tradimento, l’attaccamento alla casa (che fa pensare alla novella La Roba del Verga). Se non ricordo male, quasi tutti i romanzi sono ambientati in Sardegna, che lei lasciò nel 1900 per venire in continente e sposarsi con Palmiro Madesani, da cui ebbe i figli Sardus e Franz. Descrive la sua isola in maniera favolosa e pertanto doppiamente attraente per me che non ci ho ancora messo piede (in turco Ada significa isola, e questo mi fa ben sperare ). Un ultimo dettaglio scolastico mi rende simpatica la Deledda: ripete la quinta elementare perché la maestra la ritiene intelligentina. Allora le bambine erano destinate alla casa ed era quasi sconveniente farle studiare oltre. Pertanto Grazia Maria Cosima Damiana Deledda – più semplicemente Grazia Deledda da autodidatta approda al Nobel! Più talento di così!

Deriva educativa

Sono sgomenta! Pensavo di scrivere il post sull’eclisse parziale solare, oppure sulle donne talentuose menzionate dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel suo discorso alla Camera…invece mi travolge la notizia sentita durante la cena, che mi fa andare il boccone per traverso: Rovigo, durante l’ora di Scienze uno studente spara in classe contro la prof con una pistola ad aria compressa e un altro riprende tutto che poi posta in whatsapp, tanto da renderlo virale. Risate in classe da parte di altri compagni. È successo alcuni giorni fa in una prima superiore di un Istituto tecnico, composta da 15enni o giù di lì. Sconcertante sia la bravata, sia averla postata in chat “per divertirsi”. Immagino lo sconforto dell’insegnante, che è ricorsa alle cure ospedaliere per essere stata colpita all’arcata sopraccigliare da un pallino di gomma. Leggo che ha 61 anni e non vedrà l’ora di andare in pensione. È intervenuta la preside per disporre sanzioni, in parte già prese: tre sospensioni, una per il proprietario della pistola, una per chi l’ha usata, una per chi ha girato il video. Provvedimenti anche per chi sghignazzava. A suo dire, gli studenti non avevano idea della gravità del gesto, non ritenendolo un disvalore. Senza infierire, mi piacerebbe sapere come parlino questi ragazzi a casa, chi frequentino, come trascorrano il tempo libero. E se i genitori li conoscano davvero. Ovvio che cercano attenzione e visibilità che trovano facile nei social, disinteressati o quasi all’impegno intellettuale. Il tutto a poche settimane dall’inizio delle lezioni, senza neanche la scusante della stanchezza di fine anno scolastico. Episodi provocatori succedevano a scuola anche decenni fa, ma non di questa rilevanza. Sono desolata per la collega, spero trovi solidarietà da parte di tutti gli utenti della scuola, genitori compresi. Il caso non è passato sotto silenzio e dei provvedimenti sono stati già presi. Ma non è sul fronte della repressione che si otterranno veri cambiamenti. Credo sia urgente un contenimento e superamento della deriva educativa, con il concorso di tutte le strutture coinvolte alla formazione del cittadino. Senza chiudere gli occhi, oppure delegare ad altri.

Una donna premier

Una donna premier: un evento storico per il nostro Paese. Fatto il nuovo governo, il 68esimo della storia repubblicana, adesso si passa dalle parole ai fatti. Giorgia Meloni sembra avere il passo giusto. Era grintosa già a vent’anni, le viene attribuita grande pazienza e credo dovrà averne molta, per districarsi da grovigli vari. A me piace, come parla – con chiarezza – e come si veste – con sobria eleganza, senza fronzoli. Ho apprezzato il suo ricordo di Borsellino. Curiosità: diplomata al Liceo linguistico – non ha proseguito gli studi all’università – parla correntemente inglese, francese e spagnolo. Non mi sono potuta laureare, facevo già politica. Percorso in salita che l’ha portata a ricoprire la seconda carica dello stato, in un mondo di uomini. In più è mamma di Ginevra, sei anni e questo è un valore aggiunto agli altri ruoli. Auguro buon lavoro a lei e a tutta la squadra, che possa restare in sella per tutta la legislatura. Il ritardo da recuperare è tanto e sono molti i punti che il nuovo governo deve affrontare entro la fine dell’anno. I 24 ministri neo eletti – 18 uomini e 6 donne – hanno una strada da affrontare tutta in salita. Voglio vedere il bicchiere mezzo pieno. Un mio professore consigliava di essere realisti con un pizzico di pessimismo, che a me sembrava un paradosso, successivamente spiegato: nel caso le cose volgano al meglio, il godimento sarà doppio. Viceversa, la delusione è stata messa in preventivo. Non so se sia fattibile, però non mi dispiace usufruire di un doppio paracadute. Fuori di retorica, sono lieta che finalmente ci sia una donna al timone della politica italiana, mi auguro non le vengano i capelli bianchi anzitempo. Il codino che porta le dà un’aria determinata e sbarazzina che porterà ossigeno nelle stanze del Palazzo. Dai Giorgia, siamo con te!

Vite sprecate

Non si può sentire: pirata della strada, ubriaca e drogata investe e uccide 18enne mentre cammina sul marciapiede, assieme ad un amico che lo vede morire sotto i suoi occhi. In pratica tre vittime, più i genitori dei ragazzi. Succede a Roma, lui è Francesco, ignara vittima della 23enne Chiara, cui era già stata sospesa la patente due anni fa per lo stesso motivo. Accusata di omicidio stradale, la ragazza rischia da 8 a 12anni. La madre della vittima – giornalista come il padre del CorSera – ha scritto in un tweet: “Gli eroi sono tutti giovani e belli. Lui era semplicemente un ragazzo felice. E io non lo sarò mai più”. Tragedia immane. Chissà quante volte sarà capitato ai genitori di Francesco di leggere e/o scrivere di incidenti mortali, allontanando il pensiero che sarebbe potuto capitare anche a loro. Veramente la sorte è beffarda e il pericolo è dietro l’angolo. Provo infinita pena per il ragazzo e un sentimento misto di rabbia e compassione per l’investitrice, che non aveva imparato la lezione dalla pena precedente: recidiva all’alcol eccetera, chissà se aveva progetti per il futuro. In generale penso che le ragazze siano più mature dei maschi, più strutturate caratterialmente, più toste. Salvo le eccezioni, in cui potrebbe rientrare la sprovveduta guidatrice. Certo che il mix alcol e droga non consente attenuanti. Mettersi alla guida alterati significa candidarsi al suicidio oppure all’omicidio. Le vite sprecate sono quelle che angosciano di più. Sono state fatte campagne per contenere gli incidente stradale e accorciare l’elenco delle vittime, con modesti risultati. Evidentemente bisogna agire su altri fronti, ribadendo che la vita è una e irripetibile. Pertanto bisogna tenersela stretta.

Capolavoro ritrovato

Io, Canova. Genio europeo è la mostra organizzata dai Musei Civici di Bassano del Grappa, curata da Giuseppe Pavanello e Mario Guderzo, con la direzione scientifica di Barbara Guidi, nell’ambito delle celebrazioni per il bicentenario della morte di Antonio Canova (Possagno, 1.11.1757 – Venezia, 13.10.1822). Lo sapevo, ma me lo ricorda il programma pomeridiano geo, che dedica particolare attenzione a un’opera dello scultore, recentemente riportata alla luce: la Maddalena Giacente, di cui avevo scritto tempo fa, in un mio post. La vicenda legata a quest’ora meriterebbe un romanzo, anche un film sarebbe adeguato. Realizzata dal Canova tra il 1819 e il 1822 era andata perduta molto tempo fa. Il marmo a grandezza naturale fu acquistato come statua da giardino da una coppia di inglesi, ignari di chi fosse l’autore, per una cifra pari a poco più di 5000 sterline. Grazie all’esistenza di un calco in gesso nella Gipsoteca a Possagno e a vari disegni preparatori, si conosceva già l’opera, ma l’originale ritrovato ne ha modificato il valore: il suo prezzo ora è stimato tra i 5 e gli 8 milioni di sterline (cioè tra i 6 e 9,5 milioni di euro). Trattasi “di un marmo di notevole valore storico e di grande bellezza estetica prodotto dal Canova negli ultimi anni della sua attività artistica”, come afferma Guderzo. Io non sono esperta nel ramo, ma dico con serenità che l’opera è straordinaria: intanto per l’amica di Gesù rappresentata, per la posizione piegata sul fianco, per l’abbandono del capo, per i lunghi capelli che coprono i capezzoli…per la levigatezza del marmo. Non so in che tipo di giardino fosse finita, ma un eden terreno con piante e fiori mi sembrerebbe destinazione più appropriata di una fredda galleria d’arte. Certo riportare alla luce un capolavoro è esperienza di grande soddisfazione. A noi comuni mortali è offerta la possibilità di contemplare la Maddalena Giacente dal vero, al Museo Civico di Bassano del Grappa, dal 15 ottobre al 26 febbraio prossimo.

Una bella storia

Come da prassi, riempio la mattina del lunedì tra lettura del Corriere al bar Melody di Fonte, spesa al supermercato Alì e capatina al mercato locale. Sarà che sono bendisposta, ma oggi do preferenza alle notizie incoraggianti che trovo a pagina 23 (se ho registrato correttamente) della cronaca, che mi riporta alle mie prime esperienze professionali. Sintetizzo: un ragazzo laureato – studia per una seconda laurea in Economia aziendale – si ritrova a fare il bidello all’istituto d’infanzia Aldo Moro di Recanati e non si lamenta del ruolo che potrebbe sminuirlo, ma anzi ci sta volentieri. Guadagno 650 euro al mese, ma almeno mi pagano. Si chiama Marco Morosini, ha 25 anni, di Macerata. Suona il pianoforte. Dal 2019 è giornalista pubblicista e punta in alto, al sole di mezzogiorno, come recitava la traccia di un compito in classe assegnatomi in quarta ginnasio, tanti anni fa. Anch’io ho fatto (dovrei dire ‘feci’, ma il passato remoto non è proprio nelle mie corde di veneta) la sottoccupata, perché da laureata in Lettere e Filosofia, per ben quattro anni ho fatto senza entusiasmo l’applicata di segreteria in una scuola media. In caso di assenza di un insegnante di Lettere, Il preside mi mandava a sostituirlo: io ci andavo volentieri, ma le mie colleghe d’ufficio avevano da ridire e la cosa mi rammaricava. La mia intenzione era di rinunciare al lavoro fisso, qualora mi fosse arrivata una lunga supplenza, tipo una maternità. Vana attesa. Così a 27 anni mi sono licenziata, per entrare nel mondo della scuola come insegnante, dove ho riscattato il mio bisogno di comunicare con gli studenti e di ricevere gli stimoli culturali che nutrono le persone bisognose di conoscenza. Mi sono adattata a fare la sottoccupata (scrissi anche un articolo sull’esperienza) per un periodo medio-lungo, durante il quale ho imparato a protocollare e a scrivere a macchina. Tutto ciò che si acquisisce da giovani serve, se motivati e consapevoli. Adesso scrivo al pc e sul tablet, commentando con piacere storie positive.

È iniziata la XIX legislatura

Giovedì 13 ottobre 2022, prima seduta del nuovo Parlamento. Liliana Segre, 92 anni, presidente provvisoria della seduta di Palazzo Madama in quanto senatrice anziana, chioma candida e completo di velluto blu, prova come una specie di vertigine ad occupare il posto più alto del senato. Intense e commoventi le sue parole, con toccanti passaggi privati. Parlamento rinnovato e sfoltito: 400 eletti alla Camera e 200 al Senato. Ignazio La Russa, 75 anni, siciliano è il nuovo Presidente del Senato, intenzionato a svolgere un compito di servizio e non a ricevere applausi, come dichiara. Mi piace la voce roca di quest’uomo, di cui so che è avvocato, come il padre. L’età mi pare quella giusta per dedicarsi alla cosa pubblica…del resto il Presidente Mattarella è un buon riferimento anagrafico. Sul percorso politico non mi esprimo, perché non ne so molto, salvo che è ex missino. Curiosi – ed espressivi – i nomi che ha dato ai tre figli maschi: Antonino Geronimo, Lorenzo Cochis e Leonardo Apache. Pare che sia stato votato anche da parlamentari estranei al suo partito, e questo lo trovo incoraggiante. Mi è piaciuto che abbia regalato un mazzo di rose bianche alla senatrice a vita Liliana Segre, il cui discorso toccante ha applaudito diverse volte. Indizi positivi. Si vedrà, strada facendo se saranno confermati dai fatti. Sul teatrino dietro le quinte e lo sdegno di Berlusconi non mi esprimo perché sono una signora. Certo gli Italiani si aspettano almeno una risoluzione parziale dei tanti problemi irrisolti: per limitare la disaffezione politica, saranno utili più fatti e meno parole. Mi spiace che tra i seggi del nuovo Parlamento ci siano meno donne, ma mi aspetto che Giorgia Meloni riesca a dare buon esempio. Concludo con un pensiero facile da ricordare e assai difficile da realizzare, con le tre ‘arti’ più impegnative al mondo: governare, curare, educare. Auguri ai nuovi eletti…e a un’Italia finalmente più coesa!