Fenomeno sciagurato

Nel 2022 si sono registrati meno FEMMINICIDI in Italia dove cresce la prevenzione. Tuttavia le vittime sono ancora molte. Sono 104 le donne uccise nel nostro Paese da inizio anno: i loro nomi si leggono sullo sfondo rosso della facciata di Palazzo Chigi. La giornata contro la violenza sulle donne risale al 1999 e ricorda il sacrificio delle tre sorelle Mirabal, attiviste politiche della Repubblica Dominicana, uccise il 25 novembre 1962 perché protestavano contro il regime del dittatore Trujillo. Il fenomeno è diffuso a livello mondiale – Francia, Germania e Spagna in Europa contano il maggior numero di donne uccise – ma questo non solleva lo spirito. In Italia, la regione che risulta prima per femminicidio (il 17,2 %) è la Lombardia, seguita dall’Emilia Romagna (8,8 %), dal Piemonte e dal Lazio (entrambe all’8,4 %). Al di là dei freddi numeri, disorienta riflettere sulle cause di questo sciagurato fenomeno di cui spesso si macchiano uomini affettivamente vicini alle vittime: mariti, compagni, ex …perfino fratelli e padri. È evidente che l’amore non c’entra nulla, più appropriato parlare di possesso, gelosia, odio. Non ho esperienza diretta di drammi del genere, anzi quasi: anni fa, in un comune vicino un padre uccise la figlia di cui si era ‘invaghito’, episodio che si commenta da solo. In una ipotetica intervista alle vittime, chiederei cosa ha fatto esplodere la violenza e cosa si può fare per evitarla, o quantomeno contenerla. Immagino che tutte risponderebbero NON SOTTOVALUTARE i segnali che spesso – per non dire sempre – vengono sottostimati, forse per non rendere pubblico un dissapore e con la speranza che la furia passi. Ma sappiamo com’è finita. 🙏

Giornata Mondiale della Filosofia

Pare che oggi sia la Giornata Mondiale della Filosofia, dico ‘pare’ perché ogni giorno è dedicato a qualcosa, ma anche a più di una. Comunque non mi dispiace occuparmene, influenzata dai miei percorsi scolastici. Il mio professore di Liceo era un tipo interessante, con un nome accattivante, Roberto Roberti. Il suo modo di porsi ricordava il tenente Colombo, mentre la didattica non era quella di un cattedratico, ma più vicina alla percezione degli adolescenti. Non mi dispiaceva la sua lezione, sebbene fosse la letteratura il mio cavallo di battaglia, specialità del compianto professore di Italiano Armando Contro, cui ho dedicato il romanzo Il Faro e la Luce. Quanto alla Filosofia, circolava tra i corridoi la convinzione che fosse Quella cosa con la quale e senza la quale si vive lo stesso. Oggi la mia idea si è evoluta. Tuttavia non è del tutto definita e ho bisogno di puntelli per farmene una ragione. La parola ‘filosofia’ deriva da due parole greche che si possono tradurre come ‘amore per la sapienza’ che si estrinseca attraverso un lavoro del pensiero riguardo domande esistenziali. L’uomo si pone delle domande e cerca di darsi delle risposte, non per fini utilitaristici. D’altronde Aristotele dice che si conosce al solo fine di sapere e non per conseguire una qualche utilità pratica. Qua mi fermo perché non sono affatto un’esperta, mi permetto delle intuizioni. Cerco un aiutino nel web e trovo le seguenti risposte alla domanda Che cos’è la filosofia: È amore per il sapere – È meraviglia verso il mondo che non conosciamo – È porsi domande su questo mondo – È ricerca tramite la ragione, per rispondere a queste domande – È argomentazione – È dialogo – È pratica di vita. Beh, ce n’è per tutti i gusti. Per non allargarmi troppo in un campo potenzialmente minato, adotto la frase del calendario filosofico odierno che recita: Cura d’esser chi sei che ti amino o no (Fernando Pessoa). Provo ad adeguarmi.

Terapia a 4 zampe

“Cerca qualche notizia anche positiva”: è l’invito che mi viene da una lettrice dei miei post che un poco mi disorienta. Tra l’altro non nuovo, perché giunto anche da un’altra persona. Mi metto d’impegno e controllo pagina dopo pagina de la Repubblica di venerdì 18 novembre. L’unico articolo su cui posso sorridere è intitolato Gattonare all’aperto il dissenso strisciante dei giovani cinesi, di Gianluca Modolo, a pag. 21. La prima parola ‘Gattonare’ mi riporta agli amanti gatti (di cui sono grandi estimatrici le due amiche critiche) e allo spostamento a quattro arti dei cuccioli d’uomo. Quindi i motivi per distrarsi sono due: i felini e i bambini piccoli. Vedo cosa posso raspare dall’articolo che intuisco provocatorio. Trattasi di una moda partita a inizio mese con un post anonimo pubblicato sui social da uno studente dell’Università di Comunicazione di Pechino: camminare carpini o rotolarsi per terra, per protestare, oppure reagire alla frustrazione di stare rinchiusi, a seguito del lungo lockdown e dei controlli rigorosi. Molti studenti portano a spasso al guinzaglio finti cagnolini fatti di cartone: perché non veri? – mi chiedo e quest’altra attività ‘creativa’ mi sembra più preoccupante di gattonare. Giusto ora mi torna in mente la novella di Luigi Pirandello La carriola, dove uno stimato avvocato, nel suo studio e in riservatezza si concede la stranezza di prendere per le zampe posteriori la vecchia cagna, facendole fare il gioco della carriola. Non è che ci sia tanto da ridere, né per la novella né per la moda di gattonare. Mi sono buttata su un fatto non angosciante, ma preoccupante. Diciamo che il bene viaggia sotterraneo ed emerge con difficoltà, anche perché siamo tendenzialmente masochisti e ci piangiamo addosso. È risaputo che fa rumore un albero che cade e non la foresta che cresce. Comunque, per mia esperienza il gatto è un’ottima medicina per molti mali minori, a partire da come si muove. Va conquistato giorno per giorno e ‘assunto’ come una terapia dolce. Provare per credere.

Sconcertante attualità

Di giovedì sera, su Rai3 danno AMORE CRIMINALE- STORIE DI FEMMINICIDIO che potrebbero sembrare costruite a tavolino, se non fosse che le vittime hanno nome e cognome. Troppe dall’inizio dell’anno e ci stiamo avvicinando al 25 novembre, Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Sento che a Roma sono state uccise a coltellate, quasi in contemporanea tre donne, due cinesi e una colombiana, probabilmente da una sola mano, un “killer delle prostitute”. Mi rammarica che le vittime siano straniere e dedite alla prostituzione, chissà magari la loro unica fonte di sostentamento. Il tutto nel quartiere di Prati, ritenuto “una zona tranquilla, a pochi metri dal tribunale”, un dettaglio che rende ancora più amara la tragica vicenda. Delle due cinesi, a tutt’oggi si ignora l’identità. La terza vittima, Marta Castano Torres, è colombiana di 65 anni. Chissà che vita aveva fatto per non essere in pensione! Ilm triller non è il mio genere di scrittura, se no ci sarebbe tanto materiale cui attingere. Sono desolata e non posso che condolermi per la tragica fine di queste tre donne, che senz’altro avranno dei familiari da qualche parte, forse lontano. Al momento nessuno si è fatto avanti per l’identificazione, e questo aumenta lo squallore. Non invidio gli investigatori della polizia di Stato, al lavoro per analizzare quanto può servire per le indagini e nemmeno gli abitanti dei Palazzi dove sono avvenuti i delitti. Il programma citato in apertura mi procura una certa angoscia, perciò mi riprometto di non vederlo. Ma poi ci casco, per una sorta di solidarietà con le vittime, che in qualche modo chiedono di essere ascoltate. Però che il dramma si replichi senza soluzione di continuità mi sembra intollerabile.

8 miliardi

Da oggi siamo otto miliardi sulla terra (tra vent’anni saliremo a nove): non so se sia un primato positivo o viceversa. Tra questi ci siamo anche noi e i politici che partecipano al G20 a Bali, in Indonesia, compresa Giorgia Meloni, unica donna premier. Che si sia portata appresso la figlioletta Ginevra mi fa tenerezza, perché dimostra di non accantonare il suo ruolo di mamma, che non è solo una nota folcloristica: a mio dire, dimostra che è una persona coi piedi per terra, aspetto fondamentale in politica e diplomazia. Gli argomenti sono tosti: innalzamento climatico, guerra in Ucraina, rapporti tra le nazioni. Pare scongiurata la guerra fredda tra Usa e Cina, mentre l’attrito tra Francia e Italia rimane fuori della porta. Ma i migranti bussano alle porte dell’Europa, che dovrà trovare una modalità comune per rispondere all’invasione. Pensando al mio passato scolastico, durante l’ora di Geografia in classe terza, i ragazzi confondevano spesso Indonesia con Indocina (Siam o ex Thailandia) collocate comunque nel sud-est asiatico. Questi incontri tra i grandi, in svariati posti della terra, serviranno magari a conoscere genti e luoghi differenti, con problematiche simili o quasi. A proposito di Bali (isola indonesiana con poco più di 4 milioni di abitanti), è conosciuta anche per i centri di yoga e di meditazione, parola quest’ultima che mi auguro sia tenuta in considerazione dai vari leader politici presenti al summit. Curiosando nel web, stanno in una mano le ragioni per visitare Bali: 1. Rallentare per ritrovare te stesso; 2. Un’isola adatta a tutti i gusti; 3. Ti innamorerai del popolo balinese; 4. Yoga a Ubud, surf a Uluwatu: annoiarsi è impossibile; 5. Ti perderai tra i mille colori della natura. Per me non è fattibile un viaggio tanto lontano, ma mi interessa tutto ciò che riguarda l’Oriente. Quindi ogni occasione è buona, summit compreso.

Rispetto cercasi

Nutro ammirazione per gli anziani dal tempo dell’infanzia, favorita dal fatto che non ho potuto frequentarli, perché mancati presto e per la distanza fisica di un centinaio di chilometri tra me e loro. Ricordo che mia madre osava coprire il percorso in lambretta tra Cavaso del Tomba e Pravisdomini con me di quattro anni seduta dietro, allacciata alla sua vita, un rischio improponibile con la circolazione odierna. Vedere nonna Adelaide, sentirla raccontare e cogliere le sue carezze era un piacere impagabile, che azzerava le difficoltà del viaggio. Ammetto che non tutti i nonni sono graditi ai nipoti – e viceversa – ma il fatto stesso di aver vissuto a lungo, li rende ai miei occhi degni di rispetto. Quelli che sono sopravvissuti a vicende dolorose, lo sono il doppio, come Liliana Segre (Milano, 10.09.1930). Non capisco il livore di chi la insulta sui social, schermandosi dietro l’anonimato, per essere favorevole ai vaccini e simili argomentazioni. A parte che in democrazia esiste la libertà di espressione – non di offendere – la senatrice della Repubblica Italiana (dal 2018) 92enne ha molto da insegnare in fatto di resilienza, perché ha incassato con eleganza le aggressioni sui social. Ma finalmente si è stancata ed è passata alla denuncia: quando ci vuole ci vuole! Se la sua chioma bianca non fa tenerezza, se le risposte che dà nella rubrica del settimanale Oggi non smuovono, se gli incontri culturali che tiene nelle scuole infastidiscono… è il caso per noi di indignarci e per lei di reagire. Perché un vecchio può perdere molto, a causa dell’età avanzata, ma non gli venga negato il rispetto, parola caduta in disuso e da recuperare.

Ricchezza perduta

Mi sono mancati i nonni. Avevo solo cinque anni quando è mancato nonno Giacomo, che tentavo di chiamare al capezzale. Quello paterno era morto molto giovane. È andata un po’ meglio con le nonne: al compimento dei miei 12 anni è mancata Adelaide, a cui ero molto legata. Nonna Regina è vissuta di più, ma non abbastanza per frequentarla a fondo, dato che abitava a Orsago, paese di origine di mio padre. Forse per queste assenze, ho nutrito nostalgia per i parenti persi che ho cercato di ‘recuperare’, adottando idealmente altri anziani incontrati nel corso della vita. Gli studi classici hanno irrobustito l’idea che già mi ero fatta sulle persone di età avanzata, ricche di anni, di esperienza e di saggezza, salvo eccezioni che confermano la regola. Invidio cordialmente chi ha frequentato a lungo la nonna, come la mia amica Lucia e chi ha ricordi ancora vivi dei cari parenti andati. Questa premessa, per introdurre il fattaccio che mi lascia allibita: una 76enne è stata uccisa dalla nipote di 16 anni. Successo ieri sera in provincia di Salerno, al culmine di una lite. L’arma utilizzata, un coltello a serramanico è stata rinvenuta e sequestrata. La giovane, feritasi nella colluttazione e in stato confusionale è stata trasportata in ospedale dove è piantonata. Le indagini sono coordinate dalla Procura per i minorenni di Salerno. Una nonna, una nipote minorenne, una coltellata alla schiena: sembrano gli ingredienti di un film horror. Sono allibita, dispiaciuta per la vittima, incredula che la nipote, studentessa liceale si sia potuta macchiare di un delitto intrafamiliare, causato pare da futili motivi. Ma anche se i motivi fossero altri e pesanti, non mi capacito che sia accaduto tra nonna e nipote. Certo che al male non c’è mai fine. Devo aggrapparmi alla speranza che il bene sia solo nascosto. In attesa che lo portiamo alla luce!

Discutibile protesta di una giusta battaglia

Sentii la celebre massima “Il fine giustifica i mezzi” al Liceo, attribuita a Macchiavelli (ma pare che lui non l’abbia mai scritta) che su due piedi non compresi a fondo, forse anche adottandola in qualche alterco privato. Ora torna ‘utile’, per dare un senso all’operato degli attivisti ambientalisti che imbrattano le opere d’arte, al fine di attirare l’attenzione sulla crisi climatica, fenomeno globale sottostimato. Gli ultimi due casi a Roma (Van Gogh) e Madrid (Goya) e chissà se ci sarà un seguito, perché l’emulazione è dietro l’angolo. Ho appena letto l’intervista ad una attivista che non si capacita dell’indignazione suscitata dall’azione dimostrativa sui famosi dipinti, a scapito della fame causata nel mondo dalla siccità e fenomeni paralleli. Va precisato che le opere, protette dal vetro non sono state danneggiate dal lancio di purè, zuppe e quant’altro… forse la cornice in un caso. Il punto è un altro: è lecito usare l’arte, patrimonio di tutti per azioni dimostrative? Mi sforzo di comprendere le ragioni degli ambientalisti, ma è il concetto di bellezza che viene infangato. Penso alle emozioni che stanno dietro e davanti a un’opera d’arte, alla vita dell’artista e a chi ne usufruisce, sollevandosi dal quotidiano grazie ad essa. Quindi mi dissocio senz’altro dalla suddetta forma di protesta, perché l’arte è patrimonio di tutti e non va strumentalizzata per nessun motivo, anche se determinato da legittima indignazione. Ci saranno altre strade da percorrere, con pazienza e tenacia. Lasciamo dormire sonni tranquilli ai capolavori e anche ai direttori dei musei che sovrintendono alla conservazione delle opere d’arte, che essendo immortali non hanno bisogno del pranzo!

Viaggio apostolico

C’è sempre una prima volta. Succede a Papa Francesco di visitare il Bahrein, la prima volta di un Pontefice nel Paese del Medio Oriente. Viaggio apostolico dal 3 al 6 novembre, il 39esimo viaggio internazionale del Pontefice. Inoltre è la nona volta che Sua Santità visita un paese a maggioranza musulmana, dopo Albania e Turchia (2014), Azerbaijan (2016), Egitto (2017), Emirati Arabi Uniti e Marocco (2019), Iraq (2021) e Kazakistan (lo scorso settembre). Si tratta di un Paese (1,5 milioni di abitanti) con poche libertà, dove vige ancora la pena capitale. “Un viaggio all’insegna del dialogo” ha detto il Papa, in un momento di grandi tensioni internazionali, con la guerra russo-ucraina in corso. La guerra è mostruosa, tacciano le armi: come dargli torto? Ad oggi, non si intravede la Pace all’orizzonte, troppi opposti interessi da conciliare. Se fossi ancora in servizio a scuola, proporrei agli studenti questo evento di attualità per una lezione multidisciplinare, coinvolgendo Cittadinanza, Geografia, Storia, Religione e forsanche Scienze, perché l’età avanzata del Pontefice lo consente. Fa un certo effetto vederlo in carrozzina, all’aereoporto di Roma Fiumicino, a causa dei problemi al ginocchio. Il Papa – quasi 86 anni – ha un problema all’anca che gli provoca un’infiammazione al legamento del ginocchio destro. Giusto un anno fa sono stata operata all’anca e sono contenta di averlo fatto, anzi l’avrei fatto prima se avessi avuto un po’ più di ‘coraggio’ e fiducia nell’equipe ospedaliera. Certo il Santo Padre è seguito da uno staff sanitario d’alto livello, ma è umano che possa avere qualche timore ad andare sotto i ferri. Intanto è andato nel Regno del Bahrein “come pellegrino di pace e fraternità”, nonostante le precarie condizioni di salute. Questo è un messaggio umano che tocca il cuore. Quello spirituale tocca le anime.

4 Novembre 2022

Arrivo a casa verso mezzogiorno, per pratiche varie nei paesi vicini. Accendo il televisore ed è in corso la diretta da Bari della festa delle Forze Armate: Esercito Italiano, Aeronautica Militare e Marina Militare. Se fossi nata maschio, non mi sarebbe dispiaciuto fare parte di uno dei corpi che compongono la Difesa, non tanto per il fascino della divisa, quanto per il riconoscimento dell’importanza del Servizio offerto al cittadino e alla comunità. Vedo sfilare vari Reparti, perfettamente sincronizzati, sento più volte cantare l’Inno Nazionale, ammiro gli Acrobati dell’aria, osservo l’evoluzione delle Frecce Tricolori davanti alla Tribuna d’onore dove il Presidente Mattarella sorride sereno. Mi sono persa il suo discorso e quello del capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone. Ma recepisco quello del neo ministro della Difesa Guido Crosetto, da cui estrapolo quanto segue: dignità della persona umana e difesa della democrazia sono impegni primari delle Forze Armate, di cui oggi 4 novembre ricorre la Festa, ma che sono in servizio tutti i 365 giorni dell’anno. In questa data ricorre anche l’anniversario dell’armistizio firmato a Villa Giusti il 3 novembre 1918. Giustamente il ministro ricorda i giovani morti a causa della grande guerra, delle altre guerre, di quella in corso e i caduti in operazioni speciali. Ma anche le tante persone anonime che si adoperano in silenzio per il bene comune. Inevitabile che gli venga chiesto di esprimersi sulla guerra russo-ucraina in corso. Nessuno si aspettava una guerra nel nostro continente. Non esiste libertà senza difesa. Va ripensato tutto il paradigma per arrivare alla Pace. Il giornalista lo incalza e gli chiede quali sono i territori da difendere. Cielo, mare, terra e cyberspazio (sottomarino) è la risposta. Poi l’operatore si sposta sugli alunni di una quarta elementare, che agitano festosi le bandierine tricolori. Apprezzo l’attenzione a tutte le età rappresentate e la cura del particolare che sta dietro alla preparazione di una tale cerimonia, giustamente definita “immersiva”. Lunga vita alle Forze dell’Ordine declinate nei vari settori, donne comprese.