“Storia di ordinaria follia nella Russia di Putin”, parole di Giovanna Botteri riguardo il caso del disegno pacifista di Masha Moskaliova e conseguente arresto del padre, russo, considerato pericoloso. Ne sento parlare per i notiziari tivù e viene riproposto sabato sera durante la trasmissione Le Parole condotta da Massimo Gramellini su Rai 3. Aleksej Moskaliov, cittadino russo era fuggito dalla madrepatria perché condannato a due anni di carcere, con l’accusa di aver screditato la Russia: aveva pubblicato sui social il disegno della figlia adolescente contro la guerra in Ucraina. È stato arrestato a Minsk, in Bielorussia mentre la figlia 12enne, denunciata nella sua scuola è stata portata in un centro di ‘riabilitazione’. In una lettera che scrive al padre in carcere, lo incoraggia dicendo: “Siamo una squadra. Tu sei il migliore. Sei il mio eroe”. Come ha sottolineato la giornalista, è commovente il legame padre-figlia, uniti dall’amore di patria. Se corrisponde al vero ciò che leggo sul web, la ragazzina è stata allevata dal padre, dopo che la madre l’aveva abbandonata all’età di tre anni. Una somma di privazioni che non hanno tolto a Masha la forza di sostenere il padre incarcerato per aver criticato l’offensiva contro l’Ucraina. Trovo molto appropriate le parole di Giovanna Botteri riportate in testa al post. Tra tanti disastrosi effetti collaterali della guerra russo-ucraina in corso, è una consolazione prendere atto che emergano sentimenti radicati e che le giovani generazioni sostengano quelle adulte. Non so che futuro attenda la coraggiosa ragazzina. Il clamore mediatico attorno al suo caso potrà toglierle qualche spina dal fianco. Glielo auguro di cuore.
Categoria: Attualità
Una bella storia
Finalmente una bella storia. La leggo sulla pagina Attualità del quotidiano IL GAZZETTINO di ieri. Protagonista il medico bengalese Rasel Miah, 31anni, laureatosi in Veneto che esercita a Mestre. Giunto in Italia, dove il padre lavorava alla Fincantieri, a undici anni ha affrontato tutte le difficoltà di un immigrato senza farsi abbattere, anzi abbattendo lui i muri della diffidenza e del pregiudizio. Dopo sei mesi di ‘nebbia totale’ dovuta alla lingua, ha cominciato a orientarsi, aiutato dalla professoressa di Italiano che gli assegnava per casa compiti mirati. Da lì la sua scalata è stata ininterrotta, fino al successo attuale (anche un fratello minore è iscritto all’Università). Mi piacerebbe che anche gli studenti stranieri che ho avuto alle medie si fossero realizzati, non per forza con diploma superiore. Non erano molti, circa una ventina o poco più. Ricordo una dolce ragazza nera che pensava di fare la ginecologa, obiettivo in seguito ridimensionato per sua stessa confidenza. Princesse del Ghana aveva una splendida voce; per un po’ fece parte di un gruppo musicale e poi ne ho perse le tracce. Le ultime notizie la davano in Germania, dove Annu, indiana si è sposata mesi fa prima di trasferirsi in Canada. Diversi maschi del Marocco sono rimasti qua e ne incontro a volte qualcuno in pizzeria. Sul brasiliano Gabriel potrei scrivere un romanzo, ma lui ha già guadagnato visibilità in ambito sportivo. Temo che non tutte le storie, sovente problematiche dietro questi ex studenti si siano risolte positivamente. Immagino che la timida macedone di cui ho scordato il nome abbia messo su famiglia, mentre chissà dove vive ora una marocchina di forte temperamento. Comunque una sua connazionale ha completato il liceo scientifico con ottimi risultati. Visto che alla storia locale ho dedicato qualche romanzo, mi viene adesso l’idea che potrei dedicare un’opera futura al riscatto di qualche immigrato che abbia trovato in Italia la sua patria di adozione. Sono persuasa che la diversità si trasformi in ricchezza, se le motivazioni del cambiamento sono sostenute da buoni propositi e l’accoglienza non si esaurisce al momento dello sbarco. La testimonianza del medico bengalese Rasel è incoraggiante.
Lucertola docet
Stamattina niente auto, mi sposto a piedi. Vado a salutare Francesca che come me coltiva la scrittura. Scopro che è anche molto brava a disegnare. Mi mostra dei quadernoni dove ha trasferito i suoi pensieri con una minuta grafia. Nella custodia di un album da disegno custodisce una storia per le nipotine con protagonista il sole, adeguatamente illustrata. Io ho attrazione per i colori e per le forme, ma non sono dotata per il tratto fine. Compenso con la fotografia che ispira sovente le mie poesie. Al ritorno, puntatina al forno e al bar per dare una scorsa al quotidiano, ordinaria amministrazione. È tarda mattinata e non so ancora su cosa scriverò il post odierno. Mentre salgo sul marciapiede, una minuscola lucertola si intrufola furtiva tra le pietre: mi sorprende che sia tanto piccola e tanto veloce a mettersi al riparo dal mio eventuale calpestio. In tempo rapidissimo ha imparato a proteggere la sua vita. Purtroppo non succede altrettanto in fatti tragici, favoriti da imprudenza e sottovalutazione del pericolo. È quanto successo a Roberto Miron, il 16enne vicentino, morto a seguito della rovinosa caduta dal settimo piano del palazzo dove abita la nonna e da dove si era calato per recuperare il cellulare caduto dalla finestra del bagno. Dettaglio che rende il fatto ancora più penoso: era andato a festeggiare il compleanno della nonna. Si era poi appartato per comunicare con lo smartphone che gli era scivolato sul terrazzo del piano inferiore. Ma si può morire per recuperare un oggetto? Ovvio che non è colpa del telefonino, ma di un suo uso esagerato, per non dire sconsiderato. Il ragazzo frequentava il secondo anno del liceo scientifico e chissà quante volte avrà sentito educatori e genitori invitare a prendere le distanze dal digitale. È successo prima di lui e temo succederà ancora. Se la minuscola lucertola potesse parlare, racconterebbe di quanto costa salire e scendere muri. Mettendosi al riparo quando serve.
Sanità e Vecchiaia
Stamattina sono un po’ stanchina (la rima è uscita da sé), forse perché la caldaia va continuamente in blocco, forse per il cambio stagionale. Anche Lara, la mia fedele parrucchiera dice che i capelli ne risentono, specie i miei che sono lunghi. Vado a fare la spesa, come di consueto il primo giorno della settimana. Davanti a me spinge il carrello un’anziana sui novant’anni, incurvata sul manubrio come fosse un deambulatore. Noto che i piedi sono rivolti all’interno, misura molto piccola, un probabile 35 di scarpa, seguita a distanza da una ragazza (ma forse è una giovane donna, con gli anni non ci azzecco). l’Italia è un paese di vecchi e ci contendiamo il primato della longevità col Giappone. Bene, ma come ci arriviamo a questo traguardo? Come affronterò io la situazione tra una decina d’anni? Ovvio che cerco di tutelare la mia salute, non per nulla a scuola nominavo spesso l’articolo 32 della Costituzione Italiana che ribadisce essere la Salute un bene individuale e collettivo. Però il Servizio Sanitario Nazionale è in grave sofferenza: basti pensare alla situazione dei Pronto Soccorso e alle straordinarie attese di chi vi ricorre, pazienti e loro familiari sottoposti a stress inauditi. Leggo su Il Gazzettino di oggi lunedì 27 marzo che a breve molti medici in provincia andranno in pensione e c’è il problema di dividere gli assistiti tra i laureandi in medicina. Butto l’occhio sui programmi della sera e mi stuzzica la domanda: Curarsi è ancora un diritto? che introduce la puntata di PRESA DIRETTA di stasera su Rai 3 delle 21.20, che mi propongo di seguire. Cicerone scrive a 63 anni il De Senectute (Sulla Vecchiaia) dove afferma che la vecchiaia non va vista in modo negativo ma accettata con serenità, sfruttando le attività dell’anima: la conoscenza e l’esercizio della virtù (per la cronaca, lui muore ammazzato l’anno dopo, nel 43 a. C): parole bellissime! Però tra il dire e il fare…ognuno ci deve pensare a tempo debito, confidando nella buona sorte. 🍀
Lieto evento surreale
Sul CORRIERE DELLA SERA odierno leggo l’articolo Victoria, ecco l’androide che partorisce dei robot “Formerà gli ostetrici”. Il nuovo simulatore dell’Uls respira, piange e parla. Contento il direttore generale Francesco Benazzi mentre il sindaco di Treviso Mario Conte si dichiara “orgoglioso di questa innovazione”. Chissà come reagirebbe mia madre – mancata nel 2007 – che faceva la levatrice, poi l’ostetrica condotta dei comuni di Cavaso e Possagno negli Anni Sessanta quando le donne partorivano in casa. Poi venne l’ospedalizzazione del parto. Tra le corsie dell’ospedale la nascita perse di poesia, pur garantendo il pronto intervento in caso di problematiche ai due soggetti del lieto evento. Io stessa chiesi di assistere ad un paio di parti, per farmi un’idea: non svenni, ma ricordo ancora l’emozione che dubito l’androide potrà provocare. Non sono contraria all’uso della tecnologia, per migliorare la vita e prevenire danni in ambito medico-sanitario. Dovendo sottopormi ad intervento di artoprotesi nel novembre 2021, io stessa scelsi di essere operata dal robot guidato dal chirurgo per ridurre la degenza in ospedale…ma la nascita è un evento così speciale che simularla da un androide diventa surreale. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano gli iscritti al corso di ostetricia, che vengono privati della naturalezza dell’evento che dovranno pure affrontare dal vivo. Per associazione, penso agli studenti che devono ‘dialogare’ con lo schermo, anziché con l’insegnante in carne e ossa. Non è che stiamo esagerando? Meno male che Alessandro D’Avenia, in un recente suo scritto sosteneva che il computer non riuscirà mai ad essere creativo, pur capace di svolgere un’enormità di operazioni. Mi appello all’aurea mediocritas (vale quanto equilibrio) del poeta Orazio e chiudo la porta alle esagerazioni tecnologiche. Salvo che non riescano a restituirci l’umanità.
Il ladro di bambini
Il ladro di bambini è il titolo in prima pagina del quotidiano Il manifesto che apre la rassegna stampa in tivù. Si riferisce al mandato d’arresto di Putin, spiccato dalla corte penale internazionale (Cpi) con l’accusa di “deportazione illegale di popolazione (bambini) e di trasferimento illegale di popolazione (bambini) dalle zone occupate dell’Ucraina”. Tutti i 123 Paesi del mondo che riconoscono l’istituzione internazionale, compresi i 27 Paesi della Ue (Israele, Cina e India tra i grandi assenti) dovranno arrestare il leader del Cremlino, qualora mettesse piede in una di queste nazioni. Evento alquanto improbabile, a mio dire e comunque da quella parte è arrivato il commento di considerare il provvedimento dell’organismo dell’Aia carta straccia (per la precisione igienica). Il titolo di apertura è comunque di grande effetto e mi riporta alla mente il film ‘Ladri di biciclette’, del 1948, genere drammatico, di Vittorio De Sica di cui mi ricordo vagamente qualcosa. Il film – che prende il titolo dall’omonimo romanzo di Luigi Bartolini – è considerato un classico della storia del cinema ed è ritenuto uno dei massimi capolavori del neorealismo cinematografico italiano. Ebbe un enorme successo. Il titolo della copertina del quotidiano è di sicuro effetto e genera un’enorme tristezza, più appropriato dire angoscia. I dati di Kiev segnalano “Oltre 16mila bambini ucraini deportati in Russia”. Ecco, già la guerra è una tragedia, impensabile nel terzo millennio; pensare a uno sradicamento di minori da condizionare e istruire a piacimento, dopo avergli tolto tutto mi appare insopportabile. Suppongo sia successo altrove, mi viene in mente l’Argentina durante la dittatura, ma che l’ignominia si ripeta è dannatamente sconfortante. Magari il cinema impegnato ci ricaverà degli ottimi film. Tuttavia preferirei che l’argomento fosse oggetto della letteratura fantasy, invece è di drammatica attualità.
Meno social, più sociale
‘Meno social, più sociale’ è lo slogan con cui il Comune di Silea promuove la campagna volontari. Anzi, lo slogan per esteso è ‘Meno social, più sociale: diventa volontario’ rivolto ai cittadini tra i 18 e i 75 anni. Mi sembra un’ottima idea, da copiare per coinvolgere i cittadini nello svolgere piccole attività di volontariato a scopo di pubblica utilità. Ne sento parlare per tivù e poi cerco la notizia sul web. Riporto le parole dell’Assessore al sociale Francesco Biasin che condivido: Invitiamo i cittadini a riflettere sul fatto che ciascuno di noi è una ricchezza per gli altri e può contribuire alla crescita di una comunità sana, coesa e a misura di tutti. Con iniziative di questo genere si realizza la dimensione civica. Un solo appunto: non escluderei i minori di 18 anni né gli ultra 75enni, se in buona salute. Ho postato ieri l’articolo sull’anzianità e sul valore della creatività coltivata anche in tarda età. Spero che nessun senior si senta escluso e che i minorenni si mettano in fila per dare una mano. La società ideale è una chimera, ma tentare un avvicinamento tra le generazioni sarebbe una bella cosa. Nello slogan è implicita la critica all’abuso dei social, utilizzati per troppo tempo dai giovani anche a causa dell’isolamento imposto dalla pandemia. Ma le relazioni sociali risultano in peggioramento pure per gli adulti, secondo il Rapporto Bes (Benessere equo e sostenibile dell’Istat): gli italiani sono sempre più insoddisfatti. Certo non abbiamo trascorso tempi felici e nemmeno facili, abbiamo la pandemia alle spalle ma la guerra alle porte. L’elenco dei problemi sarebbe lungo e non invidio chi se ne occupa ad alto livello. Però sono convinta che la base della piramide non può girarsi dall’altra parte. Più vantaggioso per tutti darsi una mano, magari sorridendo!
Papa Francesco
Mio zio materno, Sergio Stefani è vissuto in Argentina, a Buenos Aires, dove gli arrivavano le lettere che mia mamma dettava a me ragazzina sulla carta sottile, via aerea/par avion. Era il più giovane di cinque fratelli e gli era molto affezionata, tanto che andò a trovarlo laggiù da anziana. Forse anche per questo dettaglio personale l’Argentina mi è cara. Essendo poi la patria del tango, danza che ho praticato con un certo successo da ragazza, la simpatia aumenta. Che Papa Bergoglio venga da là, per me è un valore aggiunto perché mi pare uno di famiglia, sebbene d’alto livello. Infatti è salito sul soglio pontificio giusto 10 anni fa, la sera del 13 marzo 2013, presentandosi al mondo dicendo: “Fratelli e sorelle, buonasera!”. Pontefice dallo stile “latino” (per inciso ama il tango) è amato e osteggiato. Del resto niente è facile oggi, nemmeno essere a capo della chiesa cattolica, specie se le forze fisiche vengono meno e qualcuno ti rema contro. Sua Santità si definisce vecchio e alla domanda quale regalo vorrebbe per il suo pontificato decennale risponde “la pace”. Cos’altro potrebbe desiderare? Gli sono giunti auguri da tutto il mondo, compresi quelli della premier Giorgia Meloni che sottolinea l’attenzione del pontefice verso gli ultimi e le periferie fisiche e assistenziali. D’altro canto lui dichiara che dietro il conflitto c’è l’industria delle armi e pensa alle mamme, orfane dei figli in guerra sia dall’una che dall’altra parte. Mi suscita tenerezza questo 86enne (nasce il 27.12.1936), acciaccato con un ruolo tanto pesante da reggere sulle spalle ricurve. Ma con un cuore immenso, che abbraccia tutto il mondo, non credenti compresi. Ogni tanto è ventilata l’ipotesi che possa abdicare, evento che ritiene possibile in caso di infermità grave. Mi sembra una saggia posizione. Comunque io sono attratta dalla sua persona e non entro nel merito del ruolo abissale che ricopre nell’ambito della chiesa. Infine mi piace il nome che si è scelto, Francesco: sa di freschezza e pulizia.
Attualità…scolastica
Dopo un paio di post ameni, sento il richiamo dell’attualità che è uno dei temi del blog. Iniziare la settimana parlando di scuola può sembrare una deformazione professionale: chiedo venia, dato che ci ho lavorato per oltre trent’anni. Mi scombussola l’articoloTreviso, sospesi dieci alunni nella stessa classe. Un consiglio straordinario li ha puniti per insulti razzisti, offese ai professori e video girati durante le lezioni. Penso ai colleghi in servizio, soprattutto a chi si trova quasi in dirittura d’arrivo e conta quanto manca per andare in pensione. Anch’io a suo tempo mi sono trovata in situazioni difficili, ma non con un concentrato di problemi in un’unica classe. In una classe terza media di 27 alunni, cinque erano molto indisponenti e tre di questi non furono ammessi all’esame di stato, per insufficienze varie e condotta scadente. In un altro istituto, frequentato da soggetti con situazioni familiari fragili, uno studente aveva come obiettivo quello di farsi espellere…per tornare a casa! Una scelta che al momento mi parve inverosimile, ma col senno di poi compresi le sue ragioni. Un giorno convocai la madre di un ragazzetto che bestemmiava disinvoltamente in classe, temendo che negasse; invece lei candidamente ammise che il discolo lo faceva anche a casa. Adesso avrà trent’anni e chissà se ha smesso. Un proverbio veneto dice che Coi ani se fa i cristiani e sono propensa a ritenere che sia abbastanza vero, ma non del tutto e non per tutti. Dipende da cosa succede dopo. Scritte irrispettose sui muri della scuola contro questo o quel docente, me compresa non sono mancate, ma non di gravità insostenibile. Negli ultimi tempi la situazione è degenerata, causa il malessere diffuso un po’ dappertutto: in famiglia, nella società, nelle relazioni. Mi auguro che la scuola, luogo eletto per l’educazione e l’istruzione, trovi la forza di autorigenerarsi anche attraverso il ripristino del rispetto che si deve al luogo DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI.
Donne protagoniste
GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA, cioè dei diritti della donna, per sottolinearne le conquiste sociali, economiche e politiche. L’ 8 marzo ricorda l’incendio avvenuto nel 1908 in una camiceria a New York dove morirono centinaia di operaie, per la maggior parte immigrate italiane ed ebree. Perciò improprio chiamarla festa, anche perché ancora oggi molte donne sono oggetto di discriminazioni e violenze fisiche e psicologiche. Un esempio su tutti: le studentesse avvelenate in Iran. Dettaglio: sono oltre 50 le scuole coinvolte…come vorrei fosse una bufala! Per non scoraggiarmi mi sposto su qualcosa di bello, che unisce le donne che amano scrivere. Nel tardo pomeriggio sarò a Vittorio Veneto, per la premiazione di un Concorso letterario, alla seconda edizione, riservato alle donne del Vittoriese e ampliatosi ad altre zone, tra cui l’Asolano rappresentato da me, Francesca, Elisa, Veronica, Sara e Valentina. Sono curiosa di sapere cosa potremmo fare, scambiandoci parole ed emozioni. Se scrivere, sia in prosa che in poesia consente di esprimere un talento, condividerlo è una ricchezza che non ha prezzo. Quando l’argomento è di impegno sociale e/o civile, è un ulteriore valore aggiunto. Da parte mia, oggi invio un tenero pensiero alle donne della mia vita: mia nonna Adelaide, mia mamma Giovanna, le amiche Zulay, Marta e Gianna che non ci sono più, alle parecchie che ci sono e mi fanno buona compagnia: salto l’elenco che sarebbe lungo, ma loro sanno che tessono la mia rete affettiva. È uscito il sole, tra poco esco al bar Mirò e scommetto che sul cappuccino Gabriella decora un Buon 8 marzo a tutte le clienti. Che l’attenzione per il pianeta donna non venga mai meno! 💛🍀🌻
