Confesso che le parole sono il mio pane quotidiano. Non per nulla il mio blog si chiama verba mea, cioè parole mie in latino, lingua madre. Pertanto scrivere, condividere e ricevere risposte è la forma espressiva che mi rappresenta meglio. Il massimo è corrispondere in poesia, settore di nicchia in ambito letterario. La premessa per spiegare l’emozione che mi ha dato ricevere da un amico una poesia, attraente fin dal titolo: Filo Poetico. La parola filo mi ha riportato indietro di molti anni, quando trascrissi su un poster, poi appeso sopra il letto un pensiero del filosofo francese Blaise Pascal (19.06.1623 – 19.08.1662) che inquadra l’uomo in una posizione ambivalente, sospeso tra il grande e il piccolo, tra la meraviglia e il fango: “L’uomo non è che una canna, la più debole della natura; ma è una canna pensante. Non c’è bisogno che tutto l’universo s’armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d’acqua basta a ucciderlo. Ma anche se l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe ancora più nobile di ciò che lo uccide, perché sa di morire e conosce la superiorità dell’universo su di lui; l’universo invece non ne sa nulla”. È evidente che la canna è come il filo d’erba. La consapevolezza di essere mortali di Pascal si sposa con la pena dell’uomo moderno, imbrigliato da mille obblighi che tarpano le ali della libertà che il mio amico poeta cerca di contrastare con i versi. Questo l’inizio della sua poesia: “Vagheggiando/in questa ferita libertà,/mi soffermo/a guardare/un filo di erba bambina,/” dove l’autore vorrebbe /inciampare/ per tornare a gioire. Ma si intravede la via d’uscita nei versi: /come la Luce/dei tuoi occhi./ La parola luce appare con la lettera maiuscola, perché elemento naturale, ma anche simbolico per conoscenza, sapere…filo di congiunzione tra bene e male, tra felicità e dolore, tra spirito e materia. Mi piace abbandonarmi tra le parole e i significati espressi, a volte reconditi, a volte palesi. Una ricerca sul campo dell’animo che riserva sorprese confortanti. Grazie a Pascal e grazie al mio amico.
Autore: Ada Cusin
Il Belpaese
Mi sveglio col tepore dei caloriferi e un gradevole profumo di erbe aromatiche. Ieri sera ho inserito delle gocce di essenza nelle vaschette appese ai termosifoni, per addolcire il risveglio. Da qualche giorno, mattina e sera fa freddo, l’autunno marcia veloce verso la stagione invernale. Gli esperti dicono che le temperature sono già da fine novembre…ma anticipano che la settimana prossima avremo una bella ottobrata: staremo a vedere. A metà mattina esco, in macchina perché devo fare delle commissioni e camminare diventa ogni giorno più problematico: sono arrivata al punto di desiderare di essere operata, impensabile mesi fa. Breve sosta al bar, con scorsa al quotidiano locale. Poi a casa mi leggo con comodo la Repubblica, appuntamento del venerdì, con allegato il venerdì (non è un gioco di parole), perché così si chiama il settimanale allegato, con un’opera di Gustav Klimt in copeetina. IL GAZZETTINO, a pag. 2, taglio basso, riporta il seguente articolo, a firma di Enrico Carraro, presidente della Confindustria Veneto: “Oggi diciamo grazie a chi si è vaccinato. I problemi ci saranno ma li risolveremo”. Mi piace il tono positivo dell’articolo e la gratitudine espressa nei confronti dell’ 84% dei Veneti che si sono vaccinati. Nella percentuale ci sono anch’io, che ho affrontato le due somministrazioni con qualche esitazione (mi è stato iniettato il vituperato AstraZeneca…senza effetti collaterali), per proteggermi e per non diventare untore inconsapevole di altri. Pare che siamo agli sgoccioli della pandemia, con sacche di resistenza ingiustificate, cui si aggiungono le rimostranze dei no green pass. Che dire, se non ricordare che l’Italia è un paese difficile da governare, con taluni governanti disorientanti! Il Bel Paese più complicato del mondo (spero di essere smentita) dove si litiga molto e si opera in maniera poco efficace. Mi sovviene un pensiero della grande Oriana Fallaci, secondo la quale è preferibile una democrazia zoppa a una dittatura. Pensando ai casi miei, direi che ci vorrebbe un intervento di artoprotesi anche alla Repubblica!
“Dio è anche madre” (Papa Giovanni Paolo I)
In fatto di religione mi considero molto laica, frequento di rado la chiesa ma non sono atea e nemmeno agnostica. Non mi piacciono le gerarchie e la chiesa è fatta di rappresentanti di Cristo, alcuni dei quali talora, e tuttora deludenti. Mi attraggono le persone piuttosto “fuori dal coro” che mi trasmettono immediata simpatia. È il caso di Papa Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani, sul soglio pontificio per soli 33 giorni (eletto il 26 agosto 1978), denominato a ragione “il Papa del sorriso”. Con piacere ho sentito che l’attuale Papa Bergoglio lo ha inserito tra i beati, avendo la commissione preposta riconosciutogli un miracolo a favore di una bimba gravemente ammalata. Non mi stupisce che papa Luciani, ex vescovo di Vittorio Veneto (zone nostre) abbia addolcito diverse sofferenze e abbia distribuito speranza ai fratelli. Se l’occhio è lo specchio dell’anima, dietro il suo sguardo limpido intravedo mari tropicali pieni di meraviglie inesplorate. Trovo molto attraente anche la sua voce, affettuosa e consolatoria, come di un parente buono disposto a capire e incoraggiare. È confortante riferirsi a testimoni di tale levatura morale, in tempi complessi e controversi come i nostri. Nato a Canale d’Agordo il 17 ottobre 1912, tra tre giorni sarebbe il suo compleanno (è mancato il 28 settembre 1978). Gli successe Karol Wojtyla, un altro grande uomo di chiesa, col nome di Giovanni Paolo II. Attorno alla morte improvvisa di Papa Luciani molto si è vociferato e anche scritto, introducendo note fosche. Preferisco pensare che sia mancato per cause naturali, anche se il sospetto che non incontrasse la simpatia di tutti non è peregrino. Anche la nipote Lina Petri, figlia della sorella di Giovanni Paolo I, a questo proposito dice: “Lo zio era simile a Bergoglio. Mai creduto all’avvelenamento”. Chiudo la mia breve riflessione, ricordando un rassicurante pensiero di Papa Luciani che condivido: “Dio è anche madre”.
Tramonto e tramonti
Nato il 13 ottobre 1941, il cantautore chitarrista e attore statunitense Paul Frederikpc Simon compie oggi 80 anni. I genitori ebrei di origine ungherese erano Louis, un celebre bassista e Belle Simon, una maestra elementare. Curioso che all’inizio della carriera musicale, il duo formato con l’amico Art Garfunkel si chiamasse ” Tom & Jerry”. Appassionato di rock and roll, tra il 1957 e il 1964 scrisse incise e pubblicò più di trenta canzoni. Tralascio il resto della biografia per dire che ha suonato la celebre The Sound of Silence durante il memoriale in ricordo della tragedia dell’attacco al WTC dell’11 settembre 2001. Ho ascoltato il brano, in altre occasioni sentito senza sapere di chi fosse, perché non sono una cultrice di musica americana e poco tempo avevo da dedicare a questa forma d’arte in età giovanile e poi da adulta. Da pensionata devo dire che è bello riempire dei vuoti e recuperare suggestioni ed emozioni confinate nel passato. Oltretutto questo artista dimostra grande vitalità, gli auguri che gli giungono da ogni dove sono giustificati e meritati, testimoniando quanto sia salutare invecchiare con un interesse artistico. A mio dire, una buona vecchiaia si accompagna alla pratica di un hobby che ci solleva da terra quel tanto che basta per sentirsi allegri dentro, o almeno leggeri. Senza pretesa di piacere a tutti, ma assecondando un bisogno interiore. Dato che anch’io ho intrapreso il viale del tramonto (bellissimo evento naturale), ammetto di farmi molta compagnia con la scrittura e di provare soddisfazione nel condividerla. Ringrazio il mio pubblico di lettori e di commentatori che è piuttosto ristretto ma di grande conforto. Per me vale come una 🏅
Columbus Day
Impossibile dimenticare cosa successe il 12 ottobre 1492, data della scoperta dell’America, dove si celebra la ricorrenza, chiamata in modi diversi a seconda del paese: Dia de las Cultura in Costa Rica, Discovery Day nelle Bahamas, Dia de la Hispanidad in Spagna e Dia de la Resistencia indigena in Venezuela. Oggi è la festa degli italo-americani e degli indiani d’America. Celebrata per la prima volta a San Francisco nel 1869 dagli immigrati italiani, nel 1937 fu l’allora presidente Franklin D. Roosvelt a proclamare il Columbus Day festa nazionale in tutti gli Stati Uniti d’America. Per completezza va detto che non tutti la pensano così e che Cristoforo Colombo è considerato da taluni un simbolo del colonialismo europeo, con proteste e manifestazioni conseguenti. Nel 2004 il governo italiano ha istituito la Giornata Nazionale di Cristoforo Colombo. Ho presente una datata produzione televisiva a puntate sul navigatore genovese, che feci vedere ai miei studenti nel primo pomeriggio durante il tempo prolungato: nessuno dormiva ed anzi l’argomento destò un certo interesse. Ho controllato: si trattava dello sceneggiato diretto da Alberto Lattuada, prodotto dalla RAI è andato in onda in quattro puntate nel marzo 1985. Nato a Genova nel 1451, chiamato in spagnolo Cristóbal Colón, figlio di un tessitore deve la sua fama alla scoperta del continente americano, di cui peraltro non si rese conto, ritenendo di essere approdato da tutt’altra parte, nelle Indie. Morto a Valladolid, in Spagna il 20 maggio 1506. È tra i più importanti protagonisti delle grandi scoperte geografiche tra il XV e il XVI secolo.
Governare, arte difficile…
Sono molto turbata da quanto accaduto nella sede romana della CGIL, luogo simbolo dei lavoratori: 600 manifestanti, 38 agenti feriti, pc distrutti, vetri rotti, devastazione…12 arrestati. Inquietante che la manifestazione abbia preso d’assalto perfino il Policlinico. Adesso fervono le polemiche, con accuse di negligenza ai notabili e di aver sottostimato un evento di “matrice fascista” che ci fa pensare a quanto successo in Italia negli Anni Venti. Da insegnante in servizio, quando dovevo introdurre alla classe terza media le cause di quello che sarebbe capitato poi, c’erano effettivamente il disagio sociale e la crisi economica succeduti alla fine della Grande Guerra. Adesso sono in pensione. Non azzardo paragoni, perché non ne ho la competenza e non faccio politica. Mi inquieta il pensiero di Papa Bergoglio che stiamo vivendo la terza guerra mondiale a rate, contro un nemico invisibile e tremendo che colpisce le persone nel corpo e nell’anima, dove provoca ferite insanabili. I fuori di testa ci sono sempre stati: credo sia opportuno isolarli prima che facciano il danno e che la troppa tolleranza si trasformi in inadempienza. Pertanto che paghino i facinorosi e i politici inadeguati. Ciò detto, ricordo che le tre arti più difficili al mondo terminano tutte e tre con la prima coniugazione e sono: educare, sanare, governare. Non invidio chi sta nelle alte sfere ma la mia simpatia umana viaggia più basso, tra le forze dell’ordine che si fanno un mazzo tanto per un compenso ridicolo, rispetto al rischio che corrono. Solidarietà che estendo ai miei colleghi docenti e agli operatori sanitari che il mese prossimo si prenderanno cura anche di me. Saluti e Salute a tutti.
Tramonto
Poco prima del tramonto, ieri sera il cielo mi ha regalato una visione spettacolare: il sole allungava i suoi raggi oltre una nube scura, quasi a voler offrire una stretta di mano. A me poi piacciono i contrasti e vedere combinate nuance chiare e scure è come ammirare un suggestivo dipinto creatosi da solo sulla volta celeste. Ho preso videocamera e l’ho immortalato, pensando che Martina ha colto nel segno, preferendo la stagione fredda che regala cieli straordinari. Stamattina alle sette, la temperatura registrata sotto il portico è di otto gradi. Senza contare che adesso le fioriture esterne sono al declino. Beh, cambio soggetto da immortalare e ci ricamo sopra, senza nessuna pretesa. Del resto la Natura è la grande maestra, offre sempre visioni e suggerisce riflessioni. Leonardo da Vinci docet! In poesia è protagonista quanto l’amore ed altrettanto in pittura. Tornando al crepuscolo, di cui ho già detto qualcosa in precedenti post, mi attrae l’enigma rappresentato dal buio, cioè dall’ignoto e siccome sono tendenzialmente curiosa, mi faccio un sacco di domande…che rimangono inevase. Mi torna in mente l’intensa poesia di Ungaretti intitolata LA MADRE (poesia composta nel 1930) dove l’autore immagina che la madre, morta, interceda a suo favore presso il Padreterno dopo che la morte avrà fatto cadere “il muro d’ombra” tra la terra e l’ignoto, e che quindi anche lui avrà lasciato la vita terrena. Per il poeta, l’oscurità non fa parte della morte, ma anzi è indispensabile per accedere alla nuova vita ultraterrena. Ne riporto l’inizio, perché merita: E il cuore quando d’un ultimo battito/avrà fatto cadere il muro d’ombra,/per condurmi, Madre, sino al Signore,/come una volta mi darai la mano. Una lirica che è anche una preghiera, che mi induce alla speranza in un aldilà sereno.
Caro amico ti scrivo…
Mentre sorseggio il caffè, seguo su Rai 3 la trasmissione Agorà, da cui apprendo che oggi 9 ottobre è la giornata mondiale della posta, fondata a Berna, in Svizzera il giorno 9 ottobre 1874 e istituita dall’U.P.U (Unione postale universale) nel 1969. Si celebra in tutto il mondo, valutando anche l’evoluzione del servizio, dal portalettere alla mail. Impossibile non pensare al magnifico film IL POSTINO e anche alla storia della posta, che fu inventata dai Sumeri intorno al 4000 a.C. Ma io rifletto sulla domanda: “Preferisci la lettera o l’email?” rivolta ai telespettatori…e mi pronuncio a difesa della lettera cartacea, quella che si può toccare con i polpastrelli e addirittura annusare (ricordi di adolescente), la “epistula” latina che ha caratterizzato diversi Epistolari amorosi e non, anche in tempi più vicini a noi. Siccome però non nego i vantaggi della buona tecnologia, convengo che scrivo quasi tutto al computer, riservando il cartaceo alle lettere confidenziali e alle poesie. A ben pensare, anche il blog mi consente di comunicare e di scrivere talvolta delle lettere a dei destinatari precisi (persone, il mese che arriva o se ne va…), perciò oggi è anche la giornata di chi legge le missive, di uno o dell’altro materiale, quindi mi sento di rivolgermi ai miei lettori, citando la bella canzone di Lucio Dalla “Caro amico ti scrivo” per ribadire che la comunicazione è una grande cosa, un ponte dove possiamo trovarci anche essendo fisicamente distanti, un aspetto rivitalizzante della routine quotidiana. Mi torna in mente che la Lettera è anche un tipo di scritto proposto agli esaminandi per la licenza media, fino a prima della pandemia, abbondantemente scelto tra le tipologie perché più semplice ed abbordabile. A mio dire, non sarebbe male recuperarlo. Intanto, cari lettori, buona posta e buon fine settimana!
Nobel per la Letteratura 2021
Abdulrazak Gurnah, nato a Zanzibar il 20.12.1948 è il vincitore del premio Nobel per la Letteratura 2021. Appresa la notizia ieri, mi ha stupito che abbia scritto “solo” otto o nove romanzi, che sono certo pochi rispetto ai 50 e più scritti da Grazia Deledda, insignita dello stesso premio nel lontano 1926. Comunque i tempi cambiano e anche i criteri di valutazione della Accademia svedese che lo ha premiato “per la sua intransigente e profonda analisi degli effetti del colonialismo e del destino del rifugiato nel golfo tra culture e continenti”. Certo la sua esperienza di profugo costretto a lasciare la Tanzania per motivi etnici, riparando nel Regno Unito ha lasciato il segno. Il suo debutto letterario è piuttosto tardivo, nel 1987 con Memory of Departure. Altri romanzi sono: Paradise (1994), By the Sea (2001), Desertion (2005). La sua opera più recente è Afterlives, del 2020. Mi piace apprendere che sua fonte di ispirazione sono state la poesia araba e quella persiana, come il Corano. Complimenti al professore Gurnah, che mi propongo di leggere. Approfitto per ricordare, in tema di Nobel che è stato assegnato quello per la Fisica 2021 all’italiano Giorgio Parisi “a sostegno dell’intelligenza artificiale e del pianeta”, roba difficile da declinare, ma ne intuisco l’importanza e sono orgogliosa che il premio sia stato attribuito a un connazionale, in condivisione col giapponese Syukuro Manabe e il tedesco Klaus Hasselmann, il che dà un’impronta planetaria al sapere. Da cultrice della letteratura, mi propongo di avvicinarmi alla produzione dello scrittore tanzaniano, naturalizzato britannico, professore di letteratura inglese all’università del Kent, che è stato anche editor, ha curato volumi, ha collaborato a riviste e ha pubblicato articoli su diversi scrittori postcoloniali contemporanei. Insomma, si è dato da fare parecchio e sarà senz’altro interessante leggere ciò che ha scritto, pubblicato in italiano dalla casa editrice Garzanti. Onore al merito di tutti i premiati.
Sulla pace e sulla guerra
“Ad Assisi si parla di pace e pandemia”: è l’obiettivo della due giorni (6 e 7 ottobre), proposto dalla Comunità di Sant’Egidio “nello spirito di Assisi”. È il 35esimo appuntamento da quando Giovanni Paolo II nell’ottobre 1986 convocò nella città di San Francesco i rappresentanti delle grandi religioni mondiali, per pregare a favore della pace, parola sublime e immensa. Dai tempi del liceo questa parola viaggia con il suo contrario, guerra. Non so se sia casuale che ieri sera Canale 5 abbia trasmesso un coinvolgente film che parla di guerra, “La signora dello zoo di Varsavia”, Usa 2017, storico. Il film è basato sui fatti realmente accaduti, narrati nei diari autografi di Antonina Zabinski, direttrice col marito Jan dello zoo, durante l’invasione della Polonia. I coniugi salvarono molti ebrei, nascondendoli nei rifugi destinati agli animali, nel mentre morti a causa dei bombardamenti oppure soppressi. Il film dura oltre due ore. A me è piaciuto perché tratta anche di animali durante la tragedia dell’Olocausto, quindi considera sia l’amore per gli animali che quello per le persone, entrambi vittime di ferocia. Si sente che la regista è una donna, la neozelandese Niki Caro. Nonostante la drammaticità di alcune scene, il film è pervaso di poesia, come quando la protagonista, interpretata da Jessica Chastain comunica con le persone nascoste nei sotterranei attraverso la musica, suonando al pianoforte melodia cupa o tranquilla per segnalare pericolo o meno. Nel 1968 lo stato di Israele annoverò fra i Giusti tra le nazioni la coppia Zabinski che salvò 300 persone. Lui, sopravvissuto al campo di prigionia, entrò a fare parte dell’Unione Nazionale per la conservazione della natura e scrisse 60 libri di scienze. Magnifico. Una doppia testimonianza di attivisti della Pace. Quella vera, non a parole.
