In una giornata partita maluccio, una notizia mi tira su di morale: la principessa Mako si sposa a Tokio e diventa una borghese. Lei è figlia del principio ereditario Akishino e nipote dell’imperatore Naruhito; lui, Komuro, ex compagno di università. Mako perderà il titolo nobiliare ed eventuali suoi figli maschi saranno esclusi dalla linea di successione al trono. Ha pure rifiutato un cospicuo indennizzo. Esile, occhi a mandorla, carnagione di porcellana, vestita di azzurro perla, la ragazza mi sta proprio simpatica, perché immagino abbia un carattere tosto. D’altronde, con tante brutture e limitazioni che ci sono nel mondo, perché impedire la realizzazione di un sogno d’amore? Fidanzata dal 2017, la 29enne principessa ha dovuto rinviare il matrimonio per difficoltà finanziarie della famiglia di lui, non nobile, con cui si trasferirà negli Stati Uniti. A parte la mia simpatia per il Paese del Sol Levante, la scelta di Mako ha tutti gli ingredienti per imbastire un bel romanzo, il cui finale però lascerei aperto, perché il cambiamento di status e d’ambiente è solo all’inizio, sebbene auguri lunga vita agli sposi. Non è la prima volta che i figli rinunciano al patrimonio dei genitori, lo aveva fatto pure San Francesco, anche se per un amore di servizio verso i poveri e le creature. Diciamo che apprezzo il coraggio di chi sa uscire dal coro e mi fa tenerezza chi lo fa per amore. Siamo nel terzo millennio e la tecnologia ci ha invaso, la pandemia ci ha ridotto…una sferzata di energia può rimetterci in carreggiata per recuperare ciò che veramente vale.
Autore: Ada Cusin
Post per un anno
Il lunedì è proprio un giorno energetico, che dedico alla spesa e al disbrigo delle utenze, dopo essermi fermata al bar per leggere il quotidiano, possibilmente il Corriere oppure il Gazzettino, la tribuna o Libero. Essendo a Fonte giorno di mercato, c’è sempre un via vai per strada e pure al bar, che una volta si chiamava Armonia, una parola a me molto cara. Diego, il cameriere mi conosce e sa già cosa ordino, perciò mi rifugio in un angolo libero dove mi porta la consumazione. Come vicino ho un bimbo di 16 mesi (lo confida la mamma a una persona) che mi guarda interessato, forse attratto dagli occhiali. La mamma parla molto al cellulare, lui si spazientisce e si mette a piangere: ovvio! Pensare che io non portavo il mio in pubblico, per timore si beccasse qualcosa, anche riguardo a troppe smancerie che gli adulti distribuiscono lautamente. Tornando alla mia tabella di marcia, oggi ci aggiungo una tappa: la tipografia kappadue a Loria dove vado a prelevare la mia ultima creatura, una sorta di almanacco intitolato POST PER UN ANNO, dove sono raccolti i miei primi 365 post, con in copertina la foto del sole che sorge, che percepisco beneaugurante. Anche se non è la prima volta (credo l’undicesima), ammetto che è sempre emozionante vedere realizzato un proprio lavoro, che si presenta piuttosto bene. È l’opera più corposa finora scritta, che spero mi darà soddisfazione perché è il prolungamento del blog e l’ho realizzata grazie al supporto di Manuel, spaziando tra vari argomenti, attualità compresa. Approfitto per dire che potrebbe essere un dono interessante da fare per la fine dell’anno, rivisitando i dodici tosti mesi a cavallo della pandemia. Senza angosciarsi, perché ormai ne siamo quasi fuori.
Pane e companatico
Sono stata a pranzo con Pia, in una trattoria della zona, un convivio beneaugurante in vista del mio prossimo intervento: la prossima volta che condivideremo un piatto, sarò una donna “bionica” con artoprotesi. Ringrazio la mia amica e mi vengono spontanee delle riflessioni sul piacere di mangiare insieme. A maggior ragione se non si può condividere quotidianamente il pasto con un familiare, perché non c’è più, oppure se n’è andato. Se non ricordo male, Sant’Agostino diceva che mangiare bene avvicina a Dio. Di certo sua la frase: “Ama e fa’ ciò che vuoi”. Come dichiarato in altre occasioni, a me non piace stare ai fornelli ma riconosco il grande merito di chi ci opera e apprezzo il buon cibo, genuino e poco lavorato. Ad esempio oggi ho gustato i garganelli con finferli e speck croccante, serviti in un gran piatto, decorato con un ciuffo di prezzemolo fresco. Una proposta stuzzicante e appetitosa. Però l’aspetto più godereccio, se così posso esprimermi, è stato il contorno di buonumore e confidenze che sono intercorse tra me e la mia commensale, che è anche una grande amante della natura, in questa domenica soleggiata veramente spettacolare. Valeva la pena abbandonare presto il tavolo, per uscire all’aperto e gustare il foliage delle chiome arrossate delle piante e il tappeto giallo sotto gli alberi. In tema col rosso è la pianta di peperoncino che ho comperato come beneaugurante, in quanto i frutti mi sembrano tanti cornetti. La Pedemontana del Grappa in questo periodo offre paesaggi di rilassante bellezza. Se ne sono accorti anche i miei canarini che hanno ripreso a cantare. La stagione di passaggio dona oggi grande piacere agli occhi che è anche un buon nutrimento per l’animo. Come dire che oggi abbiamo gustato il pane…e il companatico.
Selvatici e salvifici. Gli animali di Mario Rigoni Stern
Inaugurata ieri 22 ottobre a Palazzo delle Albere in Trento la mostra “Selvatici e salvifici. Gli animali di Mario Rigoni Stern” fino al 27 febbraio prossimo. Lo scopro curiosando tra le ultime notizie del nordest e vorrei visitarla, in omaggio al grande scrittore e per l’amore verso gli animali. Quando insegnavo, alcuni passi de “Il sergente nella neve” sulla Campagna di Russia, erano lettura obbligata per gli studenti di terza media, per l’argomento collegato alla storia, e per la scrittura fluida dell’autore. Bello che quindici artisti si siano espressi tramite dipinti, fotografie, sculture, incisioni, installazioni per rendere omaggio allo scrittore dell’Altopiano, nel centenario della nascita (Asiago, 1/11/1921 – 16.06.2008). Nel video si osservano una civetta in legno, uno stambecco, un urogallo…e chissà quante altre interessanti creature del bosco, oggetto di attenzione dello scrittore. Trovo molto azzeccato anche il titolo della mostra, che nell’abbinamento dei due aggettivi “selvatici” e “salvifici” sostiene un progetto di inclusione che condivido, rafforzato dal pensiero che “Dietro ogni parola ogni animale ci sta il mondo”. Aggiungo di mio che non saprei stare senza la compagnia di cane gatto uccellini. A suo tempo ebbi criceti e piccole tartarughe. Invidio chi può allevare un cavallo o un asino. Il parco-zoo di Lignano Sabbiadoro è stato più volte visitato con mio figlio bambino. Credo nella pet terapy da prima di conoscerne i benefici effetti. Non so cosa gli animali pensino di me ma io di loro posso dire un gran bene. Perciò ben venga tutto ciò che si muove attorno a loro.
La vita non si ripete
Mi chiedo come la realtà superi la fantasia nell’ambito della finzione cinematografica. Non mi riferisco alla trama di un film violento, ma a quanto successo sul set del film western Rust, in New Mexico dove l’attore e produttore del film Alec Baldwin – cui presumo competa come produttore controllare ogni singolo passaggio dell’azione – durante una ripresa, con una pistola di scena che doveva essera a salve, ha ucciso la direttrice della fotografia, Halyna Hutchins, 42enne e ferito gravemente il regista, Joel Souza, 48 anni. Quindi si tratta di vittime sul lavoro, in un settore dove si costruisce un prodotto per distrarre, divertire, talvolta istruire, tanto che il cinema è considerato la settimana arte. Massima pena per la vittima, giovane, bella e con tutta la vita davanti e costernazione per quanto accaduto. Ovvio che la società di produzione si dichiari “devastata”. Senza lanciare strali, vorrei soffermarmi sulla parola “attenzione” che non va mai allentata, in ogni ambito, di più dove si è accumulata esperienza. Da tempo mi sono accorta che in auto non posso distrarmi neanche un secondo per girare la manopola del volume della radio… perché una volta ho sfiorato il ciglio della strada. Vale anche in cucina, dove dimenticare una pentolino sul gas può costare caro, oppure in bagno maneggiando incautamente utensili a corrente vicino all’acqua. Il pericolo è sempre dietro l’angolo. So di un padre che dava lezioni di guida al figlio ed è incappato in una pesante sanzione per aver contravvenuto al rispetto di una norma stradale. Credo succeda spesso di essere “miracolati” nonostante le nostre defaiance, ma le mancanze/disattenzioni/ignoranze colpevoli che costano la vita agli altri sono fuori discussione, ancora di più se si verificano in ambito professionale. E qua mi fermo, altrimenti il discorso potrebbe diventare pesante. Nessuna invettiva contro lo sfortunato autore del gesto, ma severo richiamo sulla responsabilità che compete ad ognuno, qualunque ruolo ricopra . Perché la vita non si ripete.
Il blog aiuta
Mattinata piovosa ma radiosa per la soddisfazione provata nell’incontrare un’amica di penna. Dopo parecchi mesi di corrispondenza sul blog, telefonate e un paio di foto, finalmente ci siamo date appuntamento a mezza strada, abbiamo potuto vederci e scambiarci alcune informazioni. Marta all’anagrafe o Martina per gli amici è una grande camminatrice e amante della natura. Attraverso i suoi commenti, deduco che ami la letteratura e l’arte in generale, giusto come succede a me e a Lucia, mia fedele spalla e amica. So anche dei suoi gusti alimentari, perché me ne ha accennato durante le cordiali comunicazioni telefoniche. Mi piace pensarla in cucina, con il dizionario a portata di pensile, tra paste e conserve perché la lingua italiana si nutre delle nostre attenzioni. Mentre stiamo conversando sul divanetto rosso della gelateria (peccato aver rinunciato al gelato, ma l’orario e la temperatura lo escludevano), si avvicina una collega di Musica degli anni passati: elegante, ringiovanita, cordiale, con un fiore appuntato sulla giacca che mi riconosce e si trattiene a discorrere un po’. Le lascio un biglietto da visita, invitandola a vedere il blog. Piacevolmente sorpresa dal doppio incontro, mi chiedo se il pensionamento migliori le persone – almeno quelle che conosco – e la risposta è sì. Io sono del gruppo e dovrei appellarmi al giudizio altrui… però, al netto dell’artrosi, posso affermare di sentirmi più rilassata e quasi serena (il quasi è d’obbligo per non provocare invidie), lieta di coltivare amicizie vecchie e nuove. Anche grazie al diario digitale che mi fa compagnia e mi consente di “essere a casa ovunque si sta bene” secondo la bella frase sul profilo della affezionata Pia.
Piaceri d’autunno
Mattina nebbiosa, più da novembre anche se siamo il 20 di ottobre, data che rende frenetici gli utenti della tivù. Io ho provveduto a suo tempo, con il decoder installato da Manuel. Del resto guardo abbastanza poco i programmi, presa da altri programmi (sembra un gioco di parole ma non lo è): presentazione del romanzo Il Faro e la Luce mercoledì prossimo e intervento all’anca il mercoledì successivo. Tra l’altro oggi è la Giornata Mondiale dell’Osteoporosi, problema alle ossa che affligge soprattutto la popolazione femminile, ma non mi sento di parlarne, anche se ci penso. Per tenere al caldo le mie, ieri sera ho acceso la stufa che integra il riscaldamento a metano, per ora a ore. Ho usato la legna secca avanzata dall’anno scorso ed è stato un bello spettacolo vedere attivarsi il fuoco, che fa caldo e compagnia. San Francesco lo aveva ben detto nel Cantico delle Creature: Si’ laudato per Frate Foco/che ci illumina la notte/et è bello, giocondo e robusto e forte. Anche Astro, il vecchio cane sonnecchiava ieri sera beato sul cuscino a quadri, a tre metri dalla stufa di maiolica. Piccoli piaceri che alleggeriscono la giornata. Io sono attratta dalla luce, dal sole e dal calore, pertanto mi adeguo al cambio stagionale con una certa difficoltà. Tuttavia cerco il lato positivo del periodo: meno schiamazzi, zero zanzare, ritirata anticipata in casa, più tempo da dedicare a lettura e scrittura. Può essere che mi colga in flagrante la “Signora Solitudine” cantata da Gianni Morandi, quella che “Bussa sempre di notte ad ogni ora”, ma intendo farmela amica, anziché combatterla. Credo fosse di Leonardo l’appunto: “Se tu sarai solo, tu sarai tutto tuo”. Beh, lui era un genio e non so se colgo appieno il messaggio. Mi piace pensare che non sia un invito a piangersi addosso, ma ad ottimizzare ogni minuto che ci è concesso di vivere. Anche da soli.
Protagonista il Libro
Torino, il Salone del libro è un successo anche in autunno. L’ edizione attuale, dal 14 al 18 ottobre, la XXXIII, si è appena chiusa con grandi risultati: code di 45′, incontro con autori in presenza, soddisfazione degli editori, tanti giovani…fiera dei record, “ritorno ai rapporti umani” dice un intervistato. Bello che le persone, dopo tanti mesi di pandemia scelgano la lettura per tornare ad emozionarsi. “Il libro ci fa sentire meglio, è un ritorno alla normalità”, afferma una ragazza. Quello di Torino, dal 1988 è il cuore pulsante della cultura libraria italiana ed è il salone più internazionale, con presenze di autori stranieri. Da lettrice (ancora modesta) e da autrice (più feconda) ne sono orgogliosa e contenta. Tra le frasi scritte sui libri, mi pare salutare la seguente di Umberto Eco: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni… perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. Non voglio convincere nessuno, ognuno ha le sue preferenze in fatto di hobbies, ci tengo a dire la mia: non vivrei bene senza leggere e scrivere. Il mio amico Giancarlo, pure lui scrittore dice che i figli se ne vanno ma i libri rimangono. Com’è vero! Non essendo più giovane (ma non me ne dolgo), approfitto di spaziare nel mondo della prosa e della poesia, producendo qualcosa anch’io. Da quando sono in pensione, la parte più bella della giornata è quando posso scrivere sul mio blog, leggere i commenti dei pochi ma affezionati lettori, buttare giù una cartella per il prossimo romanzo. Ma anche curare la promozione dell’ultimo Il Faro e La Luce, che presenterò mercoledì prossimo in sala consiliare a Cavaso del Tomba, ore 20.15 Spero che non si scatenino le Erinni ( o Furie, tre divinità infernali:Aletto, Tisifone e Megera), come è successo in paese lo scorso 8 luglio, limitando le presenze. Dato il supporto dei miei preziosi collaboratori, prevedo che sarà una serata interessante, pervasa dalla luce umana e professionale del mio stimato professore di liceo Armando Contro, cui dedico l’opera. Se possibile, vi attendo numerosi!
Dante e Cocciante
Inizia oggi la XXI Settimana della lingua italiana nel Mondo, che ha come tema Dante, L’Italiano (DANTE, The Italian) in occasione dei 700 anni della morte del padre della nostra lingua. Organizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, in collaborazione con l’Accademia della Crusca, dal 2001 celebra ogni anno la lingua e la creatività italiane nel mondo. Interessante il programma della settimana, ma io preferisco “viaggiare basso” e recupero il testo di una bella canzone, interpretata da Riccardo Cocciante, intitolata LA NOSTRA LINGUA ITALIANA (Dall’album Eventi e Mutamenti, 1993), “Lingua ordinata da un uomo di Firenze/che parla del cielo agli architetti”, il più bel testo che io conosca sulla nostra lingua che sintetizza alla perfezione i pregi e le eccellenze italiani. Quando ero in servizio a scuola, l’ho proposta diverse volte ai miei studenti, con sorprendente ricaduta di attenzione. In un sottofondo di armonia, scorrono versi che inorgogliscono. Ne riporto alcuni, lasciando al lettore il gusto di ascoltare il brano integralmente: “Lingua serena, dolce, ospitale…lingua nuova, divina, universale…lingua di pace, lingua di cultura…lingua mia, la tua la nostra lingua italiana”. Dentro al testo c’è l’esplosione artistica e imprenditoriale del Belpaese. Ora, non mi risulta che l’italiano sia tra le lingue più parlate al mondo (le prime cinque sono: mandarino, spagnolo, inglese, hindi, arabo), ma pare che sia la quarta lingua più studiata nel mondo (in 115 paesi da 2.145. 093 studenti, tramite gli Istituti Italiani di Cultura) per la sua rilevanza culturale come lingua dell’Arte, dei Musicisti di professione e dei cantanti d’opera, della Cucina internazionale. Con buona pace delle statistiche, da insegnante d’italiano in pensione, sono orgogliosa di essermene occupata e di continuare ad usare la nostra lingua, omaggiando Dante e pure Cocciante.
Boris Johnson e Pericle
Durante la rassegna stampa mattutina su RAI 3 mi fa un certo effetto sentire abbinare Boris Johnson e Pericle: mi allerto e indago. Risulta che il premier inglese sia affascinato dall’era classica della Grecia e che nel suo studio, accanto a un busto di Winston Churchill tenga il busto di Pericle, un altro dei suoi eroi. Il celebre politico, militare e oratore del V secolo a.C. contribuì a fare di Atene la culla della civiltà, facendo tra l’altro costruire il Partenone. Mi era sfuggita la disputa tra la Gran Bretagna e la Grecia, per la restituzione dei fregi del tempio principale dell’acropoli di Atene, i cosiddetti marmi del Partenone, lunghi 80 metri, secondo la Grecia requisiti illecitamente, secondo il premier britannico legalmente comprati. La disputa dura da tempo e mi fa venire in mente furti dell’arte disseminati nel tempo, riproposti anche da recenti film. Personalmente concordo con quanto afferma il ministro greco della Cultura: “Il Partenone, come simbolo dell’UNESCO e della civiltà occidentale, riflette valori universali. Tutti hanno l’obbligo di lavorare per una risoluzione della disputa”. Avendo abitato a Possagno, mi corre l’obbligo di ricordare che anche Antonio Canova dovette affrontare il recupero delle opere “bottino” di Napoleone. Ma preferisco tornare a Pericle, che mi rammenta trascorsi scolastici duri e attraenti. Dalle versioni dal greco del liceo mi ero già fatta l’idea che si trattasse di una brava persona, il Principe della Democrazia che ha favorito l’affermazione dell’Arte Classica Greca. La sua influenza intellettuale e culturale sulla società ateniese fu tale che lo storico Tucidide, suo contemporaneo, lo definì come: “Il primo cittadino di Atene”. Per completezza, Pericle dovette affrontare la fase iniziale della lunga guerra del Peloponneso (431 – 404), tra Atene e Sparta, il conflitto più sanguinoso mai verificatosi fra popoli greci. Io apprezzo la sua lungimiranza che lo portò ad incrementare l’assistenza sociale, ad accollare allo Stato l’educazione degli orfani, a pagare sussidi a mutilati e invalidi, ad assegnare una paga a soldati e marinai in servizio e a introdurre un compenso in danaro per chi ricopriva cariche pubbliche, permettendone l’accesso anche ai più poveri. Nobili intenzioni purtroppo scordate da parecchi politici dei giorni nostri.
