Mi colpisce la notizia della morte di Olivia Newton John, cantante e attrice australiana di origine britannica, famosa per il film musicale Grease, dove interpreta la dolce Sandy insieme a John Travolta. L’artista (un nonno Nobel per la Fisica) combatteva contro il cancro, diagnosticato al seno molti anni prima; aveva 73 anni, quindi era ancora “giovane”. Diventata simbolo di una certa America, pur non essendo americana, grazie a quel film. Fisico minuto e bella voce, deve la sua notorietà a una dote che è una rarità, specie nel mondo dello star sistem: la semplicità! Sono parole di un produttore che la conosceva bene. Il rinomato film è del 1978. L’ho visto, come i miei coetanei senza però esaltarmi, attratta dalla vivacità interpretativa e dalla performance canora della protagonista. Anch’io ho amato il ballo, ma sulle note musicali della Romagna. Comunque torno sull’interessante requisito della semplicità, che mi sembra assai convincente. Non è facile essere semplici in una società complessa, che spesso impone delle maschere per apparire diversi da quello che si è. Parlo per intuizione, senza nessuna patente al riguardo. Sempre attuale, a mio dire l’esortazione “Conosci te stesso”, massima religiosa greco – antica, iscritta nel tempio di Apollo a Delfi. Socrate ne fece la sua massima preferita, come invito a considerare i limiti della conoscenza umana e procedere nella via della virtù. Tra gli aforismi c’è n’è uno sulla semplicità che merita evidenziare: “L’uomo dovrebbe mettere altrettanto ardore nel semplificare la sua vita quanto ce ne mette a complicarla”. Esemplare! Brava Olivia che l’aveva capito!
Autore: Ada Cusin
8 agosto 2022
L’ 8 agosto è la giornata mondiale del gatto, che si celebra dal 2002 e fu creata dal IFAW (Fondo internazionale per il benessere degli animali). In realtà, esiste anche la Giornata Internazionale del Gatto, che si celebra il 17 febbraio in Europa. Non poteva esserci di meglio…per abbinarci anche il compleanno di mio figlio, nato l’8.08.88 (e sì, la data dei quattro otto è speciale). Vado per ordine. Sui gatti ho già scritto: confermo che apprezzo molto le qualità del felino, in cui mi identifico abbastanza, perché ne amo l’indipendenza, la curiosità, la leggerezza. La mia vita procede parallela con quella dei molti gatti passati per casa, non potrei pensarmi senza la compagnia discreta e morbida di questo amico a quattro zampe. A proposito di zampe, sono morbidissimi i polpastrelli di Fiocco e Pepe, entrati da un paio di mesi a casa mia. Le zampette di Pepe sono addirittura bicolori, metà grigie e metà bianche, come il suo mantello. Fiocco invece è tutto miele, nel manto e nel temperamento. È un cinema vederli giocare, arrampicarsi su per le piante, fare salti acrobatici. Spero durino, perché la strada è un’incognita. Secondo argomento, il compleanno, da sempre considerato una data fondamentale, per il festeggiato…e per chi l’ha messo al mondo, specie se abbondante di otto, numero che rappresenta l’infinito. Rivesto il ruolo di mamma da 34 anni e qualcosa ho imparato…anche se moltissimo rimane da apprendere. Tento di trasformare in costruttive le critiche generose che mi fa lui, ben sapendo che si conquista la ‘patente’ sul campo. Del resto il rapporto genitori – figli è pieno di sfaccettature, come un diamante. Ecco, l’immagine della pietra preziosa mi suggerisce l’idea di una giornata da bollino verde: c’è il sole, la temperatura è sopportabile, sono stata al mercato dove ho comprato due piccoli vasi di fiori: una genziana blu per mio figlio che ama la montagna, uno spatifillo bianco per me che allude a un sereno futuro. Auguri multipli!
Problema complesso, soluzione semplice
Mi piace la buona pubblicità, che dura poco e dice molto. Specie se combina scienza e informazione, come nel caso che vede protagonista Giorgio Parisi, Nobel per la Fisica nel 2021 per i suoi studi sui sistemi complessi che fa pubblicità per la vaccinazione anti covid. Al bar, attorniato da tre amici che pendono dalle sue labbra, il professore disegna sulla tovaglietta color ocra i quattro punti per cui è utile sottoporsi alla quarta dose. Altri avventori ascoltano e il cameriere, con mascherina e vassoio in mano annuisce. Il Nobel conclude il suo intervento dicendo: “Problema complesso, soluzione semplice”. Il video, che dura meno di un minuto, si può vedere in internet digitando http://www.salute.gov.it Trovo geniale aver “umanizzato” un pilastro della cultura, orgoglio nazionale per sensibilizzare sull’importanza della vaccinazione contro un nemico invisibile e ostinato, ancora in circolazione che ci ha sottratto la libertà di azione negli ultimi due anni e ha causato tantissime vittime. Io ho fatto le tre dosi e non ho fretta di sottopormi alla quarta, che tuttavia farò, avendo superato i sessant’anni. Più che per convinzione, per non diventare un problema, nel malaugurato caso di ammalarmi. Non so come sarà l’autunno, ascolto q.b. le notizie riguardo l’evoluzione della pandemia, cerco di essere prudente, senza però farne un’ossessione. Esemplifico: ho la mascherina in tasca, per indossarla se mi trovo circondata da diverse persone, oppure se sento un colpo di tosse. Non mi dispiace che la indossi chi sta dietro uno sportello o un bancone. Nel resto d’Europa mi risulta siano meno ansiosi di noi, anche se è vero che in Italia la popolazione anziana – quella più esposta al rischio – è assai numerosa. Forse dovrei collocarmici anch’io, ma al momento mi considero una…giovane anziana! Bando ai giochi di parole, il Nobel Parisi al bar mi convince più di certi virologi. Terrò conto della sua chiara e cordiale lezione
Oggi, amenità
Oggi, amenità! Me lo suggerisce la Giornata Mondiale del Bacio, che si celebra a partire dal 1990 il 6 luglio…solo che oggi è il 6 agosto! Brutto scherzo del caldo e della costrizione in casa: da troppo tempo le giornate mi sembrano tutte uguali. Ormai il dado è tratto e mi scuso per l’errore. Del resto l’argomento, in apparenza futile può predisporre al buonumore. Dopo due anni di pandemia, non è male pensare alle effusioni, nel rispetto della salute, da riservare non solo alle persone care ma anche agli animali. Siccome il caldo torrido mi costringe a trascorrere molte ore in casa, mi dedico a qualche ricerca, in questo caso “bizzarra” da cui estrapolo quanto segue: baciare fa ringiovanire il viso! Infatti l’atto del bacio coinvolge da 2 a 34 muscoli facciali. Allenarli può aumentare la produzione di collagene, che rende la pelle più soda e dall’aspetto più giovane. Ciò detto, comincio ad allenarmi, baciando i miei micetti Fiocco e Pepe che sono un amore. In tema con la giornata, un servizio del TG 2 trasmette delle bellissime immagini da Anacapri, dove un curioso cartello dice: Zona Romantica Obbligatorio Baciarsi, in prossimità del Faro di Punta Colonna, faro ancora in funzione e molto utile per i pescatori e le imbarcazioni, situato a sud di Crotone e attivato nel 1873. Beh, non andrò fin laggiù per esercitarmi nel piacevole esercizio del bacio. Adesso che ci penso, era mia consuetudine baciare i fiori appena sbocciati, prima di tagliarli per farne bouquet da portare in casa: un atto di ammirazione e di scusa per toglierli dall’ambiente naturale, che quest’anno però non si è ripetuto, per carestia di fioritura (compensata però da molta frutta). Una carrellata sulla mia scrivania mi restituisce diverse fotografie di persone e animali cui sono stata legata. Si meritano un bacio di gratitudine perché fanno parte del mio vissuto e tutt’ora nutrono il mio senso di appartenenza. Buoni baci a tutti!
Omaggio alle terme
Un servizio in coda al telegiornale mi porta stamattina a Pompei, che visitai durante la gita scolastica della seconda Liceo Classico, mezzo secolo fa! Il sito archeologico conta 15.000 persone in visita al giorno ed è un autentico Museo a cielo aperto. Delle circa 1000 unità visitabili, sono precluse al pubblico le Terme, rimaste come allora dove entrano le telecamere per la gioia dei telespettatori: splendidi i marmi del pavimento e le decorazioni che ci consentono un viaggio di 2000 anni nel cuore di Pompei, sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 74 d.C. In qualche cassetto conservo le cartoline che acquistai allora, durante l’uscita scolastica più interessante del quinquennio, effettuata in treno con i miei compagni di classe: lunga ed estenuante, ma impressa nella memoria. Ricordo anche le scorpacciate di pesce e le viste spettacolari dal mare di Napoli. La parola che fa da ponte tra ieri e oggi è “Terme”, luogo mitico apprezzato dai Romani e considerato dai contemporanei come luogo di benessere. Lo testimonio anch’io, che non sono una habitué ma che anni fa ho fatto dei cicli di aerosolterapia per il recupero della voce alle Terme di Bibione. Con l’occasione ho frequentato pure la spa che si trova dentro lo stabilimento, con grande soddisfazione. Spero di tornarci almeno una volta, entro la fine dell’estate. L’acqua mineralizzata è la protagonista di questo luogo magico, dove si cerca il benessere del corpo attraverso le varie cure offerte, facendosi avvolgere dal clima che favorisce anche gli altri sensi, vista e olfatto soprattutto. Molto curato l’angolo ombroso interposto tra le strutture, con possibilità di gustare una mostra pittorica nei pressi della piscina. Ecco, le Terme rimangono il luogo dove andrei in ferie a occhi chiusi. Provare per credere.
Lo sfruttamento frutta
Oggi scrivo su un fatto increscioso, che però è seguito da giusto sdegno e mobilitazione. Mi riferisco a quanto successo a Soverato, in Calabria dove Beauty, una 25enne nigeriana chiede di essere pagata come lavapiatti, secondo quanto promesso (e non mantenuto) nel ristorante di uno stabilimento balneare e per risposta viene insultata e aggredita dal titolare. La ragazza, madre di una bimba piccola, ha ripreso col cellulare il diverbio e ha presentato formale denuncia ai carabinieri. “Non me ne vado di qui finché non mi dà i miei soldi”, che dovevano essere circa € 600, di cui ne aveva preso solo 200. Ci risiamo, la piaga dello sfruttamento…frutta ancora! Ma stavolta ha trovato la risposta in una giovane donna coraggiosa, non disposta a fare da ‘schiava’. Una brutta pagina di cronaca per la Calabria, una notizia ripresa dalle testate nazionali. Per tivù leggo un cartello molto esplicito, riguardo al caso, approntato da un movimento costituitosi per sensibilizzare sulla piaga dello sfruttamento: “Cercasi schiavo” sono le due parole che dovrebbero martellare le coscienze. Penso ai tanti casi successi negli anni passati, con protagonisti i raccoglitori di pomodori sottopagati e a chi è morto di stenti sul campo o quasi, manodopera dei caporali. Fenomeno vergognoso, non estraneo al Nord dove risulta mascherato, ma la sostanza è medesima. Sento che nel mondo della ristorazione manca personale…ma fino a poco tempo fa mi risulta che venisse offerta l’elemosina di cinque euro l’ora a potenziali interessati, molti dei quali giovani. Immagino che l’altra campana strombazzerebbe che i giovani sono poco disposti al sacrificio, vogliono orari combinabili con il diritto a divertirsi, sono poco affidabili. Non conosco a fondo il settore. Ma sono solidale con chi coraggiosamente si indigna e non accetta proposte di sudditanza. Perciò auguro a Beauty…un futuro di riscatto e di bellezza, come suggerisce il suo bel nome (che in inglese significa appunto bellezza).
Frutta a domicilio
Stamattina mi manca la frutta, che completa la prima colazione (la seconda al bar). Non è un problema, se ci sono ancora delle more nella zona orto dove troneggia l’albicocco, vecchio e generoso di frutti, debitamente conservati. È anche l’angolo preferito dai micetti che ci scorazzano tra i rami, facendo furiosamente abbaiare Beppe, il cane del vicino. Vado alla ricerca e le trovo, morbide e gustose more di rovo che si sciolgono in bocca meglio di un ghiacciolo. Mi sto sempre più appassionando ai frutti di casa mia, quest’anno numerosi. Li elenco nell’ordine di maturazione: fragole, ciliege varietà Sandre (poche), albicocche (moltissime), susine viola Gocce d’oro, more. Sotto la pergola sta acquistando colore l’uva fragola e stanno arrossendo le melagrane. Ultime saranno le mele, ora tono su tono. Preciso: tutta frutta non trattata: una bella soddisfazione, anche perché, se potessi vivrei di frutta, opzione non gradita dal mio intestino. Questa caldissima estate ha dato molti problemi anche all’agricoltura dove parecchie varietà sono in sofferenza: gli effetti sono sotto gli occhi di tutti e i prodotti ortofrutticoli sono saliti alle stelle. Bisognerà tirare la cinghia e ridurre gli sprechi. Non ho nessun desiderio di fare festa né di andare in ferie: mi manca la carica. La lunga pandemia mi ha come…disossata (sono anche un po’ dimagrita, ma la perdita è di tono interiore) e mi sento più tranquilla dentro il perimetro di casa mia, che non è molto, ma è molto riempito di piante e di fiori. Anzi Serapia, l’amica architetto ha detto che si vede che il mio scoperto non è frutto del disegno di un giardiniere: perfetto! Casa mia deve rappresentare me! Se gli altri gradiscono, tanto meglio. Viceversa, pazienza!
2 agosto… bentornata pioggia!
Marcella mi inoltra il proverbio popolare “La prima pioggia d’agosto rinfresca il bosco”, di cui non si conosce l’autore che comunque interpreta benissimo il sollievo prodotto stanotte dal maltempo, trasformatosi in buon tempo. Alle otto di mattina la temperatura è di ventuno gradi (l’altro ieri di pomeriggio erano 38), piove silenziosamente, ho indossato una camicia con le maniche lunghe. Zero zanzare e i canarini pigolano; forse tra un po’ riprenderanno a cantare. Anche Grey, la mia gatta di sei anni si sta riprendendo da non so quale trauma e si gode la frescura sul davanzale di un balcone. I micetti di tre mesi hanno scoperto il bagnato stamattina e sono schizzati dentro casa, dove li controllo meglio. Ho già condiviso con alcuni contatti la soddisfazione per il cambio atmosferico: stamattina l’argomento forte è il ritorno della pioggia, tanto attesa e utile, come già ricordava San Francesco nel suo famoso Cantico di Frate Sole o delle Creature. Oggi due Agosto si celebra la festa degli uomini, me lo ricorda anche Gabriella del bar Mirò che mi serve il cappuccino con impressa la ricorrenza odierna. La festa è nata in un paesino in provincia di Udine all’inizio degli Anni Settanta, per celebrare la fertilità. Un’altra interpretazione la considera frutto dello sfottò verso i soldati francesi di Napoleone in visita a Venezia, costretti a indossare calzamaglie che lasciavano intravedere i testicoli. Cade in questa giornata, perché l’otto rovesciato ricorda appunto gli attributi maschili. Nata per uno scherzo, è riconosciuta oggi a livello internazionale. Beh, che dire: c’è un gran bisogno di attributi coi tempi che corrono, senza fare tante distinzioni anatomiche! Pertanto auguri agli uomini, se si riconoscono nella giornata e a tutte le persone che hanno le qualità rappresentate simbolicamente dai “gioielli”: forza, coraggio, lealtà, carattere…chi più ne ha, più ne metta!
Oltre l’ineluttabile
Mi spiace aprire il mese di agosto con un post duro: effetto caldo o altri malanni collaterali, la cronaca nera spadroneggia e non posso esimermi dal fare qualche riflessione, condita da sgomento e pietà. Protagoniste due sorelle minorenni, Alessia e Giulia Pisanu, 15 e 17 anni, travolte dal treno Frecciarossa a Riccione di prima mattina, dopo aver trascorso la serata in discoteca. Testimoni le hanno descritte barcollanti…una cercava il cellulare che aveva perso o le avevano sottratto. Prima domanda che mi sono fatta da mamma: Dove avranno trascorso la notte? Perché barcollavano? Essendo entrambe minorenni, “normale” che trascorressero la notte fuori casa? Mio figlio, che a giorni compirà 34 anni, direbbe che sono la solita ansiosa. Chiarisco: non vedo il pericolo dovunque, ma in certi posti e in certe ore è probabile che sia più pericoloso trovarsi. Ovvio che certi comportamenti determinano effetti collaterali negativi: esempio, l’assunzione di alcol e/o sostanze stupefacenti fanno perdere lucidità. Le due ragazzine vengono descritte come inseparabili e spiace pensare che la loro sorellanza le abbia unite nella morte. Pare che una si fosse seduta sui binari e l’altra si sia lanciata per allontanarla. Siccome la mia immaginazione corre, mi chiedo se l’incauta non volesse suicidarsi. Domande tremende che si farà anche il padre (non ho sentito nominare la madre), costretto a riconoscere le figlie da poveri resti. Anni fa capitò a un professore che frequentavo essere privato delle due figlie, vittime di incidente automobilistico, appena sbarcate in Sicilia per una gita. Anche mia nonna Adelaide perse le due figlie di 17 e di 19 anni per tifo…e chissà quante altre volte la signora con la falce e’ stata operativa. Ma nel caso delle sorelle morte all’alba, straziate dal Frecciarossa c’è qualcosa che va oltre l’ineluttabile, che forse avrebbero potuto evitare, limitando le ore di divertimento.
Impegno ed Unione
Assisto al Concerto del Coro Valcavasia, per il 50esimo Anniversario di Fondazione, nell’Anfiteatro P.zza Benedettini, a Caniezza di Cavaso del Tomba, sabato 29 luglio 2022: 34 cantori di età compresa tra i 18 e i 75 anni, diretti dai quattro Maestri che si alternano sul palco: Sabino Toscan, Cesarino Negro, Rinaldo Padoin e Tarcisio Dal Zotto. La performance canora prevede 18 brani che si alternano alle due voci narranti di Roberto Codemo e Giuseppe Rugolo che ricostruiscono la storia del gruppo: circa tre ore che scorrono lievi, sotto il cielo clemente di fresco e il gioco di luci che si espande dal retro del palco. Pubblico numeroso, affascinato e coinvolto. Da letterata apprezzo particolarmente la parte del racconto, movimentato da aneddoti simpatici e ricordi affettuosi di chi nel frattempo è mancato, senza nulla togliere alla ineccepibile ed emozionante rassegna canora. Approfitto dell’intervento del sindaco di Cavaso Gino Rugolo, per concentrarmi su una parola che lui usa, per fare una mia considerazione riguardo ciò che c’è dietro un gruppo tanto coeso: “amalgama”, che ha un sinonimo in mescolanza. A mio dire vale quanto collante, unione d’intenti che ha consentito al Coro di crescere, rafforzarsi, espandersi oltre oceano fino in Brasile e Australia, esportando il meglio della comunità, perché “Da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontano”. Mi piace molto questo concetto di comunità operosa, dove se uno ha bisogno gli altri corrono. Esemplare l’intervento a favore di un elemento del gruppo, costretto a rifiutare una trasferta perché doveva sfalciare l’erba: operazione di 15 gg di lavoro, risolta in due giorni dalle molte braccia dei colleghi coristi corsi in aiuto. Ecco, personalmente mi sono portata via questa testimonianza di unità costruita giorno per giorno, tra lacrime e sorrisi, inaffiata da buon vino e tanta solidarietà. Da emulare e riproporre in altri contesti artistici. Grazie Coro e lunga vita!
